nuestra america

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Prensa Embavenit Roma._ En el marco de las iniciativas programadas por la misión diplomática venezolana acreditada ante el Estado Italiano para conmemorar los acontecimientos del 11 al 13 de abril de 2002, como fechas históricas símbolo de la lucha y participación democrática del pueblo, en la universidad italiana Sapienza se realizó un Seminario internacional  dirigido a los estudiantes  del Curso de Especialización en Ciencias del Desarrollo y de la Cooperación Internacional.

El profesor Luciano Vasapollo, delegado del Rector para las Relaciones Internacionales con los países de América latina y del Caribe, y miembro de la Red de Intelectuales, artistas y movimientos sociales en Defensa de la Humanidad, dio apertura el encuentro remarcando la voluntad de “dar una contribución solidaria no solamente a Venezuela sino a todos los países progresistas de América latina, que en este momento se ven amenazados por un enfrentamiento a nivel geopolítico, económico y mediático”.

Vasapollo recordó el significado del 13 de abril: “Hoy se conmemoran 14 años del golpe de estado fascista contra Chávez, liderado por la oligarquía económica, no logró su objetivo, habiendo el Presidente regresado a su cargo gracias a una grandiosa movilización popular”.

Por su parte, recordó el intelectual italiano, que el embajador Isaías Rodríguez tuvo un rol muy importante al decir la verdad sobre lo que estaba sucediendo en esos momentos en Venezuela. Hoy, luego de los crímenes de 14 años y de los crímenes de las guarimbas, quienes apoyaron ese golpe de estado aprueban una Ley de Amnistía, que aspira Ser más una ‘Ley de Amnesia’ que de amnistía. Nosotros no podemos olvidar los crímenes cometidos”.

El representante venezolano Julián Isaías Rodríguez, agradeció la invitación a “este espacio universitario para la información y el debate donde los jóvenes son protagonistas activos y receptivos, al tiempo que resaltó la valentía del pueblo venezolano al retomar aquel 13 de abril las calles de Venezuela para solicitar el regreso del presidente Chávez, secuestrado por los golpistas quienes pretendieron simular con el secuestro su renuncia”.

El también ex vicepresidente de Venezuela, en cuanto al tema del petróleo remarcó que “la baja de los precios del crudo forma parte de los intereses económicos que aspiran mantener en el contexto geopolítico de la unipolaridad global por parte de Estados Unidos de Norteamérica como respuesta a una confrontación planetaria donde hoy tienen que compartir el poder con China y Rusia. Es esa la razón por la que intentan rescatar la gobernabilidad en buena parte de los países de América Latina, tales como Venezuela, Brasil, Bolivia y Ecuador”.

Con la reducción de los precios del petróleo el objetivo que se persigue es tratar de disminuir los efectos de las políticas sociales puestas en marcha por los gobiernos progresistas y socavar a Petrocaribe que es un ejemplo de la solidaridad venezolana con el continente americano. Petrocaribe a pesar de ello continua manteniendo el alto nivel de cooperación y solidaridad con América latina y Venezuela, sin desfallecer, continúa construyendo el estado social de justicia y bienestar para todos los venezolanos”.

 Rodríguez finalizó aseverando que “los intereses económicos han pasado a ser parte de una política global de agresiones y es ello lo que está perfilando un nuevo contexto geopolítico con la participación de China y de Rusia. Si bien la caída de los precios del petróleo ha producido los efectos queridos y auspiciados por los Estados Unidos y las trasnacionales del crudo a través del fracking.  Este ha producido daños económicos al capital que ha financiado las empresas que han fracasado porque los bajos precios de crudo non son proporcionales al costo de producción en esta actividad  porque los bajos precios del crudo no son proporcionales porque los bajos precios no son proporcionales al costo de producción en esta actividad. En ese contexto, la caída de precio del petróleo aparejada a un aumento del valor del dólar como moneda de cambio ha producido el  acercamiento de China, Rusia e Irán y ello está significando  la concreción de un nuevo orden mundial”.

I popoli della nostra America soffrono l'offensiva di ricolonizzazione conservatrice mossa dall'imperialismo e dalle oligarchie locali. Si vuole spazzare via tutte le conquiste dei processi progressisti regionali nel campo della giustizia sociale,la sovranità,l'integrazione e la gestione dell'autentico potere popolare.

 In questo contesto il Venezuela è un bersaglio fondamentale,tanto per le sue ricchezze quanto per la minaccia che rappresenta come modello di speranza.

 La Rivoluzione Bolivariana si assoggettò nel dicembre 2015 ad un processo elettorale,con una pressione proveniente da tutte le parti. Si dichiarò al popolo venezuelano una guerra economica,mediatica e psicologica e si utilizzarono metodi di destabilizzazione violenti con l'impiego di mercenari,sicari e paramilitari. La crisi mondiale ha portato alla riduzione dei prezzi del petrolio,aggravando drasticamente la situazione. Il decreto imperiale che qualifica il Venezuela come una minaccia “inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” ha aggiunto un nuovo fattore al clima coercitivo che si stava creando.

 Dopo i risultati elettorali,è stato mostrato un piano sinistro e ben elaborato che persegue la caduta del governo del Presidente eletto legittimamente dal popolo,Nicolas Maduro Moros, e la distruzione di tutto ciò che ha a che vedere con l'opera rivoluzionaria,i suoi importanti successi sociali e gli ideali del Comandante Hugo Chavez Frias.

 Il Venezuela rivoluzionario applicò per la prima volta la distribuzione della rendita petrolifera alla maggioranza della popolazione,di fronte le avversità e ostacoli molto gravi, e si è impegnato nel mantenere le politiche sociali per il beneficio dei poveri. Ha intrapreso opere complesse e audaci per risolvere i problemi strutturali della nazione,cercando di preservare la pace e la stabilità.

Lavora per unire le forze patriottiche e bolivariane sotto la forma di un'unione civico-militare coerente con la storia libertaria della nazione. Continua senza tregua nella lotta contro la corruzione e la burocratismo,nel rafforzamento dei comuni e nel riconoscimento dei diritti dei popoli originari e afroamericani e della natura.

 Noi,membri della Rete di intellettuali,artisti e movimenti sociali “En Defensa de la Humanidad”ratifichiamo la nostra solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. Esigiamo la deroga immediata dell'infame decreto del governo statunitense contro il Venezuela. Ripudiamo la durezza dell'attacco e della censura per silenziare la degna voce di “Telesur”. Rifiutiamo la legge che il popolo ha giustamente chiamato “di amnesia criminale” o “dell' auto perdono” per quelli che con le loro azioni causano,e continuano a farlo, morte e dolore a molte famiglie venezuelane:ciò equivale a giustificare questi atti.

 Poiché l'America Latina e il Caribe sono di fatto una zona di pace,cosa dichiarata dalla CELAC, è imprescindibile frenare in modo definitivo i tentativi golpisti contro il governo bolivariano e preservare l'ordine costituzionale. Facciamo nostro lo spirito ecumenico,umano e inclusivo del “Congreso de la Patria”.

 Convochiamo un'ampia mobilitazione in difesa della sovranità e l'autodeterminazione del popolo venezuelano e per l'appoggio a tutti i governi,leader e attivisti progressisti della regione che sono vittime di un vero e proprio assalto da parte della reazione interna e dell'Impero. Un processo simile  al “Plan Condor” sta muovendo i passi in America Latina, poiché si intensifica la persecuzione a tutti quelli che lottano per obiettivi emancipativi.

 La RED si oppone energicamente all'intento di un golpe di stato in Brasile e all'uso della giustizia per criminalizzare dirigenti politici popolari,come Dilma Rousseff,Lula da Silva e Cristina Kirchner. Vi chiamiamo davanti alle ambasciate del Brasile di tutto il mondo per la solidarietà al governo brasiliano e per ripudiare intenti golpisti e la repressione paramilitare contro il “Movimiento de los Sin Tierra”. Ripudiamo il vile assassino di Berta Caceres, dirigente del popolo Lenca di Honduras; ci pronunciamo a favore della liberazione della combattente indigena argentina Milagro Sala, per l'indipendentista portoricana Oscar Lopez Rivera,che sta in carcere da ben trentacinque anni. Sosteniamo le domande di giustizia per il crimine di Stato contro i 43 studenti di Ayotzinapa. Condanniamo il paramilitarismo in Colombia e l'omicidio di 120 militanti di “Marcha Patriotica” nell'ultimo;sono un serio ostacolo contro gli sforzi della pace di questo popolo fratello.

 La RED è contraria al tentativo di macchiare l' autorità politica ed etica del Presidente della Bolivia Evo Morales,uno dei suoi membri fondatori,attraverso una strategia di manipolazione ed inganni. Esprime il suo appoggio al Presidente dell'Ecuador Rafael Correa,il quale è stato soggetto più volte a tentativi per farlo cadere e istigazioni. Condanna i tentativi di utilizzare la delinquenza comune con fini politici per destabilizzare il governo di El Salvador.

Costruiamo insieme una piattaforma ,con un'agenda comune,di mezzi di comunicazione antiegemonici che includa Telesur e altri canali pubblici,siti digitali,reti sociali,agenzie di notizie ed emittenti. In questo modo si va a contribuire alla crescita spirituale degli esseri umani ,attraverso una logica lontana dal mercato, e si va a creare su grande scala,soprattutto nelle giovani generazioni, una nuova cultura opposta al consumismo che contribuisca alla formazione di un soggetto sociale non manipolabile,solidale e critico,che resista  al tentativo di farci dimenticare la nostra memoria,patrimonio dell'identità e coscienza storica.

 Come disse un nostro poeta “un popolo che si forte attraverso il suo linguaggio e le sue azioni libere è una minaccia per l'impero,ma è una risorsa per l'umanità”.

 Caracas,11 aprile 2016

 

Traduzione di Andrea Pantarelli e

Roberta Tombolillo

Venerdi 15 aprile 2016- ore 15.00

Sala Multimediale Palazzo del Rettorato

Piazzale Aldo Moro 5 –Roma

 

La visita de Obama a Cuba.

El mercado del capital y los derechos humanos

(Transcripción y revisión de la entrevista, el 24 de marzo de 2016, de Radio Onda d’Urto (ROD) a Luciano Vasapollo)

El imperialismo, hoy más que ayer, ha recibido una lección más de la revolución cubana: en la democracia participativa, popular socialista los derechos humanos son indivisibles, inviolables, inalienables.

ROD: Estamos con Luciano Vasapollo, director científico del CESTES (Centro de Estudios de la Unión Sindical de Base USB) y de la revista Nuestra América, profesor universitario de Métodos de Análisis de los Sistemas Económicos en la Universidad La Sapienza de Roma, uno de los máximos expertos de política económica y social de América Latina AL); hoy hablaremos con él de la visita de Barak Obama a Cuba. Buenos días profesor, gracias por estar con nosotros.

L.V: Gracias a vosotros por estar siempre dispuestos y por vuestra sensibilidad y dedicación a una información libre e independiente de los grandes poderes.

ROD: En primer lugar, empezaremos con los resultados de la visita: quisiéramos entender qué perspectivas puede haber abierto este encuentro para el futuro de la isla de Cuba.

L.V: Es muy importante decir, primero, que el proceso revolucionario de Cuba no necesita interlocuciones por parte de los Estados Unidos (USA) que enseñen las reglas de la democracia, porque ésta es una experiencia socialista viva que avanza con sacrificio, con sentido de responsabilidad y con grandes resultados des de hace más de 55 años. Cuba no necesita aprender de nadie qué es la democracia ni cuáles son las formas de gobierno y electorales.

Dicho esto, quiero afirmar que el resultado de la visita es extremamente positivo para el gobierno y el pueblo cubanos. La utilidad política de este encuentro histórico radica en el hecho de que es una victoria de la diplomacia cubana, una victoria del pueblo cubano, una victoria de la Revolución. Porque, si Obama, el presidente del mayor país imperialista y capitalista del mundo, que ha oprimido a Cuba durante 57 años, no sólo con el bloqueo sino también con agresiones y muerte, por el solo hecho de haberse autodeterminado en un proceso socialista, llega a la gran isla y es recibido de manera educada y respetuosa, como siempre saben hacer los cubanos incluso con gobiernos hostiles y enemigos, ésta es una victoria diplomática y política de Cuba, porque significa que finalmente el imperio estadounidense acepta sentarse a una mesa de negociaciones de igual a igual, reconociendo de hecho la plena legitimidad de la Revolución.

Obama ha reconocido que las políticas del bloqueo han sido un error. Así pues, se puede afirmar, positivamente, que des de hace un año y medio hay negociaciones para intentar alcanzar la normalización de las relaciones, que no es lo que pretenden la mayor parte de los medios de comunicación de masas al hablar como si el bloqueo hubiese acabado ya.

Normalización y negociación son dos conceptos completamente diferentes. Negociar en este caso quiere decir que se ha producido el inicio de un diálogo duro, difícil, largo. Normalizar las relaciones significa que Cuba debería ser tratada en las relaciones internacionales como cualquier otro país en el mundo, cosa que no ocurre todavía

Estas negociaciones en curso han permitido la apertura de las embajadas, el reconocimiento de los errores en las relaciones de los USA y que Obama declare una vez más que será el portador de la propuesta de fin del bloqueo al Congreso. Hay que tener en consideración que durante 24 años las Naciones Unidas se han expresado reiteradament con un voto casi unánime (el resultado ha sido casi siempre de alrededor de 187 votos contra el bloqueo y 2 votos a favor del mantenimiento, los de los EUA e Israel). Pero, de acuerdo con la lógica de la ONU, 187 o 188 votos no tienen ningún valor efectivo, ya que existe el poder de veto por parte de los USA.

De cualquier modo, hace quince meses que empezaron las negociaciones, incluso sobre la posibilidad de algunas inversiones de capital estadounidense, aunque siempre con una parte mayoritaria de capital cubano.

Se han producido aperturas también en internet, para la emisión de banda y para la regularización, en parte por lo menos, de los viajes de estadounidenses. Empieza, por tanto, una nueva época, a pesar de un difícil conflicto que a mi parecer estaría caracterizado también por una serie continua de declaraciones del propio Obama en favor de una injerencia USA en las dinámicas internas para desestabilizar el proceso democrático socialista.

ROD: ¿Cómo podemos interpretar la posición de los USA en esta negociación? Comentas el voto de las Naciones Unidas sobre el bloqueo, que reconoce desde hace 24 años ya que éste debe acabar, aunque la arrogancia de los USA continúa imponiéndolo todavía. ¿Cuál podría ser el motivo real de la posición estadounidense?

L.V: En primer lugar, hay que considerar la estrategia y las nuevas debilidades de los Estados Unidos en el campo internacional. Hace poco más de un mes que el presidente Obama declaró ante el Congreso el fin de la época de la dirección unipolar USA del mundo. Hoy, los Estados Unidos tienen que tener en cuenta a los otros competidores en el tablero internacional: la Unión Europea (UE) y los BRICS (Brasil, Rusia, India, China, Sudáfrica); considerar, por tanto, que el escenario es completamente diferente al de los últimos años.

Está claro que la crisis sistémica del capital a nivel internacional se ha convertido en una durísima competición global. A nivel microeconómico, o sea el de las empresas, cuando la crisis se agrava todas buscan, en los pequeños espacios de mercado y de expansión, hacer la competencia más dura y directa. Este fenómeno de aguerrida competición se produce también entre los Estados, pero implicando a áreas regionales enteras o bloques geoeconómicos. En definitiva, se agudiza la guerra interimperialista.

La debilidad de los USA se ve en el hecho de que es un país que se endeuda fuertemente para poder garantizar el nivel de importaciones; un país que, sin duda, vive por encima de sus propias posibilidades económicas y que, por eso, necesita cada vez más mantener el dólar como moneda de referencia a nivel internacional.

Se trata de un país que necesita, al mismo tiempo, imponerse en los mercados y relanzarse a través del así llamado keynesiasnismo bélico y del sector privado, financiando a nivel internacional el gran aparto industrial armamentístico y, consecuentemente, lanzando bombas por todo el mundo.

Estas son las formas con las que los países de capitalismo maduro querrían salir de la propia crisis, y la militar es solamente una de las opciones de guerra que los imperialismos USA y UE preparan desde hace años.

Por lo que hace al nivel militar, los Estados Unidos tienen que prestar atención a las fuerzas de otros competidores; por ejemplo Putin -que seguro que no es socialista, pero como potencia capitalista necesita controlar sus fronteras y tener sus mercados internacionales-, no se deja cercar, como permiten ver claramente los acontecimientos en Ucrania y en Siria. La guerra del petróleo se ha generalizado ya. Y China es una potencia internacional a la que hay que tener en cuenta, porque desde hace años desempeña un papel de comando estratégico, no sólo en el plano geoeconómico.

Las guerras, por otra parte, son también guerras sociales, como las que sufrimos en Europa contra el movimiento de los trabajadores; y hay guerras económicas como las creadas con el bloqueo a Cuba o contra Venenzuela; hay guerras ambientales, las guerras por la alimentación (según informaciones de la FAO se producen alimentos para 13 mil o 14 mil millones de personas, pero gran parte de la comida se tira a la basura porque el ciclo de valor de estos alimentos no logra alcanzar el nivel de beneficio deseado). Hay también una guerra contra el propio Estado de derecho (los ataques continuos al derecho al trabajo, a los derechos de huelga, manifestación, habitación, incluso al derecho a la palabra antisistema).

Desgraciadamente, hay una guerra global que pone en evidencia la existencia de una verdadera y auténtica guerra de civilización.

Los USA, desde hace algunos años, ya no detentan la dirección financiera y monetaria mundial, porque muchos países intentan representarse con otras monedas. El euro quiere su papel, pero también China tiene una moneda muy fuerte; cada uno busca obviamente sus espacios, porque controlar la reserva internacional de moneda significa determinar las dinámicas especulativas, además de los mercados de cambio y también el mercado financiero y el del petróleo.

En este contexto hasta la pequeña Cuba representa un problema para los USA, porque a pesar de los 57 años de agresión, de terrorismo, de bioterrorismo, de asesinatos, de bloqueo económico, de bloqueo financiero, de bloqueo comercial, de sanciones infligidas a todos los niveles y que han producido grandes pérdidas, como mínimo de 120 mil millones de dólares a la economía cubana, la isla continúa resistiendo y representando para todos los Sur del mundo ¡el más alto punto de referencia de autodeterminación y de ejemplo revolucionario!

Cuba ha sido declarada tierra de paz, de mediación y de conciliación a nivel internacional por el Papa Francisco, también por el Patriarca ruso y, antes todavía, por el Papa Benedicto XVI. Allí estuvo el Papa Francisco antes incluso de ir a Argentina, y ha sido en Cuba donde se ha producido la reconciliación de las iglesias cristianas, de la católica y la ortodoxa. También la mayor de la islas del Caribe es sede desde hace más de 2 años de las conversaciones de paz para Colombia entre el gobierno de ese país y las fuerzas guerrilleras FARC.

Hubiera sido, como mínimo, incómodo para Obama cerrar su presidencia sin dejar una señal, que en realidad pretende esconder la guerra militar que Obama y su gobierno están haciendo en todo el mundo.

Los USA tienen, además, otro gran problema: después de la caída de la Unión Soviética quisieron demostrar que era posible la dirección unipolar del Planeta y que el autodenominado mundo “libre” ya no tenía enemigos comunistas y que, por tanto, había comenzado la era de la normalización y la paz.

Así, el gobierno estadounidense se dedicó a intentar convertir a Rusia y todos los países del exbloque socialista en países cómplices y subordinados a los intereses de las multinacionales, a los intereses del gobierno USA, a las reglas infames del capitalismo salvaje. Además, junto al imperialismo de la UE iniciaron una guerra permanente contra todo el Oriente Medio, descuidando en parte lo que era su “jardín particular”, su “patio trasero”.

De esta manera no percibieron que en AL, alrededor de Cuba, nacían las grandes democracias populares, el gran proyecto del socialismo del siglo XXI de Chávez; nacía la Venezuela bolivariana socialista, la Bolivia del socialismo comunitario, nacía el Ecuador de la revolución ciudadana; y países que, aunque con proyectos revolucionarios y socialistas diferentes, han hecho resurgir la democracia de base, la democracia popular, la democracia participativa del ALBA, con una gran caracterización antimperialista y anticapitalista.

Los USA no se dieron cuenta de que incluso otros países con gobiernos progresistas, especialmente Brasil que forma parte de los BRICS, y la propia Argentina, asumieron en este tiempo un carácter completamente antimperialista, una dinámica político-económica alternativa que se expresó inmediatamente a través del apoyo concreto al ALBA, no permitiendo el desarrollo del ALCA.

Por este motivo los Estados Unidos, sin abandonar los proyectos en Oriente Medio y en el resto del mundo, intentan reconducir la situación en AL, o sea en el mercado de los recursos naturales y materias primas, especialmente a través del papel verdaderamente estratégico que han adquirido las ONG; la mayor parte de éstas han sido utilizadas, han estado al servicio del imperialismo USA para facilitar la entrada de multinacionales y transnacionales con el pretexto de la solidaridad humanitaria internacional, con una guerra mediática que intenta presentar a Bolivia como la dictadura andina, a Maduro, y antes a Chávez, como el gran dictador de AL. ¡El mismo trato que tiene reservado Cuba!

Durante su discurso, el presidente Obama al menos tres veces nombró a los exiliados cubanos, usando este apelativo para indicar, sin embargo, a delincuentes, mafia cubana y lobbys anticastristas que le pueden reportar votos.

ROD: Este aspecto es fundamental para conseguir entender bien, en las próximas elecciones americanas, qué es lo que se juega también en Cuba.

L.V: Soy un militante marxista, antes que profesor universitario, un militante que trabaja desde hace mucho tiempo cerca de la revolución cubana y creo que puedo expresar amablemente algunas opiniones y juicios sobre esa cuestión.

Obama en su discurso durante la visita oficial reconoció errores de la política imperialista de los USA hacia Cuba por más de 55 años; reconoció que nadie puede decir nada sobre las grandes conquista sociales del país; le reconoció a la isla su compromiso de solidaridad internacional en el campo de la medicina y la educación; reconoció que es una sociedad en evolución, por tanto un fermento democrático participativo activo también para la resolución de algunos problemas económicos.

Pero no dejó de hacer declaraciones, aunque de manera elegante y caitivadora, sobre el hecho de que Cuba sea una democracia de un solo partido, mientras que en los USA hay una democracia pluripartidista que reconoce todos los derechos civiles, que mira al individuo, a diferencia de lo que ocurre en Cuba, que miraría solamente al Estado; así, se dirigió al pueblo hasta la efectiva frase hipócrita: “¿En qué otro país un negro, proveniente de una familia pobre hubiera llegado a presidente?”.

Ante todo esto, hay que aclarar muchas cosas: primero, que el Presidente se refiere a la libertad de expresión cuando son tantísimas las violaciones de las libertades civiles y los abusos de los derechos humanos en los Estados Unidos. El gobierno “democrático” de Obama y los principales medios de información están en manos de las autoridades centrales y las multinacionales de la comunicación y  no son de ninguna manera transparentes; si la prensa intenta crear condiciones de “libertad” se ve inmediatamente atacada.

Obama habla de elecciones libres, pero no dice que existe una amplia documentación de organismos internacionales democráticos sobre las grandísimas irregularidades del sistema electoral estadounidense: en los USA una pequeña condena judicial impide el derecho de voto; además, los votos a menudo no se cuenta en todos los Estados y los casos de corrupción perseguidos por la ley durante las elecciones son extremamente altos, tanto que en esta país se elige al presidente de la república con menos del 40% de los votantes, mientras que las comunidades más pobres, o sea las más indignadas socialmente, se abstienen de votar.

Obama se refirió también a la represión policial en Cuba, seguramente porque 20 persones, las así llamadas “damas de blanco, corruptas y pagadas, el día que llegó el Presidente USA con el séquito interminable salieron a la calle para decir no a la que ellas llaman la “dictadura” cubana en un momento en que se podían producir problemas de seguridad pública, motivo por el cual fueron paradas, apenas para ser identificadas.

Si en este caso se habla de represión, qué decir de la violencia policial en los Estados Unidos, donde solamente en el 2015 han muerto 1.145 persones a manos de la policía. Además, cada año organismos internacionales publican una densa documentación sobre episodios de tortura y de uso indebido de la fuerza; se producen ataques brutales continuamente por parte de la policía contra manifestaciones que solamente se pueden realizar en las aceras, caminando y sin pararse nunca, porque si se paran son atacadas inmediatamente por la policía.

Obama ha hablado también de los presos políticos en Cuba: yo no sé que en la isla haya ningún preso político, porque en las cárceles hay solamente personas que cometieron delitos comunes. Los Estados Unidos, sin embargo, son el país con el número de presos en espera de juicio más alto del mundo.

Muchas de las cárceles estadounidenses, además (según documentos de organismos internacionales), son verdaderos y auténticos campos de concentración; y son muchísimos los detenidos políticos en Estados Unidos que esperan juicio desde hace 14 o 15 años. Por no hablar de la tortura, muchísimos funcionarios de la magistratura estadounidense han perseguido delitos por técnicas de tortura prohibidas por el derecho internacional, y no sólo en la base de Guantánamo.

Obama propone una sociedad de respeto recíproco: ¿por qué, entonces, durante la visita oficial ha llevado con él, además de la mujer, además de los ministros y las hijas, a 1.200 agentes de los servicios secretos?!! ¿Para qué necesitaba este despilfarro de dinero y esta demostración de fuerza en el país del mundo con la tasa de criminalidad más baja?

En Estados Unidos muchos, mueren ciudadanos cada día por causa de armas de fuego. Amnistía Internacional considera ésta la área donde se produce una de las mayores crisis de los derechos humanos.

A Obama, así pues, antes de hablar de la democracia y de los derechos, habría que preguntarle a qué democracia y derechos se refiere.

En su discurso, en un momento, siempre con la sonrisa y siempre con aire seductor, Obama afirmó que la democracia estadounidense acepta el disenso; guardándose bien, sin embargo, de decir descaradamente que Cuba no lo hace, pero usando al tiempo un tono más o menos veladamente provocador sobre la democracia cubana controlada y reducida. Hay que recordar aquí las condiciones de tantos detenidos políticos en las cárceles USA, como es el caso del líder de los portorriqueños Óscar López Rivera que está en la cárcel desde hace 34 años sin haber cometido ningún delito de sangre.

Las cárceles estadounidenses son invisibles, pero los USA son el país del mundo con el número absoluto de detenidos más alto, hay alrededor de 2.270.000, de los cuales al menos 100.000 están todavía en aislamiento.

Obama dice que en los USA hay derechos para los homosexuales: es fácil para las democracias occidentales hablar de derechos civiles, pero no se habla nunca de derechos sociales. Obviamente, el reconocimiento de todos los derechos civiles es indispensable, pero la democracia se mide en términos de derechos sociales, o sea del derecho al trabajo, del derecho a la casa, del derecho a la salud. Los derechos son indivisibles, un todo inalienable.

¿Hablamos de los derechos del trabajo? En grandes áreas de los Estados Unidos no se respetan el derecho de huelga ni el derecho de sindicalización, se violan todas las normas de salud y de seguridad en el trabajo; y hay cientos de miles de trabajadores, especialmente en la agricultura, a los que no se les reconoce ni siquiera el derecho al salario mínimo. En estos sectores de la agricultura se produce el mayor nivel de explotación de ciudadanos de nacionalidad sudamericana.

El objetivo del gobierno de los Estados Unidos, en mi opinión, es el de instigar la subversión contrarrevolucionaria en Cuba, con la hipótesis hipócrita de un proceso de transición a la democracia burguesa y capitalista, por eso tantas veces Obama repite que los USA son un país democrático a imitar y tener como ejemplo.

Habría que preguntarse de qué democracia estamos hablando y si él sabe que existen en el mundo, además de la democracia representativa -la que después no representa nada visto que vota cada vez menos gente incluso en Italia y en Europa-, también la democracia popular, la democracia participativa, la democracia socialista y de base que se expresa por ejemplo con los Comités de Defensa de la Revolución (CDR), donde toda la población se reúne cotidianamente para gestionar los barrios, para gestionar la seguridad, la sanidad, la democracia participativa, para decir cuáles son los candidatos a las elecciones, para revocar a los candidatos después de seis meses si no mantienen sus compromisos electorales.

En relación con la economía, Obama defiende el mercado capitalista, de hecho ha realizado aperturas a la que llama economía privada que está avanzando en Cuba. Pero en la Isla Grande no hay ninguna forma de economía privada, en Cuba se realizaron actualizaciones y perfeccionamientos de la planificación en el VI Congreso del Partido Comunista, en el año 2011, y es la séptima vez, en cincuenta años, que se modifica el modelo de planificación, porque los cubanos son totalmente flexibles.

Como dijo claramente el Comandante Fidel en su discurso del 1 de Mayo del 2001: “Revolución es el sentido del momento histórico”, hay que saber modificar los modelos de referencia, siempre permaneciendo fieles a la estrategia socialista, y así cambiar según los equilibrios de fuerza en las relaciones internacionales. Cuba ha buscado en estos años sencillamente hacer más eficiente la economía, y este argumento se retomará en el VII Congreso, ahora en abril, después de cinco años, como había prometido el Partido Comunista, incluyendo también formas de trabajo individual en los servicios no estratégicos.

Obama se ha referido también a la nueva reglamentación del turismo, de acuerdo con la cual cualquier ciudadano americano puede visitar Cuba; por contra y realmente, si se analizan las leyes de los Estados Unidos, incluso después del 17 de diciembre del 2014, éstas dicen que cualquier ciudadano americano puede ir a Cuba solamente si su viaje se realiza en un programa a tiempo completo para actividades de intercambio educativo, para mejorar el contacto con el pueblo cubano y con la sociedad civil, y para promover la independencia del pueblo cubano con respecto a las autoridades del país. ¡No me parece una gran libertad de movimiento!

Sobre la cuestión Guantánamo, Obama continúa afirmando que aquel territorio es estadounidense y el verdadero motivo de la limitación a la soberanía territorial de Cuba es impuesto, porque este espacio sirve a los Estados Unidos para mantener el control militar de Cuba.

Sobre el bloqueo no se ha tomado ninguna decisión, la cuestión no se ha tocado porque lo que ha querido evidenciar Obama es que resolver el problema no es responsabilidad suya; apelará al Congreso, pero no dependerá de él lo que resulte.

Una consideración no oficial: personalmente he visto justa desconfianza y frialdad hacia la mucha hipocresía desplegada en los discursos de Obama. Incluso en el momento en que Obama partía; con la habitual cortesía los cubanos le han estrechado la mano, le han sonreído. Pero si se miran las imágenes, está claro que fue un momento incómodo cuando Obama con simpatía y por su papel seductor se dirigió a Raúl Castro e intentó abrazarlo, y Raúl de manera cortés y con una sonrisa simplemente le estrechó la mano y levantó la del presidente USA.

La cosa más veces repetida por Obama fue que en los ochos años de gobierno ha sido un portador, un intérprete, un testimonio de la paz. ¡¿Cómo se puede afirmar esto, ante la evidencia de que en estos ocho años no ha habido nunca ni un mes de paz?! Hay todavía tantos conflictos abiertos por el imperialismo estadounidense.

Un hombre de iglesia, demócrata y progresista sin dudas como Frei Betto ha puesto en evidencia de manera clara que los Estados Unidos intentan una anexión simbólica, a nivel mundial, a través de los medios de comunicación, el comercio, la discriminación y el dominio cultural. La prueba de eso es la conclusión del discurso de Obama con el lema “se puede”... Cierto, se puede, ¿pero qué se puede? ¿para qué?

Se ha apelado al pueblo cubano diciendo que los americanos serán socios de los nuevos empresarios cubanos, pero sería bonito que pensase también que además de estos pocos empresarios emergentes, en Cuba hay un pueblo representado por la sociedad civil que es el sindicato de los trabajadores, el partido, que són los CDR, que son las asociaciones de mujeres, que son las asociaciones de ciudadanos, que se movilizan por la gestión de los barrios, por la amistad y la solidaridad, etc.

Cuando se apela al pueblo cubano hay que saber que además de existir diferencias entre los dos gobiernos, estadounidense y cubano, en el tema de los derechos humanos, hay que recordar también, como ha dicho Raúl, que “los derechos humanos son indivisibles”, es un pastel del que de ningún modo se puede comer y simular que se saborea solamente un pedazo que no tiene que ver con el resto.

Cuando Raúl Castro dijo que destruir un puente es muy fácil pero reconstruirlo sólido y resistente es un trabajo muy largo y difícil, me parece que pretendía decir que se agradece al presidente Obama los esfuerzos y los pasos dados en estos 15 meses, desde diciembre del 2014. Pero que no se pueden adoptar formas hipócritas y cómodas sobre la democracia, centrada en los derechos como ficción, y sobre el bloqueo, y después no dar un paso adelante para cerrar esta infame página de brutal guerra económica.

Raúl ha repetido también, de forma clara, que la restitución del territorio de Guantánamo, donde está instalada la base naval norteamericana, y el fin del bloqueo son elementos ineludibles para normalizar las relaciones. Ha querido recordar sus decididas palabras, otras veces enunciadas en el Parlamento, sobre el devenir histórico de Cuba que, ciertamente, puede cambiar y perfeccionar su modelo, pero estará siempre dentro de un sistema socialista; y sobre la exclusividad de la soberanía y la autodeterminación, que compete solamente al pueblo cubano.

Esto significa reafirmar que se quiere tener una relación con los USA de convivencia pacífica y respetuosa, pero que cada uno tiene su perspectiva política y social y que existen diferencias políticas enormes sobre el modelo de sociedad. Creo que reconocer esto será extremamente importante.

El presidente Raúl ha reafirmado que el proceso de normalización de vínculos bilaterales apenas ha comenzado, que será largo y difícil, pero se ha llegado a este punto por voluntad de los dos países. Obama ha encontrado un país vivo de democracia substancial que contribuye activamente a la paz en el mundo, a la estabilidad en AL, con un papel fundamental no solamente en el ALBA, sino también en la CELAC y en la UNASUR.

El concepto martiano de la difusión de la cultura revolucionaria por parte de Cuba es un principio fundamental, la oferta generosa de su pueblo de amistad y dignidad ha caracterizado siempre a este país en la práctica de la solidaridad internacional.

Quiero también recordar algunas palabras del comandante Fidel Castro después del 11 de septiembre del 2001: “Hoy es un día trágico para los Estados Unidos y vosotros lo sabéis bien porque aquí nunca se ha sembrado odio contra el pueblo estadounidense, por su cultura y la falta de complejos; puesto que somos hombres completamente libres tenemos una patria y no tenemos patrones, Cuba es el país donde los ciudadanos estadounidenses son tratado con más respeto, no hemos practicado nunca ningún género de odio, ni cosas similares al fanatismo, por eso somos fuertes, la revolución es fuerte, basamos nuestra conducta en los principios, en las ideas y tratamos con grande respeto a todos los ciudadanos estadounidenses que visitan nuestro país”...

Con el mismo respeto se ha tratado a Obama, pero sin conceder nada en relación a las opciones de gobierno y de sociedad que la revolución ha sabido darse, consolidando en la práctica cotidiana la superioridad política de la democracia socialista enfrente de la brutal democracia del lucro y el beneficio económicos.

La esperanza es que la visita del Presidente de los Estados Unidos, que parece más de fachada que de contenidos, se pueda transformar concretamente en una opción de camino real hacia la normalización, pero siempre dentro del respeto al proceso socialista y a la autodeterminación del gobierno y del pueblo cubanos.

ROD: Es la esperanza en la cual nos unimos. Con estas palabras de Fidel saludamos a Luciano, agradeciéndole esta entrevista que ha sido una auténtica lección de carácter económico social y político en relación con lo que está sucediendo en Cuba y las relaciones con Estados Unidos. Visto que has hablado tanto de derechos humanos me permito concluir recordando un aspecto en relación con la transparencia: bastaría hablar del caso Snowden sobre el espionaje de los USA para tener una idea de cómo actúa ese país; y tu has recordado justamente a Óscar López Rivera, así dedicamos a todos los desgraciadamente presos políticos reales esta charla inteligente!

L.V: Esta transmisión la dedicamos al pueblo cubano, a la revolución socialista y, como dices tú mismo, no sólo a los prisioneros políticos en los Estados Unidos, sino a todos los presos políticos que están en las cárceles del imperialismo y del capitalismo solamente porque quieren decir que otro mundo es posible porque es necesario.

En relación a las referencias y para ulteriores estudios también sobre los temas tratados en esta entrevista se pueden ver las tres reflexiones fundamentales de Fidel Castro, Raúl Castro y Bruno Rodríguez, en esta página web: www.nuestra-america.it

Traducción de Pep Valenzuela. 03/04/2016

Venerdi 1 aprile 2016, ore 16.30-18.30

Sala Conferenze del Broletto, 1 piano

Via Paratici 21, Pavia

Il presidente degli Stati Uniti barack Obama si dispone a salire sull’aereo Air Force 1, nell’aeroporto Internazionale José Martí,  concludendo la sua visita ufficiale a Cuba iniziata domenica 20.

Obama continua la sua agenda di viaggio in Argentina che prevede un incontro con il suo omologo, Mauricio Macri nella Casa Rosada, sede della presidenza in questa nazione sudamericana.

Durante il suo sogiorno a Cuba il 44ª presidente degli Stati Uniti  ha visitato con la comitiva che lo ha accompagnato alcuni luoghi del Centro Storico della capitale,  come la Plaza de Armas, il Palazzo dei  Capitani Generali e la Cattedrale de L’Avana con la guida dello storiografo della città, Prof. Eusebio Leal Spengler.

La mattina di lunedì 21 marzo, Barack Obama ha partecipato alla cerimonia in omaggio all’Eroe Nazionale di Cuba José Martí e ha posto una corona di fiori davanti al monumento in Piazza della Rivoluzione. 

Quindi ha sostenuto conversazioni ufficiali con il presidente dei Consigli di Stato e dei ministri, Generale d’ Esercito Raúl Castro Ruz.

Poi i due mandatari hanno offerto dichiarazioni alla stampa, con una vasta ripercussione internazionale.  
Nel pomeriggio di lunedì ha parlato nel Forum degli Affari con lavoratori del settore statale e di altre forme di gestione cubane.

Oggi Obama ha offerto un discorso ai rappresentanti della società civile cubana dal Gran  Teatro Alicia Alonso, e ha assistito ai primi due innig, con la sua famiglia  e i membri del suo gabinetto, di una partita di baseball tra il  Tampa Bay Rays delle Grandi Leghe delgi USA e una selezione nazionale di Cuba. 

Era presenta anche il presidente cubano Raúl Castro, con il presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare Esteban Lazo, il primo vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Díaz-Canel, tra i vari funzionari del governo di Cuba.

La visita di Obama è avvenuta 15 mesi dopo l’annuncio del processo di ristabilimento delle relazioni tra le due nazioni, il 17 dicembre del 2014 ed è la prima visita realizzata da un presidente degli USA dopo il trionfo della Rivoluzione. 

Nel quadro delle attività organizzate per celebrare il 3° Anniversario della scomparsa fisica del Comandante Hugo Rafael Chávez Frías, l’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in collaborazione con Sapienza Università di Roma,  ha realizzato il Seminario Internazionale "Il ruolo della Rivoluzione Bolivariana in America Latina: unità dei popoli, democrazia e multipolarità”, al termine del quale è stato proiettato il documentario “Mi amigo Hugo”, del regista Oliver Stone.  

Il prestigioso Ateneo ha aperto le sue porte al governo Bolivariano affinchè un gran numero di studenti, docenti e ricercatori conoscessero la realtà affrontata in questo momento dal popolo venezuelano e latinoamericano, che vivono una costante lotta contro il neoliberalismo selvaggio.

 Il professor Luciano Vasapollo, Delegato del Rettore della Sapienza per le Relazioni Internazionali con i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, nel suo intervento ha riassunto la gestione del leader della Rivoluzione Bolivariana, il quale ricevette nelle sue mani un paese che, per più di 40 anni, aveva vissuto sotto il dominio delle cupole adeco-copeyane (principali partiti al potere), che avevano consegnato la nazione nelle mani del FMI e della Banca Mondiale, organismi che, attraverso le loro misure politiche, avevano sommerso il popolo in una crisi profonda.

 Vasapollo ha sottolineato che Chávez svolse un ruolo fondamentale nell’integrazione latinoamericana, nella lotta contro un determinato sistema economico, politico, sociale e nella ricerca di una nuova geopolitica dell’integrazione e della cooperazione tra i popoli, basata sul rispetto e la fratellanza. In questo senso, ha dichiarato "Il Comandante Supremo si è sempre sacrificato per il suo popolo e non ha mai abbandonato il campo di battaglia: è stato un uomo semplice, umile, che ha saputo rappresentare il potere popolare. Per questo, al mondo, non c’è rivoluzionario che non ricordi la figura di Chávez".

 Il Seminario ha permesso, allo stesso tempo, di far conoscere il lato umano e sensibile del Comandante Eterno,  cui ha fatto più volte riferimento Vasapollo e che Oliver Stone ha cercato di plasmare nel documentario  "Mi amigo Chávez": la proiezione, infatti, ha catturato i presenti, evocando in tutti l’essenza di questo leader che è rimasto nella storia venezuelana come "Il Gigante". "Chávez, non è solo un patrimonio del Venezuela ma di tutta l’umanità, per le sue lotte e le sue conquiste” ha concluso Vasapollo.

 All’evento ha preso parte anche l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaías Rodríguez, che ha spiegato che forse Chávez non immaginava la trascendenza storica che avrebbe avuto per il Venezuela e per la nuova geopolitica mondiale. “E’ stato un uomo che ha voluto darci una formazione politica e sociale, lasciando seminato dentro di noi qualcosa che potesse perdurare e germogliare proprio come un seme”.

 Secondo Rodríguez, grazie al Comandante Chávez “Il paese oggi possiede maggiore coscienza di se” ed ha aggiunto: “Non mi riferisco semplicemente alla coscienza di classe o  alla coscienza dei più umili e degli esclusi: anche la borghesia ha preso coscienza di quello che rappresenta e, per questo, in tutto questo tempo ha esercitato la sua condizione di borghesia, mentre il popolo ha esercitato la sua coscienza di classe, storica e di identità con il suo paese”. 

 “Chávez è seminato in un paese ed è latente in tutto il Venezuela ed in molti paesi del mondo che ha visitato, come i paesi africani, latinoamericani, arabi, che lo sentono molto vicino. Oggi abbiamo un Venezuela che non si lascerà vincere:  dovrà mandare giù bocconi amari e duri, ma non si lascerà sconfiggere”, ha concluso Rodríguez.

Traduzione dallo spagnolo : ambasciata del Venezuela in Italia

Profesor Vasapollo: Chávez es patrimonio del mundo

En el marco de la conmemoración del III año de la siembra del Comandante Eterno, la Embajada de la República Bolivariana de Venezuela, en hermandad, con la Universidad Sapienza de Roma, realizó el Seminario internacional "el papel de La Revolución Bolivariana en América Latina: unidad de los pueblos, democracia y multipolaridad", evento donde se proyectó el documental “Mi amigo Hugo” del reconocido director Oliver Stone.

La prestigiosa Universidad de la Sapienza, abrió sus puertas al gobierno Bolivariano para que una multitud de estudiantes, docentes e investigadores, pudieran conocer la realidad que actualmente enfrenta el pueblo venezolano y latinoamericano quienes viven una constante lucha contra el neoliberalismo salvaje.

El profesor Luciano Vasapollo, Delegado del Rector para las Relaciones Internacionales de los países de América Latina y del Caribe, de la Universidad Sapienza, hizo un recuento de la gestión del líder de la Revolución Bolivariana, quien recibió un país que por más de 40 años, vivió bajo el dominio de las cúpulas adeco-copeyana que habían entregado la nación al FMI y el Banco Mundial, entes que con sus medidas políticas sumergieron al pueblo en una profunda crisis.

Vasapollo recalcó que Chávez desempeñó un papel fundamental en la integración Latinoamericana, la lucha contra un sistema económico, político, social y la búsqueda de una nueva geopolítica de integración y cooperación entre los pueblos, sustentado en el respeto y el humanismo. En ese sentido, dijo que el "Comandante Supremo siempre se sacrificó por su pueblo y nunca, nunca abandonó el campo de batalla, fue un hombre sencillo, humilde que representó el poder popular, de allí que hay ningún revolucionario en el mundo que no recuerde la figura del Chávez".

Dicho evento, a su vez permitió dar a conocer el lado humano y sensible del Comandante Eterno, del cual hace referencia el catedrático Vasapollo y que dejó plasmado Oliver Stone en su documental "Mi amigo Chávez", el cual tras su proyección, cautivó y rememoró en los presentes la verdadera esencia de ese líder que más tarde, quedara en la historia venezolana como el "Gigante". "Chávez no es sólo un patrimonio de Venezuela sino de la humanidad por sus luchas y conquistas" resaltó Vasapollo.

Por su parte, el embajador de la República Bolivariana de Venezuela ante Italia, Julián Isaías Rodríguez, expuso que Chávez quizás nunca se imaginó la trascendencia histórica que tendría para Venezuela y la nueva geopolítica mundial. “Fue un hombre que quería darnos una formación política, social. Dejarnos sembrado por dentro algo que pudiera perdurar y que fuera realmente una semilla”.

Para Rodríguez, gracias al Comandante Chávez, “el país hoy tiene más conciencia de sí mismo y no me refiero simplemente a la conciencia de clase, ni a la conciencia de los desposeídos y excluidos, también la burguesía tomó conciencia de lo que son y por eso han ejercido ha durante todo este tiempo su condición de burgués, mientras que el pueblo ejerció su conciencia de clase, histórica y de identidad con un país.

“Chávez está sembrado en un país y está latente en toda Venezuela y en muchos países del mundo donde caló fuertemente como los africanos, latinoamericanos, árabes, quienes lo sienten muy de cerca. Hoy tenemos una Venezuela que no se dejará vencer, que tendrá tragos amargos y duros, pero que no se dejará vencer” precisó Rodríguez.

 
 
 
 
 
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Ricordando il COMANDANTE Presidente HUGO CHAVEZ a tre anni dalla scomparsa fisica :
Venerdì 4 marzo ore 14,00 Univ sapienza Roma ple Aldo Moro 5 , nel corso del prof Vasapollo,
PROIEZIONE DEL Documentario di OLIVER STONE "Mi amico HUGO "
e SEMINARIO INTERNAZIONALE con interventi dell Ambasciatore del Venezuela Julian Isaias Rodriguez e Luciano Vasapollo

Una delegación de Cestes visitó Bolivia en los últimos días para llevar a cabo reuniones y seminarios. En los dos primeros días de estancia en Cochabamba, la delegación de CESTES, Centro de Estudios de USB, tuvo reuniones con los centros de estudio de formación política, sindicales y con la Universidad de Saint DEI SUD (EL CARACOL EN LA TIERRA DEL SUR) seguida de una entrevista para la televisión boliviana sobre la crisis sistémica del capital y la situación política económica internacional, el ALBA y los sistemas alternativos.

 Al día siguiente la delegación llegó a La Paz y por la tarde se produjo el Acto oficial del Gobierno Boliviano de Presentación del libro Sur Sur con un informe del Canciller David Choquehuanca y del profesor universitario Hugo Moldiz, en una sala del Ministerio del Exterior, llena de embajadores de la ONU, de dirigentes sindicales e intelectuales militantes.

 La mañana del cuarto día tuvo lugar la FIESTA DE LA PACHAMAMA POR LOS DIEZ AÑOS DE GOBIERNO REVOLUCIONARIO DEL COMPAÑERO EVO.

A las tres de la mañana se partió con el presidente Evo para ir a Tiwanaku, el lago más alto del mundo a 4.300 metros de altura, para esperar la salida del sol para la ceremonia de agradecimiento a la Madre Tierra en ocasión del décimo aniversario de la victoria de la revolución de los pueblos bolivianos y del Estado plurinacional de Bolivia para el socialismo del Vivir Bien. A las 5,30 empezó la parte central de la ceremonia con el Presidente, con el respeto de la hermosa madre tierra y en compañía del “gran fuego” esperando que de la montaña más alta de más de 6000 metros saliera el sol, donante de energía para servir al pueblo y defender a la humanidad. El presidente Evo ha gradecido Pachamama Madre Tierra por haberle dado la fuerza necesaria para lograr estos diez años de revolución por la conquista social de los 36 pueblos de Bolivia y por representar con esta revolución cultural indígena del Vivir Bien un horizonte de esperanza para los pobres y los explotados de toda la tierra, y para pedir al sol que todavía estaba saliendo toda la energía para reforzar el proceso de cambio en la revolución del socialismo comunitario.

 

Paisajes increíbles de cuento, campesinos y pueblos estupendos, emoción cultural e inmensa política que llena de júbilo y motivaciones cada vez más fuertes para luchar contra el imperialismo, contra cada forma de eurocentrismo, contra la sociedad del capital por el internacionalismo de clase socialista. En los días siguientes se dieron reuniones y encuentros muy importantes con el Presidente Evo Morales, con el Ministro de Economía Arce, con el Ministro de  Asuntos Exteriores David Choquehuanca, con varios viceministros y con organizaciones sociales territoriales, con docentes y estructuras universitarias, con estructuras sindicales campesinas, obreras, de comercio, metropolitanas y con la Red en Defensa de la humanidad, con centro de investigación de la Visepresidencia y varios centros de estudios sindicales, políticos y sociales.

 

La delegación de CESTES fue invitada por el Presidente Evo Morales al Parlamento, donde tuvo lugar el discurso de más de seis horas para presentar los resultados de los 10 años de gobierno y reivindicó no sólo el fuerte carácter antiimperialista y anticapitalista sino también la vía socialista del modelo revolucionario boliviano; dio un informe detallado sobre los excepcionales resultados políticos y económicos sociales e internacionales y habló sobre el próximo plan quinquenal para reforzar la transición socialista en los próximos años de gobierno.

De gran carácter marxista fue también el discurso del querido hermano, el Vicepresidente Álvaro García Linera, que explicó la originalidad del modelo socialista boliviano y cómo reforzarlo en el plano internacional.

 

La delegación asistió también en la tribuna institucional con todo el Gobierno boliviano al desfile de los movimientos sociales para celebrar los 10 años de gobierno revolucionario y los seis años de Estado plurinacional de los 36 pueblos pueblos originarios, por el indigenismo de clase revolucionaria de los cocaleros, mineros, campesinos y obreros. Durante cuatro horas desfilaron centenares de millones de compañeros provenientes de las 36 naciones bolivianas, representando los cientos de organizaciones de movimientos sociales y sindicales de clase obrera, campesinos, profesores, comerciantes, pequeños productores; centenares de millones de obreros, un verdadero bloque histórico revolucionario de este interesante y creativo modelo de socialismo comunitario sindical social. Una lección de cultura popular y política enorme, una cada vez mayor convicción de que sólo la dura y constante lucha de clase puede cambiar el destino de los explotados; una experiencia inolvidable que queremos compartir para continuar a trabajar duro, aquí y ahora. También nosotros sin pausa, con las luchas del sindicalismo conflictivo de clase, con los movimientos sociales antagonistas.

 

El 23 de enero se llevó a cabo el encuentro internacional de los movimientos sociales con las delegaciones de todos los países de América Latina y Palestina, y nuestra delegación fue la única enviada por parte de Europa. El meeting se abrió con el discurso de Evo Morales y después con el himno internacional.

 

 

Se formaron cuatro comisiones de trabajo y la delegación de CESTES participó en la que trataba sobre “Crisis y modelos políticos socioeconómicos alternativos”.

A continuación tuvimos un largo y afectuoso encuentro con el vicepresidente Alvaro García Linera, y sucesivamente con Ignacio Mendoza, secretario nacional del partido comunista boliviano, miembros de la Red en Defensa de la Humanidad, profesor y decanos de la Universidad de San Andrés, con redes sociales y sindicales.

Una visita muy intensa y rica en resultados culturales y político sindicales que refuerzan nuestras ya antiguas y consolidadas relaciones con el gobierno revolucionario boliviano, con intelectuales, centros de estudios y movimientos sociales y organizaciones sindicales.

¡VIVA EVO PRESIDENTE Y COMPAÑERO CAMPESINO !
¡VIVA EL SINDICALISMO DE CLASE Y EL INTERNACIONALISMO PROLETARIO!

¡VIVA TUPAC KATARI Y LA LUCHA ANTIIMPERIALISTA DEL GRAN PUEBLO BOLIVIANO Y LA AUTODETERMINACIÓN DE LOS PUEBLOS!
¡HASTA LA VICTORIA, SIEMPRE !

Informe difundido en la reunión internacional de los movimientos sociales de la delegación de CESTES

 

 

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