Nella ricorrenza per il 62 anno della nascita del Comandante Supremo Hugo Chavez la  giornalista Nelcy González di Radio del Sur  intervista in diretta il Prof. Luciano Vasapollo nel  programa el Tren de la tarde.

Centrali sono stati i temi relativi  all'attualità del pensiero rivoluzionario del Comandante Chavez come riferimento costante delle lotte  del movimento internazionale dei lavoratori

Di seguito i link per ascoltare le due interviste:

 

 

 

Chavez Vive!

La solidaridad internacionalista sigue!

Socialismo o  muerte. Venceremos!

La victoria es inevitable!

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Con una decisione gravissima e senza precedenti, il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Luis Almagro, ha attivato oggi il meccanismo della ‘Carta Democratica’ per quanto riguarda il Venezuela. Una decisione che potrebbe portare all’espulsione di Caracas dall’istituzione regionale internazionale per una “alterazione dell’ordine costituzionale che interessa gravemente l’ordine democratico”. Sulla spinta delle opposizioni golpiste e delle amministrazioni degli Stati Uniti e della Spagna che da tempo fomentano il caos e la destabilizzazione nel paese culla della rivoluzione bolivariana, il leader dell’Osa ed ex primo ministro dell’Uruguay potrebbe di fatto aprire la strada ad un intervento internazionale con la scusa di ripristinare “l’ordine democratico e la stabilità” in Venezuela.

Il presidente, il governo e le forze popolari bolivariane, oltre alla vasta rete internazionale di solidarietà con la rivoluzione, hanno da subito fatto appello ad una risposta immediata e forte contro la nuova e gravissima ingerenza.

 

“La decisione da parte dell’OSA” scrive su Facebook il Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell’Umanità “rappresenta una infamia gravissima che merita una risposta internazionale immediata con la massima forza e unità”. “Il Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell’Umanità chiama alla mobilitazione tutti i compagni e le organizzazioni democratiche rivoluzionarie e progressiste alla solidarietà con il Governo Maduro e con il grande popolo bolivariano. Nelle prossime ore seguirà un appello alla immediata mobilitazione in Italia” conclude il breve intervento.

Stanchi delle provocazioni, del sabotaggio economico e soprattutto degli atti di violenza,  i giovani hanno preso l’iniziativa e sono scesi in piazza in tutte le grandi e piccole città del Venezuela, per rinnovare la fiducia al governo bolivariano del presidente Maduro. Infatti subito dopo la conferenza stampa internazionale del presidente, il governo bolivariano ha assunto una posizione chiara, per denunciare senza mezzi termini la continuazione della brutale campagna mediatica realizzata soprattutto in Spagna e negli USA. Per poi stigmatizzare l’allucinante richiesta di Alvaro Uribe all’OEA per un intervento militare e l’ultima provocazione dell’Air Force imperialista che, per ben due volte, ha violato lo spazio aereo del Venezuela con i voli-spia dei Boeing Awack.   

L’incentivazione della guerra economica da parte del capo dell’opposizione, Henrique Capriles, e la politica di rappresaglia da parte degli Stati Uniti, hanno fatto capire ai settori popolari e in particolari ai giovani che in questo momento quello che, in realtà sta in gioco, non è solo l’incarico presidenziale di Nicolas Maduro, ma è tutto il sistema socio-economico costruito durante i 17 anni di governo di Hugo Chavez. Un sistema che l’opposizione non vuole a tutti i costi distruggere. Basta pensare che in quattro mesi i deputati dell’opposizione del MUD e lo stesso presidente del Parlamento Ramos Allup, non hanno presentato una unica proposta legge per migliorare le condizioni del popolo. 

Una realtà che non è sfuggita, soprattutto a quei settori popolari che hanno creduto alle menzogne della campagna elettorale o che hanno accettato di vendere il suo voto per una manciata di dollari!

Per questo quando il presidente Maduro ha realizzato  la conferenza stampa internazionale in streaming, in cui i giornalisti potevano partecipare a partire del segnale di Telesur trasmesso in tutte le ambasciate del Venezuela (1), i settori popolari e, soprattutto i giovani, hanno risposto all’appello del presidente e sono scesi in piazza per difendere la Rivoluzione Bolivariana,  la Costituzione e la Democrazia!

Le manifestazioni di ieri, 26 maggio, - che nessun organo della “Grande Stampa” statunitense e europea ha commentato -  sono l’opportuna risposta politica ai tentativi delle centrali eversive di Miami e Madrid di far scoppiare un’apparente guerra civile, con cui poter giustificare “un intervento armato pacificatore”!

Infatti, i settori popolari hanno apprezzato la decisione del presidente Nicolas Maduro di decretare lo stato di emergenza costituzionale ed economico, accompagnato da un importante decreto legge per risanare e riordinare l’economia, risultante dal lavoro di analisi e di studio di una specifica commissione composta di economisti, industriali e membri del governo. 

Un decreto legge che attacca i meccanismi della guerra economica, che come ha spiegato il Presidente Maduro:”…Sono meccanismi effettivamente brutali, perché sono stati ideati e realizzati per far soffrire i settori popolari più poveri e i lavoratori, cioè quelli che maggiormente appoggiano la Rivoluzione Bolivariana! Quelli che hanno voluto una Costituzione come la nostra! Quelli che amano il Venezuela e che vogliono viver in pace in un sistema politico dove loro hanno una voce, tale com’è la nostra democrazia partecipativa e protagonista!…” . Per poi sentenziare “… Se l’Assemblea Nazionale boccerà questo decreto, l’opposizione del signor Ramos Allup commetterà un’ignominia nei confronti del Venezuela, dimostrando, nuovamente, che la banda dei Capriles/Allup non ama la patria venezuelana. Per questo noi dovremo andare avanti senza più dipendere da tradimenti e dai traditori !…”

Parole durissime, proferite a voce alta e accorata, da un presidente che, purtroppo, pur conoscendo benissimo gli obiettivi del progetto eversivo del binomio Allup/Capriles, ha sempre mantenuto un comportamento onesto, rispettando fin nei minimi particolari le regole dell’ordine democratico. Basta ricordare che quando la polizia arrestò i 150 “pistoleiros guarimbas”, responsabili in grande parte di 43 assassinati e 850 ferimenti, gli stessi furono rimessi nelle mani dei giudici per avere un regolare processo. Mentre in altri paesi, incluso gli europei, già si sarebbe proclamato lo stato di guerra, ricorrendo alle “leggi speciali anti-terrorismo”.

Ma perché la banda di dei Capriles/Allup non vuole approvare il decreto economico presidenziale? Cosa c’è di così importante in questo decreto che fa paura ai rappresentanti dell’opposizione, insediatisi a Miami e a Madrid grazie al “money” elargito dalla Casa Bianca attraverso le numerose “foundations” che si dicono portatrici della libertà? 

Quest’argomento ha occupato grande parte dell’intervento del presidente Maduro rivolto, inizialmente, al popolo venezuelano, per poi essere nuovamente messo a fuoco dai giornalisti di Reuters e di France Press.

Infatti secondo il presidente Maduro:”…La nuova parola d’ordine è Economia, Economia, Economia, non solo per risolvere i gravi problemi che sono sorti con l’inasprirsi di una guerra economica voluta per rompere il rapporto di fiducia che il popolo ha verso il governo e la rivoluzione bolivariana….”. Per questo il presidente ha più volte ripetuto “…Il compito della Rivoluzione Bolivariana è di creare e di far funzionare un nuovo modello di economia, in cui tutti, e quando dico tutti non mi riferisco solo ai militanti bolivariani! …Tutti significa, lavorare con tutti coloro che hanno amore per la patria venezuelana e cioè gli  impresari, gli  industriali, i tecnici che non votano per il PSUV, ma che vogliono che il Venezuela risolva i problemi economici provocati dalla rottura degli equilibri nei prezzi del petrolio…. Quindi, un nuovo modello economico capace di liberare il paese dalla dipendenza del petrolio, perché gli Stati Uniti e i suoi amici associati nell’OPEP sono riusciti a fare cadere il prezzo del barile da 120 dollari fino a 48 e poi ad abbassarlo fino a 24. E perché hanno fatto questo? Per strozzare la nostra economia come quella della Russia che dipendono dall’esportazione del petrolio e del gas. Per questo stiamo lavorando nella definizione di 15 motori che dovranno ristrutturare l’economia, le linee di finanziamento, i livelli di alta e media tecnologia, oltre a diversificare le linee di produzione per sviluppare i settori produttivi, aumentare la produzione, ridurre le importazioni e ugualmente aprire nuove aree di produzione atte a rafforzare il volume delle esportazioni…”.

Pochissimi giornali occidentali, hanno abbordato la questione dei 15 motori dell’economia e del biennio (2016/2018), in cui saranno implementati i progetti dei nuovi programmi produttivi. Infatti, il Venezuela, oltre al petrolio, che ha una dimensione mondiale, possiede altre importanti ricchezze naturali (bauxite per produrre l’alluminio) il legno, l’oro e le pietre preziose, che però hanno bisogno di molta energia elettrica per alimentare i centri di estrazione. Ciò significa realizzare grandi progetti idroelettrici nella regione amazzonica e nello stesso tempo costruire nuove centrali di energia alternativa (solare ed eolica) per avere un maggior equilibrio a livello nazionale nella distribuzione di energia elettrica per i centri urbani, le zone industriali e le aeree estrattive.

Un programma che potrebbe essere realizzato senza molti problemi se i capi dell’opposizione si comportassero da persone civili disposte al dialogo a alla pratica della democrazia, dove chi perde deve riconoscere e rispettare chi vince! A questo punto il presidente Nicolas Maduro ha detto: ”… il governo, il PSUV, l’esercito, gli intellettuali, i lavoratori e il popolo in generale vogliono tutti la pace. Infatti, è con la pace che possiamo realizzare i progetti che cambieranno l’economia. Però, attenzione volere la pace non significa che dobbiamo rinunciare ai nostri ideali e alle nostre conquiste! La pace l’abbiamo costruita in questi diciassette anni realizzando elezioni libere e democratiche di cui due le abbiamo perse, ma le altre le abbiamo vinte in un clima di pace!...”. Ricordando poi che nel Venezuela bolivariano la pace è sempre stata associata alla libertà, per questo Maduro ha nuovamente ricordato: “…Vogliamo la pace perché viviamo in un regime di democrazia partecipativa, dove c’è libertà di stampa, non ci sono prigionieri politici, c’è libertà di associazione, non c’è repressione e a questo proposito vorrei ricordare che quando la CNN ha scritto delle barbarità sul nostro governo, falsificando brutalmente la realtà del Venezuela, abbiamo chiesto una rettifica. Se non lo faranno, interverremo in termini giudiziari. In altri paesi il giornalista autore di quelle falsità già lo avrebbero arrestato! Guardate cosa sta succedendo in Turchia, per esempio!...” 

Comunque il discorso sulla pace ha immediatamente introdotto l’evoluzione dell’infame progetto eversivo “Freedom,” che le  eccellenze della Casa Bianca stanno implementando, utilizzando sottobanco alcune teste di legno sediate a Miami e a Madrid, per poi creare in Venezuela le condizioni adatte e necessarie per far scoppiare una guerra civile. Per questo Nicolas Maduro ha ricordato:”…Tutti i piani eversivi ideati e finanziati dall’imperialismo hanno sempre questo fine e quest’obiettivo. Per questo motivo la Costituzione Bolivariana stabilisce che le nostre forze armate, pur non essendo offensive, devono difendere  la legalità democratica e l’autorità dello stato, proprio come disse il Comandante Chavez. Il quale aggiunse anche questa famosa frase “Cuidado, somos pacificos pero no se metan con nosotros!…”cioè “Attenzione, siamo  pacifici ma state alla larga da noi! 

Un concetto, politicamente giusto e giuridicamente efficace quando si tratta di difendere il paese da una possibile aggressione che, invece  i giornalacci spagnoli presentano come un possibile “autogolpe di Maduro”. Come risposta agli articoli pubblicati da ABC, El Pais, El Mundo e tanti altri giornali spagnoli, il presidente  Maduro ha questionato:”…A cosa servirebbe un aereo come quel Boeing della Forza Aerea degli Stati Uniti, dotato di una tecnologia speciale per  registrare tutte le comunicazioni riservate e militari, oltre che filmare le zone militari, gli aeroporti, i centri di produzione e quelli d’interesse strategico? Per due volte la nostra Forza Aerea è dovuta intervenire per intercettare questi aerei  dopo che  avevano violato il nostro spazio aereo. Perché lo hanno fatto? Chiederemo una spiegazione al governo degli Stati Unito e vedremo cosa ci diranno, ammesso che ce lo diranno! Per questo le Forze Armate Bolivariane sanno che in questo momento bisogna essere vigilanti, perché il Venezuela è vittima di un progetto eversivo. Siamo attaccati dall’imperialismo e per questo ci difendiamo, ma chiediamo anche, a tutti i movimenti sociali e ai partiti progressisti di essere solidali con la rivoluzione bolivariana e con il popolo venezuelano. Una rivoluzione e una Costituzione che difenderemo sempre e fino alle estreme conseguenze. Noi non ci arrenderemo mai! Se lo ricordino bene  a Miami, a Madrid come pure a Washington!...” 

Alla stessa maniera di Hugo Chavez, anche il presidente Maduro ha inquadrato l’attuale situazione di crisi del Venezuela dentro della logica della geopolitica continentale, in cui l’imperialismo, dopo le disavventure in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria è ritornato in America Latina, cercando di imporre il suo grido di aquila assassina.  Per questo il presidente bolivariano ha ricordato le recenti macchinazioni degli Stati Uniti in Medio Oriente, dove “…Paesi prosperi e ricchi come la Libia, l’Iraq e la Siria oggi sono stati distrutti e ridotti alla fame…. La verità è che l’imperialismo pretende fare lo stesso qui in America Latina e la prova ce la  abbiamo con il colpo di stato realizzato in Brasile, contra la presidentessa Dilma Rousseff. …Sì, in Brasile c’è stato un colpo di stato, poiché Dilma non ha nessuna responsabilità nelle accuse che gli hanno fatto! E perché lo hanno fatto? Forse non tutti lo hanno capito, ma il Brasile gioca un ruolo importante nell’evoluzione progressista dell’America Latina ed ha una funzione  ancor più importante nel processo di rafforzamento dei BRICS. Un processo che non è appena commerciale. E’ un progetto politico per cambiare il metodo di dominazione finanziaria che opprime il mondo attraverso mostri come l’FMI, la Banca Mondiale e le differenti forme d’istituzioni legate alla speculazione finanziaria. Istituzioni che affamano i paesi e quando non fai quello che loro vogliono, reagiscono con il colpo di stato o altre misure destabilizzanti! Così fu con Allende! Così è stato con Gheddafi e Bashar El Assad. Così è stato fatto con Dilma! Per questo noi difendiamo Dilma che è il presidente legittimo eletto da 54 milioni di brasiliani. Un presidente che è stato esautorato ingiustamente per facilitare il ritorno dell’imperialismo nell’America Latina!...”.

Nella conferenza stampa la giornalista di France Press ha toccato l’argomento scottante del referendum abrogatorio, che in questi giorni ha fatto scrivere centinaia di articoli, tutti, effettivamente, a favore di quello che dice l’opposizione. Infatti, gli autori di questi articoli o per poca conoscenza del diritto costituzionale bolivariano o semplicemente per mala fede, dicevano che il presidente Maduro vietava il referendum perché lo stesso avrebbe permesso la sua dimissione. Come risposta alla giornalista francese, il presidente Maduro ha ricordato:”…l’articolo e i rispettivi capitoli della Costituzione, relativi alla metodologia del referendum abrogativo, furono creati non dall’opposizione, ma dal proprio presidente Chavez, secondo cui il referendum, poiché istituto giuridico opzionale, rappresenta il massimo della democrazia partecipativa. Infatti i referendum possono essere municipali, locali, provinciali, regionali e nazionali. E’ una forma di espressione opzionale…” . 

Infatti, oltre a non essere una legge, per  realizzare il referendum sono necessarie una serie di presupposti della giustizia elettorale e nello stesso tempo seguire una specifica metodologia per evitare falsificazioni. Maduro ha quindi ricordato “…gli oppositori legati ad Allup sapevano benissimo che avevano tempo fino all’11 gennaio per presentare alla giustizia elettorale la richiesta di referendum. Invece  hanno lasciato passare del tempo per poter, poi, attaccare il presidente della giustizia elettorale, che è una donna onestissima, dicendo cose assurde persino sulla figura femminile. Nello stesso tempo, i media occidentali, agitavano l’opinione pubblica a partire dai centri eversivi insediati a Miami e Madrid, scrivendo che il presidente Maduro aveva dato ordine di bloccare il referendum. Vorrei  ricordare che il Venezuela è un paese che ha le sue regole e che bisogna rispettarle. Soprattutto se si tratta di questioni referendarie, che in altre occasioni sono state oggetto di brutali tentativi di falsificazione. Inoltre, voi giornalisti dovreste leggere bene quello che la nostra Costituzione dice nel capitolo relativo al referendum abrogativo nei confronti del presidente della repubblica!…”.

Obbiettivamente il messaggio del Presidente Maduro al popolo venezuelano e poi la conferenza stampa nel Palazzo di Miraflores, trasformata in un incontro con la stampa internazionale, ha permesso di capire quello che sta succedendo in Venezuela e come il governo sta reagendo. Infatti  la conferenza stampa con lo streaming internazionale di Telesur – una pratica di comunicazione che nessun presidente ha mai realizzato  fino ad oggi -. è stata molto utile per capire l’oggettività del concetto di democrazia bolivariana e gli aspetti della realtà venezuelana fuori dalle manipolazioni dei media occidentali, che, purtroppo, quando si tratta del Venezuela, o di un altro paese dell’ALBA, utilizzano solo la “velina” scritta dalle  eccellenze della Casa Bianca!     

 

NOTE

(1)    A Roma, i giornalisti sono stati ricevuti nella sala stampa dell’Ambasciata del Venezuela nella FAO dall’ambasciatore Isaia Rodriguez, da dove sono state inviate le domande al Presidente Maduro formulate da Achille Lollo del giornale on-line “Contropiano”, Luciano Vasapollo, direttore della rivista “Nuestra America”, Rita Martufi del CESTES, Geraldina Collotti del Manifesto e Alessandro Bianchi di “L’antidiplomatico”. Lo streaming internazionale della conferenza stampa era poi trasmesso dalla Radio “Roma Città Aperta”, mentre i rappresentanti della centrale sindacale USB-FSM, della Rete dei Comunisti, dell’Associazione Marxista Politica e Classe riassumevano i principali argomenti dello streaming nei rispettivi siti.

 

I popoli della nostra America soffrono l'offensiva di ricolonizzazione conservatrice mossa dall'imperialismo e dalle oligarchie locali. Si vuole spazzare via tutte le conquiste dei processi progressisti regionali nel campo della giustizia sociale,la sovranità,l'integrazione e la gestione dell'autentico potere popolare.

 In questo contesto il Venezuela è un bersaglio fondamentale,tanto per le sue ricchezze quanto per la minaccia che rappresenta come modello di speranza.

 La Rivoluzione Bolivariana si assoggettò nel dicembre 2015 ad un processo elettorale,con una pressione proveniente da tutte le parti. Si dichiarò al popolo venezuelano una guerra economica,mediatica e psicologica e si utilizzarono metodi di destabilizzazione violenti con l'impiego di mercenari,sicari e paramilitari. La crisi mondiale ha portato alla riduzione dei prezzi del petrolio,aggravando drasticamente la situazione. Il decreto imperiale che qualifica il Venezuela come una minaccia “inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” ha aggiunto un nuovo fattore al clima coercitivo che si stava creando.

 Dopo i risultati elettorali,è stato mostrato un piano sinistro e ben elaborato che persegue la caduta del governo del Presidente eletto legittimamente dal popolo,Nicolas Maduro Moros, e la distruzione di tutto ciò che ha a che vedere con l'opera rivoluzionaria,i suoi importanti successi sociali e gli ideali del Comandante Hugo Chavez Frias.

 Il Venezuela rivoluzionario applicò per la prima volta la distribuzione della rendita petrolifera alla maggioranza della popolazione,di fronte le avversità e ostacoli molto gravi, e si è impegnato nel mantenere le politiche sociali per il beneficio dei poveri. Ha intrapreso opere complesse e audaci per risolvere i problemi strutturali della nazione,cercando di preservare la pace e la stabilità.

Lavora per unire le forze patriottiche e bolivariane sotto la forma di un'unione civico-militare coerente con la storia libertaria della nazione. Continua senza tregua nella lotta contro la corruzione e la burocratismo,nel rafforzamento dei comuni e nel riconoscimento dei diritti dei popoli originari e afroamericani e della natura.

 Noi,membri della Rete di intellettuali,artisti e movimenti sociali “En Defensa de la Humanidad”ratifichiamo la nostra solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. Esigiamo la deroga immediata dell'infame decreto del governo statunitense contro il Venezuela. Ripudiamo la durezza dell'attacco e della censura per silenziare la degna voce di “Telesur”. Rifiutiamo la legge che il popolo ha giustamente chiamato “di amnesia criminale” o “dell' auto perdono” per quelli che con le loro azioni causano,e continuano a farlo, morte e dolore a molte famiglie venezuelane:ciò equivale a giustificare questi atti.

 Poiché l'America Latina e il Caribe sono di fatto una zona di pace,cosa dichiarata dalla CELAC, è imprescindibile frenare in modo definitivo i tentativi golpisti contro il governo bolivariano e preservare l'ordine costituzionale. Facciamo nostro lo spirito ecumenico,umano e inclusivo del “Congreso de la Patria”.

 Convochiamo un'ampia mobilitazione in difesa della sovranità e l'autodeterminazione del popolo venezuelano e per l'appoggio a tutti i governi,leader e attivisti progressisti della regione che sono vittime di un vero e proprio assalto da parte della reazione interna e dell'Impero. Un processo simile  al “Plan Condor” sta muovendo i passi in America Latina, poiché si intensifica la persecuzione a tutti quelli che lottano per obiettivi emancipativi.

 La RED si oppone energicamente all'intento di un golpe di stato in Brasile e all'uso della giustizia per criminalizzare dirigenti politici popolari,come Dilma Rousseff,Lula da Silva e Cristina Kirchner. Vi chiamiamo davanti alle ambasciate del Brasile di tutto il mondo per la solidarietà al governo brasiliano e per ripudiare intenti golpisti e la repressione paramilitare contro il “Movimiento de los Sin Tierra”. Ripudiamo il vile assassino di Berta Caceres, dirigente del popolo Lenca di Honduras; ci pronunciamo a favore della liberazione della combattente indigena argentina Milagro Sala, per l'indipendentista portoricana Oscar Lopez Rivera,che sta in carcere da ben trentacinque anni. Sosteniamo le domande di giustizia per il crimine di Stato contro i 43 studenti di Ayotzinapa. Condanniamo il paramilitarismo in Colombia e l'omicidio di 120 militanti di “Marcha Patriotica” nell'ultimo;sono un serio ostacolo contro gli sforzi della pace di questo popolo fratello.

 La RED è contraria al tentativo di macchiare l' autorità politica ed etica del Presidente della Bolivia Evo Morales,uno dei suoi membri fondatori,attraverso una strategia di manipolazione ed inganni. Esprime il suo appoggio al Presidente dell'Ecuador Rafael Correa,il quale è stato soggetto più volte a tentativi per farlo cadere e istigazioni. Condanna i tentativi di utilizzare la delinquenza comune con fini politici per destabilizzare il governo di El Salvador.

Costruiamo insieme una piattaforma ,con un'agenda comune,di mezzi di comunicazione antiegemonici che includa Telesur e altri canali pubblici,siti digitali,reti sociali,agenzie di notizie ed emittenti. In questo modo si va a contribuire alla crescita spirituale degli esseri umani ,attraverso una logica lontana dal mercato, e si va a creare su grande scala,soprattutto nelle giovani generazioni, una nuova cultura opposta al consumismo che contribuisca alla formazione di un soggetto sociale non manipolabile,solidale e critico,che resista  al tentativo di farci dimenticare la nostra memoria,patrimonio dell'identità e coscienza storica.

 Come disse un nostro poeta “un popolo che si forte attraverso il suo linguaggio e le sue azioni libere è una minaccia per l'impero,ma è una risorsa per l'umanità”.

 Caracas,11 aprile 2016

 

Traduzione di Andrea Pantarelli e

Roberta Tombolillo

Realizzazione: Natura Avventura

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