Alla Conferenza di Bretton Woods (1944) si costruì un nuovo ordine economico internazionale, in vigore dal secondo dopo guerra. Nacquero così l'FMI e la Banca Mondiale; il dollaro diventò l'unica moneta per gli interscambi e fu sviluppato il GATT, dal quale emerse la OMC (1995). Però la “Guerra Fredda” sottomise quest'ordine internazionale alla visione dei paesi capitalisti dell'Occidente e all'egemonia degli Stati Uniti.

Quel nuovo ordine significò per l'America Latina un processo di dipendenza dagli Stati Uniti, tanto da divenire impossibile anche solo provare ad intessere delle relazioni con l'URSS e la Cina, paesi “comunisti” ritenuti nemici dall'Occidente. La situazione si aggravò con il trionfo della Rivoluzione Cubana (1959) che servì da pretesto per impiantare la guerra fredda nella regione e con essa i colpi di Stato anticomunisti che diedero vita a Stati terroristi, come quello di Pinochet (1973-1900) in Cile.

Oggi più che mai, l'umanità vive una condizione di assedio e aggressione tanto grave da mettere in pericolo l'esistenza della nostra specie. Il Pianeta stesso è arrivato al limite delle sue capacità di riproduzione della vita. Come aveva già affermato il Comandante Chávez nel suo discorso durante il Primo Incontro Mondiale della nostra Rete: “Esiste il cammino per la distruzione della vita e quello per la salvaguardia dell'umanità”.

            Il cammino della distruzione della vita e della specie umana viene seguito dal sistema capitalista mondiale, la cui crisi si è aggravata moltissimo in questi ultimi dieci anni. La mondializzazione neoliberista ha portato ad una ricerca selvaggia delle risorse naturali e strategiche attraverso la guerra, la militarizzazione delle società e delle economie, la violazione crescente e sistematica del diritto internazionale, e i crimini, le violenze, i sequestri, le torture e i massacri sono sotto gli occhi di tutti. Oggigiorno, il bilancio militare della principale potenza imperialista, gli Stati Uniti, supera quello del resto dei paesi. La repressione e la criminalizzazione a livello mondiale delle resistenze va a braccetto con una dittatura mediatica che vuole addormentare le coscienze, così da giustificare ogni brutalità.

            Nonostante questa voragine distruttrice scatenata dal capitale, le popolazioni hanno saputo resistere e costruire alternative contro le quali si scaglia il sistema di dominazione. Dobbiamo, oggi come ieri, continuare a portare avanti e moltiplicare la strategia offensiva in difesa dell'umanità, così come voleva Chávez.

            Durante l'ultimo decennio, in America Latina le popolazioni originarie e afro-discendenti, attraverso i loro movimenti e processi autonomi, hanno rafforzato la loro presenza politica e sono diventate importanti soggetti per la trasformazione sociale. Nonostante le politiche dei governi neoliberisti, le popolazioni latinoamericane stanno facendo resistenza contro il saccheggio dei loro territori, conoscenze, culture e biodiversità, portato avanti dalle multinazionali della morte, che altro non fanno che devastare l'ambiente naturale.

            In vari paesi della regione, i popoli hanno fatto grandi passi avanti nel cammino della democrazia che si concretizza con le vittorie elettorali dei governi anti-neoliberisti e con le tantissime forme di costruzione del potere popolare che sono state e sono ancora il fulcro dell'essenza di un nuovo tipo di democrazia partecipativa.

            In Venezuela, Bolivia ed Ecuador, le assemblee costituenti hanno espresso la volontà di stabilire Stati anti-oligarchici, basati sul potere e sulla sovranità del popolo e sul riconoscimento della diversità e di tutte le forme di inclusione sociale.

            Durante questi dieci anni, la nostra Rete è stata testimone di grandi vittorie continentali. Un momento storico per la regione è stato quando è stata cacciata l'ALCA” così come Chávez ha celebrato colloquialmente la sua morte nel 2005 a Mar del Plata, Argentina. Da questa nuova offensiva di emancipazione dei popoli, nascono, grazie ai paesi latinoamericani, l'ALBA, l'UNASUR, CELAC, PETROCARIBE e moltissimi accordi bilaterali che esercitano pienamente la sovranità e si tengono ben lontani dal giogo imperiale.

            In questo periodo, siamo stati testimoni di come si sia configurata, nei fatti, la visione geostrategica di Chávez: la nascita di un mondo multipolare che coincide con l'inizio della disfatta dell'egemonia statunitense. Ancora in formazione è il progetto Sud-Sud che difenderà e farà sviluppare la parte più indigente dell'umanità.

            Nonostante ciò, in questo decennio, l'imperialismo, capeggiato dagli Stati Uniti, ha intensificato la sua politica di guerra e di contro-insurrezione in ambito planetario. Il Presidente Obama, paradossalmente premiato con il Nobel per la Pace, ha raddoppiato la presenza e l'azione delle Forze Speciali del suo esercito in numerosi paesi, e continua ad utilizzare i sequestri extraterritoriali e la tortura ai danni di migliaia di cittadini reclusi in prigioni clandestine senza un legittimo processo giudiziario. Il paese si arroga il diritto di certificare presunte violazioni dei diritti umani a Cuba e in Venezuela, mentre pratica la tortura e fa esecuzioni extragiudiziali con droni e gruppi di criminali al suo servizio. Il presunto difensore della libertà di espressione e del diritto alla privacy dei cittadini, porta avanti, invece, un assurdo programma di spionaggio mondiale e patrocina una guerra mediatico-culturale che coinvolge l'industria dell'entertainment che infonde anti-valori e anti-umanesimo.

            In questa guerra planetaria, gli Stati Uniti non hanno nessuna vergogna nell'usare scienziati sociali di diverse discipline per realizzare indagini nei nostri paesi con fini militari e corporativistici, associandosi con università, offrendo fondi, borse di studio e incentivi accademici tanto da far diventare dei mercenari non pochi scienziati e ricercatori. Tra gli intellettuali al servizio dell'impero, spiccano quelli che si riuniscono intorno a Uribe ed Aznar che hanno l'intento di mantenere vivo il pensiero fascista, fatto passare come liberale e la cui concrezione si esprime nelle guarimbas, nella guerra psicologica e nelle campagne mediatiche.

            Come fa una corporazione capitalista qualunque, che invade territori, corpi, governi e Stati, il cosiddetto crimine organizzato ha raggiunto un certo protagonismo regionale e mondiale, tanto che l'economia mafiosa rappresenta una percentuale importante del prodotto interno lordo dei nostri paesi. La presunta lotta al narcotraffico e al terrorismo costituisce una nuova strategia di saccheggio, spopolamento e ricolonizzazione dei paesi, con un alto costo in vite umane che il capitale considera accettabile. Ayotzinapa riassume le atrocità commesse dall'impero e dall'oligarchia locale contro il Messico e rappresenta anche il modello di dominazione imposto dal neoliberismo che non accettiamo più. La voce del popolo si è levata nelle strade, dove è risuonato un grido d'accusa: è stato lo Stato!

            La Rete degli Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali in Difesa dell'Umanità si ispira alle idee di Fidel Castro e Hugo Chávez, con una proiezione martiana e bolivariana di unità latinoamericana e caraibica e dà una chiara adesione ai principi dell'anti-imperialismo, dell'anti-capitalismo, dell'anti-colonialismo e del socialismo.

            Cuba, la cui resistenza e il cui progetto socialista non si sono piegati di fronte agli Stati Uniti neanche nei momenti più drammatici e difficili, è stata ed è motivo di respiro e fonte di speranza, senza la quale sarebbe stato molto più difficile il cambiamento d'epoca di Nuestra América. Questo aspetto spiega, in buona parte, il perché continui ad essere sottoposta ad un crudele blocco e a piani di destabilizzazione che l'impero ora ha esteso anche al Venezuela.

            Per tale ragione, noi membri della Rete riteniamo fondamentale denunciare a gran voce e con totale ripudio le dichiarazioni di ingerenza del governo degli Stati Uniti che vuole applicare delle sanzioni contro il popolo e contro il governo rivoluzionario e socialista della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Facciamo nostre le parole di Chávez, così come ha fatto il Presidente operaio Nicolás Maduro: “Il Venezuela si rispetta! Basta con le aggressioni e con le bugie! Basta con le minacce e l'interventismo!”.

            È una priorità storica e strategica difendere il Venezuela e appoggiare il Presidente Maduro, uno statista nato proprio dalla rivoluzione chavista.

            La Rete esprime il suo affetto solidale e fraterno alle vittime delle guarimbas, ai loro familiari e al popolo che ha sopportato sabotaggi, insulti e umiliazioni, per non parlare dei danni elevatissimi all'economia provocati dai neo-fascisti.

            La Rete esprime solidarietà al popolo degli Stati Uniti che si mobilita contro il razzismo, la repressione e la brutalità della polizia, contro la carcerazione dei manifestanti, la criminalizzazione dei dirigenti nella loro lotta contro la povertà crescente sofferta da questo popolo, vittima delle mafie bancarie e dell'infame e demenziale affare economico della guerra, voluto dal governo. 

            La rete appoggia le lotte indigene e contadine di tutti i continenti del Sud contro le multinazionali minerarie, petrolifere, eoliche, idriche, farmaceutiche, turistiche e del settore agrario, multinazionali che vogliono togliere territori, saccheggiare e condannare alla morte, distruggendo, così, interi ecosistemi.

            Chiediamo misure concrete per la salvaguardia della Selva Amazzonica in costante pericolo di distruzione e solo i paesi dell'America del Sud sono in grado di impegnarsi in questa importante fase di integrazione.

            Manifestiamo la nostra più profonda solidarietà alle popolazioni dell'Africa, continente in cui il colonialismo e l'imperialismo sono stati e sono sempre più aggressivi, per mezzo della schiavitù. Denunciamo il fatto che le grandi potenze, soprattutto la Francia, hanno adottato nel loro territorio dei meccanismi di violenza strutturale e simbolica.

            La Rete appoggia con grande speranza il processo di pace tra il governo colombiano e la guerriglia delle FARC-EP intavolatosi a La Habana, Cuba, e chiede quanto prima che cominci un dialogo con l'ELN. La pace è voluta non solo dal popolo della Colombia, ma da tutti i popoli. Diamo la nostra solidarietà alla lotta per l'indipendenza di Portorico e chiediamo la liberazione del patriota Oscar López Rivera.

            Appoggia fermamente l'Argentina nella sua richiesta storica per la sovranità sulle isole Malvinas. Ripudiamo, allo stesso modo, le operazioni finanziarie di speculazione dei cosiddetti “fondi buitres” e dell'apparato giudiziario complice. Esigiamo chiarezza sulle operazioni bancarie che hanno saccheggiato la valuta portandola in conti all'estero, attraverso la banca argentina.

            Appoggiamo l'esigenza del popolo boliviano di fronte alla Corte Penale Internazionale per uno sbocco sul mare. E ribadiamo il nostro sdegno per come gli Stati europei hanno trattato il Presidente Evo Morales durante il suo viaggio in Europa che ha messo in pericolo la sua vita e quella di coloro che lo accompagnavano.

            Pretendiamo la fine del blocco contro Cuba, richiesta sostenuta da quasi tutta la totalità dei paesi del mondo, e la libertà dei tre patrioti cubani anti-terrorismo che si trovano nelle carceri statunitensi da 16 anni. Ci dichiariamo contrari a qualsiasi tentativo di destabilizzazione del territorio cubano da parte degli Stati Uniti e delle sue agenzie. Chiediamo la chiusura della Base Militare di Guantanamo e dei centri di tortura in quel territorio e in altre parti del mondo.

            Facciamo nostre le parole di condanna del Presidente Manuel Zelaya, che partecipa alla nostra riunione, contro il terrorismo di Stato e l'uso della violenza del crimine organizzato contro il popolo dell'Honduras e, in particolare, contro l'opposizione al governo pro-statunitense che ha aumentato la presenza delle basi militari in quel paese.

            Appoggiamo la lotta popolare di Haiti e la rivendicazione della sovranità di fonte all'occupazione militare.

            Sottoscriviamo le parole di Chávez a proposito del conflitto nei Paesi Baschi, per far sì che la fine della lotta armata “apra cammini di pace”. Allo stesso modo, sosteniamo il diritto all'autodeterminazione delle popolazioni dello Stato spagnolo, all'interno di un processo di democratizzazione.

            Diamo la nostra solidarietà alla lotta dei giovani cileni che richiedono un'istruzione pubblica, gratuita e laica, richiesta estesa a tutta Nuestra América.

            Sosteniamo la storica domanda per il riconoscimento dello Stato della Palestina e ripudiamo gli attacchi militari e la repressione di Israele contro il popolo palestinese.

            Inoltre, la nostra aspirazione più grande è la ricerca di un nuovo paradigma per la vita collettiva dell'umanità, visto che le regolamentazioni del sistema capitalistico non sono state sufficienti per trovare soluzioni che garantiscano il futuro della Madre Terra e della specie umana.

            Per tale ragione, salutiamo con affetto la creazione del Centro di Alti Studi del Pensiero e dell'Azione di Hugo Chávez che contribuirà, senza ombra di dubbio, alla costruzione di questo paradigma. Creiamo o sbagliamo.

            Concludendo questo documento, noi membri della rete degli Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali, riuniti nella capitale venezuelana, abbiamo constatato che il popolo ha sconfitto coloro che pensavano che dopo la scomparsa fisica del Presidente Chávez la rivoluzione bolivariana sarebbe fallita. Nonostante le difficoltà, possiamo affermare che la rivoluzione è più viva che mai!

Viva Chávez, Viva Nicolás Maduro, Viva il popolo venezuelano!

 

Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, 12 dicembre 2014.

 

Reportage dall'Uruguay.

Il 26 ottobre 2014 si sono svolte in Uruguay le elezioni  nazionali per eleggere il parlamento e la presidenza. Il Frente Amplio  ha ottenuto la maggioranza parlamentare con  il 47,8% dei voti; il Partido Blanco ha avuto il 30,9% dei voti, il Colorado il 12,9%; il Partido Independiente e la Union Pdpolar hanno ottenuto rispettivamente il 3,1%  e l'1,1 (questi due ultimi facevano parte già prima del FA); il Partito Ecologista lo 0,8 e il Partido de los Trabajadores (trotzkista) lo 0,1%.

Nel Parlamento  i seggi vengono distribuiti in questo modo:

Senatori: FA 15 senatori su 99, il Partido Nacional 10 , il Colorado 4, e il Partido Independiente 1.

Deputati: FA 50 su 99, il PN 32, Il PC 13, il PI 3 e la Union Popolar 1.

Contemporaneamente si è svolto un referendum per abbassare l’età punibile,  ma la proposta ne è uscita battuta. 

Le previsioni dei sondaggi erano che il FA avrebbe perso la maggioranza parlamentare e il referendum avrebbe sancito il trionfo dei Sì  all'abbassamento dell’età punibile. Si valuta che  le società che effettuano i sondaggi  abbiano voluto condizionare l’opinione pubblica dando  per sconfitti il FA e il fronte del No nel plebiscito.

Montevideo, 1° dic

Tabarè Vazquez, del partito Frente Amplio (FA), ha vinto il ballottaggio delle elezioni in Uruguay con il 53,6 % dei voti, secondo quanto ha ratificato oggi la Corte Elettorale (CE).
Nel secondo turno delle elezioni, ieri, Vazquez ha superato di gran lunga il suo rivale, Luis LaCalle Pou, dell'oppositore Partito Nazionale (PN), ed i suoi alleati, che hanno raggiunto il 41,1 % dei voti.

La CE, contato il cento per cento dei voti, ha informato che più di un milione 226 mila 105 uruguayani hanno votato per Vazquez, mentre 939 mila 74 hanno votato Lacalle Pou.

Dei due milioni 600 mila elettori hanno votato l’88,6 % (due milioni 321 mila 230). Dopo il conteggio di quasi sette mila seggi, la CE ha contato 62 mila 155 schede bianche, 59 mila 716 annullate e 34 mila 180 valide.

Realizzazione: Natura Avventura

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