Il Messico è uno dei paesi più pericolosi per i giornalisti.

Messico - Un centinaio di giornalisti sono stati uccisi in Messico negli ultimi 15 anni, ha informato Luis Raul Gonzalez, a capo della Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) che ha specificato che sono stati segnalati dal 2005, anche 21 giornalisti scomparsi e 45 attacchi contro i media di comunicazione.

Questi attacchi dovrebbero costringere le autorità ad affrontare questo grave problema in tutte le sue fasi: prevenzione, formazione dei dipendenti pubblici, la condanna degli attacchi, le indagini e la punizione dei responsabili, ha detto Gonzalez.

“Il Messico è uno dei paesi più pericolosi per i giornalisti”, ha detto il presidente della CNDH che ha esortato ad aggiornare la legislazione sulla libertà d’ espressione, rispettando gli strumenti legali internazionali, ed i criteri più recenti o le tesi in giurisprudenza segnalate dalla Corte Suprema di Giustizia.

Inoltre ha chiesto che l’Organizzazione di Protezione dei Giornalisti conceda adeguate misure di sicurezza nel tempo previsto dalla legge e che le misure non vengano sostituite o rimosse prematuramente, ma coordinate dalle autorità ai tre livelli di governo.

( Traduzione GM – Granma Int.)

Possiamo proseguire molto bene senza l'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), pertanto, se non assume un atteggiamento rispettoso di fronte ai nostri paesi, sarà ridotta appena ad un'organizzazione degli Stati Uniti e Canada.   

Questa tagliente affermazione corrisponde a Frei Betto, il conosciuto domenicano brasiliano rappresentante della teologia della liberazione che ha visitato Cuba per la riedizione del suo libro di successo “Fidel e la Religione”, scritto 30 anni fa.   

La visita di Betto a L'Avana è stata contemporanea con la celebrazione del VII Vertice delle Americhe in Panama, e dalla capitale cubana è dove ha potuto seguire passo a passo l'appuntamento continentale nel quale ha partecipato Cuba per la prima volta rappresentata dal suo presidente, Raul Castro.   

In un'intervista esclusiva con Prensa Latina su questo avvenimento ed il triste ruolo giocato dall'OSA, concedendo credenziali a mercenari e negarle a rappresentanti veri di organizzazioni di vari paesi, compresa Cuba, Betto ha fatto qualche riflessione.   

È ancora molto presto per dare una valutazione concreta, ha detto.

Tuttavia, il fatto che Cuba ritornasse ed occupasse il centro dell'attenzione in Panama, già di per sé rappresenta una cornice storica.   

Soprattutto, ha aggiunto, perché obbligò il presidente Barack Obama all'autocritica, anche se non è sincera. Chiarì che, secondo lui, la presenza di Cuba nel VII Vertice è il risultato della passione dei paesi latinoamericani e caraibici che uniti minacciarono di fare implodere l'OSA.   

Almeno nel discorso, ha sottolineato, Obama dovette abbandonare la tradizionale arroganza degli occupanti della Casa Bianca in relazione con l'America Latina.   

Nella sua analisi delle forze e debolezze che America Latina ed i Caraibi presentarono nel Vertice, il teorico della liberazione considerò che i paesi della regione sono usciti fortificati nella misura in cui i progressisti, soprattutto governi come quello del Venezuela, affrontino gli Stati Uniti alla pari e dicano verità che la Casa Bianca non vuole sentire.   

La debolezza consiste nel fatto che Stati Uniti e Canada dispongono di poteri, soprattutto economici e militari molto superiori agli altri paesi del continente.   

Seguendo questa stessa idea, Betto spiega che gli Stati Uniti si videro obbligati ad ammettere l'esistenza di solidarietà tra i paesi del continente, e che non basta cambiare i loro metodi in relazione con questi paesi. Il fatto principale è modificare gli obiettivi che continuano ad essere imperialisti ed interventisti.   

Entrando in pieno nella valutazione dell'OSA e nel poco senso che ha la sua permanenza quando continua ad agire come un Ministero delle Colonie degli Stati Uniti, secondo il brasiliano, la sua infamia è rimasta in evidenza nel dare credenziali e crediti a mercenari stipendiati.   

Gli Stati Uniti sanno che oggi esistono nuovi organismi che congregano i nostri paesi, come la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) che esclude la partecipazione della Casa Bianca.   

Possiamo proseguire molto bene senza l'OSA. Pertanto, se ella non assume un atteggiamento rispettoso di fronte ai nostri paesi, sarà ridotta ad essere appena l'Organizzazione degli Stati Uniti e Canada.   

Sullo stesso tema, e riflettendo sul fatto che l'OSA potrebbe esistere mentre e quanto è un ambito di interlocuzione con gli Stati Uniti e Canada, e che perfino potrebbe essere sostituita dallo stesso meccanismo del Vertice delle Americhe, l'intervistato considera che è necessario vedere come la Casa Bianca si comporterà da ora in poi.   

Concludendo, parlando della dicotomia che può suggerire la convivenza nel tempo della Celac e dell'OSA i cui membri latinoamericani e dei Caraibi sono gli stessi, Betto ammette una certa incongruenza occasionale dei suoi membri al sud del Rio Bravo che a volte non sono unanimi nelle loro votazioni o analisi.   

Secondo Frei Betto questo si deve in parte a che gli Stati Uniti generano uno squilibrio di forze e ci sono capi di Stato del continente che sono ancora infelicemente lacché dell'imperialismo.  

Tutto è pronto in Costa Rica per  il III Vertice  della CELAC

Il funzionario ha precisato che si aspetta la partecipazione dei 33 capi di Stato o di Governo.  Tutto è pronto per il III Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi - CELAC - che si svolgerà in Costa Rica il 28 e 29 gennaio, ha assicurato il ministro degli Esteri interino, Eduardo Trejos.
Il funzionario ha precisato che si aspetta la partecipazione dei 33 capi di Stato o di Governo che formano il blocco regionale, fondato a Caracas in Venezuela nel dicembre del 2011.

Nei primi mesi del 2014, un rapporto di Oxfam ha sintetizzato graficamente la disuguaglianza che regna nel mondo: 85 individui concentrano più ricchezza dei 3,5 miliardi di persone più povere sul pianeta, la metà della popolazione mondiale. Il rapporto intitolato "Governare per le élite: sequestro economico e disuguaglianza economica", già dal titolo indicava che la situazione è tale in quanto le politiche di governo sono fatte per favorire i più ricchi. Non sorprende, nella stragrande maggioranza dei casi, che i governi e i legislatori salgono in carica grazie ai "contributi", per dir poco, proprio di quelle élites del potere economico. In un anno, gli 85 più ricchi hanno aumentato la loro fortuna del 14 %, che si è tradotto, complessivamente, in guadagni di 668 milioni di dollari al giorno, o quasi mezzo milione di dollari al minuto.

Nel mese di ottobre 2014, il Credit Suisse ha pubblicato un rapporto sulla ricchezza mondiale che ha evidenziato le preoccupazioni circa i livelli di disuguaglianza che continuano a crescere, e che considera un fattore di rischio. La ricchezza globale è cresciuta da 117.000 miliardi nell'anno 2.000 a 262,000 miliardi nel 2014.
L'1% più ricco della popolazione mondiale ha attualmente quasi la metà della ricchezza totale (48,5 %). Allo stesso tempo, il 50 % della popolazione più povera ha meno dell'1 % delle entrate e di esso, il 90 % vive nel Sud. Se queste cifre sono difficili da digerire, lo è quasi di più sapere che il 70 % della popolazione mondiale ha complessivamente meno del 3 % delle entrate!

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