Il Vice Ministro degli Interni della Bolivia, Rodolfo Illanes, è stato rapito e ucciso quattro giorni fa dai minatori delle cooperative nella città di Panduro, sulla strada di La Paz – Oruro. "Tutti i segni indicano che il nostro vice ministro Rodolfo Illanes è stato vilmente e brutalmente assassinato” ha detto il ministro Romero confermando che la morte di Illanes è avvenuta tra le 17:30-18:00, dopo essere stato" selvaggiamente picchiato dai suoi rapitori."
Secondo alcuni rapporti, il vice ministro è stato ucciso sulla collina di Pukara vicino a La Paz.
Il ministro della Difesa, Reymi Ferreira, in un'intervista ha affermato che la morte di Illanes non resterà impunita. "L'unica cosa che possiamo dire (rivolgendosi ai minatori delle cooperative) è che questo crimine non resterà impunito, il servizio di intelligence è già al lavoro, ha identificato i capi e, ovviamente, la giustizia vi farà sentire", ha detto tra le lacrime. Ferreira ha anche aggiunto che più di un centinaio di mineros delle cooperative risultano fermati e indagati per l’omicidio. Qui di seguito una dettagliata e interessante analisi sullo scontro in corso in Bolivia:

Dieci domande e dieci risposte relative al conflitto con i minatori in "Cooperativa"
di Katu Arkonada*

Come è nata l'estrazione cooperativa in Bolivia?
L'estrazione cooperativa ha la sua origine nella crisi economica globale causata dal crack della Borsa di New York nel 1929. Molte aziende multinazionali sono in crisi e devono licenziare i lavoratori. Alcuni diventano estrattori per conto proprio (in Italia potremmo definirli come lavoratori autonomi).
La rivoluzione del 1952 porta alla nazionalizzazione delle miniere sotto il governo di Victor Paz Estenssoro, e alla creazione del  Corporazione Mineraria della Bolivia (Comibol),  con il rafforzamento dello Stato e l'indebolimento dell’estrazione per conto proprio.

Come si trasforma in estrazione sotto padrone?
Ma non si può capire il passaggio alla mineraria cooperativa, con “soci-lavoratori” come in qualsiasi parte del mondo, alla conversione in piccole imprese minerarie che estraggono plusvalore non solo delle risorse naturali, ma anche dai lavoratori sotto contratto, senza capire come è stato implementato il neoliberismo in Bolivia.
E’ nel 1985, di nuovo sotto il governo di Victor Paz Estenssoro, che il decreto 21060 che consente la "flessibilità del lavoro" viene implementato, provocando tra il 1985 e il 1986 più di 20.000 licenziamenti nel settore minerario statale, e che quindi si vanno riconfigurando
intorno l'estrazione cooperativa.
Successivamente è Gonzalo Sánchez de Lozada, imprenditore minerario, a concludere lo smantellamento della  Comibol, offrendo le grandi imprese alle società transnazionali, e concedendo e / o trasferendo ai soci delle cooperative macchinari di perforazione, estrazione, ecc, trasformandoli in piccoli imprenditori.

Perché il settore cooperativo è diventato un alleato del processo di cambiamento?
Nonostante siano stati favoriti da Gonzalo Sanchez de Losada, i minatori delle cooperative furono in prima linea nella lotta contro il neoliberismo. Erano soggetti chiave nelle manifestazioni contro il governo di Goni, andando ad occupare la Plaza San Francisco, con la più forte azione militare nelle proteste anti-neoliberiste. Nel 2005, quando si è dimesso Carlos Mesa, diventano il soggetto principale che impedisce agli esponenti della destra Hormando Vaca Diaz, Presidente del Senato, e Mario Cossio, Presidente della Camera dei Deputati di assumere alla presidenza del paese, facilitando l'accesso alla presidenza dello Stato di Eduardo Rodriguez Veltzé, presidente della Corte Suprema, che poi convocò le elezioni che Evo Morales avrebbe vinto. Ecco perché, essendo un soggetto politico di prima grandezza, sia qualitativa che quantitativa, che le 454 cooperative minerarie esistenti nel 1990, diventano 778 nel 2005 occupando decine di migliaia di lavoratori.

Cosa afferma la Costituzione boliviana sulle risorse naturali, la proprietà delle stesse, e le cooperative minerarie?
La Costituzione all'articolo 311, all'interno della struttura economica e organizzazione dello Stato, stabilisce che "Le risorse naturali sono di proprietà del popolo boliviano e sono gestite dallo Stato".
L'articolo 369 stabilisce che "Lo Stato è responsabile per le ricchezze mineralogiche che si trovano nel suolo e nel sottosuolo qualunque sia la sua origine e la sua attuazione saranno regolate dalla legge. Vengono riconosciuti come soggetti produttivi  “l’industria mineraria statale, l’industria mineraria privata e le società cooperative ".
Inoltre, l'articolo 370 stabilisce che "lo Stato concede diritti minerari in tutta la catena di produzione, firmerà contratti minerari con soggetti individuali e collettivi secondo le regole stabilite dalla legge. Lo Stato promuoverà e rafforzerà le cooperative minerarie per contribuire allo sviluppo socio-economico del paese. La legge mineraria in tutta la filiera produttiva e di estrazione mineraria devono svolgere una funzione economica sociale esercitata direttamente dai proprietari. Ma, soprattutto, l'articolo 371 è chiaro." Le aree minerarie ottenute con contratto non sono trasferibili, acquistabili o trasferibile per eredità. "

Cosa vogliono le cooperative minerarie?
La seconda settimana di agosto, i minatori delle cooperative hanno annunciato uno sciopero ad oltranza in tutto il territorio boliviano con un elenco di 10 punti di richieste, che durante il conflitto sono diventate di 24 tra le quali si segnalano:
– Il rifiuto della legge generale sulle cooperative minerarie, in particolare, il punto che permette la sindacalizzazione.
I cooperatori, trasformatisi in imprenditori capitalisti, non vogliono i sindacati all'interno delle loro aziende.
– Il rifiuto della legge 535 sulla attività mineraria e metallurgica. Questa legge impedisce alle imprese private (nazionali o transnazionali), di investire nelle concessioni dei cooperatori, e obbliga che le concessioni minerarie vengano concesse dalla Comibol.
Attualmente le cooperative hanno firmato almeno 31 contratti con aziende private, alcune delle quali multinazionali, uno dei quali è la COMSUR di proprietà dell’ex presidente Sanchez de Losada.
– L’allentamento delle normative ambientali. Le cooperative minerarie lamentano il rigore delle procedure per l'ottenimento dei permessi ambientali, anche se l'80% di loro non sono conformi alla presente procedura.
– L’installazione di reti di energia con tariffe diversificate. I minatori delle cooperative sostengono che lo Stato deve installare linee elettriche in tutti i luoghi dove hanno le loro concessioni, e che la tariffa deve essere sovvenzionata.
– Il reinvestimento delle risorse ottenute dalle royalties minerarie del settore cooperativo. La domanda per il reinvestimento dei canoni pagati sulle vendite di minerali, evidenzia una che vede lo Stato pagare solo il 2,5% della
royalties alle cooperative, rispetto al 8,5% delle aziende private.

Qual è stata la posizione del governo sulle richieste?
Il governo boliviano ha mantenuto una posizione di dialogo, chiamando i minatori a incontri con i ministri della Presidenza, Governo e industria mineraria, ma ha mantenuta ferma la sua posizione di non violare la Costituzione per assecondare le richieste aziendali di un gruppo di imprenditori che hanno smesso di pensare al paese per pensare al loro profitto privato.

C'è stata una cospirazione come ha denunciato Evo Morales?
Ci sono due fatti che dovrebbero essere studiati nei prossimi giorni, ma è una realtà il fatto che quando le  due parti – il governo e cooperative minerarie boliviane erano seduti a un tavolo – è successo qualcosa che ha reso impossibile il dialogo:
a) Lunedi '22 agosto è "apparso" un falso ordine d’arresto contro i leader delle cooperative minerarie che ha provocato il passaggio alla clandestinità della leadership delle cooperative e il martedì i blocchi delle miniere sono stati intensificati.
b) Mercoledì 24, in circostanze poco chiare, c’è stata l'uccisione di due minatori delle cooperative durante i blocchi, ma tutte le indicazioni ci portano a pensare che si tratta di un agguato come si evince dall'arma usata, una 9 mm, che doveva aver sparato da molto vicino per poter causare un danno fatale, soprattutto quando uno dei minatori morti è stato colpito nel fianco. Ci sono due ipotesi: o fuoco amico (come è stato dimostrato dal ripetuto uso di armi da fuoco da parte dei minatori delle cooperative) o un colpo sparato dalla polizia (ipotesi questa sostenuta da una denuncia al Difensore Civico). Se i colpi sono provenuti da parte delle forze di polizia, questo fatto si sarebbe verificato contravvenendo l'ordine diretto del presidente Evo Morales, che era di non sparare, se non addirittura di non portare armi da fuoco nei luoghi dove erano in corso blocchi e manifestazioni.


Chi era Rodolfo Illanes e perché è stato ucciso?
Rodolfo Illanes, militante del processo di cambiamento e con una lunga carriera in posizioni di responsabilità, è stato Vice Ministro degli Interni e polizia. Illanes era andato volontariamente a Panduro, dove c’era il blocco principale, con l’obiettivo di un dialogo con la leadership delle cooperative. Nel Panduro è stato rapito e tenuto sequestrato per tutto Giovedi 25 agosto.
C’è un terzo momento da chiarire. Quando il governo e i leader delle cooperative già avevano accettato di riprendere il dialogo, si è verificata la morte di un terzo minatore, atto che sarebbe stato utilizzato per provocare il linciaggio del Vice Ministro Illanes, il quale viene ucciso e il cui corpo viene abbandonato sul ciglio della strada nelle prime ore del mattino. Illanes è morto di trauma cerebrale cranico.

Qual è stato il ruolo dei mass media privati nel conflitto boliviano?
Possiamo distinguere due fasi nelle azioni di gran parte dei mezzi di comunicazione boliviana nel conflitto con i minatori cooperative.
Fino alla settimana tragica culminata con l'assassinio di Illanes, la maggior parte dei media sostiene che sono in conflitto due alleati politici (governo e cooperative minerarie) rifiutando e criticando le loro richieste.
Nella settimana iniziata il 22 agosto, i media istigano al conflitto facendo circolare con risalto la notizia degli ordini di cattura falsi. Anche dando spazio e risalto ai dirigenti cooperativi per confutare il Ministro del governo il aveva affermato che gli ordini di arresto erano falsi. Ma questa notizia ha fatto scattare le mobilitazioni ed ha alimentato la fase di scontro.
Giovedi 25 e Venerdì 26, con un Viceministro rapito, torturato e ucciso, e tre minatori uccisi negli scontri, i giornalisti della destra boliviana tentano di istigare la tesi che quello che è successo è il risultato della intransigenza del governo e della mancanza di dialogo, in modo da addossare la responsabilità delle morti ad entrambe le parti in conflitto.

Qual è lo scenario immediato nel conflitto con le cooperative?
Il conflitto con i minatori delle cooperative è una disputa tra il popolo e il surplus di capitale. La cosiddetta cooperativa vuole la libertà di associarsi con multinazionali e sfruttare le risorse naturali in modo da ottenere il massimo guadagno possibile sia dalla Madre Terra che dei loro dipendenti. In questo senso il governo può sedersi e ascoltare le richieste, ma non può violare la sovranità del popolo boliviano sulle risorse naturali stabiliti dalla Costituzione dello Stato.
E’ inoltre necessario ricordare la posizione dei movimenti sociali, dei sindacati dei contadini boliviani e dei popoli indigeni che hanno chiesto che vengano revocate le concessioni minerarie e i privilegi di cui godono i membri delle cooperative.
In questo senso, un possibile scenario è un rimescolamento nella politica delle attuali alleanze sociali del governo in cui le cooperative minerarie, molto screditate dopo una settimana tragica che ha lasciato molti morti nelle proteste, possono perdere posizioni e legittimità politica. Il rimpasto sarà anche interno, anche se sembra improbabile che l'attuale leadership sia in grado di continuare a guidare il movimento cooperativo, con l'aggiunta che alcuni leader potrebbero essere perseguiti come autori o mandanti dell'omicidio del vice ministro Illanes.

In ogni caso, è necessario determinare il grado di cospirazione interna ed esterna denunciato dal presidente Evo Morales alla conferenza stampa di Venerdì, 26 agosto,e di come la cospirazione sarà un fattore determinante per l'aumento dei disordini sociali del 2019, l’anno in cui si gioca la continuità del processo di cambiamento guidato dal presidente Evo Morales.

* In memoria di Rodolfo Illanes, eroico difensore delle risorse naturali. Da Rebelion.org

Dopo la “sfortunata” visita di qualche mese fa – la polizia di scorta lo dirottò nel traffco della tangenziale di Roma, facendogli perdere l’appuntamento a Cinecittà con i sindacalisti dell’Usb, centinaia di attivisti, la popolazione del quartiere ed anche un paio di parlamentaro pentastellati – il Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia Evo Morales è tornato a Roma per incontrare Papa Francesco, il candidato socialista alla presidenza degli Stati Uniti, Bernie Sanders e ovviamente mentenere i rapporti con lo Stato italiano.

Nellea conferenza stampa tenuta stamattina all’Hotel Ambasciatori, proprio davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, non ha lesinato critiche all’ngombrante “zio Sam” e alla sua politica di rapina del pianeta e soprattutto – per tradizione storica – dell’America Latina, considerata il “cortile di casa” fin dall’inizio dell’800, ancora freschi di indipendenza dall’Inghilterra.

Decisa a tarda notte l’incontro ha comunque registrato una buona presenza di media – vari giornalisti di testate nazionali locali, nazionali e di paesi europei e di America Latina, agenzie di stampa, radio, riviste, televisioni. C’eravamo anche noi di Contropiano, naturalmente insieme a  Adia  Tv – Brasile, la rivista Nuestra America, Radio Città Aperta, il capitolo italiano della Rete in Difesa dell’umanità, Contropiano cartaceo (rivista della Rete dei Comunisti). Assenti ingiustificati i principali media mainstream, gli stessi che ancora considerano i paesi latinoamericano indipendenti dagli Usa come “stati canaglia” o quasi.

 Il Presidente rispondendo alle molteplici domande ha parlato della visita al Papa e della piena sintonia di analisi  e preoccupazione sui pericoli per l’umanità determinato dalle guerre tra potenze per il dominio, della delicata situazione in America Latina  che è sotto un gravissimo  attacco economico, mediatico e politico e del tentativo costante di rovesciare i governi progressisti da parte dell’impero e degli interessi delle multinazionali.

Rispondendo in particolare alle domande dei giornalisti di Contropiano e della brasiliana Adia TV il Presidente si è soffermato sulla assoluta necessità di evidenziare come la finanza speculativa internazionale sia il vero cervello pensante delle politiche imperialiste e reazionarie. Ha anche sottolineato la forte ripresa  delle mobilitazioni sociali di pieno appoggio a lui, al suo Governo contro le operazioni dell estrema destra e dell’oligarchia che, con ingerenze dei potentati internazionali e una campagna  di disinformazione al limite della diffamazione, ha potuto prevalere nel voto referendario per la nuova presentazione nel 2019 della candidatura di Evo a presidente. Ma questo non ha certo mutato i rapporti di forza e il consenso popolare al governo Morales.

Le diverse strutture dell informazione e comunicazione che operano nel capitolo italiano della Rete in difesa dell umanità esprimono piena disponibilità politica a continuare la battaglia di idee contro le campagne di menzogne costruite contro i governi progressisti e rivoluzionari in America Latina e della corretta informazione che difenda i processi antimperialisti e anticapitalista in atto.

https://www.youtube.com/watch?v=3E0v_VdHwBE

 

 

 

12 apr (Prensa Latina) Il presidente della Bolivia, Evo Morales, assicurò oggi che il governo nazionale proseguirà lo sviluppo di piani per costruire ancora più opere sociali nonostante la diminuzione dei prezzi degli idrocarburi. 

 
Lasciando inaugurato l'ampliamento di una stazione elettrica nel dipartimento di Tarija, Morales spiegò che dopo la nazionalizzazione del petrolio la situazione economica è cambiata nel paese, col risultato che il governo adesso può anticipare un programma di investimenti per raggiungere il benessere del popolo. 
 
Oggi le multinazionali non rubano le nostre ricchezze naturali, ora sono nostre, ha detto Morales.
 
Ora diventeremo il cuore energetico dell’America del Sud e venderemo energia al popolo fratello argentino e questo ci porterà ancora più risorse per costruire opere sociali, ha continuato il dignitario. 
 
Ieri, Morales inaugurò sempre a Tarija vari pozzi e reiterò l'importanza del programma sociale La Mia Acqua per continuare a favorire l'economia nazionale. 
 
Morales ha fatto un appello alle autorità locali per garantire il presupposto completo affinché le opere si realizzino nel tempo stimato e non si paralizzino. 
 
I programmi de La Mia Acqua in tutti i suoi livelli cercano di garantire il liquido alla popolazione, facilitare l'adeguata ed opportuna costruzione di opere minori di sistemi di irrigazione che permettano di incrementare la produzione agricola e la generazione di impiego. 
 
 
Ig/joe

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha assicurato, mercoledì 24, che l’Agenda Patriottica continuerà nel suo paese per lottare contro la povertà, per la gioventù e per le future generazioni.

Inoltre ha segnalato che fino a che esisterà il capitalismo continueranno assieme al popolo boliviano la battaglia con più forza, omaggio, esperienza e unità.

Il presidente si è mostrato compiaciuto con i risultati della consultazione, che hanno dimostrato che la sua gestione conta su un appoggio del 50% del voto, nonostante la campagna mediatica contro di lui.

Ha ringraziato per l’appoggio dei movimenti sociali nella giornata elettorale di domenica e per il sostegno offerto di fronte a tanta guerra, alle calunnie, ai finanziamenti interni ed esterni, alla discriminazione e al razzismo.

Morales ha insistito che il No nel referendum costituzionale non fa terminare la vita di Evo ed ha aggiunto che se aver accettato la proposta dei movimenti sociali per la sua rielezione per il periodo 2020 -2025, "può essere stato un errore, io sono disciplinato socialmente perché vengo da questo settore".

"Io non cerco l’incarico, è l’incarico che cerca me”, ha chiarito.

Morales ha assicurato che “abbiamo perso una battaglia ma non la guerra. Rispetto i risultati che sono parte della democrazia”.

Ha però commentato che se l’opzione del Si avesse vinto, l’opposizione avrebbe dichiarato che c’era la frode.

Poi ha annunciato che la riunione con i movimenti sociali per valutare i risultati del referendum costituzionale non è stata il momento per parlare del suo successore per le prossime elezioni del presidente.

Morales ha segnalato che è giunta l’ora di regolare le informazioni dei mezzi di comunicazione che "svolgono il ruolo di un partito politico e che emettono comunicati che non sono verità”. (Traduzione GM – Granma Int.)

 

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