Più passa il tempo e più la riflessione di Luciano Vasapollo e di Rita Martufi diventa vivace e appassionata. Interpreti consapevoli di un metodo materialista essi in primo luogo aggiornano i temi più rilevanti su cui si sono concentrati nel passato al fine di verificare le ipotesi fatte ma anche di registrare quei cambiamenti che ci costringono almeno in parte a mutare rotta. 

Vogliamo dare uno sguardo a tre testi editi in questo periodo dalla casa editrice Efesto.

Il primo è l’aggiornamento e l’ulteriore elaborazione a partire da un testo del 2000 “Comunicazione deviante” allora edito da Media Print con la prefazione del compianto Alessandro Mazzone. In questo studio informazione e comunicazione assumono un ruolo dominante sia sul terreno della produzione e dell’accumulazione che su quello del consumo trasformando l’impresa in fabbrica sociale generalizzata. Alessandro Mazzone, nella prefazione al testo afferma “Questo libro descrive un’invasione … una invasione che non ha bisogno di varcare i confini di uno Stato … che non agisce sugli individui, ma essenzialmente dentro di essi”. Vasapollo esaminava gli effetti della comunicazione deviata e deviante sul corpo sociale e intravedeva una sorta di totalitarismo della comunicazione strategica che vanificava i tentativi di democratizzare i processi di decisione politica. 

A distanza di 18 anni il tema viene ripreso: la fase attuale di mondializzazione dello sviluppo capitalistico vede l’uso sempre più intensivo di scienza e tecnologia nella produzione e un ruolo sempre più importante della conoscenza e della comunicazione all’interno del processo produttivo. All’interno di quest’ultimo si sperimentano nuove modalità per ammaestrare il gorilla ovvero il lavoratore (riprendendo la terminologia gramsciana a sua volta mutuata da Taylor) rendendolo ideologicamente subalterno alla fabbrica sociale generalizzata, convincendolo ad esempio a non percepire salario al fine però di rendere più affidabile il curriculum. Vasapollo nel testo rielabora il magistero gramsciano, ma in questo volume aggiornato inserisce un prologo dove il confronto è con la teoria del lavoro mentale elaborata recentemente da Mino Carchedi.

Da questo confronto emerge la necessità di non appiattirsi sulla cosiddetta “rivoluzione tecnico-scientifica” e Vasapollo dice “… da un punto di vista marxista prodondi cambiamenti sociali non possono prendere il via solo a partire dalle rivoluzioni tecnologiche; si rendono necessarie trasformazioni nell’odine delle relazioni di proprietà perché si produca un cambiamento sociale che modifichi la qualità del sistema di relazioni di produzione oggi dominante”. Nelle conclusioni, non a caso intitolate “Attenti ai gorilla !!!”, Luciano Vasapollo conclude “La comunicazione deviante come invasione della cultura di impresa nel sociale … si comprende solo come parte organica di un tutto sociale corrispondente alla nuova configurazione del modo di produzione capitalistico nei paesi imperialisti”. 

Il secondo testo a cui si voleva accennare è (sempre delle edizioni Efesto) “Piano, mercato e problemi della transizione” che si potrebbe considerare per certti versi l’ideale continuazione de “Il torocoro e l’uragano. La pianificazione socio-economica come risposta alla crisi globale, pubblicato da Zambon. In quest’ultimo libro Vasapollo tenta di evidenziare come l’adesione eccessiva al modello di pianificazione sovietico abbia causato una perdita della capacità di creazione, sviluppo e messa a fuoco critica del pensiero marxista. La natura sistemica della crisi del 2007 ci riporta invece a considerare la possibilità della pianificazione. Questa possibilità però è condizionata dalla capacità eventuale della tradizione (o del programma di ricerca) comunista di considerarsi un movimento reale che non può prescindere dal corso degli eventi storici.

In questo senso l’approfondimento circa lo sviluppo del modello cubano ma anche quello relativo alla rivoluzione bolivariana può essere d’aiuto a chi voglia riprendere il testimone di questa tradizione. Dice Vasapollo nell’introduzione “Bisogna inquadrare gli attuali processi in corso non in maniera ideologica o con un acritico assenso, ma riconducendoli alla realtà delle cose, che non sono purtroppo un costante e progressivo cammino verso l’ideale comunista ma implicano a volte anche scelte sofferte e sul piano teorico momentanei passi indietro pur mantenendo l’orizzonte strategico della transizione socialista verso il comunismo”. 

In “Piano, mercato e problemi della transizione”  si parte ancora dalla crisi sistemica per sottoporre a critica la scienza economica borghese e la teoria delle transazioni economiche (e del denaro) che la caratterizza. All’interno di questa critica si analizza il ruolo delle banche e si elabora una teoria dell’emissione che, grazie all’evoluzione dei sistemi monetari verso schemi immateriali, si mostra come più adatta della teoria di tipo neoclassico dell’interscambio relativo a descrivere i processi in corso ed a proporre soluzioni razionali ai problemi che si stanno presentando. In quest’ambito s’introduce il tentativo all’interno dell’Alba latino-americana del nuovo sistema bolivariano dei pagamenti internazionali al fine di proteggere le economie nazionali (e dei sistemi regionali) dal disordine monetario internazionale. Vasapollo poi approfondisce il tema della pianificazione ed in particolar modo le sue modalità storico attuative a Cuba, in Venezuela, in Bolivia e in Ecuador. Nell’ultima parte si introduce il ruolo della comunicazione deviante nella fabbrica sociale capitalistica per giungere poi ad una riflessione sul rapporto tra conoscenza ed economia concludendo che “ …solo una formazione politico-culturale complessiva può costituire uno strumento valido per le nuove sfide che il sempre più aspro conflitto capitale-lavoro richiede in Europa”. Vasapollo poi analizza il caso italiano per giungere poi a due ultimi capitoli sulla pianificazione e sulla transizione al socialismo : “Oggi la questione del rapporto tra politica ed economia, e tra piano e mercato, va posta al centro di ogni progetto politico che si propone di porsi sul terreno del superamento del modo di produzione capitalistico”. E ancora “subordinare l’economia alla politica sarebbe una alternativa alla mondializzazione capitalistica esistente”.

Veniamo al terzo testo, quello più pregno di conseguenze politiche immediate e scritto con le integrazioni di molti compagni della Piattaforma Sociale Eurostop.  Si tratta di “Pigs la vendetta dei maiali” (sempre Edizioni Efesto)  ovvero della continuazione de “Il risveglio dei maiali” (Jaca book edizioni, 2011). In quest’ultimo testo si analizza la crisi attuale dell’economia capitalistica mettendola in relazione con la crisi Usa degli anni Settanta e con la presunta crisi europea del debito pubblico. Viene fatta una critica forte dell’Unione Europea e dell’Euro e anche alle strategie dell’austerity (anche in versioni keynesiane che ancora aleggiano nella sinistra europea).

Si propone, apertamente, la rottura della gabbia dell’Unione Europea, l’uscita dall’Euro e si prospetta la necessità dell’organizzazione di una nuova area monetaria euro-mediterranea ispirata dall’Alba sudamericana. Si tratta di una delle premesse teoriche più consapevoli e sistematiche di cui la costituzione della Piattaforma Sociale Eurostop è - anche se non direttamente - una risultante. Vasapollo afferma verso la fine del testo in coerenza con il percorso sin qui fatto: “La nostra analisi non ha a che fare con una visione immediata di fine del capitalismo per autodistruzione ed una teoria del crollismo. In assenza di un confronto di classe radicale da parte di una forza soggettiva organizzata capace concretamente di una ricerca di soluzioni, il sistema troverà ancora altre modalità attuative per far sopravvivere il modo di produzione capitalistico”. 

Nel testo da poco pubblicato e presentato al convegno di Eurostop a Roma, lo scorso 16 settembre, (un commento a questa presentazione lo troviamo in http://contropiano.org/news/cultura-news/2018/09/19/si-passa-dai-no-alla-proposta-la-vendetta-dei-pigs-0107663) si parte dall’analisi della crisi sistemica e dalla teoria delle emissioni meglio elaborata in “Piano, mercato e problemi della transizione” per elaborare una politica finanziaria che sia alternativa a quella del capitale. Vasapollo dichiara che i paesi della periferia europea hanno bisogno di un sistema monetario e finanziario che sia alternativo all’Euro e alla globalizzazione, essendo poco praticabili e ugualmente classiste le proposte di rigenerazione del capitalismo per mezzo di un nuovo contratto sociale. L’Europa è riformabile, ma l’UE e l’Euro no dal momento che sono il fulcro di una politica imperialista contro la quale bisogna lottare. Per farlo bisogna subordinare l’economia alla politica, perseguire una società che vada oltre il capitale ma dare anche risposte immediate alla barbarie attuale. Si delinea dunque un programma di alternativa di classe guidato da una pianificazione socio-economica che tuteli le economie da una sorta di strozzinaggio monetario.

Questo programma prevede una nuova moneta dell’area Euromediterranea (perché l’Europa si riforma solo se si apre ai popoli al di là del Mediterraneo), una ridenominazione del debito dei cosiddetti Pigs in questa nuova moneta, il rifiuto di una parte del debito, la nazionalizzazione delle banche e il controllo dei capitali. Non esiste una via regia (riformista o angustamente nazionalista) per l’uscita dall’Euro e bene fa Vasapollo a sottolineare che “ … la questione dell’uscita dall’Euro non è da noi concepita in chiave di generica, impropria, strategicamente inadeguata sovranità nazionale anche se sono possibili passaggi tattici di fase, ma ha una dimensione immediatamente di classe …” ed inoltre “se i paesi della periferia europea vogliono prendere il controllo sull’attività produttiva, lo potranno fare solo strategicamente in modo congiunto … ”.

Il testo poi affronta la questione del blocco sociale (che dialetticamente si rapporta a quella dell’uscita) e quella di un nuovo sistema di alleanze globali prima di un appendice che riporta dati statistici utili a comprendere la possibilità (in termini di peso economico) di una Area euro-mediterranea in cui un esito simile a quello dell’attuale UE può essere scongiurato dalla natura di classe della rottura e dalla complementarità produttiva dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Dalla lettura di questi testi possiamo comprendere come la riflessione di Vasapollo/Martufi (e anche della Rete dei Comunisti e di Eurostop come si sta tentando di evidenziare nel progetto formativo che si sta iniziando a sperimentare tra i compagni e su cui torneremo, con più organicità, nei prossimi mesi) si confermi come una continua revisione e una continua messa alla prova delle teorie elaborate in precedenza nel tentativo di applicare la dialettica di continuità e discontinuità (attinta da Engels e Lenin anche dalle scienze della natura) nel campo dell’indagine conoscitiva e della prassi.

di Italo Nobile

Napoli, 23/9/2018

“Guerrigliero del tempo Fidel Castro Ruz. Conversando con il leader storico della rivoluzione cubana”

di Katiuska BLANCO ,

Prefazione di Luciano VASAPOLLO ,

Zambon edizioni, 2017

con la collaborazione del Capitolo italiano della Rete di intellettuali e movimenti sociali in Difesa dell’ Umanità .

«Le peggiori politiche di estrema destra e le pratiche degli imperialismi espansionisti, si realizzano con gli attentati terroristici, e gli omicidi politici», ci dice il professor Luciano Vasapollo al telefono. Una dichiarazione che spiega in maniera efficace quanto avvenuto nel pomeriggio di ieri in Venezuela. Lo abbiamo contattato proprio per provare ad approfondire e spiegare il significato dell’attentato contro la vita del presidente venezuelano Nicolas Mauro organizzato ieri a Caracas nel bel mezzo delle celebrazioni per l’anniversario di fondazione della Guardia Nazionale.

 

Luciano Vasapollo è uno dei maggiori esperti in Italia della realtà latinoamericana. Nessuno più di lui conosce le ‘vene aperte’ dell’America Latina e le trasformazioni in atto nel continente. Dove le destre più estreme in combutta con le oligarchie, in Venezuela così come in Nicaragua, prendono la strada del terrorismo aperto vista la totale incapacità di contrapporsi ai governi progressisti e socialisti sul terreno democratico.

 

 

Intervista

 

Professore, cosa è accaduto ieri a Caracas?

 

Innanzitutto permettimi di dire che il Governo Rivoluzionario della Repubblica Bolivariana del Venezuela e il suo Presidente hanno tutta la solidarietà degli intellettuali progressisti, democratici e rivoluzionari in tutto il mondo che sono più determinati che mai a seguire la via della pace, delle leggi democratiche e la Costituzione. Queste sono le strade della Rivoluzione Bolivariana e saremo sempre con il Presidente Maduro, con il suo governo e con il popolo rivoluzionario di Chavez.

Cosa è accaduto ieri? Almeno due esplosioni, con un atto di natura terroristica, si sono verificate contro la tribuna del presidente, e i membri della Guardia Nazionale durante la celebrazione del 81° anniversario delle forze armate. Gli esplosivi, pare del plastico C4, in dispositivi aerei (droni) sono stati diretti contro la persona del Presidente e il gruppo di membri del governo e alti funzionari che erano nella tribuna.

Ci sono stati dei feriti.  Le forze di sicurezza hanno agito immediatamente e hanno arrestato diverse persone, autori dell’attacco. Abbiamo la piena convinzione che dietro questo tentativo di omicidio del Presidente vi sia l’oligarchia venezuelana e l’estrema destra fascista con il sostegno delle forze terroristiche internazionali che operano in funzione dei peggiori interessi imperialisti.

 

Quali obiettivi si celano dietro la volontà di eliminare fisicamente il presidente Maduro?

 

Non essendo in grado di affrontare Maduro e il chavismo sul terreno elettorale, le oligarchie e i fascisti venezuelani sono tornati al terrorismo aperto. Il metodo degli attentati politici è rivolto contro il popolo bolivariano contro la sua cultura politica di pace e autodeterminazione. Le peggiori politiche di estrema destra e le pratiche degli imperialismi espansionisti, si realizzano con gli attentati terroristici, e gli omicidi politici. L’attacco fallito è stato organizzato dall’ultra-destra venezuelana in collusione con l’oligarchia con il supporto assoluto del terrorismo internazionale legato a più forze dirette dall’impero e ai loro infami servi.

Siamo convinti che questo attacco abbia cercato di fermare l’attuazione di nuove misure per la ripresa economica annunciate dal presidente Nicolás Maduro contro la guerra economica dell’impero e per dare a tutti i cittadini stabilità e prosperità.

 

Cosa ha intenzione di fare il governo bolivariano per contrastare efficacemente l’assedio e la guerra economica?

 

Non è un caso che questo attentato sia avvenuto proprio ieri. Maduro stava per annunciare il nuovo programma economico che il governo bolivariano ha intenzione di implementare per procedere a una necessaria ristrutturazione e attualizzazione del sistema economico venezuelano. Attualmente il problema principale riguarda la diversificazione produttiva. Di fronte a una crisi sistemica a cui il capitalismo cerca di reagire per sopravvivere, era logico pensare che avrebbe giocato una partita pesantissima sul prezzo del petrolio. Si sarebbe dovuto tenere maggiormente in conto il pericolo di dipendere dal prezzo del petrolio e dall’agire delle borghesie transnazionali. Se dipendi dal prezzo del petrolio, ti colpiscono con una manovra speculativa sui tassi di cambio, impedendoti di emettere titoli del debito pubblico e agendo quindi sul mercato finanziario e poi su quello delle risorse naturali e delle merci.

Se un paese dipende fortemente e quasi unicamente dalle dinamiche indotte e controllate dai prezzi di mercato, lo colpiscono agendo condizionando e indirizzando a favore delle multinazionali i meccanismi di mercato. Perché quando il prezzo del barile scende dai 130 dollari a 35-40 dollari, quello venezuelano precipita a 22: sei volte di meno.

Immettono petrolio scadente estratto con la tecnica del fracking, devastante a livello ambientale, ma a basso prezzo. Si rivolgono e ricattano le petromonarchie e impongono regole speculative: metti dentro questo mercato quantità enormi di petrolio e abbassa il prezzo.

L’obiettivo primario è quindi quello di superare il cosiddetto ‘rentismo’, ossia andare oltre il modello economico basato esclusivamente sulla rendita derivante dalle commodities. Quelle materie prime di cui il Venezuela è ricchissimo. Il governo ha poi intenzione di recuperare il valore della moneta nazionale, il bolivar, attraverso una riconversione monetaria e agganciando il bolivar al Petro. Moneta virtuale ideata e lancia con l’obiettivo di superare i problemi di finanziamento provocati dalle illegali e criminali sanzioni imposte dal governo statunitense di Donald Trump.

 

Insomma, si punta a un netto cambio di direzione in ambito economico per dare nuova vitalità e slancio al socialismo bolivariano.

 

 

 

Perché tanta pervicacia e violenza contro il Venezuela?

 

Per quello che rappresenta il governo bolivariano. Un paese sovrano, libero, indipendente che può decidere per il suo popolo e non a vantaggio delle sole corporazioni finanziare come utilizzare le sue risorse. Un miraggio, un sogno per i paesi europei che hanno scelto l’austerità e la perdita dei diritti per seguire le gabbie di quelle organizzazioni sovranazionali che il Venezuela da Chavez a Maduro ha saputo cacciare. Perché il popolo venezuelano con la sua resistenza eroica ha mostrato ai popoli del mondo che l’impero non è invincibile.

 

Il nostro circuito mediatico mainstream come al solito cerca di minimizzare l’accaduto o mistificare.

 

Non è certo una novità. L’argomento lo abbiamo già affrontato in occasione della recente riforma della costituzione a Cuba. Sui media mainstream assistiamo a un incredibile impasto tra ignoranza e malafede. Utilizzano alla perfezione la tecnica che comunemente viene definita della post-verità. Si capovolge lo scenario reale facendo passare l’aggredito per aggressore. Così su questi quotidiani e telegiornali ormai morenti che non segue più nessuno vediamo il presidente Maduro dipinto come un pericoloso e spietato dittatore dedito a reprimere il proprio popolo. Quando invece lo scenario è esattamente opposto. Il presidente Maduro difende il popolo venezuelano dagli assalti dell’impero e dei suoi servi. Anche mettendo a rischio la propria incolumità.

 

Professore, in conclusione, quali prospettive per l’America Latina socialista e progressista? E questa rimane ancora un punto di riferimento per la sinistra italiana?

 

Le prospettive sono buone. Senz’altro le forze conservatrici hanno guadagnato delle posizioni, ma a mio avviso la teoria sulla fine del ciclo progressista è smentita dai fatti. In circa dieci anni sono riusciti a vincere solo due tornate elettorali. Le ultime presidenziali in Argentina, e le legislative in Venezuela. Poi c’è stato il tradimento di Moreno in Ecuador. Ma il nucleo duro della ‘Patria Grande’, ossia Cuba, Venezuela, Bolivia, Nicaragua – con Ortega che resiste alle sanzioni e la violenza terrorista scatenata dai soliti circoli imperialisti con la complicità delle oligarchie locali. Poi abbiamo Lula in Brasile che si trova incarcerato senza alcuna prova a suo carico, ma resta il grande favorito per le presidenziali di ottobre. Tutti i sondaggi lo indicano come il candidato preferito dal popolo brasiliano.

L’America Latina socialista e progressista resta, e così dev’essere, un riferimento imprenscindibile per la sinistra in Italia. Dove la sinistra ‘tradizionale’ è passata a armi e bagagli nel campo avverso introiettando in pieno il neoliberismo, espungendo di fatto il socialismo e ogni idea di trasformazione sociale. Un esempio su tutti, il Partito Democratico, che sostiene apertamente i fascisti venezuelani.

 

Mentre abbiamo una nuova sinistra, in fieri, che dovrebbe attingere a piene mani dall’esperienza latinoamericana. Quella bolivariana del Venezuela in particolare. Come affermava uno dei più grandi rivoluzionari di tutti i tempi, Fidel Castro, «rivoluzione è il senso del momento storico».

Questo è il momento del sostegno a Maduro e alla Rivoluzione Bolivariana. Serrare le fila per dire: No all’imperialismo, no alla guerra militare ed economica, psicologica e mediatica contro l’autodeterminazione del processo rivoluzionario chavista bolivariano, e condurre una dura lotta contro il terrorismo fascista e imperialista! Non saranno in grado di impedire o fermare il popolo e il governo venezuelano nell‘eroico sforzo di autodeterminazione per costruire una patria socialista e un mondo di pace e solidarietà internazionalista.

 

* da L’Antidiplomatico

 Intervista a Luciano Vasapollo.

Allora Luciano, sei appena tornato con Rita Martufi dal Venezuela dove hai seguito le elezioni, invitati direttamente dal Ministro degli Esteri Arreaza. Avete avuto molti incontri in rappresentanza delle vostre aree politico-culturali di appartenenza. Cominciamo da un dato: Maduro e le forze che rappresenta hanno vinto anche queste elezioni. Nel tuo lavoro sei abituato a far parlare i numeri e allora “diamo i numeri”. Con quanti voti ha vinto Maduro? Quanti voti ha preso l’opposizione? Quanta gente ha partecipato al voto?

Accolgo con favore questa intervista perchè permette di esprimere la mia opinione visto che in Europa, i media hanno la linea editoriale delle multinazionali, il cui discorso è che le frodi si sono verificate in Venezuela e c’è stata un’astensione che giustifica il fatto di non riconoscere i risultati. Maduro ha ottenuto il 68% dei voti, mentre Henri Falcón ha ottenuto solo il 21%, il che significa una differenza di 45 punti, cosa che non accadeva in Venezuela da 20 anni. Il candidato Bertucci, che è  arrivato al terzo posto, ha anche sottolineato che si può non riconoscere un risultato con una limitata differenza di voti, ma che con  delle cifre come quelle di  domenica 20 maggio è impossibile che si verifichi una frode con un così grande margine di differenza.

E ‘stato un processo elettorale che ha garantito la libertà e l’indipendenza, in  un sistema moderno e affidabile. Lo  dico avendo assistito ad  elezioni anche  in altre parti del mondo. E ‘una vergogna, e lo dico come europeo, che l’Unione Europea abbia chiesto l’astensione in Venezuela, per dire poi che il processo non era legittimo perché  avevano votato poche persone.

Grandi lotte sono state combattute per conquistare il diritto di voto, quindi è un passo indietro chiedere l’astensione. La risposta popolare del popolo bolivariano è stata l’autodeterminazione, l’indipendenza e la sovranità, perché non hanno accettato di essere una colonia.

Ho visitato i seggi elettorali e tutto è andato tranquillamente, in  pace, nonostante il contesto di guerra economica, commerciale, guerra internazionale finanziaria,  mediatica, psicologica in atto contro il Venezuela; è stata una vittoria eroica del compagno Maduro e della democrazia.  Nicolas Maduro ha vinto nettamente le elezioni presidenziali di domenica 20 maggio, ottenendo un secondo mandato presidenziale con oltre 6,5 milioni di voti. Lo ha annunciato il Consiglio nazionale elettorale (CNE) nella tarda sera di domenica. Con il 92,6% dei voti contati, Maduro ha ottenuto 5,8 milioni di voti, mentre il suo rivale, l’ex governatore Henri Falcón, ha ottenuto 1,8 milioni di voti. Il presidente del CNE Tibisay Lucena, nel suo discorso alla nazione, ha anche aggiunto che 8,6 milioni di venezuelani (circa il 47%) si sono recati alle urne, su un totale del registro elettorale di 20,5 milioni di persone. Come detto si tratta del 92,6% dei voti scrutinati.

Alcuni paesi come Stati Uniti o la stessa Unione Europea contestano la validità di queste elezioni. Nei paesi che contestano le elezioni in Venezuela per il basso numero di votanti, quanta gente ha votato quando ha dovuto eleggere i presidenti o i premier?

Chiediamoci con quali livelli di partecipazione siano stati proclamati Donald Trump, Juan Manuel Santos o Sebastián Piñera, perché sono stati eletti con molto meno del 48% di partecipazione che Maduro ha ottenuto nelle elezioni del 20 maggio. Il 4 marzo si sono tenute le elezioni in Italia, e fino ad oggi non esiste un governo in un parlamento in cui manca un partito che rappresenti davvero gli interessi popolari. Ha vinto la Lega Nord, un gruppo indipendentista diventato un partito contro gli immigrati e fascista. L’altra parte, il Movimento 5 Stelle, è populista e si cerca ancora di formare un governo. E il balletto istituzionale di questi giorni di guerra di posizionamento in cui sono sempre prevalenti gli interessi della borghesia transazionale europea, della Troika e del profitto delle multinazionali,  fa addirittura rimpiangere la prima repubblica del CAF.

L’Unione Europea non riconosce i risultati elettorali perché obbedisce agli interessi multinazionali che cercano di conquistare le ricchezze del Venezuela. Vogliono petrolio, oro, argento, gas, nell’attuale fase espansionistica dell’impero, perché per il blocco europeo la democrazia è al servizio dei grandi capitali e non rappresenta gli interessi popolari.

Anche se gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono due espressioni diverse dell’imperialismo, alla ricerca di dominio globale, stanno applicando in Venezuela  la stessa ricetta che è stata utilizzata in Libia, in Siria, Iraq, Iran e nei paesi che non accettano le regole del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e che chiamano Stati canaglia solo per la loro impertinenza di voler essere sovrani.

È ovvio ciò che stanno facendo il signor Trump e la UE, che stanno tentando attraverso le sanzioni di  radicalizzare la violenta opposizione in Venezuela. La strategia è quella di generare una tremenda guerra economica, generare fame, morte e influenzare la psicologia dei venezuelani affinché incolpino la rivoluzione di tutte le loro difficoltà.

Esiste un fascismo internazionale, militare, al servizio delle multinazionali, che oggi cerca di impadronirsi del Venezuela, per questo stanno creando le condizioni per il rilancio delle guarimbas, alimentando una radicale opposizione che non accetta il dialogo, formata da delinquenti, fascisti, mercenari, pagati dall’impero per generare violenza che giustifichi un intervento umanitario. Ma se è guerra, non può essere umanitaria.

L’impero vuole creare le condizioni per iniziare in Venezuela la sua “guerra umanitaria” che gli permetta di impadronirsi degli immensi giacimenti di petrolio dell’Orinoco Oil Belt.

“Secondo l’impero o si accetta la ‘democrazia umanitaria’,o si interviene con  la ‘guerra umanitaria’, come hanno fatto in Iraq, la Libia, la Siria e adesso con il genocidio  in Palestina”.

Il professore chiarisce che la guerra umanitaria è un eufemismo o un modo di  chiamare la guerra militare.

Quando si vuole lanciare una “guerra umanitaria”, le cosiddette ONG, che lavorano spesso per la CIA, contribuiscono a creare le condizioni di violenza per giustificare gli “aiuti umanitari”, ossia una guerra militare per controllare i territori che non Sono obbedienti alle multinazionali. In Venezuela i nemici della rivoluzione, hanno creato le condizioni per rincarare e far sparire i medicinali e gli alimenti  per poter avanzare con la fase violenta del piano dell’impero.”L’aiuto umanitario è una bugia, perché le sanzioni cercano di generare fame e disperazione.

Nonostante il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) sia stato assistito da 150 osservatori internazionali di 30 paesi diversi e alla presenza di diverse organizzazioni internazionali, l’Unione Europea non riconoscerà il voto e la stampa italiana è già impegnata a delegittimare la tornata elettorale prendendo a riferimento il dato delle astensioni. A costoro rispondo di ascoltare non le mie parole, ma quelle di Jose Luis Rodriguez Zapatero, ex primo ministro spagnolo moderato non certo un chavista. Ma da persona onesta intellettualmente e come osservatore internazionale, ruolo che l’Unione Europea invitata formalmente da Caracas non ha voluto fare per paura di dover dire la verità forse. Ecco Zapatero ha definito ‘incomprensibile’  l’atteggiamento dell’Unione Europea e ha ribadito la totale trasparenza e validità del voto. Ascoltate con attenzione le sue parole e avrete la sintesi della vergogna che oggi rappresenta l’Ue.

 

Ci sono però altri paesi che hanno ritenuto legittimo il responso elettorale. Quali sono e cosa indicano nel sistema di alleanze di un paese come il Venezuela?

Con il ritorno a destra di due grandi paesi come Argentina e Brasile, sono venuti meno due grandi polmoni di appoggio solidali che avevano interrotto il progetto dell’ALCA per far spazio all’ALBA. Un cambio di scenario che ha purtroppo ridefinito in senso negativo alcune situazioni e indebolito l’integrazione solidale. La posizione assunta dall’attuale presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, non è casuale. Ne abbiammo parlato a lungo negli incontri con Correa e David Choquehuanca.

In un paese dollarizzato com’è l’Ecuador e in cui le risorse passano per un mercato d’importazione determinato dagli USA, Moreno si è trovato in una situazione in cui rompere con gli Stati Uniti avrebbe creato grossi problemi. Correa ha potuto muoversi in un quadro diverso, fidando su sponde solide come quelle di Argentina e Brasile. Quando lo scenario muta e ad alcuni appare che anche Maduro possa crollare, Moreno inizia a cambiare strategie e alleanze. E oggi, nonostante l’Ecuador non sia ancora uscito dall’ALBA, non ha più un governo affidabile per i processi di trasformazione. Ora non solo c’è il fiume di denaro dell’imperialismo USA, ma anche la partita che stanno giocando in Europa le multinazionali, i vari partiti legati ai centri di potere, come quelli della vecchia e agguerrita nomenclatura dei poteri forti italiani, come i partiti della Mogherini, Tajani eccetera. Una partita per il controllo dell’America Latina e, attraverso l’America Latina, sul Medioriente, sul fronte libico e siriano: seguendo la linea del petrolio e del metano. E dell’acqua, non dimentichiamolo.

 

Controllare o svendere alle grandi multinazionali fiumi importantissimi che attraversano mezzo continente, controllare l’Amazzonia, pesa incredibilmente sugli scenari. Insomma, quella che si gioca in America Latina è una partita più che mai aperta.

 

Ripeto sempre una frase del mio amico Abel Prieto: quando diciamo “hasta la victoria siempre”, “patria o muerte, venceremos!”, dobbiamo aggiungere che la “victoria es inevitable”. Deve essere resa inevitabile pena la scomparsa dei processi rivoluzionari in corso. Non ci sono più altre strade.

 

Il riconoscimento elettorale è immediatamente arrivato da Cuba, Bolivia, Iran, Russia, Cina, quei paesi che l’imperialismo chiama “stati canaglia”.

 

Al primo posto ci sono governi, paesi che sostengono e rivendicano con forza l’appoggio alla democrazia popolare, alla resistenza eroica dei governi rivoluzionari e del popolo di Cuba e del Venezuela. E’ un punto di riferimento forte il Venezuela di Chavez e Maduro, così come Cuba socialista , così come il socialismo comunitario della Bolivia, le conquiste dell’ ALBA rivoluzionaria . Sono Governi e paesi che lavorano affinché i vari golpe voluti dall’imperialismo USA e UE contro l’autodeterminazione dei popoli dell’America latina non possano avere successo  e perché la democrazia reale in Brasile possa tornare e Lula si possa candidare. Lavoriamo e lavoreremo perché i governi della Colombia, Perù, Cile smettano di sostenere gli USA ma aiutino i loro popoli a compiere conquiste verso la piena autodeterminazione.

 

Perché Maduro ha vinto queste elezioni? Su quali settori della società raccoglie i suoi consensi?

 

Il popolo venezuelano avrebbe potuto arrendersi alla guerra economica e alla strozzatura finanziaria dei potentati del mondo. Pensando al livello di lotta per i propri diritti, per la propria sovranità e per l’autodeterminazione dei popoli europei sembra un miracolo che non l’abbia fatto.

 

La ricetta è machiavellica, poiché l’inflazione viene creata per giustificare la sospensione degli investimenti sociali e ridurre i salari. In Venezuela, la distribuzione di beni di base è crollata per impedire l’accesso a medicinali e cibo per incolpare il governo di Maduro.

Si cerca di generare odio contro il governo attraverso il mancato accesso al cibo e alle medicine.

Penso  che si stia alimentando un’opposizione violenta per generare di nuovo proteste come quelle che nel corso dell’anno 2017 hanno causato più di 100 morti.

Il Venezuela  affronta una guerra psicologica che ha il supporto di media locali e internazionali.

 

Che lezione al resto del mondo. E’ stata una resistenza eroica . In un paese sotto assedio imperialista e con la decisione di tutte le potenze mondiali di favorire la massima astensione e boicottaggio del voto, la realtà del risultato elettorale è un trionfo per il presidente operaio.”

 

Confermo  l’importanza del voto di ieri per un popolo, quello venezuelano, sempre più consapevole ormai di rappresentare un modello di riferimento alle ingiustizie di questo mondo. Voglio riprendere le parole con cui Maduro ha chiuso il suo discorso della vittoria: All’impero, dico: devi sapere che il Venezuela è la garanzia della stabilità sociale e politica nella regione. E’ un errore grave cercare di destabilizzare il Venezuela.  Ed è proprio così lo vediamo con il Brasile del golpista Temer, nell’Argentina di Macri e laddove l’imperialismo con golpe più o meno blandi sta portando nuovamente la scure del neo-liberismo. Oggi il Venezuela di Maduro è il perno della stabilità regionale. Che cosa ha fatto Maduro subito dopo l’annuncio della vittoria? Ha aperto un dialogo permanente con l’opposizione. Tutta l’opposizione anche quella che ha boicottato le elezioni per dare impulso all’interventismo degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. A tutta l’opposizione anche quella che ha organizzato due colpi di stato violenti contro di lui nel 2014 e 2017 noti come Guarimbas.

 

“Siamo la forza della storia trasformata in vittoria popolare.” Sono state le prime parole di Maduro ai suoi sostenitori dopo l’annuncio del CNE. “Grazie per aver saputo affrontare tante aggressioni e bugie, grazie per averlo superato e per avermi fatto diventare presidente del Venezuela per il prossimo mandato.” “Esigo il rispetto per tutto il popolo venezuelano, sono il presidente di tutti i venezuelani, chiedo un processo di dialogo, il dialogo permanente è ciò di cui ha bisogno il Venezuela”. Con queste parole di Maduro si comprende bene quanto escano sconfitti gli “interventisti umanitari” degli Sati Uniti e dell’Unione Europea umiliati persino dal moderato ex premier spagnolo Zapatero a Caracas come osservatore internazionale.

 

L’opposizione è arrivata alle elezioni spaccata. Quali sono le forze dell’opposizione e perché si sono divise?

 

L’impero ricorre alla violenza mediatica, psicologica ed economica, ma quando non è abbastanza, ricorre anche alla violenza fascista. Già in passato si sono avute manifestazioni violente con persone  bruciate vive per il crimine di essere Chaviste.

 

Gli Stati Uniti sostengono le oligarchie e le multinazionali del petrolio con il terrorismo psicologico e massmediatico per condizionare e deviare quei settori della popolazione che hanno sempre sostenuto il chavismo nel paese. Maduro ha dimostrato grande responsabilità democratica e senso dello Stato facendo appello a pace, dialogo e elezioni. L’opposizione , per così dire , che e’ dell’estrema destra e che detiene maggioranza nel Parlamento ha chiesto insistentemente nuove elezioni presidenziali “il prima possibile” e come premessa per il dialogo. Il Presidente aveva indetto le elezioni per il 22 aprile e quando c”era già il pre-accordo firmato nella Repubblica domenicana tutto è saltato perché l’estrema destra venezuelana il giorno della firma ha ricevuto una telefonata dalla Colombia dove era in visita Tillerson – oggi Segretario di Stato USA ieri oligarca delle multinazionali del petrolio. Sotto pressione degli Stati Uniti si è interrotto tutto con lo sdegno anche dell’ex presidente spagnolo Zapatero, uno dei cosiddetti accompagnatori nel processo di dialogo e pace nella Repubblica domenicana. E’ una vera e propria provocazione. Il tutto è servito per dire che il 20 maggio non ci sono state elezioni libere. Ma dittatoriali sono le elezioni quando l’opposizione non può partecipare, non quando non vuole partecipare per fare aumentare la pressione dall’esterno lavorando insieme a Unione Europea e Stati Uniti alla destabilizzazione .Chi è l’antidemocratico? Continuano veri e propri attacchi, finti incidenti alla frontiera con la Colombia o del Perù , per poi dire che lo sconfinamento possa essere il pretesto dell’invasione del Venezuela come successo in Siria o in Iraq. Imperialismo non è solo quello degli USA, è imperialismo anche l’insistente ingerenza arrogante , antidemocratica dell’UE .

 

Quando c’erano i morti nelle strade si riempivano giornali e telegiornali con menzogne per accelerare il colpo di stato contro il governo. Quando si è eletta la Costituente si è gridato al “golpe di Maduro” per accelerare l’intervento militare che si stava ipotizzando in quei giorni. Quando il 54% dei venezuelani vota per eleggere 17 governatori chavisti su 22, preferiscono la menzogna del silenzio. Lo stesso vale per quei politici, molti in quel partito che si autodefinisce democratico e farebbe meglio a mettere un a avanti. Silenzio. Magari tra qualche giorno l’ordine sarà di parlare di “brogli” e allora vedrete fiumi di inchiostro con tutti che si sveglieranno. E’ la logica della guerra mediatica in corso.

 

Quanto ha pesato “l’opposizione economica”, ossia il sabotaggio dell’economia del paese che sta provocando problemi a vasti settori della popolazione?

 

L’opposizione e gli imprenditori eversivi sanno quello che hanno fatto in questi ultimi tre anni. Infatti, esistono degli studi in cui è dimostrato che se questi imprenditori avessero continuato a produrre e a distribuire i propri prodotti, il popolo venezuelano non avrebbe sofferto quello che oggi sta soffrendo. La crisi del prezzo del petrolio è diventata determinante solo quando gli imprenditori, legati ai politici dell’opposizione, hanno cominciato a sabotare l’economia. Quindi, è evidente che, oggi, nessuno ha più fiducia nel cosiddetto patriottismo degli industriali e dei banchieri. Infatti, i candidati deputati della nuova Assemblea Costituente è gente che ha sofferto gli effetti della guerra economica. Sanno benissimo che i barraqueros si sono arricchiti con il contrabbando, che le bande di Narcos possono essere debellate solo se il governo adotterà la “tolerancia zero”. Sanno che il valore del Bolivar sarà effettivo e reale solo se lo Stato avrà il totale controllo sulla circolazione della moneta. Sanno, anche che la struttura burocratica ereditata dai governi mafiosi di “Accion Democratica” e “Copei” potrà essere riciclata e diventare efficiente solo con lo sviluppo del Poder Popular de las Comunas. Sanno pure che il paese è stato vittima di una demonizzazione mediatica senza precedenti, operata da paesi che come l’Italia, la Spagna gli Stati Uniti e via dicendo si dicono campioni della democrazia e della convivenza pacifica. Infine ,è gente che sa benissimo che 75% della rendita petrolifera è destinata allo sviluppo economico e sociale e che le Missiones hanno trasformato il Venezuela. Per cui, sono sicuro che l’Assemblea Costituente modificherà l’attuale Costituzione non perché questa è oltrepassata, ma perché il governo bolivariano pretende consolidare la stabilità politica, consolidare gli istituti di democrazia di base partecipativa, affermare lo sviluppo economico, dinamizzare i nuovi settori, oltre a garantire la giustizia sociale a tutti i cittadini. Chiedo al signor Falcón di riconoscere i risultati e di accettare di partecipare al dialogo proposto dal presidente Maduro per il supremo interesse del popolo del Venezuela, assediato dalle grandi multinazionali. Si deve difendere la sovranità nazionale, ecco perché Falcón deve dialogare e accettare i risultati elettorali e le norme costituzionali “.Il blocco economico, finanziario e commerciale contro il Venezuela sia anche peggiore di quello in atto contro Cuba, perché c’è anche una guerra monetaria e un’inflazione manipolata da interessi corporativi.

 

Il candidato perdente, Henri Falcón, ha chiesto nuove elezioni, una richiesta che ha l’approvazione dell’amministrazione Trump, che ha anche chiesto di ripetere le elezioni e ha imposto più “sanzioni” economiche contro il Venezuela.

 

La Spagna e l’Unione Europea studiano anche “altre misure tempestive” contro il nuovo governo di Nicolás Maduro, insieme a una dozzina di paesi dell’America Latina e al Canada che non hanno riconosciuto i risultati del 20 maggio. Perché questa brutale interferenza contro l’autodeterminazione di un popolo? Tutti noi accompagnanti possiamo testimoniare che  il sistema elettorale venezuelano è inespugnabile, e che il 20 maggio c’e stato un processo legittimo e trasparente. Chiedo all’ONU di fare una dichiarazione a favore della sovranità del popolo del Venezuela.

 

In quale clima politico e sociale si sono svolte le elezioni?

 

E’ stato un voto per la sovranità e l’autodeterminazione di un popolo che dovrà affrontare nel futuro prossimo ulteriori sacrifici perché la morsa dei potentati finanziari del mondo non si arrenderà, anzi. La resistenza e la rivoluzione continua con nuova forza per le sfide del futuro che non saranno meno complicate. Ma il popolo del Venezuela ha mandato un messaggio chiaro al mondo: NOI NON CI ARRENDIAMO. E ti prego di sottolinearlo più volte. Noi non ci arrendiamo. E ora che fare? Nel nuovo mandato e in linea con quanto intrapreso dall’Assemblea Costituente si deve procedere immediatamente al rafforzamento del processo rivoluzionario a partire da una nuova fase di consolidamento delle conquiste sociali rivoluzionarie con una econmia diversificata creativa che sappia dare sempre più spazio alle socializzazioni e nazionalizzazioni e sempre meno dipendente dal petrolio e dai mercati monetari e finanziari internazionali. E per farlo bisogna partire dalla lezione di democrazia, libertà e resistenza data ieri, per l’ennesima volta, dal meraviglioso popolo venezuelano”

 

Nonostante i 120 morti del 2017, la guerra economica, la guerra mediatica messa in atto da CIA, narcos, multinazionali e dalle destre venezuelane, il risultato ottenuto è straordinario.

Neanche Chavez nel 2002, quando il colpo di stato ha avuto successo per alcuni giorni, ha mai subito un attacco forte come quello che sta subendo Nicolas Maduro in questi mesi. Questa, lo voglio dire con forza, è una vittoria del Presidente Maduro.

 

Sul Venezuela bisogna fare chiarezza nel mare di bugie in cui siamo inondati quotidianamente. E’ in corso un grande processo rivoluzionario che ha cambiato le sorti dell’America Latina, ridato forza e dignità a milioni di persone che semplicemente nei regimi neo-liberisti del passato non esistevano e ha dato grande forza e speranza a chi come noi in occidente si rifà alla cultura di resistenza del movimento operaio e della democrazia di base. Oggi in Italia ci sono 10 milioni di persone che vivono tra la povertà relativa e quella assoluta. Non hanno dignità, sono scarti del sistema. Proprio per questo anche qui in Europa o nei paesi capitalisti a processo maturo la questione della trasformazione in Venezuela è di vitale importanza. Il comportamento dei media segue il regime del pensiero unico imposto dalle borghesie dominanti oggi.

 

Secondo te gli Stati Uniti stanno aumentando o diminuendo le ingerenze nel cosiddetto “cortile di casa” cioè l’America Latina? Per alcuni aspetti negli ultimi anni erano sembrati più attivi e attenti in altri quadranti come il Medio Oriente e l’Asia….

 

Oggi il cortile degli Stati Uniti non è solo l’America Latina, è l’intero pianeta, perché si sta verificando una crisi sistemica capitalista. Trump vuole dominare la Siria, la Russia, la Cina, la Libia, l’Ucraina, anche se l’America Latina rimane il punto focale.

 

Ma gli Stati Uniti non hanno la forza economica e militare che avevano 10 anni fa, da quando è emersa una competizione “interimperialista”, in cui l’Unione Europea ha i propri interessi in campo.

Ecco perché il Dipartimento di Stato ha nuovamente puntato l’attenzione sull’America Latina, per ristabilire il suo potere.

 

Penso che il controllo di Argentina e Brasile sia stato una priorità in questa fase di ricolonizzazione, ecco perché Lula oggi è in prigione, perché sanno che avrebbe vinto le elezioni.

Anche in Argentina sono state create le condizioni per l’ uscita di Cristina, dal momento che era necessario conquistare il paese e il Brasile in modo che non sostenessero il Venezuela chavista

e anche che il gruppo di Lima è costituito da colonie al servizio delle multinazionali.

L’impero non ha permesso neanche un governo ribelle in Honduras, e sebbene esistessero condizioni per rendere illegittimo un processo non trasparente che ha causato proteste e morti, l’Organizzazione degli Stati Americani e Trump lo hanno considerato legittimo.

 

L’inquilino della Casa Bianca cerca una condizione di dominio assoluto in America Latina, per questo tenta di distruggere la democrazia venezuelana che, con tutte le sue contraddizioni, è una democrazia pura e legittima”. L’Imperialismo non è solo guerra militare, ma è anche l’imposizione di regole economiche, attraverso oligopoli, monopoli che obbligano intere popolazioni a sottostare ad orientamenti neo-coloniali violentando la loro sovranità e autodeterminazione.

 

L’Unione Europea è l’emblema di tutto questo e non è un caso che sia oggi in prima fila con le sanzioni contro la democrazia e l’autodeterminazione del Venezuela. I partiti del Parlamento europeo sono oggi per la maggior parte in particolare espressione del centro sinistra. Dobbiamo essere chiari su questo punto: è Renzi, è Gentiloni, è il cosiddetto partito “democratico” che incita a violare le regole delle Nazioni Unite contro la Rivoluzione Bolivariana dando sponda alle ipotesi fascistoidi per il futuro del Venezuela, dell’America Latina e non solo , pensando a far propaganda di regime per dar forza ai giochi dei potenti ; il Pd, il partito sedicente “democratico “ sostiene, per fare un altro esempio, in Ucraina le forze fasciste dei mercenari paramilitari e di un governo dittatoriale .

 

Per tutte queste ragioni credo che l’unica soluzione reale e credibile sia oggi creare e sostenere nel tempo un fronte popolare come Potere al Popolo. Non sono un portavoce di questa lista e non mi permetto di parlare a suo nome, ma posso dire che c’è grande aspettativa nelle aree politico , culturali , sindacali con cui io lavoro – ad esempio il Cestes centro studi Usb, Nuestra America, organizzazioni politiche come la Rete dei Comunisti o editoriali come Contropiano – ma anche in moltissimi altri compagni che sono dentro Potere al Popolo.

 

Hai fatto molti incontri politici in Venezuela. Chi sono stati i tuoi interlocutori e, se possiamo renderlo noto, di cosa avete discusso soprattutto?

 

La delegazione in Venezuela per la Rete dei Comunisti, per il Capitolo italiano della Rete in Difesa dell’Umanità e per il centro studi Cestes, dopo interscambi con la Cancelleria, istituzione che ci ha invitato, ha incontrato alla sede centrale del Consiglio Nazionale Elettorale la presidente Tibisay Lucena Ramírez che  ha esposto l’indipendenza assoluta del potere elettorale riconosciuto costituzionalmente e del moderno e sicuro sistema elettorale che garantirà elezioni libere e pienamente democratiche ad oltre 20 milioni di Venezuelani. La Presidente ha evidenziato le gravi interferenze internazionali che stanno cercando in tutti i modi di intervenire per impedire il diritto del popolo venezuelano di esprimere liberamente il proprio voto.  La presenza di accompagnanti provenienti da tutto il mondo e di tutte le tendenze politiche dimostra, se ce ne fosse bisogno, la grande trasparenza e la piena legalità delle elezioni e del loro svolgimento.

 

La nostra delegazione ha incontrato il ministro degli Esteri Jorge Arreaza che ha spiegato in maniera puntuale i diversi attacchi mediatici e le gravissime azioni dei governi occidentali e i diversi complotti di guerra economica e propagandistica atte ad impedire il voto ai Venezuelani residenti all’estero e a delegittimare l’intero processo elettorale.

 

Abbiamo poi  partecipato al comizio di chiusura della campagna elettorale del Presidente Maduro alla Avenida Bolivar, con la presenza di centinaia di migliaia di operai, impiegati, pensionati, casalinghe, studenti, insomma il vero popolo chavista bolivariano, soggetto reale della rivoluzione.

 

Altro incontro molto interessante quello con con Tania Diaz prima vicepresidente dell’Assemblea Costituente e con William Castillo Viceministro della comunicazione internazionale con i quali si è discusso di come utilizzare al meglio i mezzi di comunicazione sociali in tutto il mondo e di come realizzare la diffusione delle notizie sul processo rivoluzionario e della verità su tutto ciò che sta realizzando la democrazia socialista Venezuelana attraverso i vari social network che sono presenti in tutto il mondo.

Abbiamo poi avuto molti incontri con varie delegazioni straniere di Cuba, Palestina,Tunisia Spagna, Portogallo e tanti paesi dell’America Latina. Altro importante  incontro quello  con David Choquehuanca, ex ministro degli Esteri della Bolivia ed ora segretario Esecutivo dell’ALBA (l’Alleanza Bolivariana dei popoli di Nuestra America). Emozionante l’incontro della nostra delegazione con il Presidente Correa arrivato a Caracas per appoggiare il Presidente Maduro che,  in una conferenza precedente al nostro incontro, aveva esposto i gravi problemi del suo paese e la persecuzione di cui sono vittima lui e i suoi collaboratori ; ha più volte sottolineato che si rischia un nuovo Plan Condor in America Latina e che è necessario vigilare con gli strumenti della democrazia di base per una controffensiva ai criminali attacchi imperialisti.

 

Altro importante incontro con Ernesto Villegas Ministro del Poder Popular para la Cultura de Venezuela in cui abbiamo affrontato i temi dell’attualità della rivoluzione Bolivariana anche importanti argomenti di prospettiva nella continuità e rafforzamento della collaborazione politica e culturale col governo del Venezuela.

 

Molte sono state le interviste in diretta a Tele Sur, a Radio Sur, a Radio Nacional ecc. sui temi dell’attacco mass mediatico internazionale contro la sovranità e l’autodeterminazione della democrazia partecipativa Bolivariana e sul ruolo degli imperialismi della UE e degli USA con la guerra economica, monetaria, finanziaria e psicologica. In queste interviste si è evidenziata la solidità trasparenza e protagonismo della democrazia partecipativa socialista venezuelana che difende la propria autodeterminazione e indipendenza con la resistenza eroica del suo popolo per sconfiggere gli interessi delle multinazionali del petrolio e le logiche disumane del profitto.

 

 

 

Infine una domanda un po’ rognosa ma a nostro avviso inevitabile per le forze rivoluzionarie un po’ i tutti i paesi. Nel processo rivoluzionario bolivariano, così come in quello boliviano o anche in esperienze di governo progressiste ma non rivoluzionarie come in Brasile, spesso i partiti comunisti sono marginali nel processo o addirittura ostili ai movimenti politici e sociali che lo animano. Non è così ovunque né per tutti i partiti comunisti, ma spesso questa contraddizione si produce o si riproduce. Come te lo spieghi?

 

Per quel che riguarda l’autodeterminazione dei popoli, ragiono con le mie organizzazioni di riferimento  da marxista in un’ottica di divenire storico e in un’ottica di classe. Dobbiamo iniziare a dare aggettivi a sostantivi che altrimenti restano vuoti. “Democrazia” non significa niente di per sé. Anche Casa Pound oggi la utilizza. Io aggiungo alla parola democrazia sempre socialista, redistributiva, egualitaria, partecipativa e popolare. “Autodeterminazione dei popoli” si. Ma poi bisogna aggiungere gli aggettivi. E gli aggettivi si aggiungono rispondendo alla domanda: a beneficio di chi? Popolo e cittadini da soli non significano niente. Era popolo venezuelano quello che per conto della CIA e delle multinazionali ha ucciso altro popolo venezuelano per cacciare Maduro. Fermo restando il mio sostegno al processo in Catalogna di rottura contro il polo imperialista spagnolo e europeo, quando parliamo di autodeterminazione dei popoli dobbiamo avere coscienza di chi sta portando avanti il percorso di indipendenza, quale classe sociale nello specifico e che percorso politico ha in mente.

 

Anche nella cosiddetta sinistra europea, tuttavia, Maduro viene dipinto come un “autocrate che sta affamando il popolo”, come colui che “ha fallito nell’eredità di Chavez”. Certo il dato dell’astensione poteva essere minore, non come quello a cui siamo abituati nell’occidente democratico per intenderci. Ma non c ‘è un altro paese al mondo che ha subito negli ultimi anni una così feroce guerra imperialista con attentati terroristici continui, guerriglia di fascisti e mercenari con centinaia di morti, guerra economica con incetta e sparizione dei beni di prima necessità portati dai mercenari sul mercato nero o in Colombia e dollarizzati; iper inflazione indotta da speculazione monetaria e sul cambio creata e manipolata internazionalmente; un blocco commerciale e finanziario internazionale infame e tremendo pari solo a quello imposto a Cuba; una guerra psicologica sul popolo e una guerra massmediatica terrorista sia sul piano interno sia internazionale.”

 

Le teorie ideologiche delle basi  politiche anche nei partiti e organizzazioni comuniste  sono necessarie, ma vanno misurate sul terreno della realizzabilità e verificate. Agli scettici per professione, a coloro che vogliono insegnare a fare le rivoluzioni negli altri paesi e nei propri vengono espropriati, senza che muovano un dito, dei loro diritti, delle risorse e dignità voglio solo dire che dovrebbero iniziare a studiare i rapporti di forza con cui si è scontrato il presidente Maduro negli ultimi anni. I prezzi del petrolio oggi non sono quelli dell’epoca di Chavez.  L’America Latina oggi non è quella di Chavez che aveva dalla sua Evo, Correa, Lula, Kirchner, Mujica e tutto un continente che spezzava le catene del Fondo Monetario Internazionale. In questo contesto geopolitico attuale, Maduro sta compiendo un miracolo e il popolo anche per questo ieri l’ha premiato. Di fronte a una crisi sistemica a cui il capitalismo cerca di reagire per sopravvivere, era logico pensare che avrebbe giocato una partita pesantissima sul prezzo del petrolio. Si sarebbe dovuto tenere maggiormente in conto il pericolo di dipendere dal prezzo del petrolio e dall’agire delle borghesie transnazionali. Se dipendi dal prezzo del petrolio, ti colpiscono con una manovra speculativa sui tassi di cambio, impedendoti di emettere titoli del debito pubblico e agendo quindi sul mercato finanziario e poi su quello delle risorse naturali e delle merci.

 

Se un paese dipende fortemente e quasi unicamente dalle dinamiche indotte e controllate dai prezzi di mercato, lo colpiscono agendo condizionando e indirizzando a favore delle multinazionali i meccanismi di mercato. Perché quando il prezzo del barile scende dai 130 dollari a 35-40 dollari, quello venezuelano precipita a 22: sei volte di meno. Immettono petrolio scadente estratto con la tecnica del fracking, devastante a livello ambientale, ma a basso prezzo. Si rivolgono e ricattano le petromonarchie e impongono regole speculative: metti dentro questo mercato quantità enormi di petrolio e abbassa il prezzo.

 

In Europa non esiste più la possibilità di una via socialdemocratica, riformista, di un capitalismo per così dire sociale che non cada nella spirale dell’imperialismo o del neoliberismo. Dunque, l’unica via è quella della transizione verso il socialismo. Ovviamente, da marxisti che interpretano con la necessaria dialettica il rapporto tra materialismo storico e dialettico, sappiamo che non sarà per domani. Non abbiamo i rapporti di forza a nostro favore, ma solo guardando lontano possiamo agire sui processi in divenire e giocare la nostra partita. Altrimenti abbiamo perso in partenza.

 

Nel presente stato di cose, alla luce di quel che sta avvenendo, compresi i risultati delle ultime elezioni in Italia, ci tengo a mettere nero su bianco la seguente affermazione: la sinistra storica è socialmente e politicamente morta. D’altronde, io non sono solo un uomo della cosiddetta sinistra, ma un marxista nel pensare e nell’agire quotidiano. Dirò di più, tanto per farmi qualche altro nemico: il riformismo di maniera si è concluso. È arrivata alla fine anche quell’impostazione berlingueriana che ha zavorrato dall’interno alcuni partiti satelliti dell’ex Pci. Quel ciclo si è chiuso, ora bisogna rilanciare un’altra ipotesi. Noi, con un’impostazione e con principi di classe, riprendiamo il discorso che avevamo iniziato già dieci anni fa: quello dell’ALBA euro-afro mediterranea. Possiamo semplificarlo riferendoci a un’area di interessi di classe e di processo rivoluzionario euro-mediterraneo, che guarda con grande simpatia all’ALBA del Latinoamerica. Un processo di integrazione regionale in cui, pur con tutti i limiti, si è creata la Banca dell’ALBA, la Banca del Sur, si sono messe in campo le Misiones, mezzi di comunicazioni alternativi come Telesur, si è creato il Sucre, una moneta virtuale di compensazione per gli scambi interni, potenzialmente alternativa al dollaro.

 

Eppure diversi partiti o organizzazioni comuniste in America Latina e in altri paesi guardano con sospetto e talvolta con una attitudine critica che rasenta l’ostilità a queste esperienze decisamente diverse da quelle tradizionali sia nell’approccio “parlamentarista” che in quello “insurrezionale”…

 

Come si fa a non guardare a un’esperienza così importante? La storia ci ha insegnato che i modelli non si esportano, ma che si deve costruire il futuro anche guardando all’indietro: a quanti,  seppur in contesti diversi, quei percorsi li hanno fatti.

 

E allora, qual è la prospettiva per l’autodeterminazione? Qual è la condizione economica del Venezuela? È brutta, certamente. Si sta cercando di uscirne? Sì. Si stanno sperimentando soluzioni? Tantissime, con creatività e coraggio. Come finirà? Torniamo al materialismo storico: dipende dai rapporti di forza che riusciamo a creare a livello locale e internazionale.

 

Se non organizziamo almeno una rete di solidarietà politica culturale a livello europeo, capace di ridare ossigeno a Cuba, al Venezuela e alla stessa Bolivia, l’aggressione dei poli geo-economici e delle multinazionali si farà più forte, diretta e più difficile da gestire.

 

E noi siamo parte in causa. Troppo spesso le organizzazioni e i partiti comunisti guardano a se stessi, alla loro tenuta organizzativa, alla loro strutturazione interna in una ipotesi di lavoro per la cosiddetta “accumulazione delle forze” dove con questa terminologia si intende guardare più dentro se stessi che all’organizzazione di classe, al saper creare prima nei territori fra i lavoratori, le basi è per  l’organizzazione dell’internazionalismo proletario e poi l’organizzazione comunista per l’internazionalismo politico fra i partiti e le organizzazioni comuniste. Ma agire e muoversi oggi guardando a se stessi significa spesso non sapersi relazionare e capire i processi rivoluzionari che non sempre rispondono alle cosiddette regole classiche storiche delle modalità della presa del potere così come avvenuta ad esempio per l’Unione Sovietica, per la rivoluzione cinese o quella cubana e quindi guardare alla propria identità comunista “senza macchia, senza paura e senza peccato” significa far male al movimento di classe, al movimento rivoluzionario e far male a se stessi poiché ci si può scavare la fossa morendo d’asfissia fuori dalle dinamiche reali del processo storico.

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