Martedì 9 giugno si è svolto l’incontro tra le delegazioni della Sapienza e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. La delegazione del Venezuela era composta da Jorge Alberto Arreaza, Vice Presidente Esecutivo della Repubblica Bolivariana del Venezuela; Julian Isaias Rodriguez, ambasciatore presso la Repubblica Italiana; German Mundarain Hernandez, ambasciatore presso la Santa Sede; Gladys Francisca Urbaneja Duran, ambasciatore presso la Fao. 
All’incontro hanno preso parte, per la Sapienza, il rettore Eugenio Gaudio,  il Prorettore agli Affari generali Antonello Biagini, il Prorettore alla Ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico Teodoro Valente, il delegato alla cooperazione Umberto Triulzi e il delegato per i rapporti con l'America Latina e i Paesi Caraibici Luciano Vasapollo. Il Rettore Eugenio Gaudio ha espresso il convincimento che l’università La Sapienza e gli istituti universitari del Venezuela possano avviare importanti forme di collaborazione sul piano della didattica e della ricerca, ed esprime soddisfazione per il livello qualitativo dei rapporti che intercorrono nella convinzione che si possa realizzare un processo di crescita comune.

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All’età di 74 anni è morto a Montevideo lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano.

Galeano è considerato uno degli scrittori più importanti della letteratura latinoamericana. Tra le sue numerose opere ricordiamo"Memoria del fuego", "Los días siguientes", "Guatemala, país ocupado", "Su majestad el fútbol", "El fútbol a sol y sombra", "Crónicas latinoamericanas", "La contraseña", "Úselo y tírelo", "Patas arriba" oltre che la sua opera maggiormente conosciuta in tutto il mondo "Le vene aperte dell'America Latina".

A 14 anni, Galeano ha venduto il suo primo cartone animato a un quotidiano di  Montevideo. Negli anni Sessanta inizia la sua carriera di giornalista, lavora come redattore alla Marcia settimanale e per due anni nel giornale Epoca. Dopo il colpo di Stato del 1973, Galeano ha dovuto lasciare l'Uruguay e andò a vivere in Argentina, dove ha fondato una rivista di nome Crisi.

Ha conosciuto l’esilio in Europa, la lontananza, la nostalgia, ma non si è mai arreso. Quando è tornato in Uruguay, nel 1985, ha fondato il settimanale Brecha.

Per un soffio il più grande e importante paese dell’America Latina non è tornato sotto il tallone della destra liberista e filo statunitense. Per soli tre punti percentuali, ossia circa tre milioni di voti, la presidente uscente Dilma Rousseff ha battuto il suo sfidante Aecio Neves, arrivato ad un pelo dalla vittoria.

La presidente uscente ha vinto con il 51,64% dei voti, mentre al suo oppositore Neves sono andati il 48,36% dei suffragi. Quello di ieri é il risultato più scarso ottenuto dal Partito dei Lavoratori da quando il metalmeccanico Lula da Silva vinse le presidenziali nel 2002. E, paradossalmente, dodici anni dopo molti dei brasiliani che alla fine hanno deciso di recarsi alle urne e scegliere Rousseff in realtà lo hanno fatto pensando proprio a lui, al presidente operaio e alle mille promesse di riforma e di riscatto sociale, la maggior parte delle quali non mantenute e rimaste lettera morta.
Ma la prospettiva che l’ottava potenza economica del mondo potesse cadere di nuovo sotto il giogo di Washington ha spinto molti a scegliere il ‘male minore’, o a sperare di nuovo che la rinnovata vittoria possa imprimere ad un ormai incolore PT una nuova spinta riformatrice.

L’attuale presidentessa del  Brasile, Dilma Rousseff,ha  ottenuto la maggior quantità di voti nelle elezioni politiche di ieri, domenica 5, ma il vantaggio  non è stato sufficiente per  ottenere la vittoria e si andrà così al ballottaggio, il prossimo 26 ottobre, con il candidato del Partito della Social Democrazia Brasiliana, Aécio Neves.

Con più del 99 % dei seggi scrutati il  Tribunale Superiore Elettorale ha informato che Dilma, candidata del Partito dei Lavoratori  (PT), ha ottenuto il  41,52 % dei voti, Neves il  33,65 % e l’aspirante del Partito Socialista Brasiliano, Marina Silva, ha avuto solo il 21,29 %.

Il risultato è una nuova sorpresa nel convulso scenario politico brasiliano degli ultimi mesi, perchè sino a poche settimane fa tutte le inchieste davano la Silva come la possibile concorrente di Dilma  Rousseff in un ballottaggio, e in alcuni momenti l’avevano collocata alla pari con la Roussef.

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