Venezuela. La commedia di Guaidò per vanificare le elezioni. Vasapollo: un piano concordato con Washington. La complicità di Bruxelles

Written by  Sante Cavalieri Il Faro di Roma

Nella storia del ‘900 abbiamo visto in diversi paesi golpisti e terroristi che, abbandonata la via della violenza, hanno partecipato e vinto elezioni legittime, laddove, come è accaduto in Israele a Menachem Begin, reo confesso dell’attentato al King David di Gerusalemme, ciò è stato reso possibile dai legislatori con misure di tipo clemenziale, come amnestie e indulti. Quello che sta accadendo in Venezuela, a partire dal tentativo di uccidere il presidente Maduro il 4 agosto del 2018 (attentato preparato a Washington e Bogotà, come è stato poi appurato), però, non ha probabilmente precedenti. Il legittimo governo di Nicolas Maduro si è visto infatti respingere da Juan Guaidò, leader dell’opposizione e già presidente dell’Assemblea Nazionale, l’offerta di partecipare alle prossime elezioni di dicembre, avanzata nonostante le numerose inchieste in corso dimostrino inequivocabilmente le sue responsabilità penali in almeno tre tentativi di colpi di Stato e di utilizzo fraudolento di fondi per finanziare tali attività illegali. Reati gravissimi che però non gli sono costati nemmeno un giorno di prigione, e per i quali, rinunciando a continuare nell’illegalità, avrebbe potuto godere dell’amnistia. Ma questi fatti evidenti non sono stati “notati” da Bruxelles e ciò evidenzia una complicità del responsabile della politica estera della Ué, Borrelli. Purtroppo anche nella Chiesa venezuelana si sono chiusi gli occhi su questo avallando informazioni incomplete che distorcono la verità e traggono in inganno una parte del mondo cattolico.

“Quello che Guaidò (teleguidata da Washington) sta mettendo in scena è una commedia che ha uno scopo preciso: precostituirsi le ragioni per poi contestare la piena legittimità e regolarità delle prossime elezioni di dicembre alle quali parteciperà peraltro tutta l’opposizione, compresi gli ex alleati di Guaidò, il quale per sua scelta sta fuori dalle elezioni non riconoscendole – nonostante ci siano state nei mesi scorsi la liberazione dal carcere di suoi amici golpisti e una amnistia per gravi reati come chiaro segno di disponibilità al pieno dialogo da parte del governo Maduro. Per questo
Guaidó è ora attaccato duramente proprio dalle opposizioni”, ci spiega Luciano Vasapollo, economista amico di Hugo Chavez e profondo conoscitore della situazione venezuelana, sulla quale ha potuto più volte conferire con Papa Francesco e con il suo principale collaboratore, il segretario di Stato Pietro Parolin.

“Si tratta – rileva Vasapollo – di una situazione del tutto anomale che vede la complicità dei grandi mezzi di informazione occidentali che sostengono la legittimità dell’autoproclamazione, nel gennaio 2019, di Juan Guaidò quale presidente del Venezuela e propongono una lettura fuorviante della crisi umanitaria in atto nel paese sudamericano, tacendo le responsabilità di chi impone un blocco economico criminale che condanna a morte la parte più debole della popolazione, i bambini e i malati che restano privi di farmaci non approvvigionati nonostante in molti casi fossero già stati pagati dal Venezuela”.

La vicenda del golpista Guaidò, telecomandato da Washington, inizia
il 10 gennaio 2019 quando Nicolas Maduro giura di fronte al Tribunale Supremo di Giustizia e assume la carica di Presidente della Repubblica per il periodo 2019/2025 dopo aver vinto con il 68 per cento dei voti le elezioni del maggio 2018. Subito gli Stati Uniti non riconoscono la legittimità del nuovo Presidente perché, secondo loro, le elezioni sarebbero state truccate e da quel momento in poi faranno di tutto per arrivare ad un cambio di governo.

“L’elezione nel maggio 2018 è stata assolutamente regolare, come testimoniato dagli osservatori internazionali guidati da Josè Zapatero”, tiene affermare Vasapollo che faceva parte degli osservatori con il sindacalista Giorgio Cremaschi, il giurista Fabio Marcelli e il direttore di questo giornale Salvatore Izzo.

“Dodici giorni dopo il giuramento di Maduro, il 22 gennaio, Juan Guaidò – ricostruisce Vadapollo – appoggiato dagli Stati Uniti, si autoproclama, in una piazza di Caracas, presidente del Venezuela disconoscendo il legittimo presidente. E diversi paesi oltre agli Usa e all’UE riconoscono tale autoproclamazione che nel diritto internazionale non ha precedenti”, continua Vasapollo, che rileva come gli stessi paesi abbiano poi riconosciuto qualche mese fa la rielezione di Guaidò a presidente dell’Anc in una votazione illegittima, tenuta nella redazione di un giornale anziché in Parlamento (dove non ha più la maggioranza). “È sconcertante come in particolare l’Unione Europea accetti questo tipo di violazioni delle regole costituzionali di un paese sovrano, compiute dal leader di una minoranza violenta, che abbiamo visto all’opera al suo comando, nel tentativo di occupare la base militare di La Carlotta, poi di violare con camion di armi i confini dalla Colombia, e ancora nell’accordo stipulato con agenzie di contractor per il tentativo di invasione dal mare lo scorso maggio”.

Come è noto, il 23 febbraio 2019 gli Stati Uniti con la scusa degli aiuti umanitari hanno cercato di invadere il territorio venezuelano. Infatti nei camion erano nascosti vari materiali che sarebbero stati usati dai mercenari colombiani infiltrati in Venezuela per alimentare le proteste e creare una testa di ponte al confine con la Colombia. Il progetto insurrezionale prevedeva poi che l’esercito venezuelano si sarebbe rivoltato contro il governo di Maduro e quindi avrebbero dato manforte ai mercenari. Ma i conti quel giorno non tornarono: le notizie sulla certezza dell’ammutinamento dell’esercito propagandate da Juan Guaidò e del sostegno alla sua autoproclamazione erano false.

“L’esercito – tiene a sottolineare Vasapollo – restò fedele a Maduro come poi avverrà in futuro e il tentativo di invasione fallì miseramente. Ed anche il New York Times è stato costretto ad ammettere che l’incendio dei camion che passavano dalla frontiera colombiana lo scorso febbraio era stato compiuto da manifestanti pro Guaidò. Il quotidiano statunitense alcuni giorni dopo ha pubblicato un video che scagiona la polizia venezuelana in cui si vedono i sostenitori di Guaidò lanciare bottiglie incendiarie contro i camion”.

“In quegli stessi giorni – rileva Vasapollo – senza nessun pudore gli Stati Uniti hanno presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione nella quale viene richiesta l’urgenza di riconoscere Juan Guaidò come presidente venezuelano e la necessità di convocare libere elezioni. La risoluzione non è passata perché la Russia ha apposto il veto”.

Intanto la Procura Generale del Venezuela ha citato Guaidò per “tentato colpo di stato e tentato omicidio”, come ha comunicato il procuratore generale William Saab spiegando che Guaidò è stato chiamato a comparire davanti ai pubblici ministeri giovedì, a seguito di un’indagine della scorsa settimana sul sequestro di un deposito di armi nella vicina Colombia, che secondo la magistratura venezuelana sarebbero state destinate a essere contrabbandate in Venezuela. Il piano, di cui i giudici dicono di avere prove molto solide, era finalizzato “all’eliminazione chirurgica di obiettivi precedentemente identificati’. Che in linguaggio colloquiale significa assassinare, uccidere il capo dello Stato”, ha spiegato il procuratore.

“Suscita ammirazione – ha concluso Vasapollo – la risposta del Governo legittimo del Venezuela al piano elaborato dalla Casa Bianca per sostenere le mire presidenziali di Guaido e peraltro accompagnato dalla inaccettabile minaccia di ulteriori sanzioni contro la Repubblica Bolivariana, guidata dal presidente Nicolas Maduro”.

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