Il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, effettuerà una visita ufficiale a Cuba dal 20 al 22 marzo.

Sarà la seconda occasione in cui un mandatario statunitense arriva nel nostro arcipelago. Prima, lo aveva fatto solo Calvin Coolidge, che sbarcò a L’Avana nel gennaio del 1928. Giunse a bordo di una nave da guerra per assistere alla VI Conferenza Panamericana che si stava svolgendo in quei giorni con il patrocinio di un personaggio locale di infausta memoria, Gerardo Machado. Questa sarà la prima volta che un Presidente degli Stati Uniti giunge in una Cuba padrona della propria sovranità e con una Rivoluzione al potere capeggiata dalla sua leadership storica.

Questo fatto si inserisce nel processo iniziato il 17 dicembre del 2014, quando il presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri di Cuba, Generale di Esercito Raúl Castro Ruz, ed il presidente Barack Obama annunciarono simultaneamente la decisione di ristabilire le relazioni diplomatiche, rotte dagli Stati Uniti quasi 54 anni prima. Fa parte del complesso processo verso la normalizzazione dei legami bilaterali appena iniziato e che è andato avanti sull’unico terreno possibile e giusto: il rispetto, l’uguaglianza, la reciprocità ed il riconoscimento della legittimità del nostro governo.

Si è arrivati a questo momento, in primissimo luogo, come risultato dell’eroica resistenza del popolo cubano e della sua lealtà verso i principi, la difesa dell’indipendenza e della sovranità nazionali. Tali valori, non negoziati nel corso di otre 50 anni, hanno condotto l’attuale governo degli Stati Uniti a riconoscere i gravi danni  che il blocco ha causato alla nostra popolazione ed al riconoscimento del fallimento della politica di aperta ostilità nei confronti della Rivoluzione. Né la forza, né la coercizione economica, né l’isolamento sono riusciti ad imporre a Cuba una condizione contraria alle sue aspirazioni temprate in quasi un secolo e mezzo di eroiche lotte.

Nell’attuale processo con gli Stati Uniti è stato possibile anche grazie alla incrollabile solidarietà internazionale, in particolare dei governi e popoli latinoamericani e caraibici che hanno collocato gli Stati Uniti in una situazione di isolamento insostenibile. “Come l’argento nelle radici delle Ande –come ebbe modo di esprimere il nostro Eroe Nazionale José Martí nel suo saggio “Nuestra America”- L’America Latina e i Caraibi, fortemente uniti, reclamarono il cambiamento della politica verso Cuba. Questa richiesta regionale venne resa evidente in modo inequivocabile nei Vertici delle Americhe di Puerto España, Trinidad e Tobago nel 2009, e di Cartagena, Colombia nel 2012, quando tutti i paesi della regione reclamarono unanimemente e in maniera categorica la eliminazione del blocco e la partecipazione del nostro paese al VII appuntamento emisferico di Panama nel 2015, alla quale per la prima volta asistette una delegazione cubana guidata da Raúl.

Dagli annunci del mese di dicembre del 2014, Cuba e gli Stati Uniti hanno compiuto passi verso il miglioramento del contesto bilaterale.

Il 20 luglio del 2015 furono ufficialmente ristabilite le relazioni diplomatiche, con l’impegno di svilupparle sulla base del rispetto, della cooperazione e dell’osservanza dei principi del Diritto Internazionale.

Hanno avuto luogo due incontri tra i Presidenti dei due Paesi, oltre a scambi di visite di ministri ed altri contatti di funzionari di alto livello. La cooperazione in diversi campi di reciproco beneficio progredisce e si aprono spazi di discussione che permettono un dialogo su temi d’interesse bilaterale e multilaterale, compresi quelli in cui abbiamo concezioni diverse.

Il mandatario statunitense sarà ricevuto dal Governo di Cuba e dal suo popolo con l’ospitalità che li distingue e sarà trattato con ogni considerazione e rispetto come Capo di Stato.

Sarà questa un’opportunità affinché il Presidente degli Stati Uniti possa apprezzare direttamente una nazione concentrata nel suo sviluppo economico e sociale, e nel miglioramento del benessere dei suoi cittadini. Questo popolo  gode di diritti e può esibire risultati, che rappresentano una chimera per molti paesi del mondo, nonostante le limitazioni che derivano dalla sua condizione di paese sottoposto a blocco e sottosviluppato, per cui si è meritato il riconoscimento ed il rispetto internazionali.

Personalità di statura mondiale come il Papa Francesco ed il Patriarca Kirill hanno descritto quest’isola, nella loro dichiarazione congiunta emessa a L’Avana a febbraio, come “un simbolo di speranza del Nuovo Mondo”. Il Presidente francese Hollande ha affermato recentemente che “Cuba è rispettata e ascoltata in tutta l’America Latina”  ed ha elogiato la sua capacità di resistenza di fronte alle più difficili prove. Il leader sudafricano Nelson Mandela ha avuto sempre per Cuba parole di profonda gratitudine: “Noi, in Africa – disse a Matanzas il 26 luglio del 1991- siamo abituati ad essere vittime di altri paesi che vogliono fare a pezzi il nostro territorio o a sovvertire la nostra sovranità. Nella storia dell’Africa non esiste un altro caso di un popolo (come quello cubano) che si sia levato in difesa di uno di noi”.

Obama troverà un paese che contribuisce attivamente alla pace e alla stabilità regionale e mondiale, e che condivide con altri popoli non il sovrappiù ma le modeste risorse sui cui può contare, facendo della solidarietà un elemento essenziale della sua ragione d’essere e del benessere dell’umanità, come ci ha tramandato Martí, uno degli obiettivi fondamentali della sua politica internazionale.

Avrà inoltre l’occasione per conoscere un popolo generoso, amichevole e degno, con un alto senso del patriottismo e dell’unità nazionale, che ha lottato sempre per un futuro migliore nonostante le avversità che ha dovuto affrontare. Il presidente degli Stati Uniti sarà ricevuto da un popolo rivoluzionario, con una profonda cultura politica, che è il risultato di una lunga tradizione di lotta per la sua vera e definitiva indipendenza, prima contro il colonialismo spagnolo e poi contro la dominazione imperialista degli Stati Uniti; una lotta nella quale i suoi migliori figli hanno sparso il loro sangue e assumendosi tutti i rischi. Un popolo che non vacillerà mai in difesa dei suoi principi e della vasta opera della sua Rivoluzione, che segue senza tentennamenti l’esempio, tra i molti altri, di Carlos Manuel de Céspedes, José Martí, Antonio Maceo, Julio Antonio Mella, Rubén Martínezs Villena, Antonio Guiteras ed Ernesto Che Guevana.

Questo è anche un popolo al quale lo legano vincoli storici, culturali e affettivi con quello statunitense, la cui figura paradigmatica, lo scrittore Ernest He­ming­way, ha ricevuto il Nobel della Letteratura per un romanzo ambientato a Cuba.

Un popolo che mostra gratitudine verso quei figli degli Stati Uniti come Thomas Jordan[1], Hen­ry Ree­ve[2], Win­chester Osgood [3] y Fre­derick Funs­ton [4], che hanno combattuto insieme all’Esercito Liberatore nelle nostre guerre d’indipendenza con la Spagna; e a coloro che, in epoca più recente, si sono opposti alle aggressioni contro Cuba, hanno sfidato il blocco, come il Reverendo  Lucius Walker, pur dir portare il suo aiuto solidale al nostro popolo e hanno sostenuto il ritorno in patria del bambino Elián González  e dei nostri Cinque Eroi.  Da Martí abbiamo appreso ad ammirare la patria di Lincoln e a ripudiare Cutting [5].

È opportuno ricordare le parole del Leader storico della Rivoluzione cubana, il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, l’11 settembre 2001, quando affermò:

“Oggi è un giorno tragico per gli Stati Uniti, voi sapete bene che qui non è mai stato seminato odio contro il popolo statunitense. Probabilmente, proprio per la sua cultura e la mancanza di complessi, sentendosi pienamente liberi, con una patria e senza padrone, Cuba è il paese dove i cittadini statunitensi sono trattati con più rispetto. Non abbiamo mai predicato nessun genere di odio nazionale, né cose simili al fanatismo, per questo siamo così forti, perché basiamo la nostra condotta sui principi e sulle idee e trattiamo con grande rispetto – e loro si rendono conto di questo – tutti i cittadini statunitensi che visitano il nostro paese.

Questo è il popolo che riceverà Barack Obama, orgoglioso della sua storia, delle sue radici, della sua cultura nazionale e fiducioso che un futuro migliore è possibile. Una nazione che prende atto con serenità e determinazione della tappa attuale delle relazioni con gli Stati Uniti che riconosce le opportunità e anche i problemi non risolti fra entrambi i Paesi.

La visita del Presidente degli Stati Uniti sarà un passo importante nel processo di normalizzazione delle relazioni bilaterali. Bisogna ricordare che Obama, come ha fatto in precedenza James Carter, nell’esercizio delle sue facoltà presidenziali, si è proposto di lavorare per normalizzare i legami con Cuba e, di conseguenza, ha realizzato azioni concrete in tale direzione. 

Tuttavia, per arrivare alla normalizzazione rimane ancora un lungo e complesso cammino da fare, che richiederà la soluzione di temi chiave che si sono accumulati per più di cinque decadi e che hanno reso più profondo nei legami tra i due paesi il carattere di confronto.

Tali problemi non si risolveranno di punto in bianco, né con una visita presidenziale. 

Per normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti sarà determinante l’eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario che provoca privazioni al popolo cubano e rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo dell’economia del nostro Paese.

Va riconosciuta la posizione reiterata del presidente Barack Obama sul fatto che il blocco deve essere eliminato e i suoi appelli al Congresso a tale fine.

Questo è una richiesta sempre più forte e crescente dell’opinione pubblica statunitense e quasi unanime della comunità internazionale che in 24 occasioni consecutive ha approvato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la risoluzione cubana “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”.

Il mandatario statunitense ha adottato misure per modificare l’applicazione di alcuni aspetti del blocco che sono positive. Alti funzionari del suo governo hanno detto che altre misure sono oggetto di studio. Tuttavia, non è stato possibile applicare una buona parte delle misure per la loro limitata portata, per la persistenza di altre regole e per gli effetti intimidatori del blocco nel suo insieme, che è stato applicato duramente da più di cinquant’anni.

Risulta paradossale che da una parte il governo prenda misure ma dall’altra inasprisca le sanzioni contro Cuba, che danneggiano la vita quotidiana del nostro popolo.

La realtà continua a mostrare che il blocco perdura ed è applicato con rigore e con una marcata portata extraterritoriale che ha effetti dissuasivi per le imprese e le banche degli Stati Uniti e di altri paesi. Un esempio sono le multe multimilionarie che continuano a imporre a compagnie e istituti bancari statunitensi e di altre nazionalità per aver avuto rapporti con Cuba, il diniego dei servizi e la chiusura delle operazioni finanziarie delle banche internazionali con il nostro paese e il congelamento dei trasferimenti legittimi di fondi verso e da Cuba, compresi quelli in valuta diversa dal dollaro statunitense.

Il popolo di Cuba spera che la visita del presidente statunitense consolidi la sua volontà di farsi coinvolgere attivamente in un dibattito a fondo con il Congresso per l’eliminazione del blocco e che nel frattempo, continui a fare uso delle sue prerogative esecutive per modificare nella misura del possibile, la sua applicazione, senza necessità  di un’azione legislativa.

Dovranno essere risolti altri temi che sono lesivi della sovranità cubana per poter giungere a relazioni normali tra i due paesi, il territorio occupato dalla Base Navale degli Stati Uniti a Guantanamo, contro la volontà del nostro governo e del nostro popolo, deve essere restituito a Cuba esaudendo il desiderio unanime dei cubani da più di cento anni. Devono essere eliminati i programmi d’ingerenza volti a provocare destabilizzazione e cambiamenti nell’ordine politico, economico e sociale nel nostro paese. La politica di “cambio di regime” deve essere definitivamente sepolta.

Comunque va abbandonata la pretesa di fabbricare un’opposizione politica interna suffragata con denaro dei contribuenti statunitensi. Si dovrà porre termine alle aggressioni radiofoniche e televisive contro Cuba, in sicura violazione del Diritto Internazionale, e all’uso illegittimo delle telecomunicazioni con obiettivi politici, riconoscendo che il fine non è esercitare una determinata influenza sulla società cubana, ma porre le tecnologie in funzione dello sviluppo e della conoscenza.

Il trattamento migratorio preferenziale che ricevono i nostri cittadini in virtù della Legge di Accomodamento Cubano e della “politica dei piedi asciutti, piedi bagnati”, provoca perdite di vite umane e fomenta l’emigrazione illegale e il traffico di persone, oltre a generare problemi a paesi terzi. Questa situazione deve essere modificata, come dovrebbe  cancellarsi il programma di “parole” per i professionisti cubani in medicina, che priva il paese di risorse umane vitali per garantire la salute del nostro popolo e danneggia i beneficiari  della cooperazione di Cuba con nazioni che la necessitano. Inoltre, va cambiata la politica che pone come condizione agli atleti cubani di rompere con il loro paese per poter giocare nelle Leghe degli Stati Uniti.

Queste politiche del passato sono incongruenti con la nuova fase che il governo degli USA ha iniziato con il nostro paese. Tutte sono iniziate prima del governo di Obama, ma lui può modificarne alcune per decisione esecutiva e altre eliminarle definitivamente.

Cuba è coinvolta nella costruzione di una nuova relazione con gli Stati Uniti nel pieno esercizio della sua sovranità e impegnata con i suoi ideali di giustizia sociale e di solidarietà. Nessuno può pretendere che per questo debba rinunciare ad uno solo dei suoi principi, cedere un apice in sua difesa, né abbandonare quanto proclamato nella Costituzione: “Le relazioni economiche, diplomatiche con qualsiasi altro Stato non saranno mai negoziate per aggressione, minaccia o coercizione di una potenza straniera”.

Non si può avere nemmeno il minimo dubbio della fedeltà assoluta di Cuba ai suoi ideali rivoluzionari e antimperialisti, e alla sua politica estera impegnata con le giuste cause del mondo, la difesa dell’autodeterminazione dei popoli e il tradizionale appoggio ai nostri paesi fratelli.

Come si legge nell’ultima Dichiarazione del Governo Rivoluzionario, è e sarà irremovibile la nostra solidarietà con la Repubblica Bolivariana del Venezuela, con il governo guidato dal presidente Nicolás Maduro e con il popolo bolivariano e chavista, che lotta per continuare il suo proprio cammino ed affronta sistematici tentativi di destabilizzazione e sanzioni unilaterali stabilite dall’Ordine Esecutivo infondato e ingiusto del marzo del 2015, condannato dall’America Latina e i Caraibi.

La notificazione emessa lo scorso 3 marzo, prorogando la cosiddetta “Emergenza Nazionale” e le sanzioni, è un’intromissione diretta e inaccettabile nei temi interni del Venezuela e nella sua sovranità. Quell’Ordine deve essere abolito e questo sarà un reclamo permanente e deciso di Cuba.

Come ha detto il Generale d’Esercito Raúl Castro: “Non rinunceremo ai nostri ideali d’indipendenza e giustizia sociale, né ci arrenderemo a uno solo dei nostri principi, né cederemo di un millimetro nella difesa della sovranità nazionale. Non permetteremo pressioni nelle nostre questioni interne. Ci siamo guadagnati questo diritto sovrano con grandi sacrifici e al prezzo dei più grandi rischi”.

Siamo arrivati fin qui, lo reiteriamo ancora una volta, per la difesa delle nostre convinzioni e perché la ragione e la giustizia ci sostengono.

Cuba ratifica la sua volontà di avanzare nelle relazioni con gli Stati Uniti, sulla base del rispetto dei principi e dei propositi della Carta delle Nazioni Unite e dei principi del Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmato dai capi di Stato e di Governo della regione, che comprendono il rispetto assoluto della sua indipendenza e sovranità, il diritto inalienabile di ogni Stato di scegliere il sistema politico, economico, sociale e culturale senza ingerenze di alcuna forma; l’uguaglianza e la reciprocità.

Cuba reitera a sua volta, la piena disposizione a mantenere un dialogo rispettoso con il governo degli Stati Uniti e a sviluppare relazioni di convivenza civile. Convivere non significa dover rinunciare alle idee nelle quali crediamo e che ci hanno portato fino a qui, al nostro socialismo, alla nostra storia, alla nostra cultura.

Le profonde differenze di concezioni tra Cuba e gli Stati Uniti sui modelli politici, la democrazia, l’esercizio dei diritti umani, la giustizia sociale, le relazioni internazionali, la pace e la stabilità mondiale, tra l’altro, persisteranno.

Cuba difende l’indivisibilità, l’inter-dipendenza e l’universalità dei diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali. Siamo convinti che sia obbligo dei governi difendere e garantire il diritto alla salute, all’educazione, la sicurezza sociale, il salario uguale a parità di lavoro, il diritto dei bambini, ed anche il diritto all’alimentazione e allo sviluppo. Rifiutiamo la manipolazione politica e la doppia facciata sui diritti umani, che deve cessare. Cuba che ha aderito a 44 strumenti internazionali in questa materia, mentre gli Stati Uniti ne hanno firmati solo 18, ha molto da dire, da difendere e da mostrare.

Per quel che riguarda i nostri vincoli con gli Stati Uniti, i due paesi devono rispettare le loro differenze e creare una relazione basata sul beneficio dei due popoli.

Indipendentemente dai passi avanti che si possano fare nei vincoli con gli Stati Uniti, il popolo cubano andrà avanti. Con i nostri propri sforzi e le nostre provate capacità e creatività, continueremo a lavorare per lo sviluppo del paese e il benessere dei cubani. Non desisteremo nella domanda d’eliminazione del blocco, che ha fatto tanto danno e continua a farne. Continueremo a portare avanti il processo d’attualizzazione del modello economico e sociale che abbiamo scelto, e di costruzione di un socialismo prospero e sostenibile per consolidare le conquiste della Rivoluzione. Un cammino sovranamente scelto e che sicuramente sarà ratificato nel VII Congresso del Partito Comunista, con Fidel e Raúl vittoriosi.

Questa è Cuba che offrirà un rispettoso benvenuto al presidente Obama.

 

http://www.cubadebate.cu/especiales/2016/03/08/editorial-del-diario-granma-la-visita-a-cuba-del-presidente-barack-obama/#.VuJ5o03SlI0

Discorso del Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba, compagno Miguel Díaz-Canel Bermúdez, nella cerimonia commemorativa per il III Anniversario della semina del Comandante Presidente Hugo Rafael Chávez Frías, nel teatro Teresa Carreño, a Caracas, in Venezuela, il 5 marzo del 2016.

“Caro Presidente, compagno Nicolás Maduro;

Distinte invitate e invitati;

Care sorelle e cari fratelli venezuelani:

 

Con profonda emozione e con sentimento rivoluzionario vogliamo condividere con voi, come parte di questo incontro, alcune idee che esprimono i sentimenti della Cuba rivoluzionaria, della Cuba di Fidel e di Raúl con la fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, con il suo popolo con il suo legittimo governo e in particolare con Chávez, perché per noi Chávez vive (Applausi).

Poche ore fa, come un affronto alla memoria dell’eterno e invincibile Comandante Presidente Hugo Rafael Chávez Frías e ai popoli di Nuestra America e del mondo, il Presidente degli Stati Uniti d’America ha deciso di prorogare per un altro anno l’ingiustificato, sproporzionato e pericoloso Ordine Esecutivo che dichiara “l’emergenza nazionale” perché considera che la Repubblica Bolivariana del Venezuela costituisce “una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”.

Ancora una volta l’impero dimostra che non ha cambiato la sua essenza aggressiva e il suo disprezzo verso i nostri popoli, reiterando le sue minacce contro una nazione fraterna, pacifica e solidale, ignorando l’indignazione e la condanna unanime che ha suscitato la promulgazione di questo infame Ordine appena un anno fa.

Voglio reiterare e inoltre ratificare quello che ha detto il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz nel VII Vertice delle Americhe a Panama, l’11 aprile del 2015:

“ Il Venezuela non è, nè può essere una minaccia alla sicurezza nazionale di una super potenza come gli Stati Uniti”.

Ed ha aggiunto: “Devo riaffermate tutto il nostro appoggio in maniera risoluta alla Repubblica Bolivariana del Venezuela (Applauso), al governo legittimo e all’unione civico - militare guidata dal Presidente Nicolás Maduro (Applausi), al popolo bolivariano e chavista che lotta per proseguire nel proprio camino e affronta tentativi di destabilizzazione e sanzioni unilaterali. Reclamiamo che si eliminino e che l’ordine esecutivo sia derogato! (Applausi.)

Il Presidente Hugo Chávez già non era fisicamente presente e in modo opportunistico si pensava, come alcuni continuano a pensare in forma sbagliata, che coloro che gli sarebbero succeduti non avrebbero potuto difendere la Rivoluzione Bolivariana.

Non sono mancati tentativi di contrapporre il Venezuela a Cuba, offrendo a uno il garrote e all’altra la carota.

In una delle sue confessioni più intime, quando era già pienamente cosciente del suo destino storico, Chávez evocò la celebre frase con la quale Fidel Castro terminò il suo allegato di autodifesa, parafrasandola nel senso che aveva preso la sua vita: “La storia mi assorbirà”.

Così assorbito dal vortice della rivoluzione, partendo dal suo arrivo al potere, Chávez s’installò per sempre nel cuore del suo popolo e in quello di tutta l’America (Applausi), e per questo siamo qui a nome di Fidel, di Raúl e di tutti i cubani per rendergli omaggio in occasione del terzo anniversario della sua semina.

In Chávez confluivano straordinarie doti di profondo pensatore e stratega rivoluzionario, con un’infinita sensibilità, energia e capacità di convincere e mettere in pratica le sue avanzate idee.

Oratore eccezionale, appassionato e ottimista, credeva nell’invincibilità dello spirito umano. Espressione e somma della più autentica cultura popolare venezuelana. Amante più che mai della sua patria, della sua fede e del suo popolo, leader politico e militare nato, i suoi avversari lo sotovaluatarono incapaci di misurare la sua intelligenza e la sua visione. E prima di tutto è stato un essere infinitamente solidale.

I latinoamericani e i caraibici non lo dimenticheremo mai unendo volontà diverse, limando asperità per recuperare il sogno dell’integrazione regionale.

Coloro che hanno visto nella sua generosità uno spreco delle ricchezze del Venezuela, sono gli stessi che per anni hanno defraudato il loro vero padrone negandogliela. (Applausi).

Oggi, quando la crisi economica, la caduta dei prezzi del petrolio e il sabotaggio economico scuotono il paese, c’è chi vuole dimenticare o non vuole ricordare che grazie alla generosa e giusta rivoluzione che Chávez ha scatenato, milioni di venezuelani sono usciti dalla povertà estrema e dalla fame, hanno ottenuto servizi di salute, educazione e cultura, posti di lavoro e case. (Applausi)

Oggi il Presidente Nicolás Maduro e il suo gabinetto sono impegnati a continuare e consolidare quello che Chávez ha iniziato con l’appoggio della maggioranza del popolo, concentrati nel porre fine a un modello di rendita, differenziando i servizi di base per i cittadini e creando un miglior ambiente di sicurezza.

Chissà quanto si poteva realizzare con un più forte atteggiamento patriottico e rispetto della sovranità del Venezuela e con meno boicottaggi interni e aggressioni e sovversioni esterne!

Per esperienza propria sappiamo che il successo dipende da quattro fattori essenziali, che sono: la fedeltà senza limiti alle idee e a una causa giusta, che in questo caso sono quelle di Bolívar e Chávez; l’unità indistruttibile di tutti i rivoluzionari, il lavoro unito e instancabile di tutti e un’infinta fede nella vittoria .

(Applausi)

Fratelli venezuelani:

Non parlo solo come rappresentante dello Stato, del Partito e del popolo di Cuba. Lo faccio anche come un cubano che è nato con la sua Rivoluzione, che è cresciuto e vissuto tutto questo tempo sottoposto ad aggressioni e al criminale blocco economico, commerciale e finanziario, che ha scelto lo stesso destino della stragrande maggioranza dei suoi compatrioti e che per questo ha avuto il privilegio di vivere questo momento di riconoscimento per l’esistenza della Rivoluzione cubana e dello Stato Socialista in Cuba.

Il camino percorso da nostro popolo è stato lungo ed eroico per giungere agli annunci realizzati simultaneamente lo scorso 17 dicembre del 2014.

Sulla base del rispetto per l’uguaglianza sovrana e senza aggressioni all’indipendenza nazionale e all’auto determinazione del nostro popolo siamo disposti a trattare i più diversi temi in forma reciproca e a continuare a dialogare convinti che possibile convivere civilmente nonostante le nostre profonde differenze.

La normalità delle relazioni bilaterali è una sfida che passa necessariamente per l’eliminazione del blocco e la restituzione del territorio illegalmente occupato di dalla Base Navale nordamericana nella provincia cubana di Guantánamo (Applausi).

Ma è stata una sfida più grande essere giunti a questo punto.

Se la Rivoluzione è un gran cambio nella vita degli esseri umani, la Rivoluzione dev’essere un movimento di resistenza, ribellione, rischi e volontà di affrontarli con poche risorse e molta creatività, solidarietà, morale e principi. (Applausi).

I rivoluzionari non siamo mai soli. Non lo è stata mai la Rivoluzione Cubana e non lo è in quest’ora cruciale la Rivoluzione Bolivariana (Applausi), che non è una minaccia per nessuno, ma speranza e bastione di solidarietà. (Esclamazioni di: Grazie Cuba!) Grazie Venezuela! (Applausi.) Non importa che l’imperialismo e le oligarchie lancino attacchi contro i processi rivoluzionari e progressisti, non ci tolgono il sonno. Non vi preoccupate per gli annunci dei funerali: voi avete già dimostrato che sino a che ci sarà un chavista vivo e lottando, la Rivoluzione starà in piedi. E voi siete milioni (esclamazioni e applausi)

Quando nella sua ultima campagna elettorale, cosciente che il suo tempo di vita stava per terminare, il Comandante convocò i venezuelani e tutti i latinoamericani a sentirsi Chávez, e con quel richiamo : “Tutti siamo Chávez!” ci ha consegnato l’ultima cosa che gli restava la sua stessa identità per farla nostra, per moltiplicarsi in ognuno di noi come formula di redenzione e di fede nella vittoria.

Questo è l’uomo che veniamo ad onorare oggi a Caracas.

Il miglior amico di Cuba (applausi), colui che ha affermato che non era un sacrificio quello che faceva mentre si lamentava del tempo che non bastava per tutto quello che doveva fare. Il popolo, assicurava Chávez, si aspetta molto da noi e non lo dobbiamo deludere. Sono secoli che aspetta”.

Ispirato dalle idee di grandi uomini come Bolívar e Martí, il Che, Fidel e Chávez, abbiamo sognato tutti un mondo migliore, che è possibile, stiamo cominciando a costruirlo e non vi rinunceremo mai. (Applausi).

Non vogliamo guerre. Non vogliamo blocchi. Non vogliamo ingerenze, Non vogliamo sovversioni. Non vogliamo sabotaggi. Non vogliamo che ci s’impongano modelli d’accumuli egoisti di ricchezze per pochi. Vogliamo la pace. Vogliamo giustizia sociale ed equità, vogliamo lo sviluppo sostenibile. Voglaimo condividere quello che abbiamo. Vogliamo felicità e prosperità per tutti. Vogliamo l’integrazione piena in Nuestra America. (Applausi ed esclamazioni “El pueblo unido, jamás será vencido!)

Per questo, domandiamo energicamente la derogazione dell’Ordine Esecutivo contro il Venezuela, chiamiamo la comunità internazionale a sommarsi a questo giusto reclamo e reiteriamo nuovamente in maniera risoluta e leale il nostro appoggio assoluto alla Rivoluzione Bolivariana, al legittimo governo del Presidente Nicolás Maduro e al popolo venezuelano che lotta per mantenere la pace, l’ordine costituzionale, le conquiste della sua Rivoluzione, il legato del Comandante Presidente Hugo Chávez (Applausi),di fronte ai tentativi di destabilizzazione dell’opposizione interna sostenuta dagli Stati Uniti dai loro alleati.

Ancora una volta condanniamo le arbitrarie, prolungate e crudeli campagne di guerra economica e psicologica contro il governo e il popolo bolivariano Non rinunceremo alle idee d’integrazione e d’emancipazione che ci hanno inculcato Fidel e Chávez.

Oggi mentre ricordiamo Chávez, porto nella memoria i miei compatrioti, le vittime del sabotaggio alla nave La Coubre, 56 anni fa, e il richiamo di Fidel in quel momento a resistere e a vincere, con la storica parola d’ordine “Patria o morte! Vinceremo!” (Applausi.)

Fratelli venezuelani, la Rivoluzione venezuelana vincerà! Chávez vive!

(Applausi ed esclamazioni di: Chávez vive! / Traduzione Gioia Minuti)

Nel mezzo della complessità e delle sfide che presenta la situazione attuale, s’impone un interrogativo: qual’è il nostro dovere con le generazioni che vivranno questo secolo XXI per la preservazione e la trasmissione del legato dell’Eroe Nazionale?

(…) Per i cubani, nel mezzo delle complessità e delle sfide che c’impone la situazione attuale, sono vigenti i seguenti interrogativi: qual’è il nostro dovere verso le generazioni che avranno, tra vari anni di questo XXI secolo, per preservare e trasmettere il legato martiano?

Come dobbiamo inserirci in maniera creativa ed efficace nello sforzo che coinvolge tutto il paese per realizzare una cultura integrale e di massa?

Che cosa dobbiamo fare oggi perchè il sacro legato martiano sia investigato con profondità, per estrarre lezioni valide e far fronte alle sfide del XXI secolo?

Siamo impegnati con la difesa della tradizione democratica rivoluzionaria e socialista della nazione cubana e dei valori che si trovano in quello che potremmo chiamare il DNA di Cuba, cioè della nostra identità.

Ovviamente le nostre responsabilità sono cresciute, perchè non stiamo solo difendendo la cultura cubana, ma anche quella latinoamericana, dei Caraibi e anche mondiale.

Soprattutto al giorno d’oggi, momento nel quale è intavolato un combattimento a scala continentale tra i popoli che vogliono approfondire i cambi economici, politici e sociali che hanno realizzato e ed hanno luogo nella regione e le oligarchie sottomesse “ storicamente” ai disegni imperiali.

Non dimentichiamo che si tratta di una lotta nella quale questa regione latinoamericana e dei Caraibi, con una dilatata storia di saccheggi, sottosviluppo e depredazione da parte delle metropoli antiche e moderne, con una destinazione di liberazione e una tradizione spirituale che serve da fondamenta a una vocazione d’integrazione regionale, s’incontra già in condizioni favorevoli per dare un apporto di sostanza e salvare la specie umana e il pianeta che abitiamo dalla sua estinzione definitiva.

È un imperativo avvisare i giovani perché si preparino e prendano coscienza della necessità d’affrontare il dramma, perchè la famiglia umana affronta pericoli mortali. Dobbiamo formare coscienze sul nefasto carattere di questa crisi che vive l’umanità.

Per la prima volta nella millenaria storia dell’uomo si sono accumulate forze tecniche e risorse materiali capaci d’estinguere non solo la specie umana, ma tutte le specie.

Questo si relaziona strettamente al tema dell’imperialismo nella sua fase attuale e specificatamente nel comportamento degli Stati Uniti

Martí è stato il pensatore straniero che ha conosciuto meglio la società nordamericana del suo tempo e le sue idee costituiscono oggi una solida base per relazionarci con questo paese.

Per questo le sue idee sono una risorsa molto necessaria per vincolarci e avere relazioni più strette con la società nordamericana.

Perchè l’imperialismo di oggi non è l’imperialismo del XX secolo: si tratta di un imperialismo in un processo di decadenza.

Ricordiamo che tutti gli imperi nel momento della morte o nel processo finale della loro esistenza, intraprendono azioni disperate per cercare d’impedire l’inevitabile.

L’impero egemonico ansioso di perpetuare il suo dominio “a tutti i costi” continua a utilizzare flagranti violazioni del Diritto Internazionale, minacce, l’uso della forza e non esita a realizzare aggressioni a grande scala con il proposito d’assicurarsi lo sfruttamento e il saccheggio delle risorse naturali in tutto il mondo.

Cuba inizia una nuova tappa di maggior sottigliezza e rigore nel combattimento, una tappa nella quale il nostro popolo dovrà lottare e dare tutto per la piena integrità e indipendenza della nazione. (Traduzione GM – Granma Int.)

La Fiera Internazionale del Libro Cuba 2016, il X Congresso Internazionale Universitario, i molti incontri politico- culturali hanno occupato ogni minuto di Luciano Vasapollo – e Rita Martufi sua compagna e collaboratrice imprescindibile - a L’Avana.

Questo grande amico di Cuba che da più di trent’anni combatte a fianco della Rivoluzione cubana e di tutti gli altri movimenti rivoluzionari e progressisti presenti in America Latina è marxista e critico dell’economia, docente dell’Università La Sapienza di Roma, professore dell’Università di Pinar del Río e de L’Avana. Inoltre dirige il Centro Studi Cestes della USB, Unione Sindacale di Base ed è un dirigente politico internazionalmente noto con centinaia di pubblicazioni tra articoli e libri.

La terrazza del ICAP zeppa di pubblico, con la presidente Kenia Serrano, Acela Caner, nota storiografa scrittrice e insegnante, nonostante la giornata davvero fresca per Cuba, è stata uno scenario perfetto per parlare di Luciano Vasapollo e presentare un suo libro di grande interesse per il più vasto pubblico, dai giovani a chi vuole fare propria un’analisi critica della situazione della crisi internazionale della realtà e le prospettive, attraverso il pensiero di un profondo esperto.

Hanno presentato Luciano – ben noto a tutti i presenti - Elio Gámez, vice presidente del ICAP Istituto di Amicizia con i Popoli, Gladys Ramirez Hernández, professoressa d’economia e Graciela Ramírez, argentina, attivista che ha svolto un lavoro eccezionale alla guida del coordinamento internazionale per la libertà dei Cinque Eroi Antiterroristi, che ora lotta per l’eliminazione del blocco genocida imposto a Cuba e la libertà dei prigionieri politici.

Graciela ha presentato Luciano Vasapollo, amico da molti anni e compagno di tutte le battaglie parlando dell’uomo, dei suoi sentimenti, dei dolori che gli ha inflitto la vita, della su incredibile energia e del coraggio per andare sempre avanti.

Lucinao questa volta è venuto a Cuba anche come capo delegazione dell’Università, rappresentante del Rettore, accompagnato da alcuni colleghi che hanno a loro volta partecipato al X Congresso Internazionale Universitario, ed ha incontrato dirigenti e politici di alto livello.

Dice Luciano: Abbiamo incontrato alcuni dirigenti del sindacato di Cuba la CTC, con la quale esistono forti rapporti. La USB ha migliaia di militanti ed è una confederazione nazionale che difende i lavoratori del servizio pubblico e quelli delle macro aree industriali e a livello internazionale è legata alla Federazione Sindacale Mondiale e fa parte della sua segreteria, portando avanti un progetto di classe.

Nel Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba ci ha ricevuto Jorge Arias, addetto alle relazioni internazionali con il quale abbiamo parlato anche di aree di studio e del prossimo VII Congresso del PCC , delle linee di economia e pianificazione che Cuba porta avanti con successo, ed anche della capacità dei cubani di criticare e correggere gli errori commessi, di mettere sul piatto le cose positive e negative cosa che non avviene in Europa dove prevalgono i protagonismi dei gruppi che apportano problemi collettivi”.

“Ho incontrato Miguel Diaz Canel, primo vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri; ogni giorno ci siamo visti con Abel Prieto – assessore del presidente di Cuba Raúl Castro – ed abbiamo   presentato i libri che ho portato e in particolare “ La lumaca nella terra del sud “ del Laboratorio Europeo per la Critica Sociale, del Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell’Umanità, un testo che è tutto una sorpresa, di grande interesse perché le conversazioni con Luciano qui pubblicate toccano tutti gli argomenti di più grande importanza dell’attualità e chiamano a pensare e analizzare la difficoltà di vivere”.

Luciano ricorda anche il libro di Sepulveda “ La storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, parla della lumaca Ribelle e della tartaruga memoria e di come parlare con i giovani, per elaborare un dialogo sul presente e sul futuro con la bellezza della lentezza.

“Tra poco tempo presenteremo in Italia il libro di Abel, “Miguel luna” , in una collana edita dall’Università la Sapienza. Ringrazio molto il Rettore Eugenio gaudio e il Vicerettore, sostenitori di una ricca multiculturalità. Abbiamo ricevuto Evo Morales Ayma, presidente della Bolivia, che ha ricevuto la laurea Honoris Causa. Stamperemo il testo di Miguel Barnet “Fuente viva” , poi il volume “Guerrigliero del tempo”, di Katiuska Blaco e ho avuto il piacere di firmare l’accordo per la stampa della biografia di Raúl Castro, in questa collana che offre una visione internazionale politico-culturale eccellente.

“Con Rita abbiamo realizzato anche altri incontri di notevole importanza, incontri come quello nella sede della Fondazione Che Guevara con Camilo Guevra il figlio del Guerrigliero eroico in vista di un accordo culturale, con il ministro d’educazione Alarcón, con il vice ministro di cultura Fernando Rojas, nella ANEC, l’Associazione degli Economisti di Cuba – di cui Luciano è membro onorario – dove abbiamo parlato del perfezionamento del modello economico cubano.

“Stavolta, dato che siamo arrivati con due giorni di ritardo, non sono riuscito nemmeno a fare una passeggiata a L’Avana Vecchia, ma parto contento di tutto quello che abbiamo realizzato e ringrazio Granma e Granma International che per noi in Europa sono fondamentali, sono un legame per tutta la solidarietà con la realtà la verità cubana e latinoamericana, sono un punto di riferimento per tutti gli internazionalisti, che a loro volta devono ricevere dei complimenti per il loro lavoro solidale con la Rivoluzione e tutti i cambi che stanno avvenendo in questo continente”.

Realizzazione: Natura Avventura

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