Dagli attacchi dell’11 Settembre, stiamo assistendo ad una trasformazione del modo in cui i media riportano l’attualità. Ci rinchiudono nell’irreale. Basano una verità non in funzione di una rappresentazione oggettiva e coerente ma in base alle sue caratteristiche più impressionanti e scioccanti. Di conseguenza, il soggetto rimane pietrificato e non può più stabilire una relazione con la realtà. 
 
I media ci mentono ma, nello stesso tempo, ci mostrano che stanno mentendo. Non si tratta più di modificare la percezione dei fatti allo scopo di ottenere il nostro sostegno, ma di rinchiuderci nello spettacolo dell’onnipotenza del potere. L’esibizione dell’annichilimento della ragione è basato sull’uso di immagini che servono a sostituire i fatti. L’informazione non si focalizza più sull’abilità nel percepire e rappresentare un fatto, ma sul bisogno di sperimentarlo, o piuttosto di sperimentare sé stessi attraverso di esso.
 
Da Bin Laden a Merah, passando per  il “tiranno” Bashar al-Assad, il discorso dei media è diventato la produzione permanente di feticci, ordinando di abbandonarsi a “ciò che è dato a vedere”. L’ingiunzione non ha come obiettivo, come la propaganda, quello di persuadere. Essa invita semplicemente il soggetto a dare credito all’immagine della “guerra di civilizzazione”. Lo strumento discorsivo (L’arma dialettica?) della “Guerra del Bene contro il Male”, attualizzando il processo orwelliano del bipensiero, deve diventare un nuovo reale che destrutturi l’insieme della nostra esistenza, dalla vita quotidiana alle relazioni politiche globali.
 
Tale approccio è diventato onnipresente, specialmente riguardo la guerra in Siria. Esso consiste nell’ annullare una dichiarazione nello stesso momento in cui essa viene pronunciata, mantenendo ciò che era stato precedentemente dato a vedere e intendere. L’individuo deve possedere la capacità di accettare elementi opposti, senza sollevare l’esistente contraddizione. Il linguaggio è quindi ridotto alla comunicazione e non può svolgere la propria funzione di rappresentazione. La decostruzione della facoltà di simboleggiare impedisce qualsiasi difesa dal reale e dalla nostra sottomissione ad esso.
 
 
Enunciare nello Stesso Tempo una Dichiarazione E il suo Opposto
 
Nelle cronache sul conflitto in Siria, la procedura del bipensiero è onnipresente. Dichiarare nello stesso tempo una cosa e il suo opposto produce una disintegrazione della coscienza. Non è più possibile percepire e analizzare la realtà. Incapaci di tenere a distanza l’emotività, non possiamo più sperimentare il reale e questo ci pone in condizione di sottomissione ad esso.
 
Gli oppositori al regime di Bashar al-Assad sono detti “freedom fighters (combattenti per la libertà n.d.t.)” mentre, allo stesso tempo, i fondamentalisti Islamici sono detti nemici della democrazia. Lo stesso vale per l’uso delle armi chimiche da parte dei belligeranti. I media, in assenza di prove, esprimono certezza rispetto alla responsabilità del regime siriano, nonostante menzionino l’uso di dette armi da parte dei “ribelli”.
In particolare, hanno sostituito le dichiarazioni del magistrato Carla Del Ponte, membro della commissione indipendente d’inchiesta sulle violenze in Siria dell’ONU che ha detto, il 5 maggio 2013, alla televisione svizzera: “Secondo le testimonianze da noi raccolte, i ribelli hanno fatto uso di armi chimiche, usando gas nervino (sarin)”. Questo magistrato, che è anche l’ex procuratore del Tribunale Criminale Internazionale per l’ex Jugoslavia, difficilmente può essere definito compiacente nei confronti del “Regime di Bashar al-Assad”. “Le nostre inchieste andrebbero ulteriormente approfondite, verificate e confermate da nuove prove  ma, da quanto stabilito finora, sono gli oppositori ad aver usato gas sarin”, ha aggiunto.
La Casa Bianca, da parte sua, non ha voluto considerare queste prove e ha sempre espresso una posizione opposta. Al punto che, per quanto riguarda il massacro di Ghouta del21 agosto, ha rilasciato una dichiarazione spiegando che vi sono “troppo pochi dubbi” riguardo l’uso di armi chimiche da parte della Siria contro gli oppositori. Il comunicato aggiungeva che l’accordo da parte siriana di consentire l’accesso agli ispettori dell’ONU nell’area arriva “troppo tardi per essere credibile”.
Riduzione del qualitativo in quantitativo.
In seguito all’uso, il 21 agosto 2013, di armi chimiche nei sobborghi di Damasco, Kerry reiterò la “forte certezza” da parte degli Stati Uniti riguardo la responsabilità del regime siriano. Un rapporto dell’intelligence statunitense, emesso dai vertici della Casa Bianca e, a loro dire, sostenuto da “molteplici fonti”, sosteneva anche che il governo siriano ha usato gas nervini nell’attacco, mentre è “ altamente improbabile” che ciò sia stato commesso dagli oppositori.
L’individuo è estromesso dal potere di differenziazione del linguaggio. Ciò che è qualitativo, ciò che è certo, è ridotto a ciò che è quantitativo, dai “diversi gradi di certezza” espressi precedentemente da Obama, alla “forte certezza” pronunciata da J. Kerry. I “troppo pochi dubbi”, come nei riguardi della responsabilità del regime siriano rispecchia anche “l’altamente improbabile” responsabilità attribuita agli oppositori. La qualità è, di conseguenza, ridotta ad una differenza quantitativa. La qualità, così com’è, diviene allo stesso tempo ciò che non è o, ancora meno, ciò che potrebbe non essere, poiché essa non esprime più una certezza, ma solo un certo grado di certezza o di dubbio. Gli opposti, “certezza” e “dubbio”, divengono equivalenti. La differenza qualitativa è ridotta a un gap quantitativo. Non c’è più nessuna qualità oltre a quella della misura.
Questa riduzione dal qualitativo al quantitativo ha già invaso le nostre vite quotidiane.
Non ci riferiamo più ai “poveri” ma ai “meno abbienti”. Similarmente, non incontriamo più “invalidi” ma persone “diversamente abili”. Ai lavori meno qualificati vengono ora dati nomi che negano la loro dequalificazione. Così, la “donna delle pulizie” diventa “collaboratrice domestica” o “governante”, il termine “cassiera” scompare in favore della “responsabile di cassa” e “l’operaio” diventa “operatore di produzione”.
Il potere separatore del linguaggio è annientato. Le parole si trasformano in locuzioni verbali che costruiscono un mondo omogeneizzato. Viviamo in un universo in cui tutto il mondo è privilegiato. Non esistono più differenze qualitative tra gli esseri umani, ma solo differenze quantitative. La visione di un mondo di perfetta omogeneità dove esistono solo persone uguali, senza più differenze al di fuori di quelle quantitative, non si differenzia molto da quello previsto da George Orwell ne La Fattoria degli Animali: “Tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.
Certezze assolute in assenza di prove.
La parola, che descrive e diversifica le cose, è sostituita da un’immagine, che può significare, allo stesso tempo, tutto e niente. Anziché una parola che descriva un argomento, i gradi di certezza si basano solo sulla sensazione dell’oratore. Queste locuzioni verbali non hanno lo scopo di descrivere fatti oggettivi, ma di porre i fruitori del messaggio nella prospettiva dell’annunciatore, di rinchiuderli nella distorsione del significato che egli perpetua.
La certezza espressa può distaccarsi dai fatti oggettivi e presentarsi come puramente soggettiva. Essa non si basa su un’osservazione, ma fa riferimento ad  un’opinione presentata come oggettiva grazie ad un’operazione di quantificazione.
La certezza delle autorità francesi e statunitensi è caratterizzata anche dal fatto di essere basata su dati ambigui, sull’invocazione di prove riguardo la responsabilità del regime siriano, nonostante essi ammettano di non sapere chi abbia colpito e come le armi chimiche siano state usate. Non è più possibile costruire una certezza oggettiva, poiché l’osservazione dei fatti viene sospesa e lascia spazio allo stordimento dello spettatore. Le certezze espresse non separano più il vero dal falso, dal momento che la capacità di giudicare è sospesa.
Precisamente, le certezze oggettive e soggettive sono indifferenziate. Non è una questione di credere a quanto viene dichiarato ma di credere all’autorità che parla, a prescindere da cosa dica. Le dichiarazioni dei Presidenti Obama e Hollande vengono immediatamente assunte come assolute certezze, ad es.: essi occupano il posto che Cartesio dà a Dio “come principio che garantisce la verità oggettiva del vissuto soggettivo...”. La questione di passare per le tappe della verifica oggettiva, attraverso il giudizio di esistenza, non si pone nella misura in cui la certezza si libera da tutti i vincoli spaziali e temporali. Essa è posta in assenza di limiti, in assenza di ciò che la psicoanalisi definisce la “Terza Persona”, il luogo dell’Altro.
La rimozione della “Terza Persona”
La certezza assoluta, posta come scopo finale, instaura una negazione della realtà, che ci sfugge. Essa non riconosce la mancanza. Costruire il “noi” non è più possibile poiché esso può essere costruito su ciò che è mancante. La monade non sente mancanza di nulla poiché essa è fusa col potere dello stato. I “feticci” costruiti da “l’informazione” riempiono il vuoto del reale, occupano il posto in cui esso è assente e operano una negazione della terza parte.
La certezza assoluta si oppone alla creazione di un ordine simbolico che integri la “terza persona”, il luogo del linguaggio. La funzione propria del linguaggio è quella di esprimere ciò che è reale, sapendo che la parola non è la realtà vera, ma ciò che da essa è rappresentata. Jacques Lacan esprime questa necessità in un suo aforisma: “Bisogna che la cosa si perda per essere rappresentata”.
Al contrario, la certezza assoluta considera allo stesso livello parole e cose, non tenendo conto della relazione che c’è tra di esse. Nell’assenza della ‘terza persona’, essa impedisce ogni articolazione del reale con il simbolico. Questa assenza di collegamento consente la formazione di una psicosi sociale all’interno della quale ciò che è dichiarato dal potere diviene la realtà. La mancanza consente anche l’emergere di una struttura perversa che stravolge l’atto verbale (speech act) e impedisce l’identificazione della sostanzialità della psicosi.
Coinvolgendoci nella psicosi, il discorso delle autorità francesi e statunitensi deriva da una negazione perversa. Essa costituisce un atto di forza nei confronti del linguaggio “atto di forza perché il diniego è posto al livello del fondamento logico del linguaggio”. La negazione della realtà è effettuata attraverso una mercificazione delle parole e una procedura di scissione. Il cinico atto di forza consiste in questo: “pervertire ciò per cui la legge si enuncia, fare del linguaggio il discorso ragionevole dell’irrazionalità” come con le espressioni guerra umanitaria e antiterrorismo.
Le leggi antiterrorismo appaiono come azioni razionali atte a smantellare la legge e il diritto in favore della fabbricazione di immagini. La legge statunitense è particolarmente ricca di queste costruzioni metaforiche quali il “lupo solitario”, un terrorista solitario correlato a un movimento internazionale o il “nemico combattente” o il “belligerante illegale” che esistono in quanto designati come tali dal presidente degli Stati Uniti. Il nemico combattente, come il belligerante illegale, può essere un qualsiasi cittadino statunitense che non sia mai stato su un campo di battaglia e il cui unico “atto di guerra” sia quello di aver protestato contro un impegno militare. La deviazione da quanto dichiarato dal potere esistente non è più possibile. Similarmente ogni protezione dalla sua reale minaccia è eliminata. La realtà si manifesta senza alcuna dissimulazione e può da quel momento atterrirci. La soppressione della Terza Persona, riducendo l’individuo ad una monade, non avendo più vie di scampo dal potere dello stato, consente all’autorità, in particolare nei riguardi della guerra in Siria, di costruire una nuova realtà. Le prove della colpevolezza del regime siriano esistono, perché così dice l’autorità.
Una “inquietante estraneità” (inquiétante étrangeté - disturbing strangeness).
L’assenza di una “terza persona” ci trasporta in una terra di nessuno al di là del linguaggio. Essa rimuove la relazione tra interiore ed esteriore. L’espressione di onnipotenza del Presidente degli Stati Uniti, la sua intenzione di affrancarsi da ogni costrizione linguistica e da ogni ordinamento giudiziario, svela la nostra condizione, la sua riduzione a “vita nuda”. Ne risulta quindi “uno speciale tipo di paura” che Freud chiama Unheimliche, un termine che non ha equivalenti in francese e che può essere tradotto come “inquietante estraneità” e “inquietante familiarità”.
Potrebbe essere, come definito da Schelling, un qualcosa che avrebbe dovuto rimanere nascosto e che invece è riapparso. Svelate, le cose terrene appaiono nella loro cruda essenza come reali. Da che l’individuo si credeva a casa propria, improvvisamente si sente trasportato fuori di essa e diviene stranamente estraneo a sé stesso. L’intimo della nostra condizione, il nostro annichilimento (alienazione?), viene allo scoperto e ci appare come un giocattolo nelle mani del potere esecutivo degli Stati Uniti. La messa in scena della nostra alienazione, “inquietante estraneità”, divenendo ciò che è a noi più familiare, sopprime il nostro intimo sentire sottomettendoci ad essa.
Freud indica una dissociazione dell’ego. Quest’ultimo è frantumato e non più in grado di visualizzare il Reale, la minaccia che lo paralizza. Freud parla di un “Io” estraneo che può trasformarsi in coscienza morale e trattare l’altra parte come un oggetto.
Questo meccanismo ricompare come ritorno del represso arcaico, che ha la funzione di nascondere l’angoscia del neonato. La “inquietante estraneità” prodotta dai discorsi di Obama è della stessa natura. Essa strumentalizza quanto accaduto in Iraq per impedirci di dimenticare la nostra impotenza. Inoltre, esso ribadisce “l’eterno ritorno dello stesso” costitutivo dell’inquietante estraneità o inquietante familiarità. Il processo di reiterazione si presenta come un processo inesorabile, come un potere contro il quale siamo impotenti.
Jacques Lancan conferma questa chiave di lettura. Facendo eco al lavoro di Freud sulla “inquietante estraneità” egli mostra come l’ansia insorga quando il soggetto si trova ad affrontare la “mancanza della mancanza” che è come dire un’onnipotente estraneità che invade l’essere al punto di annientare ogni facoltà di intendere e di volere.
Nei fatti, le due traduzioni, la prima evidenziando il disagio, la seconda evidenziando il suo carattere familiare, fanno riemergere ognuna un aspetto di questa particolare angoscia che si può anche riscontrare in virtù della nozione di trasparenza. L’interiore e l’esteriore si confondono, l’individuo è, da un canto, afferrato dall’estraneità provocata dall’assistere alla propria impotenza, dalla propria denudazione interiore esibita al di fuori di sé stesso e dall’altro dalla colonizzazione della propria intimità operata dallo spettacolo, divenuto familiare, del godimento dell’altro.
Negazione e Scissione dell’Io.
La dissociazione è un arcaico tentativo di difesa rivolto ad un potere cui non possiamo far fronte. La disintegrazione dell’Io consente il ritorno di un “déjà vu”. Il Super-Io richiama l’individuo a vedere sé stesso come un neonato, come una persona che non può parlare, causando quindi una sensazione di “inquietante estraneità”.
Di fronte all’imperativo di credere alla responsabilità di Bashar Assad, l’individuo è costretto a ignorare le informazioni contrarie e a trattarle come se non esistessero. Procede quindi verso la negazione di tutto ciò che rivela le differenze e quindi si costringe ad una posizione regressiva, quella dell’unione ombelicale con la madre, uno stadio che precede il linguaggio, precedente l’apparizione della funzione del padre.
La negazione della contraddizione tra una cosa e il suo contrario, la responsabilità del governo siriano e l’uso di armi chimiche da parte dei ribelli, costituisce l’atto di rimuovere la realtà di una percezione vista come pericolosa, poiché altrimenti egli sarebbe costretto ad affrontare l’onnipotenza ostentata dal potere. Per contenere l’angoscia prodotta dall’inquietante estraneità, il soggetto è costretto a giustapporre due ragionamenti contrari e paralleli. L’individuo accetta allora due visioni tra loro incompatibili e inconciliabili. La negazione dell’incongruenza tra questi due elementi sopprime ogni conflittualità, consente la coesistenza all’interno dell’Io di due affermazioni opposte che si sovrappongono senza influenzarsi. Ciò si basa su quello che la psicanalisi definisce la “scissione dell’Io”.
La scissione dà all’Io la possibilità di vivere su due livelli differenti, mettendo fianco a fianco, da una parte una “consapevolezza”, l’uso di armi chimiche da parte dei ribelli e dall’altra una “capacità”, un’elusione della presa di coscienza di una sospensione dell’informazione. Ciò consente di evitare ogni conflitto, ogni simbolismo al fine di gioire dell’onnipotenza del potere. In mancanza di percezione della mancanza all’interno di ciò che ci viene dichiarato, ci si ritrova al riparo dal conflitto e in un annullamento della capacità di qualsiasi giudizio.
La procedura è stata elegantemente messa in evidenza da Orwell nella definizione del «bipensiero». Essa consiste nel «ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda, sapendole contraddittorie e tuttavia credendo in entrambe», essendo contemporaneamente in grado di dimenticare «tutto ciò che è necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo», che corrisponde a: «essere pienamente consapevoli nell’indursi all’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che si è appena posta in atto».
La scissione è ricorrente nel discorso sulla guerra in Siria. Le dichiarazioni a riguardo si susseguono, contemporaneamente a quelle che le smentiscono, senza stabilire una logica relazione tra le divergenti enunciazioni. Contrariamente alle dichiarazioni di Carla Del Ponte, Washington sarebbe inizialmente giunta, “con diversi gradi di certezza”, alla conclusione che le forze governative siriane abbiano fatto uso di gas sarin contro il proprio popolo, tuttavia Barack Obama ha, nello stesso tempo, dichiarato che gli Stai Uniti non sanno “come [queste armi] siano state utilizzate, quando siano state utilizzate, né chi le abbia utilizzate”. L’operazione pone il soggetto in condizione di frammentazione, incapace di reagire al nonsense di ciò che viene detto e mostrato. Egli non può fronteggiare una certezza rivendicata dall’assenza di conoscenza.
Il capovolgimento logico della costruzione del linguaggio diviene una manifestazione del potere del Governo statunitense. Esso ostenta la capacità di affrancarsi da tutta l’organizzazione del linguaggio e pertanto di tutto l’ordine simbolico. L’assurdità rivendicata è un atto di forza contro il fondamento logico del linguaggio. Essa ha quindi un effetto di pietrificazione sulle popolazioni e le rinchiude nella psicosi.
Jean-Claude Paye *, Tülay Umay, sociologi.

* Autore de L’Emprise de l’image. De Guantanamo à Tarnac,edizioni Yves Michel, novembre 2012.

 

Traduzione di Viviana Vasapollo e Luca Primo

Url di questo articolo: http://www.globalresearch.ca/beyond-propaganda-discourse-of-war-and-doublethink/5393231

 

Dagli attacchi dell’11 Settembre, stiamo assistendo ad una trasformazione del modo in cui i media riportano l’attualità. Ci rinchiudono nell’irreale. Basano una verità non in funzione di una rappresentazione oggettiva e coerente ma in base alle sue caratteristiche più impressionanti e scioccanti. Di conseguenza, il soggetto rimane pietrificato e non può più stabilire una relazione con la realtà. 
 
I media ci mentono ma, nello stesso tempo, ci mostrano che stanno mentendo. Non si tratta più di modificare la percezione dei fatti allo scopo di ottenere il nostro sostegno, ma di rinchiuderci nello spettacolo dell’onnipotenza del potere. L’esibizione dell’annichilimento della ragione è basato sull’uso di immagini che servono a sostituire i fatti. L’informazione non si focalizza più sull’abilità nel percepire e rappresentare un fatto, ma sul bisogno di sperimentarlo, o piuttosto di sperimentare sé stessi attraverso di esso.
 
Da Bin Laden a Merah, passando per  il “tiranno” Bashar al-Assad, il discorso dei media è diventato la produzione permanente di feticci, ordinando di abbandonarsi a “ciò che è dato a vedere”. L’ingiunzione non ha come obiettivo, come la propaganda, quello di persuadere. Essa invita semplicemente il soggetto a dare credito all’immagine della “guerra di civilizzazione”. Lo strumento discorsivo (L’arma dialettica?) della “Guerra del Bene contro il Male”, attualizzando il processo orwelliano del bipensiero, deve diventare un nuovo reale che destrutturi l’insieme della nostra esistenza, dalla vita quotidiana alle relazioni politiche globali.
 
Tale approccio è diventato onnipresente, specialmente riguardo la guerra in Siria. Esso consiste nell’ annullare una dichiarazione nello stesso momento in cui essa viene pronunciata, mantenendo ciò che era stato precedentemente dato a vedere e intendere. L’individuo deve possedere la capacità di accettare elementi opposti, senza sollevare l’esistente contraddizione. Il linguaggio è quindi ridotto alla comunicazione e non può svolgere la propria funzione di rappresentazione. La decostruzione della facoltà di simboleggiare impedisce qualsiasi difesa dal reale e dalla nostra sottomissione ad esso.
 
 
Enunciare nello Stesso Tempo una Dichiarazione E il suo Opposto
 
Nelle cronache sul conflitto in Siria, la procedura del bipensiero è onnipresente. Dichiarare nello stesso tempo una cosa e il suo opposto produce una disintegrazione della coscienza. Non è più possibile percepire e analizzare la realtà. Incapaci di tenere a distanza l’emotività, non possiamo più sperimentare il reale e questo ci pone in condizione di sottomissione ad esso.
 
Gli oppositori al regime di Bashar al-Assad sono detti “freedom fighters (combattenti per la libertà n.d.t.)” mentre, allo stesso tempo, i fondamentalisti Islamici sono detti nemici della democrazia. Lo stesso vale per l’uso delle armi chimiche da parte dei belligeranti. I media, in assenza di prove, esprimono certezza rispetto alla responsabilità del regime siriano, nonostante menzionino l’uso di dette armi da parte dei “ribelli”.
In particolare, hanno sostituito le dichiarazioni del magistrato Carla Del Ponte, membro della commissione indipendente d’inchiesta sulle violenze in Siria dell’ONU che ha detto, il 5 maggio 2013, alla televisione svizzera: “Secondo le testimonianze da noi raccolte, i ribelli hanno fatto uso di armi chimiche, usando gas nervino (sarin)”. Questo magistrato, che è anche l’ex procuratore del Tribunale Criminale Internazionale per l’ex Jugoslavia, difficilmente può essere definito compiacente nei confronti del “Regime di Bashar al-Assad”. “Le nostre inchieste andrebbero ulteriormente approfondite, verificate e confermate da nuove prove  ma, da quanto stabilito finora, sono gli oppositori ad aver usato gas sarin”, ha aggiunto.
La Casa Bianca, da parte sua, non ha voluto considerare queste prove e ha sempre espresso una posizione opposta. Al punto che, per quanto riguarda il massacro di Ghouta del21 agosto, ha rilasciato una dichiarazione spiegando che vi sono “troppo pochi dubbi” riguardo l’uso di armi chimiche da parte della Siria contro gli oppositori. Il comunicato aggiungeva che l’accordo da parte siriana di consentire l’accesso agli ispettori dell’ONU nell’area arriva “troppo tardi per essere credibile”.
Riduzione del qualitativo in quantitativo.
In seguito all’uso, il 21 agosto 2013, di armi chimiche nei sobborghi di Damasco, Kerry reiterò la “forte certezza” da parte degli Stati Uniti riguardo la responsabilità del regime siriano. Un rapporto dell’intelligence statunitense, emesso dai vertici della Casa Bianca e, a loro dire, sostenuto da “molteplici fonti”, sosteneva anche che il governo siriano ha usato gas nervini nell’attacco, mentre è “ altamente improbabile” che ciò sia stato commesso dagli oppositori.
L’individuo è estromesso dal potere di differenziazione del linguaggio. Ciò che è qualitativo, ciò che è certo, è ridotto a ciò che è quantitativo, dai “diversi gradi di certezza” espressi precedentemente da Obama, alla “forte certezza” pronunciata da J. Kerry. I “troppo pochi dubbi”, come nei riguardi della responsabilità del regime siriano rispecchia anche “l’altamente improbabile” responsabilità attribuita agli oppositori. La qualità è, di conseguenza, ridotta ad una differenza quantitativa. La qualità, così com’è, diviene allo stesso tempo ciò che non è o, ancora meno, ciò che potrebbe non essere, poiché essa non esprime più una certezza, ma solo un certo grado di certezza o di dubbio. Gli opposti, “certezza” e “dubbio”, divengono equivalenti. La differenza qualitativa è ridotta a un gap quantitativo. Non c’è più nessuna qualità oltre a quella della misura.
Questa riduzione dal qualitativo al quantitativo ha già invaso le nostre vite quotidiane.
Non ci riferiamo più ai “poveri” ma ai “meno abbienti”. Similarmente, non incontriamo più “invalidi” ma persone “diversamente abili”. Ai lavori meno qualificati vengono ora dati nomi che negano la loro dequalificazione. Così, la “donna delle pulizie” diventa “collaboratrice domestica” o “governante”, il termine “cassiera” scompare in favore della “responsabile di cassa” e “l’operaio” diventa “operatore di produzione”.
Il potere separatore del linguaggio è annientato. Le parole si trasformano in locuzioni verbali che costruiscono un mondo omogeneizzato. Viviamo in un universo in cui tutto il mondo è privilegiato. Non esistono più differenze qualitative tra gli esseri umani, ma solo differenze quantitative. La visione di un mondo di perfetta omogeneità dove esistono solo persone uguali, senza più differenze al di fuori di quelle quantitative, non si differenzia molto da quello previsto da George Orwell ne La Fattoria degli Animali: “Tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.
Certezze assolute in assenza di prove.
La parola, che descrive e diversifica le cose, è sostituita da un’immagine, che può significare, allo stesso tempo, tutto e niente. Anziché una parola che descriva un argomento, i gradi di certezza si basano solo sulla sensazione dell’oratore. Queste locuzioni verbali non hanno lo scopo di descrivere fatti oggettivi, ma di porre i fruitori del messaggio nella prospettiva dell’annunciatore, di rinchiuderli nella distorsione del significato che egli perpetua.
La certezza espressa può distaccarsi dai fatti oggettivi e presentarsi come puramente soggettiva. Essa non si basa su un’osservazione, ma fa riferimento ad  un’opinione presentata come oggettiva grazie ad un’operazione di quantificazione.
La certezza delle autorità francesi e statunitensi è caratterizzata anche dal fatto di essere basata su dati ambigui, sull’invocazione di prove riguardo la responsabilità del regime siriano, nonostante essi ammettano di non sapere chi abbia colpito e come le armi chimiche siano state usate. Non è più possibile costruire una certezza oggettiva, poiché l’osservazione dei fatti viene sospesa e lascia spazio allo stordimento dello spettatore. Le certezze espresse non separano più il vero dal falso, dal momento che la capacità di giudicare è sospesa.
Precisamente, le certezze oggettive e soggettive sono indifferenziate. Non è una questione di credere a quanto viene dichiarato ma di credere all’autorità che parla, a prescindere da cosa dica. Le dichiarazioni dei Presidenti Obama e Hollande vengono immediatamente assunte come assolute certezze, ad es.: essi occupano il posto che Cartesio dà a Dio “come principio che garantisce la verità oggettiva del vissuto soggettivo...”. La questione di passare per le tappe della verifica oggettiva, attraverso il giudizio di esistenza, non si pone nella misura in cui la certezza si libera da tutti i vincoli spaziali e temporali. Essa è posta in assenza di limiti, in assenza di ciò che la psicoanalisi definisce la “Terza Persona”, il luogo dell’Altro.
La rimozione della “Terza Persona”
La certezza assoluta, posta come scopo finale, instaura una negazione della realtà, che ci sfugge. Essa non riconosce la mancanza. Costruire il “noi” non è più possibile poiché esso può essere costruito su ciò che è mancante. La monade non sente mancanza di nulla poiché essa è fusa col potere dello stato. I “feticci” costruiti da “l’informazione” riempiono il vuoto del reale, occupano il posto in cui esso è assente e operano una negazione della terza parte.
La certezza assoluta si oppone alla creazione di un ordine simbolico che integri la “terza persona”, il luogo del linguaggio. La funzione propria del linguaggio è quella di esprimere ciò che è reale, sapendo che la parola non è la realtà vera, ma ciò che da essa è rappresentata. Jacques Lacan esprime questa necessità in un suo aforisma: “Bisogna che la cosa si perda per essere rappresentata”.
Al contrario, la certezza assoluta considera allo stesso livello parole e cose, non tenendo conto della relazione che c’è tra di esse. Nell’assenza della ‘terza persona’, essa impedisce ogni articolazione del reale con il simbolico. Questa assenza di collegamento consente la formazione di una psicosi sociale all’interno della quale ciò che è dichiarato dal potere diviene la realtà. La mancanza consente anche l’emergere di una struttura perversa che stravolge l’atto verbale (speech act) e impedisce l’identificazione della sostanzialità della psicosi.
Coinvolgendoci nella psicosi, il discorso delle autorità francesi e statunitensi deriva da una negazione perversa. Essa costituisce un atto di forza nei confronti del linguaggio “atto di forza perché il diniego è posto al livello del fondamento logico del linguaggio”. La negazione della realtà è effettuata attraverso una mercificazione delle parole e una procedura di scissione. Il cinico atto di forza consiste in questo: “pervertire ciò per cui la legge si enuncia, fare del linguaggio il discorso ragionevole dell’irrazionalità” come con le espressioni guerra umanitaria e antiterrorismo.
Le leggi antiterrorismo appaiono come azioni razionali atte a smantellare la legge e il diritto in favore della fabbricazione di immagini. La legge statunitense è particolarmente ricca di queste costruzioni metaforiche quali il “lupo solitario”, un terrorista solitario correlato a un movimento internazionale o il “nemico combattente” o il “belligerante illegale” che esistono in quanto designati come tali dal presidente degli Stati Uniti. Il nemico combattente, come il belligerante illegale, può essere un qualsiasi cittadino statunitense che non sia mai stato su un campo di battaglia e il cui unico “atto di guerra” sia quello di aver protestato contro un impegno militare. La deviazione da quanto dichiarato dal potere esistente non è più possibile. Similarmente ogni protezione dalla sua reale minaccia è eliminata. La realtà si manifesta senza alcuna dissimulazione e può da quel momento atterrirci. La soppressione della Terza Persona, riducendo l’individuo ad una monade, non avendo più vie di scampo dal potere dello stato, consente all’autorità, in particolare nei riguardi della guerra in Siria, di costruire una nuova realtà. Le prove della colpevolezza del regime siriano esistono, perché così dice l’autorità.
Una “inquietante estraneità” (inquiétante étrangeté - disturbing strangeness).
L’assenza di una “terza persona” ci trasporta in una terra di nessuno al di là del linguaggio. Essa rimuove la relazione tra interiore ed esteriore. L’espressione di onnipotenza del Presidente degli Stati Uniti, la sua intenzione di affrancarsi da ogni costrizione linguistica e da ogni ordinamento giudiziario, svela la nostra condizione, la sua riduzione a “vita nuda”. Ne risulta quindi “uno speciale tipo di paura” che Freud chiama Unheimliche, un termine che non ha equivalenti in francese e che può essere tradotto come “inquietante estraneità” e “inquietante familiarità”.
Potrebbe essere, come definito da Schelling, un qualcosa che avrebbe dovuto rimanere nascosto e che invece è riapparso. Svelate, le cose terrene appaiono nella loro cruda essenza come reali. Da che l’individuo si credeva a casa propria, improvvisamente si sente trasportato fuori di essa e diviene stranamente estraneo a sé stesso. L’intimo della nostra condizione, il nostro annichilimento (alienazione?), viene allo scoperto e ci appare come un giocattolo nelle mani del potere esecutivo degli Stati Uniti. La messa in scena della nostra alienazione, “inquietante estraneità”, divenendo ciò che è a noi più familiare, sopprime il nostro intimo sentire sottomettendoci ad essa.
Freud indica una dissociazione dell’ego. Quest’ultimo è frantumato e non più in grado di visualizzare il Reale, la minaccia che lo paralizza. Freud parla di un “Io” estraneo che può trasformarsi in coscienza morale e trattare l’altra parte come un oggetto.
Questo meccanismo ricompare come ritorno del represso arcaico, che ha la funzione di nascondere l’angoscia del neonato. La “inquietante estraneità” prodotta dai discorsi di Obama è della stessa natura. Essa strumentalizza quanto accaduto in Iraq per impedirci di dimenticare la nostra impotenza. Inoltre, esso ribadisce “l’eterno ritorno dello stesso” costitutivo dell’inquietante estraneità o inquietante familiarità. Il processo di reiterazione si presenta come un processo inesorabile, come un potere contro il quale siamo impotenti.
Jacques Lancan conferma questa chiave di lettura. Facendo eco al lavoro di Freud sulla “inquietante estraneità” egli mostra come l’ansia insorga quando il soggetto si trova ad affrontare la “mancanza della mancanza” che è come dire un’onnipotente estraneità che invade l’essere al punto di annientare ogni facoltà di intendere e di volere.
Nei fatti, le due traduzioni, la prima evidenziando il disagio, la seconda evidenziando il suo carattere familiare, fanno riemergere ognuna un aspetto di questa particolare angoscia che si può anche riscontrare in virtù della nozione di trasparenza. L’interiore e l’esteriore si confondono, l’individuo è, da un canto, afferrato dall’estraneità provocata dall’assistere alla propria impotenza, dalla propria denudazione interiore esibita al di fuori di sé stesso e dall’altro dalla colonizzazione della propria intimità operata dallo spettacolo, divenuto familiare, del godimento dell’altro.
Negazione e Scissione dell’Io.
La dissociazione è un arcaico tentativo di difesa rivolto ad un potere cui non possiamo far fronte. La disintegrazione dell’Io consente il ritorno di un “déjà vu”. Il Super-Io richiama l’individuo a vedere sé stesso come un neonato, come una persona che non può parlare, causando quindi una sensazione di “inquietante estraneità”.
Di fronte all’imperativo di credere alla responsabilità di Bashar Assad, l’individuo è costretto a ignorare le informazioni contrarie e a trattarle come se non esistessero. Procede quindi verso la negazione di tutto ciò che rivela le differenze e quindi si costringe ad una posizione regressiva, quella dell’unione ombelicale con la madre, uno stadio che precede il linguaggio, precedente l’apparizione della funzione del padre.
La negazione della contraddizione tra una cosa e il suo contrario, la responsabilità del governo siriano e l’uso di armi chimiche da parte dei ribelli, costituisce l’atto di rimuovere la realtà di una percezione vista come pericolosa, poiché altrimenti egli sarebbe costretto ad affrontare l’onnipotenza ostentata dal potere. Per contenere l’angoscia prodotta dall’inquietante estraneità, il soggetto è costretto a giustapporre due ragionamenti contrari e paralleli. L’individuo accetta allora due visioni tra loro incompatibili e inconciliabili. La negazione dell’incongruenza tra questi due elementi sopprime ogni conflittualità, consente la coesistenza all’interno dell’Io di due affermazioni opposte che si sovrappongono senza influenzarsi. Ciò si basa su quello che la psicanalisi definisce la “scissione dell’Io”.
La scissione dà all’Io la possibilità di vivere su due livelli differenti, mettendo fianco a fianco, da una parte una “consapevolezza”, l’uso di armi chimiche da parte dei ribelli e dall’altra una “capacità”, un’elusione della presa di coscienza di una sospensione dell’informazione. Ciò consente di evitare ogni conflitto, ogni simbolismo al fine di gioire dell’onnipotenza del potere. In mancanza di percezione della mancanza all’interno di ciò che ci viene dichiarato, ci si ritrova al riparo dal conflitto e in un annullamento della capacità di qualsiasi giudizio.
La procedura è stata elegantemente messa in evidenza da Orwell nella definizione del «bipensiero». Essa consiste nel «ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda, sapendole contraddittorie e tuttavia credendo in entrambe», essendo contemporaneamente in grado di dimenticare «tutto ciò che è necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo», che corrisponde a: «essere pienamente consapevoli nell’indursi all’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che si è appena posta in atto».
La scissione è ricorrente nel discorso sulla guerra in Siria. Le dichiarazioni a riguardo si susseguono, contemporaneamente a quelle che le smentiscono, senza stabilire una logica relazione tra le divergenti enunciazioni. Contrariamente alle dichiarazioni di Carla Del Ponte, Washington sarebbe inizialmente giunta, “con diversi gradi di certezza”, alla conclusione che le forze governative siriane abbiano fatto uso di gas sarin contro il proprio popolo, tuttavia Barack Obama ha, nello stesso tempo, dichiarato che gli Stai Uniti non sanno “come [queste armi] siano state utilizzate, quando siano state utilizzate, né chi le abbia utilizzate”. L’operazione pone il soggetto in condizione di frammentazione, incapace di reagire al nonsense di ciò che viene detto e mostrato. Egli non può fronteggiare una certezza rivendicata dall’assenza di conoscenza.
Il capovolgimento logico della costruzione del linguaggio diviene una manifestazione del potere del Governo statunitense. Esso ostenta la capacità di affrancarsi da tutta l’organizzazione del linguaggio e pertanto di tutto l’ordine simbolico. L’assurdità rivendicata è un atto di forza contro il fondamento logico del linguaggio. Essa ha quindi un effetto di pietrificazione sulle popolazioni e le rinchiude nella psicosi.
Jean-Claude Paye *, Tülay Umay, sociologi.

* Autore de L’Emprise de l’image. De Guantanamo à Tarnac,edizioni Yves Michel, novembre 2012.

 

Traduzione di Viviana Vasapollo e Luca Primo

Url di questo articolo: http://www.globalresearch.ca/beyond-propaganda-discourse-of-war-and-doublethink/5393231

Amici e compagni, vi allego due documenti: nel primo, diretto al III Congresso del PSUV, faccio delle proposte, in risposta alla sanzione che mi è stata imposta, senza prima un processo, che mi impedisce qualsiasi tipo di partecipazione politica come militante del PSUV; l'altro documento, invece, è la lettera di difesa originale presentata al Tribunale Disciplinare, allegati annessi. Utilizzo questo mezzo per il fatto che, oltre alla sanzione senza processo alla quale sono stato sottoposto, il Tribunale Disciplinare o Direzione Nazionale doveva rispondermi come è prassi e i termini contemplati negli Statuti del PSUV sono ormai trascorsi senza che io ottenessi risposta. Una versione preliminare, la bozza, di questo secondo documento è stata “filtrata” da alcuni mezzi della destra, e voi potrete notare alcune differenze. SONO ASSOLUTAMENTE RESPONSABILE DEL CONTENUTO DEI DOCUMENTI CHE VI STO INVIANDO e che ho firmato di mio pugno, però, evidentemente, non posso esserlo per altre versione che potrebbero essere state manipolate.

Hasta la victoria siempre,

Héctor Navarro Díaz.

QUESTO  DOCUMENTO CHE ABBIAMO TRADOTTO IN ITALIANO E' STATO TRATTO DALL'ORIGINALE PUBBLICATO SU APORREA. FONTI DIRETTE E UFFICIALI CI  HANNO  COMUNICATO CHE I TRATTA DI UNA BOZZA IN VERSIONE QUASI FINALE CHE  IL COMPAGNO HECTOR NAVARRO AVEVA INVIATO PER MAIL AL SUO AVVOCATO E CHE E'  STATA ILLEGITTIMAMENTE SOTTRATTA DA UN HACKER SU INTERNET E QUINDI INVIATA IN RETE INTERNET E PUBBLICATA.

OGGI IL COMPAGNO HECTOR NAVARRO CI HA COMUNICATO CHE LA VERSIONE DEFINITIVA DEL DOCUMENTO - CHE NON E ' MOLTO DIVERSA DALLA BOZZA PUBBLICATA - E' STATA DA LUI INVIATA AL TRIBUNALE DI DISCIPLINA DEL PSUV ED E' IN ATTESA DI UNA RISPOSTA E PRIMA POSSIBILE LA RENDERÀ PUBBLICA E CE NE INVIERÀ COPIA CHE TRADURREMO PER IL SITO. NEL FRATTEMPO CONSIDERATO CHE IL DOCUMENTO E PUBBLICO E CHE IL DEFINITIVONON E ' MOLTO DIFFERENTE MANTENIAMO SUL SITO IL DOCUMENTO AD OGGI PUBBLICATO.

 

Venerdì, 11/07/2014 07:41 PM | Caracas 07 luglio 2014.

 

Compagni:

 

Ramon Rodriguez Chacin, Erika Fades, Blanca Eekhout, membri del Tribunale Disciplinare del Partito Socialista Unito del Venezuela.

 

PRESENTE,-

 

Io, Hector Navarro Diaz, Carta d’Identità N. 3.714.184, militante attivo del Partito Socialista Unito del Venezuela, agendo fedelmente a quanto previsto dall’Articolo 35 degli Statuti del Partito Socialista Unito del Venezuela, mediante la presente mi rivolgo a voi con lo scopo di dare risposta alla NOTIFICA  emanata da quell’organismo di partito il 25 giugno 2014, in cui mi comunicano l’apertura di un procedimento disciplinare per "via d’ufficio" per "essere presumibilmente incorso in una delle ipotesi contemplate nell’Articolo 36 degli Statuti del Partito Socialista Unito del Venezuela ". Pur sapendo chequello che è in discussione non es un tema solamente giuridico bensìfondamentalmenteha natura politicaprocederò, mediante questo scritto, a rispondere a voi tenendo conto di entrambi gli aspetti e con lintenzione di facilitare la comprensione dell’accusa che mi si rivolge e delle circostanze che girano intorno all’insieme delle decisioni associate.

 

Parte giuridica.

 

I fatti.

 

1. Il 24 giugno, nel pomeriggio, ho ricevuto una telefonata dal Coordinatore del Tribunale Disciplinare, Ramón Rodriguez Chacín, con la quale mi comunicava che per decisione della Direzione Nazionale del Partito, ero stato convocato al TribunaleDisciplinare per una lettera pubblicatil giorno precedente e che ero sospeso da ogni attività nel PSUV (con un SMS ho trasmesso la notizia a tutti i militanti e amici del Partitche ho potuto, al fine di scusarmi per non poter adempiere alle moltepliciattività chavevo precedentemente programmato). A Rodriguez Chacín ho ricordato che erano varie settimane che la Direzione Nazionale non si riuniva e semplicemente mi ha spiegato chlui lo sapeva ma che riceveva istruzioni dal Vicepresidente del Partito.

 

2. Il 25 GIUGNO è datata la NOTIFICA, che mi è stata consegnata ufficialmente ilgiorno 1 di luglio 2014 (ed allora ne ho potuto conoscere il contenuto).

 

3. La mattina presto del giorno 26, si riunisce la Direzione Nazionale, riunione alla quale non sono stato convocato (mi si stava applicando una sanzione senza essere stato giudicato e pertanto senza diritto alla difesa), e li si tiene una discussione abbastanza curiosa, da quanto ho saputo, perché sono state prodotte accuse contro di me che non hanno nulla a che vedere con quello che si sta giudicando ma che, inoltre, sono tutte assolutamente false e posso dimostrarlo, aggiungendo anche che, ovviamente, mi riservo in futuro qualsiasi azione che mi permetta di vedere risarcito il danno morale sofferto di fronte ai miei compagni della Direzione nazionale del partito che non meritano di essere ingannati in questo modo e che inoltre, in futuro, se non saranno impedite, tali pratiche potrebbero recare danni politici importanti alla nostra organizzazione e persino alla nostra rivoluzione.

 

La sequenza dei fatti indicati ai paragrafi 1, 2, 3 dimostra che la decisione era stata presa, e persino preparata la NOTIFICA, prima della riunione della Direzione Nazionale: si stava aprendo un fascicolo contro un membro della Direzione Nazionale e si è proceduto, prima della discussione al suo interno, all’implementazione di misure che, per di più, non sono contemplate per statuto in questa fase del processe che mi hanno posto in una situazione di chiara impossibilità di difendermi.

 

4. Nella prima parte della NOTIFICA (copia della quale allego a fine probatorio e storico) si dichiara che “conoscendo la lettera pubblicatsui mass media”. Nella mia vita pubblica (ho cominciato la mia militanza politica a 13 anni), sono stato firmatario di moltissime lettere aperte, tanto individualmente come collettivamente, tutte, invariabilmente, relazionate con la ricerca della giustizia e la lotta contro la repressione della quarta repubblica e dell’imperialismo e mai sono stato giudicato peraver scritto una lettera aperta", tra le altreal momento dell’invasione nordamericana a Santo Domingo (1965), o al momento delle lotte peil Rinnovamento Accademicodell’UCV 1968-1969, o durante le perquisizioni all’UCV durante il governo di Rafael Caldera, o quando ci fu linvasione nordamericana della Cambogia, o quando abbiamo pubblicatoquattro giorni dopo la sollevazione del 27 novembre del 1992 il documento titolato “La UCV al paeseUna proposta alternativa", o quando abbiamoinvitato al Consiglio Universitario della UCV il Comandante Hugo Chávez. Pubblicare una lettera non può essere un delittdi per sé. Non è neanche stabilito come comportamento sanzionabile negli Statuti del PSUV. Di conseguenza, affermo categoricamente che "pubblicare una lettera” NON E’ UNA IPOTESICONTEMPLATA NELL ARTICOLO 36 COME SI AFFERMA nella menzionata NOTIFICA edi conseguenza, non possessere sanzionato por quello.

 

5. Nella seconda parte della NOTIFICA richiama l’attenzione il fatto che la causa è stata "aperta d’ufficio" come sei afferma nella prima parte e, per tanto, non c’è motivo che sia “ammessa”, come si dichiara nella seconda parte, giacché la “apertura d’ufficio” è essa stessa un’ammissione, solo che, la parte che agisce è la stessa istanza(questo è il Tribunale Disciplinare). Si tratterebbe di una azione d’ufficio seliniziativa fosse stata presa in prima istanzdal tribunale, peròsenza dubbio, latelefonata di Rodriguez Chacín (sopra riferita e della quale ho immediatamente informato molti militanti del partito) spiegandomi che era per istruzioni date dalVicepresidente del partito, è una indicazione del fatto che non si stava procedendo"d’ufficio" e questo evidenzia una presunta manipolazione del fascicolo che, alla fine, potrebbe gettare dubbi sullo stesso verdetto.

 

In aggiunta a questa seconda parte, quando si fa riferimento a "le prove preliminari conosciute", bisogna chiedersiconosciute da chiquali sono queste prove? Come s’interpreta l’attributo preliminari? Che poi potrebbero comparire altre prove, e altre  e altre, e così fino all’infinito, come il famoso computer di Reyes in Colombia? Come potrei agire in mia difesa di fronte ad accuse che non conosco? Questa maniera di agire mi colloca, dal punto de vista giuridico, in evidente posizione di impossibilità a difendermi e viola in maniera lampante l’Articolo 49, Comma 1, della Costituzionedella Repubblica Bolivariana del Venezuela che recita testualmente:

 

Articolo 49. Il giusto processo si applicherà a tutte le pratiche giudiziarie e amministrative, di conseguenza:

 

1. La difesa e l’assistenza giuridica sono diritti inviolabili in tutto lo stato e grado dell’istruttoria e del processo. Tutte le persone hanno diritto a che vengano loro notificate le accuse per le quali sono imputati, ad accedere alle prove e a disporre del tempo e dei mezzi per esercitare la loro difesa. […]

 

2. Tutti sono presunti innocenti finché non si provi il contrario.

 

Alla luce del testo costituzionale citato, il comma 2 dell’Articolo 49 è molto chiaro nel precetto di "presunzione d’innocenza” e, quindi è necessaria un’altra domanda: Sospendendomi dalle mie funzioni nel Partito, per istruzioni del vicepresidente Diosdado Cabello (secondo l’informazione data da Rodriguez Chacin), che è una delle sanzionipreviste dallArticolo 36, comma 2 degli Statuti del PSUV, non mi si sta applicando una sanzione senza avermi giudicato e, contemporaneamente, senza diritto alla difesa?

 

6. La terza parte della NOTIFICA in primo luogo assume come propria e ratifica la supposta istruzione impartita dal 1° Vicepresidente Diosdado Cabello di sanzionare senza precedente giudizio quando ordina di “notificare al cittadino, 1° VICEPRESIDENTE DEL PARTITO SOCIALISTA UNITO DEL VENEZUELA,chil militante, di cui si trattaè sospeso da ogni militanza ed attività politica a nomedel PSUV fintanto che duri questo processo ed è stata notificata al direttivo Nazionalelapertura del procedimento disciplinare..."

 

Due sono le osservazioni e in relazione a questa parte della NOTIFICA: In primoluogo si ordina, ora peiscritto, lapplicazione della sanzione senza precedente giudizioIn secondo luogo, si menziona un “direttivo Nazionale", e questo evidenziala mancata conoscenza da parte di quelli che mi stanno giudicando e che fanno parte del Tribunale Disciplinare (anche se la NOTIFICA è firmata solo da Rodriguez Chacín), o della persona che ha redatto tale documento, della Struttura del Partito Socialista Unito del Venezuela edi conseguenza: questa persona sarà un militante o una militante del glorioso PSUV? Sono sotto il giudizio dei miei giudici naturali, come richiede la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela al comma 4 del succitato Articolo 49?

 

7. Venerdì 27 giugno 2014, in un’attività portata avanti nello Stato di Guárico alla presenza del coordinatore del Tribunale Disciplinare Ramón Rodríguez Chacín, questi ha affermato, secondo quanto riferisce il quotidiano Correo del Orinoco di sabato 28 giugno: tutte lerivoluzioni "hanno avuto il loro Trostki". Questa è una affermazione che, proveniente da un alto dirigente del Partito Socialista Unito del Venezuela, merita una analisi approfondita ecompletaSoprattutto quando si conosce la storia. Indipendentemente dagli anni trascorsi e dal fatto che in qualche modo la storia ha recuperato Trostki, e che, d’altro canto, non si può negare il ruolo di Stalin nella lotta e nella vittoria contro il fascismo durante la seconda guerra mondialeil compagno Nicolás Maduro è stato definito dal nemiccome Stalin. È necessaria, perciò, un’altra domanda: Se io sono il Trotski, secondo Rodriguez Chacín, lui sta suggerendo che il Compagno Nicolás Maduro è uno Stalin, concordando quindi con il nemico? Rodriguez Chacín suggerisce quindi per me (ripeto: alla luce della storia) una sortecome quella di Trostski? D’altro canto, se Rodriguez Chacín è il coordinatore del TribunaleDisciplinare, non starà incorrendo in una mancanza grave ai suoi doveri di giudice manifestando pubblicamente, prima del giudizio elementi sostanziali dello stesso? Non mistarà dichiarando colpevole, come ieffetti ha fattoprima ancora che io, l’accusato, sia ascoltato dal tribunale?

 

 

 

Parte politica.

 

1. Dal punto di vista politico la prima cosa che dobbiamo segnalare è che funzionano sempre meno le istanze nelle quali si può portare avanti una vera discussione collettiva sui differenti problemi che riguardano il governo  e la stessa vita del Partito.Questo succede proprio nei momenti più critici della nostra vita istituzionale, politicae persino personale, con la dipartita del nostro Comandante Hugo Chávez e  nei giorni e mesi successivi, le convocazioni della Direzione Nazionale si sono fatte sempre più scarse e, d’altro canto, quando ci sono state, la maggior parte del tempo è stata dedicata a preparare la conferenza stampa corrispondente. Probabilmente non arrivanoa cinque le riunioni effettuate da quell’organismo tra i mesi di giugne dicembre del 2013... proprio l’anno della morte del Presidente Chávez. La conseguenza de ciò è che non funzionano gli organismi collettivi democratici di direzione a nessun livello(salvo molto onorevoli eccezioni). La Direzione Nazionale è stata rimpiazzatda una istanza denominata Alto Comando Politico anche se (questo posso dimostrarlo) in nonpoche opportuni lo stesso compagno Nicolás Maduro (probabilmente senzaintenzione) presenta i membri di quell’istanza come se loro fossero membri (eletti dalla base) della Direzione Nazionale. Però, quando noi veri membri eletti della Direzione Nazionale ci riuniamo con i militanti di base, accade frequentemente, accade troppo frequentemente, che ci attribuiscano erroneamente le decisioni di quella istanza la cui composizione, inoltre, è sconosciuta salvo in alcuni casi (devo annotare qui che, almeno per quello che io ho potuto osservare, tutti noi membri della Direzione Nazionale siamo stati solidali con tali decisioni, praticamente come se fossero nostre).

 

2. In secondo luogo, quel partito fondato da Chávez e che lui sognava come uno strumento per costruire il socialismo, quella democrazia socialista proprio come lui diceva durante il  Golpe de Timón, “deve essere veramente nuovo, e una delle cose essenzialmente nuove nel nostro modello è il suo carattere democratico, una nuova egemonia democratica e questo obbliga noi a non imporre, bensì a convincere“ E quel messaggio era solo per il resto della socie o era specificamente per il Partito? E come convincere se non si aprono molteplici spazi per la discussioneTutto ciò è in relazione con  l’applicazione pratica dell’Articolo 5 degli Statuti, che aveva una buona intenzione nella sua proposta, ma che poi è venuto costituendo, nella pratica, una negazione a quella necessaria ricerca nella costruzione della nuova società socialista;per questo mi permetto di proporre che, alla luce della Plenaria  del congresso del Partitche si terrà in questo stesso mese di luglio, si proponga un nuovo Articolo 5, un democratico e democratizzatore Articolo 5, per gli Statuti che, inoltreabbiacorrispondenza con quello chstabilisce la nostra Costituzione all’Articolo 67 sulla associazione dei cittadini a fini politiciLo strumento per la costruzione della sociesocialista, profondamente democratica, non può negare a sé stessa la propria democrazia.

 

3. In terzo luogo devo segnalare che rifiuto IN TOTO alcuni interventi che hanno avuto luogo nella riunione della Direzione Nazionale della mattina del giorno 26 giugno e dei quali ho avuto notizia (insisto nel fatto che mi spettava essere convocato a quella riunione per lo stesso diritto che ha qualsiasi altro membro eletto della stessa). Non farò i nomi di nessuno, perché questa non è la modalità tra rivoluzionari, tra compagni, ma devo dire che hanno usato sfacciate menzogne, con sfoggio di retorica propria di psichiatri professionisti, per danneggiare la mia immagine di uomo impegnato da sempre nella rivoluzione, impegnato con Chávez. Si è sfacciatamente mentito sulla composizione del Comando Zamora dicendo chiho avuto una qualche responsabili nello stesso. NO: POSSIAMO VEDERE I REPORT DEI MASS MEDIA SULL’ATTIVITA’ CON IL COMANDANTE CHÁVEZ NELTEATRO MUNICIPALE E VEDREMO CHIO NON HO FATTO PARTE DIDETTO COMANDO. MI HANNO ASSEGNATO LA RESPONSABILITA’ DIAFFIANCARE (NEANCHE SONO STATO RESPONSABILE DIRETTO) NELLO STATO DI VARGAS, MISSIONE CHHO PORTATO A TERMINE A CABALIDAD INSIEME AL COMPAGNO VIELMA MORA CHE, DI FATTO, ERA IL RESPONSABILE DI QUELLO STATO. CHI, INVECE, ERA DAVVERO IL RESPONSABILE, SECONDO IN CAPO DEL COMANDO DOPO IL COMANDANTE CHÁVEZ, E’ STATO IL SIGNOR JORGE RODRÍGUEZ,ALL’EPOCA VICEPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. Il Comando Zamora era composto, secondo la nota di stampa challego (ARTICOLO | OTTOBRE 2007, 8:05PM | di LUIGINO BRACCI).

 

 

 

"Il comando è composto, inizialmente, dal Vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Jorge Rodriguez, il deputato Carlos Escarrá, il presidente di Telesur, Andrés Izarra, il governatore dello stato di Miranda, Diosdado Cabello, la deputata Gabriela Ramírez e il ministro del Potere Popolare per le Relazioni EstereNicolás Maduro. Inoltre, il ministro del Potere Popolare per la Comunicazione e l’ Informazione, William Lara, la viceministra di Gestione Comunicazionale eInformazione, Helena Salcedo e il deputato Darío Vivas. La cerimonia del giuramento si tiene nel Teatro Municipale di Caracas."

 

A un certo puntonelle istallazioni de La Viñeta, si è fatta la necessaria discussionedel bilancio dell’attività e si è concordato che avremmo dovuto mettere i nostri interventi a disposizione per la relazione del Presidente Chávez. Non ho mai saputo quali sono state le conclusioni di quell’attività. In questo momento andiamo a cercare e dove i responsabili di quella sconfitta, l’unica subita Comandante Chávez? Bene, abbiamo indizi per condurre tale indagine!

 

4. Devo anche dire che, continuando quella pratica perversa della diffamazione basata su facciate menzogne, mi è stata attribuita la responsabilità della crisi elettrica del  2012 che “ci ha quasi fatto perdere le elezioni”.  Al rispetto devo dire, di nuovo, che mi dispiace che la menzogna diventi strumento della politica e ancora di più tra coloro che si suppongono compagni nella ricerca dell’obiettivo comune del benessere del nostro popolo, della sovranità, del socialismo. Io ero in quel momento Ministro dell’Energia Elettrica e NON PRESIDENTE DI CORPOELEC. Ci sono vari rapporti scritti (che era quanto io potevo fare nella mia qualità Ministro dell’Energia Elettrica non abilitato a prendere decisioni operative sulla corporation) emessi al Presidente Chávez circa la situazione esposta (che è cominciata di sicuro veri anni prima del mio arrivo al Ministro dell’Energia Elettrica) e l’ultimo dei quali è stato inviato direttamente nelle sue mani, per mezzo di suo fratello Adán Chávez, su sua richiesta,quando lui si trovava convalescente a Cuba. La situazione l’ho fatta presente anche nella Direzione Nazionale in tre opportuni, come sono sicuro che ricordano i membri del corpo (incluso chi ora irresponsabilmente fa l’accusa). L’ho fatto anche davanti al Consiglio dei Ministri e, siccome non era più stato convocato lo Stato Maggiore dell’Elettricità, ho inviato un punto di considerazione al Presidente Chávez,chiedendo che mpermettesse di convocarlo, ricevendo risposta positiva dal Vicepresidente Elías Jaua, che lo convocòE’ quindi dimostrato dai fatti che sono stato un irresponsabile nelle mie funzioni di Ministro dell’Energia Elettrica o si trattaesattamente del contrarioSi può utilizzare impunemente un argomento senza valore, come questo, per screditarmi davanti ai miei compagni della Direzione Nazionale?

 

5. Non cessa di richiamare l’attenzione il fatto che, malgrado l’appello sincero del Presidente e Compagno Nicolás Maduro ad andare verso un dialogo, un incontro, alla discussione piena e sincera tra compagni, non solo mi è stata inviata questa NOTIFICA, ma per di più è stato continuo, persistente l’uso di epiteti e termini squalificanti nei discorsi di alcuni dei nostri dirigenti.

 

 

 

Richiesta.

 

Per concludere questo scritto difensivo, faccio a codesto tribunale le seguenti richieste:

 

1. L’inibizione di Rodríguez Chacín quale membro del Tribunale Disciplinare agli effetti del processo nei miei confronti.

 

2. Che siano immediatamente rese prive di effetti la misure prese contro di me che mi escludono dalla militanza nel PSUV.

 

3. Che si dichiari il non luogo a procedere nel processo iniziato contro di me.

 

4. che si apra la possibilità reale di un dialogo franco, democratico e sincero, come ha proposto il Presidente Nicolás Maduro.

 

5. Che, sulla base dell’Articolo 38 (Regole Etiche) degli  Statuti del PSUV, specialmente del comma 9, si applichi una sanzione morale a coloro che, per danneggiare il mio buon nome di rivoluzionario e di uomo impegnato in questo processo, hanno usato menzogne, pur conoscendo bene la verità, durante la riunione della Direzione Nazionale della mattina del 26 giugno del 2014.

 

6. Che si ascoltino le proposte del Professor Jorge Giordani, compagno impegnato da tutta la vitnella liberazione nazionale e nel socialismo ein particolare, con Chávez.

 

 

 

Al fine di permettere la conoscenza di queste argomentazioni, nello stesso momento in cui consegno questo documento difensivo nella sede della Direzione Nazionale del PSUV, sede ufficiale del Tribunale Disciplinare, in tempo utile, invio copia di questa comunicazione alla totalità dei membri della Direzione Nazionale che hanno mantenuto una presenza regolare e disciplinata nelle riunioni convocate dalla Direzione Nazionale del Partito.

 

È giustizia che aspetto, a Caracas il sette del mese di luglio del 2014.

 

Héctor A. Navarro Díaz

 

C.I. 3.714.184

 

 

 

 

Héctor Navarro

 

Héctor Navarro Díaz: E’ stato varie volte ministro nel Governo del presidente Hugo Chávez. E’ stato a capo dei ministeri di: 1) Educazione, Cultura e Sport nel 1999; 2) Educazione Superiore nel 2002; 3) Scienze Tecnologia e Innovazione nel 2007; 4) Educazione dal 2009 e 5) Energia Elettrica. Ha affiancato il Comandante Chávez dagli inizi del suo governo. Membro della Direzione Nazionale del Partito Socialista Unito delVenezuela (PSUV). Ingegnere elettrico, con dottoratan Manchester, Inghilterra. Autore di almeno due brevetti internazionali nell’area della tecnologia. E’ stato professore della Facoltà dIngegneria della UCV. È anche stato deputato e presidente del Parlamento Andino, Capitolo Venezuela. Ha presieduto la Commissione di Controllo dell’Assemblea Nazionale e la Commissione di Politica Estera.

 

Traduzione Rosamaria Coppolino

 

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