Le forze armate bolivariane del Venezuela (FANB) hanno neutralizzato lunedì un tentativo di attacco a installazioni militari a Caracas.
In una dichiarazione, il ministero della Difesa ha riferito che l’azione si è verificata all’alba del 21 gennaio, intorno alle 02:50 (ora locale). “Un piccolo gruppo di assalitori assegnati alla zona di comando n. 43 della Guardia Nazionale Bolivariana, tradendo il loro giuramento di fedeltà al paese e le sue istituzioni, hanno sequestrato il capitano Gerson Martínez Soto, comandante della stazione di polizia di coordinamento Macarao”.
Successivamente, gli assalitori “si sono trasferiti in due veicoli militari e hanno preso d’assalto la sede del distaccamento sicurezza urbana situata in Petare, nel comune di Sucre, sottraendovi molte armi e sequestrando sotto minaccia di morte, due ufficiali e due guardie nazionali di quel distaccamento”.

Il gruppo di militari golpisti si è poi recato a Cotiza, dove hanno registrato alcuni video lanciati poi sui social network, in cui dicevano di non riconoscere Maduro e chiedevano il sostegno della popolazione invitandola a scendere in strada.
Ma assediate delle forze armate fedeli al governo bolivariano del Venezuela, gli assalitori si sono arresi e sono stati catturati presso la sede della unità speciale della sicurezza “Waraira Repano” nella città di Cotiza. Il ministero della Difesa ha spiegato che durante l’arresto è stato possibile recuperare le armi rubate. Inoltre, i detenuti “stanno fornendo informazioni di interesse alle agenzie di intelligence e al sistema giudiziario militare” ha affermato il presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, Diosdado Cabello.  Nella dichiarazione si afferma che gli assalitori saranno soggetti al peso della legge venezuelana.

 

“Non contro l’Europa, bensì contro questa Unione Europea”. Si può riassumere così la posizione di Luciano Vasapollo, professore di Politica Economica presso La Sapienza di Roma e esponente autorevole della sinistra sindacale e politica, ospite della trasmissione TG3 Linea Notte.

Interrogato relativamente alla questione legge di Bilancio di questi giorni il professore ha detto: “è anomalo che si tolga sovranità al parlamento italiano, e quindi al popolo italiano”. Di ieri la decisione della Commissione Europea di non avviare la procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Nei giorni scorsi l’esecutivo aveva presentato a Bruxelles una modifica alla finanziaria, tagli per 10 miliardi e deficit giù al 2,04% dal 2,4% inizialmente avanzato. Più che i decimali, per Vasapollo, la decurtazione dettata da Bruxelles riguarda la sovranità popolare.

“Dietro alle manovre finanziarie ci sono i bisogni delle persone. Bisogna ripristinare un’Europa in cui le politiche economiche si rivolgano ai bisogni dei cittadini. La politica deve dettare tempi e modalità dell’economia, non viceversa”, ha denunciato il professore.

Nel corso della trasmissione, Vasapollo ha presentato il suo libro “PIGS la vendetta dei maiali. Per un programma di alternativa di sistema: uscire dalla UE e dall’Euro, costruire l’Area Euromediterranea”. Al di là del titolo provocatorio (PIGS come acronimo di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), ha spiegato il professore, questo libro nasce sulla base del movimento di una minoranza composta da accademici, intellettuali, sindacati e movimenti sociali che, negli scorsi anni, si è mossa in Europa per contrastare la “dittatura dell’Euro”, cioè del denaro e del profitto, e il “vuoto di democrazia” attuale. “Dietro le manovre economiche – ha affermato Vasapollo – c’è un vero e proprio massacro sociale, dai precari alla classe media, per il bene della finanza”. “Pensiamo che i Paesi dell’area mediterranea, che sono i più complementari tra di loro e che subiscono maggiormente questa crisi, possano mettere in moto cittadini e movimenti sociali e dei lavoratori per una spinta al cambiamento e, perché no, un’alternativa all’Unione Europea”.

http://www.farodiroma.it/si-e-tolta-sovranita-al-parlamento-e-al-popolo-italiano-la-denuncia-di-vasapollo-a-linea-notte/

https://youtu.be/k71h5-Y5jZI 

 

Oggi il 22% delle famiglie italiane rinuncia alle cure mediche per ragioni economiche, il 33% per le lunghissime liste d’attesa del sistema sanitario pubblico.
Il salario della classe media è stato compresso fino al 30% e, nell’ultimo ventennio, le famiglie con welfare pubblico garantito sono passate dal 100% a solo un terzo del totale.
I poveri sono 5 milioni. Questi alcuni dei più recenti dati Istat riportati nel corso dell’assemblea-convegno USB “Politiche UE e welfare: tagli o sviluppo sociale”, tenutosi presso la sede della Direzione generale dell’Istituo Nazionale della Previdenza Sociale il 3 dicembre a Roma. Il colpevole, additato durante l’incontro, la privatizzazione del welfare.

All’incontro hanno preso parte i vertici dell’Unione Sindacale di Base (la seconda per appartenenza all’interno dell’Inps) e dell’Istituto, il professor Luciano
Vasapollo, docente di Politica Economica Internazionale presso l’Università La Sapienza, e più di un centinaio dei suoi studenti del primo anno.
Si è trattato, dunque, di un’assemblea atipica, una delle poche a così alto livello ad essere aperta ai giovani. Durante le discussioni, più volte i
relatori si sono rivolti direttamente agli studenti, sottolineando come il momento presente richieda loro massimi livelli di attenzione e impegno.

Nel 120° anniversario della nascita dell’Inps, e nel giorno in cui l’Istituto torna ad assumere, dopo anni, 250 ragazzi di 27 anni in media (anche se la necessità
resta molto più alta), la discussione tra il sindacato e l’Istituo si è sviluppata in maniera autentica, non risparmiando civili contrasti, e toccando diversi punti caldi del panorama attuale come l’alternanza scuola lavoro, la quota 100, il mansionismo, il reddito di cittadinanza e lo smart working.
“Ho invitato i ragazzi proprio perchè potessero fare vera formazione ed assistere con i loro occhi e orecchie al lavoro di sindacato, avendo anche un assaggio di come si intavolano le trattative”, ha spiegato il professor Vasapollo.

Con uffici periferici dell’Istituto collegati in video da tutt’Italia, infatti, diverse questioni sono state presentate al Direttore generale dell’Inps, la Dott.ssa
Gabriella Di Michele. Soprattutto intorno ai temi cari all’USB, come una maggiore mobilità verticale dei dipendenti pubblici, spesso sottoinquadrati, un’ispettorato del lavoro che torni di competenza dei singoli enti per una più efficace lotta all’evasione contributiva oltre che per aprire nuove possibilità di impiego, la revisione del sistema contributivo – che già migliorerà, secondo l’USB, con la quota 100 – per allinearsi con la realtà dei salari medio-bassi italiani
e della precarietà del lavoro, e la rinascita di un consiglio d’amministrazione Inps che, con il secondo bilancio dopo quello dello Stato, gestisce 700 miliardi di euro.

Sulle questioni esterne, come è chiaro, l’Inps può portare pressioni al governo e, su molte di esse, le parti si sono trovate in accordo. Su altre meno e ci
sarà ancora da lavorare; ad esempio sulla questione del consiglio di amministrazione che, per la Di Michele, può “senz’altro tornare in essere a patto che sia
contenuto, perchè altrimenti si rischia di rallentare i lavori e, di questi tempi, non ce lo possiamo permettere”. Visioni opposte, poi, su copertura del territorio
e smart working; mentre, infatti, per il Direttore generale Inps “si copre il territorio anche con i servizi telematici e le partnership con il settore privato e si
risponde ai tagli al personale con una maggiore flessibilità nel lavoro e più fiducia nei lavoratori”, “flessibilità”, per Pier Paolo Leonardi, Coordinatore nazionale confederale USB, “significa precarietà. Smart working significa più lavoro con l’annullamento degli orari di lavoro, che invece andrebbero addirittura diminuiti”.

Il Direttore generale Inps ha spiegato che la previsione è di 3700 nuove posizioni entro il 2020 – dopo che la spending review degli anni passati ha fatto calare i dipendenti dell’Istituto da 40000 a 25000 – e come il “sistema di pianificazione debba riumanizzarsi,
per rispondere ai bisogni del personale e non guardare solo alle necessità di budget”. Sul reddito di cittadinanza, poi, che riguarderà quasi 2 milioni di persone, ha ammesso: “tremano i polsi, per il lavoro che ci sarà da fare, ma siamo fiduciosi”. Sulla questione del welfare aziendale, che la Di Michele dice di “rispettare, anche se l’Inps lo attua già da tempo”, Vasapollo ha commentato: “è un modo per pacificare i lavoratori, facendo da ammortizzatore dei conflitti. Ma ha un prezzo, si paga con il salario. Non è, quindi, il welfare universalistico di cui parla la costituzione”.

Leonardi ha individuato la radice del problema italiano nella riforma del titolo quinto della costituzione del 2001 che “ha devastato il sistema pubblico a beneficio degli interessi privati. Governo dopo governo, la previdenza pubblica è stata smantellata per rendere appetibili i sistemi pensionistici privati. Ormai, il welfare pubblico è il welfare dei miserabili. Se si dispone di sufficienti ci si rivolge alla scuola privata, alla sanità privata, all’assicurazione e alla previdenza private”.

Sull’attuale governo poi ha detto che “non abbiamo trovato ascolto nei passati governi e non lo stiamo trovando neppure ora, ma ci sono delle cose che ci piacciono, come
il reddito di cittadinanza e la quota 100. Speriamo che il governo del cambiamento non cambi troppo idea”. “La paura è per il futuro dei giovani, che faticheranno a
costruirsi una pensione se non cambia il sistema contributivo. Sono loro che devono interessarsi. La rivolta francesce di questi giorni può essere istruttiva,
perchè si sta chiedendo con forza più welfare pubblico”, ha poi detto Leonardi rivolgendosi alla platea di studenti.

“Il problema, per i giovani, non è solo salariale, ma è l’umiliazione in termini di possibilità. Per la prima volta una generazione non sa che fare”, ha aggiunto
il professor Vasapollo che ha poi continuato, sempre rivolto agli studenti, “non bisogna mai contrapporre i diritti civili a i diritti sociali: i primi, sacrosanti, senza i secondi significano poco”.

E ancora “l’alternanza scuola lavoro, anche nell’università, è un’aberrazione. La formazione si fa nelle scuole, o nelle occasioni
come questa (riferendosi al convegno USB aperto agli studenti); se si lavora anche solo un minuto bisogna pretendere salario e diritti”. Citando Gramsci, il professore ha poi concluso: “odiate gli indifferenti e fate la vostra strada”.

http://www.farodiroma.it/superare-il-welfare-per-favorire-la-miseria-vasapollo-e-i-suoi-studenti-al-seminario-dellusb-allinps/

 

Si è tenuto ieri, martedì 27 novembre presso la prestigiosa Sala Archeologia di Lettere, un importante seminario alla Sapienza di Roma nel corso delle lezioni del Prof. Luciano Vasapollo alla presenza dell'Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz e il grande intellettuale argentino Atilio Borón.

Al centro delle riflessioni del seminario la guerra economica contro il Venezuela, la decadenza dell'impero nord-americana e l'ascesa di potenze come quelle cinese e indiane che, ha sottolineato Boron nel suo intervento, entro il 2030 rapresenteranno il 39% del Pil mondiale. 

Come AntiDiplomatico abbiamo avuto il privilegio di poter avere un breve incontro con Atilio Boron e vi riponiamo tre importanti contributi video. Il professore della Sapienza Luciano Vasapollo e il grande intellettuale argentino smontano in pochi minuti le decine di fake news e terrorismo mediatico quotidiano contro i paesi progressisti dell'America Latina e in generale tutti quei paesi che hanno deciso di intrprendere una via indipendente e sovrana. I due, ci tengono a precisare, lavorano e collaborano insieme da anni perseguendo questi obiettivi e, su indicazione diretta di Chavez e Fidel Castro, sono stati tra i primi fondatori nel 2004 della Rete degli Intellettuali in Difesa dell’Umanità.

"Fratelli d'Italia e Pd sono la stessa cosa nell'attaccare la sovranità del Venezuela", ci dice il Prof. Luciano Vasapollo. "Le bugie di Repubblica dimostrano che non c'è differenza tra giornale di destra e di sinistra".


 "E' il caso di Cuba la migliore risposta alle menzogne contro il Venezuela. Non c'è un bambino nonostante 60 anni di blocco che non venga curato o che non abbia un'istruzione a differenza di tanti altri paesi dell'America Latina", ha proseguito Boron.
 

"L'imperialismo oggi vuole riconquistare l'America Latina perché in un momento di crisi sistemica è necessario per Usa e Ue appropriarsi di quelle risorse", ha sottolineato Vasapollo.

"Trump non è una novità nell'imperialismo americano. Barack Obama è stato quello che aveva definito il Venezuela una minaccia straordinaria alla sicurezza degli Stati Uniti a giustificare la politica di aggressione che oggi vediamo. E' l'Europa, con la sua tradizione umanista che deve smarcarsi dall'imperialismo di Trump. Non è successo e il Venezuela oggi è sola in questo piano di occupazione in corso", ha proseguito Boron.

"Tutti coloro che cercano una via alternativa al dollaro o all'euro sono stati canaglia che siano stati socialisti, come Venezuela e Cuba, o no, come Iran e Turchia. Il sistema valutario delle criptovalute può essere una via per aggirare la tirannia del dollaro con una collaborazione sul piano monetario che vede coinvolti Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba, Iran e Turchia", ha sottolineato Vasapollo.

"La crisi del sistema unilaterale è inevitabile. La realtà che gli americani non volevano che Russia, Cina e Iran sviluppassero un sistema economico alternativo al dollaro. E' un peccato imperdonabile per gli Stati Uniti e noi siamo qui a difendere questi paesi a restare fuori dalla dittatura del dollaro e dell'euro", ha concluso Boron.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-intervista_a_vasapollo_e_atilio_boron_siamo_qui_a_difendere_quei_paesi_che_vogliono_restare_fuori_dalla_dittatura_del_dollaro_e_delleuro/82_26230/

 

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