Fenomeni sociali radicati nella società colombiana, quali il narcotraffico e la parapolitica, hanno permesso la creazione di un quadro normativo senza alcuna logica economica, che serve ad attaccare il bolívar.

 Il cartello dell'informazione DolarToday, punto di riferimento per il tasso di cambio del dollaro paramilitare o parallelo, derivante dal mercato nero alla frontiera (bachaquero), sta sostenendo, da giorni, incongruenze inqualificabili, molto simili a quelle rette dalle autorità del dipartimento del Nord di Santander in Colombia, quando cercano di spiegare le ragioni per cui persistono lunghe code per fare scorte di benzina. Da una prospettiva esclusivamente economica non c'è una logica valida per il supposto incremento che ha registrato il suo tasso di cambio.

Álvaro Entralgo, presidente della Camera di Commercio dello stato Lara, non si spiega come la quotazione di questo indicatore continui ad aumentare nonostante le misure di contenimento applicate alla frontiera abbiano messo fine nella pratica, alle attività delle agenzie di cambio a Cúcuta. Assicura che un innalzamento del valore non dovrebbe generare un incremento dei prezzi dei prodotti in Venezuela, che devono essere calcolati secondo le fatture di acquisto in mano ai commercianti. Ciò nonostante, notizie dei media nazionali danno conto di un incremeto del 20% in appena due mesi e lo spiegano come una specie di profezia che si autoavvera, vale a dire, il suo prezzo sale perché le persone non vogliono avere bolívares, e di conseguenza questo aumenta ancora di più.

 

Che succede a Cúcuta

Per Oscar Forero, economista sociale e grande conoscitore della realtà di frontiera, solo un'analisi approfondita dell'economia e della politica colombiana può rendere chiaro questo fenomeno che colpisce il Venezuela, la cui origine però si trova dall'altro lato della frontiera. Secodo il ricercatore, alcuni calcoli stimano che fino a un 35% dell'economia di quella nazione (ciò che in termini tecnici sarebbe il PIL) è danneggiata dal narcotraffico, che influisce sia sull'iniezione di capitali sia sulla dinamizzazione dell'economia. “Praticamente possiamo dire che non c'è grande impresa in Colombia nella quale il narcotraffico non abbia interessi”, segnale.

Ciò spiega la creazione, da parte della Banca della Repubblica di Colombia (l'ente emittente del paese), di una regolamentazione che permetta un mercato di cambio delle divise alternativo e non regolato in determinate zone del paese, in questo caso alla frontiera con il Venezuela, e nel quale si permette di realizzare transazioni fino a diecimila dollari senza dover informare le autorità, mentre a Bogotá le dodici agenzie di cambio, dovutamente registrate, sono obbligate a riportare alla Banca della Repubblica qualsiasi negoziazione superiore ai 500 dollari. “Se alla frontiera con la Colombia voglio scambiare 500 mila dollari, devo solamente suddividere le transazioni affinché ognuna risulti minore di diecimila dollari e nessuno se ne preoccuperà”, spiega. Così si semplifica la legittimazione di capitali all'attività del narcotraffico.

 

Due oligarchie

Dalla prospettiva politica, segnala Forero, è necessario conoscere la struttura del potere in Colombia, formata da due oligarchie: quella tradizionale (alla quale appartiene Santos) e quella che ha occupato il potere dall'epoca dell'indipendenza, la quale è emersa a partire dagli anni Ottanta, prodotto del “boom” del consumo di cocaina negli Stati Uniti, il quale si è tradotto nel rafforzamento dei cartelli della droga.

“Negli anni di Uribe abbiamo visto catturare molti capi del narcotraffico, però sembrava più una guerra tra bande rivali che un'azione di Stato per frenare l'esportazione di sostanze illecite”, riflette. A quell'epoca risalgono i fenomeni del paramilitarismo e della parapolitica, che si sono incistati nella società colombiana. La necessità di mobilitare enormi quantità di risorse economiche ha dato come risultato il sorgere di fenomeni come la società di investimenti DMG, che era arrivata a muovere importanti somme di denaro mediante uno schema truffaldino a piramide, secondo il quale “l'investitore” riceveva fino al doppio della propria collocazione in appena un mese. Quando questo modello è stato scoperto grazie alla cattura del suo massimo esponente, David Murcia Guzmán, nel 2009, queste risorse si sono mosse verso la frontiera con il Venezuela.

 

Alleanza Cúcuta-Miami

Forero riferisce che dall'anno scorso opera un'alleanza tra l'indicatore chiamato DolarToday e la mafia delle agenzie di cambio di Cúcuta, con la finalità di ridurre il valore del bolívar tramite un'operazione con la quale, allo stesso tempo, legittimano i capitali di origine illecita.

Quando si chiude il mercato della capitale del dipartimento del Nord di Santander, in un primo momento migra a Zulia, poi ad Apure ed alla fine a Puerto Ordaz e Puerto Ayacucho.

“In quella zona si stanno muovendo bigliettoni da cento”, spiega e assicura che c'è intenzionalità politica, perché in generale le mafie del narcotraffico preferiscono fare transazioni con la moneta “forte” però in questa zona la domanda è di bolívares, molti dei quali vengono mobilitati attraverso transazioni elettroniche.

 

Quello che dice il “mercato”

Un semplice studio comparativo tra i prezzi dei prodotti in bolívares di uno dei più importanti siti di commercio elettronico in Venezuela e l'equivalente in dollari di un negozio on-line degli Stati Uniti, indica che i piccoli commercianti non stanno rispondendo ai supposti innalzamenti ricorrenti del così detto dollaro bachaquero, poiché sebbene i prezzi si situino molto al di sopra del valore Sicad, che oscilla tra un tasso di cambio che va dai 250 ai 650 bolívares per dollaro, in nessun caso raggiungono un valore superiore agli 800, perfino nei prodotti più richiesti come gli smartphone, che rappresentano l'articolo più cercato nei negozi virtuali, e che costituirebbero un indicatore affidabile per supporre che questi innalzamenti avvengano con un'intenzionalità politica, dato che nemmeno i piccoli offerenti stano prendendo questo valore come riferimento per le transazioni.

 

traduzione 

Margherita Mariani

Collettivo Ricerca Nuestra America in Difesa dell'Umanità

 

Intervista a Luciano Vasapollo.
"Arrivare al conflitto o allo scontro, sarebbe disastroso per entrambi i paesi e, infine, per il mondo”, ha affermato da poco il presidente della Cina, Xi Jinping davanti a un uditorio formato da alti dirigenti di imprese nordamericane riuniti a Seattle, dove ha sollecitato la cooperazione mutua tra la Cina e gli Stati Uniti al fine di evitare un “esito disastroso”.Qualche giorno prima, Papa Francesco, in visita a Cuba, aveva messo in guardia da una teza guerra mondiale “graduale” che sembra si stia sviluppando. Luciano Vasapollo, economista e professore dell'Università La Sapienza di Roma, ha una spiegazione che parte dalla logica marxista per le dichiarazioni così vicine di personaggi così lontani.Vasapollo, autore del libro “Il risveglio dei maiali”, in visita a Caracas per tenere una serie di corsi alla Scuola Venezuelana di Pianificazione, osserva in questa fase uno dei più complessi cicli di crisi nel capitalismo mondiale dal quale sembra impossibile uscire se non con l'uso della guerra come strumento, che serve a “dinamizzare” l'economia sia attraverso le spese che genera sia mediante i piani di “ricostruzione” delle nazioni distrutte dal essa stessa. Così, gli Stati Uniti e la NATO (il braccio armato dell'Unione Europea) si sono invischiate dagli anni Novanta in un crescente numero di conflitti, alcuni ad alta intensità, come le guerre in Iraq e in Afganistan o l'attuale attacco contro la Libia, ed altri “di nuova generazione” come nel caso dell'Ucraina o della vera e propria “guerra economica” alla quale è stata sottoposta la popolazione del Venezuela negli ultimi due anni.

Imparare dalla storia---Per Vasapollo risulta ovvia l'ipotesi secondo la quale la guerra economica scatenata contro il Venezuela faccia parte del modello definito dal sommo gerarca della Chiesa Cattolica come una “guerra modiale graduale”. I centri di potere negli Stati Uniti, avvezzi a “torcere il braccio” alle nazioni che non si piegano alle loro esigenze, ricorrono ai propri agenti locali per fomentare una serie di attacchi contro la struttura economica, basati sul potere che esercitano sulle catene di distribuzione, per esempio, per provocare scarsità di beni, per citare solo uno dei fronti sul quale si sviluppa l'attacco contro la popolazione con l'obbiettivo di generare caos sociale."Abbiamo imparato dalla storia che dalle crisi strutturali il capitalismo ne esce con le guerre: uscì dalla crisi dell'impero guidata dagli inglesi con la Prima Guerra Mondiale e il nuovo ordine post-bellico che ha vissuto il fascismo e il nazismo, mentre fu la Seconda Guerra Mondiale a concludere la crisi del '29 con la nuova egemonia USA",spiega ildocente.Attualmente, le crisi cicliche del capitalismo non riescono più a stimolare il modello, bensì lo portano ogni volta un gradino più in basso. Questa crisi si esprime in diversi ambiti, come nel caso del recente scandalo della multinazionale automobilistica tedesca Volkswagen, che si potrebbe qualificare come un caso di frode economico-ambientale, per via del fatto che l'impresa ha sviluppato un programma, che ha poi istallato nel “cervello” del motore di circa undici milioni di veicoli, il quale serviva a falsificare i dati delle emissioni di carbonio per “rispettare” le normative ambientali di certi paesi senza la necessità di realizzare investimenti aggiuntivi.

La ribellione dei maiali---Per il ricercatore marxista, la crisi del sistema capitalista a livello globale non ammette discussioni, il problema, secondo la sua visione, è che questa realtà “non farà fiorire spontaneamente il socialismo, però è certo che perfino i capitalisti stessi ammettono la crisi, e che potrà essere superata solamente con un modo di produzione totalmente diverso”.Per questa ragione, ha formulato la sua proposta affinché cinque delle nazioni più colpite dalla crisi europea possano formare un'area fuori dall'Unione Europea, che ha chiamato “Alba-Mediterranea” e che è esposta nel suo libr “Il risveglio dei maiali”nella sua versione originale, in italiano, “maiali” è la taduzione di PIIGS e si riferisce ai paesi che dovrebbero formare l'associazione economica: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).Secondo il suo punto di vista sulla crisi, le grandi masse della classe media in tutta Europa (anche in Germania, che è il motore economico della regione) si sono a poco a poco impoverite, generando quelle “condizioni oggettive” per un cambiamento sociale, il quale nonostante ciò, non avverrà in maniera naturale."Però in Bolivia succedeva lo stesso, le condizioni c'erano e c'è voluta la mobilitazione intorno alla privatizzazione dell'acqua perché Evo Morales potesse emergere come forza politica, ma adesso è il presidente di una nazione da più di dieci anni con un ampio appoggio popolare”.

Questa proposta di una “Alba-Mediterranea” ha fatto guadagnare a Vasapollo il titolo di fondatore dell'“eurochavismo”, il quale equivarrebbe alla costruzione di un Socialismo del XXI Secolo in Europa. “È il momento di lanciare un'iniziativa politico-economica dal basso, per la costruzione di un modello alternativo basato sulla distribuzione del lavoro, dei redditi e dell'accumulazione del capitale. E costruirlo su un'ecomomia del valore d'uso che possa diffondere e distribuire la ricchezza sociale che la classe operaia realizza, che produce”, afferma proponendo l'uscita di queste cinque nazioni dalla così detta zona Euro e dalla sfera d'influenza dell'Unione Europea attualmente guidata dalla Germania nell'ambito economico e dalla Francia sul piano militare.

L'esempio dell'America Latina---

Per Vasapollo, il recente caso della Grecia dimostra che le opportunità politiche devono essere intraprese con audacia, il riferimento è al referendum nel quale il popolo greco ha appoggiato un cammino alternativo a quello della così detta “Troika” che impone al paese ellenico delle condizioni di vera e propria sottomissione economica, in cui non ci sono prospettive reali di miglioramento dell'economia. Al riguardo, il ricercatore menziona il caso dell'Ecuador, che sotto la presidenza di Rafael Correa ha deciso di interrompere le relazioni con il FMI nel 2007, e per il quale si era pronosticato il collasso dell'economia della nazione nel giro di pochi mesi.Il fatto è che quel collasso non è mai avvenuto e le finanze dell'Ecuador, le quali il FMI voleva sottomettere a condizioni qualificate dal presidente Correa come inaccettabili, sono state totalmente risanate, al punto che a Luglio di quest'anno il Ministero delle Finanze ha dichiarato che “l'Ecuador non ha interesse a mantenere alcuna relazione con il FMI che implichi prestiti da parte di questo organismo”.Nel caso del Venezuela, Vasapollo, studioso della realtà nazionale da più di trenta anni, stima che il governo del presidente Nicolás Maduro sia stato sottoposto agli attacchi di diverse sfere di potere, più di quanto non fosse successo durante il governo del comandante Chávez, il che rappresenta un termine di comparazione estremo, tenendo conto di tutte le armi della “guerra di quarta generazione” con le quali i venezuelani sono stati affrontati dal 1998, dalle diverse tecniche di guerra psicologica fino ai colpi di Stato di stampo mediatico e lo sciopero-sabotaggio petrolifero diretto dalla stessa compagnia energetica statale.L'analista ritiene adeguate le ultime decisioni dell'Esecutivo rispetto alla frontiera, poiché secondo la sua prospettiva, si stava offuscando la presenza dello Stato venezuzelano sulla linea di confine con la Colombia e nessuna nazione può permettersi una perdita di sovranità politica ed economica nel proprio territorio. Il calcolo delle perdite subite dallo Stato nazionale a causa del contrabbando di benzina e dei beni di prima necessità, oltre che della presenza di elementi di carattere paramilitare che controllavano tali attività, giustificherebbero un'azione, comequella presa dallo Stato, in qualsiasi parte del mondo.
(Traduzione di Federica Graziano per gruppo ricerca Nuestra America in difesa dell'umanità)

Caracas, 2 set (Prensa Latina) Il difensore del popolo del Venezuela, Tarek William Saab, ha respinto oggi dichiarazioni recenti del mandatario colombiano, Juan Manuel Santos, relazionate con presunte violazioni dei diritti dei suoi connazionali.   

Saab considerò che Santos ha commesso un errore, sicuramente per le pressioni per la sconfitta diplomatica subita nell'Organizzazione degli Stati Americani, nella quale il suo Governo propose senza successo una riunione di cancellieri per trattare il tema della frontiera colombo-venezuelana dopo la chiusura di alcuni settori ordinato da Caracas. 

Secondo il Difensore del Popolo, qualunque sia il motivo, niente giustifica la scalata bellicista verbale del capo di Stato colombiano.   

In questo momento, Santos assomiglia al ministro di Difesa di Alvaro Uribe e non al presidente che intraprese un processo di pace per il suo paese con un avvicinamento rispettoso col Venezuela, ha considerato.

In una conferenza stampa nell’ufficio della Difesa del Popolo, Saab aggregò che le intenzioni di accusare il suo paese davanti alla Corte Penale Internazionale -espresse per il procuratore generale della Colombia, Alejandro Ordoñez - non hanno luogo.   

Il Governo venezuelano decretò la chiusura del passo confinante e lo stato di eccezione costituzionale in vari municipi dello stato di Tachira (sudovest) come una misura sovrana di sicurezza per sradicare fenomeni come il contrabbando ed il paramilitarismo. 

D’accordo col Difensore del Popolo, le misure non colpiscono le garanzie di nessun colombiano residente in Venezuela e furono restituiti al loro paese di origine solo quelli che non avevano i dovuti permessi, sempre con stretto rispetto dei loro diritti come esseri umani.   

C'accusano anche, in Colombia,  di non assistere ad una riunione concordata dai Difensori del Popolo dei due paesi per lavorare il tema dei diritti umani nella regione confinante, ma questo invito che loro dicono non arrivò mai alla parte venezuelana, affermò Saab.

Il Difensore colombiano mentì dicendo che è stata indetta una riunione, ha sottolineato.   

Invece di incoraggiare accuse, dovrebbero riconoscere che il nostro paese accolse la maggiore quantità di colombiani sfollati dal conflitto armato interno della loro stessa nazione.   

Ig/tgp 

Il Congresso che si è tenuto nei giorni scorsi a Caracas,  inaugurato il 28 maggio dal Presidente Maduro , che con un applauditissimo discorso di carattere generale sulle dinamiche internazionali e quelle interne del processo rivoluzionario ha voluto dialogare con gli intellettuali internazionali , nazionali e con i rappresentanti dei movimenti sociali e del potere popolare territoriale, spiegando 8i grandi successi in materia socio-economica raggiunti anche negli ultimi anni dalla rivoluzione bolivariana  nonostante i terribili  attacchi imperialisti e oligarchici  subiti con atti di vera guerra militare, economica e massmediatica.
Vi sono state per tre giorni varie sessioni di lavoro che hanno riguardato in particolare : 1) La scienza utile e la conoscenza produttiva, 2) La produzione culturale   e la mobilitazione sociale, 3) Le città a confronto tra capitale ecittadini; 4) I processi produttivi e l’economia per la vita, 5) Multipolarità: chiavi e interscambio Sud a Sud, 6) Educazione liberatrice e pedagogia trasformatrice.
Alla quarta sessione hanno partecipato i due rappresentanti italiani Luciano Vasapollo e Rita Martufi - del  Cestes centro studi dell’USB e ccordinatori del capitolo italiano della Rete in Difesa dell’Umanità - invitati al Congresso ufficialmente dal Governo Bolivariano attraverso  il Ministero della Cultura. Nelle Tavole rotonde e panel vi sono stati interventi di economisti  di vari paesi tra cui argentini, boliviani,venezuelani e noi italiani. C'è stato un lungo dibattito tra i partecipanti che ha interessato la guerra economica, monetaria psicologica e mediatica che sta subendo il governo del presidente Maduro e il popolo rivoluzionario bolivariano.
In tutte le sedi di confronto , dibattito e approfondimento, abbiamo posto l’accento sul rafforzamento della rivoluzione culturale e della conoscenza come filo conduttore del legame fra intellettualità organica militante e popolo come intellettuale collettivo , solo in tal senso può crescere la prospettiva della democrazia socialista come coscienza dell’unità della democrazia economica nella democrazia politica partecipativa ; tra le varie proposte la nostra delegazione si è molto soffermata sulle possibili e concrete dinamiche della diversificazione produttiva per sottrarsi alla forte dipendenza dalla rendita del petrolio e la speculazione sui prezzi . Ciò si potrà meglio realizzare  coniugando alla pianificazione centralizzata  una decentralizzazione di piano , conforme a quello nazionale ma capace di valorizzare le diverse forme di economie locali territoriali , anche  con la costituzione dei Distretti industriali socialisti, proseguendo nel contempo il rafforzamento delle nazionalizzazioni e,muovendosi decisamente sulla strada fondamentale dei percorsi della  strada e la socializzazione delle imprese nei diversi settori produttivi. Si tratta quindi di coniugare conoscenza, tecnologia , produzione e distribuzione in nuovi modelli di uno sviluppo autodeterminato a compatibilità socio-ambientale. Abbiamo posto poi  l'attenzione sull'esigenza di diversificare  e approfondire a lotta contro corruzione e  il contrabbandoa guida imperialista s dell’oligarchia che sta tentando di piegare l'economia venezuelana. 
Dopo il dibattito nei vari panel e forum per giungere a documenti propositivi finali di ciascuna sezione di lavoro, il Congresso internazionale si è concluso il giorno 30 maggio con gli interventi del Ministro della Cultura  Reinaldo Iturriza e del Vicepresidente  e Ministro per la Pianificazione economica e la conoscenza,Ricardo Menendez .
Nel teatro della Biblioteca Nazionale si è svolta la cerimonia di chiusura dedicata al grande intellettuale militante Eduardo Galeano , con la presentazione dei documenti finali delle sei commissioni di lavoro dedicati a temi centrali per il rafforzamento della rivoluzione bolivariana e di portata centrale di indirizzo a livello internazionale per i movimenti sociali, i partiti le organizzazioni di base, i sindacati conflittuali e tutte le organizzazioni di classe che nel mondo si muovono sul terreno dell'antimperialismo, dell'anticapitalismo, per la solidarietà di classe internazionalista e per il socialismo nel - per e del XXI secolo.
Temi centrali di dibattito per le Commissioni ( che hanno visto la presenza di oltre cento intellettuali militanti provenienti da venti paesi e di  centinaia di compagni dirigenti politico-sociali,  della comunas, del poder popular e intellettuali organici venezuelani  ), sono stati riportati nei documenti finali – che pubblicheremo nei prossimi giorni tradotti su  www.nuestra-america.it  - hanno tutti insistito sulla prospettiva del consolidamento del carattere socialista della rivoluzione bolivariana e dei processi rivoluzionari dei paesi dell'ALBA. Si sono approfonditi i temi di riflessione e delle lotte da attuare con proposte pratiche e immediate da attuare per combattere la guerra economica per  rafforzare la trasformazione anticapitalista a partire dalla centralità della rivoluzione culturale e della conoscenza ,attivando la massima mobilitazione popolare e internazionale contro la guerra imperialista, militare, psicologica e massmediatica. Vanno intensificate le lotte e la riflessione militante sul diritto all'autodeterminazione dei popoli per una vita degna che garantisca lavoro buono, buona alimentazione, casa, salute, educazione, libertà di espressione con la gratuità di tutti i beni collettivi a partire dai saperi.
Un imperativo rivoluzionario che hanno sottolineato tutte le sei commissioni di studio e ricerca  ,è stato quello di agire nel territorio , nei quartieri , nelle comunas , nei siti produttivi,per  rafforzare la  democrazia popolare partecipativa per uno sviluppo ugualitario collettivo a compatibilità socio- ambientale, nella costruzione della democrazia socialista politica e socio- economica.
Siamo onorati e soddisfatti del modesto ma sincero e sentito contributo che abbiamo potuto fornire a tutte le attività plenarie e a quelle specifiche in tema di studio e linee attuative per la pianificazione economica socio-ambientale per la vita, apportando proposte concrete e immediate sul tema della completa nazionalizzazioni delle banche per indirizzare gli investimenti produttivi a carattere sociale e  marciare decisamente nella socializzazione dei settori strategici  con una efficiente e sempre piu consolidata interrelazione fra la pianificazione socio- economica centralizzata e decentralizzata , per la diversificazione produttiva, settoriale e con valorizzazione delle economie locali attraverso il ruolo chiave delle imprese statali,  sociali e cooperative per lo sviluppo del potere popolare territoriale.
Alle commissioni è stato dato un ruolo permanente di continuità del lavoro , convocando tra un anno un nuovo Congresso Internazionale di verifica dei risultati raggiunti con la mobilitazione politica e produttiva popolare e  per nuove proposte operative nel consolidamento dei risultati derivanti solo dal consolidamento senza esitazioni  della natura  antimperialista, anticapitalista  di classe , della rivoluzione.
Abbiamo effettuato incontri con molte delegazioni estere e venezuelane e con vari esponenti del Governo bolivariano, Viceministri, Ministri, tra cui quello alla Cultura , degli Esteri la Cancelliere Deloy Rodriguez , e Lunedi primo giugno siamo stati invitati direttamente  dal Vicepresidente  e Ministro per la Pianificazione economica e la conoscenza,Ricardo Menendez ad una importante  riunione operativa della Vicepresidenza sa lui presieduta e con la partecipazione del Ministro della Cultura  Reinaldo Iturriza, del Ministro per l’Educazione universitaria e tecnologia Manuel Fernandez, del Presidente della scuola  venezuelana di pianificazione Pedro Calzadilla , Della Viceministra dell’Educazione e dei due storicii intellettuali militanti bolivariani , Mario Sanoja e Iraida Vargas; la riunione ha portato a decisioni attuative sul come dar seguito e realizzare nel processo rivoluzionario Venezueleno le proposte dibattute nel Congresso internazionale , come coniugare decisamente il legame fra rivoluzione della conoscenza e sistema socio-produttivo e realizzare scambi scientifici, accademici e formativi nelle linee comuni di ricerca a livello internazionale,nel rafforzamento del socialismo rivoluzionario bolivariano.
Siamo  enormemente e sentitamente grati al  Ministro della cultura Reinaldo Iturriza , agli organizzatori, al  Governo e al popolo rivoluzionario Bolivariano per averci onorato di questa fondamentale occasione di studio , dibattito e serrato e vero confronto che ci ha fatto imparare molto si cultura rivoluzionaria del popolo venezuelano e ci arricchisce scientificamente e umanamente, ma soprattutto rafforza ancor più il nostro legame , e di tutte le nostre organizzazioni politiche, culturali sindacali di riferimento, di solidarietà militante con la grande e sempre viva e , innovata e rafforzata rivoluzione bolivariana chavista , riferimento centrale per tutti i rivoluzionari anticapitalisti socialisti nel mondo.  

CHAVEZ VIVE , LA LUCHA SIGUE ! SOCIALISMO O MUERTE , VENCEREMOS !!

Rita Martufi , Luciano Vasapollo

 

Nel documento finale sottoscritto dai partecipanti del Primo Congresso “Inventar la Democracia del siglo XXI” si sostiene:

Le persone che di seguito firmano,  donne e uomini di diversi paesi, popoli e culture riunite a Caracas con la volontà di dialogare e apprendere in un  luogo in cui si dà speranza a tutte le persone degne e umili , dove si costruisce pensando collettivamente e pluralmente  contro i costanti intenti destabilizzatori  dei poteri di sempre, insonni per quello che i nostri sogni e atti producono.

Lo abbiamo fatto parlando, conversando, ascoltando e riflettendo sui Diritti Umani, ponendo al suo posto la Memoria Collettiva, guardando le diverse sfaccettature e versatilità consapevoli che senza cultura vincono loro, e ascoltando le voci della gente e la terra per vivere bene e meglio.   

Vogliamo anche condividere con tutti, una piccola  riflessione che portiamo sempre con noi: il percorso di democrazia che tutti noi vogliamo inventare, è la costruzione del Socialismo nel XXI secolo, che non è niente di più che la sovranità collettiva e individuale, sociale, economico, eto-ecologico, nazionale e di supporto.

Infine, ringraziamo dal profondo del nostro cuore, la possibilità che ci hanno dato di partecipare a ciò che rappresenta un vero esempio di un dialogo aperto e pluralistico su un piano di parità, tra intellettuali, membri della comunità, scienziati, artisti.

Non ci arrenderemo, perché sappiamo che nella vita si devono raggiungere i sogni, e insieme a Galeano diciamo che l'utopia serve per camminare.

 

Scritto nella città di Caracas il 30 maggio 2015 con primi firmatari :

 

Diana Reches (Uruguay)

Omar González (Cuba)

Edmundo Aray (Venezuela)

Pere Camps (Cataluña)

Luciano Vasapollo (Italia)

Angel Guerra (Cuba)

Lizette Vila Espina (Cuba)

Maurice Mitchell (Estados Unidos)

Fermín Muguruza (España)

Isabel Rauber (Argentina)

Rita Martufi (Italia)

Martín Smud (Argentina)

Claudia Korol (Argentina)

Vicente Zito Lema (Argentina)

Nuria López (España)

Raúl Fusco (Argentina)

Carla González (Estados Unidos)

Gonzalo Beigdeber (Argentina)

Felipe Altenfelder (Brasil)

Elvira Zacarias (Argentina)

Néstor Rolando Jeifetz (Argentina)

Renan Vega (Colombia)

Sonia Sánchez (Argentina)

Manuel Cullen (Argentina)

 

Siguen las firmas…

 

 

 

 

Realizzazione: Natura Avventura

Joomla Templates by Joomla51.com