Funzionari del Ministero dell’Interno, il Pubblico Ministero  Generale della Repubblica e il Tribunale Supremo Popolare, durante la seconda giornata di lavoro della  commissione dei  Temi Costituzionali e Giuridici del Parlamento hanno assicurato che anche se i risultati sono positivi, lo scontro a questo fenomeno necessita una maggiore lotta.Anche se il successo nella lotta contro la droga in Cuba è il risultato del concetto di lavoro congiunto di tutte le autorità del paese, quest fenomeno necessita uno scontro più forte, hanno assicurato  i Funzionari del Ministero dell’Interno (Minint) , il Pubblico Ministero Generale della Repubblica (FGR) e il Tribunale Supremo Popolare, durante la seconda giornata di lavoro della  commissione dei  Temi Costituzionali e Giuridici del Parlamento.
«La presenza di droga in Cuba è infima, ma questo non smette d’essere un fenomeno preoccupante», ha riconosciuto Darío Delgado Cura, Generale della Repubblica, parlando ai deputati che hanno analizzato nel compimento dei  piani e delle strategie  di prevenzione e scontro, questo flagello negli ultimi anni.
«Il contesto internazionale sta influendo nell’esistenza di questo fenomeno nell’Isola e in particolare per la tendenza mondiale di rendere flessibili le sanzioni per coloro che incorrono in questi reati e per la decisione presa in 12 paesi di depenalizzare vari tipi di sostanze - sette appartenenti alla nostra area geografica», ha informato il Colonnello Juan Carlos Poey Guerra,  capo della direzione nazionale anti droga del Minint.
Inoltre incide su Cuba la sua posizione geografica che la ubica nel centro del maggior flusso di sostanze illecite  ─la marihuana, soprattutto- luogo di passaggio tra i paesi produttori del sud e il principale mercato: il nord.
«Per questa ragione la maggior quantità di droga che entra in Cuba giunge dalle rive del mare, anche se noi non siamo il paese di destinazione. Per questo è imprescindibile il controllo di queste zone, per evitare che qualsiasi persona l’ incontri e tenti di commerciarla», ha spiegato il capo della Direzione Nazionale Antidroghe.
Da parte sua il Pubblico Ministero Generale della Repubblica continua ad applicare misure severe contro il traffico e il consumo .
Alina Montesinos Li, alla guida della Direzione d’Informazione e Analisi della FGR, ha assicurato che le azioni realizzate per affrontare il fenomeno si sforzano nell’identificare quartieri e famiglie con tendenze a queste pratiche nocive e a partecipare attivamente alle azioni di prevenzione che si realizzano nella comunità e nei centri d’insegnamento assieme a rappresentanti dei ministeri d’Educazione e Interni, ha commentato.
Il Pubblico Ministero inoltre applica il Decreto Legge  232  2003 e  la norma amministrativa che stabilisce  la confisca delle case e terre per fatti relazionati con le droghe.
“L’individuo a cui si confisca la casa non resta in mezzo a una strada: lo si sistema in un’altra o si decide se mandarlo in affitto, in dipendenza della gravità», ha assicurato il Pubblico Ministero Generale della Repubblica.
Rubén Remigio Ferro, presidente del Tribunale Supremo Popolare,  ha assicurato che questa istituzione mantiene un’attenzione differenziata per i temi relazionati alla droga, mantenendo il rigore nella risposta penale.
«La droga la combatteremo come ci ha chiesto il nostro Generale d’Esercito
Raúl Castro Ruz nel 2003: ‘A sangue e fuoco’».
“Non permetteremo che questo fenomeno si scontri con quello che il nostro paese progetta verso il futuro», ha valutato il Colonnello Juan Carlos Poey Guerra, Capo della Direzione Nazionale Antidroga del Minint.  ( Traduzione GM - Granma Int.)

La decisione di Donald  Trump, Presidente degli Stati Uniti, di revocare le pur timide aperture di Obama nei confronti di Cuba, rischiano di far tornare indietro le lancette della storia e sono il segnale di una nuova politica di tensione da parte degli Usa nella regione. Tutto questo nonostante nell’Ottobre del 2016, per la 24 esima volta consecutiva, l’Assemblea delle Nazioni Unite, ha chiesto di mettere fine al blocco economico e finanziario che colpisce da 59 anni la Repubblica di Cuba. Lo ha fatto con il voto favorevole di tutte le nazioni del mondo, di tutti gli stati membri dell’Unione Europea e per la prima volta l’astensione di Stati Uniti ed Israele. Un blocco che ha causato grandi sofferenze al popolo cubano e danni per miliardi alla sua economia, che per la sua natura extraterritoriale viola norme riconosciute del commercio internazionale, colpendo paesi terzi, fra i quali quelli europei. 

Noi associazioni, cittadini, parlamentari europei ed italiani, ci rivolgiamo al Congresso degli Stati Uniti perché alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Cuba, che tutto il mondo ha salutato come una tappa storica, segua la rimozione del blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba. Vi chiediamo di iniziare il processo per porre fine al blocco, in particolare dalle leggi  Helms-Burton y Torricelli.

Ci rivolgiamo a voi, rappresentati del popolo degli Stati Uniti, per fermare Trump e non tornare indietro ,affinché si continui nella strada di favorire il dialogo, la distensione,  la pace e l’amicizia fra i popoli, perché Cuba sia sovrana, indipendente e libera di scegliere il suo destino.

 PROMOTORI

ASSOCIAZIONE LA VILLETTA PER CUBA, ASSOCIAZIONE NUESTRA AMERICA, CAPITOLO ITALIANO DI INTELLETTUALI E MOVIMENTI SOCIALI IN DIFESA DELL'UMANITA'

EN

A call to end Cuba's blockade

The decision by Donald Trump, President of the United States, to revoke Obama's cautious openings on Cuba, is likely to bring back the hands of history and signal a new aggressive policy by the US in the region. This is happening despite, in October 2016, for the 24th consecutive year, the UN General Assembly has called for the end of the economic and financial blockade that has hit the Republic of Cuba for 59 years.

It has done so with the favourable vote of all the nations of the world, of all the member states of the European Union and for the first time the abstention of the United States and Israel. A blockade that has caused tremendous suffering to the Cuban people and billions of billions of dollars of damage to its economy, which by its extraterritorial nature violates recognized international trade rules, affecting third countries, including European ones. We, the European and Italian associations, citizens, parliamentarians, are addressing the United States Congress because after the resumption of diplomatic relations with Cuba, which the whole world has greeted as a historic stage, follows the removal of the US economic blockade  against Cuba. We ask you to begin the process to put an end to the blockade, in particular by the Helms-Burton y Torricelli laws.

We call you, representatives of the people of the United States, to stop Trump and to not step back, to continue on the road to fostering dialogue, distension, peace and friendship among peoples, for Cuba to be sovereign, independent and free to choose its own destiny.

 

ES

 

Piden el fin del bloqueo contra Cuba.

La decisión de Donald Trump, presidente de Estados Unidos, de revocar la tímida apertura de Obama hacia Cuba, corre el riesgo de entorpecer el curso de la historia. Señala, además, el inicio de una nueva etapa de políticas agresivas en la región por parte de los estadounidenses. Y eso a pesar de que en octubre de 2016, y por vigesimocuarto año consecutivo, la Asamblea General de Naciones Unidas pidió el fin del bloqueo económico y financiero que sufre la república cubana desde hace ya 59 años.

Lo hizo con el voto favorable de todas las naciones del mundo, también las de la Unión Europea, y, por primera vez, con la abstención de Estados Unidos e Israel. Hablamos de un bloqueo que ha causado un terrible sufrimiento al pueblo cubano, además de un daño de millones de dólares en su economía. Un bloqueo que, por su naturaleza extraterritorial, viola los tratados de comercio internacional y afecta también a terceros países, entre ellos, los europeos. Nosotros, las asociaciones, ciudadanos y parlamentarios europeos e italianos, nos dirigimos al Congreso de los Estados Unidos para que al restablecimiento de las relaciones diplomáticas con Cuba - algo que el mundo saludó como un hito histórico- le siga la eliminación del embargo económico.

Os pedimos que pongáis fin al bloqueo, especialmente a las leyes Helms-Burton y Torricelli. Nos dirigimos a vosotros, representantes del pueblo estadounidense, para que paréis a Trump; para que continuéis fomentando el diálogo, la paz y la amistad entre los pueblos; para que Cuba sea soberana, independiente y libre de elegir su propio destino.

 FIRME DEI RESPONSABILI DELLE ASSOCIAZIONI PROMOTRICI

LUCIANO IACOVINO

LUCIANO VASAPOLLO

RITA MARTUFI

PRIME FIRME DI PARLAMENTARI EUROPEI:

  • Eleonora Forenza (GUE/NGL – IT)
  • Marina ALBIOL GUZMÁN (GUE/NGL - ES)Nikolaos CHOUNTIS (GUE/NGL – GR)
  • Fabio Massimo CASTALDO (EFDD - IT)
  • Kostas CHRYSOGONOS (GUE/NGL – GR)
  • Ignazio CORRAO (EFDD - IT)
  • Javier COUSO PERMUY (GUE/NGL - ES)
  • Fabio DE MASI (GUE/NGL – DE)
  • João FERREIRA (GUE/NGL – PT)
  • Stelios KOULOGLOU (GUE/NGL – GR)
  • Kostadinka KUNEVA (GUE/NGL – GR)
  • Patrick LE HYARIC (GUE/NGL –FR)
  • Paloma LÓPEZ BERMEJO (GUE/NGL - ES)
  • Sabine LÖSING (GUE/NGL – DE)
  • Curzio MALTESE (GUE/NGL - IT)
  • Jiří MAŠTÁLKA (GUE/NGL – CZ)
  • Dimitrios PAPADIMOULIS (Vice President of the European Parliament GUE/NGL – GR)
  • Pina PICIERNO (S&D – IT)
  • João PIMENTA LOPES (GUE/NGL – PT)
  • Sofia SAKORAFA (GUE/NGL – GR)Neoklis SYLIKIOTIS (GUE/NGL – CY
  • Maria Lidia SENRA RODRÍGUEZ (GUE/NGL - ES)
  • Helmut SCHOLZ (GUE/NGL – DE)
  • Dario TAMBURRANO (EFDD - IT)
  • Marie-Christine VERGIAT (GUE/NGL –FR)
  • Miguel VIEGAS (GUE/NGL – PT)

 

TRA I PRIMI FIRMATARI

TINA COSTA -ANPI

PIERPAOLO LEONARDI -USB SEGRETARIO MONDIALE FSM PUBBLICO IMPIEGOLUCIA PETRILLO -LA VILLETTA PER CUBA

VIVIANA VASAPOLLO -NUESTRA AMERICA

GIORGIO CREMASCHI -EUROSTOP

MAURO CASADIO -COORDINAMENTO NAZIONALE DELLA RETE DEI COMUNISTI

MAURIZIO ACERBO-SEGRETARIO NAZIONALE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

MANUELA PALERMI - PRESIDENTE PCI

SERGIO CARARO -CONTROPIANO

SERGIO MARINONI -PRESIDENTER ASSOCIAZIONE ITALIA-CUBA

ERNESTO SCREPANTI-PROFESSORE UNIVERSITA' SIENA

CARLO FORMENTI- PROF. UNIVERSITA' LECCE

EMIDIA PAPI -ESECUTIVO CONFEDERALE USB

GRAZIA  ORSATI -RADIO CITTA' APERTA

 

SEGUONO AD OGGI 1 LUGLIO ALTRE 400FIRME

 

PER ADESIONI E FIRME  INVIARE  A

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Il 16 giugno 2017, Donald Trump, in un discorso pronunciato simbolicamente in un teatro di Miami ha annullato di fatto il lentissimo disgelo iniziato con la fine dell'amministrazione Obama nei confronti di Cuba. Trump ha annunciato la firma di una direttiva politica denominata ‘Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale sul Rafforzamento della Politica degli Stati Uniti verso Cuba’ che dispone l’eliminazione degli scambi educativi ‘pueblo a pueblo’ e un maggiore controllo dei viaggiatori statunitensi che si recano a Cuba, così come il divieto di transazioni economiche, commerciali e finanziarie tra compagnie statunitensi e società cubane legate alle Forze Armate Rivoluzionarie e i servizi di intelligence e sicurezza.

Con delle non meglio specificate e presunte preoccupazioni sulla situazione dei diritti umani a Cuba, Trump ha quindi abrogato la Direttiva Presidenziale di Politica ‘Normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba’, emessa da Obama il 14 ottobre del 2016, che anche se non occultava il carattere interventista della politica statunitense, aveva riconosciuto l’indipendenza, la sovranità e l’autodeterminazione di Cuba e il governo cubano come interlocutore legittimo. Ammetteva inoltre che quella del bloqueo era una politica obsoleta che andava eliminata.

Un grande passo indietro, in una fase in cui l'abbattimento di Jet siriani impegnati a liberare il proprio paese dal terrorismo e la tremenda guerra economica, mediatica e ormai para-miliatare contro il Venezuela rendono gli Stati Uniti una valvola totalmente impazzita per il futuro del pianeta. 

Su tutto questo abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il Prof. Luciano Vasapollo per un'intervista.

 

 

L'Intervista

Come giudica le dichiarazioni di Trump a Miami?

 

Le dichiarazioni di Trump contro Cuba sono antistoriche e ricreano un clima di guerra fredda, provocatorio e assolutamente fuori contesto storico. Si tratta, del resto, di una politica in linea con le scelte intraprese da quest'amministrazione anche nel resto del mondo, frutto di decisioni non in linea con il diritto internazionale, ma della logica del più forte.

Una politica chiaramente guerrafondaia. Ormai Trump sta portando il mondo verso la guerra militare, economica, guerra totale. Gli obiettivi sono chiari: Venezuela e Cuba, i paesi dell'Alba in generale, Iran e il Medio Oriente non allineato, Russia, Cina e Corea del Nord. Una guerra totale, militare ed economica. Gli Usa non hanno più la leadership mondiale né a livello militare, né economico. In quella competizione globale, o scontro inter-imperialista come lo chiamiamo noi, gli Usa non hanno nessuna possibilità di uscita dalla tremenda crisi economica, occupazionale e internazionale che vivono se non attraverso una guerra.

 

E quindi dopo Siria, Venezuela è il turno di Cuba?

 

 

Esattamente così. La conferenza stampa con cui è stato annunciato il decreto contro Cuba aveva un luogo preciso e simbolico. Trump si è recato a Miami alla corte della mafia anticastrista, degli scarface attuali di Cuba, coloro che attraverso lo spaccio di cociaina, il terrorismo e la tutela degli interessi della peggior mafia internazionale combattono la sovranità dell'Avana. Il governo degli Stati Uniti si è presentato in un contesto chiaro per annunciare il proibizionismo delle relazioni con Cuba e la riproposizione del blocco con ulteriori inasprimenti. Avviene in un contesto sovversivo, un contesto di abbattimento di ogni idea di autodeterminazione costituzionale di Cuba e di ogni autonomia.

 

Finisce il lento disgelo che si era iniziato con l'ultimo periodo dell'amministrazione Obama?

 

La direttiva emessa da Trump è contraria agli interessi della direttiva del 2016 di Obama, in cui si parlava di rispetto di sovranità, indipendenza e autodeterminazione. Questa dierettiva nuova deroga la precedente, in un contesto di guerra. La dichiarazione è avvenuta in un contesto, lo ribadisco perché è l'elemento più importante che deve essere chiaro a tutti, in cui erano presenti tutti i terroristi di Miami coinvolti nell'attacco a Playa Girón, c'erano agenti della Cia, dei servizi segreti di altri paesi europei, i peggiori criminali che si sono macchiati di crimini contro la rivoluzione cubana e contro l'autodeterminazione dei popoli dell'America Latina.  C'erano quegli assassini per cui 5 agenti cubani dell'antiterrroismo hanno patito ingiustamente 16 anni di detenzione per aver combattuto questa mafia legata alla Cia. Erano presenti tutti in questa sala. Una sala preparata ad hoc per dare la  massima provocazione guerrafondaia possibile contro Cuba.

 

Qual è l'obiettivo ultimo del governo statunitense?

 

Riconquistare tutta l'America Latina, con tutto il peggior neo-colonialismo e neo-imperialismo che questa politica prevede. Dopo il colpo di stato in Honduras, dopo aver abbattuto con un golpe bianco il governo di Dilma in Brasile, dopo aver condizionato con elezioni poco chiare la vittoria di Macri in Argentina, dopo il golpe bianco in Paraguay, dopo aver rafforzato le basi militari in Colombia e in Perù, ora è il momento della tremenda e inumana guerra economica che la Cia e gli Usa stanno facendo contro il legittimo governo del Venezuela. Una guerra economica che si accompagna ad una guerra mediatica e una guerra psicologica.

 

Anche Gentiloni, insieme a Rajoy, ha deciso di fare da sponda a Trump con una grave ingerenza contro il governo venezuelano. Come la giudica?

Per quello che è: neo-colonialismo. Nel caso dell'Italia, è ancora più grave, perché non si perseguono neanche interessi propri ma si fa il lavoro per conto di terzi. In Venezuela, milioni di persone che prima di Chavez non esistevano oggi hanno diritto alla sanità, all'istruzione e ad una vita degna. Questo a Gentiloni e alla cultura liberista che rappresenta non piace. Ce ne faremo una ragione. La resistenza di queste ore del Venezuela bolivariano è la resistenza di tutti coloro che hanno a cuore un futuro di pace e di convivenza solidale dei popoli nel segno dell'uguaglianza sociale. Questo ha rappresentato e rappresenta l'Alba bolivariana. Chi, al contrario, come Gentiloni spera in una destituzione sovversiva e violenta del legittimo governo di Caracas fa gli interessi di quelle multinazionali del petrolio che non hanno mai accettato la nazionalizzazione dell'azienda energetica e che vogliono riappropriarsi delle riserve petrolifere più grandi al mondo. Decidete voi da che parte stare, ma per farvi un'opinione in modo onesto dovete smettere di leggere i media corporativi italiani che perseguono lo stesso obiettivo di Gentiloni.

 

Anche su Cuba la guerra è stata e sarà economica, mediatica e psicologica?

 

Si continuerà ad esserlo. Quest'attacco criminale contro l'autodeterminazione in quel teatro di Miami fa parte della guerra psicologica e massmediatica.

Ma non ci saranno conseguenze negative sul piano interno né internazionale. Cuba ha sempre dimostrato che quando è sott'attacco riesce a mobilitare fino all'ultimo cubano in piena solidarietà e vicinanza al governo, al partito comunista.

Le prime risposte di intellettuali, movimenti sociali e artisti impegnati a difendere la rivoluzione cubana sono già arrivate. Il governo, il partito e il sindacato hanno ribadito serenamente e decisamente che l'unica strada delle relazioni internazionali è il rispetto del diritto internazionale, della sovranità, dell'indipendenza e dell'autoderminazione dei popoli. I primi due punti all'ordine del giorno nelle relazioni con gli Usa sono: fine immediata del blocco e restituzione di Guantanamo alla sovranità di Cuba. La posizione dell'Avana è limpida, semplice e autorevole. Autorevole come quella che solo un paese libero, sovrano e indipendente può avere.

 

Che mobilitazioni avete in mente in difesa di Cuba dopo quest'ultimo attacco ricevuto?

 

Sul piano internazionale credo che le associazioni, i partiti, i democratici, i rivoluzionari, i progressisti, gli uomini liberi di questo pianeta sanno benissimo che il rispetto del diritto internazionale sia l'unico modo d'uscita. Si tornerà ad una forte solidarietà internazionalsita non solo verso Cuba, ma verso il rispetto delle regole internazionali. Noi come Rete dei comunisti, Nuestra America, Capitolo Italiano degli Intellettuali in difesa dell'umanità e Cestes-Usb abbiamo ribadito che va rafforzata la solidarietà politica. Il 30 giugno alla Villetta a Roma inizieremo a raccogliere firme contro il blocco criminale che colpisce Cuba, in una mobilitazione in cui invitiamo tutti i parlamentari, intellettuali, politici, dirigenti sindacali che vogliano partecipare. E' la continuazione di quello che abbiamo fatto un mese fa a Bruxelles, sollecitando le forze progressiste e democratiche presenti nel Parlamento europeo.

 

E' tornato da poco da Cuba. Com'è la situazione nel paese e quale reazione prevede dopo il decreto di Trump?

 

Sono tornato da pochi giorni a Cuba, dopo un lungo viaggio di relazioni politiche. Un viaggio intenso in cui ho visto in tutti i luoghi culturali, politici, sindacali, accademici in cui sono stato tanta passione e senso di responsabilità storico nel rivendicare l'autodeterminazione e la fine del blocco ma in un contesto in cui si rivendica la fine delle ingerenze contro il Venezuela e contro tutti i popoli schiacciati dalla catene dell'imperialismo. La solidarietà internazionalista è questa.

 

Quali obiettivi sta cavalcando Trump e dove stanno portando il mondo?

 

Questi processi non nascono casaulmente. Trump non risponde ad una sua visione di mondo, come dice anche alcuna sinistra, o a interessi suoi. No, questa è la visione di un settore importante della borghesia imperialista statunitense, di settori importanti anche di borghesia transnazionale europea. Voglio anche ribadire un concetto fondamentale che troppo spesso viene dimenticato. Ascolto leader politici, anche italiani, dire "si su CubaTrump magari sta esagerando, ma sulla dittatura di Maduro fa bene". Vorrei dire a questi signori che l'Alba bolivariana è un corpo solo, un unico grande spiraglio di speranza per il resto del mondo. L'Alba si difende nella sua interezza, per cui colpire Cuba significa colpire Venezuela, Bolivia, Ecuador e tutti gli altri paesi. Colpire il Venezuela significa colpire Cuba e tutti gli altri paesi. I presidenti dell'Alba si sono immediatamente e tutti insieme stretti intorno a Venezuela e Cuba.

 

Che legittimità hanno a parlare di democrazia e diritti gli Stati Uniti di oggi?

 

Trump e gli Stati Uniti non hanno alcuna legittimità e autorevolezza a parlare di diritti. i diritti, come ha ribadito più volte il governo di Cuba, sono un tutt'uno: quindi quando si parla di diritti, si parla di diritti civili e di diritti di liberazione del bisogno. Cuba è un punto di riferimento ed è all'avanguardia sia per quello che riguarda i diritti civili, sia per i diritti sociali. Non possono parlare, certo, di diritti gli Usa che hanno centinaia di detenuti politici condannati a lubnghissime pene, che hanno fatto patire un carcere durissimo e ingiusto ai cinque cubani, che hanno presidenti eletti con meno della metà delle persone che votano. Un paese in cui la criminalità, figlia del disagio di un paese dove milioni di persone sono costrette a vivere nella povertà assoluta, è totalmente fuori controllo. Un paese in cui lo stato del diritto e lo stato sociale non esistono. Un paese in cui milioni, ripeto milioni, di bambini vivono in condizione di indigenza pressoché assoluta. Che diritto ha di dare lezioni di democrazia a Cuba e Venezuela? Nessuna. Come a nessun paese a livello internazionale.

 

Anche il governo cubano nella sua risposta a Trump ha utilizzato più o meno queste argomentazioni...

 

Gli Stati Uniti non sono in grado dare lezioni a nessuno. E tutti noi che sogniamo un mondo di eguaglianza e libertà siamo molto preoccupati, come ha giustamente ricordato proprio in queste ore il governo di Cuba, dei numerosi casi di omicidi, brutalità e abusi polizieschi, in particolare contro la popolazione afroamericana, che avvengono negli Stati Uniti; del fatto che venga sfruttato il lavoro infantile ed esistano gravi manifestazioni di discriminazione razziale; del fatto che negli Usa 23 milioni di persone sono senza assistenza medica; del fatto che vengono marginalizzati immigrati e rifugiati, in particolare quelli provenienti da paesi islamici; del fatto, infine, che si pretenda di costruire muri che denigrano i vicini; e vengono abbandonati gli impegni internazionali per preservare l’ambiente e affrontare i cambiamenti climatici.

Detto tutto questo, voglio concludere quest'intervista con una frase di cui mi assumo chiaramente tutta la responsabilità: se Trump continua con questa politica dovrà essere giudicato dall'umanità e dagli organismi internazionali preposti come l'uomo che sta portando il mondo nel baratro di una guerra dai risvolti apocalittici. Dovrà rispondere per crimini contro l'umanità perché il blocco, la guerra militare, la guerra economica cosa sono se non crimini contro l'umanità.

Caracas, 14 giu (Prensa Latina) Il dirigente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Nahum Fernandez, assicurò che il popolo che accompagna oggi la Rivoluzione bolivariana decise di seguire l'esempio del guerrigliero argentino-cubano Ernesto Che Guevara. 

 
Questo è il popolo leale che accompagnò il Comandante Hugo Chavez e lotta attualmente per la preservazione del suo modello democratico, affermò il consigliere comunale del municipio Libertador in un atto celebrato nella Casa Nuestra America Josè Martì, in questa capitale, per l'89ºanniversario del compleanno del mitico lottatore. 
 
Davanti ad integranti di organizzazioni politiche e sociali, convocati dalla Fondazione Ernesto Guevara, Fernandez sottolineò, inoltre, l'importanza della figura del guerrigliero argentino per i giovani che assumono attualmente un posto di avanguardia nella difesa della Rivoluzione bolivariana. 
 
Ha affermato, in questo senso, che questa nuova generazione assunse come sue le parole che il leader storico della Rivoluzione cubano Fidel Castro pronunciò nel 1967, dopo la scomparsa fisica del Che in Bolivia. 
 
“In quel momento, davanti al popolo cubano, Fidel pronunciò la frase ‘Saremo come il Che’ per sollecitare che si seguisse il suo esempio di altruismo, antimperialismo, solidarietà ed internazionalismo”, ricordò. 
 
Al rispetto, il membro del PSUV commentò che questi valori rimangono nei governi progressisti come quello del Venezuela, Bolivia, Cuba e che affrontano i piani di una nuova colonizzazione dell'Impero. 
 
Esortò anche a mantenere presente la concezione del Guerrigliero Eroico sull'America Latina come un solo paese ed una sola razza, che, precisò, ha la sua base nel pensiero del Libertador Simon Bolivar, la sua validità nella Rivoluzione cubana e nel lascito di Chavez. 
 
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