L'Avana, 21 mar (Prensa Latina) 

Il XXII ciclo dei colloqui di pace tra le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del popolo (FARC-EP) e il governo della nazione continua oggi ad affrontare il punto sulla droga. Questo nuovo momento dei dialoghi, che si sviluppano a L'Avana da novembre del 2012, ha iniziato il giorno precedente con il rifiuto della guerriglia per la revoca del sindaco di Bogotà, Gustavo Petro, firmata dal presidente del paese, Juan Manuel Santos. 
Il capo della delegazione guerrigliera, Ivan Márquez, ha qualificato la decisione come un “attacco a sorpresa" e l’ha descritta come assurda.

Ha affermato che l'azione crea dubbi e diffidenza all'interno del dialogo, perché genera suscettibilità verso il rispetto di quanto concordato parzialmente tra le parti, che riguarda la partecipazione politica dopo la fine del conflitto.

Lo scorso fine settimana le agenzie stampa hanno informato circa un attentato subito Domenica 23 febbraio da Aída Avella, la candidata presidenziale dell’Unione Patriottica alle prossime elezioni che avranno luogo in Colombia il 25 maggio.  Avella era accompagnata dal candidato a senatore di quella forza politica, Carlos Lozano, mentre si muoveva con una carovana nel Dipartimento di Arauca, alla frontiera con il Venezuela.   Improvvisamente il suo veicolo è stato attaccato da due sicari su una moto di grossa cilindrata che hanno sparato con armi di grosso calibro tanto all’automobile blindata in cui si trovavano Avella e Lozano come a quelli della sua scorta. Per fortuna non si sono dovute lamentare vittime; se gli scagnozzi avessero raggiunto il loro obiettivo, Avella sarebbe stata la terza candidata alla presidenza dell’Unione Patriottica ad essere fatta fuori, una in più, probabilmente con Lozano, ad ingrossare la lista dei circa 5.000 militanti della UP assassinati dalla destra colombiana, nel governo e al suo esterno.
L’UP è sorta come risultato di un negoziato tra le FARC e il governo del presidente Belisario Betancur all’inizio degli anni ottanta, a seguito del quale si è fatto un accordo, nel 1984, per ammettere l’inserimento, nel gioco istituzionale della Colombia, di una forza di partito che avrebbe reso possibile il progressivo incorporarsi della guerriglia nella legalità politica del paese. Così si è formata l’UP, che ha presentato candidati a tutte le cariche in gioco. Ma quest’iniziativa ha aperto le porte dell’inferno e sia i paramilitari, sia i narcos e le stesse forze di sicurezza dello stato colombiano hanno approfittato dell’emersione dei quadri e dei militanti della sinistra -che fossero o meno guerriglieri- per perpetrare un genocidio politico senza precedenti sterminando quelli che avevano avuto fiducia nell’accordo con Betancur e avevano creduto che lo stato di diritto e la volontà di porre fine al conflitto armato si fossero finalmente radicate in Colombia. A seguito di questo bagno di sangue sono stati assassinati i due candidati alla presidenza per l’UP en 1986 - Jaime Pardo Leal e Bernardo Jaramillo Ossa- ai quali si aggiungono 8 elementi del congresso, 13 deputati, 70 consiglieri, 11 sindaci, oltre alle migliaia di militanti di base scomparsi o eliminati da questa sanguinosa operazione. Questa storia non è troppo conosciuta, ma costituisce lo sfondo dei difficili negoziati intavolati a L’Avana tra il governo colombiano e le FARC, i cui membri e simpatizzanti si chiedono, alla luce dei crudeli insegnamenti della verità storica, se la cosa ora possa essere differente.

28 e 29 gennaio 2014

I Capi di Stato e di Governo dell’America Latina e dei Caraibi, riuniti a L’Avana, Cuba, in occasione del II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), tenutosi nei giorni 28 e 29 gennaio 2014,

Riaffermando la validità del patrimonio storico della Comunità, integrato, a sua volta, dal patrimonio storico del Gruppo di Rio e del Vertice dell’America Latina e dei Caraibi sullo sviluppo e l’integrazione e dalle Dichiarazioni, Comunicati Speciali e decisioni approvate nel I vertice della CELAC, tenutasi a Santiago del Cile nei giorni 27 e 28 di gennaio del 2013; nel Vertice Fondatore di Caracas, del 3 dicembre del 2011; nel Vertice dell’Unità dell’America Latina e dei Caraibi, realizzata nella Riviera Maya, a Cancún, in Messico, il 23 febbraio 2010; nei Vertici dell’America Latina e dei Caraibi sull’Integrazione e lo Sviluppo, iniziati a Salvador de Bahía, Brasile, nei giorni 16 e 17 dicembre del 2008; e nel processo di convergenza che ha dato inizio alla CELAC.

Rimarcando che a due anni dalla messa in funzione della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici siamo riusciti a costruire uno spazio di dialogo e concertazione politica che ci unisce e rende possibile l’aspirazione di lavorare insieme per il benessere dei nostri popoli; che permette, a sua volta, un migliore inserimento e la proiezione della nostra regione nell’ambito internazionale.Ratificando oggi la nostra volontà irrevocabile di rafforzare questo spazio di dialogo politico effettivo. Siamo stati, siamo e saremo diversi, ed è a partire da questa diversità che dobbiamo identificare le sfide e gli obiettivi comuni e i piani di convergenza che ci permetteranno di avanzare nel processo di integrazione della nostra regione. Rafforziamo le nostre democrazie e tutti i diritti umani per tutti; diamo maggiori opportunità alla nostra gente, costruiamo società più inclusive; miglioriamo la nostra produttività; stringiamo il nostro commercio; miglioriamo la nostra infrastruttura e connessione e le reti necessarie che uniscano sempre più i nostri popoli; lavoriamo per lo sviluppo sostenibile, per superare le disuguaglianze e per una più equa distribuzione della ricchezza, affinché tutte e tutti sentano che la democrazia dà senso alle loro vite. Quello è il dovere della CELAC, quello è il compito al quale siamo chiamati e quella è la responsabilità politica che abbiamo davanti e della quale dobbiamo rendere conto ai nostri popoli.

Il Movimento Giovanile  Martiano (MJM) sostiene che il pensiero dell’Eroe Nazionale di Cuba, José Martí, è più vigente che mai oggi, in un momento in cui l’America Latina torna a sventolare la bandiera dell’unità.

“Confidiamo che nel II  Vertice  della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici - CELAC - che si svolgerà tra pochi giorni a L’Avana si ravviverà la volontà martiana di rendere veramente indipendente  la nostra regione”, ha dichiarato a Prensa Latina il presidente del MJM, Yosuán Palacios, sottolineando che "Nuestra América", come la chiamò Martí, deve  rinforzare i vincoli tra i popoli e cercare forza negli elementi autoctoni per affrontare le minacce dei nemici della regione.

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