All’insegna del recupero della propria cultura identitaria, si è svolta in Bolivia un’iniziativa politica e spirituale, promossa dal Presidente Evo Morales, che segna un cambio epocale nelle relazioni fra i popoli che afferma le ragioni del socialismo comunitario.
Il 21 dicembre 2012 in Bolivia il mondo ha celebrato l'inizio di un'era di equilibrio e armonia per la Madre Terra, con rituali indigeni e un incontro internazionale in cui si è dibattuto sulla crisi del capitalismo.
Il giorno del Solstizio d'inverno dell’anno 2012, i popoli indigeni dell'America Latina hanno infatti festeggiato, sull'Isla del Sol nel lago Titicaca, l'arrivo del Pachakuti (o Tempo nuovo), la nuova era basata sull'uguaglianza, la pace e la complementarietà tra i popoli e che sostituirà il passato del “non-tempo” caratterizzato dall'egoismo, la malvagità e la divisione.
La Isla del Sol è una piccola isola situata nel mezzo del leggendario lago degli Incas famosa per il suo patrimonio spirituale e sede di molte cerimonie religiose risalenti all’XI e XII secolo.
Per l'occasione si è tenuto un intenso rito tradizionale al quale hanno partecipato rappresentanti di numerosi popoli indigeni delle Americhe, dell'Europa, dell'Africa, oltre capi spirituali e rappresentanti politici provenienti da molte parti del mondo: Perù, Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Ecuador, Cile e Venezuela, oltre che Europa, Tibet e Oceania.
"Il 21 dicembre deve terminare la Macha, il buio, l'egoismo, l'individualismo, la divisione, e dal Lago Sacro deve nascere il Pacha, che rappresenta la fratellanza, l'amore, il comunitarismo" ha proclamato Choquehuanca, uno dei filosofi indiani più importanti della Bolivia, nonché Ministro degli Esteri.

 

16.12.12 ,Rosa Bartiromo per Rivista NUESTRA AMERICA

L’82% della popolazione del Parco Nazionale e Territorio Indigeno Isiboro Sécure (TIPNIS) ha votato contro l’inviolabilità del territorio.

Con la Legge n. 222 del 10 febbraio del 2012, il Presidente Evo Morales ha avviato un processo di consultazione per raggiungere un accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e le comunità indigene e conoscere la loro decisione sull’inviolabilità delle zone del Parco e le misure di salvaguardia del territorio.

Il processo di consultazione è stato avviato il 19 luglio del 2012 ed è terminato lo scorso 7 dicembre.

I risultati sono stati comunicati dal Ministro dei Lavori Pubblici, Vladimir Sanchez, che in un’intervista a “El Pueblo es Noticia” si è dichiarato soddisfatto per i risultati raggiunti attraverso il dialogo interculturale con le popolazioni del Tipnis. Tale processo ha permesso allo Stato di raccogliere molte informazioni circa le necessità delle popolazioni indigene di quel territorio, ha continuato Sanchez, aggiungendo che le critiche giunte in passato dall’opposizione e da certi ambientalisti erano basate più su assiomi ideologici che sulla reale conoscenza del luogo e dei bisogni degli abitanti. Durante la consultazione sono emerse anche altre necessità del popolo, come il diritto alla salute e all’istruzione, che saranno per il Governo le vere priorità.

Come dichiarato anche dal consigliere generale del Governo di Cochabamba , Freddy San Millán, la costruzione della strada Villa Tunari-San Ignacio de Moxos è di carattere strategico per lo sviluppo del TIPNIS e per il Paese intero, è necessaria per permettere alle popolazioni indigene un più facile accesso ai servizi di base e promuovere lo sviluppo della comunità, attraverso la viabilità degli scambi commerciali e lo sviluppo del settore turistico. Ora che le popolazioni sono state ascoltate e hanno espresso la loro opinione - afferma San Millán - è necessario che il governo valuti ogni proposta e, guardando anche a progetti simili che già esistono in altre parti del mondo, si concentri affinché l’opera abbia il minor impatto ambientale possibile.

Tale concetto è stato ribadito anche dal Senatore Eduardo Maldonado che ha assicurato che l’Organo Esecutivo dello Stato vigilerà affinché i lavori procedano, utilizzando i più avanzati sistemi ingegneristici che permettano di non danneggiare la natura e allo stesso tempo portare benefici a tutta la Bolivia. Alludendo ad alcune dichiarazioni dell’opposizione in merito ai risultati della consulta -come quelle di Rolando Villena, di Defensor del Pueblo, che aveva definito il processo di consulta un atto "autoritario", "colonialista" e "unilaterale"- ha poi affermato che si deve anteporre gli interessi dello Stato e del popolo boliviano a qualunque altra costatazione politica e di parte.

Anche il senatore Adolfo Mendoza ha dichiarato che “tali affermazioni sono tardive”, visto che l’opposizione avrebbe avuto tutti gli strumenti costituzionali per istituire una equipe di controllo e verificare che il processo consultivo si stesse compiendo secondo quanto stabilito dal protocollo, mentre le accuse sono arrivate a consultazione chiusa.

Il senatore Julio Salazar ha fatto notare poi che il processo di consultazione è consistito nel chiedere alle comunità indigene la loro opinione, per tale motivo non può essere uno strumento colonialista e d’altronde, visto che raccoglie le proposte e le richieste della gente, i risultati raggiunti possono essere facilmente verificabili.

Il Ministro dei Lavori Pubblici, Vladimir Sanchez, dice di aver elaborato, durante questi mesi di consultazione, un’agenda ampia e costruttiva che raccoglie le richieste avanzate dai popoli e dalle comunità e che sarà restituita agli abitanti sottoforma di Piano Programmatico da incorporare nel più ampio Piano di Sviluppo Nazionale. Gli accordi raggiunti con le comunità indigene si rifletteranno quindi in una relazione finale che sarà presentata al Presidente Morales il 20 dicembre durante l’Assemblea Legislativa Plurinazionale.

Vogliamo ricordare che la consultazione è l’atto finale di un processo che deriva dagli accadimenti dello scorso anno quando la Cidob - Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia- e la Conamaq - Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qollasuyo-, guidata da Rafael Quispe - dirigente indigeno inizialmente alleato di Evo al quale ha però successivamente tolto il sostegno per opportunismo politico e smania di potere – si opposero alla costruzione della strada Villa Tunari-San Ignacio de Moxos e fecero partire la nona marcia di protesta, palesando al Governo le loro richieste solo a metà percorso e senza neppure attendere risposta dal Presidente Morales.

L’occasione di disordine sociale fu inasprita allora da esponenti della destra e da gruppi trozkisti, che, grazie anche all’azione disinformatrice dei mezzi di comunicazione in mano all’opposizione borghese, amplificarono le proteste contro il governo, facendo il gioco dell’imperialismo statunitense che non si rassegna alla perdita del proprio ruolo strategico di dominio politico e sfruttamento economico del continente sud americano e che aveva provato a inserirsi nel momento di tensione sociale sorto in Bolivia attraverso l’azione di numerose ONG legate all’USAID che stimolarono e sostennero la marcia.

La strumentalizzazione degli avvenimenti e i gravi attacchi dell’opposizione – come le dichiarazioni di Samuel Doria Medina il leader di Unidad Nacional che in tv disse che il Presidente Evo Morales doveva essere impiccato come l’ex presidente Gualberto Villarroel - portarono i senatori del Movimento Al Socialismo (MAS) a denunciare la cospirazione orchestrata dai partiti di opposizione Movimiento Sin Miedo (MSM) e Unidad Nacional (UN), intenzionati a fare un colpo di Stato contro il presidente Evo Morales con l’appoggio dell’internazionale fascista ancora molto attiva in America Latina.

E’ importante ricordare che i tentativi di colpi di Stato in Sud America sono lo strumento principale usato dalle oligarchie reazionarie, sostenute dagli USA, per abbattere governi di classe democraticamente eletti, come avvenuto nei tentativi di golpe nel 2002 contro Chavez in Venezuela, nel 2008 sempre contro Morales in Bolivia, nel 2009 contro Zelaya in Honduras e nel 2010 contro Correa in Ecuador.

I paesi dell’ALBA stanno invece continuando a rafforzare percorsi di transizione verso il Socialismo per il XXI secolo basati su un modello di democrazia popolare partecipativa nel quale i contadini, minatori, operai costruiscono il proprio futuro in maniera autodeterminata dal basso , dove la loro opinione attiva è fondamentale per l’agenda delle decisioni del Governo e dando il senso concreto alla sovranità del popolo agendo direttamente e in prima persona nella vita politica del Paese sostanziando la pratica del socialismo .

Fonte:

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Presidente Evo Morales si è diretto ieri ai rappresentanti di oltre 190 paesi presenti al Vertice della Terra, Rio+20, evento che si svolge in Brasile. Ha fatto conoscere il progetto di legge per la cura della Madre Terra, che cerca lo sviluppo integrale mediante la convivenza equilibrata dell’essere umano e della natura. Ha consigliato ai paesi di nazionalizzare le proprie risorse naturali come ha fatto la Bolivia. Ha chiesto di approvare accordi concreti nell’attuale vertice a favore dei popoli e delle future generazioni.

L’ambientalismo dell’ ”economia verde” è il nuovo colonialismo per sottomettere i popoli e i Governi anticapitalisti”. Sono state le parole usate dal presidente Evo Morales durante la sua partecipazione al Vertice della Terra, Rio+20, in Brasile.

In un discorso molto d’impatto, ha presentato la proposta boliviana della Legge della Madre Terra per uno sviluppo integrale ed equilibrato con la natura. Ha consigliato agli Stati di nazionalizzare le proprie risorse naturali per ottenere il progresso dei loro popoli.

Discorso

Qui di seguito il discorso del Primo Governante boliviano:

Approfitto di questa opportunità per ricordare che noi popoli del sud oggi festeggiamo il nostro capodanno andino amazzonico. Festeggiamo l’Inti Raymi, in quechua Festa del Sole, Willka kuti in aymara, il ritorno del padre Sole. Sono gli orologi cosmici che, ci insegnano, marcano i secoli della Madre Terra. Oggi in Bolivia è giorno festivo. Festeggiamo il Capodanno Andino Amazzonico. Auguri ai popoli del sud e specialmente ai movimenti indigeni originari.

20 anni fa il vertice organizzato qua in Brasile è stato importante per fare una profonda riflessione sulla vita, sull’umanità, tenendo conto del nostro pianeta Terra.

Mi ricordo, come dirigente sindacale, il grande messaggio di un grande saggio, Fidel Castro, presidente e comandante di Cuba rivoluzionaria. Che ci diceva? Ci diceva di far finire la fame. No alla fame. Esistono i debiti ecologici, non i debiti esteri.

Passano 20 anni, ora bisogna condonare i debiti del sistema capitalista e quell’uomo aveva proprio ragione ad affermare che si devono pagare i debiti ecologici e non i debiti esteri.

A questo punto sentiamo che (nei) paesi del sistema capitalista i debiti sono impagabili, mentre nei paesi cosiddetti poveri o in via di sviluppo abbiamo una situazione migliore di prima.

Perciò in questa conferenza sento che è importante fare profonde riflessioni tenendo in considerazione le generazioni future. Ne stiamo discutendo. Ieri già abbiamo ascoltato sull’ “economia verde”. In sintonia con i movimenti sociali del mondo, specie del movimento indigeno: che intendiamo per “economia verde”? L’ambientalismo dell’”economia verde” è il nuovo colonialismo per sottomettere i nostri popoli e i governi anticapitalisti.

L’ambientalismo del capitalismo è un nuovo colonialismo a partita doppia, è un colonialismo verso la natura che rende merci le fonti naturali di vita ed è un colonialismo verso i paesi del sud che caricano sulle loro spalle la responsabilità di proteggere l’ambiente distrutto dall’economia capitalista industriale del nord.

L’ambientalismo rende merce la natura, ogni albero, ogni pianta, ogni goccia d’acqua ed ogni essere della natura diventa merce sottoposta alla dittatura del mercato. La dittatura del mercato privatizza la ricchezza e socializza la povertà.

L’ambientalismo usurpa la creatività della natura, che è un patrimonio comune di tutti gli esseri viventi che esistono, e lo espropria per lucro privato.

In nome della cura della natura, l’ambientalismo è una strategia imperiale che quantifica ogni fiume, ogni lago, ogni pianta, ogni prodotto naturale e lo traduce in denaro, in guadagno imprenditoriale e lo mette temporaneamente da parte in attesa del momento migliore in cui quell’appropriazione privata può dare maggior reddito economico. L’ambientalismo, misurando l’utilità della natura in denaro, colonizza la natura stessa, dal momento che converte la fonte di vita di tutte le generazioni in un bene privato a beneficio di alcune persone.

Perciò l’ambientalismo è solo un modo di realizzazione del capitalismo distruttore, un modo graduale e scaglionato di distruzione mercificata della natura, ma l’ambientalismo del capitalismo è pure un colonialismo predatore perché permette che gli obblighi che hanno i paesi sviluppati di preservare la natura per le future generazioni siano imposti ai paesi in via di sviluppo, mentre i primi si dedicano in modo implacabile a distruggere mercificando l’ambiente, i paesi del nord si arricchiscono in mezzo a un’orgia depredatrice delle fonti naturali di vita e obbligano noi paesi del sud a essere i loro guardaboschi poveri.

Vogliono eliminare la nostra sovranità sulle nostre risorse naturali limitando e controllando i nostri utilizzi e sfruttamenti. Vogliono creare meccanismi d’intromissione per monitorare, giudicare e controllare le nostre politiche nazionali, vogliono giudicare e punire l’uso delle nostre risorse naturali con argomenti ambientalisti.

Vogliono uno Stato debole con istituzioni deboli e sottomesse affinché gli regaliamo le nostre risorse naturali com’è sempre stato nella nostra storia.

Perciò è importante questa profonda riflessione in questa conferenza internazionale in cui ci sono rappresentanti del mondo. Siccome il capitalismo promuove la privatizzazione e la mercificazione della biodiversità e l’affare delle risorse energetiche, arrivo alla seguente conclusione: per il capitalismo e per il colonialismo che usano l’ecologismo in questa conferenza, la vita non è un diritto.

Signori presidenti, non è possibile che la cosiddetta civiltà di 200 o 300 anni possa distruggere la vita armonica che hanno vissuto i popoli indigeni per oltre cinquemila anni. Questa è la profonda differenza che esiste tra l’occidente e i paesi del sud e in particolare i movimenti sociali che vivono in armonia con la Madre Terra.

Un piccolo contributo dalla Bolivia: in Senato, due giorni fa, è stata approvata la Legge della Madre Terra e dello Sviluppo Integrale per Vivere bene. L’obiettivo è vivere bene per mezzo dello sviluppo integrale e in armonia con la Madre Terra per costruire un società giusta, imparziale, solidale e senza povertà.

Per raggiungere lo sviluppo integrale abbiamo bisogno di realizzare in modo complementare i seguenti diritti: i diritti della Madre Terra, i diritti dei popoli indigeni, il diritto dei poveri a superare la povertà e il diritto del popolo boliviano a vivere bene, il diritto e l’obbligo dello Stato allo sviluppo sostenibile, non possiamo svilupparci senza toccare la natura né svilupparci distruggendo le natura.

Per questo la nostra legge propone la complementarità dei diritti. Oltre a questo, la nostra legge crea anche l’Ente Plurinazionale di Giustizia Climatica per gestire l’adattamento, la mitigazione climatica e creare un fondo nazionale di giustizia climatica.

Una piccola esperienza vissuta fin ora, di recupero delle nostre risorse naturali, e che in Bolivia ci ha fatto migliorare abbastanza la nostra economia.

Tre esempi: l’impresa più grande dei boliviani, la Giacimenti Petroliferi Nazionali Boliviani (YPFB), nel 2005 rendeva solo 300 milioni di dollari; dopo la nazionalizzazione degli idrocarburi, in brevissimo tempo ha migliorato la nostra economia, e quest’anno la nostra impresa YPFB vale circa 3.500 milioni di dollari. Grazie alla lotta del popolo boliviano e grazie all’obbedire all’ordine di nazionalizzare le nostre risorse naturali. Sappiamo di essere un paese piccolo, chiamato paese povero, in via di sviluppo, che le nostre riserve internazionali nel 2005 erano di 1.700 milioni di dollari, quest’anno stiamo arrivando a 13.000 milioni di dollari di riserve internazionali.

Gli investimenti pubblici in Bolivia nel 2005, prima che io arrivassi alla Presidenza, erano di 600 milioni di dollari, e il 70% dei 600 milioni di dollari erano crediti o donazioni. Quest’anno gli investimenti pubblici sono programmati per oltre 5.000 milioni di dollari.

Potrete immaginarvi come sia cambiata l’economia dopo che abbiamo recuperato o nazionalizzato gli idrocarburi, da 600 a oltre 5.000 milioni di dollari.

È così importante recuperare le nostre risorse naturali! Con molto rispetto per i Paesi, Stati Africani e di tutto il mondo: recuperino o nazionalizzino le loro risorse naturali, le risorse naturali dei popoli che sono sotto la pressione degli Stati e non possono essere un affare delle multinazionali.

Oltre a questo, altra esperienza vissuta è che i servizi di base non possono essere affare privato. In Bolivia erano privatizzate anche le telecomunicazioni, l’acqua. Dopo essere arrivati alla Presidenza, abbiamo iniziato a recuperare. E questa forma di recupero è un obbligo dello Stato e non una privatizzazione, un affare delle multinazionali. Ci aiuta a risolvere i problemi più importanti in Bolivia.

Care compagne e cari compagni qua presenti, sarebbe importante pensare veramente alle future generazioni e questo lo vedo solo facendola finita con modelli di saccheggio, depredatori, facendola finita con il sistema capitalista. Il capitalismo non è affatto una soluzione, ora mi dispiace molto dire che ho analizzato seriamente e ho seguito seriamente la cosiddetta “economia verde”, e ripeto ancora una volta che è il nuovo capitalismo per sottomettere i popoli antimperialisti e anticapitalisti. Per questo bisogna riflettere molto per il bene delle future generazioni.

Moltissime grazie”.

 

 

Traduzione a cura di RosaMaria Coppolino

 

 Le contraddizioni dei processi rivoluzionari si superano nella pratica rivoluzionaria , senza nulla concedere all’imperialismo e al nemico di classe.

della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

La Bolivia subisce da oltre 40 giorni uno sciopero ad oltranza dichiarato dai medici e dal personale paramedico con il coinvolgimento degli studenti universitari. Il sindacato COB Centrale Operaia Boliviana ha dichiarato un altro sciopero di 3 giorni della sanità, dei trasportatori e di altre categorie con l’appoggio degli universitari. Pesanti scontri tra polizia e gruppi di manifestanti che lanciano candelotti di dinamite sotto i palazzi governativi. Il leader dell’opposizione, Samuel Doria Medina, in tv dice che il Presidente Evo Morales deve essere impiccato come l’ex presidente Gualberto Villarroel (1946).

15 maggio 2012

Cosa sta succedendo in Bolivia? I dipendenti della sanità pubblica hanno respinto tutti gli aumenti proposti dal governo e si sono opposti duramente al Decreto 1126 che aveva aumentato da 6 a 8 ore la giornata lavorativa dei dipendenti di questo settore. Da oltre 40 giorni i medici e il personale paramedico, con il sostegno degli studenti universitari di medicina, stanno portando avanti uno sciopero a oltranza che ha provocato il blocco delle prestazioni sanitarie a tutto danno delle fasce popolari più deboli del paese. Il 4 maggio il governo ha sospeso il decreto in questione, ma le proteste sono continuate.

La COB Central Obrera Boliviana ha successivamente collegato alla protesta dei lavoratori della sanità quella dei lavoratori dei trasporti e di altre categorie, dichiarando uno sciopero di 72 ore dal 9 al 11 maggio per respingere l’incremento salariale del 8% proposto dal governo - superiore all’ inflazione registrata nel 2011 del 6,9% - e per chiedere l’abrogazione del Decreto 1126, nonostante questo fosse stato già sospeso.

Nei tre giorni di sciopero, durante i blocchi stradali e le manifestazioni organizzate dalla COB, gruppi di studenti universitari e di estremisti trotzkisti apertamente schierati con l’oligarghia che combatte con mezzi illegali il governo socialista di evo morales,hanno attaccato la polizia che presidiava i palazzi dell’Esecutivo e del Legislativo con lanci di candelotti di dinamite, molotov, altre armi artigianali, pietre e bastoni. La polizia ha reagito contrattaccando con gas lacrimogeni e auto antisommossa.

Jorge Perez, il viceministro degli Interni e della Polizia, ovviamente ha definito criminale l’utilizzo della dinamite e si è detto dispiaciuto delle posizioni radicali che rasentano l’irresponsabilità da parte di alcuni dirigenti sindacali, alludendo a Jaime Solares, l’attuale segretario esecutivo della Centrale Operaia Dipartimentale di Oruro che già nei mesi scorsi aveva attaccato direttamente Evo Morales.

Nel mese di marzo Solares aveva accusato il presidente di essere un antirivoluzionario, traditore del movimento indigeno e di tramare per farlo arrestare con accuse di corruzione, per evitare la sua elezione al prossimo congresso della COB.

In seguito, in un’intervista rilasciata il 25 aprile Solares, ritenendo Evo Morales un presidente superbo che non dà ascolto agli operai e al loro sindacato COB, aveva dichiarato che “Evo deve governare con gli operai altrimenti farà la fine di Gheddafi”, e che il paese deve avere un nuovo partito della classe operaia guidato dai minatori. Nella stessa intervista aveva, poi, ribadito il proprio sostegno agli oppositori alla costruzione dell’autostrada del TIPNIS, ritenendo questa a solo vantaggio del Cile e del Brasile.

Questo inasprimento della lotta non ha avuto l’approvazione di tutto il sindacato COB, né delle 28 organizzazioni sociali della Codecam -Coordinamento Dipartimentale per il Cambiamento -che, respingendo i conflitti destabilizzanti e le azioni definite “golpiste dei gruppi radicali articolati in logge”, hanno dichiarato lo stato di emergenza in difesa della democrazia e del processo di cambiamento in atto nel paese da quando è stato eletto Morales nel dicembre 2005 e da quando ha firmato il decreto di nazionalizzazione delle riserve di gas naturale della Bolivia il 1° maggio (in omaggio dei lavoratori) del 2006.

Anche la Codecam, il 9 maggio, con una grande manifestazione ha sfilato lungo le vie di Cochabamba, insieme ai lavoratori dei trasporti non iscritti alla COB e ai 25 mila produttori di coca delle Sei Federazioni del Tropico, a sostegno delle politiche governative che mirano a favorire le fasce sociali più deboli, che sono la maggioranza del paese, e che hanno democraticamente eletto per 2 volte Evo Morales, uno di loro, come presidente. Sempre durante questa manifestazione la base sociale e di classe ha ribadito la propria difesa della Legge 222 sulla consultazione preliminare, libera e informata della Comunità del Territorio Indigeno e Parco Nazionale Isidoro Secure (TIPNIS) rispetto alla costruzione dell’autostrada in quella zona, perché sono solo loro, i legittimi proprietari, che devono decidere se si costruirà o meno, e non altri che neanche conoscono il TIPNIS.

Invece la Cidob - Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia- e la Conamaq - Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qollasuyo-, guidata da Rafael Quispe - dirigente indigeno inizialmente alleato di Evo e poi acerrimo nemico poiché non candidato a Presidente -, da tempo contrari alla consultazione, hanno organizzato la nona marcia partita da 20 giorni da Trinidad per raggiungere La Paz. Anche questa volta, come con quella precedente, anziché presentare prima la piattaforma di richieste, attendere la risposta del governo e quindi legittimamente fare una manifestazione di protesta in caso di mancato accordo, le due confederazioni hanno deciso di far conoscere al governo solo a metà marcia la piattaforma di richieste; facendo così di fatto il gioco dell’opposizione che sfruttando la complicità dei media ha tutto l’interesse ad amplificare le proteste contro il governo.

Secondo i dirigenti della Codecam - Coordinamento Dipartimentale per il Cambiamento- gli sono pagati dall’opposizione, come ha riconosciuto la stessa deputata Marcela Revollo del MSM, Movimiento Sin Miedo, che ha ammesso il finanziamento del suo partito alla nona marcia. Non sono nuovi i metodi della destra di pagare tangenti affinché qualche dirigente o politico attacchi il partito del presidente, il MAS Movimiento Al Socialismo.

Naturalmente la destra mira a destabilizzare il paese per rimetterlo in mano delle multinazionali e degli interessi statunitensi; così sfruttando le divisioni della sinistra e approfittando dei disordini e degli incidenti, lancia la sua campagna contro Evo Morales e il MAS ,denunciando la loro incapacità di governare. Addirittura si spinge pubblicamente nella tv nazionale -che è tuttora privata e in mano alla borghesia reazionaria e alle vecchie élites politiche - a pronunciare frasi ancora più pericolose di quelle del sindacalista. Proprio Samuel Doria Medina, il leader del partito dell’opposizione UN Unidad Nacional, in una sua arringa televisiva ha sollecitato ad abbattere il governo e ad appendere a un lampione il presidente Evo Morales, come successe all’ex presidente Gualberto Villarroel. 1)

A rendere ancora più preoccupante questo scenario, sono ormai patrimonio di tutti le informazioni e le testimonianze dirette, che tra i manifestanti si siano infiltrati gruppi di estremisti trotzkisti controrivoluzionari, dirigenti indigeni corrotti, gruppi che nutrono risentimento nei confronti del MAS molto spesso per insoddisfazioni personali di scalata di potere di vari dirigenti corrotti, che hanno perso ogni dignità; tutti gruppi che si fanno consapevolmente strumentalizzare , o svolgono un ruolo attivo di provocatori controrivoluzionari, e che non esitano nelle manifestazioni a inneggiare contro le rivoluzioni cubana e venezuelana, insultando Chavez , Fidel e Raul castro tutti accusati di essere dittatori stalinisti , fino al punto di bruciare in più occasioni le bandiere di Cuba e la Whiphala, la bandiera di sette colori simbolo di identificazione culturale dei Popoli delle Ande e dei campesinos.

Partendo proprio dall’analisi politico-congiunturale di questi conflitti sociali che stanno scuotendo il paese – la mobilitazione della COB, la nona marcia convocata dalle confederazioni Cidob-Conamaq e le richieste del settore della sanità – Roberto Rojas Capo Gruppo del Movimiento Al Socialismo (MAS) della Camera dei Deputati ,ha denunciato la cospirazione orchestrata dai partiti di opposizione Movimiento Sin Miedo (MSM) e Unidad Nacional (UN), intenzionati a fare un colpo di Stato contro il presidente Evo Morales e contro il governo del MAS, con l’appoggio dell’internazionale fascista ancora molto attiva in America Latina.

Secondo Rojas la cospirazione contro il governo può annidarsi anche all’interno della COB e del settore della sanità, le cui richieste, come l'aumento salariale di oltre 8.000 boliviani e il rifiuto dei medici di lavorare otto ore, sono al di fuori delle possibilità reali economiche e sociali del paese. Già il ministro dell’Economia e delle Finanze, Luis Arce, aveva definito la richiesta di aumento salariale della COB carente di base scientifica e supporto concreto di analisi anche a causa di un inasprimento dell’inflazione che potrebbe assumere caratteri galoppanti in grado di strozzare i settori più emarginati, portandoli alla miseria e alla disperazione economica e sociale.

In effetti risulta abbastanza incomprensibile l’atteggiamento della COB che per anni nel confronto con i precedenti governi non ha risparmiato energie nella lotta per le rivendicazioni salariali, ma poi alla fine ha sempre accettato aumenti tra l’1 e il 3%. La loro motivazione è che i frutti della nazionalizzazione delle riserve del gas devono essere spalmati sugli aumenti salariali, senza però considerare la gradualità e le priorità sociali che oggi vive il paese e che il governo sta affrontando con decisione e con risultati che solo pochi anni fa erano assolutamente impensabili e reputati dai più irraggiungibili, in così poco tempo.

Per la COB il decreto di nazionalizzazione del gas, avrebbe dovuto prevedere l’esproprio e la confisca, mentre il decreto dava alle compagnie straniere un "periodo di transizione" di sei mesi per rinegoziare i contratti o venire espulse; rinegoziazione che poi è stata accettata per cui la YPFB (la compagnia di Stato) pagherà una percentuale minima alle compagnie straniere per i loro servizi. Anche questo anno, e sempre in omaggio ai lavoratori, il 1° maggio Morales ha nazionalizzato le azioni della Rete Elettrica Internazionale SAU, sussidiaria della Rete Elettrica Spagnola, nella ETE Empresa Transportadora de Electricidad SA che fu privatizzata nel 1997; anche in questa nazionalizzazione è prevista una compensazione per la compagnia spagnola.

Ma il governo non può certo pensare di far ricadere i benefici della nazionalizzazione solo sui salari di determinate categorie di lavoratori, mentre si tratta di garantire ancora e immediatamente il miglioramento delle condizioni di vita in primis delle classi sociali più deboli, come i contadini indigeni che sono la maggioranza della popolazione.

Enormi sono i passi avanti fatti da sette anni a questa parte, cioè da quando è stato eletto Evo Morales: prima la Bolivia era un paese razzista, come il sud Africa, in cui una minoranza bianca o creola si arricchiva, svendendo alla multinazionali straniere le ricchezze del paese, sfruttando e schiavizzando la manodopera indigena, considerata a livello delle bestie e per la quale non esisteva il diritto allo studio, alla salute, al lavoro, insomma le condizioni di vita non erano molto diverse dal tempo dei conquistadores.

Grazie al governo del MAS e all’impulso dato dal primo Presidente indigeno aymara, con la nuova Costituzione votata nel 2009 da più del 60% degli elettori, si procede con i paesi dell’ALBA sulla strada del socialismo del XXI secolo,si riconosce il carattere plurinazionale dello Stato boliviano,si continuano le nazionalizzazioni, si impedisce qualsiasi privatizzazione delle materie prime della Nazione, si permette la rielezione immediata del Capo dello Stato, si concede il diritto ai popoli indios di avere e amministrare proprie leggi e limita a 5.000 ettari la proprietà della terra e che sempre abbia finalità produttive .

Non solo, lo Stato, nel rispetto delle risorse naturali,della Pacha Mama (Madre Terra) e del tradizionale legame di appartenenza e devozione che le popolazioni indigene nutrono nei confronti della terra, sta facendo compiere un enorme balzo in avanti nella modernizzazione del paese che ha modeste e arcaiche infrastrutture, a cominciare dai servizi pubblici di prima necessità , dalla sanità , al processo di alfabetizzazione e di scolarizzazione avanzata, dalle costruzione di ponti, ferrovie, strade che in alcune zone della Bolivia durante la stagione delle piogge vengono puntualmente sommerse da pericolose frane di fango.

Come afferma Alvaro Garcia Linera ,il vice presidente della Bolivia, in una intervista rilasciata a gennaio scorso, lo Stato “deve soddisfare le necessità fondamentali e materiali senza distruggere la natura”, così come deve sapere coniugare l’interesse generale con il particolare. In questo momento alcuni movimenti sociali, pur avendo collaborato alla creazione del progetto generale della società, sono concentrati su se stessi e sui propri interessi particolari e locali. Ciò sta accadendo, ribadisce Linera, con la Cidob e la Conamaq che reclamano le terre espropriate soltanto per gli indigeni delle terre basse, o con la COB che chiede l’utilizzo dei proventi delle nazionalizzazioni, che sono di tutti, per i salari dei medici e dei lavoratori della sanità e dell’istruzione, trascurando settori ben più disagiati e ostacolando i processi di socializzazione della ricchezza derivante proprio dai processi di nazionalizzazione.

Quindi l’esasperazione estremistica della lotta portata avanti dalla COB in questi ultimi giorni è sbagliata per due motivi: il primo è il carattere corporativo delle rivendicazioni ben evidenziato da Linera; il secondo è il carattere di attacco violento, e provocatorio contro un governo di sinistra e rivoluzionario, in appoggio indiretto ma da molti coscientemente voluto in congiunzione con l’opposizione fascista e di destra e dell’oligarchia economica,non solo per l’utilizzo, addirittura, della dinamite durante le ultime manifestazioni, ma anche per i gravi attacchi vergognosi , razzisti, controrivoluzionari,di alcuni dirigenti sindacali contro il primo Presidente indigeno che ha ridato dignità, emancipazione e libertà al proprio popolo, ponendolo sul difficile e lungo terreno della transizione anticapitalista e socialista. Pronosticargli la stessa fine di Gheddafi o comunque farne paragoni fuori davvero dalla contestualizzazione storica, è non solo politicamente sbagliato, anche una pericolosa pratica estremista “radicaloide e avventurista che preconizza la necessità di sostituire l’Esecutivo facendo, obiettivamente, il gioco di forze della destra e della reazione”, come ha ben affermato il Partito Comunista di Bolivia nel documento “Non cadere nella tentazione di fare da cassa di risonanza delle manovre diversive”.

Molto dura è stata anche la presa di posizione dell’ARA, ALIANZA REVOLUCIONARIA ANTIMPERIALISTA, che in una dichiarazione firmata dagli aderenti - il Movimiento Patriótico Endógeno, il Partido Comunista de Bolivia, il Partido Socialista, Unión de Mujeres de Bolivia, Independientes de Izquierda e Comité de Defensa del Patrimonio Nacional -, denuncia il proposito di questi conflitti di creare un clima di destabilizzazione che mira al rovesciamento del governo. Minaccia questa che non si limiterebbe solo alla Bolivia, ma si estenderebbe a tutti i paesi dell’ALBA, come nuovo progetto di espansionismo imperialista. I firmatari concludono con un appello alla popolazione a organizzarsi effettivamente in difesa del Processo di Cambiamento, per superare il disordine e l’anarchia imperante anche tra coloro che si dichiarano solo a parole sostenitori del processo.

 Ci domandiamo se certi dirigenti sindacali, almeno quelli che si spera in buona fede, si rendano conto o meno della realtà nazionale in cui vivono e della fase attuale caratterizzata da una crisi sistemica che alimenta lo scontro tra i poli imperialisti USA e UE , nella sempre più dura competizione globale e accresce la tendenza all’uso delle guerre di rapina per l’appropriazione di risorse energetiche e per ristabilire il dominio politico ed economico dei potentati internazionali del capitale sulle aree strategiche come il continente latino-americano.

Le giovani democrazie partecipative e a carattere socialista Sud Americane sono nate dopo un trentennio tragico caratterizzato dalle esperienze delle dittature militari prima e di un ventennio di governi neoliberisti dopo, esperienze volute, progettate e gestite dalla CIA e da gli organismi internazionali del capitale comr la Banca mondiale e il FMI. E comunque non tutto il continente Latino Americano si è emancipato da tali ingerenze imperialiste e delle multinazionaliche ancora esercitano il loro potere in alcuni paesi come il Cile e la Colombia.

Ma anche i paesi più avanzati sul terreno della democrazia popolare che hanno visto l’affermazione di presidenti e governi di sinistra o per la transizione socialista, portano ancora nel loro DNA il revanscismo della destra e delle oligarchie, e sono sempre nel mirino dell’imperialismo statunitense che non si rassegna alla perdita del proprio ruolo strategico di dominio politico e sfruttamento economico del continente sud americano.

Fa bene, quindi, il MAS a denunciare i tentativi di colpi di Stato che sono lo strumento principale usato dalle oligarchie reazionarie, sostenute dagli USA e consapevoli di non non avere ormai alcuna possibilità di vittoria in libere e democratiche elezioni, per abbattere governi di classe democraticamente eletti, come avvenuto nei tentativi di golpe nel 2002 contro Chavez in Venezuela, nel 2008 sempre contro Morales in Bolivia, nel 2009 contro Zelaya in Honduras (purtroppo riuscito) e nel 2010 contro Correa in Ecuador.

Tutti questi sono paesi membri dell’ALBA, e tutte queste “ingerenze” si sono verificate in complicità con le organizzazioni imprenditoriali e del governo finanziario internazionale, delle multinazionali energetiche e alimentari, con i potenti gruppi editoriali e pubblicitari dell’America Latina.

Come ha sottolineato il Presidente cubano Raul Castro nel suo intervento nello storico vertice nel dicembre 2011 della nascita della CELAC, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, le politiche imperialiste che hanno distrutto nazioni e massacrato migliaia di lavoratori, di civili, devono finire perché l’America Latina e i Caraibi reclamano un futuro di pace e di sovranità.

L’ALBA rappresenta oggi la principale se non l’unica alleanza in grado di contrapporre una proposta, un esempio ed una alternativa di carattere antimperialistico e anticapitalista a livello mondiale sui percorsi della transizione al socialismo.

Il processo di trasformazione radicale anticapitalista in corso in Bolivia e in tutti i paesi dell’alleanza dell’ALBA assume sempre più i caratteri della transizione socialista rivoluzionaria ,che come sempre accanto alle grandi conquiste presenta anche dei limiti; nella situazione attuale della Bolivia si stanno maggiormente dimostrando nei metodi , e mai nei contenuti , come ad esempio nel saper mantenere un corretto equilibrio fra la radicalità della questione indigena e le strategie della lotta di classe nella transizione al socialismo.

In ogni fase di transizione dal capitalismo al socialismo, anche nelle attuali forme del socialismo possibile nel XXI secolo, è inevitabile il permanere di contraddizioni, ma chi si pone oggi contro i processi di cambiamento in corso in Bolivia, in Venezuela e nei paesi dell’ALBA, si pone contro la possibilità di far avanzare un processo rivoluzionario e di tentare di costruire, nello scontro di classe il superamento del capitalismo. Le contraddizioni dei processi rivoluzionari si superano nella pratica rivoluzionaria , senza nulla concedere all’imperialismo e al nemico di classe.

Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

Note:

  1. Gualberto Villarroel, presidente della Bolivia dal 1944 al 1946, in un periodo di crisi in cui la mancanza di risorse economiche aggravò l'inflazione e la disoccupazione operaia. La situazione sboccò nella rivolta popolare del 21 di Luglio di 1946, durante la quale le masse infuriate assaltarono il palazzo di governo, assassinarono il presidente e suoi collaboratori e dopo appesero i loro cadaveri ai lampioni della piazza Murillo. Dopo un giorno di acefalia nel paese, assunse il potere una giunta guidata da Tomás Monje Gutiérrez presidente della Corte Superiore di La Pace.

Fonti:

http://www2.abi.bo/#

http://lapatriaenlinea.com/?t=jaime-solares-pide-a-choferes-incorporarse-al-paro-de-la-cob&nota=103441

http://www.eabolivia.com/politica/6765-jaime-solares-denuncia-que-evo-lo-quiere-preso-para-evitar-su-eleccion-en-la-cob.html

http://www.opinion.com.bo/opinion/articulos/2012/0425/noticias.php?id=53502

http://www.la-razon.com/economia/presidente-Morales-nacionaliza-transportadora-electricidad_0_1606039416.html

http://www.pagina12.com.ar/diario/dialogos/21-185549-2012-01-16.html

 

 

 

 

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