Sconfiggere il Macrismo neoliberista argentino e filoimperialista con l’opposizione sociale dei movimenti antagonisti e sindacali di classe

  Redazione Nuestra America

Sbobinamento di Silvia Orri su intervista audio a Radio Onda Urto a Luciano Vasapollo su Elezioni Argentina e ricadute in America Latina e internazionali

http://www.radioondadurto.org/wp-content/uploaps/2015/11/VASAPOLLO-INTERO.mp3

 

Professore, la prima domanda che le faccio è: partiamo ovviamente da questo risultato argentino, un commento sulla vittoria di Macri e la sconfitta di Scioli.

Innanzitutto i dati nelle prime ore dopo lo spoglio fa davano una differenza sostanziale, una vittoria di Maurizio Macri e dell' Alleanza Cambiemos del 54 % e il 46 % invece dei voti a Daniel Scioli. Gli ultimi dati, poco più del 51% al vincitore. Questo ovviamente non cambia le questioni di prospettiva, ha vinto comunque, va riconosciuto, il candidato del centro destra, però il margine è molto più ristretto di quello che anche i giornali italiani e vari siti davano prima dei risultati definitivi. Sicuramente una cosa da sottolineare, sempre con molta oggettività nell'analisi, questo risultato interrompe un filone di 3 vittorie consecutive per il Fronte per la Vittoria, che era partito nel 2003 con Nestor Kirchner alla Casa Rosada e poi Cristina nelle ultime due elezioni. Ovviamente il fatto che non potesse Cristina presentarsi ad una terza elezione ha fatto scegliere un candidato che onestamente, lo dico con molto rispetto di tutti, era estremamente debole.

Sappiamo, perché questa è la prima considerazione, che in America Latina, ci piaccia o meno, la leadership anche personale, l'individuare un leader, ha un'estrema importanza, molto maggiore di quella che può avere in Europa. Consideriamo che anche le democrazie partecipative, quelle a me molto care come la stessa Cuba, la Bolivia di Evo Morales, il Venezuela di Chavez e poi di Maduro, l'Ecuador di Correa, individuano nella leadership e quindi nella persona, nel compagno, nell'uomo che ha carisma e comunque rappresenta quelle che sono le volontà, le dinamiche, le contraddizioni ed i bisogni del suo popolo, estremamente importante.

Qualsiasi cosa che dico oggi non è giustificativa della sconfitta del Kirchnerismo, partiamo comunque dal fatto che c'è una durissima sconfitta del fronte democratico progressista in Argentina che potrà avere delle ricadute non solo in Argentina ma sull'intera America Latina.

Diciamo che ci sono comunque una serie di fattori che dobbiamo poi considerare; in Argentina hanno votato 11 milioni di argentini per il candidato del Fronte per la Vittoria e sicuramente ha ragione Cristina quando dice "ho lasciato un' Argentina in cui si è ridotto notevolmente il peso del debito esterno", ci sono dei risultati estremamente positivi nell'educazione, nella salute pubblica e nell'innovazione e ricerca, quindi anche nella scienza e tecnologia, questo a dimostrazione che il paese di questi ultimi anni, con le sue contraddizioni, ha guardato comunque fortemente al sociale, ha guardato all'economia pubblica ma ha guardato ovviamente anche a quelli che poi erano i dati di questa economia basata sull' indicatore maledetto del PIL. Un dato chiaramente importante, il governo di Cristina ha imposto la nazionalizzazione della grandissima impresa del petrolio , la YPF (Yacimientos Petroliferos Fiscales) e sono sorte una serie di imprese nazionalizzate pubbliche che hanno contribuito secondo me in maniera notevole a quello che poi è stato lo sviluppo dell'Argentina e l' uscita da una crisi tremenda , come quella del 2001 che è un po' la crisi che stanno vivendo i nostri PIGS, cioè l'area mediterranea, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna.

 

Le chiedo poi secondo lei cosa dovremmo aspettarci, prima però le cause di questa sconfitta; Innanzitutto se ci troviamo di fronte alla fine del ciclo kirchnerista oppure un po' un annunciato cambio, frutto delle logiche , figlie delle politica dell'alternanza, per intenderci; e quali sono un po' le cause profonde, quindi oltre che la candidatura di una figura come Scioli di cui ci parlava prima, quali sono le altre cause che hanno portato alla fine a questa sconfitta?

Sempre con estrema onestà, perché ovviamente amo profondamente le democrazie partecipative, i processi di transizione socialisti per l'ALBA e ovviamente potrei riportare una posizione estremamente di parte (a parte che essere partigiano ed essere schierati non è assolutamente un male), però voglio essere sincero fino in fondo su alcuni passaggi, vista la vostra gentilezza e attenzione in questa intervista.

Sicuramente conta il candidato, sicuramente conta l'effetto logorante del potere, voglio dire del potere nel senso anche nobile del termine, non intendiamo il potere all'occidentale, il fattore governo, chiamiamolo così, di una società. Pongo sempre un problema, cioè che governare un paese non è assumere il potere del paese. Facciamo un esempio a me molto caro: sono stato in questi mesi ben 5 volte in Venezuela, ma la frequento dai tempi della vittoria di Chavez; lì governa il chavismo, governa Maduro, un governo sicuramente rivoluzionario, ma  che non ha ancora preso il potere. Quando dico che non ha preso il potere, significa che la minoranza, l'oligarchia, i fascisti, i mercenari, l'interesse delle multinazionali, l'interesse dei grandi privati, l'interesse dell' imperialismo economico e militare internazionale non è stato profondamente sconfitto. La stessa cosa potrei dire dell'Argentina, ha fatto dei passi notevoli;  è innegabile ovviamente ciò che si chiama l'era "K" ha portato profondi cambiamenti, ma in effetti i passaggi fondamentali sull'industria privata, sul ruolo di potere da parte delle classi subalterne, sulla democrazia attiva, di base partecipativa, la battaglia fino in fondo contro le multinazionali e di rottura con quelli che sono i dettami dell'economia capitalista fino in fondo, non ci sono stati. Il candidato Scioli secondo me ha pressato il fianco per due motivi: uno perché non era la Kirchner, e questo è il patto di una leardership fortemente rappresentativa che sul suo popolo incide, e poi stiamo parlando del 51% e 49% quindi basta spostare un 1,5% ed avrebbe vinto ovviamente il candidato Kirchnerista peronista (quando dico peronista chiaramente faccio riferimento al peronismo democratico, di sinistra ecc.). Però Scioli ha fatto una campagna elettorale veramente contraddittoria , cioè da una parte ha voluto dare peso a quelle che erano le politiche sociali e verso i poveri sulle orme di Cristina, dall'altra parte si è aperto moltissimo all'appoggio delle imprese private, ha fatto l'occhiolino alle multinazionali ed a nuove alleanze in America Latina; questo alla fine scontenta perché l’elettore moderato di sinistra si sente poco rappresentato rispetto a quelle che possono essere misure per agganciare un capitalismo dell’etica individualista del profitto, che per quanto possa essere democratico e sociale, non deve cambiare gli equilibri e non deve avvicinarsi troppo a Cuba ed al Venezuela, all'ALBA; dall'altra parte, invece, chi porta avanti l'ipotesi di cambiamento, non per forza rivoluzionario, ma di cambiamento radicale, comincia a sospettare sulla continuità di queste politiche. D'altra parte Maurizio Macri ha rappresentato una rottura, una discontinuità; ricordiamo che è stato sindaco della capitale argentina, di Buenos Aires, e la sua coalizione vince considerevolmente in questa area vince per un mandato addirittura di 4 anni, il primo ballottaggio nella storia dell'Argentina ed il governo uscente di Cristina non ne esce completamente sconfitto ma c'è comunque un cambio radicale conservatore.

Riguardo a questo punto lei ha ragione , c'è un cambio d'epoca, perché il fatto che Macri, dopo la sua vittoria, dica: "Ho messo fine a 12 anni di peronismo, kirchenista e di sinistra", significa dire agli argentini "guardate cambiamo pagina complessivamente da quello che è accaduto dal 2003/2007 con Nestor e poi con Cristina dal 2007/2015".

Che cosa può promettere il capo conservatore? E' ovvio che per tenersi buona la parte dei disperati, o comunque dei miserabili o dei poveri, nel suo primo discorso dice che metterà tutta la sua energia per costruire "l'Argentina che sogniamo".questo è il sogno sempre argentino e latinoamericano, e dov'è su cui punta? Sulla fame zero ma in particolare sul programma di povertà zero. Macri fa anche un piccola apertura, ma ovviamente è contraddittoria, dicendo: "Mi rivolgo ai fratelli dell'America Latina, vogliamo avere buone relazioni con tutti, vogliamo lavorare con tutti", poi però aggiunge: "Rottura quasi totale con il Venezuela di Maduro e piena apertura e schieramento per migliori rapporti con gli Stati Uniti". Questo non è un caso, è il doppio gioco degli Stati Uniti, quel doppio gioco che aveva visto fino ad ora da una parte una trattativa, una negoziazione (non normalizzazione) dei rapporti con Cuba. Qualche settimana fa c'è stato di nuovo il voto dell'ONU contro il blocco, i paesi dell'ONU hanno votato compatti con 187 voti a favore di Cuba e contro il blocco, questa volta senza nessun astenuto. Chi vota per proseguire il blocco è Israele e gli Stati Uniti, e ancora una volta che con il potere di veto fanno sì che il blocco non venga ancora assolutamente toccato; però la vergogna di 50 del blocco e di relazioni poco convenienti, anche per gli industriali e comunque per l'immagine degli Stati Uniti, si cerca di moderarlo con Obama attraverso questa negoziazione. Dall'altra parte però gli Stati Uniti hanno inasprito una guerra tremenda, militare, con i mercenari e con i paramilitari alla frontiera del Venezuela con la Colombia, con il ruolo dei narcotrafficanti alla frontiera a cui ormai non conviene quasi più commerciare la cocaina in quanto fanno dei guadagni molto più larghi con la commercializzazione di prodotti venezuelani, cioè questi ultimi vengono praticamente rubati al governo venezuelano e portati in Colombia, dopodiché vengono riesportati in Venezuela però dollarizzati portando il cambio bolivar/dollaro, ufficialmente al 6.30, con il cambio al nero che sta intorno ormai ai 750.

Questa è la guerra economica che si rafforza con la guerra imperiale massmediatica e psicologica. Si parla di oltre 120/130 volte, mettendo chiaramente in seria difficoltà il popolo del Venezuela che ovviamente deve comprare oggetti di prima necessità al mercato nero con il dollaro in queste condizioni. Poi è facile accollare queste disfunzioni, questa crisi, a Maduro.

Ricordiamo che il 6 di dicembre ci sono le elezioni in Venezuela, a grande rischio perché oltre alla guerra militare, la guerra finanziario-economica ha anche l'aspetto di una guerra psicologica e di una guerra massmediatica. Questo è estremamente importante perché una vittoria di questa opposizione fascistoide filoimperialista potrebbe creare dei seri problemi al Venezuela che si ritroverebbe con un Governo rivoluzionario come quello di Maduro e invece un Parlamento in mano al centro-destra che se, disgraziatamente, dovesse vincere bloccherebbe tutte le leggi a favore del sociale e contro le ingerenze imperialiste.

Faccio questo passaggio perché la guerra massmediatica ha giocato un ruolo fondamentale anche in questa elezione. E il ruolo anche degli Stati Uniti e dell'opposizione mercenaria venezuelana si è fatta sentire. Pensate che nella sede, ieri sera, di Cambiemos a Buenos Aires c'era Lilian Tintori che è la moglie di Leopoldo López quello che viene chiamato uno dei maggiori oppositori del Venezuela, che è attualmente in carcere, e invece è il fascista che ha guidato direttamente le rivolte anti Maduro in questi anni, provocando nell'ultima fase ben 43 morti. Il Governo indipendente e la sovranità della Magistratura venezuelana gli infligge una condanna giusta secondo me assai lieve, 13 anni per concorso morale per 43 morti (e la Magistratura dovrà verificare se il concorso è solo morale, perché lui era nella piazza). Dopodiché se ne fa una vittima della democrazia dicendo che non deve stare in carcere, sono state aperte delle campagne anche da parte del Pd qui in Italia su questo.

Il Fronte per la Vittoria del presidente, di Cristina, ha dovuto naturalmente congratularsi democraticamente con Macri, dicendo che comunque rispetteranno, ovviamente, la volontà del popolo. Anche se questa notte ci sono state, vivaddio ne sono contento, una serie di manifestazioni da parte dei peronisti di sinistra da parte di tanti compagni dei movimenti sociali e sindacali e del Fronte per la Vittoria contro questa elezione di Mauricio Macri, perché si dovrà vedere se, è reale questo piccolo margine così basso, ci sono state anche delle frodi elettorali.

 Chi è Macri? Perché dobbiamo dirlo. È di origine italiana, non tutti sanno che suo padre è stato un grande industriale, lui è un industriale, e il nonno, per chi ha una memoria un po' lunga, i capelli bianchi come me, è stato uno dei maggiori leader nelle elezioni del dopoguerra, di quella coalizione fascista che si chiamava Uomo Qualunque e che cercava di coprire i fascisti che erano stati messi dalla Costituzione fuori legge. E la lista dell'Uomo Qualunque era quanto di più fascista e reazionario si presentò in quegli anni in Italia contro il Fronte Democratico e contro il Fronte Socialista e Comunista. Questo non significa che ognuno si deve portare le colpe del nonno o del padre, però lui rivendica le sue origini calabresi... vi sta parlando un calabrese, per cui quando io dico le origini calabresi non intendo del popolo contadino pulito e democratico della Calabria, ma in Calabria sapete ci sono anche evidenti e forti infiltrazioni mafiose della 'ndrangheta, ecc.. E quindi, voglio dire, bisognerebbe stare attenti anche a questo.Voi sapete che gli elettori italiani in Argentina sono moltissimi perché c'è stata una grande emigrazione italiana e spesso gli italiani rappresentano, purtroppo, anche interessi economici criminali che interessano anche borghesia e nuova borghesia di rendita in Argentina. E a volte, con molta onestà anche qui, il popolo dell'Argentina, anche quello dei lavoratori, da queste campagne massmediatiche, da chi ha in mano fortemente la comunicazione è, ovviamente, assolutamente, condizionato.

Qualcosa, se vuole, anche sul perché si chiude il ciclo...

 

Sì sì, il perché si chiude il ciclo credo lo abbiamo capito da diversi punti di vista: ingerenza degli Usa, la situazione contingente argentina... Io allargherei proprio il campo all'intero continente professore. Questo risultato, sul fronte generale del processo progressista in America Latina, questa sconfitta secondo lei è un segnale preoccupante,  oppure lo ritiene ancora circoscritto alla specificità della situazione argentina?

Essendo profondamente marxista, coerentemente schierato con i paesi dell'Alba, completamente di parte, potrei sottovalutare questo risultato in maniera ipocrita, dicendo è un passaggio congiunturale, è momentanea, è il 51% , 52% che vuole che sia?

No. Da marxista, da critico dell'economia capitalistica quale io sono, bisogna guardare un pochettino al di là del proprio naso. Questa vittoria pone comunque l'Argentina, uno dei colossi dell'America Latina insieme al Brasile, in una condizione di essere governato da un polo conservatore molto vicino agli Stati Uniti e sicuramente nemico dell'Alba e dei paesi progressisti dell'America Latina e di questa grande stagione di rivoluzioni democratiche, di rottura, che si sono verificate a partire dalla vittoria di Chávez, dal 1998 fino ad oggi in America Latina, contro ovviamente la resistenza eroica del popolo e del Governo cubano. Per cui, in assoluta sincerità, Macri, che è un neoliberista nel senso radicale del termine, è un fautore dei programmi marcatamente di austerità, di quelle stesse che stiamo conoscendo anche con la Troika qui in Europa e quindi con il ruolo dell'Ue, del Fmi e della Commissione Europea. Macri rilancia quelle politiche che per lunghi anni sono state sviluppate dall'altra Troika, la Banca Mondiale, Fmi e Usa in America Latina, cioè il “giardino di casa” degli Stati Uniti, che oggi contava principalmente su Perù, Colombia e Cile e oggi può contare su un colosso come quello dell'Argentina.

Per cui che vuole che le dica? Sono non solo dispiaciuto politicamente, ma sono preoccupato di questo risultato estremamente negativo, secondo me, per il popolo dell'Argentina e per il polo progressista in America Latina. È un ko del peronismo, anche se del 51%. E dove avviene questo? E questo mi preoccupa più di ogni altra cosa, che avviene nel cuore economico dell’Argentina, cioè nella provincia di Buenos Aires dove è nato e si è sviluppato il cosiddetto Macrismo. La sorpresa di questa tornata elettorale potrebbe essere ancora più dura. Ci sono cinque i distretti chiave, produttivi ed economici del paese che potrebbero finire nelle mani del Macrismo  più duro ed economicamente spregiudicato oltre a Buenos Aires, si parla di Mendoza, Cordoba, Santa Fe, dove il governo del kirchnerismo, anche regionale, rischia di scomparire e questo significherebbe una sconfitta ancor più dura per il polo democratico progressivo. In questo momento storico si ha la necessità di ricercare una nuova leadership non solo personale, ma si tratta di perseguire una scelta definitiva su politiche progressiste e di classe, andando così a comprendere quali siano i reali interessi del popolo, dei lavoratori e dei disoccupati argentini lasciando fuori i politicismi. Questi dodici anni hanno avuto molte luci con la famiglia Kirchner tra cui molti successi nell’ambito della giustizia, basti pensare alla cattura e reclusione dei generali colpevoli dell’assassinio contro i cosiddetti Desaparecidos, un vero e proprio massacro di comunisti durante l’atroce dittatura.

Quindi è vero, va riconosciuto il dramma perché reale, così come va riconosciuto il miglioramento delle condizioni di vita, della sanità e dell’istruzione. La contraddizione più grande è stata quella di non aver saputo controllare gli alti prezzi delle materie prime, soprattutto di quelle agricole che sono quelle che poi sfamano il popolo; una recessione di quattro anni che ovviamente non si può imputare solamente al governo della Kirchner, che ha risentito drasticamente della crisi sistemica del capitale internazionale; ma si deve anche al ruolo svolto dalla Banca Mondiale che ha portato le riserve ai minimi, facilitando così il ruolo delle multinazionali agricole del paese.

Dico questo perché questa spiacevole sopresa della vittoria di Macri può peggiorare ulteriormente le condizioni degli altri paesi progressisti e rivoluzionari dell’America Latina; come ad esempio Ecuador e Venezuela. Proprio quest’ultimo paese rivoluzionario è un grande esportatore di petrolio ma dipende dalle importazioni di prodotti agricoli; quindi lasciando la produzione e distribuzione commerciale dei prodotti dell’agricoltura completamente in mano alle multinazionali la situazione non può far altro che peggiorare. Per non parlare poi di come in questo modo si faciliterà l’inserimento dell’imperialismo statunitense, come anche di quello europeo che potrebbe vedere nell’Argentina un territorio favorevole per il proprio mercato e per le proprie esportazioni; in più, terrei conto anche della variabile cinese che punta fortemente sull’America Latina ed un conto è puntare su delle relazioni distensive con il paese, un conto è puntare su una relazione con l’Argentina dei conservatori.

Se lei a freddo mi chiede che incidenza questa vittoria può avere tutto questo sui paesi dell’America Latina io sinceramente le dico che si avranno ripercussioni pesanti, che mi auguro vengano controllate e frenate. Deve essere rafforzata l’alleanza dell’ALBA come anche quella con i paesi BRICS che oggi sono un forte elemento di contraddizione. Gli squilibri internazionali provocati dal conflitto tra Stati Uniti e Europa, tra area del dollaro e area dell’Euro, le pressioni degli Stati Uniti sul Venezuela ed i progetti destabilizzanti in Ecuador e Bolivia sono preoccupanti, e risultano ancor peggio se si relazionano al ruolo geopolitico e geo-economico dell’Argentina.

 

In conclusione professore le faccio un’ultima domanda: In che ruolo dovranno giocare i partiti politici in questo progetto rivoluzionario; e che ruolo dovranno invece avere i movimenti sociali in questo stesso processo per riuscire ad arginare in qualche modo questa preoccupante deriva?

Io penso che i partiti, in particolare il Fronte della Vittoria, abbiano bisogno di una nuova leadership politica ancor più di sinistra, che sia orientata a risolvere i problemi sociali dando quindi concretezza allo schieramento progressista democratico, mantenendo rapporti di inimicizia con il polo imperialista degli Stati Uniti e consolidando invece oltre ai rapporti con Alba, rapporti con i BRICS, di cooperazione e complementarietà  e non di “sfruttamento” dell’Argentina attraverso alleanze con Macri. E penso anche che, un ruolo fondamentale lo debbano svolgere i movimenti sociali ancor più dei partiti politici, quei movimenti di quartiere che si muovono localmente ma in una prospettiva ampia. Il vero tessuto del conflitto argentino penso che passi prima di tutto tra i movimenti sociali, anche se non politicizzati in termini di adesioni allo schieramento storico ufficiale dei partiti, ma una unità di lotta tra i soggetti del lavoro e del lavoro negato, disoccupati e poveri. Bisogna quindi rafforzare i movimenti di classe perché è da lì che parte la reale opposizione, è da lì che si rivendicano i bisogni reali e si creano contraddizioni al Macrismo, che risulta essere più indirizzato agli interessi statunitensi che a quelli del popolo argentino.

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