La Rete dei Comunisti e il  Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell'Umanità   esprimono il più sentito cordoglio e dolore per l"infame assassinio del dirigente rivoluzionario Serra e della sua compagna Maria Herrera.
 I mercenari e i sicari al soldo degli interessi economici e dei progetti controrivoluzionari dell'imperialismo e degli apparati politico militari dell'oligarchia tentano ancora una volta di destabilizzare il grande progetto internazionalista socialista  chavista bolivariano, colpendo i dirigenti rivoluzionari che sono la più alta e lucida espressione della concretezza del percorso del Socialismo del XXI secolo. 

 

Sia Il Governo che l’opposizione si trovano in stato di paralisi

 

Una pace irrequieta è tornata per le strade di Caracas e le altre principali città del Venezuela dopo mesi di scontri tra giovani oppositori, squadre antisommossa e governativi armati. Ma il malcontento che ha scatenato le manifestazioni - contro l’inflazione, la carenza di beni primari, il collasso della rete dei mezzi pubblici, tra le altre cose - rimane profondo. E gravi sono le tensioni tra il Governo e le fila delle opposizioni.

 

Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) attualmente al governo, ha tenuto questa settimana il terzo congresso del partito. Il congresso, programmato per terminare mentre The Economist andava in stampa, è stato minuziosamente costruito a livello scenografico. Come previsto, il Presidente Nicolas Maduro è stato acclamato come nuovo presidente del partito mentre l’annoso problema della democrazia interna è stato rimosso dalla discussione. Ma l’ostentata dimostrazione di unità solleva una domanda: uniti intorno a cosa?

 

La sinistra radicale accusa Maduro di tradire l’eredità dell’ultimo periodo di governo di Hugo Chavez. A giugno il Presidente ha licenziato Jorge Giordani, il ministro della pianificazione e guru economico della sinistra radicale. Giordani, uno stretto alleato di Chavez, ha replicato con una lunga e dura lettera aperta, nella quale accusava Maduro di carenza nella leadership e di ignorare i suoi consigli su come scongiurare la crisi economica. In una dimostrazione di dissenso senza precedenti, numerosi importanti chavisti di sinistra hanno reclamato l’apertura del dibattito su questi problemi. Un altro ex ministro di lungo corso, Hector Navarro, è stato sommariamente sospeso dal partito per aver sostenuto Giordani, in quello che un ex collega ha descritto come una manifestazione di “puro Stalinismo”. Maduro ha replicato asserendo che non si sarebbe fatto “ostacolare dalla sinistra obsoleta”.

 

L’allontanamento di Giordani sembrava aver chiarito le modalità di alcuni aggiustamenti economici, compresa la semplificazione del bizantino sistema dei tassi di cambio del paese e una riduzione nei sussidi sulla benzina, il cui costo è stimato dal governo in circa 12,5 miliardi di dollari l’anno (alcuni analisti indipendenti stimano il costo in oltre 30 miliardi di dollari). Il nuovo Supremo economico, Rafael Ramirez (che ricopre anche la carica di Ministro dell’energia e presidente della corporazione petrolifera di Stato), ha indicato per mesi la propria intenzione di muoversi in questa direzione.

 

Ma anche se Maduro ha avuto la meglio sulla sinistra radicale, deve ancora fronteggiare la meno visibile opposizione delle diverse fazioni all’interno della rivoluzione. I controlli sul cambio e i sussidi hanno creato vaste opportunità per corruzione e peculato. Giordani ha asserito che nel solo 2012 oltre 20 miliardi di dollari sono stati dirottati in maniera fraudolenta verso fondi esteri per importazioni mai arrivate. La riforma minaccerebbe tali guadagni.

 

Il malcontento nei confronti del governo è stato sottolineato anche dalla scarsa affluenza alle urne nelle elezioni del 20 luglio per i delegati al congresso del PSUV. Dei presunti 7,6 milioni di iscritti al partito “quasi due milioni, o più” hanno votato in accordo alle direttive di Maduro. Ma la maggior parte dei seggi elettorali hanno visto poco movimento nella giornata e i dissidenti hanno dichiarato un tasso d’astensione pari all’85-88%. L’entusiasmo non è stato smorzato solo dagli standard di vita in declino e dalla sfiducia nel futuro, ma dalla diffusa sensazione che votare fosse una perdita di tempo. La leadership del partito ha presentato tutti i candidati alle elezioni e selezionato il 40% di essi. L’alleanza d’opposizione Unità Democratica (MUD), in  ogni caso, non è nella posizione di trarre vantaggio dalla scarsa popolarità del Governo. Negli ultimi mesi la sua ala più conflittuale, guidata dal carcere da Leopoldo Lopez (il cui processo è ora condotto a porte chiuse) ha sostenuto i giovani alle barricate; i moderati hanno intessuto un dialogo con il Governo. Nessuna strategia si è dimostrata efficace. Questa settimana il segretario esecutivo dell’alleanza, Ramon Guillermo Aveledo, ha rassegnato le dimissioni nel mezzo di una disputa interna del tutto inconcludente sulla strada da seguire. Nonostante tutti i problemi del governo, il MUD è molto lontano dal prendere l’iniziativa politica.

 

 

Rettifica: nella “Bello column” sul Venezuela (“Devaluing the Bolivarian Revolution”. The Economist, 21 giugno 2014) abbiamo affermato che durante i mesi di proteste dell’opposizione “più di 40 persone sono state uccise, la maggior parte delle quali da parte degli agenti governativi”. Il conteggio del Governo indica che 32 civili sono morti durante le agitazioni insieme a dieci militari, agenti di polizia e altri pubblici ufficiali. Ma siamo felici di precisare che non possiamo essere certi di quante di queste morti siano state causate da agenti governativi.

 
Traduzione di Viviana Vasapollo e Luca Primo

Il presidente de la República, Nicolás Maduro,  ha daro questo venerdi il   Premio Libertador al Pensamiento Crítico 2014 alla socióloga e periodista cilena Marta Harnecker per la sua opera "Un mundo a construir (nuevos caminos)", in un atto svoltosi al Teatro Teresa Carreño, a Caracas.

La giornata del 15 agosto coincide con i dieci anni della vittoria del Comandante Hugo Chávez nel referendum del 15 de agosto, e per questo l'evento è iniziato con un omaggio al leader socialista.

Insieme al Premio il Presidente Maduro ha dato anche cinque Menzioni d'onore per opere di valore tra le quali quella data al Prof. italiano Luciano Vasapollo per il suo lavoro intitolato "Tratado de métodos de análisis de los sistemas económicos, mundialización capitalista y crisis sistémica".

I giurati desaignati dal Ministero per la Cultrura si erano riuniti nei giorni 24-27 giugno per analizzare 48 opere provenienti da 17 paesi

 

Il 28 luglio del 1954 è nato a Sabaneta Hugo Rafael Chavez Frias, presidente del Venezuela, prematuramente scomparso il 5 marzo del 2013. Per certa stampa, un caudillo o un dittatore. Per i popoli del sud del mondo e per le classi popolari, un rivoluzionario e un grande statista, che ha incamminato il suo paese sulla via di un nuovo socialismo.

 A 15 anni dalla prima vittoria elettorale di Hugo Chavez, il Venezuela ha realizzato importanti traguardi sociali e ha assunto un ruolo di primo piano negli organismi regionali del Latinoamerica: diritti economici sociali e culturali garantiti; partecipazione politica dei cittadini al controllo e alla gestione della cosa pubblica mediante il passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella partecipata: “Lo Stato – recita l'articolo 3 della costituzione – ha come finalità essenziale la difesa e lo sviluppo della persona e il rispetto della sua dignità, l'esercizio democratico della volontà popolare, la costruzione di una società giusta e amante della pace, la promozione della prosperità e il benessere del popolo e la garanzia della realizzazione di principi, diritti e doveri riconosciuti e istituiti da questa Costituzione. L'educazione e il lavoro sono i processi fondamentali per raggiungere detti fini”.

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