Ieri, 13 luglio 2017, a Roma presso la libreria Todomodo è stato presentato il libro Yo Soy Fidel a cura di Ramón Labañino Salazar e Luciano Vasapollo. Lo storico Davide Conti e il prof. Luciano Vasapollo hanno dato vita ad un dibattito sull’attualità di Cuba e del Venezuela.
Poi musica e pittura con vari artisti, Luciano Vasapollo ci racconta l’iniziativa. Ascolta l’intervista
Ecco il link:

Ieri, 13 luglio, a Roma presso la libreria Todomodo è stato presentato il libro Yo Soy Fidel a cura di Ramón…
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Incontro Stampa organizzata da ADIATV, Radio Città Aperta, Contrapunto Internacional e Rivista Nuestra America, con la partecipazione del professore dell'università Sapienza di Roma, Luciano Vasapollo e il giornalista Achille Lollo, profondi conoscitori di politica internazionale, in particolare del contesto latino americano.

 

ADIATV - Il piano per destabilizzare il governo bolivariano di Nicolas Maduro, definito Freedom-2, fu implementato in Venezuela dagli agenti della CIA durante il governo del democratico Barak Obama. Oggi con il repubblicano Donal Trump cosa è cambiato?

 

Luciano Vasapollo: ” Assolutamente nulla! Freedom 2 ha ricevuto una silenziosa conferma da parte di Donald Trump, poiché in termini di geo-strategia, quando si tratta di colpire chi non vuole sottomettersi al comando imperiale, non ci sono differenze tra democratici e repubblicani. Soprattutto quando si tratta dei cosiddetti paesi-chiave, cioè Messico, Colombia, Venezuela, Brasile e Argentina, che nel compendio dei principi strategici che l’imperialismo ha stabilito per il continente latino-americano, non possono essere governati da partiti che combattono il ruolo e il potere degli Stati Uniti.

Infatti, per meglio capire il concetto che regola i principi strategici dell’imperialismo, cito un estratto del Pentagon’s Defense Planning Guide in cui si dice “…Il nostro obbiettivo principale è impedire il riemergere di un nuovo rivale […] impedire che qualsiasi potenza ostile domini regioni le cui risorse, sotto un controllo consolidato, siano sufficienti a generare potere globale…”.

Il fatto nuovo è che con Donald Trump si sono definitivamente aperte le porte di tutte le fondazioni che gestiscono i fondi federali per il cosiddetto sviluppo della democrazia in America Latina. Significa, quindi, che non ci sono più controlli su come sono gestiti questi finanziamenti, che adesso, in Venezuela, sono utilizzati per pagare gli alti costi del piano eversivo. Ti faccio un esempio con le maschere anti-gas usate dai manifestanti dell’opposizione. Ebbene questi strumenti usati dai terroristi non sono prodotti in Venezuela ma negli Stati Uniti. Tantomeno esiste in Venezuela un’impresa che abbia importato con regolare licenza le migliaia di maschere che sono usate dai terroristi  di Caracas, Maracaibo, Barquisimeto, Valencia e Maracay. In realtà, sono arrivate clandestinamente dalla Colombia e poi distribuite ai differenti gruppi che si scontrano con la Polizia.

Bisogna riconoscere che con la vittoria elettorale di Nicolas Maduro il piano eversivo Freedom 2 ha registrato un salto di qualità, per quanto riguarda l’uso della violenza nelle manifestazioni. Un nuovo elemento che ha modificato anche le relazioni politiche all’interno dell’opposizione e quindi dello stesso MUD, poiché l’organizzazione della violenza, oltre a creare nuovi lider e a porre in evidenza i partiti che la praticano, ha definito nuovi parametri nell’evoluzione operativa del progetto eversivo e quindi una nuova metodologia sull’uso dei finanziamenti in dollari delle fondazioni statunitensi. Un motivo in più per dividere l’opposizione!”

 

Radio Città Aperta: A questo punto sarebbe interessante sapere cosa succede all’interno di questa opposizione, che qui in Italia è presentata come un fronte popolare unificato e pronto ad assumere il potere da un momento all’altro!

 

Achille Lollo: “Il cosiddetto fronte popolare unificato è appena un gioco di parole dei media e dei governi europei, fedeli servitori della Casa Bianca. In realtà dovrebbero dire che il MUD, cioè la Mesa de la Unidad Democratica (Tavolo per l’Unità Democratica), creato nel 2009 da 34 partiti, oggi è ridotto a 19. Poiché nel 2012 ci furono i primi 3 abbandoni, che nel 2013 diventarono 5, mentre nel 2015 furono 7 che abbandonarono il MUD per essere contrari all’opzione per la violenza. Tra questi, il partito maoista Bandeira Roja, anti-chavista per eccellenza, che aveva avuto un ruolo determinante nel secondo tentativo di colpo di stato del 2 dicembre del 2002, quando i suoi sindacalisti che integravano la direzione della CTV (Confederazione dei Lavoratori di Venezuela) appoggiarono il “Paro Civico Nacional”. Infatti, l’opposizione autodefinitasi “Coordenadora Democratica”, dopo aver bloccato la produzione petrolifera e sabotato il sistema di distribuzione della benzina e del gas, richiedeva l’intervento dell’esercito per destituire Chávez.

Oggi, in Venezuela ci sono tre opposizioni. Quella che ha la maggioranza in Parlamento con 167 deputati, con una profonda divisione nel suo interno, dove si sono formati due gruppi. Il maggioritario coordinato dal Segretario Generale di “Acciòn Democratica”, Henry Ramos Allup e il minoritario guidato dal lider del partito “Primeiro Justicia”, Henrique Capriles Radonski.

La seconda opposizione è guidata dal partito di Leopoldo Lopes e Freddy Guevara, “Voluntad Popular” diventato il partito della violenza, che però è quello che ha avuto maggiori riconoscimenti dalla stampa europea e statunitense. Basti pensare che Lilian Tintor, la moglie di Lopez sia stata ricevuta persino da Donald Trump!

La terza opposizione è quella formata da millimetrici partiti di sinistra, ambientalisti, socialdemocratici, social-cristiani, umanisti ecc., molti dei quali, durante un certo tempo hanno anche appoggiato il governo di Chávez, per poi diventare oppositori in seguito alle numerose scissioni.

Ci sarebbe una quarta opposizione, che sarebbe il fantomatico fronte civico-militare annunciato da Oscar Pérez, poco prima di sequestrare l’elicottero della Polizia Scientifica, cui segue un altrettanto fantomatico “Frente Institucional Militar”, guidato da un militare in pensione, Rafael Huizi Clavier. Comunque il comune determinatore dei partiti dell’opposizione è la servitù all’imperialismo e  il frazionismo, determinato dal bassissimo livello ideologico, che d’altra parte è sempre stato il punto debole della destra ma anche delle componenti socialdemocratiche venezuelane”.

 

Contrapunto Internacional – Recentemente tre donne venezuelane, i cui mariti, adesso sono in prigione per “motivi politici”, si incatenarono a Piazza San Pietro, per poi dichiarare alla stampa che in Venezuela le prigioni sono piene di oppositori politici, tutti i diritti civili sono negati, soprattutto quello di espressione e di manifestazione. Cosa ci può dire in proposito?

 

Luciano Vasapollo:” Il primo luglio, i militanti e i simpatizzanti LGBT hanno sfilato terminando nel centro di Caracas una manifestazione pacifica. Nello stesso giorno vari parlamentari del MUD realizzavano assemblee in luoghi pubblici per costituire i cosiddetti “comitati per restaurare la democrazia”. Pochi giorni fa  il Tribunale di Caracas concedeva la libertà condizionale a 21 studenti che erano stati arrestati da circa un mese per azioni di vandalismo durante una manifestazione dell’opposizione. Oggi, in Venezuela funzionano 81 periodici, tra quotidiani e riviste, di questi 12 a Caracas, tra cui “La Voce d’Italia”,7 a Lara, 6 a Maracaibo e 4 a Barcelona! Inoltre ci sono 13 reti televisive private, di cui due funzionano in Internet e 6 per sottoscrizione. Le radio FM, di proprietà privata sono 28, mentre quelle AM sono 12!

Quindi, se il Venezuela fosse l’atroce dittatura bolivariana che “La Repubblica” e “Il Giornale” descrivono nei loro articoli, come è possibile l’esistenza di 81 periodici e di decine di banche, tutte di proprietà privata?

Per quanto riguarda i “prigionieri politici”, i mariti di quelle signore sono stati condannati a 12 anni di carcere per aver realizzato con Leopoldo Lopes il tragico “Giorno della partenza” (La Salida), in cui i gruppi armati che avevano sguinzagliato a Caracas e in altre città del Venezuela uccisero 43 persone, oltre a provocare il ferimento di altre 200. Ripeto 43 persone furono assassinate per provocare l’intervento delle forze armate!

Giorni fa il deputato di Freddy Guevara - che nel 2009 fondò il partito “Voluntad Popular” con Leopoldo Lopez, in un’intervista ha lodato gli attacchi armati di Peres contro il Palazzo del Tribunale Superiore dicendo che “…l’azione di Oscar Pérez è un’indicazione per continuare ad attaccare il governo, visto che in questi giorni le manifestazioni si sono diluite…”. E’ incredibile, ma se in Italia o in Francia o negli Stati Uniti, qualcuno sequestra un elicottero e va a tirare bombe a mano sul Parlamento sarebbe duramente condannato e certo non incontrerebbe nessun parlamentare che ne approvi l’operato! Invece il nostro primo ministro, Gentiloni, come tanti altri altoparlanti della Casa Bianca qualificava l’atto terrorista di Peréz come un semplice appello alla ribellione popolare!”

 

Rivista Nuestra America: “Durante gli ultimi 90 giorni Caracas è stato teatro di attacchi armati contro ospedali, caserme dell’esercito, sedi del PSUV, uffici distrettuali di vari ministeri, realizzati nello stesso momento in cui i manifestanti cercavano di sfondare le linee di sbarramento della polizia c penetrare nel centro di Caracas. I media hanno detto che tutto ciò erano manifestazioni spontanee. In realtà le immagini dimostrano il contrario. E’ vero che oggi “Voluntad Popular” è il partito che è entrato nelle grazie degli strateghi di Freedom 2 e che utilizza paramilitari colombiani e parte dei golpisti che fuggirono dalla stato boliviano di Santa Cruz?

 

Achille Lollo:” Apparentemente, il partito “Voluntad Popular” potrebbe sembrare il portavoce politico e operativo di Freedom 2. Infatti l’arrogante critica che Lilian Tintori – la moglie di Leopoldo Lopez - ha fatto a Papa Francesco, confermerebbe questa ipotesi, confermando che, la Casa Bianca non ha altre soluzioni, se non quella di sperare nella crescita della violenza per impedire la realizzazione delle elezioni per l’Assemblea Costituente e quindi provocare la caduta del governo bolivariano.

Purtroppo le autorità bolivariane non sono riuscite a trovare la prova giuridica sui finanziamenti occulti che “Voluntad Popular” avrebbe ricevuto per iniziare l’attacco armato al governo di Maduro. Però, tutti sanno che sono gli uomini di “Voluntad Popular” che contrattano e pagano i Guarimbas e la cosiddetta linea roja, vale a dire quei 350 giovani che stanno sempre davanti ai cortei dei manifestanti ingaggiando furiose battaglie di guerriglia urbana con la polizia. Oltre a questi ci sono i gruppi di protezione, armati con mitraglietta UZI (israeliana) e i cecchini con i fucili di precisione. Da non dimenticare gli stipendi per il centinaio di hombres de prensa livre (uomini della stampa libera), cioè quei fotografi, giornalisti e cameramen che riforniscono gratuitamente giornali e televisioni con immagini degli scontri.

Il partito “Voluntad Popular” nacque nel 2009, con la scissione da “Primero Justicia” La stessa fu organizzata e preparata nei minimi dettagli da Leopoldo Lopez, che, nel 2008, si recò a Washington per una serie di riunioni. Secondo alcune indiscrezioni, negli incontri avuti con i funzionari del Dipartimento di Stato, Leopoldo Lopez, dopo aver criticato il pacifismo del lider del partito “Primeiro Justicia”, Henrique Capriles Radonski, in cui militava, avrebbe garantito la formazione di un nuovo partito, capace di mettere a ferro a fuoco la capitale Caracas e quindi obbligare l’esercito bolivariano a intervenire, innescando così la miccia di una possibile guerra civile. Il nuovo partito “Voluntad Popular”, dopo qualche timida prova di fuoco, subito dopo le elezioni in cui Madeiro sconfisse Radonski, entrò in azione con la sua struttura para-militare moltiplicando, durante dieci giorni, gli attacchi dei suoi gruppi armati, chiamati Guarimbas. Questi erano formati, nella sua totalità, da autentici delinquenti, molti dei quali legati ai narcos colombiani o estremisti fascisti boliviani che in passato avevano tentato la ribellione armata nello stato di Santa Cruz.

Una situazione che ha drammatizzato le conseguenze della guerra economica che, oggi, comincia a essere criticata anche dai commercianti e da diversi settori della classe media per aver causato il caos e il disordine nell’economia e nel commercio. Infatti, l’analista politico, Vladimir Villegas il 2 luglio pubblicava nel giornale venezuelano “El Tiempo” un lungo articolo in cui criticava l’operato del presidente Maduro, anche se poi riconosceva che “…l’uso indiscriminato della violenza da parte di settori dell’opposizione non è stato molto bene recepito, creando molta confusione nella popolazione, per questo i responsabili dovrebbero rivedere ciò che stanno facendo e fare un’autocritica pubblica…”.

 

ADIATV – Secondo alcune fonti la guerra economica avrebbe dovuto durare non più di un anno, poiché con la caduta del prezzo del barile del petrolio, il governo bolivariano non avrebbe potuto sostenere i costi dell’amministrazione pubblica. Motivo per cui avrebbe dovuto accettare di negoziare con l’opposizione. Invece è successo il contrario e il governo di Maduro continua a resistere. Può spiegarci cosa è successo?

 

Luciano Vasapollo: “Henry Ramos Allup, il segretario generale di “Acciòn Democratica”, aveva garantito ai deputati dei 34 partiti del MUD, che in un anno Maduro avrebbe chiesto di negoziare una “honrosa salida”. Una previsione che Allup ha venduto anche al presidente argentino Macri e al segretario dell’OSA Luis Almagro, visto che gli stessi erano a conoscenza del piano di destabilizzazione disegnato dagli uomini di Obama. In seguito tutti gli impresari che in passato appoggiarono i governi di “Accion Democratica” e di “COPEI” furono convocati da Allup e Randosky per dar continuità al piano eversivo Freedom2 organizzando la progressiva sparizione della produzione. La stessa che poi fu riciclata con l’esportazione clandestina in Colombia e la rispettiva re-importazione quotata però in dollari.

Il problema è che in questo complesso meccanismo di economia illegale, il patriottismo durò, pochi mesi. Infatti, quando il volume dei profitti divenne immenso e quando la mancanza di generi di prima necessità fece scoppiare l’inflazione, nacque un’economia parallela dove la moneta di scambio era il dollaro e non più il bolivar. A questo punto il contrabbando dei “barraqueros” diventò una legge di mercato praticamente irreversibile, poiché molte persone cominciarono a guadagnare fortune mettendo a profitto le differenti sfaccettature della crisi con forti speculazioni illegali.

Nel mese di dicembre del 2015, Maduro, non rinunciò e annunciò nuove misure per risolvere la mancanza di generi di prima necessità. Fu a causa di ciò che Freddy Guevara, Daniel Ceballos, Juan Andrés Meija, José Gregorio e tanti altri dirigenti di “Voluntad Popular” nuovamente scesero nelle strade per incentivare le manifestazioni violente, già previamente programmate con l’obbiettivo di provocare l’intervento dell’esercito.

Questa situazione disarticolò sempre più l’opposizione, poiché i media venezuelani e stranieri, promossero grandi manipolazioni presentando i 350 incappucciati della cosiddetta linea roja come l’avanguardia armata di centinaia di migliaia di manifestanti. In realtà, i cameramen e i fotografi inquadravano solo gli incappucciati più fotogenici, mentre nella regia delle televisioni gli spezzoni delle manifestazioni delle centinaia di migliaia di  chavisti che scendevano in piazza per manifestare l’appoggio a Maduro erano mixate con interviste o immagini di manifestanti dell’opposizione!”

 

Radio Città Aperta – Alcuni giornalisti di sinistra hanno paragonato la crisi del Venezuela alla preparazione delle rivoluzioni colorate, altri affermano che è in moto un meccanismo di preparazione di golpe simile a quello cileno e per ultimo, altri ammettono che gli USA faranno lo stesso che hanno fatto in Libia. Quali sono le prospettive reali?

 

Achille Lollo:” Prima di rispondere vorrei dire che spero, di tutto cuore per gli uomini dell’opposizione, che il governo Maduro e soprattutto i militanti del PSUV riescano a controllare gli abitanti dei quartieri più chavisti di Caracas (23 Enero, El Valle, El Guarataro ed El Catia). Infatti, se ci saranno altri assassinati di militanti chavisti da parte dei colombiani della “linea roja” potrà succedere che diverse centinaia di migliaia di persone scenderanno in piazza per dire basta con gli assassinati, basta con il contrabbando, basta con le speculazioni, basta con il terrorismo dei Guarimbas, basta con il Freedom2, basta con l’opposizione violenta!

Non so se questo è l’obiettivo occulto degli strategisti di Freedom 2, per poi richiedere l’intervento militare dei paesi membri dell’OSA in Venezuela. Una prospettiva che, però non entusiasma nessuno! Nemmeno il presidente argentino, Maurizio Macri che quando avrebbe dovuto pronunciarsi sull’eventuale partecipazione dell’esercito argentino in un’operazione di pacificazione in Venezuela ha risposto “…Prima, c’è la soluzione diplomatica!...”

Infatti, nel passato mese di aprile una delegazione di venezuelani qualificatasi membri effettivi dell’opposizione, sbarcava a Rio de Janeiro dove richiedeva un incontro con la direzione del Club Militare, cioè con l’intellighenzia delle forze armate brasiliane. Dopo un retorico bla bla sui meriti e le capacità dell’esercito brasiliano in Haiti, quale membro direttore del corpo di spedizione dell’ONU (Minusath), fu chiesto se le forze armate brasiliane avrebbe accettato l’incarico di comandare un corpo di spedizione in Venezuela, formato da contingenti argentini, paraguaiani, colombiani e peruviani.

Un alto ufficiale che ha prestato servizio in Haiti e di cui debbo mantenere la privacy, come pure quella del giornalista presente alla riunione, disse il seguente:”…miei cari signori, quando siamo sbarcati a Port-Au-Prince, il presidente Aristides già era stato portato in esilio dai marines, non c’era esercito, non c’era governo, e il colpo di stato era stato fatto da un gruppo ex-militari diventati narcotrafficanti, che non avevano nessuna intenzione di governar il paese. Al contrario, del Venezuela, dove c’è un esercito che rispetta la Costituzione, che è molto legato al presidente che, tra l’altro, si mantiene in carica. Quindi soltanto quando si disarticolerà la relazione Esercito-Costituzione sarà possibile un intervento esterno con il mandato dell’ONU e non dell’OSA!.”

Infatti, l’ipotesi di un intervento militare esterno sarebbe davvero una pazzia, giacché la capitale è difesa dalla 3° Divisione di Fanteria, dalla 43a Brigata di Paracadutisti, (quella che liberò Chávez dai golpisti). Inoltre, a Caracas ci sono 220.000 miliziani chavisti armati e organizzati. Anche i piloti dei 50 caccia cacciabombardieri russi Sukoi SV-30MK2, degli F-16 e degli elicotteri MI-17, MI-26 e MI-35 sono militanti chavisti! Cioè nel ristretto territorio della capitale Caracas si contato, all’incirca 350.000 militari tutti chavisti, oltre al CEOFAN (Comando Strategico Operativo) che funziona a Caracas!

Una situazione completamente differente da quella della Libia, dove Gheddafi, aveva un esercito personale di appena 7.500 uomini, che furono attaccati durante un mese con missili e cacciabombardieri. In Ucraina la ribellione colorata è scoppiata perché gli agenti della CIA riuscirono ad azionare il fattore etnico come elemento di conflitto interno. Tanto e vero che poi la Crimea si è riunificata alla Russia e nel Dombass scoppiò una guerra civile che continua di forma irreversibile. Dire che, oggi, anche in Venezuela è possibile realizzare una Rivoluzione Colorata, soltanto perché ogni giorno 350 fascistelli, per 50 dollari, mettono a rischio la propria vita per comporre la “linea roja” davanti ai battaglioni della polizia è veramente una ufomania  troppo semplice!”

 

Contrapunto Internacional – Con la nuova Assemblea Costituente il governo assumerà posizioni più radicali con l’opposizione e con gli imprenditori legati alla sovversione?

 

Luciano Vasapollo: ”L’opposizione e gli imprenditori eversivi sanno quello che hanno fatto in questi ultimi tre anni. Infatti, esistono degli studi in cui è dimostrato che se questi imprenditori avessero continuato a produrre e a distribuire i propri prodotti, il popolo venezuelano non avrebbe sofferto quello che oggi sta soffrendo. La crisi del prezzo del petrolio è diventata determinante solo quando gli imprenditori, legati ai politici dell’opposizione, hanno cominciato a sabotare l’economia. Quindi, è evidente che, oggi, nessuno ha più fiducia nel cosiddetto patriottismo degli industriali e dei banchieri. Infatti, i candidati deputati della nuova Assemblea Costituente è gente che ha sofferto gli effetti della guerra economica. Sanno benissimo che i barraqueros si sono arricchiti con il contrabbando, che le bande di Narcos possono essere debellate solo se il governo adotterà la “tolerancia zero”. Sanno che il valore del Bolivar sarà effettivo e reale solo se lo Stato avrà il totale controllo sulla circolazione della moneta. Sanno, anche che la struttura burocratica ereditata dai governi mafiosi di “Accion Democratica” e “Copei” potrà essere riciclata e diventare efficiente solo con lo sviluppo del Poder Popular de las Comunas. Sanno pure che il paese è stato vittima di una demonizzazione mediatica senza precedenti, operata da paesi che come l’Italia, la Spagna gli Stati Uniti e via dicendo si dicono campioni della democrazia e della convivenza pacifica. Infine ,è gente che sa benissimo che 75% della rendita petrolifera è destinata allo sviluppo economico e sociale e che le Missiones hanno trasformato il Venezuela. Per cui, sono sicuro che l’Assemblea Costituente modificherà l’attuale Costituzione non perché questa è oltrepassata, ma perché il governo bolivariano pretende consolidare la stabilità politica, consolidare gli istituti di democrazia di base partecipativa, affermare lo sviluppo economico, dinamizzare i nuovi settori, oltre a garantire la giustizia sociale a tutti i cittadini. Per fare questo dopo quello che l’opposizione ha fatto sono necessarie nuove regole!”.

 

Rivista Nuestra America – Io vorrei insistere sulla comparazione della congiuntura golpista cilena, con quelle del Venezuela, anche perché il giornalista Di Bella, della RAI, ha comparato il governo Maduro a quello di Pinochet, soltanto perché il Ministro della Difesa gli ha manifestato il completo appoggio delle forze armate. Oltre al colpo di stato, esiste anche il pericolo di una militarizzazione?

 

Achille Lollo:” Di Bella, cioè Il farfallino della RAI, è sempre stato abbastanza confuso nelle questioni di politica internazionale. In effetti, esistono alcune similitudini tra la situazione del Cile di Allende e quella che il Venezuela oggi vive con il piano eversivo Freedom 2. Per esempio in Cile c’era il terrorismo di Patria Y Liberdad, mentre in Venezuela ci sono i Guarimbas. Nel paese di Allende ci fu la serrata dei commercianti e dei camionisti, in Venezuela sono gli imprenditori che nascondono la produzione. Però, ci sono anche molte differenze. La prima riguarda la propria ideologia dell’esercito cileno, che, appunto, si basa su concetti  di destra, autoritari e fascistoidi. Al contrario del Venezuela dove l’esercito è stato ridefinito da Hugo Chávez per diventare un esercito del popolo, che difende il popolo e le sue conquiste.

In Cile l’esercito ha sparato e torturato contadini, minatori e studenti, mentre in Venezuela le forze armate hanno contribuito a realizzare i progetti di elettrificazione rurale o la costruzione di strade all’interno del paese, senza dimenticare il trasporto di medicine e materiale scolastico nei i villaggi sperduti dell’Amazzonia.

E’ chiaro che anche in Venezuela esiste l’idea del colpo di stato, poiché in tutta l’America Latina c’è ancora la convinzione che i militari sono i salvatori della patria che intervengono per evitare il peggio. Il problema è che in Venezuela la crisi è stata provocata dal mercato e dall’opposizione non dal governo bolivariano! Per questo motivo, “Voluntad Popular” insiste nel terrorismo e nelle manifestazioni violente!

Quello che, in realtà, è ancora indefinito è sapere se esistono le necessarie condizione oggettive e geostrategiche per portare a termine con successo il colpo di stato. Ricordo che il colpo di stato di Pedro Francisco Carmona Estanga del 12 aprile 2002, pianificato durante mesi dall’opposizione, poi durò appena 18 ore!.

D’altra parte il giornalista Di Bella confonde il militarismo fascistoide della Junta di Pinochet, con il documento che il ministro della Difesa, Vladímir Padrino López, ha presentato al presidente Maduro ribadendo il rispetto dell’esercito per la Costituzione bolivariana, per la difesa dello stato bolivariano e del popolo!”

 

ADIATV – La nuova Assemblea Costituente darà un maggiore impulso alle strutture democratiche di classe, per poi radicalizzare anche le posizioni anti-imperialiste del governo bolivariano?

 

Luciano Vasapollo: “La lotta di classe è la caratteristica più evidente della rivoluzione bolivariana. Più questa lotta si intensifica e più contundenti diventano le posizioni delle componenti politiche dell’opposizione. I giornalisti di “La Repubblica”, “La Stampa” del “Corriere della Sera” e via dicendo, hanno cancellato dal proprio vocabolario questo concetto politico intendendolo però bene come lotta di classe dall’alto. Se lo facessero dovrebbero anche dire in che consiste e cosa fa il governo bolivariano in questo ambito di difesa degli interessi di classe popolare e proletaria. Cioè, gli Omero Ciai della “grande stampa” dovrebbero scrivere articoli e parlare delle attività delle Missiones, delle Comunas, del Poder Popular. Dovrebbero dire che queste sono realtà schierate contro lo strapotere delle multinazionali e contro la geostrategia dell’imperialismo. Non lo fanno perché, per loro, la opzione forte lotta di classe del proletariato anticapitalista e antimperialista  è diventata un qualcosa di negativo, di deleterio che deve essere non solo sconfitta ma, addirittura silenziata.

Questa gente dimentica che in Venezuela le multinazionali del petrolio guadagnavano il 63% netto, senza pagare tasse o royalty. Poi con la nazionalizzazione del petrolio e di PDVSA il 75% della rendita petrolifera è passata al governo per realizzare le Missiones e tanti altri progetti. Questo passaggio di rendita è, appunto, il risultato della dinamica della lotta di classe. Chávez ha potuto rendere effettivo il decreto che nazionalizzava il petrolio solo quando il movimento di massa ha voluto che il governo prendesse questa importante decisione. E’ quindi a causa di tutto ciò che l’imperialismo vuole sovvertire lo status della rivoluzione bolivariana.

Posso dire che in Venezuela, ma anche negli altri paesi dell’ALBA, la lotta di classe proletaria è un elemento che alimenta la costruzione di una società socialista, anche commettendo alcuni normali errori”.

 

Contrapunto Internacional  – Se il Socialismo del Secolo XXI è il punto di arrivo della lotta di classe, dopo una lunga transizione, quali sono i rischi che possono impedire che questa transizione non si sviluppi come previsto?

 

Achille Lollo: “ I rischi sono molti e il pericolo più evidente non sono solo i Guarimbas di Caracas,ma le manipolazioni della stampa europea, le distorsioni di un Gentiloni, l’opportunismo di un PD che cavalca con i partiti di destra l’idea di impedire che in Venezuela la transizione vada avanti. Per capire cosa significa per un paese del Terzo mondo abbandonare un progetto progressista e di giustizia sociale, per tornare a vivere secondo la logica dell’ortodossia liberista delle multinazionali è sufficiente vedere cosa sta accadendo, oggi, in Angola o in Mozambico!

E’ evidente che nella transizione del Venezuela sono stati commessi degli errori. Il primo è stato quello di concentrare gran parte, troppa, degli investimenti e il potenziale dell’economia nel petrolio. Come pure si è sperato che il carattere pacifico della rivoluzione bolivariana dinamizzasse negli imprenditori e nei differenti settori della borghesia il patriottismo e uno spirito moderno di convivenza.

Errori, che comunque, erano necessari commetterli per capire quali sono i limiti e le ragioni di questa convivenza all’interno di un processo rivoluzionario, dove la lotta di classe proletaria e l’anti-imperialismo sono le colonne portanti di quello che Chávez definì Socialismo del Secolo XXI”.

 

Radio Città Aperta – La sera del 5 luglio, undici governi, tra cui quello degli Stati Uniti, hanno sottoscritto comunicati, condannando l’attacco all’Assemblea Nazionale, il sequestro e le aggressioni ai deputati dell’opposizione. Nello stesso tempo “Telesur”, i delegati della Difesa Pubblica (Defensoria del Pueblo) e i giornalisti di “La Otra TV”, “VTV” e “Resumen Latinoamericano” divulgavano un’altra versione. Ci potrebbe dire cosa è successo in realtà il 5 luglio nell’Assemblea Nazionale?

 

Luciano Vasapollo: “I particolaridel come e del perché il 5 luglio nel cortile dell’Assemblea Nazionale i cosiddetti incappucciati hanno sparato ai militanti chavisti che avevano organizzato un picchetto, per presentare una mozione di protesto al presidente di turno del Parlamento, Julio Borges, ve li approfondirà  Achille 1 Comunque la violenza era nell’aria, poiché il deputato e presidente dell’Assemblea Nazionale, Julio Borges, aveva riaffermato la necessità di colpo di stato, nello stesso momento in cui il vice-presidente Tareck El Assami realizzava la cerimonia per il 206° anniversario  della proclamazione dell’indipendenza del Venezuela (Firma del Acta), cui hanno partecipato 380 rappresentanti del movimento bolivariano.

2. Rafael Alvarez Castillo, di “Resumen Latinoamericano” ha voluto ricordare che esistono analogie tra l’apparizione dei pistoleri incappucciati di questo 5 luglio e quelli che il 2 ottobre del 2014, che assassinarono il giovanissimo deputato del PSUV, Robert Serra. Lo stesso che aveva sollecitato un’inchiesta alla Procura Generale della Repubblica nei confronti di Julio Borges, con l’accusa di alto tradimento”.

Io però vorrei soffermarmi sulla prima parte della domanda, vale a dire sul comunicato degli undici governi che subito hanno dato credito ai twitter inviati da Freddi Guevara (“Voluntad Popular”) e da Julio Borges (“Primero Justicia”) e sulla vergognosa manipolazione che i media venezuelani, gli statunitensi e logicamente gli europei hanno poi realizzato. Infatti, nell’aula dell’Assemblea Nazionale erano presenti 108 giornalisti, di cui la metà con video-camere, di modo che tutti costoro hanno visto e registrato quello che è realmente successo. Però quando si è trattato di inviare l’articolo e le immagini alle proprie redazioni hanno, semplicemente, utilizzato le dichiarazioni di Freddy Guevara e di Julio Borges. Infatti alle 15,30 i due parlamentari inviavano vari Twitter dicendo che i parlamentari dell’opposizione erano stati sequestrati da un commando armato del “Coletivo Chavista”, che aveva preso di assalto l’edificio dell’Assemblea Nazionale, bloccando tutte le uscite .Gli stessi dicevano pure che cinque deputati erano rimasti feriti, insieme a tre funzionari e che il commando chavista proibiva di portarli all’ospedale.

E’ su questa base che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha subito emesso un comunicato di condanna per attaccare veementemente il governo rivoluzionario bolivariano. Un comunicato che ha immediatamente inspirato i governi di Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Panamá, Paraguay, Uruguay e Inghilterra. Infatti, anche costoro hanno sottoscritto comunicati di condanna seguendo unicamente la logica vittimista di Freddy Guevara e Julio Borges, cioè dei lider dell’opposizione che appostano nella ripresa dello scontro violento contro il governo bolivariano.

Da sottolineare che prima della sparatoria e del lancio di bomboni esplosivi (cioè tubi di ferro riempiti di polvere da sparo) Julio Borges aveva dichiarato, pubblicamente nell’Assemblea Nazionale che le forze dell’opposizione (MUD) speravano nell’intervento delle Forze Armate, promettendo a quest’ultime una amnistia speciale per i militari che avevano appoggiato il governo bolivariano. Cioè l’idea di alzare gli indici della violenza per creare un clima di latente guerra civile, è ormai una triste realtà che l’opposizione cavalca disperatamente per impedire le elezioni per la nuova Assemblea Nazionale Costituente. Infatti, secondo la logica eversiva di Julio Borges e Freddi Guevara le Forze Armate dovrebbero realizzare un colpo di Stato contro il governo rivoluzionario Nicolas Maduro per pacificare il paese e, immediatamente, legittimare un governo di transizione diretto dall’opposizione. Tutto ciò non è un’invenzione del PSUV o di Diosdado Cabello!. E’ purtroppo l’ultimo capitolo del piano eversivo Freedom2!”

 

Contrapunto Internacional – Ci potrebbe dire cosa è successo ai militanti chavisti? Chi ha iniziato a sparare e perché c’è stata una forte reazione popolare che poi si è riunita davanti all’Assemblea Nazionale?

 

Achille Lollo:”  Oggi esiste il sospetto che nel gruppo degli incappucciati, oltre alle guardie private c’erano anche i deputati dei partiti “Primero Justicia” e “Voluntad Popular”, vale a dire Julio Borges, Miguel Pizarro, Freddi Guevara e anche Richard Blanco di “Alianza Bravo Pueblo”. Infatti, il militante chavista, José Ramos, soprannominato “El Chino” – (intervistato da Oswaldo Rivero di “La Otra TV”), li avrebbe riconosciuti mentre sparavano ai militanti chavisti che stavano nel cortile dell’Assemblea. Poi, per essere stato riconosciuto da alcuni integranti di questo gruppo, fu colpito per 15 volte con il calcio del fucile. Non contento, uno di questi  incappucciati gli ha dato una coltellata sulla mano destra.

Si stava l’Atto per il 206° anniversario dell’Indipendenza; conclusa la cerimonia, un centinaio di giovani legati alla Gioventù del PSUV decisero di redigere un documento contra la violenza, visto che dopo l’assassinato dei tre giovani militanti chavisti, i gruppi paramilitari dell’opposizione, avevano incendiato sedi del PSUV, scuole elementari, autobus e camion che trasportavano generi alimentari per i CLAP ad Aragua, Barquisimeto, Barinas, Socopò e San Cristobal. Per questo, Cristhian José Palma Ramos, militante chavista del PSUV di 19 anni, organizzò il picchetto davanti al portone dell’Assemblea per consegnare al presidente dell’Assemblea Nazionale, Julio Borges, la suddetta mozione contro la violenza.

All’improvviso dal salone del Hemiciclo è uscito il primo gruppo di incappucciati che hanno iniziato a sparare con fucili a canne mozze contro i militanti chavisti del picchetto, per poi tirargli contro alcuni bomboni esplosivi. Il video del giornalista, Luis Hugas, di “La Iguana” ha ripreso tutti i dettagli di questo attacco in cui il giovane lider chavista Cristhian José Palma Ramos restò a terra con l’arteria femorale squarciata. Un altro militante, Jorge Navas ha dichiarato alla televisione “VTV” e a un’emittente privata che nonostante la continuazione della sparatoria Cristhian José Palma Ramos fu portato all’ospedale e subito operato poiché stava in fin di vita. Evidentemente, ad eccezione di “Telesur” nessuna televisione ha voluto usare le immagini del video di Luis Hugas!

Comunque, tutto ciò è stato ritrasmesso nella rete, di modo che quando l’ospedale ha confermato che il militante chavista stava tra la vita e la morte la pazienza di buona parte dei chavisti di Caracas è esplosa. Come pure è esplosa la rabbia dei 150 militanti chavisti che nonostante la sparatoria sono riusciti a penetrare nel salone dell’Assemblea Nazionale volendo catturare gli incappucciati che, nel frattempo, si erano nascosti nei differenti gabinetti dei parlamentari e nelle salette di lavoro dei funzionari. E’ evidente che li è iniziato il corpo-a-corpo!

Voglio quindi ricordare che alle 17,34 i manifestanti scesi dai quartieri popolari avevano circondato l’Assemblea Nazionale, dove 94 deputati, 120 funzionari e 108 giornalisti rimanevano asserragliati, nonostante i 150 militanti chavisti già avevano abbandonato il Parlamento.

Il problema era, appunto, la folla, in parte inferocita per il grave ferimento di Cristhian José Palma Ramos e di altri tre militanti chavisti. Per questo il Pubblico Ministero della 106° Area Metropolitana di Caracas (AMC), Aramay Teran, insieme ai delegati della Difesa Pubblica (Defensoria del Pueblo) alle 19,50, promettendo una profonda inchiesta giudiziaria, sono riusciti a convincere i manifestanti affinché i 94 deputati dell’opposizione potessero lasciare tranquillamente l’Assemblea Nazionale. Una decisione che fu unanime quando i manifestanti seppero che Cristhian José Palma Ramos era fuori pericolo poiché l’operazione chirurgica era stata realizzata con successo.

 

ADIATV – Nel giorno 7 di luglio le agenzie hanno diramato una nota del MUD, in cui si affermava che sarebbe stato richiesto al Tribunale Superiore l’autorizzazione per realizzare un referendum popolare per decidere la validità delle elezioni per l’Assemblea Costituente. E’ un’altra manovra dell’opposizione per far saltare le elezioni, previste per il 30 luglio, o esistono le norme giuridiche e costituzionali per fare questo plebiscito?

 

Luciano Vasapollo:” Secondo la Costituzione bolivariana per fare un referendum esistono delle norme specifiche sulle modalità di raccolta e sul numero delle firme necessarie per decidere la realizzazione del referendum. Dopo di che ci vuole il tempo necessario per realizzarlo in tutto il paese, organizzando le urne, gli scrutatori, lo spoglio elettronico. Insomma è un processo che occupa dai quattro ai sei mesi. E’ evidente che l’opposizione, dopo il fattaccio provocato dai terroristi all’Assemblea Nazionale, ha lanciato questa proposta per confondere ancor più la popolazione, senza però alcun risultato pratico, a parte i soliti titoloni nei giornali venezuelani e nel “Clarin” argentino e nello spagnolo “El Pais”.

Infatti gli articoli 347 e 348 della Costituzione Bolivariana stabiliscono che in caso di necessità il Presidente della Repubblica, può richiedere nel Consiglio dei Ministri la convocazione di una nuova Assemblea Nazionale Costituente. Cosa che il presidente Maduro ha già fatto rispettando tutti termini stabiliti dalla legge, poiché il motivo di questa convocazione non è un capriccio di Maduro o del PSUV, ma una necessità politica per governare in pace e prosperità il Venezuela.

Infatti è dal 2015, cioè da quando l’opposizione ha la maggioranza nel Parlamento, che il governo può legiferare solo per decreto, poiché qualsiasi proposta di legge il governo presenta è, sistematicamente, bocciata dai deputati del MUD. Nello stesso tempo, i partiti dell’opposizione si avvalgono di questa maggioranza legislativa per fare delle leggi che scavalcano o che annullano tutte quelle che furono fatte anteriormente da Hugo Chávez o da Nicolas Maduro. Per esempio, subito dopo che  la polizia aveva imprigionato i trentacinque “Guarimbas” che provocarono con “La Salida” la morte di 43 persone e dopo aver condannato il lider del partito “Voluntad Popular”, Leopoldo Lopez per essere l’ispiratore di questi attacchi, l’opposizione propose un’amnistia per i cosiddetti prigionieri politici del Venezuela. Lo stesso dicasi per i tentativi di pacificazione tentati dai vari paesi latino-americani e poi dallo stesso Papa Francesco, che sono sempre falliti perché il MUD collocava come condizione sine qua non la rinuncia di Maduro e dei suoi ministri e quindi il passaggio dei poteri a un governo di transizione formato dai partiti che avevano la maggioranza nel Parlamento. Vale a dire il MUD.

L’ultimo esempio nella sfera economica riguarda il rifiuto da parte dei principali imprenditori di collaborare con il governo bolivariano, nel nuovo programma di ripresa economica che il presidente Maduro presentò nel gennaio del nel 2016, cioè quando il prezzo del petrolio aveva toccato i livelli più bassi.

D’altra parte la rabbiosa continuazione del piano eversivo Freedom2 ha obbligato il presidente Maduro e i membri del Consiglio dei Ministri a decidere per una nuova Assemblea Nazionale Costituente capace di fissare nuove regole democratiche partecipative e nuove mete per il socialismo in  Venezuela”.

Ma come affermava il Comandante Ernesto Che Guevara nel primo dei due interventi nella IX Sessione dell’Assemblea generale dell’ONU l’11 dicembre 1964:

Cuba. Signori delegati libera e sovrana senza catene che la leghino a nessuno, senza investimenti stranieri nel suo territorio , senza proconsoli che orientino la sua politica può parlare a fronte alta in questa Assemblea e dimostrare la giustezza della frase Territorio Libero di America con cui è stata battezzata. Il nostro esempio darà i suoi frutti nel Continente, come già in certa misura sta accadendo in Guatemala, Colombia e Venezuela.

E se il nemico non è piccolo neppure la nostra forza è disprezzabile, poiché i popoli non sono isolati….tutto ciò, signori delegati questa nuova disposizione di un Continente, dell’America, è plasmato e riassunta nel grido che , ogni giorno, le nostre masse proclamano come espressione irrefutabile della loro decisione di lotta, paralizzando la mano armata dell’invasore.…

Questo motto è Patria o Muerte! Venceremos!”

 

Radio Città Aperta – Quali sarebbero gli argomenti chiave che questa nuova Assemblea Nazionale Costituente dovrebbe legiferare?

 

Achille Lollo – La prima Costituzione elaborata nel 1999, durante il governo di Hugo Chávez pretendeva, innanzitutto rafforzare lo Stato per realizzare i programmi di giustizia sociale e di equità economica, in un paese dove i governi erano sempre stati dei servi dell’imperialismo statunitense, mentre la sua borghesia oltre ad essere culturalmente incapace di dinamizzare uno sviluppo economico fuori della dipendenza e del controllo delle multinazionali, era profondamente razzista. Una borghesia che come quella colombiana  si sente ancora erede dei conquistadores spagnoli. Una borghesia che ha il culto del suo colore “blanco” e che disprezza gli indigeni, gli afro-americani e soprattutto “los mestizos”, cioè i meticci come Hugo Chaves e Nicolas Maduro!.

L’incapacità di voler convivere con i poveri e di voler usare le ricchezze naturali del Venezuela per favorire unicamente il suo l’arricchimento e quello delle multinazionali, ha praticamente reso impossibile la convivenza con il governo bolivariano. Per questo motivo, oggi, i lider del MUD fanno di tutto per evitare le  elezioni per la nuova Assemblea Nazionale Costituente.

Infatti, le nuove norme che caratterizzeranno i lavori della nuova Assemblea Costituente possono essere così riassunti: 1) Garantire una pace effettiva in tutto il Venezuela: 2) Perfezionare il nuovo sistema economico capace di ridurre la dipendenza dal petrolio; 3) Dare alle Missiones uso status costituzionale; 4) Rafforzare il sistema giudiziario per dinamizzare la lotta al terrorismo e al narcotraffico; 5) Scrivere nella nuova Costituzione l’affermazione del “Poder Comunal”, come un elemento determinante della democrazia partecipativa e protagonista; 6) Rafforzare la sovranità nazionale a livello della politica estera del Venezuela.

In pratica, questi sei argomenti saranno le basi portanti di una nuova transizione dove la lotta di classe proletaria e la lotta anti-imperialista ascenderanno a una fase superiore. E’ soprattutto per questo motivo che l’impero contrattacca con tutti i suoi mezzi e i suoi serventi canini. Infatti a Washington e Miami sanno benissimo che la maggioranza dei lavoratori venezuelani è stanca dei ricatti dei borghesi del MUD, è stanca dei piani eversivi dell’imperialismo, è stanca dei sabotaggi legislativi dell’opposizione. Per questo, sono in molti a riconoscere che questa nuova Assemblea Nazionale Costituente concretizzerà quello che Hugo Chávez aveva previsto: il Socialismo del Secolo XXI”.

 

L'Antidiplomatico

Qui sotto la nostra breve video intervista al Prof. Luciano Vasapollo, nella quale si rilancia con forza il progetto di un'Alba mediterranea, ideata già 10 anni fa con "PIIGS, il risveglio dei maiali".

E qui su facebook :

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1448768835169178&id=330568890322517

"Francia, Austria e le borghesie transnazionali hanno di fatto deciso di cacciarci dai confini europei? L'esercito austriaco e quello francese hanno deciso che l'Italia non fa più parte delle frontiere di quest'Unione? Bene, benissimo. E' il momento di cogliere l'occasione con l'Alba mediterranea. E' il momento di rompere questa trappola che si chiama euro e Unione Europea".

"Francia, Austria e le borghesie transnazionali hanno di fatto deciso di cacciarci dai confini europei? L'esercito austriaco e quello francese hanno deciso che l'Italia non fa più parte delle frontiere di quest'Unione? Bene, benissimo. E' il momento di cogliere l'occasione con l'Alba mediterranea. E' il momento di rompere questa trappola che si chiama euro e Unione Europea".

L'Alba mediterranea è oggi parte del dibattito di programma di EUROSTOP: solo la rottura della gabbia dell'euro e dell'Unione Europea può portare la costruzione di una nuova organizzazione di solidarietà, di compensazione e di rispetto della sovranità, indipendenza e autodeterminazione dei popoli come quella nata con Venezuela , Cuba , Bolivia e altri paesi dell ' America Latina nel 2003.

Di seguito la breve videointervista:

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-prof_vasapollo_francia_austria_e_le_borghesie_transnazionali_ci_cacciano_dai_confini_europei_bene_e_il_momento_dellalba_mediterranea/82_20741/

"Il terrorismo mediatico contro il Venezuela è a livelli inauditi. Perché io professore universitario non posso mai esprimere una voce di dissenso sui media mainstream?"

Con La Stampa, giornale della Fiat, che trasforma in eroe il terrorista che ha lanciato granate contro il Ministero degli Interni e il Tribunale supremo; con il Corriere della Sera e la sempre ben informata, rigorosamente da New York, Giovanna Botteri che parlano di "messa in scena"; con Repubblica che lancia la fake news delle fake news di gas lanciato dentro un camion di studenti arrestati; il livello dell'informazione italiana si dimostra, anche nel caso del Venezuela, di un livello infimo. Dopo l'attentato terrorista di martedì a Caracas, ha denunciato il neo-ministro degli esteri Venezuelano Moncada, ancora nessuna telefonata di solidarietà dalla Spagna, dall'Italia e dall'Unione Europea, tre dei soggetti maggiormente impegnati con Washington nel supportare quella destra impegnata per l'ennesima volta nella destituzione violenta del paese. Una vergogna assoluta.Abbiamo nuovamente ascoltato per un punto sulla situazione del Venezuela che resiste da questa nuova aggressione il Prof. Luciano Vasapollo, docente universitario e uno dei massimi conoscitori italiano delle vicende dell'America Latina, in particolare delle rivoluzioni progressiste in corso nel continente.

 

L'intervista

Una campagna mediatica quella italiana sempre più fuori controllo. E' possibile arrivare a strumentalizzare il lancio di granate contro il Minsitero degli Interni e il Tribunale supremo?

Si è possibile, come dimostrano i media italiani impegnati in una propaganda costante e giornaliera. Ringrazio l’AntiDiplomatico, Contropiano, Radio città aperta e pochi altri media coraggiosi in questa fase di propaganda di massa che esclude ogni voce di dissenso dal mainstream. E' chiaramente una lotta impari contro quello che definisco ‘terrorismo pubblico e privato massmediatico’.

 

Una definizione molto forte?

 

Utilizzo quest’espressione così forte, anche in modo provocatorio. Ma, se ci pensate, l’obiettivo ultimo di chi crea e diffonde terrorismo è condizionare le scelte delle persone, ad esempio di non andare a teatro, al cinema o all'estero in vacanza. Con la stessa logica agisce anche la propaganda mediatica. L’obiettivo è quello che si abbia paura a parlare di Donbass, Siria o Venezuela al posto di lavoro o nei luoghi sociali se non con la posizione dominante.

 

 

Oltre ai media, la politica a senso unico fa la sua parte…

 

Certo. In Italia, così come nel resto dell'Unione Europea, destra e presunta sinistra sono uguali. Hanno le stesse posizioni su immigrazione, precarizzazione del lavoro, distruzione di diritti e in politica estera sono tutti a favore dell'imperalismo neo-liberista. Sono uguali. L'esempio più incredibile riguarda proprio il Venezuela e le iniziative in comune tra PD e Fratelli d'Italia in giro per l’Italia nella presentazione mano nella mano di un libro, presunto Sacro Graal di quello che sta accadendo in Venezuela. Menzogne contro il governo di Maduro, in realtà, uno dei tanti strumenti dei golpisti che vogliono destituire con la violenza e il terrorismo il legittimo rappresentante del popolo venezuelano che è divenuto un vessillo comune di PD e Fratelli D’Italia. Una vergogna. Ma non è solo il Venezuela. Destra e sinistra liberale hanno le stesse posizioni su Siria, Libia, Donbass. E in politica interna questa comune posizione si registra soprattutto nella repressione del dissenso interno.

 

 

Repressione, può essere più chiaro?

 

Si, ad esempio, ieri è accaduto un fatto vergognoso. Nel Consiglio comunale di MIlano hanno fatto irruzione 30 fascisti di Casapound, mentre fuori l’Usb protestava per la questione migranti. Secondo il racconto di chi era lì la polizia si è spostata di proposito e ha permesso che i manifestanti venissero picchiati. Un nostro compagno, Riccardino, molto noto negli ambienti dei movimenti sociali, ha riportato fratture nello zigomo e sul naso.  Oggi, per fare un altro esempio, nel Tiburtino, storico quartiere rosso di Roma, si permette sempre a Casapound di strumentalizzare la questione dei migranti. Si cerca lo scontro con la cittadinanza del quartiere? Come si fa a permettere una adunanza fascista in una zona proletaria e popolare? Minniti vuole lo scontro non la prevenzione.

 

Tornando al Venezuela, i media che oscurano la repressione qui, parlano di una brutale in corso nel paese, con il “regime” di Maduro che addirittura, secondo un delirante articolo di Repubblica, trasforma i camion in una “Auschwitz” contro gli studenti?

 

Siamo ormai oltre il ridicolo. Oltre la post verità. Siamo alla collusione di chiari interessi e progetti politici. E’ il momento che qualcuno risponda a queste semplici domande. Perché la stampa democratica non racconta delle violenze e del terrorismo quotidiano dell’estrema destra venezuelana? Il terrorismo mediatico che interessi ha? Quelle che un tempo si chiamavano le sette sorelle, le grandi multinazionali dell’energia, che vogliono riprendersi il petrolio venezuelano stanno finanziando i giornali? Che interessi perseguono questi media nel raccontare le menzogne quotidiane che ci propinano? Arrivano dei soldi?

 

 

Le esperienze di Iraq, Libia e Siria offrono un terreno di confronto con quello che sta accadendo in Venezuela. Si vuole creare anche di Maduro l’immagine di un nuovo Hitler da abbattere?

 

Si, esattamente questo. Maduro il nuovo Hitler è il nuovo ordine partito per i media di regime e l’articolo di Repubblica di oggi lo dimostra. E' vero. E’ lo stesso identico copione che è già stato utilizzato tante volte nel recente passato da chi poi ha utilizzato lo strumento della "guerra umanitaria" per distruggere tutti quei paesi che si stavano opponendo alle logiche dell’imperialismo. Quello che vorrei dire a questi signori che oggi insultano la loro intelligenza con quello che scrivono e raccontano sul Venezuela è questo: non vi  bastano 20 elezioni dal 1999, 18 vinte dalla rivoluzione bolivariana. Non vi bastano un governo democratico, popolare, progressista e un processo che ha fatto dell'uguaglianza sociale e della redistribuzione il suo cavallo di battaglia. Non vi basta aver dato un nome, dignità, istruzione e sanità a milioni di cittadini venezuelani che prima semplicemente non esistevano. Non vi basta che in questi anni la rivoluzione bolivariana, mentre qui ci disperiamo e respingiamo poche migliaia di disperati che scappano dalle nostre guerre, ha accolto e dato gli stessi diritti a sei milioni di colombiani. Non vi basta solo perché il Venezuela è il primo paese al mondo per riserve di petrolio e secondo le ultime statistiche anche di oro?  Maduro, in questo mondo al contrario creato dalle menzogne mediatiche, è il nuovo Hitler. I fascisti golpisti sono “manifestanti pacifici” che lottano per la libertà. Benvenuti nel mondo di Repubblica e del PD.

 

 

Sui morti nelle manifestazioni in Venezuela, i giornali italiani, riprendendo le fonti della destra venezuelana, parlano di “massacro in corso”. Queste dichiarazioni aiutano poi le ingerenze della politica. Come si rompe questo circolo vizioso?

 

Sulla questione dei morti, come è stato nel 2014, il precedente tentativo di destituzione violenta del governo di Maduro, la stragrande maggioranza sono da addebitare alle azioni di terrorismo dell’opposizione. Delle 80 circa dall’inizio della sommossa violenta dell’opposizione, 62 sono imputabili direttamente ai terroristi, chi li chiama in altro modo mente sapendo di mentire. Come i terroristi dell'Isis che si fanno saltare in aria o utilizzano camion per uccidere civili, i terroristi della destra venezuelana bloccano strade, fanno saltare con cavi elettrici chi passa con le moto, impediscono alle ambulanze di arrivare in ospedale, danno fuoco a chi professa un’idea politica diversa o ha un colore differente dai ricchi, uccidono ogni giorno. Per la stampa occidentale poi questi morti sono da imputare al "regime" in uno dei stupri di verità più grandi della storia recente. Ci sono

7 casi di morti imputabili direttamente all’azione della polizia e gli ufficiali coinvolti sono subito stati arrestati. Perché qui non si sa, ma in Venezuela ogni agente della polizia è immediatamente identificabile con il nome che deve essere sempre ben in evidenza nella divisa e nessuno delle forze dell’ordine può girare armato. Ogni abuso viene immediatamente punito. Il resto delle morti sono di persone che non partecipavano alle manifestazioni e sono state strumentalizzate dall'opposizione.

 

 

Propaganda mediatica....

 

Si esattamente questo. Fonti della destra, video di fascisti su twitter che diventano la notizia di Repubblica e di tutti gli altri giornali. E' una vergogna quello che sta accadendo. Esistono giornalisti italiani che vogliono fare bene la loro professione? Bene mi spieghino perché i media italiani non mostrano gli assedi a edifici pubblici, a ospedali infantili, a camion di alimenti? Perché i media italiani non mostrano l’arruolamento per le violenze di bambini da parte dell’opposizione in cambio di denaro? Perché i media italiani non mostrano le mitragliette, le armi in possesso da questi “manifestanti pacifici”? Perché i media italiani non dichiarano, invece di trasformarlo addirittura in eroe, che il terrorista che con un elicottero ha lanciato granate e sparato contro ministero degli interni e Corte costituzionale avesse legami diretti con la Cia?

 

 

E’ possibile il raffronto di quello che sta accadendo in Venezuela con la situazione del Cile nel 1973?

 

Assolutamente si. In Venezuela, come nel Cile del 1973, si tenta di destituire con la forza quello che i “golpe morbidi” come in Brasile e Paraguay non possono ottenere, perché il popolo venezuelano è cosciente del potere che la Costituzione del 1999 gl’ha conferito. Si stanno quindi creando le condizioni di un rovesciamento come nel caso di Gheddafi e Saddam. Con una differenza: mentre quest'ultimi avevano stretto alleanze con l'imperialismo e poi sono stati cacciati con la violenza quando hanno detto no, Maduro e Chavez prima di lui non sono mai stati amici dell'imperialismo. Hanno iniziato un processo che come ogni azione umana ha molti limiti e errori, è chiaro, ma che ha cambiato volto per sempre all'America Latina e dato una speranza al mondo di una possibile alternativa alle barbarie del neo-liberismo. La rendita petrolifera per le missioni sociali, questo è quello che per i padroni del mondo non è tollerabile. Aver dato ai poveri una vita degna e tolto ai ricchi parte del loro superfluo non viene accettato.

Come marxista è facile per me spiegare tutto questo con la lotta di classe. Come fu per il Cile di Allende nel 1973, in Venezuela è in corso una lotta di classe. E qui vorrei che fosse chiaro a tutti un punto: Con chi sta il Pd, Repubblica e Gentiloni? Anche alla luce della politica razzista e infame di un altro idolo della "sinistra" Macron, non possiamo non dire che oggi il PD e i suoi similari in Europa stanno dalla parte della borghesia transnazionale, delle multinazionali, dell'imperialismo. Lo dimostra senza nessuna possibilità di smentita il caso del Venezuela.

 Nel 1973, per continuare il raffronto e percorrendo un gioco storico forse azzardato, il Pd avrebbe quindi scelto Pinochet e non Allende?

 

Da materialista storico  so bene che tutte le vicende devono essere sempre rapportate per le fasi in cui si vivono. Ma sì. Vedendo quello che il PD sta facendo a livello politico, leggendo quello che i giornali a lui vicini stanno raccontando del Venezuela, si può dire tranquillamente che, rapportando il tutto al 1973, avrebbero sfruttato lo sciopero dei camionisti e la finta rivolta popolare al soldo della CIA, come emerso pochi anni dopo, per dichiarare "Allende un terrorista che affama il suo popolo". Per poi, magari, anni dopo, a verità emersa chiaramente, esprimersi su posizioni antifasciste contro il macellaio Pinochet. Troppo tardi, la storia non dimentica. Come non dimenticherà la loro vergognosa azione contro un governo progressista come quello di Maduro.

 

 

Le ingerenze del governo italiano e di singoli rappresentanti politici in forze della maggioranza hanno superato il limite consentito dal diritto internazionale. Come li commenta?

 

Passando sul campo istituzionale perché il PD di fatto è il partito del governo, si sono create le condizioni di una vergogna storica per il nostro paese. Dopo aver avallato il peggior neo-colonialismo e uno dei momenti più tristi di ingerenza negli affari di un altro paese libero e sovrano con la famigerata lettera firmata con il premier di destra Rajoy, Gentiloni si esprima immediatamente a sostegno del governo venenzuelano con la solidarietà a Caracas per l'attacco terrorista subito al Ministero degli interni e Tribunale supremo. Il silenzio italiano è una vergogna. Il silenzio dell'Europa è una vergogna. 

Il PD è schierato con la destra, con i golpisti, con i fascisti. Questo è ormai chiaro. Ma gli altri partiti? Prendano posizione ufficiale ora. E' incredibile per un marxista ateo come me constatare che l'unica figura che oggi rispetti il diritto internazionale, l'autodeterminazione dei popoli e la non ingerenza sia Papa Francesco. In un incontro con tutte le delegazioni diplomatiche dell’America Latina, oggi il Pontefice ha accolto l’Ambasciatore italiano in Venezuela, Jualian Isaias Rodriguez, una figura impegnata nella costruzione della nuova Assemblea Costituente, l’unico progetto in grado di garantire un futuro di pace per il popolo venezuelano. Il Papa ha ribadito anche oggi che al centro debba essere posto il dialogo. Quel dialogo che la destra venezuelana sostenuta dal PD non vuole.

 

 

Quindi, che fare?

 

Vorrei concludere quest'intervista proprio con un appello provocatorio. Vedo sempre una sedicente giornalista che non conosco per particolari meriti, anche se sono decenni che studio a livello accademico l'America Latina, girare tutte le televisioni italiane come se fosse l’Oracolo di Delfi. Vedo la Rai, un servizio pubblico che dipende dai soldi dei contribuenti, inondarci ogni giorno di servizi vergognosi che ricalcano solo le fonti della destra estrema del Venezuela. Bene, essendo un servizio pubblico, chiedo formalmente che a me, o qualcun altro che abbia posizioni diverse da quelle del regime mediatico, possa essere dato spazio per poter raccontare la versione quotidianamente censurata. Chiedo troppo? Non viviamo in un sistema democratico in cui è garantito il pluralismo dell'informazione? Io sono stato decine di volte in Venezuela, ho scritto decine di libri sull’America Latina. Ero a Caracas il 14 aprile del 2013 per l’elezione di Maduro. Ero a Caracas durante il tentativo di golpe violento del febbraio 2014 e ho visto gli incappucciati che girano con le mitragliette che qui destra e sinistra definiscono “manifestanti pacifici”. La mia versione di testimone diretto e professore universitario non interessa alla Rai o dobbiamo iniziare a parlare di censura?

Un’ultimissima domanda su Eurostop. Nato come piattaforma di aggregazione di alcune anime della sinistra, Eurostop domani compirà un importante passo di costruzione di un soggetto politico. Che spazio avrà la politica estera e la difesa dei popoli, come quello venezuelano, in lotta per la sua autodeterminazione, indipendenza e sovranità dall’imperialismo?

Un ruolo assolutamente preponderante. Mi prendo la responsabilità di affermarlo come uno dei fondatori del progetto. Sabato Eurostop, da Movimento inizia, con un’assemblea costituente, un progetto politico al cui interno confluiranno importanti realtà partititiche e di movimenti sociali. Chiaramente maggior spazio è dato alla politica interna, con la lotta alla precarietà alla difesa dei diritti sociali contro le privatizzazioni.

Ma il manifesto si basa su tre No chiari e inequivocabili, che sono tre No se ci pensiamo bene all’imperialismo. No all’euro. No all’Unione europea. No alla Nato. Tre volti di un’unica medaglia, l’imperialismo appunto. In questi tre no c’è l’internazionalismo al centro e il sostegno a tutti i popoli che combattono in questo momento i crimini dell’imperialismo in ogni angolo della terra dal Donbass al Venezuela.

 

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