Reportage dall'Uruguay.

Il 26 ottobre 2014 si sono svolte in Uruguay le elezioni  nazionali per eleggere il parlamento e la presidenza. Il Frente Amplio  ha ottenuto la maggioranza parlamentare con  il 47,8% dei voti; il Partido Blanco ha avuto il 30,9% dei voti, il Colorado il 12,9%; il Partido Independiente e la Union Pdpolar hanno ottenuto rispettivamente il 3,1%  e l'1,1 (questi due ultimi facevano parte già prima del FA); il Partito Ecologista lo 0,8 e il Partido de los Trabajadores (trotzkista) lo 0,1%.

Nel Parlamento  i seggi vengono distribuiti in questo modo:

Senatori: FA 15 senatori su 99, il Partido Nacional 10 , il Colorado 4, e il Partido Independiente 1.

Deputati: FA 50 su 99, il PN 32, Il PC 13, il PI 3 e la Union Popolar 1.

Contemporaneamente si è svolto un referendum per abbassare l’età punibile,  ma la proposta ne è uscita battuta. 

Le previsioni dei sondaggi erano che il FA avrebbe perso la maggioranza parlamentare e il referendum avrebbe sancito il trionfo dei Sì  all'abbassamento dell’età punibile. Si valuta che  le società che effettuano i sondaggi  abbiano voluto condizionare l’opinione pubblica dando  per sconfitti il FA e il fronte del No nel plebiscito.

Montevideo, 1° dic

Tabarè Vazquez, del partito Frente Amplio (FA), ha vinto il ballottaggio delle elezioni in Uruguay con il 53,6 % dei voti, secondo quanto ha ratificato oggi la Corte Elettorale (CE).
Nel secondo turno delle elezioni, ieri, Vazquez ha superato di gran lunga il suo rivale, Luis LaCalle Pou, dell'oppositore Partito Nazionale (PN), ed i suoi alleati, che hanno raggiunto il 41,1 % dei voti.

La CE, contato il cento per cento dei voti, ha informato che più di un milione 226 mila 105 uruguayani hanno votato per Vazquez, mentre 939 mila 74 hanno votato Lacalle Pou.

Dei due milioni 600 mila elettori hanno votato l’88,6 % (due milioni 321 mila 230). Dopo il conteggio di quasi sette mila seggi, la CE ha contato 62 mila 155 schede bianche, 59 mila 716 annullate e 34 mila 180 valide.

"Non è l'America Latina che deve guardare all'Europa, siamo noi, la sinistra europea, che dobbiamo guardare all'ALBA e pensare a come costruire gli elementi culturali e la prospettiva di lotta per un'ALBA mediterranea o  Euro-Afro-Mediterranea aperta a tutto il  mondo dei lavoratori e alla gente che combatte".

 L'ALBA è un progetto di transizione anti-capitalista, antiimperialista, verso il socialismo, un socialismo possibile, che utilizza il mercato in maniera antagonista attraverso la redistribuzione immediata della ricchezza sociale, e dimostra di essere un'alleanza sostenibile, con risultati concreti in campo sociale ed economico".

Così ha affermato l'intellettuale italiano Luciano Vasapollo, docente presso l'Università "La Sapienza" di Roma, alla conferenza "L'Alba, realtà e speranza per i popoli del mondo", tenutasi martedì 25 novembre a Madrid, come uno degli atti commemorativi del X° Anniversario dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra América, Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP).

"Non è l'America Latina che deve guardare all'Europa, siamo noi, la sinistra europea, che dobbiamo guardare all'ALBA e pensare a come costruire gli elementi culturali e la prospettiva di lotta per un'ALBA mediterranea o  Euro-Afro-Mediterranea aperta a tutto il  mondo dei lavoratori e alla gente che combatte".

 L'ALBA è un progetto di transizione anti-capitalista, antiimperialista, verso il socialismo, un socialismo possibile, che utilizza il mercato in maniera antagonista attraverso la redistribuzione immediata della ricchezza sociale, e dimostra di essere un'alleanza sostenibile, con risultati concreti in campo sociale ed economico".

Così ha affermato l'intellettuale italiano Luciano Vasapollo, docente presso l'Università "La Sapienza" di Roma, alla conferenza "L'Alba, realtà e speranza per i popoli del mondo", tenutasi martedì 25 novembre a Madrid, come uno degli atti commemorativi del X° Anniversario dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra América, Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP).

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