La CEPAL informa della crescita di almeno sette milioni

Il numero dei poveri in America Latina e nei Caraibi è aumentato di sette milioni nel 2015, passando da 168 milioni a 175 milioni di persone, per via della contrazione economica sofferta nella regione, rivelano le proiezioni della CEPAL diffuse martedì 22 marzo.

Nel 2015, “il tasso regionale della povertà era aumentato del 29.2% degli abitanti della regione (175 milioni di persone) e il tasso d’indigenza del 12,4% (75 milioni di persone)”, ha informato la Commissione  Economica per l’America e i  Caraibi (CeEPAL), in Santiago del Cile.

La cifra si paragona in modo sfavorevole ai risultati del 2014, quando nella regione si riportarono 168 milioni di persone povere, con un incremento di due milioni rispetto all’anno precedente, in accordo con le nuove cifre consegnate dall’ organismo tecnico della ONU con sede in Santiago.

“L’aumento della quantità di persone povere constatato nel 2014 è avvenuto soprattutto tra poveri non indigenti ed è stato una conseguenza dei risultati negativi nazionali elevati in alcuni paesi.

La contrazione dello 0,4% proiettata per l’economia regionale durante il 2015, con una caduta del valore delle materie prime e il calo dell’economia brasiliana, ha avuto un impatto sulle cifre della povertà dell’America Latina l’anno scorso.

“La diffusione della povertà e della disuguaglianza è abbastanza ciclico e dato che c’è un rallentamento economico, ci sarà un aumento della povertà”, ha spiegato la segretaria esecutiva della CEPAL, Alicia Bárcena.

“Per ridurre il numero dei poveri, l’America Latina deve generare più posti di lavoro di qualità, con diritti e protezione sociale, cautelando il salario minimo, proteggendo la spesa sociale che mostra un calo nel suo ritmo di crescita”.

“La nostra raccomandazione è che i paesi cautelino la spesa pubblica sociale, quella che hanno cautelato maggiormente sino ad ora”.

“Crediamo che i programmi di trasferimento condizionati si debbano mantenere, come e soprattutto la battaglia alla povertà estrema”, ha puntualizzato la Bárcena.

In accordo con la CEPAL, i paesi dove si teme un maggior incremento della povertà  sono Venezuela, Guatemala e Honduras. Sino al 2012, dopo un decennio di crescita economica, la regione era riuscita a ridurre di 15,7 punti percentuali i suoi livelli di povertà.

Persiste la disuguaglianza

La CEPAL ha analizzato anche i livelli di disuguaglianza sociale nella regione, constatando che nella gran maggioranza dei paesi ci sono stati miglioramenti della distribuzione delle entrate secondo il coefficiente di Gini - che significa piena uguaglianza o la massima disuguaglianza.

Il coefficiente regionale è passato da 0,497 nel 2013 a 0,491 nel 2014, mentre nel 2010 era di 0,507. Nonostante, questo calo, nel 2014, l’entrata pro capite delle persone con il 10% delle entrate più alte è stata di 14 volte superiore che per il 40% con minori entrate, ha avvertito la CEPAL.

La disuguaglianza si è evidenziata anche a livello educativo e nonostante i passi avanti registrati, nell’accesso all’educazione elementare e media persistono significative brecce nella regione. (Traduzione GM - Granma Int.)

L’attualità politica brasiliana è nuovamente in agitazione per la richiesta di un “Impeachment” nei confronti della presidentessa, Dilma Rousseuf, di cui il presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha ne ha accettato i termini, dando così inizio all’iter giuridico che dovrà essere approvato prima dal Senato, per poi essere discusso nella Camera dei Deputati. Per ultimo, nel marzo del 2016, spetterà al Tribunale Superiore Federale sentenziare la presidentessa.

Una novella, fatiscente e piena di mezze verità, che la TV Globo, della famiglia Marinho, ha messo in scena per poter finalmente castigare il PT e quindi poter squalificare tutti i candidati che il partito di Lula e Dilma pretende lanciare nelle elezioni amministrative del prossimo mese di ottobre. Infatti, l’ottima amministrazione del sindaco di Sao Paulo, Fernando Haddad sarà il manifesto elettorale del PT, considerando che Sao Paulo è l’ottava metropoli del mondo con circa ventuno milioni di abitanti.

Una possibile sconfitta nelle elezioni amministrative, in particolare a Sao Paolo per opera dell’ex-sindaco del PT, Marta Supplicy, oggi nel PMDB, sarebbe un guaio quasi irrimediabile per il lancio della campagna elettorale di Lula nelle elezioni presidenziali del 2018. 

 

La grande capacità di manipolazione della TV Globo

 

La campagna mediatica per l’Impeachment contro la presidentessa, Dilma Rousseff, è una moderna “Opera Buffa” della Globo che ha mobilizzato i migliori specialisti della “comunicazione politica” per alimentare i suoi media (“TV Globo”, “Radio Globo” e giornale “ O Globo”), con una costante produzione di “notizie confidenziali”, con le quali riesce a incantare soprattutto i telespettatori. Questo sofisticato lavoro di manipolazione dell’informazione ha stimolato anche i giornali” Folha de Sao Paulo”, “Estado de Sao Paulo” e “Correio Braziliense”, e le altre televisioni: la pentecostale “Record”, la “SBT” e la “Bandeirante”. Organi informativi che hanno iniziato a produrre lo stesso tipo d’informazione manipolata e totalmente avversa al PT, a Lula e, soprattutto alla presidentessa Dilma.

Da sottolineare che i testi, gli audio e i video prodotti nelle redazioni di Rio de Janeiro e Sao Paulo sono immediatamente copiati e riprodotti da centinaia di piccole testate regionali, reti di radio e TV territoriali che li divulgano nei ventisei stati della federazione brasiliana. In questo modo gli effetti della manipolazione diventano inarrestabili, per poi trasformarsi in una falsa oggettività, cui 70% dei brasiliani danno credito.

Per questo il ruolo della TV Globo ha assunto un’importanza strategica nei progetti della Destra. Infatti, è dal 2013 che la TV Globo è divenuta la cassa di risonanza del “No al PT” e del “No a Dilma”, assumendo il ruolo dell’ispiratrice ideologica dell’opposizione. Una funzione che le ha permesso di ricevere (o comprare) importanti soffiate, copie di registrazioni telefoniche e documenti confidenziali che anticipano il lavoro dei giudici, dei sostituti procuratori e degli stessi ispettori della Polizia Federale che stanno realizzando inchieste giudiziarie sulla corruzione.

In questo modo la TV, la radio e il giornale della famiglia Marinho possono pubblicare con esclusiva i fenomeni di corruzione responsabilizzando, unicamente, parlamentari o dirigenti nazionali o regionali del PT. Così facendo la TV Globo è riuscita a condizionare non solo l’attività di tutti i media brasiliani, ma anche quella della Magistratura Federale che utilizza i reportage della TV Globo o del giornale “O Globo” come “fonte giuridica”.

E’ inutile dire che la per fare cassa con la pubblicità, la maggior parte dei media si sono lanciati in una forsennata e continua “caccia al corrotto” che, nella maggior parte dei casi è sempre rappresentato da parlamentari, federali o statali, del PT. Basta ricordare il caso della figlia di un consigliere comunale del PT di una cittadina dello stato amazzonico di Tocantins, per capire a che punto sia arrivata la frenesia dei media nella “caccia al corrotto del PT”. Infatti, la ragazza dopo aveva vinto una borsa di studio offerta da un conservatorio europeo, aveva lasciato il Brasile accompagnata dai genitori. Questo fatto è stato mal interpretato dai media regionali, che “citando testimoni” hanno trasformato la borsa di studio in una” illecita esportazione di valuta ottenuta con la corruzione!”.

E’ evidente che il gruppo Globo, prima di avventurarsi nello scontro con il PT, con i sindacati e, soprattutto prima di affrontare il governo della presidentessa Dilma Roussef (40% del budget del gruppo Globo dipende dagli annunci di pubblicità del governo e delle imprese statali), ha realizzato una verifica nel mondo degli affari per sapere quale settore industriale non ha più bisogno del governo del PT, chi non ha più fiducia nell’amministrazione di Dilma Roussef e, soprattutto chi non vuole il ritorno alla presidenza dell’ex-operaio Lula da Silva.

Avute, quindi le garanzie dalle eccellenze del mercato nazionale e soprattutto dai rappresentanti dei conglomerati europei e statunitensi che operano in Brasile, il gruppo Globo è sceso in campo con tutte le sue forze per creare nei settori popolari e nella classe media un profondo sentimento di rigetto nei confronti della politica e, quindi, di completa sfiducia verso la classe politica e le istituzioni, cioè i governi municipali, quelli statali e, soprattutto quello federale, in mano al PT dal 2003.

In funzione di questo processo di manipolazione mediatica, i brasiliani, durante tutto il 2014 e il 2015 sono stati sottoposti a un sofisticato processo di manipolazione delle idee e dei sentimenti che ha cercato di annullare la fiducia che i settori popolari continuano ad avere nei confronti del PT. In secondo luogo gli effetti della manipolazione hanno attaccato il sentimento di speranza che la maggior parte del popolo brasiliano ancora mantiene nei confronti di Lula, considerato il “Salvatore del Brasile” e il “Grande difensore dei diritti dei poveri.”

In pratica, le differenti sceneggiature dell’attuale “caccia al corrotto del PT” hanno creato un clima d’insoddisfazione sociale generalizzato che se non sarà canalizzato in forme di lotta organizzate, potrà alimentare l’instabilità politica soprattutto nelle grandi città, là dove la polizia è permanentemente mobilizzata per reprimere duramente qualsiasi tipo di manifestazione, soprattutto quelle che provengono dalle università e dalle favelas.

Un clima che con l’acuirsi della crisi e delle proteste nei confronti dell’attuale governo, potrà rendere difficile, se non addirittura, inviabile la candidatura di Lula nelle elezioni presidenziali del 2018, perché il vecchio lider del PT sarà presentato dai media come la continuazione del fenomeno di crisi economica e caos giudiziario che oggi sta stravolgendo il governo di Dilma Rousseff.

 

Il nemico è ancora il vecchio Lula

 

Barrar Lula na corrida à Presidencia em 2018” (Impedire che Lula si canditi alle presidenziali del 2018) Questo è il “lead” del palinsesto politico della TV Globo, grazie al quale, negli ultimi mesi, è riuscita a mobilizzare una parte importante della “borghesia nazionale”, meglio conosciuta in Brasile per “borghesia dell’interno”. Inoltre l’emittente della famiglia Marinho ha conquistato la totalità della ” borghesia transnazionale”, della classe media alta – il ceto sociale che si considera il tutore dell’ordine sociale nel Brasile- e, soprattutto l’adesione della nuova classe media. Quella che la domenica scende nelle piazze sventolando la bandiera brasiliana e quella degli USA per poi gridare: “Basta con la dittatura del PT!” e l’immancabile “, Fuori i corrotti fuori Dilma!” .

L’assurdo è che questa nuova classe media è un settore minoritario della società brasiliana - non supera il 12% - che è presentato dai media come una forza popolare imponente, responsabile e costruttiva, quando in realtà è forse il settore sociale dell’opposizione più meschino. Infatti, questa nuova classe media è sorta con l’affermazione del benessere promosso dal cosiddetto “neodesenvolvimentismo” (Sviluppo protetto dallo Stato), che il governo Lula ha propiziato durante circa dieci anni. Quindi, in passato questo settore era quasi del tutto “petista” oggi, invece a causa della crisi, rinnega il PT perché non può più far sfoggio del suo status sociale festeggiando il Natale nella Disney World di Orlando oltre ad indebitarsi fino al collo per fare lo shopping annuale nelle “Street” di New York. Alcuni analisti dicono che questa nuova classe media ricorda “Los Squalidos” del Venezuela che non possono più andare in vacanza a Miami!

Comunque il successo della TV Globo è stato quello di aver saputo ingigantire il sentimento di paura nella maggior parte dei brasiliani, dicendogli: ”…Attenzione tra poco arriverà un nuovo 2013”. Un cattivo augurio che ha fatto presa in molti settori della società brasiliana perché il 2013 fu l’anno dell’esplosione sociale incontrollata, che non si trasformò in rivoluzione perché le rivolte che scoppiarono nelle città del Brasile erano spontanee e nessuno riuscì a dargli una continuità organizzativa.

Ripetendo le immagini delle violenze accadute nel 2013, la TV Globo, è riuscita a convincere molti settori della società brasiliana sulla necessità di creare una nuova “opposizione democratica alla dittatura del PT”, con cui riformulare le istituzioni e quindi allontanare il pericolo di una nuova esplosione sociale.  Infatti, tutti sanno che se nel 2013 le manifestazioni spontanee si limitavano a denunciare la violenza della polizia, il pessimo stato dei servizi pubblici, l’aumento del costo della vita e lo sperpero finanziario del governo federale, oggi, il clima è differente e i continui attacchi mediatici nei confronti del governo, delle istituzioni parlamentari hanno messo in discussione la validità dello stesso ordinamento democratico.

Di conseguenza, questo contesto sta creando una svariata scenografia politica che alimenta “l’inciucismo” dei differenti gruppi di potere nel principale partito di opposizione, il PSDB dell’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso (Partito della Socialdemocrazia Brasiliana). Un fenomeno, in parte uguale, che si sta sviluppando anche all’interno del PMDB (Partito del Movimento Democratico del Brasile) che, ufficialmente, appoggia il governo del PT con il vice-presidente Michel Temer. In realtà, nei singoli stati della federazione, le direzioni regionali del PMDB, stanno preparando la futura rottura con il PT di Dilma. Infatti, all’interno del partito circola la voce che la rottura dell’alleanza con il PT permetterà al partito di vincere le elezioni presidenziali del 2018 e nella quasi totalità quelle per i governatori degli stati della federazione.

Per questo, la principale preoccupazione di questi gruppi di potere e delle “eccellenze” del mercato non è la costruzione di una nuova “opposizione democratica”, ma la certezza di poter rieleggere l’intero schieramento politico che oggi monopolizza il Congresso in Brasilia.

Con molto ritardo il gruppo dirigente del PT e soprattutto la presidentessa Dilma Rousseff si sono accorti che la Destra, gli impresari dell’agro-business, dell’industria e i banchieri non hanno più fiducia nel governo del PT. Per questo la Destra sta cercando nelle sue file un “lider” veramente popolare per vincere le elezioni presidenziali nel 2018. Un lider, capace di convincere il popolo ad accettare il modello economico liberista. Vale a dire: la privatizzazione della Petrobras e dell’Eletrobras, la riforma del lavoro, la riduzione delle spese sociali, l’aumento dell’età pensionabile, la diminuzione dei servizi pubblici e quasi tutte le “riforme sociali” volute dal PT per aumentare il reddito dei più poveri.

Un “lider” che la TV Globo ha individuato nel senatore Aecio Neves, presidente del PSDB ed ex-governatore dello stato di Minas Gerais. Per questo si sono moltiplicate le cronache, più o meno dettagliate, sui scandali finanziari che coinvolgono i politici dell’area governativa, ma non quelli del PSDB. Nello stesso tempo le edizioni speciali sulle “fucilazioni di delinquenti” (evidentemente neri o mulatti) nelle favelas da parte della polizia, servono a creare un clima di guerra, necessario per mantenere i poveri rinchiusi nelle favelas.

Nei media, oggi, la figura di Aecio Neves è sempre associata alle dichiarazioni degli “Expert” di Wall Street sul futuro dell’economia brasiliana. Logicamente non mancano gli interventi dell’immancabile Barak Obama sui i disastri economici nella vicina Venezuela che Aecio Neves ripete pappagallescamente in ogni suo intervento nei talk show della TV Globo.

Un quadro che si completa con le immagini delle manifestazioni domenicali della nuova classe media – che senza il doppiopetto fascista e nello stile di maggioranza silenziosa francese – occupa le grandi strade di Sao Paulo e Rio de Janeiro, cioè l’Avenida Paulista e quella di Copacabana cominciando a invocare la presenza di Aecio Neves.

Per cui, come nei palinsesti delle novelle della TV Globo, ogni settimana c’è una novità, un nuovo personaggio, un nuovo quadro simbolico “spezza-cuore” o un nuovo villano che chiama l’attenzione dei telespettatori e rafforza l’idea sulla necessità di sconfiggere il PT.

 

Il Fronte Brasile Popolare

 

Sono circa dieci milioni i brasiliani che i Comitati Popolari del “Fronte Brasile Popolare” hanno mobilizzato per rigettare in tentativo di Impeachment contro la presidentessa Gilma Rousseff. Otto milioni di questi hanno già firmato la richiesta per una Assemblea Costituente che - se realizzata - dovrebbe rifondare la democrazia brasiliana estirpando tutti i mali e i vizi ereditati dal modello di democrazia borghese che i golpisti militari offrirono dopo venti anni di dittatura, in cambio del silenzio istituzionale e giuridico sulle malvagità (tortura e desaparecidos) realizzate dai militari a partire negli oscuri anni del colpo di stato (1964/1984).

Nonostante le promesse di esponenti del governo e della stessa presidentessa Dilma Rousseff, il dialogo tra governo e movimenti popolari resta fermo al primo gradino, cioè alla semplice difesa del governo, che inspiegabilmente spera poter realizzare una “Concertacion” in stile cileno con alcuni settori della destra e soprattutto con la borghesia nazionale che in passato ha appoggiato il governo Lula.

Per questo all’interno del Fronte Brasil Popolare coabitano differente posizioni, anche se poi la parola d’ordine è: “54%, 54 milioni”. Vale a dire il quorum elettorale che un candidato alla presidenza deve ottenere per governare con un governo maggioritario. Un candidato che potrà essere il vecchio leone del PT, Inàcio Lula da Silva, sempre che Lula accetti di essere il portavoce di quelle masse che nel 2013 sono scese in piazze, dimostrando che il paese stava andando nella direzione errata.

Se invece Lula, non prenderà una chiara posizione politica e ideologica, ma preferirà essere, nuovamente, l’educato ago della bilancia nello scontro tra “povao” (popolo) e il mercato, è difficile dire cosa ne sarà di questo Fronte. Come pure è difficile prevedere come reagiranno le forze che vogliono costruire la cosiddetta “Maioria do 54%” (Maggioranza del 54%).

L’unico fatto nuovo, effettivamente rilevante, è la crescita politica del “Fronte Brasil Popolare” e la dinamica con cui si sta ampliando nella società, soprattutto adesso che la Destra vuole muovere un attacco frontale al governo di Dilma Roussef. E’ evidente che le elezioni amministrative, che si realizzeranno in autunno, saranno la prima grande verifica per vedere fino a che punto il “Fronte Brasile Popolare” ha messo le radici nell’elettorato popolare e se il PT vorrà tornare a essere il partito del cambiamento o semplicemente il portavoce di un mediocre compromesso storico alla brasiliana, in cui prevalgono sempre gli interessi della “razza padrona”.

 

* Achille Lollo è corrispondente in Italia del giornale “Brasil De Fato”, articolista internazionale del giornale web “Correio da Cidadania”, Editor del programma TV “Quadrante Informativo”. Collabora con “L’Antidiplomatico” e la rivista “Nuestra America”.

[1 dicembre 2015]
Rafael Correa: «La crescita economica illimitata è indesiderabile e impossibile»

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, è intervenuto alla seduta inaugurale della Conferenza delle parti Unfccc di Parigi con una forte denuncia dei fallimenti dei colloqui sul clima degli ultimi e mettendo nuovamente in guardia sul pericolo per il pianeta rappresentato dall’attuale modello di sviluppo e consumo. «Se continuiamo nel cammino tracciato dal capitalismo, siamo condannati a sparire».

Il presidente socialista della Bolivia ha definito la Conferenza di Parigi «storica e unica», ma ha avvertuito che questo «Implica responsabilità verso la vitae la Madre Tierra, la quale si avvicina pericolosamente al crepuscolo del suo ciclo vitale».

Secondo  Morales, «Il sistema capitalista ha scatenato una forza sviluppista e distruttrice in nome della libertà di mercato cado, che ha avuto significative conseguenze sul pianeta. Il capitalismo ha convertito tutto in merce a beneficio di pochi. Non avvertire con chiarezza le cause dell’origine del cambiamento climatico, sarebbe un atto di tradimento della vita e della Madre Tierra. Siamo presenti qui per esprimere le cause del riscaldamento globale a nome dei movimenti sociali del mondo,  per consegnare le conclusioni della conferencia mundial sobre el cambio climático celebrata a Cochabamba, con delegati dei cinque continenti»

Morales ha detto ai delegati della COP21: «Dobbiamo ascoltare i popoli, gli scienziati per salvare la vita. Partecipiamo a questo vertice per esprimere la nostra profonda preoccupazione per i drammatici effetti del cambiamento climatico e consegnare il manifesto che abbiamo chiamato  “Salvar la Madre Tierra para salvar la vida”. Chiediamo la cessazione dell’irreversibile distruzione del pianeta e ricordiamo che il capitalismo ha sviluppato una forza travolgente e distruttiva della vita, ispirato dalla produzione di beni di consumo che distruggono la natura, con guerre e conquiste. Non possiamo mantenere il silenzio complice, né parlare di prudenza quando siamo alla soglia della distruzione della vita. Negli ultimi due secoli il capitalismo ha convertito tutto in merce. Oggi osserviamo con angustia che centinaia di popoli e culture sono scomparsi e altri stanno scomparendo e che milioni di persone muoiono come conseguenza della fame e delle malattie e che la storia del mondo è piena di massacri, sangue, orrore e ingiustizie».

Morales ha concluso: «L’individualismo, il consumismo sono una piaga che condanna l’umanità a sparire».

In una conferenza stampa a margine della COP21 Morales ha detto: «Possiamo parlare di un grado, due o meno di un grado e della responsabilità condivisa,  di finanziamenti, di trasferimenti condivisi, però se non aggrediamo le cause del riscaldamento globale nessuno risolverà il problema del cambiamento climatico, nessuno avrà risolto il problema».

Il presidente boliviano ha ricordato che «Con meno di un grado muoiono migliaia di persone nel mondo e non si trova acqua nei pozzi», per questo «Bisogna attaccare alla radice il problema, che riguarda il sistema capitalista dei Paesi esageratamente industrializzati. La causa del riscaldamento globale è il sistema capitalista. Un sistema che ha distrutto un modello economico e che non ha risolto nessun problema».

Alla COP21 è intervenuto, anche come presidente de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y del Caribe,  un altro esponente della sinistra sudamericana, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, che ha ricordato che «La crescita economica illimitata è indesiderabile e impossibile. E’ indesiderabile perché gli aumenti del PIL  per abitante, a partire da un certo limite, non ha relazione con il sentimento di felicità di un popolo, il che è conosciuto come “paradosso di Easterlin”, definito oltre 30 anni fa. Però, soprattutto, la crescita economica illimitata è impossibile. La tecnologia e l’efficienza ampliano i limiti, però on li eliminano. L’effetto consumo domina l’effetto efficienza.  Il consumo de energia è amentato a un tasso medio annuo del 2.5% tra gli anni 1971 e 2012. La domanda non è s possiamo continuare a crescere, ma quando si fermerà la crescitra economica nel mondo: una decisione concertata tra gli abitanti della Terra o la reazione del pianeta che convertirà questo sogno di avidità nel peggiore degli incubi».

Correa ha ripreso il tema delle responsabilità comuni ma differenziate tanto caro al G77 + Cina e ha ricordato che «Un abitante dei paesi ricchi emette 38 volte più CO2 di un abitante dei Paesi poveri. Questo non vuol dire che non ci sono effetti ambientali legati alla povertà come l’erosione dei suoli o la mancanza di trattamento dei rifiuti solidi. Inoltre, la differenza dell’efficienza energetica tra i Paesi ricchi e poveri è abissale e si è incrementata da 4,.2 a 5,1 volte tra il 1971 e il 2011. La scienza e la tecnologia sono  rivali del consumo, di conseguenza, più persone le utilizzino meglio è. Questa è l’idea centrale di quella che in Ecuador abbiamo chiamato l’ecnomia sociale della conoscenza. Al contrario, quando un bene diventa scarso o si distrugge mentre viene consumato, come la natura, è allora che bisogna limitare il suo consumo, per evitare quello che Garret Hardin nel suo celebre articolo del 1968 chiamò “la tragedia dei beni comuni”».

Correa chiede quindi un accordo mondiale che dichiari le tecnologie per la mitigazione del cambiamento climatico “beni pubblici” e che ne garantisca il libero accesso. Chiede invece un accordo vincolante per «evitare il consumo gratuito di beni ambientali. Una risposta è rendere vincolante il  Protocollo di Kioto ed ampliaro per compewnsare le Emissioni nette evitare. Le ENE sono le emissioni che potendo essere realizzate non sono emesse, o le emissioni che, esistendo nell’economia di ogni Paese, vengono ridotte. ENE è il concetto esaustivo richiesto per completare Kioto, perché implica compensazioni per le azioni e le astensioni e ingloba tutte le attività economiche che coinvolgono lo sfruttamento, l’uso e l’approvvigionamento di risorse rinnovabili e non rinnovabili. Questi sono incentivi per evitare flussi di emissioni. Però esiste anche un debito ecologiche deve essere pagato e che, soprattutto, non deve continuare ad aumentare».

il presidente dell’Ecuador ha poi sottolineato che «E’ qui che c’è un’indea fondamentale per qualsiasi dibattito slla sostenibilità e la conservazione nei Paesi poveri: non sarà possibile se non produrrà miglioramenti chiari e diretti nel livello di vita della loro popolazione. Papa Francesco, nella sua recente enciclica Laudato Si, ci ricorda che nei Paesi in via di sviluppo ci sono le più importanti riserve della biosfera  e che con quelle si continua ad alimentare lo sviluppo dei paesi più ricchi».

Per Correa è necessario realizzare la Declaración Universal de los Derechos de la Naturaleza, contenuti nella Costituzione dell’Ecuador e «Il principale diritto universale della natura dovrebbe essere quello che possa continuare a esistere, per essere fonte di vita, però anche perché possa offrire i mezzi necessari perché le nostre società possano raggiungere il buen vivir. Da qui un’altra idea per evitare certi fondamentalismi: l’essere umano non è l’unico importante in natura, però continua ad essere il più importante».

Correa ha concluso sottolineando che «La principale risposta per la lotta contro il cambiamento climatico è, quindi, creare la Corte Internazionale di Giustizia Ambientale, la quale dovrebbe sanzionare gli attentati contro i diritti della ntura e stabilire gli obblighi riguardo al debito ecologico e al consumo dei beni ambentali. Niente giustifica il fatto che abbiamo tribunali per proteggere gli investimenti, per obbligare a pagare debiti finanziari, però non per proteggere la natura e obbligare a pagare i debiti ambientali. Si tratta solo della perversa logica di “privatizzare i benefici e socializzare le perdite”, pero il pianeta non la regge più. Le nostre proposte si possono riassumere in una frease magica: Giustizia ambientale, però, come diceva Trasimaco più di duemila anni fa nel suo dialogo con Socrate, “la giustizia è solo la convenienza del più forte”».

Sbobinamento di Silvia Orri su intervista audio a Radio Onda Urto a Luciano Vasapollo su Elezioni Argentina e ricadute in America Latina e internazionali

http://www.radioondadurto.org/wp-content/uploaps/2015/11/VASAPOLLO-INTERO.mp3

 

Professore, la prima domanda che le faccio è: partiamo ovviamente da questo risultato argentino, un commento sulla vittoria di Macri e la sconfitta di Scioli.

Innanzitutto i dati nelle prime ore dopo lo spoglio fa davano una differenza sostanziale, una vittoria di Maurizio Macri e dell' Alleanza Cambiemos del 54 % e il 46 % invece dei voti a Daniel Scioli. Gli ultimi dati, poco più del 51% al vincitore. Questo ovviamente non cambia le questioni di prospettiva, ha vinto comunque, va riconosciuto, il candidato del centro destra, però il margine è molto più ristretto di quello che anche i giornali italiani e vari siti davano prima dei risultati definitivi. Sicuramente una cosa da sottolineare, sempre con molta oggettività nell'analisi, questo risultato interrompe un filone di 3 vittorie consecutive per il Fronte per la Vittoria, che era partito nel 2003 con Nestor Kirchner alla Casa Rosada e poi Cristina nelle ultime due elezioni. Ovviamente il fatto che non potesse Cristina presentarsi ad una terza elezione ha fatto scegliere un candidato che onestamente, lo dico con molto rispetto di tutti, era estremamente debole.

Sappiamo, perché questa è la prima considerazione, che in America Latina, ci piaccia o meno, la leadership anche personale, l'individuare un leader, ha un'estrema importanza, molto maggiore di quella che può avere in Europa. Consideriamo che anche le democrazie partecipative, quelle a me molto care come la stessa Cuba, la Bolivia di Evo Morales, il Venezuela di Chavez e poi di Maduro, l'Ecuador di Correa, individuano nella leadership e quindi nella persona, nel compagno, nell'uomo che ha carisma e comunque rappresenta quelle che sono le volontà, le dinamiche, le contraddizioni ed i bisogni del suo popolo, estremamente importante.

Qualsiasi cosa che dico oggi non è giustificativa della sconfitta del Kirchnerismo, partiamo comunque dal fatto che c'è una durissima sconfitta del fronte democratico progressista in Argentina che potrà avere delle ricadute non solo in Argentina ma sull'intera America Latina.

Diciamo che ci sono comunque una serie di fattori che dobbiamo poi considerare; in Argentina hanno votato 11 milioni di argentini per il candidato del Fronte per la Vittoria e sicuramente ha ragione Cristina quando dice "ho lasciato un' Argentina in cui si è ridotto notevolmente il peso del debito esterno", ci sono dei risultati estremamente positivi nell'educazione, nella salute pubblica e nell'innovazione e ricerca, quindi anche nella scienza e tecnologia, questo a dimostrazione che il paese di questi ultimi anni, con le sue contraddizioni, ha guardato comunque fortemente al sociale, ha guardato all'economia pubblica ma ha guardato ovviamente anche a quelli che poi erano i dati di questa economia basata sull' indicatore maledetto del PIL. Un dato chiaramente importante, il governo di Cristina ha imposto la nazionalizzazione della grandissima impresa del petrolio , la YPF (Yacimientos Petroliferos Fiscales) e sono sorte una serie di imprese nazionalizzate pubbliche che hanno contribuito secondo me in maniera notevole a quello che poi è stato lo sviluppo dell'Argentina e l' uscita da una crisi tremenda , come quella del 2001 che è un po' la crisi che stanno vivendo i nostri PIGS, cioè l'area mediterranea, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna.

 

Le chiedo poi secondo lei cosa dovremmo aspettarci, prima però le cause di questa sconfitta; Innanzitutto se ci troviamo di fronte alla fine del ciclo kirchnerista oppure un po' un annunciato cambio, frutto delle logiche , figlie delle politica dell'alternanza, per intenderci; e quali sono un po' le cause profonde, quindi oltre che la candidatura di una figura come Scioli di cui ci parlava prima, quali sono le altre cause che hanno portato alla fine a questa sconfitta?

Sempre con estrema onestà, perché ovviamente amo profondamente le democrazie partecipative, i processi di transizione socialisti per l'ALBA e ovviamente potrei riportare una posizione estremamente di parte (a parte che essere partigiano ed essere schierati non è assolutamente un male), però voglio essere sincero fino in fondo su alcuni passaggi, vista la vostra gentilezza e attenzione in questa intervista.

Sicuramente conta il candidato, sicuramente conta l'effetto logorante del potere, voglio dire del potere nel senso anche nobile del termine, non intendiamo il potere all'occidentale, il fattore governo, chiamiamolo così, di una società. Pongo sempre un problema, cioè che governare un paese non è assumere il potere del paese. Facciamo un esempio a me molto caro: sono stato in questi mesi ben 5 volte in Venezuela, ma la frequento dai tempi della vittoria di Chavez; lì governa il chavismo, governa Maduro, un governo sicuramente rivoluzionario, ma  che non ha ancora preso il potere. Quando dico che non ha preso il potere, significa che la minoranza, l'oligarchia, i fascisti, i mercenari, l'interesse delle multinazionali, l'interesse dei grandi privati, l'interesse dell' imperialismo economico e militare internazionale non è stato profondamente sconfitto. La stessa cosa potrei dire dell'Argentina, ha fatto dei passi notevoli;  è innegabile ovviamente ciò che si chiama l'era "K" ha portato profondi cambiamenti, ma in effetti i passaggi fondamentali sull'industria privata, sul ruolo di potere da parte delle classi subalterne, sulla democrazia attiva, di base partecipativa, la battaglia fino in fondo contro le multinazionali e di rottura con quelli che sono i dettami dell'economia capitalista fino in fondo, non ci sono stati. Il candidato Scioli secondo me ha pressato il fianco per due motivi: uno perché non era la Kirchner, e questo è il patto di una leardership fortemente rappresentativa che sul suo popolo incide, e poi stiamo parlando del 51% e 49% quindi basta spostare un 1,5% ed avrebbe vinto ovviamente il candidato Kirchnerista peronista (quando dico peronista chiaramente faccio riferimento al peronismo democratico, di sinistra ecc.). Però Scioli ha fatto una campagna elettorale veramente contraddittoria , cioè da una parte ha voluto dare peso a quelle che erano le politiche sociali e verso i poveri sulle orme di Cristina, dall'altra parte si è aperto moltissimo all'appoggio delle imprese private, ha fatto l'occhiolino alle multinazionali ed a nuove alleanze in America Latina; questo alla fine scontenta perché l’elettore moderato di sinistra si sente poco rappresentato rispetto a quelle che possono essere misure per agganciare un capitalismo dell’etica individualista del profitto, che per quanto possa essere democratico e sociale, non deve cambiare gli equilibri e non deve avvicinarsi troppo a Cuba ed al Venezuela, all'ALBA; dall'altra parte, invece, chi porta avanti l'ipotesi di cambiamento, non per forza rivoluzionario, ma di cambiamento radicale, comincia a sospettare sulla continuità di queste politiche. D'altra parte Maurizio Macri ha rappresentato una rottura, una discontinuità; ricordiamo che è stato sindaco della capitale argentina, di Buenos Aires, e la sua coalizione vince considerevolmente in questa area vince per un mandato addirittura di 4 anni, il primo ballottaggio nella storia dell'Argentina ed il governo uscente di Cristina non ne esce completamente sconfitto ma c'è comunque un cambio radicale conservatore.

Riguardo a questo punto lei ha ragione , c'è un cambio d'epoca, perché il fatto che Macri, dopo la sua vittoria, dica: "Ho messo fine a 12 anni di peronismo, kirchenista e di sinistra", significa dire agli argentini "guardate cambiamo pagina complessivamente da quello che è accaduto dal 2003/2007 con Nestor e poi con Cristina dal 2007/2015".

Che cosa può promettere il capo conservatore? E' ovvio che per tenersi buona la parte dei disperati, o comunque dei miserabili o dei poveri, nel suo primo discorso dice che metterà tutta la sua energia per costruire "l'Argentina che sogniamo".questo è il sogno sempre argentino e latinoamericano, e dov'è su cui punta? Sulla fame zero ma in particolare sul programma di povertà zero. Macri fa anche un piccola apertura, ma ovviamente è contraddittoria, dicendo: "Mi rivolgo ai fratelli dell'America Latina, vogliamo avere buone relazioni con tutti, vogliamo lavorare con tutti", poi però aggiunge: "Rottura quasi totale con il Venezuela di Maduro e piena apertura e schieramento per migliori rapporti con gli Stati Uniti". Questo non è un caso, è il doppio gioco degli Stati Uniti, quel doppio gioco che aveva visto fino ad ora da una parte una trattativa, una negoziazione (non normalizzazione) dei rapporti con Cuba. Qualche settimana fa c'è stato di nuovo il voto dell'ONU contro il blocco, i paesi dell'ONU hanno votato compatti con 187 voti a favore di Cuba e contro il blocco, questa volta senza nessun astenuto. Chi vota per proseguire il blocco è Israele e gli Stati Uniti, e ancora una volta che con il potere di veto fanno sì che il blocco non venga ancora assolutamente toccato; però la vergogna di 50 del blocco e di relazioni poco convenienti, anche per gli industriali e comunque per l'immagine degli Stati Uniti, si cerca di moderarlo con Obama attraverso questa negoziazione. Dall'altra parte però gli Stati Uniti hanno inasprito una guerra tremenda, militare, con i mercenari e con i paramilitari alla frontiera del Venezuela con la Colombia, con il ruolo dei narcotrafficanti alla frontiera a cui ormai non conviene quasi più commerciare la cocaina in quanto fanno dei guadagni molto più larghi con la commercializzazione di prodotti venezuelani, cioè questi ultimi vengono praticamente rubati al governo venezuelano e portati in Colombia, dopodiché vengono riesportati in Venezuela però dollarizzati portando il cambio bolivar/dollaro, ufficialmente al 6.30, con il cambio al nero che sta intorno ormai ai 750.

Questa è la guerra economica che si rafforza con la guerra imperiale massmediatica e psicologica. Si parla di oltre 120/130 volte, mettendo chiaramente in seria difficoltà il popolo del Venezuela che ovviamente deve comprare oggetti di prima necessità al mercato nero con il dollaro in queste condizioni. Poi è facile accollare queste disfunzioni, questa crisi, a Maduro.

Ricordiamo che il 6 di dicembre ci sono le elezioni in Venezuela, a grande rischio perché oltre alla guerra militare, la guerra finanziario-economica ha anche l'aspetto di una guerra psicologica e di una guerra massmediatica. Questo è estremamente importante perché una vittoria di questa opposizione fascistoide filoimperialista potrebbe creare dei seri problemi al Venezuela che si ritroverebbe con un Governo rivoluzionario come quello di Maduro e invece un Parlamento in mano al centro-destra che se, disgraziatamente, dovesse vincere bloccherebbe tutte le leggi a favore del sociale e contro le ingerenze imperialiste.

Faccio questo passaggio perché la guerra massmediatica ha giocato un ruolo fondamentale anche in questa elezione. E il ruolo anche degli Stati Uniti e dell'opposizione mercenaria venezuelana si è fatta sentire. Pensate che nella sede, ieri sera, di Cambiemos a Buenos Aires c'era Lilian Tintori che è la moglie di Leopoldo López quello che viene chiamato uno dei maggiori oppositori del Venezuela, che è attualmente in carcere, e invece è il fascista che ha guidato direttamente le rivolte anti Maduro in questi anni, provocando nell'ultima fase ben 43 morti. Il Governo indipendente e la sovranità della Magistratura venezuelana gli infligge una condanna giusta secondo me assai lieve, 13 anni per concorso morale per 43 morti (e la Magistratura dovrà verificare se il concorso è solo morale, perché lui era nella piazza). Dopodiché se ne fa una vittima della democrazia dicendo che non deve stare in carcere, sono state aperte delle campagne anche da parte del Pd qui in Italia su questo.

Il Fronte per la Vittoria del presidente, di Cristina, ha dovuto naturalmente congratularsi democraticamente con Macri, dicendo che comunque rispetteranno, ovviamente, la volontà del popolo. Anche se questa notte ci sono state, vivaddio ne sono contento, una serie di manifestazioni da parte dei peronisti di sinistra da parte di tanti compagni dei movimenti sociali e sindacali e del Fronte per la Vittoria contro questa elezione di Mauricio Macri, perché si dovrà vedere se, è reale questo piccolo margine così basso, ci sono state anche delle frodi elettorali.

 Chi è Macri? Perché dobbiamo dirlo. È di origine italiana, non tutti sanno che suo padre è stato un grande industriale, lui è un industriale, e il nonno, per chi ha una memoria un po' lunga, i capelli bianchi come me, è stato uno dei maggiori leader nelle elezioni del dopoguerra, di quella coalizione fascista che si chiamava Uomo Qualunque e che cercava di coprire i fascisti che erano stati messi dalla Costituzione fuori legge. E la lista dell'Uomo Qualunque era quanto di più fascista e reazionario si presentò in quegli anni in Italia contro il Fronte Democratico e contro il Fronte Socialista e Comunista. Questo non significa che ognuno si deve portare le colpe del nonno o del padre, però lui rivendica le sue origini calabresi... vi sta parlando un calabrese, per cui quando io dico le origini calabresi non intendo del popolo contadino pulito e democratico della Calabria, ma in Calabria sapete ci sono anche evidenti e forti infiltrazioni mafiose della 'ndrangheta, ecc.. E quindi, voglio dire, bisognerebbe stare attenti anche a questo.Voi sapete che gli elettori italiani in Argentina sono moltissimi perché c'è stata una grande emigrazione italiana e spesso gli italiani rappresentano, purtroppo, anche interessi economici criminali che interessano anche borghesia e nuova borghesia di rendita in Argentina. E a volte, con molta onestà anche qui, il popolo dell'Argentina, anche quello dei lavoratori, da queste campagne massmediatiche, da chi ha in mano fortemente la comunicazione è, ovviamente, assolutamente, condizionato.

Qualcosa, se vuole, anche sul perché si chiude il ciclo...

 

Sì sì, il perché si chiude il ciclo credo lo abbiamo capito da diversi punti di vista: ingerenza degli Usa, la situazione contingente argentina... Io allargherei proprio il campo all'intero continente professore. Questo risultato, sul fronte generale del processo progressista in America Latina, questa sconfitta secondo lei è un segnale preoccupante,  oppure lo ritiene ancora circoscritto alla specificità della situazione argentina?

Essendo profondamente marxista, coerentemente schierato con i paesi dell'Alba, completamente di parte, potrei sottovalutare questo risultato in maniera ipocrita, dicendo è un passaggio congiunturale, è momentanea, è il 51% , 52% che vuole che sia?

No. Da marxista, da critico dell'economia capitalistica quale io sono, bisogna guardare un pochettino al di là del proprio naso. Questa vittoria pone comunque l'Argentina, uno dei colossi dell'America Latina insieme al Brasile, in una condizione di essere governato da un polo conservatore molto vicino agli Stati Uniti e sicuramente nemico dell'Alba e dei paesi progressisti dell'America Latina e di questa grande stagione di rivoluzioni democratiche, di rottura, che si sono verificate a partire dalla vittoria di Chávez, dal 1998 fino ad oggi in America Latina, contro ovviamente la resistenza eroica del popolo e del Governo cubano. Per cui, in assoluta sincerità, Macri, che è un neoliberista nel senso radicale del termine, è un fautore dei programmi marcatamente di austerità, di quelle stesse che stiamo conoscendo anche con la Troika qui in Europa e quindi con il ruolo dell'Ue, del Fmi e della Commissione Europea. Macri rilancia quelle politiche che per lunghi anni sono state sviluppate dall'altra Troika, la Banca Mondiale, Fmi e Usa in America Latina, cioè il “giardino di casa” degli Stati Uniti, che oggi contava principalmente su Perù, Colombia e Cile e oggi può contare su un colosso come quello dell'Argentina.

Per cui che vuole che le dica? Sono non solo dispiaciuto politicamente, ma sono preoccupato di questo risultato estremamente negativo, secondo me, per il popolo dell'Argentina e per il polo progressista in America Latina. È un ko del peronismo, anche se del 51%. E dove avviene questo? E questo mi preoccupa più di ogni altra cosa, che avviene nel cuore economico dell’Argentina, cioè nella provincia di Buenos Aires dove è nato e si è sviluppato il cosiddetto Macrismo. La sorpresa di questa tornata elettorale potrebbe essere ancora più dura. Ci sono cinque i distretti chiave, produttivi ed economici del paese che potrebbero finire nelle mani del Macrismo  più duro ed economicamente spregiudicato oltre a Buenos Aires, si parla di Mendoza, Cordoba, Santa Fe, dove il governo del kirchnerismo, anche regionale, rischia di scomparire e questo significherebbe una sconfitta ancor più dura per il polo democratico progressivo. In questo momento storico si ha la necessità di ricercare una nuova leadership non solo personale, ma si tratta di perseguire una scelta definitiva su politiche progressiste e di classe, andando così a comprendere quali siano i reali interessi del popolo, dei lavoratori e dei disoccupati argentini lasciando fuori i politicismi. Questi dodici anni hanno avuto molte luci con la famiglia Kirchner tra cui molti successi nell’ambito della giustizia, basti pensare alla cattura e reclusione dei generali colpevoli dell’assassinio contro i cosiddetti Desaparecidos, un vero e proprio massacro di comunisti durante l’atroce dittatura.

Quindi è vero, va riconosciuto il dramma perché reale, così come va riconosciuto il miglioramento delle condizioni di vita, della sanità e dell’istruzione. La contraddizione più grande è stata quella di non aver saputo controllare gli alti prezzi delle materie prime, soprattutto di quelle agricole che sono quelle che poi sfamano il popolo; una recessione di quattro anni che ovviamente non si può imputare solamente al governo della Kirchner, che ha risentito drasticamente della crisi sistemica del capitale internazionale; ma si deve anche al ruolo svolto dalla Banca Mondiale che ha portato le riserve ai minimi, facilitando così il ruolo delle multinazionali agricole del paese.

Dico questo perché questa spiacevole sopresa della vittoria di Macri può peggiorare ulteriormente le condizioni degli altri paesi progressisti e rivoluzionari dell’America Latina; come ad esempio Ecuador e Venezuela. Proprio quest’ultimo paese rivoluzionario è un grande esportatore di petrolio ma dipende dalle importazioni di prodotti agricoli; quindi lasciando la produzione e distribuzione commerciale dei prodotti dell’agricoltura completamente in mano alle multinazionali la situazione non può far altro che peggiorare. Per non parlare poi di come in questo modo si faciliterà l’inserimento dell’imperialismo statunitense, come anche di quello europeo che potrebbe vedere nell’Argentina un territorio favorevole per il proprio mercato e per le proprie esportazioni; in più, terrei conto anche della variabile cinese che punta fortemente sull’America Latina ed un conto è puntare su delle relazioni distensive con il paese, un conto è puntare su una relazione con l’Argentina dei conservatori.

Se lei a freddo mi chiede che incidenza questa vittoria può avere tutto questo sui paesi dell’America Latina io sinceramente le dico che si avranno ripercussioni pesanti, che mi auguro vengano controllate e frenate. Deve essere rafforzata l’alleanza dell’ALBA come anche quella con i paesi BRICS che oggi sono un forte elemento di contraddizione. Gli squilibri internazionali provocati dal conflitto tra Stati Uniti e Europa, tra area del dollaro e area dell’Euro, le pressioni degli Stati Uniti sul Venezuela ed i progetti destabilizzanti in Ecuador e Bolivia sono preoccupanti, e risultano ancor peggio se si relazionano al ruolo geopolitico e geo-economico dell’Argentina.

 

In conclusione professore le faccio un’ultima domanda: In che ruolo dovranno giocare i partiti politici in questo progetto rivoluzionario; e che ruolo dovranno invece avere i movimenti sociali in questo stesso processo per riuscire ad arginare in qualche modo questa preoccupante deriva?

Io penso che i partiti, in particolare il Fronte della Vittoria, abbiano bisogno di una nuova leadership politica ancor più di sinistra, che sia orientata a risolvere i problemi sociali dando quindi concretezza allo schieramento progressista democratico, mantenendo rapporti di inimicizia con il polo imperialista degli Stati Uniti e consolidando invece oltre ai rapporti con Alba, rapporti con i BRICS, di cooperazione e complementarietà  e non di “sfruttamento” dell’Argentina attraverso alleanze con Macri. E penso anche che, un ruolo fondamentale lo debbano svolgere i movimenti sociali ancor più dei partiti politici, quei movimenti di quartiere che si muovono localmente ma in una prospettiva ampia. Il vero tessuto del conflitto argentino penso che passi prima di tutto tra i movimenti sociali, anche se non politicizzati in termini di adesioni allo schieramento storico ufficiale dei partiti, ma una unità di lotta tra i soggetti del lavoro e del lavoro negato, disoccupati e poveri. Bisogna quindi rafforzare i movimenti di classe perché è da lì che parte la reale opposizione, è da lì che si rivendicano i bisogni reali e si creano contraddizioni al Macrismo, che risulta essere più indirizzato agli interessi statunitensi che a quelli del popolo argentino.

Realizzazione: Natura Avventura

Joomla Templates by Joomla51.com