Comunicato del Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque

(traduzione a cura della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti)

14 marzo 2012

In data 12 di marzo è stata resa pubblica la risposta negativa del governo degli  Stati Uniti di concedere a René González un permesso di emergenza, affinché possa visitare per due settimane suo fratello Roberto, eminente avvocato della squadra della difesa, membro di Onore dell’Ordine Nazionale di Avvocati degli  Stati Uniti, dell'Unione di Giuristi di Cuba ed altri importanti organismi giuridici, gravemente malato.

Per gli Stati Uniti non sono stati sufficienti i certificati medici presentati insieme  alla mozione di emergenza da Phil Horowitz, avvocato di René, dove si dimostra lo stato critico nel quale si trova Roberto. Neanche la sollecitazione di stretto carattere umanitario, affinché René possa abbracciare suo fratello ed i suoi genitori in una situazione tanto difficile come quella che attraversa la sua famiglia in questi momenti.

Come se tutto questo non bastasse, continua a negare a Olga Salanueva, moglie di René, la possibilità di accompagnarlo durante i 2 anni e mezzo che gli restano da scontare di libertà vigilata.

La pubblico ministero Caroline Heck-Miller, facendo mostra del cinismo e della crudeltà che la caratterizzano, ha esposto:  "Gli Stati Uniti riconoscono il carattere umanitario della sollecitazione fatta da René González, ma si oppongono a questa sollecitazione basandosi su preoccupazioni di sicurezza del FBI".

Con la sua risposta, lascia nel dimenticatoio quello che la stessa Procura ammise il 7 ottobre scorso, al compimento delle condanna di René, sulla possibilità di concedergli un permesso umanitario. Con assoluta indecenza, adduce ragioni di sicurezza per rifiutarlo. Raccomanda alla Giudice di Miami che per concedere l’ istanza si debbano compiere una serie di condizionamenti tanto assurdi come pericolosi, per i quali persino il semplice saluto di René ad un vicino lo può trasformare in un agente segreto al quale René potrebbe trasmettere  segreti che attentino alla sicurezza nazionale degli  Stati Uniti d'America.

Oggi 13 marzo, la congressista Ileana Ros-Lehtinen, che tutela e protegge la mafia terroristica da Miami, chiede al governo degli  Stati Uniti che "in nessun maniera, in nessuna forma, in nessun modo" venga permesso a René González di  viaggiare a Cuba.

Davanti a tanta bassezza umana e tanta crudeltà ci domandiamo “Come può farlo lo stesso pubblico ministero che ha rifiutato nel 2005 di processare il criminale internazionale Luis Posate Carriles”?

Di quale giustizia ci parlano? Di quali "diritti umani?"  Chi attenta contro la "sicurezza nazionale?" Dove sta il supposto senso della compassione, il supposto senso umanitario?

Se il mondo aveva bisogno di una prova in più dei due pesi e due misure, dell'odio più feroce e della crudeltà senza limiti degli Stati Uniti nel caso dei Cinque, la sollecitazione che non sia accettata la richiesta umanitaria presentata da  René González ci mostra chiaramente che non esiste un percorso diverso da quello della denuncia e della mobilitazione permanente.

Invitiamo gli amici dei Cinque nel mondo ad essere vigili davanti alla risposta della Giudice Jean Lenard, ed in caso fosse negativa a mobilitarci immediatamente davanti alle sedi delle ambasciate degli  Stati Uniti.

 

Comunicato stampa   

 

Nella notte di oggi, giovedì 15 marzo, dopo più di quarantotto ore di permanenza ininterrotta e non autorizzata all’interno del Santuario Diocesano e Basilica Minore di Nuestra Señora de la Caridad, a L’Avana, i tredici occupanti sono stati fatti uscire da questo luogo sacro.

Nelle prime ore di permanenza nella chiesa e durante uno dei dialoghi sostenuti con gli occupanti, il cancelliere della diocesi arcivescovile, monsignor Ramón Suárez Polcari, aveva riferito la promessa del Cardinale Jaime Ortega, che sarebbero stati accompagnati alle loro case sotto la protezione della chiesa e che nessuno avrebbe attentato contro la loro sicurezza, perché questa era la richiesta del Cardinale alle autorità corrispondenti.

Gli occupanti avevano risposto che non per mancanza di fiducia nel Cardinale Ortega, ma era mancanza di fiducia nella parola data dalle autorità del paese e senza dubbio avevano affermato che se le autorità lo avessero detto personalmente, lo avrebbero creduto.

Ciò nonostante gli sforzi unilaterali della chiesa per porre fine all’ occupazione hanno continuato e nuovamente nella notte di mercoledì 14, il cancelliere dell’Arcivescovado de L’Avana si è presentato nella chiesa in compagnia di padre Roberto Betancourt, rettore del Santuario, ed ha ripetuto l’invito di andarsene volontariamente.

Non è mancata nemmeno l’esortazione dei fedeli cattolici che non hanno potuto assistere alla messa per due giorni. Altri inviti a porre fine all’occupazione sono stati ripetuti nella mattina e nel pomeriggio. La risposta del gruppo è sempre stata negativa.

Per questo motivo, in uso dell’autorità e della facoltà che gli compete, il Cardinale Jaime Ortega si è rivolto alle autorità corrispondenti perché invitassero gli occupanti ad abbandonare il Santuario e Basilica Minore di Nuestra Señora de la Caridad a L’Avana.

È stata anche considerata la proposta degli stessi occupanti d’essere visitati direttamente dalle autorità e ricevere la garanzia della loro sicurezza. Questa richiesta del Cardinale Ortega alle autorità ha reiterato la salvaguardia di queste persone.

L’azione di porre fine all’occupazione è iniziata alle 9.00 ed è durata meno di dieci minuti.

I tredici occupanti sono stati invitati ad uscire dalla chiesa e non hanno fatto resistenza.

Gli agenti che hanno eseguito l’operazione avevano assicurato alla chiesa che non avrebbero portato armi e che avrebbero personalmente portato le tredici persone in un commissariato e poi alle loro case. Ugualmente avevano assicurato che non sarebbero stati processati per questo fatto.

È terminata così una crisi che non doveva avvenire e la Chiesa spera che fatti simili non si ripetano e che l’armonia che tutti desideriamo sia veramente raggiunta.

Orlando Márquez Hidalgo

Ufficio Stampa dell’Arcivescovado de L’Avana.

 L’Avana, 15 marzo del 2012 

 (Traduzione Granma Int.) 

 

Nessuno ha il diritto di turbare lo spirito celebrativo dei fedeli cubani, e di molti altri cittadini che aspettano con giubilo e speranza la visita del Santo Padre Benedetto XVI a Cuba

da Cubadebate / 15-03-2012 / 01:28

(Traduzione a cura della redazione della rivista Nuestra America-Italia)

Nel pomeriggio di ieri, martedì 13 di marzo, un gruppo di tredici persone formato da uomini e donne adulti chi si identificano come dissidenti ed erano accorsi alla Basilica Minore di Nostra Sig.ra della Carità di questa arcidiocesi di L'Avana, hanno manifestato al rettore di questo Santuario Diocesano, padre Roberto Betancourt, che avevano un messaggio per il Santo Padre Benedetto XVI ed una serie di domande sociali e si rifiutavano di abbandonare il tempio.

Successivamente, nel posto si è presentato il cancelliere dell'arcidiocesi di L'Avana, monsignore Ramón Suárez Polcari, che ugualmente ha ascoltato le loro petizioni, li ha rassicurati che il loro messaggio sarà trasmesso e ha chiesto loro di abbandonare il tempio per la chiusura, all'ora abituale, cosa che hanno respinto. Alla fine il tempio è stato chiuso e gli occupanti sono rimasti nel suo interno. Frequentemente hanno fatto e hanno ricevuto chiamate usando i loro telefoni cellulari.

Per tutto questo tempo, inoltre, le autorità ecclesiastiche hanno mantenuto una comunicazione frequente con le autorità di governo chi si sono impegnate a non agire in modo alcuno. Ugualmente questo è stato trasmesso al gruppo di occupanti, ed è stato offerto loro di ricondurli alle proprie case in auto della Chiesa. Ogni tentativo per persuaderli è stato inutile. All'alba di oggi, mercoledì 14, abbiamo saputo che situazioni simili si erano presentate in altre chiese del paese, ma gli occupanti avevano abbandonato già i templi.

Si tratta di una strategia preparata e coordinata da gruppi in varie regioni del paese. Non è un fatto fortuito, bensì ben pensato ed apparentemente col proposito di creare situazioni critiche man mano che si avvicina la visita del Papa Benedetto XVI a Cuba. Abbiamo ricevuto comunicazione che altri gruppi e persone dissidenti sono stati convocati ad occupare templi in altre diocesi ma si sono rifiutati  di farlo considerandolo un atteggiamento irrispettoso verso la "Chiesa."

Nei  templi cattolici di tutto il paese si recano migliaia e migliaia di fedeli ogni giorno. Le preghiere per i prigionieri, quelli che soffrono qualche ingiustizia, i defunti o i bisognosi di una vita degna, non mancano mai nelle nostre liturgie e celebrazioni. Chiunque lo desideri può andare a pregare al tempio, che è casa di preghiera aperta a tutti quelli che cercano in Dio la risposta alle loro necessità spirituali e pure materiali, o che ringraziano per un bene ricevuto.

Per questo stesso fatto, qualsiasi atto che voglia convertire il tempio in un luogo di dimostrazione politica pubblica, misconoscendo l’autorità del sacerdote, o il diritto della maggioranza che va lì alla ricerca della pace spirituale e di spazio per la preghiera, è certamente un atto illegittimo ed irresponsabile. La Chiesa ascolta e accoglie tutti, e intercede ugualmente per tutti, però non può accettare i tentativi di alterare la natura della sua missione o di mettere in pericolo la libertà religiosa di coloro che visitano le nostre chiese. Invitiamo coloro che così pensano ed agiscono, a cambiare atteggiamento, e se sono uomini e donne che si considerano cattolici, a comportarsi come tali.

Nessuno ha il diritto di convertire i templi in trincee politiche. Nessuno ha il diritto di turbare lo spirito celebrativo dei fedeli cubani, e di molti altri cittadini, che attendono con giubilo e speranza la visita del Santo Padre Benedetto XVI a Cuba.

Orlando Márquez Hidalgo

Arcivescovo di L'Avana
L'Avana, 14 marzo 2012

Editoriale 

 

L'Avana. 12 Marzo 2012

Il popolo cubano riceverà il prossimo lunedì 26  marzo, con affetto e rispetto, il Papa Benedetto XVI, Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica e Capo dello Stato di Città del Vaticano, come invitato del Governo e della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba.

Il nostro paese si sentirà onorato di accogliere Sua Santità con ospitalità, e di mostrargli il patriottismo, la cultura e la vocazione solidale e umanista dei cubani in cui si sostentano la storia e l’unita della nazione.

Accoglieremo anche con l’amicizia che ci caratterizza le migliaia di pellegrini che staranno con noi in queste giornate, sicuramente memorabili.

Quattordici anni fa, abbiamo ricevuto con gli stessi sentimenti il Papa Giovanni Paolo II che prima della sua partenza si riferì alla profonda impronta lasciata dal suo soggiorno e ringraziò per la cordiale ospitalità, espressione genuina dell’anima cubana.

La visita apostolica del Papa Benedetto XVI, che si estenderà sino al 28 marzo, è motivata dalla commemorazione del 400º anniversario dell’incontro dell’immagine della Vergine della Carità del Cobre.

Di recente le Vergine Pellegrina ha percorso tutto il paese in compagnia di credenti e non credenti.

Siamo sicuri che Sua Santità conserverà con affetto il ricordo di quest’Isola dei Caraibi, che considera la Sua visita come una manifestazione di fiducia e un’espressione rinnovata delle eccellenti e ininterrotte relazioni tra la Santa Sede e Cuba.

Negli ultimi mesi le autorità della Chiesa Cattolica, del Vaticano e del nostro Governo, hanno lavorato per far sì che la visita di Papa Benedetto XVI sia un successo.

Dal suo arrivo a Santiago di Cuba, nell’Oriente del paese, terra eroica e culla delle gesta emancipatrici per la nostra libertà, le cubane ed i cubani riceveranno e accompagneranno il Papa.

La presenza in massa della popolazione di  Santiago di Cuba e di L’Avana, assieme ai compatrioti di altre province, esprimerà la soddisfazione che rappresenta ricevere il Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica e mostrerà la nostra unità, il civismo e la cultura.

Sua Santità conoscerà un popolo sicuro delle sue convinzioni, nobile, istruito  equanime e organizzato, che difende la verità  ed ascolta con rispetto.

Nel ricevimento in Piazza della Rivoluzione  Antonio Maceo y Grajales, di Santiago di Cuba, nella Piazza della Rivoluzione José Martí, a L’Avana e nel commiato, il Papa Benedetto XVI incontrerà  una Nazione che lotta per la dignità umana, la libertà, l’indipendenza, la solidarietà, il bene comune per conquistare tutta la giustizia e per un mondo migliore che non solo è possibile, ma è imprescindibile.

 (Traduzione Granma Int.)

 

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