IL PARTITO COMUNISTA DI BOLIVIA si rivolge all’opinione pubblica e specialmente ai lavoratori di campagna e città per ratificare la veridicità delle denunce circa l’esistenza di un piano cospirativo il cui obiettivo finale è la caduta del governo presieduto dal compagno Evo Morales. La “difesa” del TIPNIS è un grossolano pretesto. Dal 15 agosto, quando è iniziata la marcia a Trinidad, il governo ha esaurito tutte le sue risorse di persuasione per raggiungere un accordo. Senza dubbio la campagna concertata dei mezzi di comunicazione in potere della destra è riuscita ad imporre all’opinione pubblica un’immagine differente della realtà. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il boicottaggio, da parte dei dirigenti della marcia, alla proposta della “Ley Corta”, con la palese intenzione di impedire qualsiasi accordo.

La loro meta finale è arrivare a La Paz e provocare una situazione di estrema tensione e disordine con i rischi che ciò comporta per tutti ed in particolare per la democrazia. Fin dall’inizio della marcia non c’è stata volontà di dialogo, come ha dimostrato l’umiliazione inflitta al Cancelliere Choquehuanca. Con gran dispiego di propaganda, la feroce campagna mediatica, concertata a livello internazionale, dopo i deplorevoli eccessi di Chacarilla, ha immoralmente amplificato i fatti, parlando di un bambino assassinato, di vari morti e perfino di “massacro”. Però non si è detta una parola sui 15 poliziotti feriti. Questo tipo di propaganda negativa ha lo scopo di avvicinare persone alla causa dell’opposizione; sottrarre base sociale e mostrare il Presidente Evo Morales come un massacratore, genocida, anti ecologista e nemico dei popoli delle terre basse. È dimostrato il carattere politico dei propositi della cupola indigena del CIDOB con il suo appello pubblico all’annullamento del voto nelle elezioni giudiziarie. La cupola del CIDOB, è al servizio dell’imperialismo, pagata per questo attraverso le ONG e legata alla destra nativa, camuffata da ultrasinistra e da frustrati.

La verità è che si può pervenire a intese per mezzo del dialogo e della negoziazione sensata. Come nel caso dell’Assemblea del Popolo Guaranì, che è stata minimizzata dai mezzi di comunicazione antigovernativi. Abbiamo avvisato i dirigenti della Centrale Operaia Boliviana e delle organizzazioni sociali di non lasciarsi abbindolare di nuovo dai falsi profeti e dare corretta valutazione sulla tendenza alla violenza di coloro che approfittano della crisi politica per rimestare nel torbido, facendo gli interessi della destra reazionaria e golpista. Invitiamo il valoroso popolo di La Paz a evitare qualsiasi scontro, che è ricercato affannosamente da provocatori e infiltrati in queste occasioni, e a serrare le file in difesa delle conquiste raggiunte con il processo di cambiamento e con la lotta rivoluzionaria anti oligarchica e antimperialista.

La Paz, ottobre 2011

 

RISCATTIAMO LA PATRIA, VERSO IL SOCIALISMO

Commissione Politica del Partito Comunista di Bolivia

 

 

 

In Bolivia, a La Paz, è iniziato martedì 15 novembre il secondo Incontro Internazionale di Educazione Alternativa e Speciale con esperti invitati provenienti da Cuba, Colombia, Argentina, Equador e Bolivia.

Si sono aperti i lavori con un forum sull’Educazione Popolare, Comunitaria e Integrata secondo una prospettiva latinoamericana con la partecipazione di noti professionisti come Marco Raúl Mejía (Colombia), Fernando Lázaro (Argentina) e Alberto Guillén (Cuba).

Cuba, in particolare, ha ricevuto riconoscimenti da più parti circa la validità del suo modello educativo (in particolare quello relativo all’apprendimento di persone con disabilità o difficoltà) considerato superiore anche a quello degli USA.

L’Incontro Internazionale di Educazione Alternativa e Speciale è proseguito mercoledì con laboratori tematici contemporanei dedicati all’istruzione dei giovani e degli adulti, all’educazione Permanente, Speciale e all’alfabetizzazione e post alfabetizzazione.

Questo Incontro Internazionale punta a rafforzare la nuova politica educativa inaugurata nello Stato Plurinazionale da Evo Morales che mira ad applicare un nuovo modello di istruzione/educazione in particolare nell’Educazione Alternativa e Speciale. Il suo governo ha già permesso di rendere visibile la popolazione disabile e mira al pieno esercizio dei suoi diritti ed alla sua partecipazione nella comunità, nella famiglia e nella società. Prima del 2006 la stessa istruzione in Bolivia non era accessibile, mentre l’obiettivo che si pone l’attuale governo è quello di un’istruzione plurale, trasformatrice della società e integrata.

 

A cura della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

 

Il conflitto, iniziato il 15 agosto con la marcia indigena del TIPNIS contro la costruzione dell’autostrada Villa Tunari-San Ignacio de Moxos, si è seriamente inasprito a causa dell’intervento, il giorno 25, da parte della polizia, che ha tenuto un comportamento totalmente condannabile.

In questo senso, essendo necessaria un’analisi che metta in luce con obiettività i fatti e i retroscena del problema, il Partito Comunista della Bolivia si pronuncia puntualizzando quanto segue:

  1. La marcia – che ha elementi attendibili e una piattaforma di richieste incoerente – è stata ispirata nella sua intransigenza e belligeranza da coloro che sono alla ricerca di pretesti per generare una crescente opposizione contro il governo e screditarlo creando situazioni di tensione, divisioni nella base sociale indigena originaria contadina, scontri tra diverse organizzazioni popolari, e boicottare le elezioni giudiziarie del 16 ottobre. Il loro obiettivo, ripetutamente annunciato, di arrivare fino a La Paz, rivela che il proposito è quello di servire da detonatore in un momento di turbamento sociale.

  2. Gli accadimenti del sabato 23, che sono sfociati nel prendere in ostaggio due funzionari dello Stato, hanno smascherato le vere intenzioni dei dirigenti e ispiratori della marcia. Le successive proposte del Governo di intavolare discussioni e giungere ad accordi soddisfacenti sono state eluse e persino ridicolizzate dai capeggiatori della marcia. In ciò hanno ricevuto l’appoggio delle organizzazioni e degli esponenti della destra e la collusa reazione (e non è strano) della ultrasinistra, dei trozkisti e frustrati di vario genere.

  3. Non si può ignorare l’azione disinformatrice e apportatrice di confusione da parte della maggioranza dei mezzi di comunicazione, che, dominati in modo schiacciante dalla destra, hanno creato in alcuni settori sociali atteggiamenti di pregiudizio e aggressivamente contrari al governo. Non può essere ingnorata neanche l’azione di numerose ONG che hanno stimolato e sostenuto la marcia, né l’ingerenza di USAID e di funzionari dell’Ambasciata nordamericana. Questa ha favorito la visita di certi emissari “indigeni statunitensi” che hanno trasmesso false immagini della loro esistenza nelle riserve del proprio paese.

  4. La crisi generata da tutti questi fatti ha causato la rottura di alcuni quadri dello schema governativo e manifestazioni di malcontento e persino la presa di distanza di elementi politicamente e ideologicamente deboli. Come ha prospettato il Presidente Morales, si deve realizzare una immediata e convincente indagine circa l’inadeguato intervento della Polizia e sottoporre a sanzioni coloro che risultino colpevoli.

  5. Per quanto sopra detto, affermiamo che questa complessa congiuntura richiede di essere affrontata con maggiore serenità e autocritica - come ha fatto lo stesso Presidente – assumendosi le responsabilità per gli errori commessi e per il ritardo nella risoluzione del problema. È certo che nulla è casuale nello svolgimento dei fatti, dal momento che esistono fattori interni ed esterni, che sono sfociati nell’attuale crisi, dai quali emerge l’ingerenza neoliberale ed imperialista. In questo senso non bisogna perdere di vista il fatto che la cospirazione continuerà e bisognerà prendere tutte le misure necessarie per preservare il Processo di cambiamento e sconfiggere i suoi nemici giurati.

  6. Essendo giunti a questo momento sfavorevole per le forze popolari, urge una reimpostazione dei rapporti frustrati dalla violenza e dall’agire degli interessi in gioco. Si devono recuperare i settori dei lavoratori, dissipare la delusione delle classi medie e superare le divisioni provocate dal nemico, soprattutto nelle organizzazioni sociali e contadine poco politicizzate e a volte preda di una predicazione falsamente a favore degli indigeni e marcatamente antisocialista e anticomunista. La piattaforma delle richieste della dirigenza indigena, incoerente ed inaccettabile, non ha corrispondenza con la realtà oggettiva e la necessità di uno sviluppo vero che non deve entrare in contraddizione con i diritti umani e collettivi dei popoli indigeni né con la necessaria cura dell’ambiente.

  7. In virtù della gravità delle conseguenze dei fatti e il crescente approfittarsi opportunista delle forze di opposizione, il cui discorso di circostanza a favore di indigeni ed ecologia cerca di sedurre elettoralmente le classi medie, il nostro Partito propone al Governo di Evo Morales l’adozione di misure d’emergenza a breve scadenza:

  • Appoggiare la decisione del Presidente che,fino a quando non si raggiungano i consensi indispensabili, si dichiara la sospensione di qualsiasi attività relativa alla tratta II dell’autostrada Villa Tunari_san Ignacio de Moxos.

  • Favorire la formazione immediata di una Commissione di Alto livello con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti nel conflitto, per l’elaborazione congiunta a carattere prioritario delle disposizioni legali o di una Legge di Consultazione Preventiva dei Popoli Indigeni, come previsto dalla nostra Costituzione Politica, l’Accordo 169 della OIT e la Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni alle Nazioni Unite.

  • Affrontare con appropriata risposta la campagna mediatica, con proposte alternative e percorribili che non prevedano concessioni di principio, ma recuperino l’iniziativa e la credibilità delle classi popolari nel processo di trasformazione strutturale.

  • Dispiegare gli sforzi maggiori per riarticolare le organizzazioni leali al progetto rivoluzionario e stabilire seriamente ed organicamente un centro di direzione programmatica e ideologica che segnali le prospettive di sviluppo ed approfondimento del processo di cambiamento.

 

La Paz, 29 settembre 2011

COMMISSIONE POLITICA PARTITO COMUNISTA DI BOLIVIA

 

 

PACHAMAMA

L’educazione universale al Vivir Bien

vol. 1

Luciano Vasapollo e Ivonne Farah (a cura di)

Prefazione del Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia Evo Morales

 

Il mondo attuale sta attraversando un processo di transizione che molti analisti hanno denominato post-capitalista, poiché, al giorno d’oggi, il capitalismo sta sperimentando la convergenza di varie crisi che evidenziano, come mai era accaduto prima, gli effetti più devastanti e distruttivi del sistema. Contemporaneamente, alcune società stanno vivendo profonde trasformazioni politiche ed economiche, caratterizzate dalla contestazione del capitalismo e dalla costruzione di vie alternative. Questo grazie a percorsi di lotta di classe, fortemente caratterizzati dai popoli indigeni come parte integrante dei movimenti dei campesinos, dei mineros, dei cocaleros.

Queste ricerche di alternative al capitalismo, sviluppate soprattutto nel Sud del mondo, e in maniera notevole in America Latina, stanno rafforzando alleanze, reti e altre forme di condivisione degli sforzi riflessivi per il rinnovamento dell’umanesimo e del pensiero sociale. Una di queste, vista oggi come possibile alternativa all’etnocentrismo e all’individualismo proprio del capitalismo, è la cosmovisione e i saperi ancestrali del mondo indigeno e delle popolazioni andine, sintetizzata nel Suma Qamaña in aymara (in spagnolo Vivir Bien) o Sumak Kawsay in quechua (in spagnolo Buen Vivir), che si fonda su una relazione armonica e rispettosa tra gli esseri umani e tra questi e gli altri esseri vivi con cui condividono la natura.

Un paradigma quindi, quello del Vivir Bien, che sta trovando la sua naturale sintesi con le teorie marxiste e le esperienze del movimento di classe e quelle socialiste del XX e XXI secolo, in un paese come ad esempio la Bolivia, dove i movimenti sociali sono stati in grado di dotarsi della loro organizzazione politica e della loro forma partito come strumento di realizzazione del cambiamento radicale, ponendo così  il movimento indigeno nella dimensione di classe che si è affermato come tale  nelle lotte e nelle dinamiche del conflitto capitale-lavoro dei movimenti dei lavoratori contadini, dei mineros , dei cocaleros etc. in un processo rivoluzionario che si è fatto nuovo Governo e  società alternativa.

Un libro, curato da Luciano Vasapollo e Ivonne Farah e con i contributi di importanti ricercatori latinoamericani e indigeni, che partendo dal paradigma del Vivir Bien analizza le trasformazioni politiche e sociali in atto in America Latina e in particolare in Bolivia, dove i popoli indigeni sono tra i protagonisti del socialismo del XXI secolo in quanto soggetto di classe e parte attiva dei movimenti sociali, operai, contadini, delle donne .

 

CURATORI

Luciano Vasapollo: Professore alla “Sapienza” Università di Roma, all'Università de La Habana (Cuba) e alla Università di Pinar del Río (Cuba); direttore del centro studi CESTES e delle riviste PROTEO e NUESTRA AMÉRICA.

Ivonne Farah: Professoressa Emerita dell’Università Mayor di San Andres (La Paz – Bolivia). Direttrice del C.I.D.E.S. (Centro per la Ricerca sullo Sviluppo).

 

NOTE TECNICHE
Autori: Luciano Vasapollo e Ivonne Farah
Editore: Natura Avventura Edizioni
Collana: I Saggi
Supporto: libro
Formato: 15 x 23
Pagine: 320
Anno di edizione: 2010
ISBN: 978-88-95009-08-7
Prezzo: € 20,00
Page 11 of 12

Realizzazione: Natura Avventura

Joomla Templates by Joomla51.com