Durante le ultime settimane, un gruppo di economisti e di accademici di differenti discipline si è riunito per sviluppare delle proposte sul tentativo di superare la situazione critica che sta attualmente vivendo il Venezuela. Le proposte sono state sviluppate senza sacrificare le già compromesse conquiste storiche, in nome di un falso “pragmatismo”, ottenute dal popolo venezuelano durante gli anni della Rivoluzione Bolivariana. 

Mettendo da parte le varie differenze di pensiero su come attuare questa via d’uscita, il risultato di questo congresso è stato un insieme di raccomandazioni all'esecutivo Nazionale che vengono riportate qui di seguito. Sperando che siano utili per la comprensione di ciò che sta accadendo e allo stesso tempo per l'uscita del Paese dall’attuale situazione economica, sempre senza rinunciare ai principi bolivariani, le pubblichiamo su 15yultimo.com, confidando si suscitare un dibattito necessario e urgente.

 

Raccomandazioni per affrontare l’attuale situazione economica e dare inizio un nuovo sviluppo dell'economia venezuelana

 

Introduzione

 

Il presidente Nicolás Maduro ha sottolineato l’urgenza di un dialogo che abbia come oggetto la critica situazione economica in Venezuela e che possa presentare delle nuove “proposte economiche”. Considerata questa necessità, un gruppo di professionisti in questo settore ha elaborato il seguente documento, che riassume il lavoro di circa 15 giorni, ma in un certo senso ripercorre lo sforzo intellettuale di numerosi anni.

 

Obiettivo del lavoro

 

L’obiettivo è quello di pianificare alcune proposte per combattere e sconfiggere i meccanismi della guerra economica, i quali a loro volta sono strettamente legati al superamento della vulnerabilità dell'economia venezuelana. Per noi infatti è di massima importanza distinguere tra un’economia determinata dal pensiero capitalista, con le sue relazioni di dipendenza dal capitale transnazionale, e un'economia alternativa, fondata sul potere esercitato dal popolo, che ha come punto di riferimento il socialismo.

È importante quindi sottolineare che l'efficacia della guerra economica, mossa contro il Venezuela dai centri di potere egemonico, è relazionata con:

  1. La grande dipendenza dell'economia nazionale nei confronti delle imprese multinazionali che monopolizzano la produzione, l'importazione e la distribuzione di prodotti industriali, di medicine, di macchinari e di rifornimenti.
  2. La fuga dei capitali provenienti dalle esportazioni di petrolio.

 

Il nostro lavoro si concentra principalmente su:

  • L’iperinflazione, indotta principalmente dalla manipolazione del tasso di cambio, che produce una distorsione del valore della valuta nazionale.
  • La guerra dei prezzi.
  • La penuria programmata e selettiva di cibo e medicine.
  • La carenza di liquidità.
  • I problemi legati alla fornitura di beni e servizi, in particolare nel trasporto pubblico e nel gas destinato a uso domestico.

 

La politica di dialogo e pace del Presidente Nicolás Maduro, incentrata sul rafforzamento del sistema di protezione per la popolazione venezuelana, attraverso il programma per la patria, i CLAP, le Case della Patria, le politiche abitative e pensionistiche e la “inamovibilidad”[1] dei lavoratori, ha segnato una serie di grandi vittorie politiche essenziali di fronte all’assedio imperialista.

È di fondamentale importanza, inoltre, consolidare le vittorie ottenute, infatti il popolo ha un impellente bisogno di risultati in ambito economico, nella lotta quotidiana contro l'iperinflazione indotta, a livello commerciale e finanziario e nell’ambito della guerra economica: per questo è necessario correggere gli errori commessi o impegnarsi là dove non si sta facendo abbastanza. È importante prendere delle decisioni che siano all’altezza della situazione e attuarle senza timore. 

Proposte

  1. 1.       Rafforzare il valore del Bolivar. A tal fine proponiamo:
  • La creazione di un Bolivar che sia una moneta sovrana legata all’oro. Infatti, il valore dell’oro è assicurato dalla quantità depositata nelle casse del Banco Centrale del Venezuela. L’obiettivo è quello di ancorare il valore del Bolivar a un bene il cui prezzo è riconosciuto nel mercato internazionale e non è suscettibile di manipolazione da parte di terzi. Infatti, quest'ultima circostanza è stata il fattore determinante dell’iperinflazione indotta e della destabilizzazione economica. In alternativa si suggerisce di ancorare il valore del Bolivar al prezzo del petrolio, quindi in base alla sua quantità, come è stato realizzato nel caso del Petro.
  • In entrambi i casi, però, il Petro funzionerebbe come valuta solo per il commercio con l'estero, e il Bolivar sovrano, assicurato in oro o in petrolio, circolerebbe come moneta nazionale.
  • In ogni caso, entrambe le opzioni mirano sia a impedire l'acquisto del Petro con Bolivar sovrani, per evitare la fuga di capitali, sia a proibire il libero uso delle criptovalute all'interno del Paese, come avviene in Russia e Cina.

 

  1. 2.       Migliorare l'evoluzione degli aggregati monetari:
  • Aumentare in generale l'attuale coefficiente di riserva legale e attuare un modello dinamico che rappresenti la riserva legale specifica di ciascuna banca, in modo tale che il rispettivo coefficiente sia calcolato prendendo in considerazione il valore minore dell’oscillazione del margine di intermediazione dell’attività produttiva e il valore maggiore dell’oscillazione del margine finanziario (spread) di ciascuna banca. Quest’ultimo dovrà essere misurato come la differenza percentuale netta tra gli importi complessivi derivati dagli interessi e dalle commissioni su prestiti e dagli interessi maturati sugli investimenti, e l'importo totale degli interessi corrisposto ai correntisti. Inoltre, sarebbe necessario ridurre il suddetto coefficiente di riserva legale specifica, nel caso in cui ci fosse un maggior margine di intermediazione per l'attività produttiva o un minore margine finanziario inferiore (spread), sempre con le modalità che abbiamo indicato in precedenza.
  • Modificare la “Legge Organica dell'Amministrazione Finanziaria del Settore Pubblico” (LOAFSP) per stabilire che tutti i fondi e gli attivi monetari dello Stato debbano essere depositati in un’unica banca statale, indipendentemente dalla loro origine, tipo, qualità, formato di emissione e destinazione, anche se amministrati da uno qualsiasi dei livelli politico-territoriali o da qualsiasi ente pubblico (inclusi trust, altri incarichi fiduciari e fondi autosomministrati).
  • La Banca Centrale del Venezuela deve assumere il controllo della politica monetaria, cambiaria e fiscale, attraverso la proposta e l’attuazione di nuovi di strumenti e nuove strategie per attivare una coordinazione di varie politiche (monetarie, cambiare e fiscali).
  • Creare un comitato permanente per il controllo e la coordinazione delle variabili economiche.
  • Creare un ente operativo con capacità sanzionatorie, anche semplicemente migliorando “l’Ente de Interoperabilidad”, ad esempio, che è stato progettato ma che non è ancora attivo, in modo che sia controllato direttamente da Miraflores, che colleghi obbligatoriamente tutti i database degli organi pubblici, che elabori tutte le informazioni attraverso l'uso delle ICT e che produca dei report ufficiali in seguito a queste analisi. 

 

  1. 3.       Stabilizzare e rinforzare il controllo del tasso di cambio:
  • Consolidare il sistema di calcolo del tasso di cambio, sospendendo l'assegnazione di denaro pubblico a società private e destinandolo alle importazioni dirette di beni essenziali per lo Stato e impiegarlo per ottenere una diminuzione della libera convertibilità del Bolivar sovrano.
  • È infine necessario stabilire meccanismi di gestione della valuta che rispondano ai bisogni prioritari della popolazione venezuelana e alle politiche economiche del governo rivoluzionario.

 

  1. 4.       Creare uno strumento legale di pianificazione delle spese, delle entrate e di utilizzo della valuta:

 

  • Così come esiste una Legge organica annuale che ha come oggetto il “bilancio delle entrate e delle spese della Repubblica” (articolo 311 della Costituzione attualmente vigente), è necessario che venga approvata costituzionalmente una legge per preventivare e pianificare l’uso delle entrate provenienti dall’esportazione di materie prime o di qualsiasi altra entrata proveniente dalle esportazioni effettuate dal settore pubblico. La legge deve inoltre specificare le persone giuridiche che ne beneficeranno, le quantità che verranno assegnate e la motivazione.
  • In ogni caso di assegnazione di denaro, è necessario basarsi su un criterio di valutazione dei prezzi internazionale, al fine di prevenire l'eccesso di fatturazione delle importazioni, la fuga di capitali, l'evasione fiscale causata dai prezzi di trasferimento e la ripercussione dei prezzi gonfiati sulle strutture di produzione e di distribuzione e sui costi di commercializzazione. Occorre inoltre valutare la ripartizione da parte dell'organismo competente, attraverso un’analisi incrociata tra i dati doganali delle importazioni registrate da SENIAT in ASYCUDA, per garantire la trasparenza della gestione valutaria, combattere la corruzione e consolidare il controllo sociale.
  • Capitali esteri e settore privato: creare spazi in modo tale che il settore privato possa trasferire il denaro che ha depositato nelle banche internazionali, senza che lo Stato ritenga questi capitali rientranti come parte delle esportazioni di risorse naturali.
  • In caso di eccezioni è necessario dare una pubblica giustificazione, basata su meccanismi finanziari e non di cambio. Invece di vendere le valute alle multinazionali, è necessario prestarle a interessi e con garanzie reali che garantiscano il recupero del prestito.
  • Riesaminare l'Accordo Cambiario n. 34 del 30 agosto 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Bolivariana del Venezuela n. 40.985, in data 9 settembre 2016, con il quale gli esportatori possono accedere all’80 % della valuta corrispondente al valore delle loro esportazioni e consegnare solo il 20% delle esportazioni che erano obbligati a corrispondere alla BCV, al fine di rendere adeguati tali importi dal momento che questo impegno viene sistematicamente violato.

 

  1. 5.       Rafforzare il sistema finanziario. A tal fine raccomandiamo: 
  • La fusione di tutte le banche di proprietà dello Stato (incluse le banche speciali e del microcredito) in un'unica Banca Pubblica. La tesoreria della Banca deve essere in contatto diretto con il Ministero del tesoro.
  • Realizzare un organismo finanziario superiore, come previsto nell'attuale legge organica.

 

  1. 6.       In materia fiscale, si propone:
  • Stabilire l'imposta sul reddito in base al calcolo della percentuale di profitto rispetto alle vendite o agli attivi. Questa rimpiazzerebbe la tassa tradizionale sull'importo totale del profitto, allo scopo di neutralizzare gli effetti dell'abuso della posizione dominante sul mercato, delle speculazioni cambiarie e finanziarie, dei brevetti e dei marchi e delle manipolazioni contabili e legali.
    Un aumento ingiustificato dell'utile rispetto all'importo delle vendite deve essere pagato interamente allo Stato.  La riscossione di questa tassa deve essere mensile, soprattutto perché ciò avrebbe un impatto significativo sulla riduzione dei margini di profitto per i commercianti e gli industriali.
  • Creazione della “tassa dei beni non produttivi e dei grandi patrimoni”.
  • Creazione della “tassa per le transazioni finanziarie ad alto valore”.
  • Queste misure ovviamente richiedono il rafforzamento dei controlli e, quindi, un sistema automatizzato, completo e trasparente.

 

  1. 7.       Mancanza di cibo programmata e selettiva, si suggerisce:
  • Nell'ambito della Grande Missione dell’Approvvigionamento Sovrano (e del CLAP), è fondamentale stabilire un piano completo per la produzione, distribuzione e consumo di 8 articoli essenziali (farina di mais, riso, pasta, zucchero, legumi, formaggio, latte e un altro alimento ricco di proteine come pollo, uova o pesce). In quest’ambito è importante definire gli obiettivi e le strategie di produzione, nonché chi è responsabile di reperire risorse finanziarie, istituzionali, cognitive e organizzative disponibili. Il Governo nazionale deve definire gli obiettivi di produzione e ciascun produttore deve impegnarsi, pubblicamente e contrattualmente, a rispettarli. La produzione, la distribuzione e la determinazione del prezzo implicano un controllo stretto e rigoroso, dalle fabbriche al commercio finale.
  • Imposte alle frontiere: tutta l'estrazione di prodotti dal Venezuela che non è coperta dalla rispettiva licenza di esportazione deve essere soggetta a una tassazione alle frontiere. L’obiettivo è quello di equiparare il prezzo dei beni nazionali rispetto a quello degli stessi prodotti all’estero. Qualsiasi disparità deve essere compensata dal sistema fiscale di imposte e quindi in tasse, che devono essere pagate al fisco nazionale.
  • Dare impulso a un’economia alternativa: mobilitare le capacità e il potenziale delle iniziative socio-produttive del popolo venezuelano, attivando anche un supporto tecnico, organizzativo e finanziario.
  • Riattivare e rafforzare la produzione di aziende statali e di EPS, in particolare quelle alimentari e industriali. Le materie prime importate dallo Stato devono essere utilizzate, alla pari di un sussidio, fondamentalmente, da società statali e proprietà sociali o comunali.
  • Il governo rivoluzionario, a tutti i livelli, e le organizzazioni del popolo devono garantire l'applicazione delle leggi dei prezzi equi e dei prezzi concordati. Il sabotaggio e il boicottaggio della fornitura sono puniti dal momento che la legge organica dei prezzi equi (articoli 11, 55 e 56) prevede sanzioni che includono la confisca e la reclusione.
  • Creare, nella Banca Centrale del Venezuela, un osservatorio sui prezzi nazionali e internazionali.
  • Stabilire l'obbligo per cui i prezzi, la data di produzione e la scadenza dei prodotti siano impressi sulle confezioni, secondo le norme stabilite dalla legge e al momento della fabbricazione dei prodotti.
  • Ridimensionare e rafforzare il sistema pubblico di distribuzione dei beni essenziali, in particolare il CLAP. Definire come applicare un sistema di supervisione e controllo dei canali di distribuzione privati, allo scopo di sradicare l'accaparramento e l’appropriazione dei prodotti, che avvenendo attraverso la proliferazione di reti di intermediazione distorcono l'offerta e aumentano i prezzi.
  • Creare un comando politico (civile-militare, con partecipazione del popolo e della classe operaia) che abbia come scopo quello di supervisione della produzione primaria, del trasporto, delle fabbriche, fino alla commercializzazione.
  • Rafforzare i meccanismi tecnologici di geolocalizzazione dei centri di produzione e stoccaggio dei beni essenziali, così come quelli dei mezzi di trasporto stessi, con l’obiettivo di un monitoraggio permanente e in tempo reale.
  • Creazione di un Centro di coordinamento intergovernativo, tramite ANC, che monitori continuamente il processo di produzione e risolva i problemi che influenzano i processi di produzione, esportazione o importazione.
  • Condurre studi sui cambiamenti nei modelli di consumo, al fine di riorientare la produzione nazionale.
  • Creare una “Sala operativa di controllo delle situazioni”, attiva nel monitoraggio e nel controllo dei centri di produzione e stoccaggio di beni essenziali, nonché dei mezzi di trasporto.
  • Stabilire meccanismi di incentivi per i cittadini che denunciano illeciti economici. Una volta che le informazioni sono state verificate dalle agenzie competenti, il denunciante sarà ricompensato con il 20% dell'importo della corrispondente sanzione pecuniaria.
  • Stabilire forme di tassazione per le attività aziendali di tipo personale.
  • Migliorare il controllo sull'evasione e sull'elusione fiscale, con l'applicazione di un sistema di controllo aziendale e cittadino sull'obbligo di emettere la fattura ai propri fornitori.

 

  1. 8.       Misure per la fornitura di medicinali:
  • Pianificare l'acquisizione e la distribuzione di medicinali essenziali e di quelli che hanno un costo elevato, in maniera tale da poter garantire una via di uscita dall’attuale situazione di carenza.
  • Recuperare e rafforzare la produzione nazionale di medicinali nel settore pubblico, nelle aziende nazionali e nelle università. Lo Stato venezuelano deve garantire la produzione e la distribuzione di farmaci di base e quelli relativi alle malattie croniche.
  • Creare un gruppo di supervisione civile-militare che, utilizzando un sistema pubblico automatizzato e una tecnologia di identificazione biometrica, assuma il controllo e la supervisione della distribuzione e vendita di medicinali.

 

  1. 9.       Promuovere il commercio estero:
  • Creare un Ente Superiore per il commercio con l’estero, allo scopo di garantire il controllo dello Stato sugli acquisti e le vendite di beni importati, nonché i processi amministrativi relativi a questo tipo di commercio. Questo organismo svilupperà l'interconnessione, grazie all’utilizzo di una piattaforma tecnologica, di tutti i sistemi legati alla gestione dei beni scambiati con origine e destinazione estera, dall'inizio della produzione fino alla conclusione dello scambio. I controlli verranno effettuati su, ad esempio l'allocazione di capitali esteri, l'importazione, i controlli statali (doganali, sanitari, fitosanitari, etc.), la distribuzione, il marketing, le tasse, le statistiche di produzione (CENCOEX, BCV, Insai, Sundee, Seniat, INE, tra gli altri), etc.
  • Garantire la trasparenza nella gestione del denaro per prevenire la corruzione e facilitare il controllo sociale, attraverso la pubblicazione dettagliata di tutte le assegnazioni effettuate da parte dell'organo competente, incrociandola con i dati doganali d'importazione registrati dal Seniat in ASYCUDA.

 

  1. 10.   Migliorare il servizio di trasporto collettivo e i servizi di base:
  • Progettare e attuare fermamente un piano che garantisca l'acquisto a prezzi equi di carburante, gomme, lubrificanti e batterie, in maniera tale da renderli accessibili a coloro che gestiscono il trasporto e, quindi, ottenere il ripristino del traffico veicolare per tutta la popolazione in generale. I prezzi devono essere calcolati tenendo presente l’intervento statale nel ripristino del traffico veicolare.
  • Promuovere un uso massiccio e intensivo a disposizione della popolazione, dei mezzi destinati al trasporto delle autorità pubbliche, sopratutto in quei momenti in cui non vengono utilizzate.
  • È necessario un intervento militare e civile nelle strutture della Metropolitana di Caracas e nella ferrovia della Valle del Tuy. È importante inoltre applicare un piano di recupero per l'infrastruttura e uno di reintegro per le squadre di lavoratori.
  • Spingere PDVSAGas a rivelare pubblicamente le motivazioni dei guasti che rendono inaccessibile questo bene essenziale alle famiglie venezuelane, poiché causano numerose proteste sia a livello nazionale che comunitario e aggravano la situazione generata dalle azioni di guerra contro la popolazione.
  • Creare una rete nazionale di trasporto di alimenti e beni pubblici per garantire ai piccoli produttori sul campo la distribuzione dei propri prodotti.
  • Creare uno Stato Maggiore Pubblico per garantire la fornitura di acqua ed elettricità nel Paese.
  • Fornire al FANB la responsabilità di salvaguardare le strutture di servizi di base.

 

  1. 11.   Lotta contro il boicottaggio dei pagamenti in contanti:
  • Promuovere l'uso di mezzi di pagamento alternativi, come “biglietti preferenziali”, carte prepagate, valute comunali e locali.

 

  1. 12.   Istituzione della Commissione per la verità economica:
  • Creare, nell’ambito dell'Assemblea nazionale costituente, la Commissione per la verità economica. Il suo obiettivo sarebbe quello di indagare sui casi di destabilizzazione economica, boicottaggio, accaparramento, attacco valutario, speculazione e sottoporli agli organi di giustizia.

 

  1. 13.   Nella comunicazione:
  • Progettare una campagna per recuperare la fiducia, la morale e l'etica del popolo, tutte virtù necessarie per superare gli effetti della guerra totale non convenzionale.

 

  1. Per quanto riguarda la scienza e la tecnologia:
  • Investimento diffuso e intensivo nel campo delle ICT per il monitoraggio, la valutazione e il controllo di procedure, sistemi, e processi per la distribuzione e la commercializzazione di merci.
  • Accentramento delle varie organizzazioni ed entità con competenze in materia di distribuzione e commercializzazione dei beni, in un unico organismo con una centralizzazione normativa ma un decentramento operativo a livello statale e comunale.
  • Implementazione della fattura elettronica.
  • Creare un'entità operativa che possegga una capacità sanzionatoria, magari migliorando il progetto, pianificato ma non ancora realizzato, dell’Ente di Interoperabilità, controllato direttamente da Miraflores, che colleghi obbligatoriamente tutti i database di organismi ed enti pubblici, che processi tutte le informazioni attraverso l'uso delle ICT e che sviluppi a riguardo delle analisi.
  • Creare un Ministero per la Scienza e la Tecnologia che abbia come missione fondamentale la promozione della ricerca e l'applicazione delle conoscenze scientifiche, nonché lo sviluppo delle ICT. Inoltre deve promuovere la formazione e l’aggiornamento delle conoscenze nelle comunità di ricercatori.

 

  1. 15.   Altre misure:
  • Rilancio della missione “Hipólita Negra”, in modo che sia soggetta a un controllo civile-militare, per aiutare i compatrioti nelle situazioni critiche.
  • Rafforzamento del programma di alimentazione scolastica e delle “case del cibo”.
  • Rilancio della Missione “AgroVenezuela”.

 

Documento elaborato e firmato da:

Adrianza, Vladimir

Aguilarte, Zuleima

Alcalá, Lida

Boza, Antonio

Calzadilla, Agustín

Cedeño Francisco

Corredor, Alexis

Curcio, Pasqualina

Díaz, María Alejandra

Escalona, Julio.

Galíndez, Omar

Giussepe, Andrés

Lazo, Carlos.

Marquina, Carlos

Molina, Edelberth

Nieves, David

Odremán, de Ochoa, Judit

Pacheco, William

Paravisini, David.

Pérez Lista, Amilcar

Piña, José Gregorio.

Rosales, Rafael

Salas Rodríguez, Luis.

Sanchez, María Isabel

Soto Rojas, Fernando.

Silva, Mario

Valdez, Juan Carlos

Valencia, Judith

 



[1] Se un lavoratore possiede le caratteristiche previste dalla legge, può essere protetto dalla “inamovibilidad” lavorativa, ovvero non può essere licenziato senza giusta causa,né demansionato o trasferito (N.d.T.).

L’attuale dolorosa congiuntura in Nicaragua ha provocato una vera e propria raffica di critiche. La destra imperiale e i suoi epigoni in America Latina e Caraibi hanno raddoppiato la loro offensiva con un unico ed esclusivo obiettivo: creare il clima giusto a livello di opinione pubblica che permetta di rovesciare senza proteste internazionali il governo di Daniel Ortega, eletto meno di due anni fa (novembre 2016) con il 72 percento dei voti.

Questo era prevedibile; non lo era che a quest’attacco partecipassero, anche con singolare entusiasmo, alcuni politici e intellettuali progressisti e di sinistra che hanno unito le loro voci a quelle degli svergognati servi dell’impero. Un noto rivoluzionario cileno, Manuel Cabieses Donoso, della cui amicizia sono onorato, ha scritto nella sua fiammeggiante critica al governo sandinista che «la reazione internazionale, il ‘sicario’ generale dell’OSA, i mezzi della disinformazione, la classe imprenditoriale e la Chiesa Cattolica si sono impadroniti della crisi sociale e politica innescata dagli errori del governo. I reazionari sono saliti sull’onda della protesta popolare».

Corretta descrizione di Cabieses Donoso da cui, tuttavia, vengono tratte conclusioni errate. Giusta perché è vero che il governo di Daniel Ortega ha commesso un gravissimo errore nel siglare patti ‘tattici’ con i nemici storici del FSLN e, più recentemente, nel tentativo di imporre una riforma delle pensioni senza alcuna consultazione con le basi sandiniste o agendo con incomprensibile disprezzo per la crisi ecologica nella riserva biologica Indio-Maíz.

Corretta anche quando afferma che la destra locale e i suoi padroni stranieri si sono appropriati della crisi sociale e politica, un dato di importanza trascendentale che non può essere ignorato o sottovalutato. Ma radicalmente scorrette sono le sue conclusioni, come quelle di Boaventura de Sousa Santos, quella del profondo ed enorme poeta Ernesto Cardenal, e di Carlos Mejía Godoy, così come tutta una pletora di attivisti che nelle loro numerose denunce e scritti richiedono – apertamente, altri in un modo più sottile – la destituzione del presidente del Nicaragua senza nemmeno abbozzare una riflessione o arrischiare una congettura su quanto sarebbe avvenuto dopo. 

Alla luce dei bagni di sangue che hanno devastato l’Honduras in seguito alla destituzione di ‘Mel’ Zelaya; quanto avvenuto in Paraguay in seguito al rovesciamento ‘express’ di Fernando Lugo nel 2012, e quanto accaduto prima in Cile nel 1973 e in Guatemala nel 1954; o quello che fecero i golpisti venezuelani dopo il golpe dell’11 di aprile durante l’interregno di Carmona Estanga ‘il breve’, o quello che sta succedendo adesso in Brasile e le centinaia di migliaia di omicidi che la destra ha compiuto durante i decenni di ‘cogestione FMI-PRIAN’ in Messico, o il genocidio dei poveri praticato da Macri in Argentina. Qualcuno sano di mente può supporre che la destituzione del governo di Daniel Ortega creerebbe una democrazia scandinava in Nicaragua?

Una debolezza comune a tutti i critici è che in nessun momento alludono al quadro geopolitico in cui si dipana la crisi. Come possiamo dimenticare che il Messico e l’America centrale sono una regione di massima importanza strategica per la dottrina della sicurezza nazionale negli Stati Uniti? L’intera storia del ventesimo secolo è contrassegnata da questa ossessiva preoccupazione di Washington di sottomettere il popolo ribelle del Nicaragua. A qualsiasi prezzo. Anche attraverso la sanguinaria dittatura di Anastasio Somoza, la Casa Bianca non ha esitato e agito di conseguenza. Criticato da alcuni rappresentanti democratici nel Congresso degli Stati Uniti per il sostegno che Franklin D. Roosevelt dava al dittatore, egli rispose semplicemente che «sì, (Somoza) è un figlio di puttana ma è il NOSTRO figlio di puttana».

E le cose non sono cambiate da allora. Quando il 19 Luglio 1979 il Fronte Sandinista sconfigge il regime di Somoza, il presidente Ronald Reagan non esita un minuto nell’organizzare un’operazione mafiosa di traffico illegale di armi e droga al fine di poter finanziare, ben oltre di quanto autorizzasse il Congresso degli Stati Uniti, la ‘contra’ nicaraguense. Tutto questo andò sotto il nome di ‘Operazione Iran-Contras’. Possiamo essere così ingenui oggi da dimenticare questo precedente, o pensare che queste politiche interventiste e criminali rappresentino pratiche del passato? Un paese, inoltre, che negli ultimi tempi ha pianificato la costruzione di un canale interoceanico – finanziato da enigmatici capitali cinesi – in grado di competere con il Canale di Panama, controllato di fatto se non di diritto, dagli Stati Uniti. Questi non sono dati aneddotici ma di fondo, necessari per calibrare con precisione il contesto geopolitico in cui i tragici eventi si svolgono in Nicaragua.

Tutto ciò non significa ignorare i gravi errori del governo di Daniel Ortega e l’enorme prezzo pagato per un pragmatismo che ha stabilizzato la situazione economica del paese e migliorato le condizioni di vita della popolazione ipotecando la tradizione rivoluzionaria sandinista. Ma il patto con i nemici è sempre volatile e transitorio. E al minimo segno di debolezza del governo, e davanti un grossolano errore basato sul disprezzo per l’opinione della base sandinista, si sono scagliati con tutto il loro arsenale in strada per rovesciare Ortega. Hanno trasferito molti dei mercenari che hanno messo in scena le ‘guarimbas’ in Venezuela in Nicaragua e ora stanno applicando in Nicaragua la stessa ricetta per la violenza e la morte insegnata nei manuali della CIA.

Conclusione: la caduta del sandinismo indebolirebbe il contesto geopolitico del Venezuela brutalmente aggredito e aumenterebbe le possibilità di generalizzazione della violenza in tutta la regione.

Mentre ero al Forum di San Paolo che si svolge a L’Avana, ho potuto godere della contemplazione dei Caraibi. Lì vidi, in lontananza, una fragile barchetta. Era condotta da un robusto marinaio e, dall’altra parte, c’era una ragazza. Il timoniere sembrava confuso e lottava per mantenere il suo corso nel bel mezzo di una minacciosa mareggiata. E mi è venuto in mente che questa immagine potrebbe rappresentare eloquentemente il processo rivoluzionario, e non solo in Nicaragua ma anche in Venezuela, in Bolivia, ovunque. La rivoluzione è come quella ragazza, e il timoniere è il governo rivoluzionario. Quest’ultimo può sbagliare, perché non c’è lavoro umano al riparo dall’errore; e compiere manovre errate che lo lasciano in balia delle onde e mettono in pericolo la vita della ragazza. A completare il tutto, non lontano c’era la sagoma minacciosa di una nave da guerra statunitense, carica di armi letali, squadroni della morte e soldati mercenari. Come salvare la ragazza? Sbalzando il timoniere in mare e facendo affondare la barca, e con essa la ragazza? Consegnandola alla marmaglia di criminali che si affollano, assetati di sangue e pronti a saccheggiare il paese, rubare le loro risorse e stuprare e poi uccidere la ragazza?

Non credo sia questa la soluzione. Non vedo che questa sia la soluzione. Più produttivo sarebbe che alcune delle altre barche che si trovano nella zona si avvicinino a quella in pericolo e facciano sì che il disordinato timoniere possa raddrizzare la rotta. Affondare colui che guida la ragazza della rivoluzione, o consegnarlo alla nave nordamericana, difficilmente potrebbe essere considerato una soluzione rivoluzionaria.

 

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Intervista a l’AntiDiplomatico: “Sta accadendo l’opposto di quello che leggete sui giornali italiani. Ma non è certo una novità.”


Cuba è tornata ad essere materia di disinformazione su alcuni famigerati quotidiani nostrani. I soliti noti come Repubblica e La Stampa si distinguono per speculazione e ipocrisia. E così come per magia il processo di rafforzamento e adeguamento ai tempi e alle sfide odierne del socialismo cubano viene presentato come un processo di sostanziale abbandono dell’attuale sistema in vista di un graduale approdo al capitalismo. Lo stile è quello classico della post-verità, con l’utilizzo delle fake news come strumento principale per screditare un sistema che continua a rafforzarsi e avanzare nonostante un criminale embargo in vigore da oltre 50 anni.

Sull’argomento abbiamo intervistato il professor Luciano Vasapollo, professore di Analisi Dati di Economia Applicata alla «Sapienza» Università di Roma, Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi; e professore all’Università de La Habana (Cuba) e all’Università «Hermanos Saíz Montes de Oca» di Pinar del Río (Cuba), per avere un pare qualificato sull’evoluzione socialismo cubano. Nessuno più di lui conosce le “vene aperte” dell’America Latina e le trasformazioni in atto nel continente.

Professore, i quotidiani italiani affermano che Cuba abbandona la via socialista per il capitalismo. Ci spiega cosa sta accadendo a L’Avana?

Sta accadendo l’opposto di quello che leggete sui giornali italiani. Ma non è certo una novità. A l’Avana è in corso l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, un processo molto importante perché oltre a far nascere il nuovo governo, voterà la nuova Costituzione che riformerà quella del 1976. E’ la fine di Cuba? Mi viene da ridere a leggere questi soloni che conoscono Cuba solo per quello che gli raccontano le agenzie stampa che filtrano le notizie da Miami. 

Cosa prevede la nuova Costituzione?

A Cuba viene ratificata questa nuova Costituzione per modernizzare il socialismo. Modernizzare e attualizzare le linee del socialismo, perché in nessun punto viene messa in discussione la continuità e la leadership del Partito Comunista. Sono anzi rafforzati il ruolo del Partito all’interno della società, della democrazia partecipativa e socialista di base; il ruolo dei CDR, dei consigli di fabbrica, dei consigli di quartiere; il ruolo popolare perché al centro della Costituzione cubana c’è il popolo. Anche l’impostazione dell’economia socialista non viene minimamente intaccata. Per cui quello che si sta verificando nei giornali qui in Italia ed Europa sono solo menzogne, menzogne e menzogne. Ma non è quello che raccontano tutti i giorni?

Perché tanto astio verso Cuba?

Perché se Cuba rimane ferma viene accusata di immobilismo e di essere la nuova Unione Sovietica, poiché il comunismo è un processo del divenire storico che passa per varie fasi storiche. Quando Cuba si muove viene accusata invece di andare verso il capitalismo di Stato. L’unico torto che ha Cuba è quello di autodeterminarsi, quello di volere un proprio percorso autonomo che chiaramente si attualizza e si mette in movimento con il cambio della società in un momento storico in cui la società sta cambiando. Così come la forma dell’imperialismo. Siamo passati dalla globalizzazione a una fase di competizione inter-imperialistica. Una società che nei paesi a capitalismo avanzato ha cambiato la struttura economico-produttiva e sociale. Permane la guerra contro i cosiddetti ‘Stati canaglia’: Cuba, Venezuela, Siria, Libia, la Russia di Putin. Una guerra che può essere militare, ma anche economica e mediatica. Il capitalismo vive una crisi sistemica di sovrapproduzione che ricade fortemente sui paesi in via di sviluppo, quindi anche su Cuba. 

Il congresso si sta svolgendo in una serenità assoluta. Le cose che vengono dette sono assolutamente vergognose. Si parla del riconoscimento del mercato come fosse chissà quale enorme novità. Cuba ha sempre riconosciuto il mercato perché questo non coincide col capitalismo. Questi ignoranti dei giornali italiani di ‘sinistra’, della cosiddetta ‘sinistra’, devono sapere che il mercato è pre-esistente al capitalismo. Quindi il problema non è il mercato, ma logica che passa per il mercato. Cioè se beni e settori strategici e i beni di prima necessità sono di proprietà pubblica o meno.

Cuba ha sempre convissuto con il mercato perché ovviamente non è un paese fuori dal contesto internazionale. Però ha mantenuto pubblici tutti i settori strategici. L’energia continua ad essere pubblica, così come trasporti e telecomunicazioni. Tutto permane pubblico e gratuito. Quindi se fa paura la parola mercato, i signori sapessero che il mercato preesisteva.

Già nelle linee di attualizzazione e modernizzazione della pianificazione socialista del 6° Congresso, si affermava che uguaglianza e egualitarismo non sono la stessa cosa. Cuba gravata da un micidiale blocco economico non poteva mantenere forme anacronistiche. Per cui si è aperta a forme di lavoro che chiamiamo privato. Oggi a esempio ci sono una serie di piccoli bar che vengono gestiti in maniera privata, ossia i gestori non sono più dipendenti statali. Questo vale solo per attività non strategiche. 

Per quanto riguarda la questione della terra?

La proprietà privata in agricoltura: già nel Congresso del 2011 e poi ratificato nel 7° Congresso del 2016 si è avviato l’usufrutto della terra. Cosa significa? Che la terra rimane di proprietà dello Stato ma viene concessa in uso per 30 anni agli agricoltori. Se nei trent’anni la produttività è buona: quindi si ottengono prodotti sia per lo Stato per che per il mercato. Alla fine dei trent’anni l’usufrutto viene rinnovato. Altra grande idiozia della stampa. 

Cuba rinuncia al comunismo?

Sparisce la parola comunismo. C’è l’articolo 6 della vecchia Costituzione dove si afferma che la società socialista procede verso il comunismo. Nella nuova costituzione si afferma che la società socialista va migliorata e attualizzata, per il cammino nel socialismo, con le strutture di democrazia di base con al centro il Partito. Anche qui ignoranza. Filosofica, non solo politica. Che cos’è il comunismo? Il movimento reale che distrugge e supera lo stato presente delle cose. Questo dice Marx. Per arrivare a questa società ‘utopica’ bisogna prima passare per la transizione dal capitalismo al socialismo, dal socialismo al comunismo e poi arrivare alla società degli assolutamente liberi e uguali. Quella comunista. Ma non si è mai realizzata, neanche in Unione Sovietica. Poiché il comunismo è un processo di divenire storico che necessita del passaggio per varie fasi di transizione.

Cosa ratifica la nuova Costituzione? Che c’è una transizione al socialismo. Che altro deve dire? Se c’è la democrazia di base e socialista, se c’è il Partito Comunista, si difende tutta la proprietà pubblica e socialista. Se l’economia e la società si basano su questi principi, non mi crea nessun problema. 

Il riconoscimento del matrimonio omosessuale e alcune modifiche al sistema economico. Qualcuno ha provato a mettere le due questioni in contrapposizione.

Altra questione che viene messa in risalto quasi in maniera negativa. Nella Costituzione viene riconosciuto che ci si possa sposare tra due persone anche dello stesso sesso. Forse l’Italia è in stato di arretratezza. Si tratta di un avanzamento che da un insegnamento forte ai paesi capitalistici o  riformisti che si ritengono più evoluti e a questa sinistra sciocca che non capisce più dove va il mondo. Perché il fatto che Cuba ratifichi il matrimonio omosessuale è un fatto estremamente importante e avanzato da cui bisognerebbe riprendere.

Quindi la società civile che si evolve, i matrimoni omosessuali, la permanenza della proprietà pubblica in tutti i settori strategici con forme di proprietà privata in quelle attività non centrali e strategiche rappresentano la modernizzazione e il rafforzamento della società socialista.

Su questo punto vorrei ribadire quello che Fidel e Raul hanno stabilito con fermezza per Cuba: i diritti sono un blocco unico o non sono. I diritti civili possono progredire solo insieme ai diritti sociali. Questo Cuba lo ha chiaro, l’Europa che nega a milioni il diritto ad un’esistenza degna purtroppo no.

Spesso le critiche più ingenerose nei confronti di Cuba e dei paesi socialisti dell’America Latina giungono proprio da certi settori di sinistra. Perché?

E’ chiaro che questa sinistra serva del padronato, questo centrosinistra espressione delle corporazioni finanziarie in tutta Europa è messo in discussione da quello che avviene a l’Avana. E’ la loro nemesi.. Ed è per questo reagisce in questo modo schizofrenico e puerile contro Cuba. Il processo rivoluzionario a Cuba simboleggia ogni giorno il prezzo del fallimento della sinistra in Europa. In Italia l’abbandono dell’idea socialista, precedente al periodo di Bertinotti e risalente ai tempi del PCI di Berlinguer, è divenuta mossa strategica. L’abbandono completo dell’idea di trasformazione in chiave socialista della società capitalista viene messo in discussione da una piccola isola senza alcuna risorsa naturale, con 11 milioni di abitanti e a 90 miglia dagli USA, nonostante un blocco economico infame e con 3800 morti causati da attentati della CIA, che riesce a realizzare il socialismo ed essere punto di riferimento a livello internazionale. Basti pensare alla concreta solidarietà verso Mandela e alla lotta di liberazione dal colonialismo dei popoli africani come in Angola, alle migliaia di medici cubani inviati in ogni parte del mondo che hanno contribuito a sconfiggere virus micidiali come l’ebola, agli insegnanti per sostenere la creazione dell’ALBA. Al sostegno ai presidenti Chavez ed Evo Morales. Cuba mette con le spalle al muro la sinistra parolaia europea. Cuba mostra che si può fare anche in un mondo capitalista se c’è la volontà della trasformazione e della rottura. Invece la sinistra europea ha rinunciato.

E lo stesso avviene ora con il Nicaragua di Ortega. Come è possibile che i principali avversari delle rivoluzioni progressiste che hanno emancipato dalla povertà milioni di persone provengano proprio da quella che in Europa si definisce “sinistra”?

Si è triste, ma è proprio così. Lo stesso è avvenuto con il Venezuela e l’appoggio all’estrema destra che ha tentato di rovesciare in modo violento il presidente Maduro. Lo stesso è avvenuto in altri paesi del Medio Oriente. Si tenta di destabilizzare con rivoluzioni colorate tutti quei governi che non si piegano all’imperialismo degli Stati Uniti e quello ancora più subdolo dell’Unione Europea. Che dire di quella specie di sinistra che chiede più Europa, cioè chiede più colonialismo e attacca tutti quei governi che dal neo-colonialismo e dalle barbarie del nostro tempo tentano di emanciparsi? Pe rispondere faccio mio le parole del grande intellettuale argentino Atilio Boron sulla “miopia della sinistra che approva il golpe in Nicaragua” e apre le porte alla destra neo-coloniale. E, su quello che sta accadendo in Nicaragua in questi giorni, faccio soprattutto quelle di Stella Calloni che ha dichiarato: “E’ vergognoso e allarmante che non si dica veramente chi stia armando i terroristi che attaccano i popoli e uccidono in modo atroce una moltitudine di persone. Non è stato il governo di Ortega. Sono stati i terroristi, sono stati gruppi violenti come è accaduto in Venezuela. E’ tanto difficile vederlo?” Per qualche finto progressista sembra proprio di si.

Che fare? Da dove ripartire?

Il compito della sinistra, dei comunisti e dei rivoluzionari in Europa è far emergere le contraddizioni che ci sono nel nostro paese e in Europa. Per esempio mettere al centro la battaglia contro gli imperialismi, contro Trump e l’Unione Europea. Uscire dalla NATO. Creare nuove relazioni internazionali, aprire ad altri paesi. Uscire dall’Unione Europea e dall’euro. Rimettere al centro la questione capitale-lavoro per ridare forza ai nuovi soggetti del lavoro. Rimettere al centro la questione di genere e il conflitto capitale-ambiente. Fuori dagli schemi di un Partito Democratico che ormai rappresenta solo gli interessi delle multinazionali. Come dimostrato in maniera lampante negli utlimi giorni dalla vicenda umana che riguarda il manager Marchionne: i media legati al Partito Democratico hanno fatto sfoggio del più totale servilismo nei confronti della multinazionale FIAT-FCA.

* da L’Antidiplomatico

IMPERIA  12 APRILE 2018 – L’OFFENSIVA IMPERIALISTA NEL TERZO MILLENNIO DALL’AMERICA LATINA AL MEDIO ORIENTE DELL’EUROPA

 

UNA RIFLESSIONE COLLETTIVA CON

LUCIANO VASAPOLLO

IN OCCASIONE DELLA PRESENTAIZONE DLE SUO RECENTE LIBRO

CHAVEZ PRESENTE. LA RESISTENZA EROICA DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA

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