Intervista all'AntiDiplomatico: "Quello che sta accadendo oggi in Venezuela è una guerra, alimentata da attacchi infami dei grandi potentati della stampa internazionale, che agiscono su ordini precisi di Usa e Unione Europea"

 

«Oggi 1 di maggio annuncio che in base alle mie facoltà presidenziali come Capo dello Stato d’accordo con l’articolo 347 convoco il Potere Costituente Originario affinché la classe operaia e il popolo convochino l’Assemblea Nazionale Costituente», queste le parole di Maduro pronunciate in Avenida Bolivar in occasione delle celebrazioni per la festa dei lavoratori. Nelle prossime ore verrà consegnata al Potere Elettorale la proposta per l’elezione di 500 costituenti.
L’opposizione, responsabile dei tentativi di golpe del 2002, del 2014 e quella attuale è in pieno fermento. Non solo la violenza nelle strade. Si grida al “golpe” con il megafono di tutta la stampa internazionale. Addirittura il presidente del Parlamento Borges ha dichiarato che questo è il momento di “colpire il paese”. Queste dichiarazioni gravissime contro il proprio paese seguono quelle dell’ex presidente Allup, altro leader dell’opposizione, che aveva minacciato due settimane fa “altri morti” nelle manifestazioni. Nelle violenze generate dalle frange più estreme dell’opposizione, nell’ultimo mese sono morte 30 persone, che si vanno a sommare alle 43 uccise nelle cosiddette “Guarimbas”, il tentativo di golpe del 2014.
Abbiamo chiesto al Professor Luciano Vasapollo, delegato del rettore della Sapienza per l’America Latina e Direttore del Centro Studi Cestes (Usb), di aiutarci a comprendere meglio il momento che attraversa il Venezuela con un’intervista telefonica che vi proponiamo.

 

Cosa cambia dopo l’annuncio di Nicolas Maduro di ieri di una nuova Assemblea costituente ed è la mossa giusta per uscire dall’impasse?
Quello che dirò non rappresenta la Sapienza, ma la mia opinione personale. La situazione in Venezuela era divenuta insostenibile. L’attacco di Trump, delle multinazionali del petrolio perfettamente rappresentate oggi da Tillerson nel Dipartimento di Stato Usa, e dell’”internazionale nera” non può che essere definita con un termine: guerra. L’invasione militare non se la possono permettere in questa fase, ma quello che sta accadendo oggi in Venezuela è una guerra, alimentata da attacchi infami dei grandi potentati della stampa internazionale, che agiscono su ordini precisi di Usa e Unione Europea. Non lo dico solo io, del resto, ma è quello che ha espresso nella sua analisi lucida della situazione venezuelana il premio Nobel della pace Esquivel. Una guerra alimentata dai media che ogni giorno ci bombardano di bufale sulla crisi umanitaria nel paese e sulla “repressione del regime” contro i ”manifestanti pacifici”. In Venezuela non c’è nessuna crisi umanitaria e se gli stessi atti di violenza e terrorismo fossero accaduti a Parigi, Roma, Bruxelles e per non citare una città degli Stati Uniti avremmo avuto una repressione migliaia di volte superiore a quella pacata e lungimirante dell’esercito e della polizia bolivariana.
 
Cosa cambia ora con l’annuncio di Nicolas Maduro?
Per comprendere il passaggio annunciato dal Presidente è necessario fare una premessa. Meglio di me, l’ha fatta sempre in questi giorni l’ex presidente dell’Uruguay in un’intervista che so avete tradotto come AntiDiplomatico. Quello che mi spaventa di più del Venezuela è l'opposizione, o una gran parte di essa. Credo che ci sia un clima di radicalizzazione che si è trasformata in irrazionale e che nel lungo periodo finisca per favorire la destra. Questo è molto pericoloso dato che c'è Trump negli Stati Uniti. Siamo ormai abituati alla retorica della difesa della democrazia, dei diritti umani, contro le armi di distruzione di massa. E dopo arriva sempre il terribile intervento armato degli Stati Uniti. Il peggio che possiamo fare come latinoamericani è fare da sponda all'interventismo. La radicalizzazione e quello che sta facendo Almagro nell'OSA è un pericolo, non solo per il Venezuela, ma per tutto il continente"
Ecco in questa situazione in cui la destra non solo si pone come sponda dell’interventismo, paralizzando il paese e lavorare solo perché il Venezuela sprofondi in una crisi per giustificare l’intervento umanitario bisognava agire e il presidente Maduro ha scelto la via più democratica e sensata possibile: ritornare al popolo.

 

Convocare il popolo per una nuova assemblea costituente che nel rispetto dei capisaldi e dei poteri della Costituzione del 1999 di un gigante della storia come Hugo Chavez sappia dare una soluzione all’impasse politico e sociale del paese.
Una lezione di democrazia popolare annunciata il giorno della festa dei lavoratori di fronte a milioni di persone. Una lezione, come la celebrazione del primo maggio a Cuba.

 

Perché il presidente del Venezuela è arrivato a questa scelta?
Per rispondere voglio prendere a riferimento le parole di Papa Francesco che di ritorno dalla visita di Cuba ha chiaramente fatto capire come l’impasse del dialogo sia dovuta ad un’opposizione divisa. Sono mesi che il governo Maduro chiama l’opposizione al dialogo, mediato da Unasur e Vaticano con quattro ex presidenti ibero-americani. Non solo non hanno risposto, se non una minima parte moderata. Non solo hanno paralizzato il Parlamento, non accettando le decisioni della Corte suprema sull’ineleggibilità per frode accertata di tre parlamentari e non ratificando riforme economiche con l’obiettivo dichiarato di far sprofondare il paese nel caos. Non solo dopo il colpo di stato del 2002 e il tentativo di golpe del 2014 hanno scelto la via della violenza e del terrorismo. Non solo tutto questo. Ma ora, come ha espressamente dichiarato Capriles, non hanno rispetto neanche delle dichiarazioni di Papa Francesco. Con un’opposizione del genere e in un clima di guerra indotta dall’esterno, che fare? Richiamare il popolo in una nuova assemblea costituente. Nell’Assemblea non saranno rappresentati il Psuv o gli altri partiti, ma sindacati, associazioni di imprese, i pensionati, l’esercito e tutte le altre componenti della società. All’interno ci sono diverse idee e riferimenti culturali. Ma saranno loro, il popolo, a scegliere la via per uscire da quest’impasse.
 

 

Degli Stati Uniti abbiamo detto. Come giudica il comportamento dell’Europa in questa guerra contro il Venezuela?
Proprio 4 giorni fa ero a Bruxelles per solidarizzare contro il bloqueo a Cuba e denunciare il vergognoso attacco che sta subendo il Venezuela. Bene, mentre su Cuba ho trovato solidarietà anche dalla cosidetta “sinistra moderata”, sul Venezuela quella anche “radicale” ha un atteggiamento influenzato dalle idiozie che scrivono i giornali. La settimana scorsa il Parlamento europeo ha approvato una vergognosa risoluzione d’ingerenza contro il governo di Caracas. L’Europa si è macchiata dell’ennesima vergogna con 450 voti a favore e soli 35 contro. Nei 450 c’erano il Pd europeo nelle sue varie sfaccettature, figli degli interessi dell’oligarchie. Il dato poi è di 100 astenuti. 100 Ponzio Pilato, molti della “sinistra radicale”, che fanno ancora più male in una fase come questa.
 
Cosa si aspetta dalla riunione della Celac convocata d’emergenza dal Venezuela e che si riunirà oggi a El Salvador?
Celac è oggi il livello più alto di rappresentanza possibile dell’America Latina. Sia perché all’interno, al contrario dell’Osa, non ci sono Stati Uniti e Canada a dettare la linea, sia per la presenza di Cuba. L’OSA di Almagro è divenuto lo strumento di ingerenza principale contro il Venezuela. Dopo il “golpe interno” contro la presidenza della Bolivia per imporre arbitrariamente una risoluzione contro il governo Maduro e dopo che Almagro si è trasformato nel prossimo candidato della destra veenezuelana nelle prossime elezioni, bene ha fatto la ministra degli esteri Delcy ad annunciare il ritiro e convocare la Celac, l’unico organismo rappresentativo del continente. 

 

da http://www.lantidiplomatico.it

 

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-luciano_vasapollo_sul_venezuela_con_una_destra_che_non_ha_rispetto_nemmeno_del_papa_dal_presidente_maduro_una_lezione_di_democrazia_popolare/5496_19942/

 

L'Ambasciatore del Venezuela Julian Isaias Rodriguez: “Come paese abbiamo poche possibilità di poter dare l'informazione corretta sul nostro paese”

Sala affollata, oltre 100 persone alla Sapienza, in un’importantissima giornata di corretta informazione  e divulgazione scientifica in un luogo, l’Università, adibito a questo, anche se troppo spesso lo dimentica.  


Durante il seminario internazionale nell'ambito del corso di Storia dell'America Latina e in occasione della presentazione del libro "Tempesta perfetta", in cui hanno preso la parola anche Militant e il Collettivo Noi Restiamo,  il prof. Luciano Vasapollo ha ricordato lunedì pomeriggio come la "guerra inter-imperialista" che sta attaccando in modo "vergognoso la Siria" su "notizie false".
 
A proposito di guerra di propaganda, il caso del Venezuela assume oggi un ruolo preponderante. "Non si tratta solo di guerra mass-mediatica, ma anche economica, psicologica e militare", ha proseguito il Professore. "Si attacca il Venezuela perché significa petrolio. Si attacca il Venezuela che, con  l'Alba, significa pace mondiale attraverso l'autodeterminazione dei popoli. Autodeterminazione che è e non può essere contemporaneamente economica, culturale e politica."
 
Per Vasapollo questo "è il momento più delicato. La Repubblica bolivariana è sempre stata attaccata dall'inizio della vittoria di Chavez. Ricordo subito dopo le elezioni di Maduro come le destre fasciste e oligarchiche non le abbiano accettate e in pochi mesi ci sono stati 43 morti sulla coscienza di mercenari e oligarchie internazionali. Alcuni giorni fa è morto un ragazzo di 19 anni e i responsabili sono sempre gli stessi."

E' un attacco totale. "In Ecuador ancora non riconoscono la sconfitta, il colpo di stato morbido contro Dilma in Brasile, il blocco contro Cuba..." - e l'Italia, a livello mediatico e politico conclude Vasapollo, gioca il ruolo di chi vuole destabilizzare e distruggere non dialogare.
 
Al seminario ha preso la parola anche l'Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela, Julian Isaias Rodriguez, che, in relazione agli ultimi avvenimenti internazionali, ha ricordato come le"Organizzazioni internazionali, su tutte le Nazioni Unite, non prendono posizione e quindi non esistono."
 
Per il caso del Venezuela, l'organizzazione che più attacca la sovranità del paese è l'OSA.  "L'Osa ha condotto un'azione illegittima che cerca di interferire negli affari interni del Venezuela", ha affermato l'ambasciatore ricordando come l'organizzazione sia stata creata nel 1948 divenendo presto strumento di ingerenza degli Stati Uniti varie volte nella storia dell'America Latina: "il colpo di stato in Guatemala 1954, l’espulsione di Cuba 1962, il colpo di stato contro la Repubblica Domenicana del 1963, il colpo di stato in Brasile nel 1964, il colpo di stato del Cile nel 1973, Granada 1983, la destabilizzazione del Nicaragua nel 1985, di Panama nel 1989, i colpi di stato in Venezuela, Haiti, Honduras, Paraguay, 2002, 2005, 2009 e 2012". E oggi di nuovo contro il Venezuela:  "Questa organizzazione regionale agisce contro le nostre sovranità, contro le nostre tendenze politiche nonostante l'art. 19 stabilisca che nessun stato o gruppo di stati ha il diritto di intervenire in modo diretto e indiretto negli affari interni ed esterni di un altro stato".
 
Nel caso del Venezuela, ha precisato l&#

39;Ambasciatore, si tratta di una strategia che mira ad " un intervento sulla base dell'applicazione della Carta democratica sulla presunzione che si tratti di uno Stato fallito, immerso in una grave crisi umanitaria. A gran voce Usa e Canada invocano la Carta democratica Osa contro di noi. Ma in nessuna pagina web o documento compare che loro stessi l'abbiano firmata, e quindi non possono invocarla", ha proseguito.
 
Un riferimento dell’Ambasciatore anche al Segretario Generale dell'organizzazione, Almagro, che più di tutti cerca di mobilitare il Consiglio permanente contro il Venezuela, “anche se l'art.17 della Carta stabilisce che l'Osa possa agire nel caso in cui il governo dello Stato membro ritenga che il processo democratico sia in pericolo. Cosa che non è accaduta, non accade e non accadrà mai in Venezuela”.
  
"La situazione in questo momento per gli alleati degli Stati Uniti è disperata perché non hanno un popolo che li sostiene. Per questo hanno scelto la violenza nelle città più importanti, distruggendo mezzi di comunicazione, edifici dell'amministrazione, della giustizia e servizi sociali.". E poi una notizia che chiaramente Repubblica e gli altri giornali non hanno riportato nelle ore scorse:  "4 manifestanti violenti sono stati arrestati e hanno confessato agli investigatori di essere stati pagati da Voluntad Popular per agire in violazione della distruzione dei servizi pubblici del paese. Hanno segnalato che il contratto stipulato sia di 300 dollari per ogni giorno di vandalismo." Ma, prosegue, “in Venezuela non ci sono dollari. E’ la testimonianza più palese dell’aggressione nord-americana contro il nostro paese”.
 
E la conclusione sulla Costituzione del Venezuela. "Dei cinque poteri pubblici, l'opposizione ne controlla una, il Parlamento in una repubblica presidenziale. E con questa ha cercato di portare avanti una politica di caos e destabilizzazione." Ma, prosegue l'Ambasciatore, "il Venezuela non è né il Brasile e il Paraguay. Si ha una coscienza politica molto alta che ci può permettere di resistere come Cuba in questi anni. Il Venezuela ha l'autorità nel sistema inter-americano, nel resto dell'America Latina e nei consessi internazionali. Per questo non sono riusciti ad ottenere l'applicazione della Carta democratica non avendo raggiunto il quorum necessario, anche se sostenevano di avere la maggioranza già nel 2016. I paesi che attentano alla sovranità del Venezuela si sono resi del ruolo triste svolto e alcuni stanno ritirando l’appoggio. Oggi è la notizia del Guatemala e in tale direzione vanno anche altri stati che fanno parte di PetroCaribe. "

Questo, prosegue l’Ambasciatore, contribuisce ad aggravare la disperazione interna da parte dell'opposizione. Questo è il motivo delle manifestazioni alimentate dai media che portano avanti la guerra mediatica in tutto il mondo. “Come paese abbiamo poche possibilità di poter dare l'informazione corretta”. Ieri alla Sapienza è stato un raro esempio.
 
A questo si è aggiunta la disperazione dopo la vittoria della Revolucion ciudadana che "ha messo fine a questa storia che le rivoluzioni progressiste erano finite in America Latina. Sono più vive che mai. La sovranità popolare ha una coscienza elevatissima in America Latina, anche in quei paesi, come Paraguay e Brasile, dove sono stati compiuti colpi di stato."  L'America Latina sta facendo la sua parte. E l'Europa? 

La Redazione

 

L'Ambasciatore del Venezuela Julian Isaias Rodriguez: “Come paese abbiamo poche possibilità di poter dare l'informazione corretta sul nostro paese”

Sala affollata, oltre 100 persone alla Sapienza, in un’importantissima giornata di corretta informazione  e divulgazione scientifica in un luogo, l’Università, adibito a questo, anche se troppo spesso lo dimentica.  


Durante il seminario internazionale nell'ambito del corso di Storia dell'America Latina e in occasione della presentazione del libro "Tempesta perfetta", in cui hanno preso la parola anche Militant e il Collettivo Noi Restiamo,  il prof. Luciano Vasapollo ha ricordato lunedì pomeriggio come la "guerra inter-imperialista" che sta attaccando in modo "vergognoso la Siria" su "notizie false".
 
A proposito di guerra di propaganda, il caso del Venezuela assume oggi un ruolo preponderante. "Non si tratta solo di guerra mass-mediatica, ma anche economica, psicologica e militare", ha proseguito il Professore. "Si attacca il Venezuela perché significa petrolio. Si attacca il Venezuela che, con  l'Alba, significa pace mondiale attraverso l'autodeterminazione dei popoli. Autodeterminazione che è e non può essere contemporaneamente economica, culturale e politica."
 
Per Vasapollo questo "è il momento più delicato. La Repubblica bolivariana è sempre stata attaccata dall'inizio della vittoria di Chavez. Ricordo subito dopo le elezioni di Maduro come le destre fasciste e oligarchiche non le abbiano accettate e in pochi mesi ci sono stati 43 morti sulla coscienza di mercenari e oligarchie internazionali. Alcuni giorni fa è morto un ragazzo di 19 anni e i responsabili sono sempre gli stessi."

E' un attacco totale. "In Ecuador ancora non riconoscono la sconfitta, il colpo di stato morbido contro Dilma in Brasile, il blocco contro Cuba..." - e l'Italia, a livello mediatico e politico conclude Vasapollo, gioca il ruolo di chi vuole destabilizzare e distruggere non dialogare.
 
Al seminario ha preso la parola anche l'Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela, Julian Isaias Rodriguez, che, in relazione agli ultimi avvenimenti internazionali, ha ricordato come le"Organizzazioni internazionali, su tutte le Nazioni Unite, non prendono posizione e quindi non esistono."
 
Per il caso del Venezuela, l'organizzazione che più attacca la sovranità del paese è l'OSA.  "L'Osa ha condotto un'azione illegittima che cerca di interferire negli affari interni del Venezuela", ha affermato l'ambasciatore ricordando come l'organizzazione sia stata creata nel 1948 divenendo presto strumento di ingerenza degli Stati Uniti varie volte nella storia dell'America Latina: "il colpo di stato in Guatemala 1954, l’espulsione di Cuba 1962, il colpo di stato contro la Repubblica Domenicana del 1963, il colpo di stato in Brasile nel 1964, il colpo di stato del Cile nel 1973, Granada 1983, la destabilizzazione del Nicaragua nel 1985, di Panama nel 1989, i colpi di stato in Venezuela, Haiti, Honduras, Paraguay, 2002, 2005, 2009 e 2012". E oggi di nuovo contro il Venezuela:  "Questa organizzazione regionale agisce contro le nostre sovranità, contro le nostre tendenze politiche nonostante l'art. 19 stabilisca che nessun stato o gruppo di stati ha il diritto di intervenire in modo diretto e indiretto negli affari interni ed esterni di un altro stato".
 
Nel caso del Venezuela, ha precisato l&#

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Un riferimento dell’Ambasciatore anche al Segretario Generale dell'organizzazione, Almagro, che più di tutti cerca di mobilitare il Consiglio permanente contro il Venezuela, “anche se l'art.17 della Carta stabilisce che l'Osa possa agire nel caso in cui il governo dello Stato membro ritenga che il processo democratico sia in pericolo. Cosa che non è accaduta, non accade e non accadrà mai in Venezuela”.
  
"La situazione in questo momento per gli alleati degli Stati Uniti è disperata perché non hanno un popolo che li sostiene. Per questo hanno scelto la violenza nelle città più importanti, distruggendo mezzi di comunicazione, edifici dell'amministrazione, della giustizia e servizi sociali.". E poi una notizia che chiaramente Repubblica e gli altri giornali non hanno riportato nelle ore scorse:  "4 manifestanti violenti sono stati arrestati e hanno confessato agli investigatori di essere stati pagati da Voluntad Popular per agire in violazione della distruzione dei servizi pubblici del paese. Hanno segnalato che il contratto stipulato sia di 300 dollari per ogni giorno di vandalismo." Ma, prosegue, “in Venezuela non ci sono dollari. E’ la testimonianza più palese dell’aggressione nord-americana contro il nostro paese”.
 
E la conclusione sulla Costituzione del Venezuela. "Dei cinque poteri pubblici, l'opposizione ne controlla una, il Parlamento in una repubblica presidenziale. E con questa ha cercato di portare avanti una politica di caos e destabilizzazione." Ma, prosegue l'Ambasciatore, "il Venezuela non è né il Brasile e il Paraguay. Si ha una coscienza politica molto alta che ci può permettere di resistere come Cuba in questi anni. Il Venezuela ha l'autorità nel sistema inter-americano, nel resto dell'America Latina e nei consessi internazionali. Per questo non sono riusciti ad ottenere l'applicazione della Carta democratica non avendo raggiunto il quorum necessario, anche se sostenevano di avere la maggioranza già nel 2016. I paesi che attentano alla sovranità del Venezuela si sono resi del ruolo triste svolto e alcuni stanno ritirando l’appoggio. Oggi è la notizia del Guatemala e in tale direzione vanno anche altri stati che fanno parte di PetroCaribe. "

Questo, prosegue l’Ambasciatore, contribuisce ad aggravare la disperazione interna da parte dell'opposizione. Questo è il motivo delle manifestazioni alimentate dai media che portano avanti la guerra mediatica in tutto il mondo. “Come paese abbiamo poche possibilità di poter dare l'informazione corretta”. Ieri alla Sapienza è stato un raro esempio.
 
A questo si è aggiunta la disperazione dopo la vittoria della Revolucion ciudadana che "ha messo fine a questa storia che le rivoluzioni progressiste erano finite in America Latina. Sono più vive che mai. La sovranità popolare ha una coscienza elevatissima in America Latina, anche in quei paesi, come Paraguay e Brasile, dove sono stati compiuti colpi di stato."  L'America Latina sta facendo la sua parte. E l'Europa? 

La Redazione

 

L'Ambasciatore del Venezuela Julian Isaias Rodriguez: “Come paese abbiamo poche possibilità di poter dare l'informazione corretta sul nostro paese”

Sala affollata, oltre 100 persone alla Sapienza, in un’importantissima giornata di corretta informazione  e divulgazione scientifica in un luogo, l’Università, adibito a questo, anche se troppo spesso lo dimentica.  


Durante il seminario internazionale nell'ambito del corso di Storia dell'America Latina e in occasione della presentazione del libro "Tempesta perfetta", in cui hanno preso la parola anche Militant e il Collettivo Noi Restiamo,  il prof. Luciano Vasapollo ha ricordato lunedì pomeriggio come la "guerra inter-imperialista" che sta attaccando in modo "vergognoso la Siria" su "notizie false".
 
A proposito di guerra di propaganda, il caso del Venezuela assume oggi un ruolo preponderante. "Non si tratta solo di guerra mass-mediatica, ma anche economica, psicologica e militare", ha proseguito il Professore. "Si attacca il Venezuela perché significa petrolio. Si attacca il Venezuela che, con  l'Alba, significa pace mondiale attraverso l'autodeterminazione dei popoli. Autodeterminazione che è e non può essere contemporaneamente economica, culturale e politica."
 
Per Vasapollo questo "è il momento più delicato. La Repubblica bolivariana è sempre stata attaccata dall'inizio della vittoria di Chavez. Ricordo subito dopo le elezioni di Maduro come le destre fasciste e oligarchiche non le abbiano accettate e in pochi mesi ci sono stati 43 morti sulla coscienza di mercenari e oligarchie internazionali. Alcuni giorni fa è morto un ragazzo di 19 anni e i responsabili sono sempre gli stessi."

E' un attacco totale. "In Ecuador ancora non riconoscono la sconfitta, il colpo di stato morbido contro Dilma in Brasile, il blocco contro Cuba..." - e l'Italia, a livello mediatico e politico conclude Vasapollo, gioca il ruolo di chi vuole destabilizzare e distruggere non dialogare.
 
Al seminario ha preso la parola anche l'Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela, Julian Isaias Rodriguez, che, in relazione agli ultimi avvenimenti internazionali, ha ricordato come le"Organizzazioni internazionali, su tutte le Nazioni Unite, non prendono posizione e quindi non esistono."
 
Per il caso del Venezuela, l'organizzazione che più attacca la sovranità del paese è l'OSA.  "L'Osa ha condotto un'azione illegittima che cerca di interferire negli affari interni del Venezuela", ha affermato l'ambasciatore ricordando come l'organizzazione sia stata creata nel 1948 divenendo presto strumento di ingerenza degli Stati Uniti varie volte nella storia dell'America Latina: "il colpo di stato in Guatemala 1954, l’espulsione di Cuba 1962, il colpo di stato contro la Repubblica Domenicana del 1963, il colpo di stato in Brasile nel 1964, il colpo di stato del Cile nel 1973, Granada 1983, la destabilizzazione del Nicaragua nel 1985, di Panama nel 1989, i colpi di stato in Venezuela, Haiti, Honduras, Paraguay, 2002, 2005, 2009 e 2012". E oggi di nuovo contro il Venezuela:  "Questa organizzazione regionale agisce contro le nostre sovranità, contro le nostre tendenze politiche nonostante l'art. 19 stabilisca che nessun stato o gruppo di stati ha il diritto di intervenire in modo diretto e indiretto negli affari interni ed esterni di un altro stato".
 
Nel caso del Venezuela, ha precisato l&#

39;Ambasciatore, si tratta di una strategia che mira ad " un intervento sulla base dell'applicazione della Carta democratica sulla presunzione che si tratti di uno Stato fallito, immerso in una grave crisi umanitaria. A gran voce Usa e Canada invocano la Carta democratica Osa contro di noi. Ma in nessuna pagina web o documento compare che loro stessi l'abbiano firmata, e quindi non possono invocarla", ha proseguito.
 
Un riferimento dell’Ambasciatore anche al Segretario Generale dell'organizzazione, Almagro, che più di tutti cerca di mobilitare il Consiglio permanente contro il Venezuela, “anche se l'art.17 della Carta stabilisce che l'Osa possa agire nel caso in cui il governo dello Stato membro ritenga che il processo democratico sia in pericolo. Cosa che non è accaduta, non accade e non accadrà mai in Venezuela”.
  
"La situazione in questo momento per gli alleati degli Stati Uniti è disperata perché non hanno un popolo che li sostiene. Per questo hanno scelto la violenza nelle città più importanti, distruggendo mezzi di comunicazione, edifici dell'amministrazione, della giustizia e servizi sociali.". E poi una notizia che chiaramente Repubblica e gli altri giornali non hanno riportato nelle ore scorse:  "4 manifestanti violenti sono stati arrestati e hanno confessato agli investigatori di essere stati pagati da Voluntad Popular per agire in violazione della distruzione dei servizi pubblici del paese. Hanno segnalato che il contratto stipulato sia di 300 dollari per ogni giorno di vandalismo." Ma, prosegue, “in Venezuela non ci sono dollari. E’ la testimonianza più palese dell’aggressione nord-americana contro il nostro paese”.
 
E la conclusione sulla Costituzione del Venezuela. "Dei cinque poteri pubblici, l'opposizione ne controlla una, il Parlamento in una repubblica presidenziale. E con questa ha cercato di portare avanti una politica di caos e destabilizzazione." Ma, prosegue l'Ambasciatore, "il Venezuela non è né il Brasile e il Paraguay. Si ha una coscienza politica molto alta che ci può permettere di resistere come Cuba in questi anni. Il Venezuela ha l'autorità nel sistema inter-americano, nel resto dell'America Latina e nei consessi internazionali. Per questo non sono riusciti ad ottenere l'applicazione della Carta democratica non avendo raggiunto il quorum necessario, anche se sostenevano di avere la maggioranza già nel 2016. I paesi che attentano alla sovranità del Venezuela si sono resi del ruolo triste svolto e alcuni stanno ritirando l’appoggio. Oggi è la notizia del Guatemala e in tale direzione vanno anche altri stati che fanno parte di PetroCaribe. "

Questo, prosegue l’Ambasciatore, contribuisce ad aggravare la disperazione interna da parte dell'opposizione. Questo è il motivo delle manifestazioni alimentate dai media che portano avanti la guerra mediatica in tutto il mondo. “Come paese abbiamo poche possibilità di poter dare l'informazione corretta”. Ieri alla Sapienza è stato un raro esempio.
 
A questo si è aggiunta la disperazione dopo la vittoria della Revolucion ciudadana che "ha messo fine a questa storia che le rivoluzioni progressiste erano finite in America Latina. Sono più vive che mai. La sovranità popolare ha una coscienza elevatissima in America Latina, anche in quei paesi, come Paraguay e Brasile, dove sono stati compiuti colpi di stato."  L'America Latina sta facendo la sua parte. E l'Europa? 

La Redazione

 

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