Brasile: Perché la TV Globo alimenta l’Impeachment contro Dilma Roussef?

Written by  di Achille Lollo

L’attualità politica brasiliana è nuovamente in agitazione per la richiesta di un “Impeachment” nei confronti della presidentessa, Dilma Rousseuf, di cui il presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha ne ha accettato i termini, dando così inizio all’iter giuridico che dovrà essere approvato prima dal Senato, per poi essere discusso nella Camera dei Deputati. Per ultimo, nel marzo del 2016, spetterà al Tribunale Superiore Federale sentenziare la presidentessa.

Una novella, fatiscente e piena di mezze verità, che la TV Globo, della famiglia Marinho, ha messo in scena per poter finalmente castigare il PT e quindi poter squalificare tutti i candidati che il partito di Lula e Dilma pretende lanciare nelle elezioni amministrative del prossimo mese di ottobre. Infatti, l’ottima amministrazione del sindaco di Sao Paulo, Fernando Haddad sarà il manifesto elettorale del PT, considerando che Sao Paulo è l’ottava metropoli del mondo con circa ventuno milioni di abitanti.

Una possibile sconfitta nelle elezioni amministrative, in particolare a Sao Paolo per opera dell’ex-sindaco del PT, Marta Supplicy, oggi nel PMDB, sarebbe un guaio quasi irrimediabile per il lancio della campagna elettorale di Lula nelle elezioni presidenziali del 2018. 

 

La grande capacità di manipolazione della TV Globo

 

La campagna mediatica per l’Impeachment contro la presidentessa, Dilma Rousseff, è una moderna “Opera Buffa” della Globo che ha mobilizzato i migliori specialisti della “comunicazione politica” per alimentare i suoi media (“TV Globo”, “Radio Globo” e giornale “ O Globo”), con una costante produzione di “notizie confidenziali”, con le quali riesce a incantare soprattutto i telespettatori. Questo sofisticato lavoro di manipolazione dell’informazione ha stimolato anche i giornali” Folha de Sao Paulo”, “Estado de Sao Paulo” e “Correio Braziliense”, e le altre televisioni: la pentecostale “Record”, la “SBT” e la “Bandeirante”. Organi informativi che hanno iniziato a produrre lo stesso tipo d’informazione manipolata e totalmente avversa al PT, a Lula e, soprattutto alla presidentessa Dilma.

Da sottolineare che i testi, gli audio e i video prodotti nelle redazioni di Rio de Janeiro e Sao Paulo sono immediatamente copiati e riprodotti da centinaia di piccole testate regionali, reti di radio e TV territoriali che li divulgano nei ventisei stati della federazione brasiliana. In questo modo gli effetti della manipolazione diventano inarrestabili, per poi trasformarsi in una falsa oggettività, cui 70% dei brasiliani danno credito.

Per questo il ruolo della TV Globo ha assunto un’importanza strategica nei progetti della Destra. Infatti, è dal 2013 che la TV Globo è divenuta la cassa di risonanza del “No al PT” e del “No a Dilma”, assumendo il ruolo dell’ispiratrice ideologica dell’opposizione. Una funzione che le ha permesso di ricevere (o comprare) importanti soffiate, copie di registrazioni telefoniche e documenti confidenziali che anticipano il lavoro dei giudici, dei sostituti procuratori e degli stessi ispettori della Polizia Federale che stanno realizzando inchieste giudiziarie sulla corruzione.

In questo modo la TV, la radio e il giornale della famiglia Marinho possono pubblicare con esclusiva i fenomeni di corruzione responsabilizzando, unicamente, parlamentari o dirigenti nazionali o regionali del PT. Così facendo la TV Globo è riuscita a condizionare non solo l’attività di tutti i media brasiliani, ma anche quella della Magistratura Federale che utilizza i reportage della TV Globo o del giornale “O Globo” come “fonte giuridica”.

E’ inutile dire che la per fare cassa con la pubblicità, la maggior parte dei media si sono lanciati in una forsennata e continua “caccia al corrotto” che, nella maggior parte dei casi è sempre rappresentato da parlamentari, federali o statali, del PT. Basta ricordare il caso della figlia di un consigliere comunale del PT di una cittadina dello stato amazzonico di Tocantins, per capire a che punto sia arrivata la frenesia dei media nella “caccia al corrotto del PT”. Infatti, la ragazza dopo aveva vinto una borsa di studio offerta da un conservatorio europeo, aveva lasciato il Brasile accompagnata dai genitori. Questo fatto è stato mal interpretato dai media regionali, che “citando testimoni” hanno trasformato la borsa di studio in una” illecita esportazione di valuta ottenuta con la corruzione!”.

E’ evidente che il gruppo Globo, prima di avventurarsi nello scontro con il PT, con i sindacati e, soprattutto prima di affrontare il governo della presidentessa Dilma Roussef (40% del budget del gruppo Globo dipende dagli annunci di pubblicità del governo e delle imprese statali), ha realizzato una verifica nel mondo degli affari per sapere quale settore industriale non ha più bisogno del governo del PT, chi non ha più fiducia nell’amministrazione di Dilma Roussef e, soprattutto chi non vuole il ritorno alla presidenza dell’ex-operaio Lula da Silva.

Avute, quindi le garanzie dalle eccellenze del mercato nazionale e soprattutto dai rappresentanti dei conglomerati europei e statunitensi che operano in Brasile, il gruppo Globo è sceso in campo con tutte le sue forze per creare nei settori popolari e nella classe media un profondo sentimento di rigetto nei confronti della politica e, quindi, di completa sfiducia verso la classe politica e le istituzioni, cioè i governi municipali, quelli statali e, soprattutto quello federale, in mano al PT dal 2003.

In funzione di questo processo di manipolazione mediatica, i brasiliani, durante tutto il 2014 e il 2015 sono stati sottoposti a un sofisticato processo di manipolazione delle idee e dei sentimenti che ha cercato di annullare la fiducia che i settori popolari continuano ad avere nei confronti del PT. In secondo luogo gli effetti della manipolazione hanno attaccato il sentimento di speranza che la maggior parte del popolo brasiliano ancora mantiene nei confronti di Lula, considerato il “Salvatore del Brasile” e il “Grande difensore dei diritti dei poveri.”

In pratica, le differenti sceneggiature dell’attuale “caccia al corrotto del PT” hanno creato un clima d’insoddisfazione sociale generalizzato che se non sarà canalizzato in forme di lotta organizzate, potrà alimentare l’instabilità politica soprattutto nelle grandi città, là dove la polizia è permanentemente mobilizzata per reprimere duramente qualsiasi tipo di manifestazione, soprattutto quelle che provengono dalle università e dalle favelas.

Un clima che con l’acuirsi della crisi e delle proteste nei confronti dell’attuale governo, potrà rendere difficile, se non addirittura, inviabile la candidatura di Lula nelle elezioni presidenziali del 2018, perché il vecchio lider del PT sarà presentato dai media come la continuazione del fenomeno di crisi economica e caos giudiziario che oggi sta stravolgendo il governo di Dilma Rousseff.

 

Il nemico è ancora il vecchio Lula

 

Barrar Lula na corrida à Presidencia em 2018” (Impedire che Lula si canditi alle presidenziali del 2018) Questo è il “lead” del palinsesto politico della TV Globo, grazie al quale, negli ultimi mesi, è riuscita a mobilizzare una parte importante della “borghesia nazionale”, meglio conosciuta in Brasile per “borghesia dell’interno”. Inoltre l’emittente della famiglia Marinho ha conquistato la totalità della ” borghesia transnazionale”, della classe media alta – il ceto sociale che si considera il tutore dell’ordine sociale nel Brasile- e, soprattutto l’adesione della nuova classe media. Quella che la domenica scende nelle piazze sventolando la bandiera brasiliana e quella degli USA per poi gridare: “Basta con la dittatura del PT!” e l’immancabile “, Fuori i corrotti fuori Dilma!” .

L’assurdo è che questa nuova classe media è un settore minoritario della società brasiliana - non supera il 12% - che è presentato dai media come una forza popolare imponente, responsabile e costruttiva, quando in realtà è forse il settore sociale dell’opposizione più meschino. Infatti, questa nuova classe media è sorta con l’affermazione del benessere promosso dal cosiddetto “neodesenvolvimentismo” (Sviluppo protetto dallo Stato), che il governo Lula ha propiziato durante circa dieci anni. Quindi, in passato questo settore era quasi del tutto “petista” oggi, invece a causa della crisi, rinnega il PT perché non può più far sfoggio del suo status sociale festeggiando il Natale nella Disney World di Orlando oltre ad indebitarsi fino al collo per fare lo shopping annuale nelle “Street” di New York. Alcuni analisti dicono che questa nuova classe media ricorda “Los Squalidos” del Venezuela che non possono più andare in vacanza a Miami!

Comunque il successo della TV Globo è stato quello di aver saputo ingigantire il sentimento di paura nella maggior parte dei brasiliani, dicendogli: ”…Attenzione tra poco arriverà un nuovo 2013”. Un cattivo augurio che ha fatto presa in molti settori della società brasiliana perché il 2013 fu l’anno dell’esplosione sociale incontrollata, che non si trasformò in rivoluzione perché le rivolte che scoppiarono nelle città del Brasile erano spontanee e nessuno riuscì a dargli una continuità organizzativa.

Ripetendo le immagini delle violenze accadute nel 2013, la TV Globo, è riuscita a convincere molti settori della società brasiliana sulla necessità di creare una nuova “opposizione democratica alla dittatura del PT”, con cui riformulare le istituzioni e quindi allontanare il pericolo di una nuova esplosione sociale.  Infatti, tutti sanno che se nel 2013 le manifestazioni spontanee si limitavano a denunciare la violenza della polizia, il pessimo stato dei servizi pubblici, l’aumento del costo della vita e lo sperpero finanziario del governo federale, oggi, il clima è differente e i continui attacchi mediatici nei confronti del governo, delle istituzioni parlamentari hanno messo in discussione la validità dello stesso ordinamento democratico.

Di conseguenza, questo contesto sta creando una svariata scenografia politica che alimenta “l’inciucismo” dei differenti gruppi di potere nel principale partito di opposizione, il PSDB dell’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso (Partito della Socialdemocrazia Brasiliana). Un fenomeno, in parte uguale, che si sta sviluppando anche all’interno del PMDB (Partito del Movimento Democratico del Brasile) che, ufficialmente, appoggia il governo del PT con il vice-presidente Michel Temer. In realtà, nei singoli stati della federazione, le direzioni regionali del PMDB, stanno preparando la futura rottura con il PT di Dilma. Infatti, all’interno del partito circola la voce che la rottura dell’alleanza con il PT permetterà al partito di vincere le elezioni presidenziali del 2018 e nella quasi totalità quelle per i governatori degli stati della federazione.

Per questo, la principale preoccupazione di questi gruppi di potere e delle “eccellenze” del mercato non è la costruzione di una nuova “opposizione democratica”, ma la certezza di poter rieleggere l’intero schieramento politico che oggi monopolizza il Congresso in Brasilia.

Con molto ritardo il gruppo dirigente del PT e soprattutto la presidentessa Dilma Rousseff si sono accorti che la Destra, gli impresari dell’agro-business, dell’industria e i banchieri non hanno più fiducia nel governo del PT. Per questo la Destra sta cercando nelle sue file un “lider” veramente popolare per vincere le elezioni presidenziali nel 2018. Un lider, capace di convincere il popolo ad accettare il modello economico liberista. Vale a dire: la privatizzazione della Petrobras e dell’Eletrobras, la riforma del lavoro, la riduzione delle spese sociali, l’aumento dell’età pensionabile, la diminuzione dei servizi pubblici e quasi tutte le “riforme sociali” volute dal PT per aumentare il reddito dei più poveri.

Un “lider” che la TV Globo ha individuato nel senatore Aecio Neves, presidente del PSDB ed ex-governatore dello stato di Minas Gerais. Per questo si sono moltiplicate le cronache, più o meno dettagliate, sui scandali finanziari che coinvolgono i politici dell’area governativa, ma non quelli del PSDB. Nello stesso tempo le edizioni speciali sulle “fucilazioni di delinquenti” (evidentemente neri o mulatti) nelle favelas da parte della polizia, servono a creare un clima di guerra, necessario per mantenere i poveri rinchiusi nelle favelas.

Nei media, oggi, la figura di Aecio Neves è sempre associata alle dichiarazioni degli “Expert” di Wall Street sul futuro dell’economia brasiliana. Logicamente non mancano gli interventi dell’immancabile Barak Obama sui i disastri economici nella vicina Venezuela che Aecio Neves ripete pappagallescamente in ogni suo intervento nei talk show della TV Globo.

Un quadro che si completa con le immagini delle manifestazioni domenicali della nuova classe media – che senza il doppiopetto fascista e nello stile di maggioranza silenziosa francese – occupa le grandi strade di Sao Paulo e Rio de Janeiro, cioè l’Avenida Paulista e quella di Copacabana cominciando a invocare la presenza di Aecio Neves.

Per cui, come nei palinsesti delle novelle della TV Globo, ogni settimana c’è una novità, un nuovo personaggio, un nuovo quadro simbolico “spezza-cuore” o un nuovo villano che chiama l’attenzione dei telespettatori e rafforza l’idea sulla necessità di sconfiggere il PT.

 

Il Fronte Brasile Popolare

 

Sono circa dieci milioni i brasiliani che i Comitati Popolari del “Fronte Brasile Popolare” hanno mobilizzato per rigettare in tentativo di Impeachment contro la presidentessa Gilma Rousseff. Otto milioni di questi hanno già firmato la richiesta per una Assemblea Costituente che - se realizzata - dovrebbe rifondare la democrazia brasiliana estirpando tutti i mali e i vizi ereditati dal modello di democrazia borghese che i golpisti militari offrirono dopo venti anni di dittatura, in cambio del silenzio istituzionale e giuridico sulle malvagità (tortura e desaparecidos) realizzate dai militari a partire negli oscuri anni del colpo di stato (1964/1984).

Nonostante le promesse di esponenti del governo e della stessa presidentessa Dilma Rousseff, il dialogo tra governo e movimenti popolari resta fermo al primo gradino, cioè alla semplice difesa del governo, che inspiegabilmente spera poter realizzare una “Concertacion” in stile cileno con alcuni settori della destra e soprattutto con la borghesia nazionale che in passato ha appoggiato il governo Lula.

Per questo all’interno del Fronte Brasil Popolare coabitano differente posizioni, anche se poi la parola d’ordine è: “54%, 54 milioni”. Vale a dire il quorum elettorale che un candidato alla presidenza deve ottenere per governare con un governo maggioritario. Un candidato che potrà essere il vecchio leone del PT, Inàcio Lula da Silva, sempre che Lula accetti di essere il portavoce di quelle masse che nel 2013 sono scese in piazze, dimostrando che il paese stava andando nella direzione errata.

Se invece Lula, non prenderà una chiara posizione politica e ideologica, ma preferirà essere, nuovamente, l’educato ago della bilancia nello scontro tra “povao” (popolo) e il mercato, è difficile dire cosa ne sarà di questo Fronte. Come pure è difficile prevedere come reagiranno le forze che vogliono costruire la cosiddetta “Maioria do 54%” (Maggioranza del 54%).

L’unico fatto nuovo, effettivamente rilevante, è la crescita politica del “Fronte Brasil Popolare” e la dinamica con cui si sta ampliando nella società, soprattutto adesso che la Destra vuole muovere un attacco frontale al governo di Dilma Roussef. E’ evidente che le elezioni amministrative, che si realizzeranno in autunno, saranno la prima grande verifica per vedere fino a che punto il “Fronte Brasile Popolare” ha messo le radici nell’elettorato popolare e se il PT vorrà tornare a essere il partito del cambiamento o semplicemente il portavoce di un mediocre compromesso storico alla brasiliana, in cui prevalgono sempre gli interessi della “razza padrona”.

 

* Achille Lollo è corrispondente in Italia del giornale “Brasil De Fato”, articolista internazionale del giornale web “Correio da Cidadania”, Editor del programma TV “Quadrante Informativo”. Collabora con “L’Antidiplomatico” e la rivista “Nuestra America”.

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