I 28 paesi che formano l’Unione Europea (UE)  hanno approvato ieri, martedì 6, a livello dei loro ambasciatori, la firma di un accordo politico e di cooperazione tra questo blocco e Cuba, per rendere normali le loro relazioni.
Bruxelles - I 28 paesi che formano l’Unione Europea  hanno approvato ieri a livello dei loro ambasciatori, la firma di un accordo politico e di cooperazione tra questo blocco e Cuba per normalizzare le loro relazioni, ha informato PL .
La pagina ufficiale della UE, indica che la disposizione, che necessita ancora un processo d’approvazione, è stata presa dai funzionari europei nella capitale del Belgio e si spera venga ratificata prossimamente dal Consiglio Europeo.
In questo modo gli Stati membri assecondano tre iniziative pianificate nel settembre scorso dall’alta rappresentante della politica estesa e la sicurezza comune della UE , Federica Mogherini.
La commissaria  italiana  ha insistito che queste misure saranno prese per “derogare formalmente” la detta posizione comune politica che l’ente europeo applica dal 1996 per regolare i suoi vincoli con Cuba e incentivare migliori relazioni del blocco comunitario con la nazione dei Caraibi.
Il Consiglio dei Ministri della UE dovrà approvare questa decisione che necessita anche il consenso successivo del Parlamento Europeo, per far sì che il patto possa essere applicato.
Infine la UE ha anticipato che la firma ufficiale del documento avverrà lunedì prossimo 12 dicembre tra  Federica Mogherini e il Ministro delle Relazioni Estere di Cuba , Bruno Rodríguez.
Cuba e la UE  hanno cominciato il processo dei negoziati di questo accordo nell’ aprile del 2014, e un inizio della società è stata firmata il 1º marzo di quest’anno in una cerimonia per la quale la Mogherini è andata a L’Avana.

DICHIARAZIONE DEL VICEMINISTRO DELLE  RELAZIONI ESTERE  ABELARDO MORENO

Cuba accoglie con soddisfazione le decisioni adottate dal Consiglio dei Temi Economici e Finanziari dell’Unione Europea,  prese il 6 dicembre del 2016 a Bruxelles, con le quali il blocco comunitario ha concluso il processo di consultazioni e decisioni interne che riguardano l’Accordo di Dialogo politico e Cooperazione tra Cuba, da una parte e l’Unione Europea con i suoi Stati membri dall’altra.
Cuba riconosce in maniera particolare, l’ alto significato politico della decisione, che permette di derogare definitivamente la detta posizione comune del 1996, che dalla sua adozione è stata fermamente respinta da Cuba per il suo carattere d’ingerenza selettivo e discriminatorio.
Questa politica unilaterale è stata superata di fatto, come evidenzia la positiva evoluzione che negli ultimi anni hanno avuto i vincoli di Cuba con l’Unione Europea e i suo Stati membri.
Per  Cuba era imprescindibile  che quell’espressione del passato, che contraddiceva le basi di uguaglianza, reciprocità  e rispetto sulle quali si sono sviluppate le relazioni con l’Unione Europea dal 2008, fosse completamente abolita.
Le decisioni adottate dalla UE creano le condizioni propizie per la firma del citato accordo che doterà per la prima volta le relazioni tra le due parti in una cornice contrattuale reciproca, rispettosa e mutuamente vantaggiosa per lo sviluppo del dialogo politico e la cooperazione, includendo la facilitazione del commercio.  (info Cubaminrex/ Traduzione GM – Granma Int.)

Cuba : Intensa agenda di incontri , interviste , conferenze , lezioni e attività seminariali che il prof Vasapollo sta continuando in questi giorni a Cuba. In questi ultimi giorni sono continuati gli incontri con centri studi universitari e di strutture della formazione economica,con le strutture economiche istituzionali e aziendali e sindacali; tra tali attività coordinate dall' associazione nazionale degli economisti ANEC e dall ICAP , di grande impatto e partecipazione le conferenze e seminari che il prof Vasapollo ha tenuto con il CIEM centro studi sull’economia mondiale , con le sedi nazionale e provinciali dell’ANEC , con le strutture di produzione e sindacali di imprese che sono state insignite dei  più alti riconoscimenti governativi per la qualità ed efficienza produttiva . Molto significativi e apprezzati gli interventi del prof. Vasapollo alla Conferenza internazionale sui diritti umani tenutasi alla sede nazionale dell’ICAP , alla giornata di studi per la presentazione dell’opera in tre volumi sul pensiero economico del comandante Fidel organizzata dall’istituto cubano del libro , con la presenza sempre molto partecipata di intellettuali , docenti , studenti , membri di comitati e strutture della solidarietà internazionale Delle autorità e istituzioni politiche e culturali . Varie le interviste richieste al professor Vasapollo e che hanno avuto forte impatto sia televisivo che nella stampa come la partecipazione alla tavola rotonda sulla crisi economica internazionale in diretta sulla televisione nazionale , le interviste per il ricordo del comandante Fidel tenute con il canale educativo della televisione nazionale , le lunghe e articolare interviste con Prensa Latina , il Granma , Radio progreso e Radio Rebelde . Molto importanti gli incontri che il prof Vasapollo ha avuto con il presidente dell ‘Unione scrittori e artisti Miguel Barnet , con il comandante della rivoluzione Manolo Nogueira, e le continue attività svolte con i cinque eroi cubani e in particolare con Ramon , Fernando , e di grande importanza il lungo fraterno incontro e di sempre più forte vincolo politico tenuto a nome della segreteria nazionale della Rete dei Comunisti con Marsan coordinatore generale del dipartimento relazioni internazionali del comitato centrale del partito comunista di Cuba .

La delegazione della Rete dei Comunisti inviata a Cuba per seguire il funerale del Comandante Fidel Castro ha avuto il privilegio di vivere un momento storico per l’isola, i suoi abitanti, il suo processo rivoluzionario.

Siamo giunti a La Habana la sera del 2 dicembre, dove abbiamo avuto solo il tempo per una breve intervista con la TV di Stato e per renderci conto, attraverso le parole della giornalista e gli sguardi dei rappresentanti dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), della profonda impressione che aveva suscitato in loro il venir meno di Fidel. Tristezza, dolore, sgomento, a tratti un senso di smarrimento, trasmesso insieme alla determinazione di chi è abituato a combattere da sempre con l’embargo e l’odio di chi, in questi giorni, ha gioito per la morte fisica del leader rivoluzionario.
Poche ore di sonno prima di intraprendere il lungo viaggio verso Bayamo, distante 667 chilometri dalla capitale, tappa intermedia per arrivare a Santiago il 4 dicembre.
Seguivamo il corteo partito alcuni giorni prima con l’ulna che raccoglie le ceneri di Fidel.
Punto di partenza la sede dell’ICAP, con un autobus sul quale sono montate delegazioni provenienti dall’Europa (Italia, Francia, Spagna, Svezia) e dall’America Latina (Brasile, Portorico, Honduras, Cile). Una piccola parte delle centinaia giunte nell’isola in questi giorni.
Un viaggio quello che ci ha portato a Bayamo importante, perché ci ha permesso di osservare una Nazione mobilitata per il miglior saluto possibile al proprio comandante.
Centinaia di chilometri in strade provinciali che attraversano paesini popolati da contadini e lavoratori del settore agricolo, ma anche grandi città come Cienfuegos, Sancti Spiritus, Camaguey, Las Tunas.
Non una casa senza un segnale di quel passaggio, migliaia di scritte fatte con i mezzi più disparati, dai sassi bianchi ai rami degli alberi, cartelli confezionati a mano, disegni di bambini, fotografie che ritraevano il Comandante in ogni fase della sua vita, fiori e bandiere in ogni angolo, sulla testa delle donne, nelle tasche degli uomini, nei campi, sulle fabbriche, sulle case, sugli edifici pubblici, sulle baracche di lavoro in mezzo ai campi.
Per strada, abbiamo incontrato tantissimi camion scoperti e pieni di persone, autobus, macchine, motociclette che come noi si erano incamminati per raggiungere Santiago.

Bayamo è la città dove ha fatto tappa anche il corteo funebre, che sarebbe ripartito la mattina seguente per Santiago. Sapevamo che sarebbe passato di fronte all’albergo dove eravamo ospitati, ma non come la città si stesse preparando a quel passaggio.
Insonni per il cambio di fuso orario ma soprattutto per l’emozione, alle 4 del mattino ci aggiravamo per la città in attesa delle luci dell’alba, quando siamo stati attratti da una musica forte, proveniente da pochi isolati dall’Hotel. Avvicinatici, ci siamo trovati di fronte ad una fabbrica del latte, dove i lavoratori avevano approntato un impianto di amplificazione che diffondeva le canzoni più amate dai cubani. Pablo Milanes, Silvio Rodriguez, Pedro Ferrer, Vicente Feliù e altri, musica che intercalava discorsi del Comandante e canzoni di lotta.
Anticipi di una presenza di massa, che ha in brevissimo tempo riempito per chilometri e chilometri i due lati della Carretera central de Cuba, arteria che attraversa tutta l’isola. Ancor prima che albeggiasse, si sono formate file interminabili di persone, a rappresentare tutte le età e le professioni. Studenti di ogni ordine e grado, pensionati, artigiani, contadini, lavoratori della sanità, dell’industria, giovani della FAR (Forze Armate Rivoluzionarie), singoli cittadini. I cartelli fatti in casa, le tantissime bandiere, gli striscioni, i disegni, le effigi di Fidel, i fiori caratterizzavano e coloravano quelle file interminabili, insieme a un silenzio a tratti impressionante, che ti toglieva il respiro, evidenziando un dolore sordo, una mestizia che non aveva niente a che fare con un atteggiamento di circostanza. Si è capito quando finalmente, alle 7,30, è passato il corteo di mezzi che anticipava e seguiva la piccola ulna con le ceneri del Comandante, trasportata da una semplice jeep militare.  Dalle ali di folla il grido “Yo soy Fidel”, lo sventolare di bandiere, i fiori gettati per strada e i pianti riservati, senza alcuna enfasi, quasi dissimulati come per non farsi cogliere nel momento della debolezza, dalla ripresa a effetto.
Passato il corteo, lo abbiamo seguito con il pullman della delegazione, facendo i 127 chilometri che distanziano Bayamo da Santiago de Cuba, per giungere nella locale sede dell’ICAP dove, prima di spostarci nella Piazza della Rivoluzione per l’evento finale, abbiamo avuto l’onore di incontrare i  5 agenti dell’antiterrorismo cubano detenuti ingiustamente per oltre 15 anni nelle carceri statunitensi, liberati grazie alla mobilitazione mondiale, organizzata e fomentata con estrema determinazione da Fidel e da tutta la società cubana. Fernando Gonzalez, Renè Gonzalez, Gerardo Hernández, Ramon Labañino e Antonio Guerrero sono intervenuti sulla figura del Comandante, sulla sua determinazione nella battaglia per la loro liberazione, sulla solidarietà internazionalista come elemento costituente del processo rivoluzionario, sul futuro certo della Rivoluzione nell’isola, in continuità con le idee, lo spirito morale, le indicazioni e la prassi trasmessa da Fidel al popolo.
Infine, ci siamo incamminati verso la Piazza della Rivoluzione di Santiago di Cuba. Insieme a Guantanamo, Santiago dette all’inizio del processo rivoluzionario un contributo di sangue enorme, insieme ai migliori giovani di una generazione che riuscì a realizzare i propri sogni, trasformandoli in quello che è oggi Cuba.
Il ritorno in questa città delle spoglie mortali di Fidel va ben oltre l’atto simbolico, rappresentando la chiusura di un cerchio che ha innervato profondamente la storia e l’identità del popolo cubano, proiettando la sua forza in tutto il continente latinoamericano e nel mondo.
La risposta di quella piazza all’evento conclusivo del percorso a ritroso deciso per portare le spoglie mortali di Fidel nel cimitero di Santa Ifigenia, al fianco di Josè Martì e degli altri grandi leader del lunghissimo processo rivoluzionario cubano, è stata impressionante. Sotto un sole cocente, con temperature che superavano i 33 gradi, centinaia di migliaia di cubani di tutte le età l’hanno riempita sin dalle prime ore del pomeriggio, raggiungendo i numeri massimi a ridosso delle 19 della sera, quando puntualmente è iniziato l’atto che chiudeva i primi 8 giorni di lutto nazionale.
Colpiva la quantità di giovani, la sintonia nei movimenti di piazza, la contemporaneità degli slogan gridati, che a tratti si trasformavano in lunghe frasi a riprendere gli interventi dei relatori, come successo pochi giorni prima a La Havana, quando il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa, dal palco dell’enorme manifestazione spontanea a poche ore dalla morte di Fidel, ha iniziato a leggere il famoso discorso del 1 maggio 2000, “La rivoluzione è il senso del momento storico”. Centinaia di migliaia di cubani l’hanno accompagnato, scandendo lentamente tutto ciò che quel giorno il Comandante disse sul senso profondo e lo spirito della Rivoluzione.
Gli interventi dall’immenso palco hanno rappresentato tutti i settori della società cubana. Hanno parlato i massimi esponenti del partito e del sindacato, i giovani comunisti e la gioventù universitaria, la rappresentante delle donne e delle Forze Armate Rivoluzionarie, fino all’intervento conclusivo di Raul Castro, che ha iniziato informandoci sulle ultime volontà de fratello, che saranno trasformate in legge varata prossimamente dal Parlamento. Fidel chiede che la sua figura non divenga un’icona da idolatrare, rompendo così quel “culto della personalità” che purtroppo ha caratterizzato nel secolo scorso altre rivoluzioni e altri leader. Nessuna statua né busto sarà eretto, nessuna piazza né strada sarà intitolata a lui sull’isola.
Raul ha poi evidenziato la forza del messaggio di Fidel e del processo rivoluzionario, attraverso la pratica concreta, dimostrando che “Sì, se puede” vincere una rivoluzione con trecento fucili contro il poderoso esercito di Fulgencio Batista, sconfiggere l’analfabetismo, dare a tutti sanità, lavoro, istruzione, sostenere il confronto con il più grande paese imperialista al mondo, trasformare in pratica concreta e disinteressata la parola d’ordine dell’internazionalismo proletario con la sconfitta dell’Apartheid nelle battaglie in Angola e in Namibia….”Si è potuto, si può, si potrà superare qualsiasi ostacolo per l’indipendenza, la sovranità della patria e il socialismo”. Con questa frase e con il sollecito finale a una piazza estremamente reattiva alla parola d’ordine “Patria o muerte, venceremos”, gridata all’unisono dalle centinaia di migliaia di persone assiepate nella Piazza, si è concluso un evento che rimarrà nella storia e nella memoria di tutti noi.
Il lascito più grande di Fidel Castro è in queste persone, in questo popolo semplice e colto, che ha introiettato profondamente il messaggio di umanità, dignità, indipendenza sociale e culturale, trasformatasi in vita concreta, fatta di tanti problemi e difficoltà, a causa dell’embargo ma anche per le immense difficoltà nel costruire un sistema alternativo al capitalismo, sul quale ogni giorno a Cuba si lavora, senza alcuna guida se non l’esperienza concreta, fatta talvolta di errori, arretramenti ma anche grandi passi in avanti.
Non c’è niente d’incredibile nella resistenza del popolo cubano alle difficoltà che sino a oggi l’hanno ostacolato, dal “periodo especial” iniziato nel 1991 e che può ripresentarsi oggi, a causa degli attacchi imperialisti ai paesi dell’Alba Latinoamericana e dell’avvento al potere di Trump negli USA.
La forza di questo popolo sta nella tempra, nella cultura, nella coscienza di sé, nell’orgoglio nazionale, negli ideali trasformati in realtà concreta da milioni di loro, che dagli anni ’60 a oggi sono andati e continuano ad andare in giro per il mondo a difendere popoli con le armi, con la medicina, con tecnici capaci di risolvere problemi di ogni tipo, sta nel sapere dell’amore che lo circonda in tutto il mondo.
I nove giorni di lutto per Fidel sono serviti a riaffermare tutto questo, a ritrovarsi come nazione unita, intorno ad un gigante della storia, che hanno avuto la fortuna di incontrare come leader, insieme a tutti gli altri che ci hanno lasciato e che ancora sono al loro fianco tutti i giorni.
L’unica cosa che forse i cubani non percepiscono è il loro valore universale, che soprattutto noi che possiamo fare una comparazione con la realtà di barbarie nella quale viviamo tutti i giorni nei paesi cosiddetti “sviluppati”, apprezziamo fino in fondo.
Questo è il messaggio più grande che ci portiamo dentro, al ritorno da questo breve ma indimenticabile viaggio dentro il popolo cubano.

A poche ora dalla morte del Comandante Fidel Castro, rivolgiamo alcune domande a Luciano Vasapollo, dirigente della Rete dei Comunisti e da molti anni responsabile del lavoro di solidarietà con i popoli dell'America Latina e delle relazioni politiche e scientifiche con i governi e le forze rivoluzionarie di 'Nuestramerica'.

Rdc – Come potremmo definire in poche parole il Comandante Fidel Castro?

LV - Fidel Castro è una figura che ha fatto la Storia, con la S maiuscola, dell'autodeterminazione dei popoli, combattendo sempre contro quelli che pensavano di poter fare del mondo un loro enorme impero economico. 

Grazie alla sua fiducia profonda nella democrazia socialista, Fidel Castro è stato capace di gestire il governo popolare per tutti e 57 gli anni successivi al trionfo della Rivoluzione a Cuba. 

Dall'inizio della Rivoluzione, della creazione dello Stato Socialista a Cuba l'isola ha vissuto importanti conquiste rivoluzionarie: la riforma agraria, la redistribuzione delle terre; la nazionalizzazione dei settori strategici come quello della canna da zucchero e delle raffinerie; la riforma culturale a favore dell'istruzione popolare. 

Ha attraversato anche momento difficili e di tensione come il tentativo, miseramente fallito, da parte degli Stati Uniti di buttare giù il governo cubano con lo sbarco nella Baia dei Porci; la crisi dei missili nel 1962, durante la quale si corse il rischio di provocare la Terza Guerra Mondiale; la guerra economica degli Stati Uniti che tuttora continua attraverso il bloqueo. 

 

RdC – Oltre ad essere stato un rivoluzionario e uno statista, Fidel Castro è stato uno dei migliori interpreti del pensiero marxista in America Latina e non solo, nonostante fosse nato in una famiglia borghese. 

LV - Fidel Castro nacque il 13 agosto del 1926 da una famiglia di proprietari terrieri creoli spagnoli, provenienti dalla Galizia. A soli 13 anni Fidel organizzò la sua prima rivolta convincendo i lavoratori della piantagione di canna da zucchero del padre a fare sciopero per mettere fine allo sfruttamento al quale erano sottoposti.

La sua integrità e il suo coraggio, la sua dedizione alla giustizia per tutti, la sua visione e la sua comprensione dei grandi problemi della nazione cubana e la sua capacità di cambiamento sono le ragioni che lo hanno portato a guidare la prima rivoluzione dell'emisfero occidentale. 

Penso che Fidel sia arrivato a consolidare il pensiero patriottico e indipendentista di José Martí cento anni dopo la sua morte. 

Fidel Castro ha sempre rivendicato l'influenza politica delle idee di José Martí e degli scritti di Marx. Come lui stesso ha sostenuto, nei primi anni le sue idee politiche erano influenzate dai principi martiani, antimperialisti, anticolonialisti e democratici ma non ancora dal pensiero marxista.

Fidel fece sue le teorie marxista e leninista da autodidatta, perché era cosciente del fatto che si poteva arrivare a Marx partendo da Martí; i due rivoluzionari dimostrano sempre, tanto negli scritti come nelle loro parole, la fiducia nel protagonismo dei popoli. 

Lavorare sulla ricomposizione internazionale è stato uno dei messaggi della battaglia delle idee di Fidel, esplorando la dimensione globalizzante del capitale, la acutizzazione di tutte le contraddizioni date anche nello stretto vincolo internazionale della produzione e della creazione del profitto; è un obiettivo strategico che occorre tener presente e sul quale orientare la coscienza dei lavoratori, partendo dal fatto che le lotte sindacali e sociali, così come la dimensione della produzione, hanno oggi una dimensione internazionale che supera le frontiere. 

Questo per Fidel rappresenta lo spazio rivoluzionario nel quale orientare l'iniziativa politico-culturale di massa, che significa fare ora i primi passi sul terreno del superamento del modo di produzione capitalista, per diffondere la convinzione che la sorte di chi si oppone alla mondializzazione neoliberista, tanto nelle metropoli come nelle periferie, è inseparabilmente vincolata in un'unica grande battaglia per il Socialismo del XXI Secolo e per il diritto all'autodeterminazione popolare di tutta l'umanità. 

Ciò che Fidel trasmette sempre nei suoi scritti è molto chiaro: senza una teoria del modo di produzione, senza un concetto di formazione economico-sociale e un adeguamento dell'analisi di Lenin del imperialismo attuale, la nostra critica sarebbe solo un rigetto della degenerazione morale e degli eccessi più drammatici della società del capitale. 

Rdc – Nel pensiero e nell'opera di Fidel Castro è stato molto importante il recupero dell'eredità di Antonio Gramsci. 

LV – Nel gigantesco percorso rivoluzionario di Fidel se vede sempre più la presenza e il riferimento politico potente di alcune idee gramsciane. La centralità della lotta ideologica, ad esempio, non slegata da quella economica e da quella politica; i tre fronti. L'idea della mobilitazione del proletariato e di tutte le forze sociali anticapitaliste. Anche l'idea che solamente il legame tra lo studio, la teoria e la pratica della lotta organizzata possa trasformare un movimento di forze in un processo rivoluzionario. Infine, il gran tema dell'educazione. 

RdC – Il contributo di Fidel Castro e della Rivoluzione Cubana alla creazione dell'Alba in America Latina è stato fondamentale.

LV – Il ruolo della lotta ideologica, nell'ambito del processo rivoluzionario, è un concetto presente tanto in Fidel quanto in Martì. Fidel pensa sempre ad un continente libero dagli Stati Coloniali attraverso la cosiddetta “globalizzazione della solidarietà”. 

Il cambiamento dei rapporti di forza in America Latina rispetto al ruolo giocato dagli Stati Uniti ha permesso la nascita dell'ALBA, in una nuova inedita fase di cooperazione, nella quale si sono mescolate le relazioni di impresa con elementi di solidarietà internazionale.

Le linee guida di Cuba, Venezuela, Bolivia e, in generale, l'esempio di alleanza socio politica ed economica dell'Alba, mostrano come le riforme parziali possono consolidarsi, le tattiche e le lotte per le rivendicazioni parziali trasformarsi in autentiche strategie per il superamento delle grandi diseguaglianze e delle guerre imposte dalle leggi del capitalismo. 

Il problema chiave, nella teoria e nella pratica, è la questione dello Stato, e più praticamente la questione del potere statale che Bolivia, Ecuador, Cuba e Venezuela hanno saputo decentralizzare al livello del popolo.

 

RdC – La Rivoluzione Cubana è stata capace durante il suo percorso di riconoscere i propri limiti ed errori e di aggiustare il tiro. 

Lv – La Rivoluzione Cubana ha i suoi limiti e le sue contraddizioni ma ha il grande merito di averli sempre riconosciuti. Ad esempio, a Cuba il modello di pianificazione è stato revisionato ben sette volte, riconoscendo i problemi esterni ma anche gli errori interni: è esattamente questa forza dinamica ciò che rende grande e attuale la rivoluzione. Perché, ad esempio, nelle elezioni parlamentari del 2013 sono stati eletti rappresentanti molto giovani e le donne che sono entrate alla Camera sono più del 50% del totale. Il che ha a che vedere con il processo di ringiovanimento dei dirigenti e di formazione continua dei giovani quadri. 

Dopo 57 anni, il processo rivoluzionario socialista vive, si autocritica, riconosce i suoi limiti e le sue contraddizioni e si rinnova rafforzandosi nel Socialismo del XXI Secolo, nella realtà dell'ALBA e di tutti i popoli che lottano per la propria autodeterminazione. 

Cuba ha resistito sempre con determinazione e con grande dignità all'aggressione del potente vicino. E soprattutto ha contribuito negli ultimi 57, senza armi, solamente con la forza del suo esempio, a mantenere vivi valori come la libertà, la solidarietà, la autodeterminazione, la democrazia popolare e la giustizia sociale, insieme agli altri paesi latinoamericani e dell'ALBA. 

La rivoluzione socialista di Cuba non solo resiste da 57 anni, nonostante il bloqueo imposto dal governo degli Stati Uniti e non ancora ritirati, ma guarda al futuro e affronta la sfida dell'attualizzazione teorica e pratica del socialismo rivoluzionario, offrendo il suo esempio ai popoli e ai governi dell'ALBA e a tutte le democrazie partecipative e progressiste del mondo.

E' fondamentale riconoscere il nemico e le molte e diverse circostanze nelle quali può manifestarsi la lotta di classe. Le alleanze sono possibili e necessarie, a condizione che non compromettano i principi e l'etica e che siano sempre rappresentati gli interessi dei più umili e della sovranità del paese. 

Si tratta di un importante contributo di Fidel al pensiero e alla pratica rivoluzionaria, che si esprime oggi nel processo di avvicinamento agli Stati Uniti, in cui Cuba ha affermato che si possa parlare di tutto, non solamente delle questioni interne a Cuba. 

In altre parole, Cuba è disposta a negoziare la soluzione di questioni pendenti, come ad esempio il ristabilimento delle relazioni diplomatiche, ma non sarà mai negoziabile la sua sovranità né la sua legislazione nazionale.

RdC – Quando si parla di Fidel Castro tutti, compresi i suoi nemici, debbono riconoscere la sua integrità personale e la coerenza da un lato e la sua capacità di trattare temi molto attuali. 

LV - Da Fidel abbiamo imparato che l'importante è il cammino e che i rivoluzionari combattono sempre. I partiti rivoluzionari e i loro leader sono differenti dai capi dell'oligarchia, non solamente per i loro obiettivi, ma anche per il modo di agire. Non bisogna imitare gli stili di vita delle classi sconfitte, e una vita modesta è una delle lezioni che ci ha dato il Comandante: il leader deve vivere come l'uomo comune. 

Tra i problemi più importanti che Fidel ha affrontato nelle sue Riflessioni ce ne sono due: da una parte, la necessità di comprendere che l'ambientalismo nella società del capitale non può che essere una rivendicazione morale astratta; dall'altra, che non si può costruire una alternativa al sistema senza quell'elemento che deve stare nel cuore della società socialista: la pianificazione. 

Per Fidel l'educazione ambientale gioca un ruolo importante nella soluzione dei problemi derivati dal devastante impatto del modo di produzione capitalistico.

Nella riflessione del 19 settembre del 2008 “I vizi e le virtù”, Fidel afferma inoltre che la lotta è l'unica via possibile per le popolazione che vogliono vivere con giustizia sociale e dignità, concetti che sono in contrapposizione con i valori del capitalismo. 

Per Fidel, di fatto, il peggiore nemico di sempre è l'istinto egoistico dell'essere umano, e il capitalismo lo incarna pienamente. Il socialismo, al contrario, rappresenta la battaglia continua contro la propensione naturale dell'uomo all'individualismo. Qualsiasi manifestazione di privilegio, corruzione o furto deve essere combattuta con determinazione, perché per l'autentico comunista non esistono scuse di nessun tipo, la onestà rivoluzionaria è uno dei principi etici e di purezza ai quali si ispirò José Martí.

 

Redazione Rete dei Comunisti

 

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