Da Sud a Sud

RIUSCITO IL SEMINARIO SULLA CRISI E SULLA PRECARIETA’ ORGANIZZATO DA USB MINISTERO INTERNO

USB Pubblico Impiego Ministero Interno

RIUSCITO IL SEMINARIO SULLA CRISI E SULLA PRECARIETA’ ORGANIZZATO DA USB MINISTERO INTERNO

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Delegazione USB - FSM rende omaggio alla tomba di Antonio Gramsci nell'80' anniversario dalla morte

USB Nazionale

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Roma. “Tempesta perfetta” all’università La Sapienza

Redazione Nuestra America

Roma. “Tempesta perfetta” all’università La Sapienza

Presentazione di "Tempesta Perfetta": nove interviste per capire la crisi.  Tempesta Perfetta è la prima prova editoriale della Campagna Noi Restiamo. Pubblicata da Odradek, raccoglie i contributi di...

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In una sala conferenze del Viminale piuttosto affollata si è tenuto il 15 maggio scorso il seminario di formazione organizzato dalla USB Pubblico Impiego del Ministero dell'Interno dal titolo “Crisi economica internazionale e precarietà del lavoro e del vivere”.

I lavori sono stati introdotti e coordinati da Vito Signorile, Esecutivo Nazionale USB Pubblico Impiego del Ministero dell'Interno, che ha sottolineato l'impegno della struttura per la stabilizzazione di tutti i precari del dicastero.

L'intervento del Prof. Luciano Vasapollo, docente di politica economica internazionale all'Università La Sapienza di Roma e direttore scientifico del CESTES, il centro studi di trasformazioni economico-sociali della USB, ha proiettato sul piano internazionale la crisi sistemica del capitale che ha prodotto le politiche depressive ed antisociali imposte dall'Unione Europea. In un contesto di profonda trasformazione dello Stato, che si concretizza in un accentramento dei poteri decisionali, la velocizzazione delle politiche di attacco allo Stato sociale porta alla privatizzazione dei servizi pubblici e ad un costante aumento della spesa per gli armamenti, mentre continuano ad essere sacrificate le risorse della spesa sociale e il lavoro diventa sempre più instabile, i lavoratori ricattati e le tutele azzerate.

Il Prof. Luciano Vasapollo si è poi soffermato su esempi diametralmente opposti di politiche economiche rivolte al soddisfacimento dei bisogni primari, fondamentali per i lavoratori, facendo riferimento alle esperienze progressiste – democratiche e rivoluzionarie dei paesi dell’ALBA e in particolare di Cuba, Venezuela e Bolivia, dove i principi della democrazia popolare e partecipativa guidano le scelte dei governi in difesa del mondo del lavoro ed è per questo che le democrazie popolari di questi paesi vengono violentemente attaccate dalla guerra economica, militare, massmediatica e psicologica diretta dai governi imperialisti e delle multinazionali.

 

 

Successivamente c’è stato l’intervento di Luigi Romagnoli, dell'Esecutivo Nazionale USB Pubblico Impiego, che ha affrontato le ricadute di tali politiche sulle condizioni e tutele dei lavoratori pubblici. Il dirigente sindacale ha ricordando che la USB già dal 2013 ha presentato all'Aran la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale, e ne ha riassunto i punti principali:

  • 300 euro di aumento uguale per tutti;
  • un'unica area d'inquadramento per superare le barriere normative che     

                impediscono il riconoscimento della professionalità acquisita;

  • riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore a parità di retribuzione, per restituire tempo

          libero ai lavoratori e avviare un piano di 300.000 assunzioni nella pubblica      

          amministrazione che abbia come precondizione la stabilizzazione di tutti i precari

          del pubblico impiego.

 

Il seminario è terminato con un richiamo alla maggiore partecipazione e mobilitazione dei lavoratori pubblici, respingendo l'idea della sconfitta e della rassegnazione. A fine lavori Vito Signorile della USB INTERNO con il delegato nazionale Costantino Saporito della USB Vigili del Fuoco e Tino Ferrulli Nazionale USB P.I. Difesa, hanno consegnato al Prof. Luciano Vasapollo una targa di riconoscimento per l’apprezzato intervento e la collaborazione offerta per l’iniziativa di “lotta collettiva” tendente alla stabilizzazione di tutti i precari nel Ministero Interno, e agli intervenuti sono stati consegnati degli attestati di partecipazione.

  Roma, 16 maggio 2017    

                            

“Odio gli indifferenti.
Credo che vivere voglia dire essere
partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e
partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è
vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza
opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma
opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che
sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti;
è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede,
il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli
uomini abdica alla sua volontà,
lascia promulgare le leggi
che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere
uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra
l’assenteismo e l’indifferenza
poche mani, non sorvegliate da
alcun controllo, tessono la tela
della vita collettiva, e la
massa ignora, perché non se ne
preoccupa; e allora sembra
sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra
che la storia non sia altro che un enorme fenomeno
naturale, un’eruzione, un terremoto del quale
rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha
voluto, chi sapeva e chi non sapeva
, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano
pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma
nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto
anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà
fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto
il compito che la vita
gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha
fatto. E sento di poter essere
inesorabile, di non dover sprecare
la mia pietà, di non dover spartire
con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia
parte già pulsare l’attività della città futura
che la mia parte sta costruendo. E in
essa la catena sociale non pesa
su pochi, in essa ogni cosa che
succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa
nessuno che stia alla finestra
a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono
partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci -11 febbraio 1917

Quello che hanno in comune non ha mai promesso nulla di buono per i lavoratori. Catena di montaggio e catena del valore sono intrinsecamente legati dallo sfruttamento e dalla ricerca del massimo profitto, a danno del lavoro ovviamente. Ma se la prima ha caratterizzato le fabbriche del novecento, la seconda ha esteso la filiera produttiva in lungo e in largo, portandola spesso nel resto del mondo e collegandovi strettamente altre funzioni – come la circolazione e la distribuzioni delle merci prodotte – che hanno segnato un salto di qualità sia nella catena del valore che nella composizione della classe operaia del XXI Secolo.

E’ a partire da questa contraddizione che si è discusso a Roma nella prima “conferenza operaia” della Usb. Il sindacato confederale di base negli ultimi anni è cresciuto parecchio non solo nelle fabbriche ma anche negli altri anelli decisivi della catena del valore – logistica e grande distribuzione soprattutto. Ed ora si pone, correttamente, il problema di come ricomporre le figure operaie diffuse che questa catena, assai più lunga della catena di montaggio, ha visto crescere sia quantitativamente che in termini di conflitto sociale e vertenziale. Insomma chi sono e come lavorano gli “operai” del XXI Secolo nel nostro paese?

Per cominciare a dare un quadro generale e delle risposte utili sul piano conflittuale, nel quadro della conferenza operaia dell’Usb, è stata presentata l’inchiesta dal titolo “La grande fabbrica. Dalla catena di montaggio alla catena del valore” curata dal Cestes, il centro studi dell’Usb. Ottanta pagine ricche di dati, grafici e considerazioni sulla collocazione dell’Italia nella divisione internazionale del lavoro a livello europeo, sugli effetti della delocalizzazione produttiva e del boom dei servizi esternalizzati in funzione delle imprese, infine, ma non per importanza, sulla offensiva ideologica della borghesia (e della sinistra politically correct) che ha fatto scomparire la classe operaia non solo come soggetto sociale, ma anche come identificazione collettiva di un ruolo dentro la società (e di conseguenza del conflitto di classe che si produce), dunque azzerando il nesso tra organizzazione, identità e coscienza di classe.

I lavori sono stati introdotti da Paolo Sabatini dell’esecutivo nazionale dell’Usb. Subito dopo ci sono state le relazioni dei curatori dell’inchiesta, Rita Martufi , Luciano Vasapollo, Mauro Casadio, seguiti dagli interventi degli attivisti e responsabili sindacali nelle varie categorie: Sergio Bellavita (metalmeccanici), Riad Zaghdane (logistica), Francesco Iacovone (distribuzione) e poi dai delegati delle grandi fabbriche come Simone Selli (Piaggio) e Francesco Rizzo (Ilva), Giovanni Giovine (Alenia) o dei migranti impegnati nella durissima lotta dei braccianti nel Meridione. Fabrizio Tomaselli ha sottolineato l’importanza del momento richiamando all’attenzione il referendum in corso tra le lavoratrici e i lavoratori dell’Alitalia su un accordo sul quale sono chiamati a pronunciarsi con la pistola puntata alla tempia. Le conclusioni sono state tirate da Emidia Papi, pioniera del sindacalismo di base nelle fabbriche metalmeccaniche fin dalla fine degli anni ’70.

Gli spunti di riflessione e discussioni sono stati innumerevoli, a conferma di una complessità di fase storica anche per un sindacato che rifiuta di essere parte del problema come sono ormai Cgil Cisl Uil Ugl. Insomma un sindacato che fa conflitto ma anche un sindacato “che ragiona” sulle tendenze della realtà e la realtà con cui è costretto a misurarsi in un mondo del lavoro frammentato, troppe volte abituatosi alla sconfitta e che le classi dominanti vorrebbero eternamente subalterno ad una visione del mondo e delle relazioni sociali immutabile. Spezzare questo meccanismo significa individuare la “chiave inglese” da infilare nella catena del valore del XXI secolo, così come quella che veniva infilata nella catena di montaggio e che bloccava la produzione consentendo la riuscita degli scioperi e il potere contrattuale dei lavoratori. Secondo alcuni questa chiave inglese è la soggettività organizzata e la capacità di bloccare gli interessi capitalistici lì dove il sistema è più sensibile: la circolazione delle merci, dunque la logistica e la distribuzione.

Ma molte delle questioni sollevate – tra l’altro questa è solo la prima parte dell’inchiesta operaia annunciata dal Cestes – verranno riprese, approfondite e diventeranno programma d’azione nel congresso nazionale dell’Usb ormai alle porte (10-11 giugno).

Presentazione di "Tempesta Perfetta": nove interviste per capire la crisi. 

Tempesta Perfetta è la prima prova editoriale della Campagna Noi Restiamo. Pubblicata da Odradek, raccoglie i contributi di dieci economisti italiani e internazionali – Riccardo Bellofiore, Giorgio Gattei, Joseph Halevi, Simon Mohun, Marco Veronese Passarella, Jan Toporowski, Richard Walker, Luciano Vasapollo, Leonidas Vatikiotis, Giovanna Vertova – sulla crisi.


L’incontro sarà occasione per parlare dell’attuale crisi sistemica del capitalismo esponendo i diversi approcci degli Autori degli articoli presenti nel libro “La tempesta perfetta”. Ciò è chiaramente legato alle dinamiche dell’attuale fase del conflitto interimperialistico riferendosi anche ai recenti fatti accaduti in Venezuela e di come dal punto di vista del diritto non sia stato perpetrato alcun abuso. Nel Venezuela attuale si confrontano duramente e strategicamente due progetti, perché da un lato il progetto bolívariano vuole costruire una società socialista, dall’altro il progetto della già superata Quarta Repubblica, che veniva chiamata “democrazia rappresentativa”, ma in verità era una democrazia delle elite, che vuole reimporre il dominio imperialista attraverso l’oligarchica.
Il terrorismo della guerra anche nei suoi aspetti massmediatici, psicologici e di attacco allo Stato di diritto dell’autodeterminazione dei popoli, attuati dal Governo USA hanno da sempre cercato in ogni modo di ostacolare l’avanzamento del progetto bolívariano attraverso due strategie: isolare il Paese dal l’esterno e fomentare una destabilizzazione interna. In gioco non c’è solo l’autodeterminazione del popolo venezuelano, sappiamo, infatti, che l’imperialismo vuole sconfiggere l’esempio della stessa idea della fattibilità della rivoluzione socialista, dell’attuazione della pianificazione contro le regole del profitto.
È necessario formare coscienza e organizzazione di classe per continuare a costruire una società diversa, diretta alla maggioranza della popolazione e non a chi vorrebbe tornare alla situazione del colpo di Stato del 2002 e ridare il Paese in mano all’oligarchia capitalista che fa gli interessi imperialisti e neocolonialisti.
L’ambasciatore della Repubblica Bolivariana di Venezuela in Italia S.E. Isaia Rodriguez spiegherà come le dichiarazioni dell’opposizione siano frutto di attacchi congiunti da parte dei paesi che vogliono in ogni modo attaccare la sovranità e l’autodeterminazione del popolo venezuelano.

Introduce e coordina
Riccardo Rinaldi (Campagna Noi Restiamo); 
Intervengono
S.E. Juliàn Isaias Rodriguez Diaz
(Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela)
Luciano Vasapollo (Professore Sapienza – Università di Roma);
Cristina Mazzoccoli (Collettivo CUMA);

LUNEDì 10 APRILE ORE 17
Sapienza Università di Roma – Facoltà di Scienze Politiche
III Piano – Aula 304
 

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Realizzazione: Natura Avventura

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