Durante le ultime settimane, un gruppo di economisti e di accademici di differenti discipline si è riunito per sviluppare delle proposte sul tentativo di superare la situazione critica che sta attualmente vivendo il Venezuela. Le proposte sono state sviluppate senza sacrificare le già compromesse conquiste storiche, in nome di un falso “pragmatismo”, ottenute dal popolo venezuelano durante gli anni della Rivoluzione Bolivariana. 

Mettendo da parte le varie differenze di pensiero su come attuare questa via d’uscita, il risultato di questo congresso è stato un insieme di raccomandazioni all'esecutivo Nazionale che vengono riportate qui di seguito. Sperando che siano utili per la comprensione di ciò che sta accadendo e allo stesso tempo per l'uscita del Paese dall’attuale situazione economica, sempre senza rinunciare ai principi bolivariani, le pubblichiamo su 15yultimo.com, confidando si suscitare un dibattito necessario e urgente.

 

Raccomandazioni per affrontare l’attuale situazione economica e dare inizio un nuovo sviluppo dell'economia venezuelana

 

Introduzione

 

Il presidente Nicolás Maduro ha sottolineato l’urgenza di un dialogo che abbia come oggetto la critica situazione economica in Venezuela e che possa presentare delle nuove “proposte economiche”. Considerata questa necessità, un gruppo di professionisti in questo settore ha elaborato il seguente documento, che riassume il lavoro di circa 15 giorni, ma in un certo senso ripercorre lo sforzo intellettuale di numerosi anni.

 

Obiettivo del lavoro

 

L’obiettivo è quello di pianificare alcune proposte per combattere e sconfiggere i meccanismi della guerra economica, i quali a loro volta sono strettamente legati al superamento della vulnerabilità dell'economia venezuelana. Per noi infatti è di massima importanza distinguere tra un’economia determinata dal pensiero capitalista, con le sue relazioni di dipendenza dal capitale transnazionale, e un'economia alternativa, fondata sul potere esercitato dal popolo, che ha come punto di riferimento il socialismo.

È importante quindi sottolineare che l'efficacia della guerra economica, mossa contro il Venezuela dai centri di potere egemonico, è relazionata con:

  1. La grande dipendenza dell'economia nazionale nei confronti delle imprese multinazionali che monopolizzano la produzione, l'importazione e la distribuzione di prodotti industriali, di medicine, di macchinari e di rifornimenti.
  2. La fuga dei capitali provenienti dalle esportazioni di petrolio.

 

Il nostro lavoro si concentra principalmente su:

  • L’iperinflazione, indotta principalmente dalla manipolazione del tasso di cambio, che produce una distorsione del valore della valuta nazionale.
  • La guerra dei prezzi.
  • La penuria programmata e selettiva di cibo e medicine.
  • La carenza di liquidità.
  • I problemi legati alla fornitura di beni e servizi, in particolare nel trasporto pubblico e nel gas destinato a uso domestico.

 

La politica di dialogo e pace del Presidente Nicolás Maduro, incentrata sul rafforzamento del sistema di protezione per la popolazione venezuelana, attraverso il programma per la patria, i CLAP, le Case della Patria, le politiche abitative e pensionistiche e la “inamovibilidad”[1] dei lavoratori, ha segnato una serie di grandi vittorie politiche essenziali di fronte all’assedio imperialista.

È di fondamentale importanza, inoltre, consolidare le vittorie ottenute, infatti il popolo ha un impellente bisogno di risultati in ambito economico, nella lotta quotidiana contro l'iperinflazione indotta, a livello commerciale e finanziario e nell’ambito della guerra economica: per questo è necessario correggere gli errori commessi o impegnarsi là dove non si sta facendo abbastanza. È importante prendere delle decisioni che siano all’altezza della situazione e attuarle senza timore. 

Proposte

  1. 1.       Rafforzare il valore del Bolivar. A tal fine proponiamo:
  • La creazione di un Bolivar che sia una moneta sovrana legata all’oro. Infatti, il valore dell’oro è assicurato dalla quantità depositata nelle casse del Banco Centrale del Venezuela. L’obiettivo è quello di ancorare il valore del Bolivar a un bene il cui prezzo è riconosciuto nel mercato internazionale e non è suscettibile di manipolazione da parte di terzi. Infatti, quest'ultima circostanza è stata il fattore determinante dell’iperinflazione indotta e della destabilizzazione economica. In alternativa si suggerisce di ancorare il valore del Bolivar al prezzo del petrolio, quindi in base alla sua quantità, come è stato realizzato nel caso del Petro.
  • In entrambi i casi, però, il Petro funzionerebbe come valuta solo per il commercio con l'estero, e il Bolivar sovrano, assicurato in oro o in petrolio, circolerebbe come moneta nazionale.
  • In ogni caso, entrambe le opzioni mirano sia a impedire l'acquisto del Petro con Bolivar sovrani, per evitare la fuga di capitali, sia a proibire il libero uso delle criptovalute all'interno del Paese, come avviene in Russia e Cina.

 

  1. 2.       Migliorare l'evoluzione degli aggregati monetari:
  • Aumentare in generale l'attuale coefficiente di riserva legale e attuare un modello dinamico che rappresenti la riserva legale specifica di ciascuna banca, in modo tale che il rispettivo coefficiente sia calcolato prendendo in considerazione il valore minore dell’oscillazione del margine di intermediazione dell’attività produttiva e il valore maggiore dell’oscillazione del margine finanziario (spread) di ciascuna banca. Quest’ultimo dovrà essere misurato come la differenza percentuale netta tra gli importi complessivi derivati dagli interessi e dalle commissioni su prestiti e dagli interessi maturati sugli investimenti, e l'importo totale degli interessi corrisposto ai correntisti. Inoltre, sarebbe necessario ridurre il suddetto coefficiente di riserva legale specifica, nel caso in cui ci fosse un maggior margine di intermediazione per l'attività produttiva o un minore margine finanziario inferiore (spread), sempre con le modalità che abbiamo indicato in precedenza.
  • Modificare la “Legge Organica dell'Amministrazione Finanziaria del Settore Pubblico” (LOAFSP) per stabilire che tutti i fondi e gli attivi monetari dello Stato debbano essere depositati in un’unica banca statale, indipendentemente dalla loro origine, tipo, qualità, formato di emissione e destinazione, anche se amministrati da uno qualsiasi dei livelli politico-territoriali o da qualsiasi ente pubblico (inclusi trust, altri incarichi fiduciari e fondi autosomministrati).
  • La Banca Centrale del Venezuela deve assumere il controllo della politica monetaria, cambiaria e fiscale, attraverso la proposta e l’attuazione di nuovi di strumenti e nuove strategie per attivare una coordinazione di varie politiche (monetarie, cambiare e fiscali).
  • Creare un comitato permanente per il controllo e la coordinazione delle variabili economiche.
  • Creare un ente operativo con capacità sanzionatorie, anche semplicemente migliorando “l’Ente de Interoperabilidad”, ad esempio, che è stato progettato ma che non è ancora attivo, in modo che sia controllato direttamente da Miraflores, che colleghi obbligatoriamente tutti i database degli organi pubblici, che elabori tutte le informazioni attraverso l'uso delle ICT e che produca dei report ufficiali in seguito a queste analisi. 

 

  1. 3.       Stabilizzare e rinforzare il controllo del tasso di cambio:
  • Consolidare il sistema di calcolo del tasso di cambio, sospendendo l'assegnazione di denaro pubblico a società private e destinandolo alle importazioni dirette di beni essenziali per lo Stato e impiegarlo per ottenere una diminuzione della libera convertibilità del Bolivar sovrano.
  • È infine necessario stabilire meccanismi di gestione della valuta che rispondano ai bisogni prioritari della popolazione venezuelana e alle politiche economiche del governo rivoluzionario.

 

  1. 4.       Creare uno strumento legale di pianificazione delle spese, delle entrate e di utilizzo della valuta:

 

  • Così come esiste una Legge organica annuale che ha come oggetto il “bilancio delle entrate e delle spese della Repubblica” (articolo 311 della Costituzione attualmente vigente), è necessario che venga approvata costituzionalmente una legge per preventivare e pianificare l’uso delle entrate provenienti dall’esportazione di materie prime o di qualsiasi altra entrata proveniente dalle esportazioni effettuate dal settore pubblico. La legge deve inoltre specificare le persone giuridiche che ne beneficeranno, le quantità che verranno assegnate e la motivazione.
  • In ogni caso di assegnazione di denaro, è necessario basarsi su un criterio di valutazione dei prezzi internazionale, al fine di prevenire l'eccesso di fatturazione delle importazioni, la fuga di capitali, l'evasione fiscale causata dai prezzi di trasferimento e la ripercussione dei prezzi gonfiati sulle strutture di produzione e di distribuzione e sui costi di commercializzazione. Occorre inoltre valutare la ripartizione da parte dell'organismo competente, attraverso un’analisi incrociata tra i dati doganali delle importazioni registrate da SENIAT in ASYCUDA, per garantire la trasparenza della gestione valutaria, combattere la corruzione e consolidare il controllo sociale.
  • Capitali esteri e settore privato: creare spazi in modo tale che il settore privato possa trasferire il denaro che ha depositato nelle banche internazionali, senza che lo Stato ritenga questi capitali rientranti come parte delle esportazioni di risorse naturali.
  • In caso di eccezioni è necessario dare una pubblica giustificazione, basata su meccanismi finanziari e non di cambio. Invece di vendere le valute alle multinazionali, è necessario prestarle a interessi e con garanzie reali che garantiscano il recupero del prestito.
  • Riesaminare l'Accordo Cambiario n. 34 del 30 agosto 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Bolivariana del Venezuela n. 40.985, in data 9 settembre 2016, con il quale gli esportatori possono accedere all’80 % della valuta corrispondente al valore delle loro esportazioni e consegnare solo il 20% delle esportazioni che erano obbligati a corrispondere alla BCV, al fine di rendere adeguati tali importi dal momento che questo impegno viene sistematicamente violato.

 

  1. 5.       Rafforzare il sistema finanziario. A tal fine raccomandiamo: 
  • La fusione di tutte le banche di proprietà dello Stato (incluse le banche speciali e del microcredito) in un'unica Banca Pubblica. La tesoreria della Banca deve essere in contatto diretto con il Ministero del tesoro.
  • Realizzare un organismo finanziario superiore, come previsto nell'attuale legge organica.

 

  1. 6.       In materia fiscale, si propone:
  • Stabilire l'imposta sul reddito in base al calcolo della percentuale di profitto rispetto alle vendite o agli attivi. Questa rimpiazzerebbe la tassa tradizionale sull'importo totale del profitto, allo scopo di neutralizzare gli effetti dell'abuso della posizione dominante sul mercato, delle speculazioni cambiarie e finanziarie, dei brevetti e dei marchi e delle manipolazioni contabili e legali.
    Un aumento ingiustificato dell'utile rispetto all'importo delle vendite deve essere pagato interamente allo Stato.  La riscossione di questa tassa deve essere mensile, soprattutto perché ciò avrebbe un impatto significativo sulla riduzione dei margini di profitto per i commercianti e gli industriali.
  • Creazione della “tassa dei beni non produttivi e dei grandi patrimoni”.
  • Creazione della “tassa per le transazioni finanziarie ad alto valore”.
  • Queste misure ovviamente richiedono il rafforzamento dei controlli e, quindi, un sistema automatizzato, completo e trasparente.

 

  1. 7.       Mancanza di cibo programmata e selettiva, si suggerisce:
  • Nell'ambito della Grande Missione dell’Approvvigionamento Sovrano (e del CLAP), è fondamentale stabilire un piano completo per la produzione, distribuzione e consumo di 8 articoli essenziali (farina di mais, riso, pasta, zucchero, legumi, formaggio, latte e un altro alimento ricco di proteine come pollo, uova o pesce). In quest’ambito è importante definire gli obiettivi e le strategie di produzione, nonché chi è responsabile di reperire risorse finanziarie, istituzionali, cognitive e organizzative disponibili. Il Governo nazionale deve definire gli obiettivi di produzione e ciascun produttore deve impegnarsi, pubblicamente e contrattualmente, a rispettarli. La produzione, la distribuzione e la determinazione del prezzo implicano un controllo stretto e rigoroso, dalle fabbriche al commercio finale.
  • Imposte alle frontiere: tutta l'estrazione di prodotti dal Venezuela che non è coperta dalla rispettiva licenza di esportazione deve essere soggetta a una tassazione alle frontiere. L’obiettivo è quello di equiparare il prezzo dei beni nazionali rispetto a quello degli stessi prodotti all’estero. Qualsiasi disparità deve essere compensata dal sistema fiscale di imposte e quindi in tasse, che devono essere pagate al fisco nazionale.
  • Dare impulso a un’economia alternativa: mobilitare le capacità e il potenziale delle iniziative socio-produttive del popolo venezuelano, attivando anche un supporto tecnico, organizzativo e finanziario.
  • Riattivare e rafforzare la produzione di aziende statali e di EPS, in particolare quelle alimentari e industriali. Le materie prime importate dallo Stato devono essere utilizzate, alla pari di un sussidio, fondamentalmente, da società statali e proprietà sociali o comunali.
  • Il governo rivoluzionario, a tutti i livelli, e le organizzazioni del popolo devono garantire l'applicazione delle leggi dei prezzi equi e dei prezzi concordati. Il sabotaggio e il boicottaggio della fornitura sono puniti dal momento che la legge organica dei prezzi equi (articoli 11, 55 e 56) prevede sanzioni che includono la confisca e la reclusione.
  • Creare, nella Banca Centrale del Venezuela, un osservatorio sui prezzi nazionali e internazionali.
  • Stabilire l'obbligo per cui i prezzi, la data di produzione e la scadenza dei prodotti siano impressi sulle confezioni, secondo le norme stabilite dalla legge e al momento della fabbricazione dei prodotti.
  • Ridimensionare e rafforzare il sistema pubblico di distribuzione dei beni essenziali, in particolare il CLAP. Definire come applicare un sistema di supervisione e controllo dei canali di distribuzione privati, allo scopo di sradicare l'accaparramento e l’appropriazione dei prodotti, che avvenendo attraverso la proliferazione di reti di intermediazione distorcono l'offerta e aumentano i prezzi.
  • Creare un comando politico (civile-militare, con partecipazione del popolo e della classe operaia) che abbia come scopo quello di supervisione della produzione primaria, del trasporto, delle fabbriche, fino alla commercializzazione.
  • Rafforzare i meccanismi tecnologici di geolocalizzazione dei centri di produzione e stoccaggio dei beni essenziali, così come quelli dei mezzi di trasporto stessi, con l’obiettivo di un monitoraggio permanente e in tempo reale.
  • Creazione di un Centro di coordinamento intergovernativo, tramite ANC, che monitori continuamente il processo di produzione e risolva i problemi che influenzano i processi di produzione, esportazione o importazione.
  • Condurre studi sui cambiamenti nei modelli di consumo, al fine di riorientare la produzione nazionale.
  • Creare una “Sala operativa di controllo delle situazioni”, attiva nel monitoraggio e nel controllo dei centri di produzione e stoccaggio di beni essenziali, nonché dei mezzi di trasporto.
  • Stabilire meccanismi di incentivi per i cittadini che denunciano illeciti economici. Una volta che le informazioni sono state verificate dalle agenzie competenti, il denunciante sarà ricompensato con il 20% dell'importo della corrispondente sanzione pecuniaria.
  • Stabilire forme di tassazione per le attività aziendali di tipo personale.
  • Migliorare il controllo sull'evasione e sull'elusione fiscale, con l'applicazione di un sistema di controllo aziendale e cittadino sull'obbligo di emettere la fattura ai propri fornitori.

 

  1. 8.       Misure per la fornitura di medicinali:
  • Pianificare l'acquisizione e la distribuzione di medicinali essenziali e di quelli che hanno un costo elevato, in maniera tale da poter garantire una via di uscita dall’attuale situazione di carenza.
  • Recuperare e rafforzare la produzione nazionale di medicinali nel settore pubblico, nelle aziende nazionali e nelle università. Lo Stato venezuelano deve garantire la produzione e la distribuzione di farmaci di base e quelli relativi alle malattie croniche.
  • Creare un gruppo di supervisione civile-militare che, utilizzando un sistema pubblico automatizzato e una tecnologia di identificazione biometrica, assuma il controllo e la supervisione della distribuzione e vendita di medicinali.

 

  1. 9.       Promuovere il commercio estero:
  • Creare un Ente Superiore per il commercio con l’estero, allo scopo di garantire il controllo dello Stato sugli acquisti e le vendite di beni importati, nonché i processi amministrativi relativi a questo tipo di commercio. Questo organismo svilupperà l'interconnessione, grazie all’utilizzo di una piattaforma tecnologica, di tutti i sistemi legati alla gestione dei beni scambiati con origine e destinazione estera, dall'inizio della produzione fino alla conclusione dello scambio. I controlli verranno effettuati su, ad esempio l'allocazione di capitali esteri, l'importazione, i controlli statali (doganali, sanitari, fitosanitari, etc.), la distribuzione, il marketing, le tasse, le statistiche di produzione (CENCOEX, BCV, Insai, Sundee, Seniat, INE, tra gli altri), etc.
  • Garantire la trasparenza nella gestione del denaro per prevenire la corruzione e facilitare il controllo sociale, attraverso la pubblicazione dettagliata di tutte le assegnazioni effettuate da parte dell'organo competente, incrociandola con i dati doganali d'importazione registrati dal Seniat in ASYCUDA.

 

  1. 10.   Migliorare il servizio di trasporto collettivo e i servizi di base:
  • Progettare e attuare fermamente un piano che garantisca l'acquisto a prezzi equi di carburante, gomme, lubrificanti e batterie, in maniera tale da renderli accessibili a coloro che gestiscono il trasporto e, quindi, ottenere il ripristino del traffico veicolare per tutta la popolazione in generale. I prezzi devono essere calcolati tenendo presente l’intervento statale nel ripristino del traffico veicolare.
  • Promuovere un uso massiccio e intensivo a disposizione della popolazione, dei mezzi destinati al trasporto delle autorità pubbliche, sopratutto in quei momenti in cui non vengono utilizzate.
  • È necessario un intervento militare e civile nelle strutture della Metropolitana di Caracas e nella ferrovia della Valle del Tuy. È importante inoltre applicare un piano di recupero per l'infrastruttura e uno di reintegro per le squadre di lavoratori.
  • Spingere PDVSAGas a rivelare pubblicamente le motivazioni dei guasti che rendono inaccessibile questo bene essenziale alle famiglie venezuelane, poiché causano numerose proteste sia a livello nazionale che comunitario e aggravano la situazione generata dalle azioni di guerra contro la popolazione.
  • Creare una rete nazionale di trasporto di alimenti e beni pubblici per garantire ai piccoli produttori sul campo la distribuzione dei propri prodotti.
  • Creare uno Stato Maggiore Pubblico per garantire la fornitura di acqua ed elettricità nel Paese.
  • Fornire al FANB la responsabilità di salvaguardare le strutture di servizi di base.

 

  1. 11.   Lotta contro il boicottaggio dei pagamenti in contanti:
  • Promuovere l'uso di mezzi di pagamento alternativi, come “biglietti preferenziali”, carte prepagate, valute comunali e locali.

 

  1. 12.   Istituzione della Commissione per la verità economica:
  • Creare, nell’ambito dell'Assemblea nazionale costituente, la Commissione per la verità economica. Il suo obiettivo sarebbe quello di indagare sui casi di destabilizzazione economica, boicottaggio, accaparramento, attacco valutario, speculazione e sottoporli agli organi di giustizia.

 

  1. 13.   Nella comunicazione:
  • Progettare una campagna per recuperare la fiducia, la morale e l'etica del popolo, tutte virtù necessarie per superare gli effetti della guerra totale non convenzionale.

 

  1. Per quanto riguarda la scienza e la tecnologia:
  • Investimento diffuso e intensivo nel campo delle ICT per il monitoraggio, la valutazione e il controllo di procedure, sistemi, e processi per la distribuzione e la commercializzazione di merci.
  • Accentramento delle varie organizzazioni ed entità con competenze in materia di distribuzione e commercializzazione dei beni, in un unico organismo con una centralizzazione normativa ma un decentramento operativo a livello statale e comunale.
  • Implementazione della fattura elettronica.
  • Creare un'entità operativa che possegga una capacità sanzionatoria, magari migliorando il progetto, pianificato ma non ancora realizzato, dell’Ente di Interoperabilità, controllato direttamente da Miraflores, che colleghi obbligatoriamente tutti i database di organismi ed enti pubblici, che processi tutte le informazioni attraverso l'uso delle ICT e che sviluppi a riguardo delle analisi.
  • Creare un Ministero per la Scienza e la Tecnologia che abbia come missione fondamentale la promozione della ricerca e l'applicazione delle conoscenze scientifiche, nonché lo sviluppo delle ICT. Inoltre deve promuovere la formazione e l’aggiornamento delle conoscenze nelle comunità di ricercatori.

 

  1. 15.   Altre misure:
  • Rilancio della missione “Hipólita Negra”, in modo che sia soggetta a un controllo civile-militare, per aiutare i compatrioti nelle situazioni critiche.
  • Rafforzamento del programma di alimentazione scolastica e delle “case del cibo”.
  • Rilancio della Missione “AgroVenezuela”.

 

Documento elaborato e firmato da:

Adrianza, Vladimir

Aguilarte, Zuleima

Alcalá, Lida

Boza, Antonio

Calzadilla, Agustín

Cedeño Francisco

Corredor, Alexis

Curcio, Pasqualina

Díaz, María Alejandra

Escalona, Julio.

Galíndez, Omar

Giussepe, Andrés

Lazo, Carlos.

Marquina, Carlos

Molina, Edelberth

Nieves, David

Odremán, de Ochoa, Judit

Pacheco, William

Paravisini, David.

Pérez Lista, Amilcar

Piña, José Gregorio.

Rosales, Rafael

Salas Rodríguez, Luis.

Sanchez, María Isabel

Soto Rojas, Fernando.

Silva, Mario

Valdez, Juan Carlos

Valencia, Judith

 



[1] Se un lavoratore possiede le caratteristiche previste dalla legge, può essere protetto dalla “inamovibilidad” lavorativa, ovvero non può essere licenziato senza giusta causa,né demansionato o trasferito (N.d.T.).

IMPERIA  12 APRILE 2018 – L’OFFENSIVA IMPERIALISTA NEL TERZO MILLENNIO DALL’AMERICA LATINA AL MEDIO ORIENTE DELL’EUROPA

 

UNA RIFLESSIONE COLLETTIVA CON

LUCIANO VASAPOLLO

IN OCCASIONE DELLA PRESENTAIZONE DLE SUO RECENTE LIBRO

CHAVEZ PRESENTE. LA RESISTENZA EROICA DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA

 Per l’uscita del suo ultimo libro – Chávez presente! La resistenza eroica della rivoluzione bolivariana, Edizioni Efesto – abbiamo intervistato Luciano Vasapollo, professore di Politica Economica all’Università Sapienza di Roma.

 L’America Latina è da tanti anni al centro del tuo lavoro politico, come accademico e come militante. Quale fase sta attraversando il continente e quali elementi possiamo trarre per ricostruire una sociologia e una pratica politica in una prospettiva internazionalista?

Dopo la caduta del muro di Berlino, Cuba ha intrapreso una resistenza eroica, ed era sola. Temevamo non potesse farcela, invece è andata diversamente e questo è il primo elemento di forza su cui si è messo in moto un nuovo ciclo. Il processo avviato dal comandante Hugo Chávez  e poi da Evo Morales e anche da Correa, appoggiato dai governi progressisti di Lula in Brasile e dei Kirchner in Argentina, ha ridato ossigeno a Cuba. E non solo. Ha ridato impulso anche ai rivoluzionari sinceri e coerenti che agiscono in questa gabbia dell’Unione Europea: uno stimolo e indicazioni pratiche, non solo una speranza.

Ovviamente di questo si è accorto l’imperialismo, sia quello statunitense che europeo e ha cercato di disarticolare l’esperimento, aumentando le contraddizioni nel polo rivoluzionario (lo definisco così, nonostante i suoi limiti e le differenze interne), e in quello progressista. Il principale obiettivo dell’attacco imperiale non è stato quello di ricreare il cortile di casa degli Stati Uniti, ma di impedire il consolidamento di quell’ipotesi e il suo allargamento, dentro e oltre il continente. Un’ipotesi che, a partire dall’America Latina, poteva contaminare o dare coraggio ad altri tentativi a livello internazionale.

 

 

Nel nuovo quadro che si è venuto a determinare, la cultura, la comunicazione, la guerra, l’aggressività dell’imperialismo, hanno quindi vinto?

 

 

Di sicuro non completamente, ma sono riusciti ad assestare grossi fendenti: attraverso colpi di Stato diretti e indiretti, con il terrorismo mediatico, con la propaganda ideologica che fa da apripista all’azione dei mercenari, dei narcos, della finta opposizione di natura fascista. Fattori che hanno giocato un ruolo fondamentale sia in Venezuela che in altri paesi del continente. Pensiamo all’Honduras, al Paraguay, al Brasile.

Con il ritorno a destra di due grandi paesi come Argentina e Brasile, sono venuti meno due grandi polmoni di appoggio solidali che avevano interrotto il progetto dell’ALCA per far spazio all’ALBA. Un cambio di scenario che ha purtroppo ridefinito in senso negativo alcune situazioni e indebolito l’integrazione solidale. La posizione assunta dall’attuale presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, non è casuale. In un paese dollarizzato com’è l’Ecuador e in cui le risorse passano per un mercato d’importazione determinato dagli USA, Moreno si è trovato in una situazione in cui rompere con gli Stati Uniti avrebbe creato grossi problemi. Correa ha potuto muoversi in un quadro diverso, fidando su sponde solide come quelle di Argentina e Brasile. Quando lo scenario muta e ad alcuni appare che anche Maduro possa crollare, Moreno inizia a cambiare strategie e alleanze. E oggi, nonostante l’Ecuador non sia ancora uscito dall’ALBA, non ha più un governo affidabile per i processi di trasformazione.

Il bilancio, dunque, dei processi di transizione in Nuestra América è inizialmente molto positivo. Non bisogna, però, nascondere gli errori e le costruttive critiche fraterne. Per esempio, non si può pensare di governare senza prendere il potere. O meglio, lo si può fare, ma sul medio e lungo periodo si finisce per avere il fiato corto. Prima o poi il problema della rottura rivoluzionaria si pone. Forse, allora, alcuni processi andavano accelerati approfittando del momento favorevole di quella prima fase.

Per esempio, in Venezuela, si sarebbe dovuto puntare per tempo sulla diversificazione produttiva. Mi era capitato di parlarne in un’intervista al Correo del Orinoco già nel 2007-2008. Dicevo: bisogna nazionalizzare l’intero settore bancario. Bisogna nazionalizzare i settori strategici. In Venezuela, oltre al settore petrolifero ed energetico, ai trasporti e alle telecomunicazioni, è strategico anche il settore della distribuzione di beni soprattutto di prima necessità. E infatti le reti di distribuzione alternativa gestite dal Governo, come Mercal, non sono bastate per far fronte alla guerra economica, al desvio e all’accaparramento dei prodotti  basici sussidiati. Se la grande distribuzione resta in mano del settore privato, a scomparire non sono solo i cellulari, ma i beni di prima necessità. E se devi fare la fila per comprarli o devi pagarli a caro prezzo al mercato nero, il terrorismo mediatico fa presa anche nelle tue stesse fila.

Un altro errore è stato quello di puntare eccessivamente su alcuni fattori, come il carisma del Presidente o la continuità di uno stesso gruppo dirigente, pensando che sarebbero durati per sempre. Invece, quando intervengono incidenti di percorso, le nuove condizioni possono favorire l’opposizione.

Ora non solo c’è il fiume di denaro dell’imperialismo USA, ma anche la partita che stanno giocando in Europa le multinazionali, i vari partiti legati ai centri di potere, come quelli della vecchia e agguerrita nomenclatura dei poteri forti italiani, come i partiti della Mogherini, Tajani eccetera. Una partita per il controllo dell’America Latina e, attraverso l’America Latina, sul Medioriente, sul fronte libico e siriano: seguendo la linea del petrolio e del metano. E dell’acqua, non dimentichiamolo.

 

E le guerre del Terzo Millennio saranno per l’acqua...

 

Appunto. Controllare o svendere alle grandi multinazionali fiumi importantissimi che attraversano mezzo continente, controllare l’Amazzonia, pesa incredibilmente sugli scenari. Insomma, quella che si gioca in America Latina è una partita più che mai aperta.

Ripeto sempre una frase del mio amico Abel Prieto: quando diciamo “hasta la victoria siempre”, “patria o muerte”, dobbiamo aggiungere che la “victoria es inevitable”. Deve essere resa inevitabile pena la scomparsa dei processi rivoluzionari in corso. Non ci sono più altre strade.

In Europa non esiste più la possibilità di una via socialdemocratica, riformista, di un capitalismo per così dire sociale che non cada nella spirale dell’imperialismo o del neoliberismo. Dunque, l’unica via è quella della transizione verso il socialismo. Ovviamente, da marxisti che interpretano con la necessaria dialettica il rapporto tra materialismo storico e dialettico, sappiamo che non sarà per domani. Non abbiamo i rapporti di forza a nostro favore, ma solo guardando lontano possiamo agire sui processi in divenire e giocare la nostra partita. Altrimenti abbiamo perso in partenza.

Ho 63 anni e cinquanta di esperienza politica e di intensa attività culturale, so che occorre commisurare la tattica alla strategia, ma anche la lentezza della lumaca, il suo cammino forte e determinato, conta. Se lasci una lumaca sulla porta e torni dopo un’ora, non sai dove sia andata. Siamo chiamati a questo compito.

 

Inflazione alle stelle, storture ereditate di cui non si riesce a venire a capo, sperimentazioni come quella del Petro, la nuova moneta virtuale. Come valuti, da economista, la situazione in Venezuela?

 

Le innovazioni sono necessarie, ma vanno misurate sul terreno della realizzabilità e verificate. Prima accennavo al problema della diversificazione produttiva, ai ritardi e agli errori di un processo rivoluzionario di cui, come intellettuale marxista militante, mi sento anch’io responsabile. Di fronte a una crisi sistemica a cui il capitalismo cerca di reagire per sopravvivere, era logico pensare che avrebbe giocato una partita pesantissima sul prezzo del petrolio. Si sarebbe dovuto tenere maggiormente in conto il pericolo di dipendere dal prezzo del petrolio e dall’agire delle borghesie transnazionali. Se dipendi dal prezzo del petrolio, ti colpiscono con una manovra speculativa sui tassi di cambio, impedendoti di emettere titoli del debito pubblico e agendo quindi sul mercato finanziario e poi su quello delle risorse naturali e delle merci.

Se un paese dipende fortemente e quasi unicamente dalle dinamiche indotte e controllate dai prezzi di mercato, lo colpiscono agendo condizionando e indirizzando a favore delle multinazionali i meccanismi di mercato. Perché quando il prezzo del barile scende dai 130 dollari a 35-40 dollari, quello venezuelano precipita a 22: sei volte di meno. Immettono petrolio scadente estratto con la tecnica del fracking, devastante a livello ambientale, ma a basso prezzo. Si rivolgono e ricattano le petromonarchie e impongono regole speculative: metti dentro questo mercato quantità enormi di petrolio e abbassa il prezzo.

E allora, qual è la prospettiva per l’autodeterminazione? Qual è la condizione economica del Venezuela? È brutta, certamente. Si sta cercando di uscirne? Sì. Si stanno sperimentando soluzioni? Tantissime, con creatività e coraggio. Come finirà? Torniamo al materialismo storico: dipende dai rapporti di forza che riusciamo a creare a livello locale e internazionale.

E noi siamo parte in causa. Se non organizziamo almeno una rete di solidarietà politica culturale a livello europeo, capace di ridare ossigeno a Cuba, al Venezuela e alla stessa Bolivia, l’aggressione dei poli geo-economici e delle multinazionali si farà più forte, diretta e più difficile da gestire.

 

C’è un argomento utilizzato dalle destre, ma anche dall’area del cosiddetto “chavismo critico” contro il “modello estrattivista”. Con la decisione di regolamentare lo sfruttamento dell’Arco Minero, Maduro starebbe svendendo il paese e l’eredità di Chávez.

 

 

Intanto, aboliamo queste categorie viziate del “chavismo critico”, del cambiamento radicale critico, e via discorrendo. Considerato che sono un marxista, penso che le critiche siano legittime ma all’interno del dibattito e dell’agire dei soggetti della transizione radicale e delle organizzazioni di movimento di massa. Quando attacchi i processi della trasformazione reale dall’esterno in una dinamica di critica fuori contesto, significa che sei già schierato con l’opposizione dei vecchi potentati oligarchici.

Tolta questa categoria, facciamo un dibattito serio e franco culturale, politico tra rivoluzionari. Ho parlato di errori di limiti e contraddizioni, ma che Maduro stia svendendo il paese è una bufala clamorosa. Ragionare in termini dell’agire moderato e contro-rivoluzionario e dei tradimenti, non ha mai funzionato. Ciò che realmente conta e incide è l’analisi dei processi, portati avanti da un soggetto rivoluzionario e dal quadro dirigente e dal popolo che si mette in movimento in maniera cosciente. Dove la categoria di popolo va intesa in termini gramsciani. E’ una categoria di classe, esprime la ricerca di egemonia, è la funzione di classe che guida il popolo. La parola popolo non va intesa in modo astratto, come quella di cittadino o di consumatore. Anche il grande imprenditore è un cittadino, non ha il diritto di cittadinanza? Ma il problema è la sua posizione di classe, il punto di partenza è l’estrazione del plusvalore e gli sfruttati che lottano per emanciparsi dalle sue catene. Perciò, le critiche devono partire da chi mette le mani nel processo di trasformazione reale e radicale  e se le sporca. Anche sbagliando.

 

 

Nei tuoi libri hai tratto dall’ALBA molti spunti di riflessione, anche per questa disastrata e feroce Unione Europea dei forti. Perché?

 

 

Nel presente stato di cose, alla luce di quel che sta avvenendo, compresi i risultati delle ultime elezioni in Italia, ci tengo a mettere nero su bianco la seguente affermazione: la sinistra storica è socialmente e politicamente morta. D’altronde, io non sono solo un uomo della cosiddetta sinistra, ma un marxista nel pensare e nell’agire quotidiano. Dirò di più, tanto per farmi qualche altro nemico: il riformismo di maniera si è concluso. È arrivata alla fine anche quell’impostazione berlingueriana che ha zavorrato dall’interno alcuni partiti satelliti dell’ex Pci. Quel ciclo si è chiuso, ora bisogna rilanciare un’altra ipotesi. Non posso prevedere i tempi di questo rilancio, ma una proposta forte che, come Piattaforma Eurostop, noi portiamo anche all’interno di questa nuova formazione politica che è Potere al Popolo, è la rottura e l’uscita dalle gabbie dell’Unione Europea e l’uscita dall’euro. Bisogna che si sappia che questo non è un obiettivo delle destre, dei fascismi e dei nazionalismi, come La Lega o Casa Pound in Italia e fanno propaganda nazionalista in chiave razzista.

Noi, con un’impostazione e con principi di classe, riprendiamo il discorso che avevamo iniziato già dieci anni fa: quello dell’ALBA euro-afro mediterranea. Possiamo semplificarlo riferendoci a un’area di interessi di classe e di processo rivoluzionario euro-mediterraneo, che guarda con grande simpatia all’ALBA del Latinoamerica. Un processo di integrazione regionale in cui, pur con tutti i limiti, si è creata la Banca dell’ALBA, la Banca del Sur, si sono messe in campo le Misiones, mezzi di comunicazioni alternativi come Telesur, si è creato il Sucre, una moneta virtuale di compensazione per gli scambi interni, potenzialmente alternativa al dollaro.

Come si fa a non guardare a un’esperienza così importante? La storia ci ha insegnato che i modelli non si esportano, ma che si deve costruire il futuro anche guardando all’indietro: a quanti,  seppur in contesti diversi, quei percorsi li hanno fatti.

 

 

Nei tanti libri che hai scritto, oggetto di studio e materia di riflessione militante, c’è una rivendicazione forte della storia, e dei processi rivoluzionari. Ècosì anche in questo ultimo sul Venezuela, che contiene un breve ma intenso saluto e ringraziamento del presidente Nicolas Maduro. Qual è il fulcro e il proposito di questo nuovo lavoro?

 

In questa Italia di censure, arroganza e dietrologie, tengo innanzitutto a dire che rivendico per intero la mia militanza, all’interno di un tentativo rivoluzionario che si è provato a concretizzare anche in Italia. Non tengo separato come fanno tanti il momento, delle rotture degli anni ‘70, e l’attività presente. Dico che ci sono momenti storici differenti in cui i soggetti del cambiamento radicale adattano la propria azione culturale e politica al contesto e ai rapporti di forza tra le classi. A scrivere questo libro, come gli altri, è un intellettuale collettivo. Riporto il dibattito della mia area politica sindacale e culturale, di cui mi faccio strumento. Un’organizzazione della classe del lavoro e del lavoro negato – non un vecchio e asfittico partito – di cui rivendico tutto il percorso, compresi i limiti e gli errori.

Questo libro si rivolge soprattutto ai giovani nel presentare una storia che parte da Bolivar e arriva fino a Maduro. Il soggetto portante è la resistenza del popolo bolivariano, una resistenza eroica, un popolo che si fa primo protagonista diretto in un processo rivoluzionario, sempre nell’accezione di classe. Raccontiamo che dietro Chávez, dietro il socialismo del o per il secolo 21, c’è una grande  ideologia anticolonialista che poi diventa antimperialista e poi anticapitalista. È uno strumento che vogliamo lasciare ai giovani per contrapporsi alla fabbrica delle menzogne. Che la destra dica falsità, è da mettere in conto, e deve continuare a dirle, altrimenti che duro avversario di classe è? Ma quando a fare terrorismo mediatico è quella supposta sinistra che, pur essendo defunta, continua a vivere nella società e a far danni, dobbiamo immettere degli anticorpi.

Se parlano i rappresentanti delle destre, vengono ascoltati da milioni di persone perché vanno in televisione. Se parlano i corifei del centrosinistra, idem. Se parliamo noi, possiamo contare solo su dibattiti e presentazioni di libri in circuiti militanti e ciò nonostante tentano di azzerarci nel silenzio ma siamo sempre al nostro posto di battaglia, non possiamo e non vogliamo arrenderci.

 

L’area a cui tu appartieni partecipa ai movimenti femministi come quello di “Non una di meno”. Qual è la tua visione del conflitto di genere?

 

 

Ovviamente l’oppressione patriarcale precede quella capitalistica, il maschilismo, e la lotta per sottomettere il potere delle donne si annida anche nelle relazioni più coscienti. Tuttavia, la questione di genere è profondamente innervata a quella di classe. Nel capitalismo, le donne subiscono un doppio sfruttamento, di classe e di genere. Senza la lotta di classe, quella di genere diventa astratta, accademica, cenacolare e mostra anche i tratti neocoloniali di quel femminismo occidentale che libera spazio e tempo per le donne italiane emancipate a scapito del tempo di lavoro delle domestiche, delle badanti, che arrivano dal sud globale. Il punto, anche per noi marxisti rivoluzionari, è riconoscere quanto siamo intrisi di forme di maschilismo e lottare per liberarcene.

 

Anche in questo libro, continua il tuo lungo sodalizio politico con Rita Martufi, che è anche la tua compagna di vita. Quanto ha contato per te?

 

Ha contato... tutto. Non c’è cosa più idiota della frase che dice: dietro un grande uomo c’è una grande donna. Per noi non esiste la categoria donna e uomo, ma quella di rivoluzionari che si danno la mano, indipendentemente dal sesso. Per le contingenze della vita, Rita è anche mia moglie, ma quello che ci unisce è la stessa visione della vita, una comunità di intenti. Io non sono capace di scrivere senza Rita e neanche lei senza di me. Il nostro atteggiamento politico, intellettuale, sociale, umano è rimasto lo stesso di quando eravamo giovani, coraggiosi, combattenti come lo siamo oggi, colpiti da repressione e carcere già a inizio anni ’80, e continuiamo affrontando insieme quel che abbiamo deciso di fare come soggetti rivoluzionari nel cammino della transizione al socialismo.

Quel che conta è l’impronta che lasci in quella che Fidel chiamava la battaglia delle idee, è l’egemonia culturale, che in termini gramsciani non si misura sulla quantità, ma sulla qualità che riesci a esprimere.

Il giorno 16 marzo si è tenuta a Roma nella sede nazionale dell’Unione Sindacale di Base USB e del Centro Studi CESTES la presentazione del libro “Chávez presente! – La resistenza eroica della Rivoluzione Bolivariana”, del Prof. Luciano Vasapollo, alla presenza di rappresentanti del sindacato USB, di giovani universitari della Sapienza, del Corpo diplomatico delle Ambasciate della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la repubblica Italiana, il Vaticano e la  FAO e con i rispettivi Ambasciatori e il Consigliere Politico dell’Ambasciata di Cuba ecc.

L’incontro molto partecipato e attento si è svolto con gli interventi del Prof. Luciano Vasapollo che presentato il libro e  espresso a nome di tutte le strutture di riferimento la massima solidarietà internazionalista al processo bolivariano e alla continuità rivoluzionaria guidata dal Presidente Maduro; l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela Isaia Rodriguez ha tenuto una lunga, articolata es estremamente interessante conferenza  sulla situazione attuale  in Venezuela attaccata sul piano militare, economico e mas mediatico dall’imperialismo con una attenta analisi proprio a partire dai contenuti del libro che veniva presentato.

In continuità con la conferenza di cui sopra  Il 17 marzo inoltre le strutture di solidarietà bolivariana si sono unite Roma al tuitazo mondiale a favore della rivoluzione socialista del Venezuela; nello specifico un gruppo di compagni appartenenti a diverse realtà sociali e politiche, come ad esempio Nuestra America, Cestes, Ass.ne Italia-Cuba, Capitolo Italiano in Difesa dell’umanità, Patria Socialista e Comitato Immigrati, hanno esposto striscioni a favore del processo bolivariano e del presidente Nicolas Maduro con grandi scritte. Todos somos Venezuela! CHAVEZ PRESENTE!! MADURO PRESIDENTE !!! alla presenza di tantissimi cittadini  e turisti che in quel momento erano presenti nelle vie centrali di Roma

Anche il 18 marzo sono continuate le azioni di solidarietà alla rivoluzione bolivariana ; infatti all’assemblea nazionale sulle prospettive politiche della coalizione elettorale di Potere al Popolo che si è tenuta a Roma  alla presenza di oltre 1000 compagni sono stati aperti striscioni di lotta e di solidarietà internazionalista in appoggio al Presidente Maduro presentando anche alla Presidenza delle dichiarazioni in favore della rivoluzione bolivariana del Venezuela.

CHAVEZ PRESENTE!!

MADURO PRESIDENTE !!!

Rita Martufi e Luciano Vasapollo coordinatori  del Capitolo Italiano di Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, CESTES,  Nuestra America e Rete dei Comunisti.

 

 

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