Trump assolto nel processo político.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha riconosciuto che l’assoluzione di Donald Trump nel processo politico contro l’ex presidente, mostra che la democrazia del suo paese è fragile.

Joe Biden, in un comunicato, poche ore dopo che il voto dei 43 senatori repubblicani ha assolto Donald Trump, ha detto: «È un triste capitolo nella nostra storia e ci ha ricordato che la democrazia è fragile.

«Questa violenza e l’estremismo non hanno spazio negli USA e ognuno di noi ha il dovere e la responsabilità, come statunitense, e specialmente come leader, di difendere la verità ed eliminare le menzogne», ha sostenuto Biden, facendo allusione ai fatti violenti avvenuti nel Capitolio di Washington, provocati dai seguaci di Trump, lo scorso 6 gennaio.

La votazione, al finale, ha rivelato a favore della condanna i voti di 57 senatori e contrari 43, cifra insufficiente per dare luce verde al impeachment, per i quale si necessitava una maggioranza di 67 voti, cosa che sembrava poco probabile sin dal principio.

Sette senatori repubblicani hanno votato a favore della condanna per Trump «per aver incitato un’insurrezione»: Susan Collins, Lisa Murkowski, Mitt Romney, Ben Sasse, Bill Cassidy, Pat Toomey y Richard Burr.

Il processo politico è durato cinque giorni e passerà alla storia per aver trasformato Trump nel primo presidente statunitense che ha affrontato, ed è stato assolto, due processi politici dopo quello realizzato un anno fa per le sue pressioni all’Ucraina e perchè mai prima d’ora un mandatario era stato sottoposto a un impeachment dopo aver lasciato l’incarico. ( GM- Granma Int.)

http://it.granma.cu/mundo/2021-02-16/joe-biden-la-democrazia-negli-stati-uniti-e-fragile

“Il proposito annunciato di una campagna di ‘massima pressione’ per rimuovere il governo del Venezuela viola il principio di uguaglianza sovrana degli Stati e costituisce un intervento negli affari interni del Venezuela che influenza anche le relazioni regionali del paese”, mentre “le sanzioni all’importazione di cibo, che costituisce più del 50% del consumo alimentare interno, ha causato una crescita costante della malnutrizione negli ultimi 6 anni”, così come in campo sanitario il blocco ha causato “una grave carenza di farmaci e vaccini contro morbillo, febbre gialla e malaria” e “la mancanza di cure per l’HIV, nel 2017-2018, ha comportato un grave aumento del tasso di mortalità”. Lo denuncia la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani, la signora Alena Douhan, che ha diffuso un rapporto preliminare sulla sua visita nella Repubblica Bolivariana del Venezuela compiutaa dal primo al 12 febbraio 2021. Tali osservazioni, precisa il documento, “sono il risultato delle consultazioni con un’ampia gamma di interlocutori.

Il rapporto completo sarà presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel settembre 2021.

Nella sua missione, la signora Douhan ha incontrato il Presidente e il Vice Presidente della Repubblica; i Vicepresidenti incaricati dei poteri esecutivo, legislativo, giudiziario, cittadino ed elettorale; i Ministri degli Affari Esteri, della Salute, dell’Istruzione, della Pianificazione, dell’Economia, delle Finanze, del Petrolio, delle Miniere, del Cibo, delle Donne e dell’Uguaglianza di Genere, del Blocco, dell’Edilizia Popolare, del Lavoro sociale, della Scienza, Tecnologia, Trasporti, Cultura e dei Popoli Indigeni; il Coordinatore dei Comitati Locali di Produzione e Fornitura (CLAP); il Segretario generale del Comitato per i diritti umani; il Presidente della PDVSA; il Presidente della Banca Centrale, il Direttore delle Telecomunicazioni, il Presidente della Corte Suprema, l’Ispettore Fiscale, il Procuratore Generale; il Presidente e i membri dell’Assemblea Nazionale; il difensore del Popolo; il
Segretario Esecutivo dell’ALBA; rappresentanti di tutto lo spettro di partiti politici, opposizione e sindacati; organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali; del settore privato; della Chiesa cattolica; come degli attori nel governo venezuelano che lavorano nei settori della salute, dei diritti umani, della protezione dell’infanzia, delle donne e dei bambini; medici familiari; docenti universitari; docenti scolastici; ricercatori indipendenti e, cosa più importante, vittime di violazioni dei diritti umani. Ed ha inoltre incontrato i rappresentanti del gruppo delle Nazioni Unite nel paese e i membri della comunità diplomatica. Ha visitato l’ospedale pediatrico di Corazón; lo stabilimento farmaceutico di Quimbotiec; il complesso cananeo; la scuola elementare Hugo Chávez e la scuola materna Ciudad Mariche, nella periferia di Caracas.

Nello Stato di Carabobo, il Governatore ha facilitato un incontro con i direttori delle aziende pubbliche (acqua, luce, gas e telecomunicazioni), il dipartimento di maternità che ha sede nell’ospedale statale, uno dei centri di salute primaria provinciali ispirati al modello cubano e diverse organizzazioni nel governo.
La Relatrice Speciale esprime la sua gratitudine a tutti questi interlocutori, che hanno generosamente offerto tempo, informazioni, analisi, esperienze e pensieri per aiutarla a capire cosa ha portato a una situazione molto complessa e allarmante. La Relatrice Speciale apprezza la calorosa accoglienza e la forma costruttiva e collaborativa con cui il Governo ha facilitato la sua visita, che ha consentito un dialogo franco e aperto esprimendo uno speciale ringraziamento al Ministero degli Affari Esteri per l’efficace collaborazione con il suo staff. Ringrazio anche l’Ufficio del Coordinatore Residente delle Nazioni Unite per il suo supporto e assistenza durante la visita.

Il contesto della visita al paese

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro il Venezuela dal 2005, quando hanno introdotto sanzioni selettive contro persone ed entità presumibilmente coinvolte nel traffico di droga. Nel 2006 ha sollecitato un embargo sulle armi, poiché riteneva che il Governo non stesse cooperando a  sufficienza negli sforzi antiterrorismo.
Successivamente, una legge statunitense del 2014 ha dato luogo a sanzioni contro alcuni funzionari venezuelani che, tra le altre cose, sono accusati di repressione violenta delle proteste, persecuzione degli oppositori politici, lacerazione della libertà di stampa e corruzione. Nel 2015, gli Stati Uniti hanno dichiarato la situazione in Venezuela come un’emergenza nazionale che mina la sicurezza e la politica estera del paese.
Nel 2017, gli Stati Uniti hanno qualificato come illegittime le elezioni legislative venezuelane e hanno imposto sanzioni contro il governo e altre entità, tra cui PDVSA, bloccando le loro transazioni e l’accesso ai mercati finanziari americani.

Nel 2018, dopo le elezioni presidenziali venezuelane, gli Stati Uniti hanno irrigidito le sanzioni contro il governo, indicando come causa la gestione economica, la corruzione, la rappresentanza degli oppositori politici e gli sforzi per minare la democrazia.
Nel gennaio del 2019, gli USA hanno riconosciuto il leader dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, e sollecitato ulteriori sanzioni contro PDVSA, la Banca Centrale del Venezuela e funzionari governativi, imponendo un embargo economico totale nell’agosto 2019. Ed hanno concesso a Guaidó anche il controllo dei beni e delle proprietà del governo venezuelano nelle banche americane, compreso il denaro che arriva a PDVSA dalla sua filiale americana, Citgo.
Altre sanzioni degli Stati Uniti nel 2018 e 2019 sono state rivolte ai settori dell’oro e delle miniere, degli alimenti, delle cripto valute e delle banche.
Nel settembre 2020 sono state imposte sanzioni americane a cinque deputati che dirigevano i partiti che collaboravano con il Governo.

Dal 2020, gli Stati Uniti hanno cercato di bloccare il Venezuela in modo che non ottenesse carburante dall’Iran includendolo nell’elenco dei pirati del petrolio, vietando l’uso dei porti aerei e marittimi venezuelani e il blocco dei beni della compagnia Rosneft.
Sembrerebbe, inoltre, che alcuni funzionari statunitensi abbiano lanciato minacce non ufficiali per impedire le transazioni di stati terzi con il Venezuela.
La Relatrice Speciale ONU prende atto della decisione del governo degli Stati Uniti del 21 aprile 2020 di rivedere le sanzioni USA, in modo da ridurre al minimo l’impatto umanitario della pandemia, della decisione del governo degli Stati Uniti del 2 febbraio 2021 di ammorbidire le sanzioni che influenzano il funzionamento delle operazioni ordinarie nei porti e negli aeroporti venezuelani.

L’Unione Europea ha imposto sanzioni contro il Venezuela nel 2017, tra cui un embargo sulle armi, il divieto di esportare altre merci che potrebbero essere utilizzate per la rappresentanza interna, il divieto di esportare tecnologia e il materiale per la sorveglianza delle intercettazioni delle telecomunicazioni, il divieto di viaggiare in Venezuela e il congelamento dei beni di persone le cui azioni sono state considerate dall’UE come un tentativo contro la democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, contestati dal Venezuela dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione Europea.
È stato riferito che 1 miliardo e 200 milioni di dollari di fondi del governo del Venezuela sono stati congelati da una banca portoghese nel 2019.

Circa 2 miliardi di dollari della Banca centrale del Venezuela sono stati congelati e depositati presso la Banca d’Inghilterra e il caso è stato inviato presso i tribunali britannici.
Nel 2017 e nel 2018, il Canada ha congelato i beni e vietato le transazioni per le proprietà dei funzionari venezuelani accusati di rappresaglie, gravi violazioni dei diritti umani, corruzione, censura, esecuzioni extragiudiziali e altri atti.
Nel 2018, il Messico ha congelato i beni e imposto restrizioni di viaggio a 13 alti funzionari
venezuelani.
Nel 2018 e nel 2019, la Svizzera ha imposto un embargo sulle armi al Venezuela, ha congelato i beni e imposto restrizioni di viaggio ai funzionari venezuelani.
Nel 2019 la Colombia ha vietato l’ingresso di 200 venezuelani legati al governo.
Panama nel 2018 ha imposto sanzioni selettive contro persone ed entità venezuelane considerate altamente rischiose, per partecipare al blocco dei capitali, al finanziamento del terrorismo e alla proliferazione di armi di distruzione di massa.

Nel 2019, 13 dei 14 paesi del gruppo di Lima hanno deciso di vietare l’ingresso di funzionari
venezuelani e hanno negato l’accesso ai loro sistemi finanziari.
Sempre nel 2019, la maggior parte dei membri del Trattato di Rio ha approvato una Risoluzione che consente l’imposizione di sanzioni selettive, compreso il congelamento dei beni, ai funzionari venezuelani presumibilmente coinvolti in traffico di droga, attività terroristiche, criminalità organizzata e/o violazioni dei diritti umani.
Il 13 febbraio 2020, il Venezuela ha presentato una denuncia alla Corte Penale Internazionale ai sensi dell’articolo 14 dello Statuto di Roma rispetto alle misure coercitive unilaterali.

Situazione economica e umanitaria in Venezuela

Il Venezuela possiede una delle più grandi riserve di petrolio del pianeta. Il petrolio è stato il principale prodotto di esportazione del paese e la principale fonte di reddito e valute.
Dal 2000, il Governo ha annunciato il lancio di una vasta gamma di progetti sociali nei settori dell’edilizia popolare, istruzione, alfabetizzazione, nutrizione, approvvigionamento idrico, assistenza sanitaria, pianificazione familiare, alfabetizzazione informatica e sviluppo della comunità: gran parte di quello che è stato realizzato, a costo zero per i privati, è stato sostanzialmente sovvenzionato dallo Stato.
L’economia mono-orientata è dipesa in gran parte dalla vendita di petrolio; la maggior parte dei prodotti, dai macchinari e ai pezzi di ricambio, dagli alimenti ai medicinali, sono stati importati principalmente dagli Stati Uniti e dall’Europa.
La produzione interna si è mantenuta ad un livello abbastanza contenuto e non è stata in grado di soddisfare le esigenze di consumo interno.
Le difficoltà dell’economia sono iniziate nel 2014 con il calo dei prezzi del petrolio.
Tra gli altri fattori che influenzano l’economia venezuelana, si è parlato di gestione, corruzione e controlli statali sui prezzi.
Le sanzioni unilaterali di Stati Uniti, Unione Europea e altri paesi si sono accentuate e hanno aggravato i suddetti problemi.
E’ noto che gli introiti pubblici e il bilancio dello Stato si sono ridotti del 99% e che il paese
attualmente vive con l’1% del reddito che possedeva prima delle sanzioni.
I rimedi dall’estero sono stati ridotti a causa del blocco dei beni dello Stato, della complessità dei trasferimenti e degli impedimenti alla loro esecuzione.
Quattro anni di iperinflazione hanno causato la svalutazione totale della moneta nazionale (1 USD = 1,8-1,9 milioni di bolivar).
I salari mensili nel settore pubblico sono stati ridotti da 150-500 USD nel 2015, a 1-10 USD nel 2020 e un crescente livello di povertà.
Nel 2018-2019, il governo ha introdotto nuove politiche economiche: il controllo dei prezzi è stato revocato e il settore privato è stato liberalizzato.
Tuttavia, l’inasprimento delle sanzioni che il paese deve affrontare dal 2015 ha minato il possibile impatto positivo delle riforme attuali, nonché la capacità dello Stato di mantenere le infrastrutture e realizzare progetti sociali.
Il Venezuela sta attualmente affrontando la scarsità di macchinari, forniture, elettricità, acqua, carburante, gas, cibo e medicinali necessari.
I beni venezuelani congelati nelle banche di Stati Uniti, Regno Unito e Portogallo ammontano a 6 miliardi di dollari.
L’acquisto di beni e pagamenti da aziende pubbliche è bloccato o congelato.
Il settore privato, le organizzazioni governative, le università, i club sportivi e i cittadini venezuelani denunciano il rifiuto delle banche estere ad aprire i propri conti bancari, compresi quelli delle banche corrispettive negli Stati Uniti e in Europa; denunciano difficoltà nell’ottenere visti e acquistare biglietti; denunciano la necessità di agire tramite agenti di paesi terzi e la necessità di pagare costi assicurativi aggiuntivi.

Nell’ottobre 2020, il deferimento delle sanzioni economiche e il crescente eccesso di complimento delle stesse hanno dato luogo all’approvazione della Legge Costituzionale Anti-Blocco.
Viene dichiarato che le linee elettriche oggi funzionano meno del 20% della loro capacità.
Si stima che, dal 2015, il numero di venezuelani che hanno abbandonato il Paese in cerca di una vita migliore oscilli tra 1 e 5 milioni e che la popolazione si ridurrà a circa 27 milioni nel 2021. La maggior parte dei servizi pubblici hanno visto una riduzione del personale dal 30% al 50%, compresi i più qualificati (medici, infermieri, ingegneri, insegnanti, maestri, personale di sicurezza, ecc.), fatto che ha causato disorganizzazione interna, aumento del carico di lavoro per il resto del personale, una riduzione del servizio e una riduzione della qualità dello stesso. Si stima che il 90% delle famiglie sia collegato alla rete idrica nazionale. Tuttavia, molte famiglie riferiscono frequenti tagli a causa di interruzioni di corrente che interessano le pompe dell’acqua e la manutenzione delle infrastrutture e la carenza di personale qualificato per la manutenzione.
La distribuzione dell’acqua può essere attuata solo “a turni” per garantire la consegna a tutta la popolazione, e la maggior parte delle famiglie può accedere all’acqua solo una volta alla settimana per alcune ore.
A causa delle sanzioni commerciali, l’uso di agenti chimici per trattare e purificare l’acqua per l’acqua potabile è stato ridotto del 30%.
Le sanzioni all’importazione di cibo, che costituisce più del 50% del consumo alimentare interno, ha causato una crescita costante della malnutrizione negli ultimi 6 anni, con oltre 2,5 milioni di persone in una situazione di grave insicurezza alimentare.
I meccanismi per affrontare questa situazione includono la riduzione del numero di pasti giornalieri (1 o 2 invece di 3); la riduzione del cibo e della qualità del cibo; la svendita/vendita dei prodotti alimentari e la riduzione della spesa per salute, abbigliamento e istruzione; con un correlato aumento di crisi familiari, tensioni, violenze e separazioni; lavoro minorile; partecipazione all’economia sommersa; attività criminale, compreso il traffico di droga e di esseri umani, il lavoro forzato e l’emigrazione. Il programma CLAP (fornitura gratuita di alimenti), che è stato lanciato come iniziativa del governo
nel 2017 e supporta 6 milioni di famiglie in tutto il paese, ha visto diminuire la diversità e completezza dei prodotti alimentari.

Il Venezuela ha fatto completamente affidamento sui medicinali importati dall’estero, sebbene prima del 2016 la maggior parte dei servizi medici pubblici fossero forniti dallo Stato gratuitamente. Gli ostacoli all’assistenza sanitaria riguardano la grave mancanza o carenza di medicinali e vaccini, l’aumento dei prezzi, la carenza di elettricità per alimentare le apparecchiature, la scarsità di acqua, i problemi di igiene che ne derivano, il deterioramento delle infrastrutture dovuto alla mancanza di manutenzione, all’assenza di pezzi di ricambio, la mancanza di disponibilità di nuove attrezzature per carenza di risorse o per la vendita e la consegna, il degrado delle condizioni di lavoro e la mancanza di dispositivi di protezione contro le malattie infettive, la perdita di personale in tutte le aree mediche a causa dei bassi salari e il mancato completamento della costruzione di ospedali e centri di assistenza primaria.

In particolare, l’Ospedale Cardiologico Infantile di Caracas ha subito una diminuzione di 5 volte il numero di interventi chirurgici (da una media di 1.000 interventi annuali nel periodo 2010-2014 a 162 nel 2020). I posti di medici negli ospedali pubblici sono vacanti al 50-70%. Attualmente solo il 20% circa delle apparecchiature mediche è in funzione.
Il paese nel 2017-2018 ha dovuto affrontare una grave carenza di farmaci e vaccini contro morbillo, febbre gialla e malaria. La mancanza di cure per l’HIV, nel 2017-2018, ha comportato, secondo i rapporti, un grave aumento del tasso di mortalità.

Il dirottamento dei beni dalla filiale americana di PDVSA, CITGO, ha impedito trapianti di fegato e midollo osseo a 53 bambini venezuelani; tali trapianti, prima del 2016, sarebbero stati effettuati in Italia e Argentina a carico dello Stato.
Il Relatore Speciale ONU osserva anche la crescita della mortalità neonatale e materna dal 2013, con un leggero miglioramento nel 2019, quando è stata attivata la cooperazione umanitaria con l’UNICEF, l’OPS, la chiesa e altre organizzazioni umanitarie.
Altri effetti dannosi della crisi sono da un lato il crescente problema delle gravidanze di donne adolescenti, che sta raggiungendo un livello critico tra i 12 e 13 anni d’età, causato dalla mancanza di informazioni e di metodi contraccettivi, e l’aumento dell’HIV/AIDS dovuto alle scarsità di relazioni protette.

L’istruzione scolastica e universitaria dal 2016 ha registrato una grave interruzione del sostegno del governo, compresa la mancata fornitura di uniformi scolastiche, scarpe, zaini e attrezzature per laboratori, la riduzione del numero di pasti giornalieri nella scuola (da 2 a 1), la riduzione della quantità e diversità degli alimenti o la totale eliminazione degli stessi. L’indisponibilità di risorse finanziarie e la reticenza delle società straniere a commerciare sia con le istituzioni pubbliche venezuelane sia con le società private, ha causato la sospensione del Programma Canaima, avviato nel 2015 per assemblare computer portatili compatti con finalità educative, grazie al quale erano stati
distribuiti 6,5 milioni di pc attraverso il sistema scolastico senza alcun costo per le famiglie.
Alcuni incidenti tecnici nel 2019 hanno paralizzato il satellite pubblico del Venezuela, riducendo sostanzialmente la copertura Internet nel paese e rendendo difficile l’istruzione a distanza durante la pandemia.

Prima della crisi economica e umanitaria, il governo venezuelano aveva attivato la cooperazione con UNDP, UNICEF, UNAIDS, OPS, con la chiesa, con il settore privato e con le ONG umanitarie che forniscono assistenza umanitaria, facilitando la ricostruzione di impianti e sistemi idrici, nonché la fornitura di vaccini, medicinali, analisi e indagini mediche, reagenti, materiale scolastico e cibo.
Tuttavia, nel 2020 i tentativi di riacquisire i fondi congelati presso la Banca d’Inghilterra per
l’acquisto di medicinali, vaccini, dispositivi di protezione e attrezzature mediche attraverso UNDP e OPS sono falliti. Non sono stati sbloccati nemmeno i fondi per l’acquisto di COVAX attraverso l’OPS nel 2020 – 2021.
Nonostante l’intensificazione del lavoro con gli attori umanitari, sono stati segnalati alcuni casi di controllo e persecuzione dei membri di ONG nazionali che partecipano al lavoro umanitario.

Valutazione della base giuridica per l’imposizione di sanzioni

La Relatrice Speciale ONU ritiene che lo stato di emergenza nazionale annunciato dal Governo degli Stati Uniti l’8 marzo 2015 come base per l’introduzione delle sanzioni contro il Venezuela e più volte prorogato, non soddisfi i requisiti di cui all’art. 4 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, come l’esistenza di una minaccia effettiva alla vita della nazione, la limitazione delle misure alle esigenze effettive della situazione, una durata limitata, l’assenza di discriminazioni, la proibizione di derogare al diritto alla vita e il divieto di punire attività che non costituiscono reato, come menzionato nella comunicazione degli esperti in diritti umani del 29 gennaio 2021.
La Relatrice Speciale sostiene che le sanzioni unilaterali contro il petrolio, l’oro, l’estrazione mineraria e altri settori economici, nonché contro la compagnia aerea di stato e l’industria televisiva costituiscono una violazione del diritto internazionale e non si esclude la loro illiceità in riferimento alle contromisure.

Il proposito l’aver annunciato di una campagna di “massima pressione” per rimuovere il governo del Venezuela viola il principio di uguaglianza sovrana degli Stati e costituisce un intervento negli affari interni del Venezuela che influenza anche le relazioni regionali del paese.
Facendo riferimento alle norme consuetudinarie sull’immunità dei beni dello Stato, la  Relatrice Speciale ricorda che i beni della Banca Centrale sono utilizzati dai funzionari pubblici con finalità dello Stato del Venezuela e non a titolo privato o governativo.
Pertanto, il congelamento dei beni della Banca Centrale del Venezuela motivato dal non
riconoscimento del suo Governo, nonché l’adozione delle relative sanzioni, viola i diritti sovrani del paese e impone che il governo effettivo debba garantire i bisogni della popolazione.
Il Relatore Speciale ONU sostiene che l’inclusione di funzionari statali nell’elenco ufficiale dei sanzionati contraddice il divieto di punire un’attività che non costituisce un reato, impone ai dipendenti la possibilità di rappresentare gli interessi del Venezuela nei tribunali internazionali e in altre istituzioni internazionali e mina il principio di uguaglianza sovrana degli Stati.
Allo stesso modo, sottolinea che i ripetuti rifiuti delle banche degli Stati Uniti, Regno Unito e
Portogallo a liberare i beni venezuelani necessari per l’acquisto di medicinali, vaccini e dispositivi di protezione, sotto il controllo di organizzazioni internazionali, violano il suddetto principio e impediscono la capacità di risposta del Venezuela all’emergenza Covid 19.

La Relatrice Speciale esprime preoccupazione per il fatto che le sanzioni selettive unilaterali, nella loro forma attuale, violino, come minimo, gli obblighi che derivano dagli strumenti universali e regionali nel settore dei diritti umani, molte delle quali sono di carattere perentorio – garanzie processuali e presunzione di innocenza -, in considerazione del fatto che le ragioni della loro introduzione non costituiscano, per la maggior parte, reati internazionali, né abbiano a che fare con l’ambito della giurisdizione penale universale; al tempo stesso, prende atto della presentazione dinanzi alla Corte Penale Internazionale da parte di un gruppo di Stati di una remissione contro il Venezuela il 27 settembre 2018.

Il Relatore Speciale ONU sottolinea che l’applicazione della giurisdizione extraterritoriale a cittadini e società di Stati terzi per la cooperazione con autorità pubbliche, cittadini e società del Venezuela, e le presunte minacce a detti Stati terzi, non è giustificata dal diritto internazionale e aumenta i rischi di eccesso rispetto alle sanzioni. Il Relatore Speciale rileva con preoccupazione le presunte minacce alle società private e ai donatori, partner e organizzazioni umanitarie di paesi terzi, così come l’introduzione di clausole di riservatezza nella Legge Costituzionale Anti-Blocco del Venezuela per quanto riguarda l’identità dei partner corrispondenti.

Impatto sul godimento dei diritti umani

La Relatrice Specialìe ONU osserva con preoccupazione che le sanzioni settoriali contro le industrie petrolifere, aurifere e minerarie, il blocco economico del Venezuela e il congelamento dei beni della Banca Centrale hanno esacerbato la situazione economica e umanitaria preesistente, impedendo l’uso delle risorse per sviluppare e mantenere le infrastrutture e per i programmi di assistenza sociale, con un effetto devastante su tutta la popolazione del Venezuela, in particolare su coloro che vivono in condizioni di estrema povertà, donne, bambini, operatori sanitari, persone con disabilità o malattie
croniche o potenzialmente letali e sulla popolazione indigena.
La Relatrice Speciale sottolinea che le eccezioni umanitarie esistenti risultano inefficaci e insufficienti, soggette a procedure lunghe e costose, e non coprono la consegna di pezzi di ricambio, attrezzature e macchinari necessari per la manutenzione e il ripristino dell’economia e dei servizi pubblici.
La Relatrice Speciale teme che l’applicazione di sanzioni extraterritoriali secondarie, nonché le presunte minacce di sanzioni, diano luogo a un eccesso di rispetto dei regimi sanzionatori esistenti, impedendo al governo del Venezuela, al suo settore pubblico e alle società private di acquisire macchinari, pezzi di ricambio, farmaci, cibo, forniture agricole e altri beni essenziali, comprese le licenze concesse dal governo degli Stati Uniti. Esse portano anche a un numero crescente di dinieghi di trasferimenti bancari, tempi di bonifico estesi (da 2 a 45 giorni), maggiori costi di consegna, assicurazione e bonifico bancario, nonché aumenti di prezzo segnalati per tutte le merci (in particolare le merci importate).

La Relatrice Speciale osserva con preoccupazione che la mancanza di risorse e il rifiuto da parte di partner stranieri, banche e società di trattare con partner venezuelani comporta l’impossibilità di acquisire le attrezzature mediche e tecnologiche necessarie, i reagenti e pezzi di ricambio per la riparazione e la manutenzione di elettricità, gas, acqua, trasporti pubblici, telefonia e sistemi di comunicazione, scuole, ospedali, alloggi e altre istituzioni pubbliche, situazione che mina il godimento di molti diritti umani, compreso il diritto a una vita degna.
Nonostante la revisione periodica e l’aumento dei salari in Venezuela, lo stipendio medio nel settore pubblico è stimato tra i 2 ei 3 dollari USA al mese, copre meno dell’1% del paniere di base alimentare e rende la popolazione sempre più dipendente sul sostegno sociale del Governo sotto forma di CLAP (scatole di cibo) e periodici trasferimenti di denaro attraverso la “Carta de la Patria”, sovvenzioni multiple per funzionari pubblici, nonché aiuti umanitari esteri.
La Relatrice Speciale ONU osserva che tutto questo aumenta il livello di emigrazione, facilita la partecipazione delle persone all’economia grigia, interessando in primo luogo gli specialisti di alto livello del settore pubblico, inclusi medici, infermieri, insegnanti, professori universitari, ingegneri, poliziotti, giudici, tecnici e molti altri, violando i loro diritti economici, tra cui il diritto al lavoro, a un lavoro dignitoso, alla previdenza sociale, inclusa la polizza sociale e un livello di vita adeguato. Il numero di posti vacanti tra il personale necessario a garantire il normale funzionamento dei servizi pubblici sarebbe stato compreso tra 1/3 e 1/2. L’emigrazione di massa in assenza di trasporti a prezzi accessibili mette in pericolo la vita dei migranti e impone oneri aggiuntivi ai paesi ospitanti. Viene
denunciato, tra gli altri problemi, il mancato accesso a cibo, medicine e assistenza medica per i migranti venezuelani, la mancanza di documenti di identità per i bambini nati all’estero, la separazione delle famiglie e l’assenza di un’adeguata attenzione ai bambini che soggiornano con i nonni in Venezuela.

La Relatrice Speciale esprime preoccupazione per la mancanza di benzina, con il conseguente aumento dei prezzi del trasporto, violi la libertà di movimento, impedisca l’accesso a ospedali, scuole e altri servizi pubblici, aggravi i problemi di consegna e distribuzione di cibo e forniture mediche – soprattutto nelle aree remote del paese, colpendo, tra le altre cose, la popolazione indigena e causando ritardi nei servizi pubblici, compresa la giustizia penale e civile. La segnalata mancanza di gasolio, utilizzato principalmente per scopi agricoli, industriali e di trasporto, ha un potenziale effetto
drammatico sulla produzione e conservazione del cibo, con il rischio di aggravare ulteriormente l’insicurezza alimentare del popolo venezuelano, che sta già affrontando un deterioramento della quantità e qualità di cibo e l’aumento della malnutrizione, aumentando così i rischi per la salute e le minacce alla vita.

La Relatrice Speciale rileva con preoccupazione che, a causa della mancanza di disponibilità di nuovi macchinari, pezzi di ricambio e personale competente, il popolo venezuelano possiede un accesso limitato all’elettricità, il che impedisce, tra l’altro, il funzionamento delle pompe dell’acqua, con conseguente violazione del diritto all’acqua, compresa l’acqua potabile sicura e l’acqua sanitaria, aumentando i rischi di malattie rilevanti.

La Relatrice Speciale sottolinea che i bassi salari, l’assenza o l’insufficienza di materiale scolastico, uniformi scolastiche e cibo a scuola che il governo era solito fornire, i problemi di trasporto, l’assenza di elettricità e la copertura limitata di Internet e della telefonia mobile mettono in pericolo l’esercizio del diritto all’istruzione. Le ragioni di cui sopra, così come l’impossibilità segnalata di utilizzare risorse online con indirizzi IP venezuelani, influenzano l’accesso alle informazioni e la libertà di espressione.
Il presunto rifiuto dei partner stranieri a cooperare con le istituzioni venezuelane, comprese le università, le società sportive e le ONG, nonché gli impedimenti ai trasferimenti di denaro, le difficoltà nell’ottenere i visti e il rifiuto di aprire e chiudere conti bancari di cittadini venezuelani o di società pubbliche e private con sede in Venezuela per paura di sanzioni secondarie, pregiudica il diritto all’istruzione, le libertà accademiche, i diritti culturali e impedisce la fornitura di aiuti umanitari.

La Relatrice Specialee teme inoltre che la carenza di gas, che costringe le persone a cucinare con il fuoco a legna, possa violare il diritto a un ambiente favorevole. Osserva che, per la necessità di garantire i bisogni umani essenziali alla sopravvivenza, il Governo ha sospeso tutti i programmi volti al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, compresi i progetti agricoli e sanitari, la tutela dell’ambiente, il miglioramento dell’alfabetizzazione e dell’informatica, la ricostruzione e altri.
Il Relatore Speciale sottolinea che il blocco di proprietà, beni e conti bancari di cittadini venezuelani da parte di banche e corrispondenti stranieri, spesso a causa di un’eccessiva osservanza, implica la violazione del diritto di proprietà. Rileva inoltre con preoccupazione che l’applicazione di sanzioni unilaterali contro il Venezuela incide sui diritti dei cittadini di paesi terzi; in particolare, la risoluzione di contratti con società di paesi terzi ha il potenziale rischio di incidere sui diritti economici e di proprietà dei loro proprietari e dipendenti; inoltre, l’assenza di contributi da parte del Venezuela, che era solito donare a progetti di assistenza regionale (ad esempio, ALBA), sta incidendo negativamente
sul diritto all’aiuto umanitario dei suoi beneficiari oltre i confini del Venezuela.

La Relatrice Speciale ONU riconosce che le sanzioni selettive e secondarie violano il diritto al giusto giudizio, le garanzie procedurali, la libertà di circolazione, i diritti di proprietà e il diritto alla reputazione.

Le sanzioni contro i rappresentanti dei gruppi di opposizione per la loro partecipazione alle elezioni violano il loro diritto di esprimere la loro opinione e di partecipare agli affari pubblici. Mentre il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (art. 275) offre alle persone inserite nell’elenco la possibilità di accedere alla Corte di giustizia delle Comunità europee, pur non esistendo garanzie procedurali prima che vengano prese decisioni in merito alle sanzioni, la Relatrice Speciale rileva che l’accesso alla giustizia non è invece garantito per quanto riguarda le sanzioni degli Stati Uniti, soprattutto in considerazione delle numerose rinunce denunciate da avvocati statunitensi a presentare casi davanti all’OFAC a causa delle supposte minacce del Governo degli Stati Uniti e il conseguente timore di probabili sanzioni.

Il Relatore Speciale ONU conclude che le sanzioni imposte contro il Venezuela, i suoi cittadini e le aziende colpiscono il popolo del Venezuela e il suo territorio, sia nel settore pubblico che privato, i cittadini di paesi terzi e i datori di lavoro di società di paesi terzi colpiti da sanzioni secondarie o da timore di ritorsioni, i donatori e le ONG umanitarie internazionali, i beneficiari dell’assistenza di organizzazioni internazionali tradizionalmente finanziate dal Venezuela, le persone a basso reddito, le donne, i bambini e le persone con bisogni speciali o con malattie croniche o coloro che sono gravemente colpiti nell’ ambito di tutti gli aspetti dei diritti umani, inclusi i diritti civili, politici, economici e sociali e le attività culturali e il diritto allo sviluppo.
La Relatrice Speciale accoglie con favore i rapporti sull’accresciuto impegno del governo del
Venezuela nei confronti dell’UNDP UNICEF, UNAIDS, OPS, altre organizzazioni internazionali e ONG ecclesiastiche, il settore privato e umanitario, nella fornitura di assistenza umanitaria, facilitando la ricostruzione dei sistemi idrici e la fornitura di vaccini, medicinali, analisi, reagenti, materiale scolastico e cibo, che sta aiutando 4 milioni di persone.
Tuttavia, la Relatrice Speciale esprime preoccupazione per le segnalazioni di cattiva gestione nella distribuzione degli aiuti umanitari, sorveglianza e persecuzione del personale delle ONG nazionali coinvolto nel lavoro umanitario e per l’assenza di regolamenti provvisori per il lavoro delle ONG internazionali.

Raccomandazioni della Relatrice Speciale

la Relatrice Speciale ONU fa affidamento su tutte le parti, sul loro obbligo, in virtù della Carta delle Nazioni Unite, di osservare i principi e le norme del diritto internazionale, inclusi i principi di uguaglianza sovrana, indipendenza politica, ingerenza negli affari interni degli Stati e risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

La Relatrice Speciale sollecita che qualsiasi controversia venga contestata attraverso le istituzioni giudiziarie e altre istituzioni internazionali competenti.
La Relatore Speciale sottolinea che le preoccupazioni umanitarie devono sempre prevalere sulle politiche e che le misure unilaterali possono essere prese solo tenendo conto dello Stato di diritto, delle norme dei diritti umani, del diritto dei rifugiati e del diritto umanitario; devono rispettare gli obblighi legali internazionali degli Stati e possono essere applicate solo nel quadro di contromisure legali riconosciute a livello internazionale.
La Relatrice Speciale ONU ricorda che le valutazioni d’impatto umanitario preliminari e in corso devono essere effettuate nel corso di qualsiasi attività unilaterale, poiché nessuna buona intenzione giustifica la violazione dei diritti umani fondamentali come “danno collaterale”.
La Relatrice Speciale sottolinea l’inammissibilità dell’applicazione di sanzioni extraterritoriali ed esorta il Governo degli Stati Uniti a porre fine all’emergenza nazionale relazionata con il Venezuela, a rivedere e revocare le sanzioni settoriali contro il settore pubblico in Venezuela, a rivedere e revocare le sanzioni secondarie contro paesi terzi e astenersi dall’imporre sanzioni sulla fornitura di gasolio e carburanti che provocherebbe una crisi umanitaria di proporzioni senza precedenti.

La Relatrice Speciale esorta tutti gli interlocutori (compresi gli Stati, le organizzazioni internazionali, le banche, le società private e la società civile) ad evitare coercizioni, minacce scritte o orali e qualsiasi altro atto che possa provocare o dar luogo ad un eccesso di adempimento, o che si interpretino tutte le limitazioni in eccessivamente ristretto nel periodo provvisorio prima della revoca delle sanzioni unilaterali, tenendo debitamente conto delle Linee Guida emesse dalla Relatrice Speciale nel dicembre 2020.
La Relatrice Speciale chiede a tutti gli Stati di rivedere e revocare le sanzioni selettive nel rispetto dei principi del diritto internazionale, dello Stato di diritto, dei diritti umani e del diritto dei rifugiati, che garantiscono la possibilità che i dipendenti dello Stato del Venezuela rappresentino lo Stato sulla base del principio di eguaglianza sovrana degli Stati, e che garantiscono i diritti delle persone colpite, di presunzione di innocenza, di garanzie procedurali, dell’accesso alla giustizia e altri diritti fondamentali.

La Relatrice Speciale ONU esorta i Governi di Regno Unito, Portogallo e Stati Uniti e le banche corrispondenti a scongelare gli attivi della Banca Centrale del Venezuela per acquisire medicinali, vaccini, cibo, attrezzature mediche e di altro tipo, forniture e altri beni essenziali per garantire i bisogni umanitari del popolo venezuelano e il ripristino dei servizi pubblici in collaborazione con l’UNDP e altri organismi delle Nazioni Unite e attraverso meccanismi reciprocamente concordati e controllati dall’ONU.

Pur riconoscendo l’effetto devastante delle sanzioni unilaterali sull’ampio ambito di applicazione dei diritti umani, in particolare il diritto al cibo, il diritto alla salute, il diritto alla vita, il diritto all’istruzione e il diritto allo sviluppo, il Relatore chiede in particolare al governo del Venezuela e l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani di attuare pienamente l’accordo di cooperazione firmato tra loro, per rafforzare la presenza dell’OHCHR sul terreno e monitorare, tra le altre cose, l’impatto delle sanzioni unilaterali, organizzando visite nel Paese degli esperti speciali pertinenti.
Il Relatore Speciale invita il Governo del Venezuela, l’UNDP, ed altre agenzie delle Nazioni Unite e l’OHCHR in Venezuela a negoziare un accordo che garantisca una distribuzione trasparente ed equa e non discrimini i beni essenziali e gli aiuti umanitari sotto il controllo delle istituzioni internazionali, indipendentemente da razza, sesso, nazionalità, età, credenze religiose o opinioni politiche, tenendo debitamente in conto i gruppi sociali con bisogni speciali.

La Relatrice Speciale fa appello al Governo del Venezuela affinché, in collaborazione con il
coordinatore residente delle Nazioni Unite e l’OHCHR in Venezuela, termini di redigere una
legislazione chiara e non discriminatoria che consentirà e faciliterà il lavoro umanitario di ONG internazionali e nazionali in Venezuela e garantisca la sicurezza e l’integrità del loro personale. Allo stesso tempo, richiama le ONG umanitarie all’obbligo di agire rispettando le norme dell’attività puramente umanitaria.

https://www.farodiroma.it/venezuela-il-rapporto-preliminare-dellonu-denuncia-le-gravi-violazioni-dei-diritti-umani-inflitte-con-le-misure-coercitive-unilaterali-imposte-da-usa-e-ue/

Prima del 2006, anno della vittoria di Evo Morales alle elezioni MAS-ISPS, la Bolivia era considerata il paese più povero dell’America Latina. Il colpo di stato del 2019 ha segnato un vero passo indietro: un nuovo inizio dell’attuazione delle politiche neoliberiste con un piano di stabilizzazione e il processo di aggiustamento strutturale richiesto dalla Banca Mondiale e dal FMI, con la ristrutturazione del settore pubblico e la deregolamentazione del mercato del lavoro. Ciò ha portato di fatto all’impoverimento assoluto del paese con crescenti disuguaglianze e povertà.
Il ritorno di Evo in Bolivia conferma il progetto di transizione: dal 2006 è stata intrapresa una politica economica caratterizzata dallo sviluppo della spesa pubblica attraverso i proventi ottenuti dalla nazionalizzazione delle risorse naturali e da diversi settori strategici: idrocarburi, telecomunicazioni, energia elettrica. Rompendo con il modello neoliberista, lo Stato si afferma in Bolivia come controllore dei settori strategici dell’economia e promotore di politiche per la redistribuzione della ricchezza e degli investimenti sociali e infrastrutturali.

Già nel programma elettorale del 2006 erano evidenti alcune delle caratteristiche fondamentali della “Comunità sociale e modello economico produttivo” boliviano (MESCP). Tra questi la nazionalizzazione di settori strategici, il ruolo centrale assegnato allo Stato nell’economia, l’industrializzazione di settori legati alle risorse naturali, l’obbligo delle imprese straniere di investire una parte sostanziale dei propri profitti nel Paese, la promozione di filosofia di Vivir Bien, alloggi sociali e lotta alla povertà.

Come ha sottolineato l’attuale Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia Luis Arce Catacora, il MESCP rappresenta un modello di transizione da una società capitalista liberale a una socialista, in cui gli interessi economici sono messi al servizio del benessere collettivo attraverso il controllo e la direzione politica dell’economia. Lo Stato deve anche, in questa nuova fase, rivestire un ruolo centrale come protagonista di un’economia che mantiene anche la presenza di aziende private in transizione.

Il dibattito non è nuovo nel movimento operaio e ricorda, mutatis mutandis, ciò che alla fine del diciannovesimo secolo preoccupava la comunità rurale russa, e in generale la permanenza delle relazioni comunitarie in un regime capitalista. Il punto è capire se le forme sociali pre-capitaliste possono diventare protagoniste di una lotta anticapitalista.

Il MAS deve ancora una volta, con Evo, fondare il suo successo sulla partecipazione dei movimenti sociali e autoctoni alla proposta politica e di governo, unendo le lotte sindacali a quelle delle popolazioni originarie che si distinguono per l’antica cultura della solidarietà, l’educazione comunitaria, il rapporto privilegiato che hanno sempre intessuto con Pacha Mama nella visione di Evo e Choquehuanca. Il MAS ha sempre qualcosa in più che dare alle lotte indigene un forte carattere di classe che ha permesso loro di unirsi ai contadini e ad altri settori di lavoratori in un programma anticapitalista.
Con tutto ciò, avrebbe superato l’inganno liberale, ma anche le auto-restrizioni politiche dell’era del capitalismo di stato. Sarà, quindi, un prolungamento della democrazia, a partire dall’inizio di un’iniziativa sociale che reinventa il senso di cittadinanza come atto di responsabilità permanente di ogni persona nel destino degli altri.

Luciano Vasapollo (della Rete dei comunisti e membro della segreteria esecutiva internazionale della Rete in Difesa dell’Umanità)

http://www.farodiroma.it/il-ritorno-di-evo-morales-in-bolivia-riprende-il-cammino-delluguaglianza-e-della-giustizia-sociale-di-l-vasapollo/

Venerdì scorso, 2 ottobre, il Cile ha vissuto una giornata che incarna tutto ciò che milioni di cileni chiedono da un anno: la fine di uno Stato repressivo. Quel giorno era prevista una grande concentrazione in Plaza Italia, ribattezzata Plaza Dignidad, in quanto l’epicentro dell’epidemia sociale iniziata il 18 ottobre 2019.

E così è stato: nel pomeriggio centinaia di persone si sono radunate nel luogo emblematico di Santiago a sostegno del Plebiscito costituzionale il 25 ottobre. E inoltre, come è consuetudine, è iniziato il tentativo dei Carabineros (Polizia Militare) di disperderli. Per questo hanno usato istanti e bombolette di gas lacrimogeni.
Nel bel mezzo della repressione, diversi uomini in uniforme sono corsi dietro a un gruppo di manifestanti. Uno dei poliziotti ha raggiunto uno di loro sul ponte noto come Pio Nono e lo ha spinto nel fiume Mapocho, ad un’altezza di sette metri.

Nonostante l’urgenza dei soccorsi, la polizia militare non voleva fare passare soccorritori e vigili del fuoco per aiutare la persona che giaceva priva di sensi sul letto del fiume. Alla fine, sono arrivate le cure di emergenza e si è appreso che era un minore di età inferiore ai 16 anni, quindi il suo nome non doveva essere rivelato.
Dopo essere stato rianimato, è stato trasferito alla Clinica Santa María, dove è stato riferito che l’adolescente è stato ricoverato con una “frattura bilaterale del polso e trauma cranico chiuso in evoluzione.
Sebbene le autorità abbiano rapidamente descritto l’attacco come un “incidente”, i video di vari media e telecamere di sicurezza mostrano che il giovane è stato spinto nel fiume.

In una prima versione dei fatti, il tenente Rodrigo Soto, del dipartimento di polizia di Santiago, ha detto: “Voglio negare categoricamente questo tipo di situazione, basta mentire alle persone con cose che i Carabineros non hanno mai fatto”. Ore dopo, il capo della zona di Santiago Oeste della stessa istituzione, il generale Enrique Monrás, ha sottolineato: “uno dei nostri agenti di polizia ha cercato di arrestare un giovane e ha perso l’equilibrio sulla ringhiera del ponte Pío Nono ed è caduto sulla riva del fiume Mapocho”.

Di fronte al trambusto nazionale e alla richiesta di spiegazioni da parte del governo, il ministro dell’Interno ha indicato che “la verità dei fatti sarà determinata dalle indagini del Ministero pubblico e dei tribunali” e ha aggiunto che “è deplorevole che un giovane sia ferito in un manifestazione”.

La risposta giudiziaria è arrivata presto e il procuratore Ximena Chong ha annunciato l’arresto dell’agente di polizia, Sebastian Zamora, dopo averlo accusato di “tentato omicidio”. Misura che è stata accettata dalla Settima Corte di Garanzia di Santiago.

Allo stesso modo, il Children’s Ombudsman e l’Istituto nazionale per i diritti umani hanno annunciato azioni legali contro i Carabineros. Il direttore dell’INDH, Sergio Mico, ha denunciato che in questo e nei precedenti casi c’è un insabbiamento: “Stiamo chiaramente affrontando problemi di responsabilità istituzionale, che ci preoccupano molto”.

Quante altre tragedie come la notte scorsa devono accadere in Cile? È una domanda che si pongono milioni di persone e che per ora rimane senza risposta.

Da quando è scoppiata l’epidemia sociale nell’ottobre 2019, l’INDH registra quotidianamente gli eccessi degli agenti di Stato nei confronti dei manifestanti: 3.800 feriti, di cui 460 per trauma oculare; 8 omicidi completati e 36 tentati; 257 denunce di abuso sessuale; e 1.083 per tortura e trattamento crudele.

Queste cifre, che spiegano la scia delle violazioni dei diritti umani commesse contro i civili, contrastano con l’agenda del governo di Sebastián Piñera che concede nuovi poteri e armi alla forza pubblica, protetta da uno Stato di eccezione che per ora sarà in vigore fino a Dicembre.

L’allerta internazionale dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, della Commissione interamericana per i diritti umani o di Amnesty International è stata inutile. Tutti hanno convenuto che in Cile i diritti umani sono stati gravemente e ripetutamente violati.
Ma questi sistematici atti di aggressione, piuttosto che scoraggiare le mobilitazioni, hanno promosso nuove e creative forme di espressione cittadina già con un’agenda per questo mese. Ci sono tre ragioni e tutte danno un significato al cosiddetto “Ottobre storico”.

Il primo: il 18 ottobre segna un anno dall’inizio delle proteste contro il modello neoliberista del paese, nella sua forma più aggressiva contro un popolo come il capitalismo selvaggio. La seconda: il 25 ottobre si tiene il Plebiscito che definirà se i cileni vogliono o meno una nuova costituzione, quella attuale è un retaggio della dittatura di Augusto Pinochet. Questa consultazione è senza dubbio una conquista della mobilitazione sociale. E il terzo: ha tutto a che fare con quel capitolo oscuro della storia del Cile. Proprio questo 5 ottobre si ricordano i 32 anni del Plebiscito che rifiutò la continuazione della dittatura di Pinochet, che portò a una transizione e all’elezione del primo governo democratico nel 1990.

Questi eventi storici e recenti che si intrecciano nel frastuono di una cittadinanza adeguata al loro ruolo, pongono un nuovo e giusto patto politico-sociale, con profondi e stimolanti cambiamenti in una struttura prevalente. Il prossimo 25 ottobre, il Cile decide.

http://www.farodiroma.it/cile-il-colmo-dell-indignazione-in-un-ottobre-storico-di-tatiana-perez/

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