Economista di professione, il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha messo in allerta nella sua visita in Francia, con solidi argomenti, che qui si commettono gli stessi errori di politiche anteriori applicate in America Latina.
Il mandatario ha svolto un'agenda molto intensa. In appena due giorni si è riunito col suo omologo, François Hollande, col primo ministro, Jean-Marc Ayrault, e coi titolari dell'Assemblea Nazionale e del Senato, Claude Bartolone e Jean Pierre Bell, rispettivamente. 
Ha anche offerto conferenze nel centro di alti studi di Sciences Po, della città di Poitiers, e nell'Università della Sorbona, a Parigi; è intervenuto davanti alla Conferenza Generale dell'UNESCO ed ha presentato il suo libro “De Banana Republic a la no Republica”. 
Correa, laureato con master nell'Università Cattolica di Lovaina, in Belgio, ha stabilito un parallelo tra le attuali turbolenze finanziarie in Europa e quelle registrate negli anni 90 del secolo scorso in America latina. 
“L'America Latina è esperta in crisi, perché le ha conosciute tutte”, ha detto lo statista in un intervento in francese, ampiamente applaudito alla Sorbona.  Il mandatario si è dispiaciuto che davanti ai problemi del debito si stiano applicando qui le stesse ricette, gli stessi metodi ortodossi che sono falliti in tutto il mondo e cercano solo di salvare le banche private e permetter loro di recuperare i loro capitali.   Queste soluzioni stanno ritardando l'uscita dalla crisi ed hanno un elevato costo sociale, ha affermato.  Quando sono cominciati i problemi nell'Eurozona nel 2008, i governi hanno adottato misure di austerità col fine di diminuire il deficit ed il debito pubblico. 

Quito, 27 sett (Prensa Latina) La democrazia in Ecuador è molto fortificata, molto vibrante ma non è esente dal pericolo, ha detto il presidente Rafael Correa, riferendosi al tentativo di golpe di Stato del 30 settembre 2010.  
 
Frequentemente quelli che più attentano a questa democrazia sono i mezzi di comunicazione... è stata evidente la partecipazione della stampa oppositrice nei fatti di tre anni fa, ha sottolineato Correa in dichiarazioni al canale televisivo Telerama. 
  Ha aggiunto che per i supposti democratici, mentre la democrazia serve ai loro interessi, tutto sta bene. 
  Ma quando si producono cambiamenti come quelli del nostro paese, destabilizzano governi, ammazzano, fanno quello che sia. 
  In questo senso ha ricordato i golpe di Stato a Salvador Allende, in Cile, quello dell’aprile 2012 in Venezuela ed in Honduras nel 2009. 
  Ha commentato che attualmente i golpe sono sottili, moderni, non sono necessarie le forze militari, agendo direttamente solo si arma una rivolta ed i mass media si incaricano di seminare zizzania ed incitare. 
  Ha ricordato che il 30 settembre 2010 hanno occupato l'aeroporto, l'Assemblea Nazionale, i mezzi pubblici di comunicazione e si è chiesta la rinuncia del presidente, tutto questo sono indizi di un golpe di Stato, solo che in quell'occasione il popolo è uscito sulla strada a dare la vita per il suo governo. 
  Ha informato che l'investigazione degli eventi prosegue da parte di una commissione che redige evidenze e prove per tentare di concatenare tutti i fatti e determinare responsabilità. 
  Ha osservato che durante il processo che è già incominciato, si sono commessi errori come la consegna delle verifiche alla stessa polizia che ha diretto la ribellione di quel giorno, e la dispersione dei processi nella quale si sono prodotti decine di giudizi, ma in forma isolata. 
 
Ig/lgc/nda

L’informazione è come l’acqua: un bene pubblico. Possiamo affermare, in estrema sintesi, che in questa frase sia racchiuso il concetto cardine su cui è imperniata la nuova Legge sulla Comunicazione recentemente entrata in vigore in Ecuador. Una norma tesa a smantellare lo strapotere del «latifondo informativo commerciale» come ebbe a definirlo il Comandante Chavez. nonché a rendere possibile la nascita di nuove forme di democrazia della comunicazione.Prima di passare all’analisi della nuova legge è giusto sottolineare come questa vada nella direzione indicata dalla Costituzione approvata nel 2008, che sancisce per i cittadini ecuadoriani il diritto alla comunicazione. Una sfida difficile, che si può vincere esclusivamente superando il mercantilistico modello vigente, basato sul dominio dell’oligopolio privato.


Intervista a Alexis Ponce

Scritto da Susadny González, Rivista Bohemia di Cuba
Pubblicato Sabato, 25 Maggio 2013 13:44
 
L’Ecuador nel nuovo mandato di Rafael Correa
 Intervista della Rivista Bohemia di Cuba a Alexis Ponce
Della giornalista Susadny González
24.05.2013
 Potrebbe specificarmi il suo incarico attuale o funzione nel Governo?
 Sono difensore dei DDHH e, attualmente, consigliere sociale del compagno Walter Solís, Segretario Nazionale dell’Agua.
 Certe analisi sostengono che dopo la morte di Chávez, Rafael Correa emerge come il nuovo leader del continente. Condivide questo criterio o scorge una leadership più collegiata nella regione?

Alexis Ponce
Condivido il criterio del mio Presidente, che pubblicamente ha espresso il suo disaccordo con il fatto che l’oligarchia mediatica globale lo collochi come “il nuovo caudillo” alla morte di Chávez. Rafael ha detto chiaramente che non gli interessa fare il leader di nulla, ma “servire le nostre piccole patrie e la Patria Grande, la nostra America Latina”.

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