LA RIVOLUZIONE NON È UN PRANZO DI GALA.

 

UN PUNTO DI SVOLTA STRATEGICO PER LA RIVOLUZIONE CHAVISTA: DAL GOVERNO PER LA TRANSIZIONE ALLA PRESA DEL POTERE PER IL SOCIALISMO

Intervista di Radio Città Aperta a Luciano Vasapollo sulle elezioni in Venezuela

7 dicembre 2015.

Sbobinamento di Viviana Vasapollo  dell’intervista a Radio Città Aperta di Luciano Vasapollo; riveduta e corretta per questa versione scritta

 

S: Caro Luciano, cosa ne pensi della situazione politica mondiale di questi ultimi anni?

L.V.: Grazie Sandrino a te  e a Radio Città Aperta per la sempre convinta disponibilità a parlare di temi che la stragrande maggioranza dell’informazione nega e distorce.

La situazione politica attuale a livello mondiale è quella di una guerra permanente. Il tentativo di uscire dalla crisi economica che pervade un gran numero di paesi capitalisti, si sta risolvendo in una “corsa agli armamenti” che di fatto continua a destabilizzare i paesi.

La guerra, oltre che militare, può essere però sociale ed economica: la prima è caratterizzata dalla repressione, dagli arresti, dalla presenza dell’esercito nelle strade con il pretesto di difendere le città dal “terrorismo” – altro argomento sul quale ragionare: terrorismo da parte di chi? chi sono i veri terroristi se il terrorismo è di Stato, come appunto quello dell’ISIS voluto dalle petromonarchie e ben sostenuto da molti paesi occidentali?- ; la seconda, la guerra economica, è quella per esempio scatenata contro il Venezuela e contro la Russia.

Infatti, chi sono i più grandi esportatori di petrolio? Uno è senza dubbio il Venezuela, al quinto posto fra i paesi esportatori, e il primo al mondo fra i paesi che detengono riserve petrolifere; un altro è la Russia, fra i più grandi competitori nello scacchiere internazionale degli USA e dell’Europa.

 

S: A proposito del Venezuela, come mai alle ultime elezioni ha vinto la destra?

L.V.: Torniamo al 14 aprile 2013, giorno successivo alla vittoria di Maduro alle elezioni in Venezuela: bande di fascisti e mercenari al soldo delle multinazionali del petrolio scendono in piazza e, mentre la gente festeggiava la vittoria del Presidente, attaccano con le armi i policlinici cubani al grido di “no alla cubanizzazione”, attaccano i cortei dei lavoratori, del popolo rivoluzionario e in pochi giorni causano decine di morti e feriti.

Ciò rappresenta l’inizio di una serie di tentativi – durati almeno per tutto il primo anno di mandato del presidente Maduro- di provocare un colpo di Stato. Ma quando si è capito che la via armata, diretta dagli USA, dalle oligarchie, dall’imperialismo e dai fascisti, non avrebbe ottenuto successo in quanto si è espresso un consenso popolare nei confronti del governo bolivariano molto alto, l’imperialismo ha tentato un’altra strada, quella della guerra economica.

“Guerra economica” significa togliere dal mercato la maggior parte dei beni di prima necessità, approfittando del fatto che la quasi totalità della grande distribuzione e dell’informazione, delle televisioni e dei giornali è in mano all’ologarchia. Ad esempio: il riso, le uova,  il formaggio, i beni di prima necessità, vengono contrabbandati – attraverso l’appoggio dei narcotrafficanti che negli ultimi anni non commerciano più cocaina dalla Colombia ma fanno incetta illegale di merci dal Venezuela, perché al momento più convenienti- e che fanno rientrare in Venezuela come importazioni e rientrano a un costo molto più alto del prezzo di partenza, e in dollari. Come se la situazione non fosse già abbastanza grave di per sé, c’è da aggiungere che il cambio  nero illegale dollaro-bolivar negli ultimi mesi è aumentato a livello esponenziale, fino a raggiungere 1:750 nel settembre scorso. Si è trattato ovviamente di un effetto speculativo a spese del popolo di lavoratori. La guerra economica ha quindi una ricaduta psicologica incredibile sulla popolazione, che si trova in difficoltà anche nel semplice acquisto di beni di prima necessità.

S: Tenendo in considerazione tutto ciò, dove ha sbagliato il governo di Maduro nel far fronte a questa situazione e quali ripercussioni sul paese reale?

L.V.: Ci sono stati vari problemi, in primis la debole diversificazione produttiva. Il Venezuela infatti è ancora oggi un paese fortemente dipendente dalla produzione del petrolio, e negli ultimi anni poco attento alle capacità effettive di penetrazione destabilizzante da parte degli imperialismi e dell’oligarchia anche attraverso la speculazione sul petrolio stesso da parte dei mercati internazionali. L’errore del governo rivoluzionario del Venezuela è stato, quindi, quello di non diversificare l’economia produttiva, di non spostare la propria attenzione anche su altri prodotti ma continuare a dipendere esclusivamente dal petrolio ( il 90% delle entrate dall’estero è per la vendita di petrolio).

Un altro problema risiede nel fatto che una transizione socialista, per quanto possa essere lunga, non può non avere da subito un settore bancario e finanziario nazionalizzato: se ci fosse stato  un controllo del sistema finanziario questa speculazione di cambio in moneta probabilmente sarebbe stata più facilmente controllabile.

Un ulteriore errore è stato la mancanza – accanto ad una pianificazione centralizzata - di una qualche forma di sostenimento delle economie locali che valorizzasse le peculiarità e le capacità produttive di ogni singola zona del Paese attraverso realizzazioni di forme di pianificazione decentralizzata.

 

S: E adesso, quali saranno le ripercussioni sulle alleanze internazionali?
Si può quindi ormai parlare di un fallimento dell’ALBA?

 

L.V.: Sicuramente gli Stati Uniti avranno il via libera per rimettere pesantemente le mani sull’intera area del Centro-Sud America, servendosi dell’alleanza di Cile, Colombia e Perù. Inoltre, è recentissima la notizia della vittoria della destra anche in Argentina, nuovo paese alleato dell’imperialismo statunitense e nemico del Venezuela.

L’ALBA non ha fallito! Non dimentichiamo che in Venezuela il governo è ancora quello bolivariano chavista di Maduro; e che tutti gli altri governi dell’ALBA sono ancora decisamente e con stabilità in piedi! Certo però è che questo indebolimento del Venezuela rivoluzionario non è da sottovalutare. A livello internazionale, così,  la competizione globale vede un rafforzamento degli USA, a favore del quale ha remato anche lo scompenso emotivo di una parte del popolo venezuelano nell’assistere alla vittoria della destra in Argentina.

C’è da dire però che, almeno nella mia personale visione della politica di classe, in Venezuela non ha vinto la destra, ma ha perso la sinistra rivoluzionaria, ha perso purtroppo il Polo Patriottico il PSUV!

E questo perché è accaduto? Perché ci sono stati anche degli errori politici!

Il PSUV, fondato da Chávez solo pochi anni fa, con un numero elevatissimo di iscritti non ha mai avuto una funzione realmente di espressione piena del potere politico, ma è stata semplicemente l’espressione di governo.

Il potere si esprime con il controllo dei settori strategici; ad esempio  la stampa e la grande distribuzione sono sempre state in mano all’opposizione, e all’interno del PSUV stesso, insieme a molti chávisti e rivoluzionari, ci sono anche molti burocrati e corrotti.

La colpa della sconfitta non è quindi di Maduro, è della guerra economica, della violenta controrivoluzione ma non dimentichiamo gli errori, le contraddizioni, i limiti anche di una classe dirigente all’interno del Paese che deve necessariamente ritornare in mezzo al popolo, per il popolo e con il popolo dei lavoratori e dei deboli. Bisogna quindi depurare i quadri corrotti del partito e realizzare fino in fondo strutture e finalità del partito rivoluzionario socialista!

 

S.: É possibile che parte del problema di controllo e governo risieda anche nella criminalità organizzata?

L.V.: Sì, perché la corruzione purtroppo presente anche  nel PSUV porta ad un distacco forte di una parte della classe dirigente, dai quartieri, da molte realtà sociali all’interno delle quali, come succede ovunque, può celarsi la malavita e la criminalità organizzata, che comunque rispetto a 15 anni fa è molto diminuita. Le masse proletarie non possono essere tenute in disparte dai reali processi di formazione e governodel Paese. Bisogna parlare con la gente, coinvolgerla, renderla attivamente partecipe del processo rivoluzionario.

Se non si ha un partito rivoluzionario forte, organizzato completamente nel preparare la classe sul terreno diretto della costruzione del Socialismo, esso può governare, ma non può avere il potere.

 

S.: Quali sono quindi le prospettive per il futuro?

L.V.: Il futuro vedrà il suo inizio il 5 gennaio, con la nascita del nuovo Parlamento. Teniamo presente che questa è stata una vittoria non dell’opposizione, ma della controrivoluzione, quindi dei fascisti, delle multinazionali, dei paramilitari ecc. Il nuovo Parlamento sarà quindi esclusivamente operante continuamente per boicottare qualsiasi iniziativa sociale del governo.

I capi della controrivoluzione hanno già elencato alcuni dei prossimi provvedimenti: togliere anche le leggi organiche del lavoro; privatizzare; eliminare le socializzazioni; ridare forza alle multinazionali; scarcerare Lopez - responsabile di 43 omicidi – che sta quindi a significare mettere in discussione il potere della magistratura; diminuire le visite alla tomba di Chávez.

Quali sono quindi le prospettive? O la via dell’accettazione delle regole della democrazia occidentale borghese, quindi quella della mediazione seguita da Tsipras in Grecia per esempio, che però porterebbe a risultati del tutto negativi in Venezuela così come è stato per la Grecia; o continuare a portare avanti le idee, le realizzazioni sociali, di governo e di potere della rivoluzione. Stare in mezzo al popolo del lavoro e dei deboli, sensibilizzare, formare coscienza di classe, non rompere le alleanze internazionali, rafforzare il ruolo nell’ALBA, mantenere le alleanze commerciali con i BRICS, puntare al protagonismo del potere popolare.

D’altra parte nessuno ha mai pensato che la rivoluzione sia un pranzo di gala, o che nella transizione al socialismo sia superata la lotta di classe.

Quindi la rivoluzione chavista è a un bivio : o rafforzare la via rivoluzionaria al socialismo o affogare le speranze di un popolo, della stessa umanità, degli sfruttati, nelle regole  della democrazia borghese. Cioè soccombere .

E allora ora più che mai:

Chavez vive, la lucha de clase sigue!

Socialismo o barbarie!!! La victoria es inevitable!

S.: Grazie Luciano ne abbiamo certamente capito di più; a presto!

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