Da Sud a Sud

Le elezioni USA, frutto marcio della crisi sistemica che avanza

di Rete dei Comunisti

Le elezioni USA, frutto marcio della crisi sistemica che avanza

Sabato nel tardo pomeriggio le elezioni presidenziali statunitensi hanno avuto “formalmente” un vincitore che ha superato la soglia dei 270 “grandi elettori”, necessaria per aggiudicarsi la carica. I...

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Trump tuona contro la Cina. L’Argentina guarda a Pechino

Rino Condemi-Contropiano

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Insomma, pare proprio che mentre Trump continua ad alimentare la nuova guerra fredda contro la Cina, parte di quello che una volta era “il cortile di casa” degli Usa sembra andare in una direzione opp...

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La malattia di Trump e gli Usa sull’orlo di una crisi di nervi

Redazione Contropiano - Fulvio Scaglione

La malattia di Trump e gli Usa sull’orlo di una crisi di nervi

Abbiamo atteso per scrivere del contagio di Trump, perché sul tema il bombardamento mediatico mainstream era davvero eccessivo e non ci sembrava utile unirci al coro. Anche adesso, sarebbe facile – di...

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La Rete dei Comunisti organizza l'incontro con Luciano Vasapollo
"ITALEXIT. Verso un'area mediterranea"
Perché è necessaria la rottura dell'Unione Europea

Giovedì 21 giugno, CAM Garibaldi, Corso Garibaldi 27 - Milano

Introduce Davide Bonfante (Rete dei Comunisti Milano)

www.retedeicomunisti.org
www.contropiano.org

[Luciano Vasapollo è autore o coautore di diverse pubblicazioni fra cui "Piigs: il risveglio dei maiali", "Che Guevara economista", "Trattato di economia applicata. Analisi critica della mondializzazione capitalista", "Chavez presente!"]

La prospettiva dell’Italexit, cioè di una fuoriuscita unilaterale del nostro paese dagli apparati del vincolo esterno come Unione Europea, Eurozona e Nato, necessita ormai di essere declinata con indicazioni sempre meno allusive e sempre più credibili.

Dai risultati delle elezioni italiane, così come dai referendum di diversa natura con cui i popoli europei si sono pronunciati negli ultimi anni, emerge sempre più chiaramente una diffusa ostilità nei confronti dell’Unione Europea, mentre nei ristretti circoli dell’ establishment si lavora per un inasprismento dei suoi meccanismi e non tramontano le ipotesi di un’ Europa a due velocità.

E' arrivato per noi il momento di discutere di una prospettiva di ITALEXIT popolare e di classe e di farlo anche nella città agganciata al "nucleo duro" dell'UE e che incarna una visione di Italia a due velocità.

Una città, Milano, sempre più orientata a rappresentare a tal punto gli interessi nazionali e internazionali della borghesia e delle elite finanziarie da far dire al sindaco Sala, già amministratore delegato di EXPO, che Milano, in assenza di risposte, si rivolgera’ direttamente all’Europa per continuare ad attrarre il mondo della finanza e delle imprese.

La nostra prospettiva di ITALEXIT scaturisce dalla constatazione dell’irriformabilità in senso democratico e progressista dell’attuale Unione Europea. Non è infatti pensabile che in un progetto del capitale, voluto dal capitale e guidato dal capitale ci siano gli spazi per il miglioramento delle condizioni delle classi popolari.

Ha risposto alle domande di Ahval dal carcere di massima sicurezza tramite il suo avvocato.
Lei è stata co-Presidente dell’HDP in occasione delle storiche vittorie elettorali del 2015 e degli arresti che sono seguiti. Come considera l’evoluzione dell’HDP dopo questo periodo difficile?
“Negli ultimi tre anni l’HDP ha superato innumerevoli processi. Abbiamo vissuto vittorie e anche attacchi, carenze e dolore crescente. Ma una cosa è rimasta vera; nonostante manchevolezze e errori, l’unico partito che poteva superare un periodo così arduo è l’HDP. Abbiamo respinto politiche cicliche e ci siamo invece concentrati su politiche strategiche.

“Il principio centrale dell’HDP è stato e continuerà a essere il sostegno per una patria condivisa e la nostra strategia continuerà a essere quella si seguire il repubblicanesimo democratico che garantisce diritti a tutti i popoli. Non c’è nessun altro partito che possa sostenere questa strategia per il futuro della Turchia.”

“Se guardiamo a altri partiti di opposizione in Parlamento, invece di produrre alternative al regime di un solo partito in cui viviamo, stanno disperatamente cercando di restare in Parlamento.”
“Ci sono state campagne mirate a prendere il posto dell’HDP, quando sono stati costituiti nuovi partiti e è stata creata un’opposizione nuova, amichevole per mantenere una sciarada di opposizione e attenuare gli spigoli del fascismo in questo Paese.”

“Dato che il principio fondativo dell’HDP non è di centralizzazione, è un partito più versatile, resiliente. Di fronte a un regime che rifiuta di considerare alternative, che inietta odio e divisioni nel suo popolo e a fronte di un’opposizione in crisi, l’HDP è pronto a organizzarsi intorno ai valori democratici radicali e a assumere il ruolo di principale opposizione in Turchia.”

Un ex deputato HDP ha detto che il ruolo di leadership lasciato dal suo co-leader in carcere Selahattin Demirtaş non può essere assunto da un turco. Qualcuno a sinistra ha criticato l’HDP per il fatto di scivolare verso vecchie politiche identitarie. Cosa ne pensa?

“Certamente uno degli obiettivi dell’HDP è di risolvere la questione curda e di garantire che vengano riconosciute le identità collettive. Tuttavia la realtà che alcuni rifiutano di vedere è che la questione curda non è limitata a una questione di identità.”

“La questione curda è completamente un fatto di raggiungere e istituzionalizzare la democrazia in Turchia. E il fatto è che l’HDP chiede libertà non solo per coloro che hanno un’identità curda, ma anche per persone con altri sistemi di fede i cui diritti collettivi vengono negati, i cui diritti come cittadini alla pari non sono riconosciuti.”

“L’HDP difende l’idea che possiamo unirci tutti senza cancellare le nostre differenze, assimilare o essere costretti nello stesso stampo.”

Il governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) è in declino?

“Nessun regime autoritario finisce da sé. Il governo può vacillare e declinare gradualmente, ma se l’opposizione non ha istituzionalizzato e sviluppato il proprio piano di azione politica, se non c’è nessuna forza che combatte in modo efficace il governo incombente, allora non si può dire che il regime è finito.”

“L’AKP ha perso molto terreno. Negli ultimi anni, la lotta per le libertà democratiche, il movimento curdo, il movimento delle donne, il movimento di Gezi e le sue propaggini nazionali hanno tutti portato alla luce uno spirito di attivismo in tutto il Paese.”

“Questi fattori hanno contribuito dal declino dell’AKP. Il Presidente (Recep Tayyip) Erdoğan e il suo partito hanno provato di essere incapaci di produrre qualsiasi crescita economica, sociale o politica. Ma in un caso classico di un regime autoritario che mantiene la presa sul potere, l’AKP e Erdoğan sono in grado di mantenere la loro posizione attraverso la guerra e l’uso della forza. Questa strategia sicuramente poterà la società al collasso, ma le forze al potere continuano.”

“Se la sinistra politica non è in grado di unire le forze antifasciste sotto un ombrello ampio, non sono capaci di andare oltre i loro punti di discussione politici e di assumersi dei rischi, e specialmente se non è in grado di costruire una relazione con l’HDP, allora o commetterà il peccato di essere un astante storico, o diventerà un partner nel portare al collasso della società.”
Quali effetti avrà l’operazione turca a Afrin sul Paese e sulla regione?

“Prendendo di mira le forze più efficaci contro ISIS nel nord della Siria, in particolare il popolo curdo, questa operazione continuerà a destabilizzare la regione e renderà i confini della Turchia più deboli e meno sicuri.”

“Chiunque abbia buon senso si rende conto del pericolo in chi riempirà il vuoto lasciato dalle Forze Siriane Democratiche (FSD) e dalle Unità di Difesa del Popolo (YPG), e in particolare dal Congresso del Popolo della Siria del Nord. L’operazione di Afrin crea uno spazio per elementi di ISIS e al Qaeda per conquistare terreno all’interno dei nostri confini.”

“L’esercito turco ha bombardato Afrin senza distinguere tra militari e civili e ha ucciso bambini e persone anziane,curdi e arabi, e persone di tutte le origini etniche e convinzioni religiose. Per giorni il governo ha cercato di provare che Afrin stava proteggendo terroristi, ma le prove che hanno presentato non hanno la minima credibilità.”

Cosa pensa delle elezioni presidenziali turche del 2019?

“La Turchia non può tenere elezioni sane se non mobilitiamo la lotta per togliere lo stato di emergenza, mettere fine alla guerra e alla censure e alle restrizioni nei confronti di organizzazioni politiche.

“L’HDP è aperto a mettere in campo un candidato comune con altri gruppi di opposizione, purché concordiamo su obiettivi e valori condivisi. Il candidato ideale sarebbe qualcuno che difenda la pace, lasciandosi alle spalle l’attuale status quo divisivo. E soprattutto sarebbe un leader che attribuisce potere al popolo piuttosto che concentrare la forza nelle sue mani. Non vogliamo sostituire Erdoğan con un altro regime di un-solo-uomo o di una-sola-donna.”

L’ultima notizia in ordine cronologico che riguarda l’ormai complessa vicenda del Russiagate è la decisione di Rick Gates, collaboratore di Trump ai tempi della campagna elettorale, di dichiararsi colpevole di una serie di reati di cui è accusato: frode, riciclaggio, cospirazione ai danni degli Stati Uniti d’America.

Attenzione, tra le accuse nei confronti di Gates non c’è nulla che riguarda Russiagate, ma ormai sembra abbastanza evidente la strategia del procuratore Mueller: colpire i collaboratori di Trump avvicinandosi sempre di più ad un eventuale “anello debole”, che per alcuni analisti potrebbe essere il genero di Trump, Jared Kushner.

Procediamo con ordine, partendo dall’ultimo aggiornamento: nella giornata di ieri fonti di informazione statunitensi hanno rilanciato la notizia della decisione di Rick Gates, ex consigliere di Trump durante la campagna elettorale, di dichiararsi colpevole.

Le accuse, sia quelle contro Gates che quelle contro il suo socio, Paul Manafort, anche lui consulente di Trump, fanno riferimento a qualcosa come 32 capi di imputazione: dalla frode al riciclaggio, fino ad arrivare alla cospirazione.

Come una sorta di gioco ad incastri, ecco dunque arrivare sulla scena Paul Manafort: anche lui parte dell’entourage di Trump in campagna elettorale, e legato a Gates da affari in comune.

Se Gates inizia a collaborare, Manafort finisce in guai seri. Questa appare essere la situazione: nei suoi confronti pesano accuse gravi, l’ultima delle quali coinvolge anche alcuni leader politici europei.

Manafort è infatti accusato dal procuratore Mueller di aver pagato per creare una sorta di lobby di sostegno a favore dell’Ucraina e del suo presidente Yanukovich, destituito dal golpe di Euromaidan, sostenuto tra l’altro dagli Usa. All’interno di questo filone d’inchiesta, ad un certo punto, sono venuti fuori anche i nomi dell’ex cancelliere austriaco Gusenbauer e addirittura di Romano Prodi, che ha smentito immediatamente ogni presunta attività di lobbying e qualsiasi tipo di attività segreta.

Situazione ingarbugliata, che appare chiara – paradossalmente – solo se osservata attraverso il punto di vista di Robert Mueller e della sua inchiesta: fare terra bruciata intorno a Trump e generare pressione.

In effetti sono diversi, ormai, i collaboratori di Trump coinvolti a pieno titolo nell’inchiesta: oltre ai già citati Manfort e Gates, c’è Micheal Flynn – ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale – che ha già patteggiato dichiarandosi colpevole di dichiarazioni false all’FBI rispetto ai suoi rapporti con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Sergey Kislyak, e che al momento è la carta migliore in mano a Mueller.

C’è George Papadopoulos, anche lui ex consigliere di Trump in campagna elettorale, anche lui autodichiaratosi colpevole di aver mentito all’FBI in merito alle presunte interazioni con i russi.

C’è Steve Bannon, di cui abbiamo già scritto in un precedente articolo: già coordinatore della campagna elettorale di Trump, poi membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, poi esautorato da ogni compito perchè considerato troppo estremo, ma in realtà allontanato per incompatibilità con alcuni membri della famiglia Trump.

Bannon è stato convocato da Mueller a metà gennaio, e potrebbe avere anche lui qualcosa da raccontare.

Insomma, nonostante ufficialmente Trump si disinteressi di questa inchiesta, la situazione si complica ogni giorno di più.

E’ utile ricordare che il rischio principale a cui andrebbe incontro l’attuale presidente degli USA – nel caso emergesse una sua reale implicazione nel presunto dossieraggio contro la Clinton ed una sua consapevolezza di una eventuale interferenza russa (tutta da dimostrare) nelle elezioni – è la procedura di impeachment.

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