“Il Papa ci invita a scoprire l’altro come fratello”, ha spiegato il segretario di Stato Pietro Parolin, alla presentazione del libro “La tunica e la tonaca” di padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi. È questo, ha detto, il messaggio che il Papa ci manda attraverso l’Enciclica “Fratelli tutti, che Francesco firmerà il prossimo 3 ottobre davanti nella Basilica Maggiore, davanti alla tomba di San Francesco.

“Alla vigilia della firma della terza enciclica di Papa Francesco, ci rendiamo conto che per riparare, ricucire, abbiamo bisogno della fraternità e superare la contrapposizione amico nemico, bianco nero. Il nostro tempo liquido e triste, colpito dalla pandemia può sembrare un tempo per realisti, per costruttori di muri, eppure è proprio in questo nostro tempo che Francesco ha scelto il vocativo ‘Fratelli tutti’, ha aggiunto, inoltre, il principale collaboratore di Papa Francesco.

“E del resto anche il mondo di San Francesco non era pacifico, era un groviglio di conflitti pieno di mura e di torrette difensive. Proprio in questo contesto emerse l’audacia di uno sparuto gruppo che volle predicare la pace”, ha concluso Parolin.

Alla presentazione del libro, che si è svolto nel bel cortile del Protettorato San Giuseppe a Roma – un importante ente benefico attivo nel campo della formazione, del dialogo e della solidarietà – era presente un amico del FarodiRoma, Luciano Vasapollo, docente di Politiche Economiche alla Sapienza nonché delegato del rettore per i rapporti con l’America Latina e il Caribe.

Tra l’altro, Vasapollo – che, a termine dell’iniziativa, ha avuto un cordiale dialogo con il segretario di Stato di Papa Francesco – ha donato al cardinale Parolin una copia della sua ultima fatica, “Volta la carta… nel nuovo sistema economico e monetario: dal mondo pluripolare alle transizioni al socialismo”.

 

Il 27 maggio si è tenuta una prestigiosa iniziativa, ( questo è il link per ascoltare il convegno https://youtu.be/_yOJYSvQsHo) organizzata dal Centro de Investigación Clacso-RUIS, Otras Voces en Educación e CEIP, e moderata da Luiz Palomino e Luis Bonilla-Molina, sugli “Stati Uniti e la loro tradizione di ingerenze” nel mondo ma soprattutto in America Latina. Alla conferenza, che sarà trasmessa on line su questo link, parteciperanno importanti studiosi di diversi paesi, come Atilio Boron (Argentina), Antonio Elias (Urugay), Stella Calloni (Argentina), Luciano Vasapollo (Italia) e Olmedo Beluche (Panamá). Si tratta di un importante incontro per discutere della situazione attuale; nel momento in cui gli Stati Uniti, a causa della gestione erratica e sostanzialmente sbagliata dell’emergenza sanitaria, hanno bisogno di trovare un capro espiatorio, essi hanno deciso di aumentare le sanzioni e inasprire il blocco contro Cuba e il Venezuela. Due nazioni che non si sono tirate indietro dinanzi alla pandemia e hanno inviato i propri medici in giro per il mondo.

FarodiRoma, pertanto, ha deciso di intervistare uno dei relatori, Luciano Vasapollo, economista e caposcuola marxista, il quale è stato tra i fondatori, insieme ai Comandanti Eterni Fidel Castro e Ugo Chávez della Rete di Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità (a Caracas nel 2004).

Luciano Vasapollo, che cosa significa l’iniziativa di domani e perché è così importante?

Come vorrei sottolineare, si tratta di un momento di particolare interesse, perché studiosi e esperti di questioni internazionali e di economia si incontrano per discutere di un tema dirimente: l’azione perversa dell’imperialismo e gli strumenti per contrastarlo. Gli Stati Uniti, con le loro sanzioni, colpiscono la popolazione dei governi che desiderano rovesciare in quanto rappresentano un ostacolo al loro dominio planetario incontrastato. Questo è il caso di Cuba, che soffre da sessant’anni un blocco criminale, denunciato più volte da quasi la totalità dei paesi durante l’assemblea delle Nazioni Uniti, e del Venezuela. Questi paesi rappresentano una minaccia perché offrono un modello alternativo al sistema di sfruttamento, sull’uomo e sulla natura, proprio del capitalismo. Inoltre, mettono a repentaglio l’egemonia statunitense in quello che i nordamericani considerano il proprio giardino di casa, ossia tutto il Sudamerica. Va sottolineato che Obama aveva preso delle misure positive di alleggerimento del blocco, ma con Trump la situazione sta velocemente peggiorando. Il costo per Cuba è stato atroce. Eppure la piccola isola caraibica ha saputo resistere. Nonostante da sei decadi undici milioni persone soffrano questo blocco, Cuba è rimasta fedele agli ideali della cooperazione internazionalista e della solidarietà. Ne abbiamo avuto una dimostrazione tangibile in questi mesi terribili, segnati dalla peggiore epidemia della storia recente, durante i quali Cuba ha prestato assistenza, non solo nel Terzo Mondo, come essa aveva sempre fatto, ma anche in paesi del cosiddetto Primo Mondo, come la Spagna e, come sappiamo benissimo, l’Italia. Quello che mi viene da chiedere: Quanto di più Cuba avrebbe potuto aiutare oggi se non avesse dovuto vedere il proprio potenziale diminuito da sessant’anni di prepotenza e arroganza da parte degli Stati Uniti? È dovere di tutti i democratici, oltre che dei marxisti e dei cristiani di base, combattere contro tutte le possibili forme di blocco e sanzioni.

Un altro bersaglio di Trump e degli Stati Uniti è stato il Venezuela. In questi mesi abbiamo visto un escalation molto pericolosa. Che cosa può dirci?

Il Venezuela è considerato una minaccia alla sicurezza nazionale dagli Stati Uniti. Dall’amministrazione Obama, questa nazione sovrana è stata posta in “stato d’emergenza”. Come è noto, il Venezuela è sottoposto, da parte degli Stati Uniti, a un blocco totale, il quale colpisce in particolar modo non solo l’industria petrolifera della Repubblica Bolivariana, ma anche la sua capacità di estrazione dell’oro e la possibilità per il Venezuela di vendere, sul mercato azionario, obbligazioni, le quali sarebbero utili per ristrutturare il suo debito estero. Questo tema è di particolare importanza perché ha ricadute che vanno ben al di là dei rapporti bilaterali tra il Venezuela e gli Stati Uniti, che fanno valere de facto l’extraterritorialità delle proprie leggi e della propria giurisdizione. Per la Repubblica Bolivariana sussiste il divieto di effettuare qualsiasi transizione finanziaria non solo negli USA ma in tutti paesi che rientrano nel circuito economico finanziario dominato dagli Stati Uniti. Le banche di quasi tutto il mondo si sono arrogate il diritto di trattenere 8 miliardi di dollari di risorse venezuelane. Abbiamo visto sia il congelamento di tutti i conti bancari sia la confisca di tutti i beni venezuelani negli Stati Uniti per un valore approssimativo di 20 miliardi di dollari. Anche la compagnia area statale venezuelana, CONVIASA, è stata sanzionata. L’obiettivo è soffocare l’economia di questo paese.

Inoltre gli Stati Uniti vigilano gelosamente affinché il blocco sia rispettato impedendo qualsiasi tipo di importazione in Venezuela, concentrandosi principalmente sulle medicine e gli alimenti. Secondo un report del CEPR, un centro di ricerca con sede a Washington DC, solamente tra il 2017 e il 2018, le sanzioni di Trump hanno causato la morte evitabile di 40 000 venezuelani e addirittura 300 000 persone si trovano a rischio per il futuro. Tra queste, dobbiamo considerare le 80 000 persone affette dall’aids che dal 2017 non possono ricevere alcun tipo di trattamento antivirale, 16 000 venezuelani che non possono accedere alla dialisi, 16 000 persone colpite dal cancro e 4 milioni con il diabete o che soffrono di ipertensione, molte delle quali non possono avere l’insulina e le medicine per trattare queste patologie.

L’Unione Europea si differenzia in qualche modo dagli Stati Uniti in questo approccio?

Riguardo al Venezuela, l’orientamento della UE oscilla tra l’ipocrisia e la complicità. Con grande dose di cinismo, la UE ha applicato la propria quota di sanzioni alla Repubblica Bolivariana. Inoltre, l’Unione Europea riconosce l’autoproclamato presidente Juan Guaidó come presidente e calpestando la sovranità del Venezuela chiede un cambio di governo per rimuovere o soltanto alleggerire le sanzioni. L’atteggiamento privo di scrupoli della UE lo abbiamo visto all’opera recentemente, quando è stato reso palese il coinvolgimento del signor Guaidó nell’impresa mercenaria capitanata dall’agenzia yankee SilverCop, il cui obiettivo immediato era la rimozione del Presidente Maduro (con sequestro o con il suo assassinio). È stato svelato anche un contratto di 212 milioni di dollari firmato dalle controparti. Ma la UE è rimasta in silenzio.

Il tema del nuovo sistema monetario e l’importanza della resistenza monetaria è al centro dell’ultimo trattato di Vasapollo, scritto con Rita Martufi e Joaquin Ariolla, Volta la carta… nel nuovo sistema economico monetario: dal mondo pluripolare alle transizioni al socialismo, pubblicato da EdizioniEfesto (Roma). La crisi del dollaro e l’emersione di altre monete potrà portare ad una democratizzazione delle relazioni internazionali?

Questo è un tema particolarmente importante. Chiaramente, esistono delle tendenze in atto che vanno in questa direzione. Cionostante, le classi dirigenti nordamericane hanno messo in piedi potente strategia, come quella dei blocchi, per tentare di invertire questi processi, che sicuramente possono mettere in discussione, nel medio e lungo periodo, l’egemonia statunitense. Come abbiamo sottolineato in Volta la Carta, che è stato dato alle stampe proprio in questi giorni, andiamo incontro ad una progressiva de-dollarizzazione. L’ascesa di nuovi attori e la formazione finalmente di un mondo pluripolare, in prospettiva, può mettere in scacco l’egemonia dei circuiti monetari dominati dal dollaro. Per questo, dobbiamo fare molta attenzione alla questione della moneta. Lo yuan, la moneta del popolo cinese, il rublo, ma anche le cripto monete, possono rappresentare un’alternativa. L’indipendenza monetaria si situa al centro della nuova resistenza antimperialistica. Un evento che è accaduto proprio in questi giorni, che dimostra come le tendenze descritte in Volta la carta… sui processi di crollo del sistema unipolare siano in atto, è l’arrivo delle petroliere iraniane in Venezuela. Si tratta di un episodio emblematico della venuta meno dell’egemonia planetaria da parte degli Stati Uniti che non hanno osato respingere i navigli di Teheran.

Vede delle speranze?

L’appello del segretario dell’ONU, Antonio Guterres, per la sospensione delle sanzioni, cui hanno aderito tantissime voci internazionali, tra cui quella del Ministro degli Esteri della UE, Josep Borell, rappresenta un grande passo in avanti. Questa sospensione, utile per comprare medicine e alimenti durante questa pandemia, è stata realizzata con successo in Iran. Anche Sua Santità, Papa Francesco, ha chiesto la fine delle sanzioni e il rispetto della vita umana.

 

“Una formazione mercenaria, fortemente armata e proveniente dalla Colombia, ha tentato di sbarcare in Venezuela. Con la chiara intenzione di realizzare attacchi terroristici, fra cui un attacco al Palazzo Presidenziale De Miraflores, è giunta in prossimità delle coste della Repubblica Bolivariana. Tuttavia, l’attenta vigilanza da parte delle autorità Venezuelane e l’intervento delle forze armate rivoluzionarie sono riuscite a sventare questo tentativo di destabilizzare il paese”. Lo afferma Luciano Vasapollo, economista e caposcula marxista, che ha denunciato, a nome della Rete dei Comunisti, questo attacco sostenendo come la vigilanza debba essere continua. “L’assalto terrorista, pur essendo stato sventato dalla solerzia delle forze rivoluzionarie bolivariane, dimostra l’arroganza e la persistenza dell’imperialismo nel voler dirottare il corso scelto dal popolo del Venezuela. I terroristi erano in possesso di un gran quantitativo di armi e erano pronti a fare qualsiasi cosa pur di destabilizzare il paese, cercando di creare le condizioni per un colpo di stato. Si tratta dell’ennesimo tentativo, sotto la regia di Trump e Pompeo, di destabilizzare il Venezuela”.

“Cionostante – ha spiegato Vasapollo – la Repubblica Bolivariana continuerà la sua lotta per la cooperazione, la solidarietà e la pace”.

“Le autorità venezuelane – osserva l’economista – hanno sottolineato come il paese abbia reagito con calma, mobilitando le forze sociali e di sicurezza e come il Paese sia pronto a ricacciare indietro qualsiasi tentativo di invasione. Vasapollo, che ha recentemente partecipato ad una tavola rotonda, in occasione del Primo Maggio, insieme ad Adán Chavez, fratello del Comandante Eterno Ugo Chavez e ambasciatore della Repubblica Bolivariana a Cuba e a Ramón Labañino, uno dei Cinque Eroi Cubani detenuto nelle carceri dell’Impero, ha spiegato come le forze reazionarie e l’imperialismo non riescono a sopportare l’esempio che il governo di Maduro sta dando durante questa pandemia, in cui il numero dei contagi è stato particolarmente ridotto e il sistema sanitario socialista ha retto bene l’urto. A differenza di quanto successo in Colombia, in Brasile e a Washington, i cui governi cercano in continuazione di destabilizzare il Venezuela. Non riuscendo a salvaguardare la propria popolazione, vogliono creare dei diversivi. Sono note le fantasiose accuse a Maduro delle settimane scorse – il Presidente era stato accusato in maniera volgare e ridicola di essere un narcotrafficante – e il blocco navale davanti le coste della Repubblica Bolivariana, decretato dagli Stati Uniti. In un momento in cui tutti gli sforzi della comunità internazionale dovrebbero essere diretti a sconfiggere la pandemia, si cerca evidentemente una nuova guerra”.

“A nome della Rete dei Comunisti e di tutte le organizzazioni politiche e culturali che si riconoscono nella lotta all’imperialismo, e a nome ai compagni che sono attivi nel sindacato, Vasapollo ha voluto esprimere la massima solidarietà con il legittimo Presidente Maduro, con la Repubblica Bolivariana del Venezuela e con il popolo rivoluzionario chavista contro questo nuovo tentativo di golpe da parte di alcuni gruppi mercenari proveniente dalla Colombia, in combutta con gli Stati Uniti.

Questo attacco ricorda l’assalto di Playa Girón, rileva Vasapollo, in riferimento al “tentativo con cui i mercenari della Cia cercarono di abbattere il sogno rivoluzionario cubano. Tuttavia, Cuba riuscì a ricacciare indietro gli invasori e a smascherare la tigre di carta. L’intento dell’impero, in ogni modo, è sempre lo stesso, quello di sconfiggere le possibili alternative al modello basato sullo sfruttamento. Oggi più che mai, poiché la crisi del coronavirus sta dimostrando la fragilità e l’inefficacia del capitalismo nel proteggere la vita umana, è necessario difendere il popolo del Venezuela, sottoposto a un blocco criminale e a continui attacchi terroristici”.


 
 

 

Le “Brigate mediche cubane Henry Reeve” meritano assolutamente il Premio Nobel per la Pace. Questo è l’appello del Capitolo italiano della Rete degli Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali in Difesa Dell’umanità (di cui fanno parte, fra le altre associazioni, il CESTES e l’Associazione padre Virginio Rotondi per un Giornalismo di Pace, l’Associazione Rivista Nuestra America, FarodiRoma, la Rivista Proteo) Infatti, la piccola isola caraibica, durante questa pandemia di coronavirus, ha inviato più medici e operatori sanitari nel mondo che qualsiasi altro paese, anche fra le economie più sviluppate.

Come ha spiegato l’intellettuale marxista e docente di economia presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Luciano Vasapollo, “l’internazionalismo solidale di Cuba è sia un esempio che un modello per tutto il mondo. L’impegno di Cuba – che da tantissimi anni invia i propri medici e infermieri la dove c’è più bisogno, in paesi colpiti da terribili terremoti, epidemie, uragani e perfino eruzioni vulcaniche – merita un riconoscimento prestigioso, come il Premio Nobel per la Pace”.

In effetti, ha aggiunto Vasapollo – che insieme a Rita Martufi coordina il Capitolo Italiano della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità – “nell’agosto del 2005, infatti, fu reclutata dal popolo cubano una brigata di 1500 medici e tecnici specializzati nel settore della salute, con l’obiettivo di portare il proprio aiuto alla popolazione colpita dal terribile uragano Katrina. Tuttavia, l’arrogante governo degli Stati Uniti rifiutò questo soccorso, nonostante le condizioni gravissime in cui si trovava la città di New Orleans. Ciononostante, questo non impedì la costituzione della brigata Henry Reeve, che prese il nome da un volontario statunitense nella lotta per l’indipendenza di Cuba dal colonialismo spagnolo”.

Oggi, nel corso di questa terribile pandemia di coronavirus, la quale ha messo in crisi le nostre vite ed abitudini, ha spiegato Rita Martufi, “le brigate mediche cubane hanno raggiunto 28 paesi, in tutti i continenti. Si tratta di uno sforzo incredibile per un piccolo paese che ha messo a disposizione il suo bene più prezioso: Cuba ha investito tantissimo nella formazione di talenti nel campo medico e della ricerca. Nonostante il blocco economico, cui da sessant’anni è sottoposta la piccola isola caraibica, Cuba ha concentrato i propri sforzi per formare e esportare competenze mediche e umane, guardando alla cooperazione e alla fratellanza tra stati”.

La priorità di Cuba è stata il soddisfacimento dei bisogni sanitari del proprio popolo e l’impegno per la salute e il benessere di tutto il mondo, al di là delle preclusioni politiche e degli orientamenti ideologici. “Dal 1963”, ha sottolineato uno dei promotori e fondatori della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità (REDH) a Caracas nel 2004, Luciano Vasapollo, “quasi mezzo milione di professionisti e medici cubani hanno portato il loro aiuto in 160 paesi. In questo modo, l’isola caraibica ha dimostrato che i valori della solidarietà e della pace possono trionfare nei confronti della logica economica e della volontà di potenza”.

Per questo motivo si lancia questo appello affinché la prestigiosa giuria del Premio Nobel assegni alla Brigata di Medici cubani Henry Reeve il Premio Nobel per la Pace. Si tratta di un appello promosso dal Capitolo italiano della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, che è stato già sottoscritto da decine di intellettuali, democratici, progressisti, marxisti e esponenti del cattolicesimo di base e che è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la ragione dell’umanità. Nei prossimi giorni, verrà, infatti, fornita la lista dei primi aderenti.

FarodiRoma aderisce convintamente all’iniziativa che prende le mosse dall’idea di un’organizzazione francese, “Cuba Linda” ed è portata avanti da

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