Da Sud a Sud

Le elezioni USA, frutto marcio della crisi sistemica che avanza

di Rete dei Comunisti

Le elezioni USA, frutto marcio della crisi sistemica che avanza

Sabato nel tardo pomeriggio le elezioni presidenziali statunitensi hanno avuto “formalmente” un vincitore che ha superato la soglia dei 270 “grandi elettori”, necessaria per aggiudicarsi la carica. I...

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Trump tuona contro la Cina. L’Argentina guarda a Pechino

Rino Condemi-Contropiano

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Insomma, pare proprio che mentre Trump continua ad alimentare la nuova guerra fredda contro la Cina, parte di quello che una volta era “il cortile di casa” degli Usa sembra andare in una direzione opp...

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La malattia di Trump e gli Usa sull’orlo di una crisi di nervi

Redazione Contropiano - Fulvio Scaglione

La malattia di Trump e gli Usa sull’orlo di una crisi di nervi

Abbiamo atteso per scrivere del contagio di Trump, perché sul tema il bombardamento mediatico mainstream era davvero eccessivo e non ci sembrava utile unirci al coro. Anche adesso, sarebbe facile – di...

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Nazionale, 09/08/2018 15:55
 

Dietro la riuscita eccezionale dello sciopero generale dei braccianti del Foggiano e della combattiva marcia dei berretti rossi ci sono parecchi fatti sindacali e politici rilevanti. Certo il detonatore è stata, purtroppo, l’allucinante sequenza che ha visto nel giro di poche ore morire 16 braccianti in due incidenti (infortuni in itinere) mentre tornavano dai campi. Ma la condizione di sfruttamento giunta a livelli impressionanti di vera e propria schiavitù che si è finalmente imposta all’attenzione generale non è fatto dell’oggi né sconosciuto, se non forse nella sua consistenza e diffusione.


Il fatto nuovo è che per la prima volta dopo decenni quei braccianti hanno risposto alzando la testa e incrociando le braccia. E così facendo, e marciando verso il Palazzo di Governo, hanno costretto tutti a smettere di voltarsi dall’altra parte.


Hanno costretto ad esempio quei sindacati - grandi solo nei numeri e dimentichi della lezione di Di Vittorio, di come si sta fra la gente e di come se ne difendono gli interessi - a una grottesca rincorsa organizzando una loro manifestazione, in visibile contrappunto a quella di USB.


Hanno costretto la stampa, anche quella molto vicina a chi quel disastro sociale non ha voluto affrontare negli anni in cui era al governo, a guardare in faccia la realtà e, forse ad interrogarsi su come sia stato possibile a USB riuscire a costruire in poche ore una mobilitazione cosi partecipata e vera. Incredibilmente se lo sta chiedendo anche tutta la stampa estera più qualificata.


Hanno costretto la Regione e i rappresentanti del governo a lasciar perdere il burocratese e a discutere, finalmente davvero, con i braccianti e chi li rappresenta, non solo della drammaticità dell’oggi ma anche dei profondi mutamenti contrattuali e sociali necessari a cambiare strutturalmente quella situazione dando una disponibilità al confronto e all’azione che speriamo sia concreta, a partire dalla promessa partecipazione del ministro Centinaio all’assemblea nazionale USB del 22 settembre proprio a Foggia nella quale saranno illustrate la nostra piattaforma e le nostre proposte per il lavoro agricolo.


Hanno costretto molti, non tutti per la verità, a riporre l’arma spuntata e abusata dell’individuare nel fenomeno del caporalato l’unico responsabile di quanto accade in quei campi e a scoprire le responsabilità, enormi e non più ignorabili, delle aziende che quei braccianti ogni giorno ingaggiano per pagarli forse meno di un centesimo a chilogrammo di pomodori.


Hanno fatto emergere la catena del valore che parte da quei campi e arriva sulle nostre tavole attraverso processi di trasformazione e lavorazione del raccolto, la sua vendita in aste al massimo ribasso governate dalla grande distribuzione organizzata, attraverso la corsa dei mezzi della logistica i cui lavoratori sono forse, per sfruttamento, secondi solo ai braccianti, a una rete commerciale sempre più regolata dagli interessi delle grandi multinazionali che fanno cartello per costringere ogni giorno di più ad abbassare i prezzi al consumo, riversandone gli effetti sugli ultimi di questa catena del valore, i braccianti. Una filiera dello sfruttamento organizzato e standardizzato che poggia sulla fatica di uomini e donne ai quali non vengono riconosciuti i minimi diritti sindacali e sociali.


E allora questo 8 agosto del 2018 va oltre il valore in sé di una manifestazione e di uno sciopero di lavoratori, segna una profonda distanza e soprattutto una profonda rottura con quel modello di relazioni, nel conflitto tra capitale e lavoro, che certa area sedicente progressista, politica e sindacale, aveva fatto credere per decenni l’unico possibile, quello di inchinarsi ai voleri del padrone e di cercare soltanto di mitigarne gli effetti, senza tra l’altro in alcun modo riuscirci. I braccianti, sempre loro, hanno invece riscoperto la giusta pratica, che non deve valere solo per loro: davanti al padrone non ci si toglie il cappello.

Unione Sindacale di Base

Le compagne e i compagni della Rete dei Comunisti esprimono la loro vicinanza umana e politica al popolo greco per i lutti provocati dall’ondata di incendi che ha colpito la regione di Atene.

 

Non sappiamo se tra le cause scatenanti di ciò che appare come una vera e propria apocalisse che brucia interi boschi, distrugge case ed azzera vite umane siano presenti fattori speculativi e/o forme di dolo anche se non le escludiamo aprioristicamente. Conosciamo le perverse dinamiche messe in atto – da sempre, in Grecia e non solo –  dagli ambienti finanziari e criminali legati al comparto immobiliare, turistico ed affaristico connesso al ciclo dell’edilizia e del cosiddetto sviluppo urbano.

 

Ciò che, però, salta agli occhi dalle cronache a cui assistiamo con sgomento è l’evidente inadeguatezza tecnica e materiale, da parte dei servizi antincendio ellenici, i quali sono al di sotto di qualsivoglia standard minimo di efficacia in grado di opporsi a questo tipo di evenienza.

 

Tali forme di criticità – assimilabili al complesso dell’intero sistema infrastrutturale della Grecia – sono la drammatica conseguenza dell’infinita serie di tagli e ridimensionamenti operati dal governo Syriza/Akel per ottemperare (dopo l’accettazione dei vari Memorandum) ai dettami dell’Unione Europea.

 

Non c’è settore in Grecia (da quello sanitario a quello della previdenza fino a quelli di “prima necessità”) che non registri pesanti ridimensionamenti, tagli ai servizi ed un generalizzato abbassamento della qualità delle prestazioni.

 

Particolarmente per i settori popolari della società le condizioni di vita e di lavoro sono sempre più scadenti, mentre per un pugno di speculatori ed affaristi (nazionali ed internazionali) è sempre tempo di business in crescita costante.

 

Questo è un dato oggettivo, riscontrabile da tutti, e certificato dagli stessi istituti di rilevamento statistici ufficiali.

 

Un dato che sancisce, al di la delle cifre e dei decimali, che la macelleria sociale imposta dall’Unione Europea (accettata supinamente da Tsipras nonostante la vittoria dell’OXI al Referendum avesse offerto al capo di Syriza la “legittimità” per sottrarsi al pugno di ferro di Bruxelles) è tra le principali cause dei lutti odierni i quali pesano come macigni sulla borghesia continentale europea e sui suoi dispositivi di comando e dominio politico, economico e finanziario.

 

La Rete dei Comunisti rinnova, di nuovo, la sua solidarietà alle organizzazioni politiche, sindacali e sociali di classe della Grecia ed all’intero popolo greco in questi giorni di dolore e lutto.

 

Migliaia di persone hanno manifestato a Londra contro la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Donald Trump non è il benvenuto!”, hanno scandito i manifestanti lungo Oxford Street e Trafalgar Square.

Ieri in centinaia si erano radunati davanti alla residenza dell’ambasciatore statunitense, a Regent’s Park, dove Trump risiederà durante la sua visita londinese.

Per quasi due ore migliaia di dimostranti (100mila secondo gli organizzatori), muniti di pentole, fischietti e megafoni, hanno fatto più rumore possibile per denunciare le politiche di Trump su corsa al riarmo, persecuzione degli immigrati e disdetta degli accordi sul clima. “Quanti bambini hai messo in una gabbia oggi?”, hanno gridato, facendo riferimento ai bambini detenuti dalle autorità americane al confine con il Messico. “Questo è uno degli uomini più pericolosi del pianeta”, ha detto Sara Jones, attivista contro le armi nucleari, denunciando il ritiro Usa dall’accordo sul nucleare iraniano. “Sta minando alle fondamenta la cultura, le regole e le leggi” degli Stati Uniti, ha deplorato Calah Singleton, una scrittrice americana di 28 anni che vive a Londra.

Intorno alla visita di Trump c’era molto nervosismo negli apparati di sicurezza e nella polizia londinese che era arrivata a vietare l’uso di un palco con amplificazione nella manifestazione di protesta. Gli organizzatori della manifestazione Stop Trump avevano denunciato che improvvisamente era stato negato il permesso due giorni prima della loro protesta “pacifica e popolaree”, una mossa senza precedenti in tutte le manifestazioni a cui avevano precedentemente preso parte .

Trump non si è smentito in questa visita in Gran Bretagna, attaccando duramente il sindaco di Londra perché non aveva fatto rimuovere il gigantesco pallone gonfiabile con le fattezze di Trump a rappresentare un bambino capriccioso. “Non è mio compito essere un censore e giudicare il buon gusto” ha replicato il sindaco di Londra Sadik Khan, “Non intendo mancare di rispetto a Trump, ma l’idea che io debba fermare” il pallone fatto volare su Londra che rappresenta il presidente Usa Donald Trump come un neonato con il pannolino, “perché potrebbe offenderlo, e in questo modo limitare i diritti delle persone a protestare quando non vi è un pericolo alla sicurezza, causerebbe sconcerto”.

 

Conferenza con Vasapollo - Rete dei Comunisti- a Milano per presentare anche l’importante aggiornamento político económico vi nell’inchiesta sull’ipotesi di Italexit che sta conducendo in questi mesi la piattaforma Eurostop, ed iniziata a suo tempo con “PIIGS: il risveglio dei maiali”, come strumento di battaglia politica contro le ipotesi della sinistra liberal riformista sempre piu ‘ nelle sabbie mobili dell ‘ eurocentrismo.

Lo scorso giovedì 21, si è tenuta a Milano l’iniziativa dal titolo “Italexit. Verso un’area euro-mediterranea”, della Rete dei Comunisti con Luciano Vasapollo.
Poche ore prima dell’iniziativa, Vasapollo è comparso in diretta mondiale sulla rete venezolana Telesur, dove gli è stato chiesto e ha avuto la possibilità di chiarire la situazione politica italiana e le caratteristiche fortemente reazionarie e antipopolari dell’attuale governo. Oltre a ribadire la solidarietà forte verso la rivoluzione bolivariana e gli enormi sforzi di resistenza agli attacchi dell’imperialismo statunitense ed europeo dimostrati dai risultati delle ultime elezioni venezolane, c’è stato anche spazio per parlare di quanto si sta muovendo nel nostro paese: segnali di convergenza e di organizzazione che vanno emergendo fra le forze indipendenti, autonome e di classe, politiche e del sindacalismo di classe. Si è citata la grande e riuscita manifestazione contro il governo organizzata a Roma il 16 giugno dall’Unione sindacale di base per rompere i vincoli dell’UE e combattere le diseguaglianze sociali, che ha visto l’appoggio di diverse forze politiche fra cui Potere al popolo e aperta dallo striscione programmatico “prima gli sfruttati”; la rabbia e la determinazione alla lotta che l’omicidio dell’attivista sindacale Soumalia Sacko, ammazzato a colpi di fucile nella campagne della Calabria, che ha portato alla convocazione di due manifestazioni dei braccianti al sud e dei facchini della logistica a Piacenza il sabato 23 contro ogni sfruttamento, il lavoro nero, la repressione.
Un’iniziativa quella sull’Italexit importante per noi su un tema non scontato e oggi più che mai attuale. Nell’introduzione abbiamo chiarito i due principali motivi che ci hanno spinto ad affrontarlo in una città come Milano. Gli avvenimenti che hanno portato alla formazione dell’attuale governo, con i due partiti “populisti” che hanno cavalcato i sentimenti anti-austerity di una popolazione colpita in maniera sempre più forte dalla crisi e dalle politiche di classe dei governi e dell’Unione Europea, hanno dimostrato la velleità delle loro promesse, e l’impossibilità di opporsi alla UE senza una posizione chiara, popolare e democratica di rottura dei suoi equilibri. Questa costatazione, unita al ruolo che Milano ha nel quadro nazionale, come metropoli “a misura di capitale” e che punta con forza a rimanere agganciata al nucleo duro continentale a costo di mettere in campo una vera e propria Milanexit, ci hanno reso evidente la necessità di aprire il dibattito sulla nostra ipotesi di Italexit costruita da anni di lavoro di analisi condotta sulla formazione del polo imperialista europeo, e di lavoro politico che ci ha portato convintamente insieme ad altri soggetti politici e all’USB alla costruzione della piattaforma Eurostop.
Una iniziativa molto partecipata, che ha visto la presenza e anche un interessante dibattito nel merito delle questioni, da parte di militanti sindacali, attivisti politici e giovani compagni. Vasapollo nell’esposizione e nelle risposte alla domande ha chiarito la necessità della rottura dell’UE per aprire delle prospettive per le classi popolari dei paesi mediterranei, e messo al centro la necessità di avere un’idea guida, ambiziosa ma realistica perché nell’oggettività dei rapporti economici e produttivi internazionali e di classe, che per noi è un’area euro-afro-mediterranea. Un’ipotesi che ha tratto ispirazione da quanto fatto proprio in America latina con la creazione dell’ALBA, e che rappresenta per un’ipotesi internazionalista di appoggio, collaborazione e unità delle classi lavoratrici dei paesi sud europei e nordafricani, uno spazio economico e politico che si può aprire dalla rottura della gabbia dell’Unione Europea e della Nato.
Vasapollo ha ricordato anche l’importante aggiornamento nell’inchiesta sull’ipotesi di Italexit che sta conducendo in questi mesi la piattaforma Eurostop, ed iniziata a suo tempo con “PIIGS: il risveglio dei maiali”, come strumento di battaglia politica all’interno di una sinistra storica che in Italia spesso arenata nelle sabbie mobili dei parametri liberali ed europeisti.

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