Il calore della solidarietà per i Cinque riscalda la gelida notte romana

Roma, 8 Febbraio 2012

In occasione del mensile appuntamento per la Campagna Internazionale 2012 “Il 5 per i 5”, il Comitato Italiano Giustizia per i Cinque, con la collaborazione dell’Associazione e Rivista NUESTRA AMERICA, del circolo di Italia-Cuba A. MELLA e di Radio Città Aperta, ha organizzato presso la Casa della Pace la bella e partecipatissima serata <<CULTURA E’ LIBERTA’>>, una iniziativa di informazione, di lotta e di cultura, alla quale ha aderito numeroso il popolo della solidarietà con Cuba.

Davanti al lungo striscione “LIBERATELI!” con le foto di Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González, i due vice presidenti del Comitato Italiano Giustizia per i Cinque,Luciano Vasapollo e Franco Forconi hanno aperto la serata presentando l’iniziativa e gli artisti al folto pubblico presente.

Infatti, nonostante la serata gelida, la Casa della Pace era affollatissima, con la significativaa partecipazione di due bravissimi artisti che con le proprie opere hanno voluto dare testimonianza del loro sostegno solidale ai Cinque. Le sale della Casa della Pace erano adornate dalla mostra di pittura "Omaggio floreale ai Cinque", una personale molto ammirata dai presenti, di Luciano Fabbrizio che l’ha voluta dedicare a loro proprio in quanto arte iperrealista, simbolo della verità che purtroppo manca nell’informazione che ignora la realtà dei Cinque. Un altro omaggio ai Cinque l’ha voluto dedicare la poetessa Donatella Calì con la sua raccolta di poesie "Le maschere perse ", anche lei colpita dalle sofferenze ingiustamente inflitte ormai da 13 anni ai Cinque dal sistema giudiziario statunitense e proprio per questo pronta a darne testimonianza con la lettura dei suoi versi molto apprezzati e applauditi dai presenti.

Tra una lettura di poesia e l’altra, è stato presentato il libro “L’economia cubana non è una scienza triste” a cura di Luciano Vasapollo che aiuta a comprendere le reali problematiche che Cuba ha affrontato nel VI Congresso del P.C.C., perché analizza un po’ tutte le questioni della pianificazione socio-economia cubana.C’è stata poi la presentazione dell’ultimo numero della rivista Nuestra America, anch’esso dedicato ai Cinque con in copertina una bellissima foto delle bambine della Scuola Nazionale di Danza che dedicano i loro disegni ai Cinque e all’interno un inserto speciale “LIBERI SUBITO” tutto dedicato alla campagna del 2011 “il 5 per i 5”, che quest’anno ha anche coinvolto con successo la partecipazione delle comunità di base cristiane e le parrocchie, fino all’udienza papale con Padre Antonio Tarzia e Luciano Vasapollo durante la quale è stata consegnata a Papa Benedetto XVI del materiale informativo sui Cinque e una lettera con la rispettosa richiesta di una preghiera di Sua Santità per porre fine alla sofferenza dei 5 fratelli cubani e dei loro familiari.

Alcune pareti della Casa della Pace ospitavano la Mostra fotografica “Los 5 por la calle” di Yailín Alfaro Guillen, disegnatrice e fotografa cubana: 6 tabelloni che mostrano con coloratissime fotografie come le immagini dei Cinque siano ormai parte integrante della vita dell’intera società cubana,infatti le troviamo nei negozi, nelle scuole ed università, gigantesche nei cartelloni lungo le strade statali o nelle strade di città; stupende le foto che ritraggono i bambini della Scuola Nazionale di Danza che preparano disegni e collage con le foto dei Cinque e in tutti ritorna la parola; colpiscono le foto delle scritte “Volveran!” fatte a mano che tappezzano muretti, pareti di case o pali della luce a testimonianza della fiducia incrollabile del popolo cubano nel ritorno dei 5 fratelli;così come le ammiriamo nelle grandi manifestazioni di massa che ne reclamano la libertà a Cuba così come ma anche in Italia nelle manifestazioni organizzate dal Comitato Italiano Giustizia per i Cinque sempre aperte dallo striscione “LIBERATELI”.

“Fratelli forti che resistono e che sanno che torneranno” sono le parole di Milagros Carina Soto Aguero Ambasciatore di Cuba in Italia, che hanno riscaldato il cuore di tutti i presenti. L’Ambasciatore ha poi ricordato come i Cinque amino e si dedichino all’arte della pittura e della scrittura e come senz’altro avrebbero apprezzato il taglio culturale e festoso dato all’iniziativa. Ringraziamo l’Ambasciatore per la presenza sua e della numerosissima delegazione dell’Ambasciata Cubana presente all’iniziativa.

Come non segnalare, inoltre, l’ottima selezione di musica cubana, mandata in onda dalla simpatica e agguerrita Tatiana Fabbrizio dj di Radio Città Aperta, che ha rallegrato con le sue note la cena che si è svolta subito dopo con un piatto tipico polenta e salsicce e buon vino rosso.

Continueremo a lottare al fianco della rivoluzione socialista cubana e nella solidarietà politica affinchè al più presto i nostri 5 fratelli tornino a casa e possano passare una splendida serata di cultura del popolo e per il popolo insieme ai loro cari e a noi tutti, perché come diceva il grande poeta rivoluzionario cubano”ESSERE COLTI PER ESSERE LIBERI !!”

Comitato Italiano Giustizia per i Cinque,

con la collaborazione dell’Associazione e Rivista NUESTRA AMERICA, del circolo di Italia-Cuba A. MELLA e di Radio Città Aperta

 

LIBERTA’ PER I PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI NELLE CARCERI ISRAELIANE, LIBERTA’ PER I 5 RIVOLUZIONARI CUBANI DETENUTI NELLE CARCERI STATUNITENSI

Raccogliendo un appello della società civile palestinese il Sindacato mondiale WFTU e la USB in Italia hanno aderito alla giornata internazionale di mobilitazione e solidarietà con i prigionieri politici palestinesi del 17 Aprile.

Come associazioni firmatarie di questo appello intendiamo aderire all’iniziativa di lotta e sensibilizzazione per la liberazione di tutti i partigiani della libertà reclusi ingiustamente.

Per questo insieme alla libertà dei detenuti palestinesi rilanciamo la lotta per la liberazione dei 5 combattenti cubani reclusi da 14 anni nelle carceri nord-americane che rappresentano la volontà incrollabile dell’intero popolo cubano nel difendere la propria dignità e autodeterminazione contro le ingerenze e le sopraffazioni dell’imperialismo.

Il caso dei 5 è divenuto un simbolo a livello mondiale della lotta contro l’ingiustizia e per questo vogliamo unirlo alla causa degli oltre 4700 detenuti palestinesi nelle carceri di Israele, dei sindacalisti baschi rinchiusi nelle carceri spagnole con accuse prive di ogni fondamento e di tutti i partigiani della libertà, uomini, donne anche giovanissimi che si battono per la giustizia e la libertà dall’oppressione imperialista, pagando col carcere duro e in molti casi con la tortura la loro coerenza e il loro coraggio.

E’ questo l’esempio dei due dirigenti palestinesi Marwan Barghouti e Ahmed Saadat che proprio in questi giorni dal carcere hanno richiamato il popolo palestinese alla lotta contro l’occupazione sionista che continua a invadere illegalmente la Palestina.

La lotta del popolo palestinese non è diversa né è separata dalla lotta per la libertà e l‘indipendenza dei popoli oppressi e minacciati dall’imperialismo.

Il 17 aprile è per noi la giornata degli uomini liberi che pagano con una ingiusta detenzione il loro impegno a fianco del proprio popolo. La battaglia per l’indipendenza e per la giustizia sociale da sempre ha avvicinato i popoli in lotta contro l’imperialismo. Il mondo sta pagando i costi di una crisi economica generata da un modello politico ed economico ingiusto che priva i popoli dei diritti più elementari e li sottopone alla costante minaccia di guerra.

In Medio Oriente come in Europa e in America Latina i popoli sono chiamati a resistere.

Il 17 aprile saremo in piazza per chiedere la liberazione dei prigionieri dell’imperialismo.

Porta una bandiera palestinese, cubana, una Ikurrina basca e partecipa al sit-in alle ore 17.30 in piazza del Colosseo.

Libertà per i prigionieri palestinesi, per i cinque patrioti cubani, per i sindacalisti baschi.

Libertà ed autodeterminazione per i popoli oppressi.

 

Forum Palestina, Palestinian Prisoners’ Society - Italia, Nuestra America, Comitato Italiano Giustizia per i 5, Comitato con la Palestina nel cuore, Radio Città Aperta, Circolo Italia-Cuba di Roma “Julio Antonio Mella”

 

 nell’ambito della CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTA’ DEI 5 CUBANI

Venerdì 11 maggio nella sala della Provincia di Roma “Peppino Impastato” ,coinvolgente e molto partecipata iniziativa  politica e culturale promossa  e organizzata dall’Associazione e rivista Nuestra America, con la collaborazione del Comitato Italiano Giustizia per i 5, Radio Città Aperta e del circolo di Italia-Cuba A. Mella,



Venerdì 11 maggio nella sala della Provincia di Roma “Peppino Impastato”, a Palazzo Valentini, si è svolto l’incontro politico e culturale 5 fiori per i 5, nell’ambito della campagna internazionale il 5 per i 5 che ogni mese, in ogni parte del mondo, chiede la liberazione dei 5 rivoluzionari cubani ,detenuti ingiustamente da quasi quattordici anni nelle carceri nord-americane.

 L’iniziativa promossa  dall’Associazione e rivista Nuestra America, con la collaborazione del Comitato Italiano Giustizia per i 5, Radio Città Aperta e del circolo di Italia-Cuba A. Mella, si è svolta  con una folta presenza dei compagni delle organizzazioni e associazioni organizzatori e co-organizzatori, del Consigliere politico dell’Ambasciata di Cuba, Vladimir Perez, di compagni del collettivo Militant, e con una numerosa presenza dei compagni della Rete dei Comunisti e del sindacato USB.

 L’incontro è stato introdotto dal compagno Roberto Battiglia a nome dell’Associazione e Rivista Nuestra America, che ha ricordato l’intenso percorso di lotta e il lavoro di informazione e  sensibilizzazione sulla vicenda dei 5 svolto dall’Associazione nell’ultimo anno, in particolare insieme al Comitato Italiano Giustizia per i 5, ed anche  l’importante e proficuo confronto avviato con le comunità cristiane di base, in molte parrocchie della Chiesa Cattolica in tutto il paese.

L’importanza e il grande successo di queste continue e partecipate iniziative è stata evidenziata dagli interventi di Padre Antonio Tarzia, Direttore della rivista Jesus e dal Prof. Luciano Vasapollo, Direttore della rivista Nuestra America e vice Presidente del Comitato Italiano Giustizia per i 5.

I due intellettuali hanno raccontato del loro articolato e molto significativo sul piano politico-culturale viaggio a Cuba; infatti, grazie ai lunghi e consolidati rapporti di Vasapollo con le istituzioni culturali, politiche e governative cubane hanno ottenuto un graditissimo invito del Ministero della Cultura e dell’Istituto Cubano per l’Amicizia tra i Popoli, in occasione della recente visita del Papa Benedetto XVI. Una impegnativa settimana di lavoro durante la quale hanno svolto importanti incontri con Ministri, Vice Ministri, dirigenti del C.C. del Partito Comunista Cubano, intellettuali, economisti e hanno in particolare ricordato l’emozionante incontro con le madri e le mogli dei 5 eroi cubani.

 Questi incontri , dibattiti, tavole rotonde, sono tutti riportati in un libro : “Una settimana a Cuba con il Papa, Raul, Fidel e tanti altri” ,edito da Jaca Book, che verrà pubblicato in questo mese di maggio, scritto a quattro mani dai due intellettuali,  che in maniera diversa sono “militanti di cultura , libertà e verità”, come ha voluto sottolineare da subito Padre Tarzia , aggiungendo con appassionata partecipazione la spiegazione dei grandi livelli culturali e sociali raggiunti da Cuba , oltre quelle nel campo dell’istruzione, della sanità e delle conquiste sociali, e ha ricordato come è lo Stato, il governo  a garantire questo con la gratuità dei servizi principali per tutti i cittadini .

Al rientro da Cuba, Padre Antonio Tarzia ha scritto tre bellissimi articoli su “Famiglia Cristiana” ,e sulle riviste paoline “Vivere in Armonia” e “Jesus”, che l’autore ha definito una testimonianza di verità , poiché oltre a raccontare l’importanza e la straordinaria accoglienza riservata al Pontefice nella sua visita ha evidenziato la bella e coinvolgente realtà socio-culturale di Cuba, quella che ha visto con i suoi occhi e che molti giornalisti anche di sinistra si ostinano a non voler vedere, o a nascondere. Con l’ironia e la saggezza che lo contraddistinguono, Don Antonio ha aggiunto che ancora non avevano messo il piede giù dall’aereo e già arrivavano notizie false  dalla stampa occidentale, che parlava di imponenti manifestazioni di dissidenti, delle quali in una settimana  invece non ne ha visto traccia. Al contrario si è detto colpito, non solo della straordinaria partecipazione del popolo cubano credente e non alle celebrazioni in corso, ma  anche della serenità dei cubani che a differenza di quanto avviene in occidente, semplicemente incrociando il loro sguardo durante le passeggiate per l’Avana, e senza conoscersi, ti regalano un sorriso e proseguono con il loro modo di camminare che somiglia a un ballo, magari canticchiando qualche ritmo caraibico, vivendo con il giusto disincanto i problemi e sapendoli affrontare con tenacia e dignità.

Il Prof. Vasapollo ha iniziato il suo intervento evidenziano il grande lavoro politico-culturale svolto insieme al Sacerdote, già da un anno e che li ha visti a dicembre ricevuti dal papa in una udienza in cui hanno potuto consegnare una lettera del professore sul caso dei 5 cubani. Vasapollo ha sottolineato il sentimento di reciproca stima ed amicizia ,testimoniato anche dalle continue battute che si fanno, uno verso l’altro, tra Peppone e Don Camillo , così soprannominati a Cuba anche nei dibattiti pubblici e parlando con tanti alti rappresentanti delle istituzioni cubane di temi impegnativi  di politica,  religione e del profondo senso della spiritualità anche laica e dei non credenti. Il Prof. Vasapollo ha espresso grande soddisfazione per gli evidenti sviluppi positivi trovati nell’isola sul cammino dell’applicazione concreta delle Linee di attualizzazione delle politiche economico-sociali nei processi della pianificazione socialista ; si è detto inoltre profondamente soddisfatto per i risultati della visita a Cuba di Benedetto XVI e ha ricordato il grande valore delle parole pronunciate dal Pontefice perché cessi l’ingiustificabile e odioso bloqueo imposto al popolo cubano dagli Stati Uniti da più di cinquanta anni. Ha continuato esortando la stampa di sinistra a prendere esempio da Padre Tarzia, e a riconoscere il grande cammino compiuto dalla Rivoluzione cubana, esempio e motore di progresso e di emancipazione di tutto il continente latino-americano. E ha ribadito che moltiplicheremo i nostri sforzi e la nostra mobilitazione fino a che i 5 compagni cubani non torneranno liberi nella loro patria.

L’appassionato incontro si è svolto in una bella sala, interamente occupata dai tanti presenti, di un antico palazzo romano impreziosito dalla stupenda mostra di pittura “omaggio floreale ai cinque” realizzata da Luciano Fabbrizio; e accanto a una bandiera di Cuba  il pubblico ha assistito ad una toccante recitazione delle emozionanti poesie della raccolta  “le maschere perse” scritte dalla poetessa Donatella Calì , e dedicate ai 5 patrioti cubani e alle loro famiglie. A tarda sera la riuscitissima e coinvolgente iniziativa si è conclusa con la bella esibizione del Duo Enrico Petrucci ed Emanuele Inserto, che con l’esecuzione di alcuni brani musicali cubani e latino-americani hanno fatto avvicinare tutti i presenti al clima e allo spirito dei  “ Ritmi della Isla Grande”.

La serata si è conclusa con un annuncio di Luciano Vasapollo che ha dato appuntamento per tre importanti nuove iniziative di lotta e informazione nel prossimo mese di giugno, con al centro la presentazione del libro appena scritto sul viaggio a Cuba…e con Padre Tarzia con  la spilla simbolo della campagna per  la libertà dei 5 appuntata sul bavero della giacca, regalata dal compagno Franco Forconi.

 

Associazione e Rivista Nuestra America, con la collaborazione del Comitato Italiano Giustizia per i 5, Radio Città Aperta e del circolo di Italia-Cuba A. Mella

 

Con questa tavola rotonda si è voluto sottolineare il lavoro di sensibilizzazione svolto quest’anno in alcune Parrocchie di Roma dove, grazie alla disponibilità dei parroci si sono potuti organizzare alcuni incontri.

L’incontro consisteva nella proiezione del filmato/documentario “13 anni di ingiustizia”- la storia dei cinque agenti cubani detenuti nelle carceri USA – e nel successivo dibattito con gli intervenuti.

Uno dei parroci interpellati , quando chiesi la possibilità di tenere questo incontro, mi rispose : “ Certamente, perché se noi cristiani non ci preoccupiamo di affermare la giustizia che cristiani siamo?”

Proprio dell’esperienza vissuta nelle parrocchie con il prof. Vasapollo ritengo sia importante che alcuni amici che vi hanno partecipato rendano pubblica la loro testimonianza di quegli incontri.

Ma prima di leggervi la testimonianza di Tonino Serra che mi ha lasciato per iscritto non avendo potuto essere presente per una sovrapposizione di impegni, e di chiedere agli amici Roberto Giordani e Rino Caporali quali testimoni degli incontri tenuti nelle parrocchie dell’Addolorata e di Santa Maria della Misericordia, voglio farvi partecipi di quanto mi scrive una amico dell’associazione Maurizio Polverari: mi scrive Giuseppe Lodoli, del comitato Paul Rougeau contro la pena di morte “…Ammiro la tua perseveranza nella pubblicizzazione del caso dei cinque agenti cubani per i quali direi che sarebbe proprio arrivato il momento di una liberazione,con una grazia presidenziale,anche nel quadro della normalizzazione dei rapporti degli USA con Cuba,normalizzazione che mi pare stia procedendo bene.”

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Di seguito le testimonianze degli amici Tonino Serra, Roberto Giordani, Rino Caporali e del prof. Furio Pesci.

Tonino Serra , per la Parrocchia di S. Luca Evangelista

La vicenda dei 5 agenti cubani detenuti negli USA rappresenta la negazione e la totale mancanza di rispetto dei diritti umani, nei confronti di persone “scomode o di diversa omologazione” anche negli Stati Uniti, considerati modello di riferimento di democrazia e di civile convivenza.

E’ una delle innumerevoli contraddizioni che la quotidiana vicenda umana sottopone alla sensibilità di ciascuno di noi, invitandoci a prendere posizione, per non tacere di fronte ai soprusi e alla violenza dei più forti contro i più deboli. Soprattutto quando la voce dei media sembra sopita o sovrastata dai pregiudizi, dalle insinuazioni o, peggio ancora, dalla volontà di non essere trasparenti ed obiettivi.

Sono questi i principali motivi per i quali ho seguito il dipanarsi degli eventi che stiamo ricordando con le loro profonde implicazioni e gli interrogativi che mi hanno chiamato in causa, oltre le mie convinzioni politiche ed economico-sociali, sostanzialmente diverse da quelle cubane.

Era ed è necessario ribadire con forza e senza esitazioni il primato della verità e della giustizia per difendere uomini, famiglie, sentimenti, ponendo al centro la dignità delle persone e di ogni umana esperienza, ancora di più se ne possono scaturire conseguenze tragiche e di intensa sofferenza.

Ho colto nella determinazione e, al tempo stesso, nella speranza degli organizzatori degli incontri effettuati nelle Parrocchie e nei luoghi ove il problema ha avuto udienza, la volontà di non fare spegnere i riflettori su questi uomini che hanno messo in gioco la loro e l’esistenza dei propri cari, per un ideale di libertà e di giustizia che va oltre il confine di un popolo o di una nazione.

Purtroppo le risposte a questa opera di sensibilizzazione e di “denuncia” pacifica e civile, verso chi non altrettanto opera ed agisce, fa fatica a trovare spazio anche nei luoghi istituzionali e non, come nei cuori e nelle menti dei nostri compagni di viaggio.

Siamo tutti molto attenti alle nostre prerogative esistenziali, rivendichiamo i nostri diritti primari e di grado ulteriore ma restii a prendere in carico le difficoltà di coloro che lottano – anche se dall’altra parte del mondo - per mantenere vivo il valore della giustizia e della libertà, fondamentali per rendere possibile il rispetto e la tutela anche dei nostri diritti primari.

Per un cristiano, seppur incoerente e poco credibile quale sono, tali richiami non possono essere elusi ed ignorati costituendo un forte stimolo per ribadire che la vita di ogni uomo è dono di Dio e deve essere rispettata, tutelata, difesa, sempre e comunque, in spirito di giustizia e di verità, contro la violenza e ogni istinto di irragionevole ed assurda vendetta.

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Roberto Giordani per la Parrocchia dell’Addolorata

 

Roma, un pomeriggio di fine inverno nella Chiesa dell’Addolorata…

Un quartiere popoloso: una parrocchia attiva con molte iniziative…

La sala dell’incontro è senza addobbi, semplice; il pubblico non numeroso, ma attento.

 

Gli eventi vengono da lontano, da Cuba, dalla costa sud atlantica degli Stati Uniti, da Miami; città e luoghi che suonano nell’immaginario con forti contrasti: mete turistiche, ma anche opposte ideologie, lotte, non di rado cruente, diseguaglianze sociali, povertà, ricchezze ostentate, spesso di dubbia provenienza.

 

La storia dei “cinque” ci si rivela attraverso vicende, in genere meno note, che proiettano una luce diversa nei rapporti tra i due popoli di Cuba ed USA, divisi sul piano politico ed ideologico, ma, in queste vicende, impegnati a fronteggiare un comune nemico: terrorismo, narcotraffico.

 

Non slogan, non grandi discorsi, non vicende sensazionali, ma fatti scarni e drammatici: uomini impegnati in missioni difficili e rischiose, da tenere quasi segrete. Sentieri impervi, ove ci si impantana nel terreno melmoso di oscuri e subdoli poteri criminali.

 

Si costruiscono proditoriamente accuse pesanti: si spegne per lunghi anni con carcere duro la vita di cinque uomini, agenti cubani, troncando i legami familiari, ostacolando possibilità di una revisione del processo.

 

La violenza appare trionfare, ma non si spegne la “voce”, che richiede di raddrizzare la via della giustizia. A reclamare non sono solo autorità politiche ed istituzioni internazionali, quali Amnesty, ma è la gente di tante nazioni.

 

Si parla di queste vicende, si amplia il cerchio di coloro che sostengono la causa de “il 5 per 5”, si prende coscienza di problemi di rilevanza internazionale.

 

L’interesse per i cinque prigionieri genera energie di vita: ci si mobilita, si guarda al mondo con un occhio più critico, ma anche con più speranza, perché ci si accorge che questa vicenda umana, proprio perché veramente “umana” non è una questione individuale, ma appartiene a tutti: alla radice c’è l’esigenza di contribuire al progresso ed alla crescita stessa della società.

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Rino Caporali per la Parrocchia S. Maria della Misericordia

La lettura del rapporto Amnesty International convince che non c’è stato un giusto processo: Miami è una città abitata da molti fuggiti da Cuba, che sono ideologicamente contro i cubani dell’isola.

Anche la revisione da parte della magistratura degli USA è d’accordo su questa conclusione.

Non ha importanza se i due governi fossero d’accordo o no sulla venuta dei cinque a Miami, sta di fatto che i cinque hanno lavorato per il loro governo: generalmente quando si individuano agenti segreti indesiderati (gli altri si tollerano, vedi l’estrema libertà degli agenti USA in Italia) si accompagnano al confine, a meno che non abbiano compiuto delitti, nel qual caso si cerca comunque una mediazione con il paese di provenienza.

Sta di fatto che da Miami partivano voli di violazione dello spazio aereo di Cuba, per cui non sembra un delitto informare il proprio governo su questi voli, ancorchè conoscendo il possibile esito potrebbe creare un problema di coscienza (che è però un affare tra l’individuo e il suo Giudice). Come è possibile che l’informatore sia ritenuto colpevole di omicidio come se avesse sparato lui stesso? L’abbattimento è un rischio che chi ha tentato il volo ha accettato in partenza.

Credo che gli americani farebbero molto prima e meglio in caso di violazione del proprio spazio aereo nell’abbattere l’intruso, 11 settembre a parte.

In ogni modo i 13 anni di prigione dura sono certamente già una punizione eccessiva ed è necessario un atto di clemenza/giustizia da parte di chi lo può fare (presidente Obama?) che restituisca i cinque al loro paese e ai loro cari.

Se non ricordo male perfino Komehini restituì agli USA il proprio personale accusato ugualmente, a torto o a ragione, di spionaggio.

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Considerazioni sull'incontro di sensibilizzazione intorno alla vicenda dei cinque cittadini cubani ingiustamente detenuti nelle carceri statunitensi

Furio Pesci

 

La vicenda dei cinque cittadini cubani arrestati negli Stati Uniti a metà degli anni Novanta e sottoposti a pene detentive ormai da circa 15 anni a questa parte, senza aver avuto la garanzia di un regolare processo, solleva una serie di questioni molto significative e inquietanti sul nostro tempo. Innanzitutto, suscita un'attenta riflessione intorno alle esigenze di giustizia che il nostro sistema sociale, pur con tutte le dichiarazioni di principio e le garanzie costituzionali, non riesce a garantire effettivamente agli uomini del nostro tempo; la vicenda, poi, solleva molti interrogativi sulle pratiche diffuse per salvaguardare al massimo livello la “sicurezza” e l' “ordine pubblico”, con la conseguenza estremamente negativa dell'indebolimento, e addirittura, in casi non rari, il sostanziale annullamento del diritto di ogni essere umano alla libertà.

In effetti, già all'indomani dell'11 settembre persino un acuto interprete della tradizione “liberal” statunitense, Gore Vidal, ha parlato aspramente, contro il governo Bush, di fine della libertà e di fine della democrazia a proposito dei provvedimenti restrittivi della libertà di movimento e di espressione assunti dal governo statunitense dopo l'attacco alle torri gemelle. La presa di posizione di questo studioso può aiutarci a capire anche la situazione dei cinque cittadini cubani, arrestati senza un'accusa fondata, rispetto alla quale lo stesso governo statunitense ha ammesso di non avere, in fondo, mai provato la consistenza.

I fatti e, oltre tutto, le molteplici prese di posizione di organismi e associazioni internazionali che si battono per la tutela dei diritti umani mostrano che siamo in presenza di una violazione di alcune tra le più elementari e basilari garanzie di diritto: per esempio, come sostiene in un rapporto estremamente dettagliato Amnesty International, all'indomani del loro arresto i cinque cittadini cubani sono stati privati del diritto ad un giudizio equo per il semplice fatto che il tribunale dichiarato competente per giudicare il loro caso era quello di Miami, in Florida, città in cui la forte pressione esercitata sull'opinione pubblica dalla presenza di una numerosa comunità di esuli cubani anticastristi ha esercitato un influsso negativo sui lavori e sul verdetto della stessa corte giudicante. Queste vicende sono ben note e sono state, in parte, anche riconosciute pubblicamente dall'amministrazione della giustizia statunitense, ma l'operato della giuria di primo grado non è stato messo in discussione sostanzialmente.

Inoltre, i cinque cittadini cubani, una volta rinchiusi nelle carceri statunitensi, si sono visti privati anche del diritto alla difesa, nel senso che i provvedimenti restrittivi assunti per motivi di “sicurezza” nei loro confronti (in particolare l'isolamento, del tutto sproporzionato alle accuse, in carceri di massima sicurezza) ha impedito persino ai loro avvocati difensori di mantenere quei rapporti con i loro assistiti che potessero garantire un esercizio efficace della difesa, senza del quale – è risaputo, non si può dare sentenza equa; d'altra parte, sempre per motivi di sicurezza nazionale, molti documenti relativi al procedimento giudiziario sono stati dichiarati “top secret”, e questo provvedimento ha impedito ai difensori di svolgere adeguatamente il proprio patrocinio, perché l'accesso alle carte processuali risultava già di per sé molto complicato (per esempio, non hanno potuto richiedere copie dei documenti in giudizio, ma solo prendere appunti).

Mi sembra che Amensty International ponga in rilievo giustamente anche il fatto che le misure di massima sicurezza, abnormi rispetto alle caratteristiche giudiziarie del caso, hanno impedito ai familiari dei detenuti visite regolari ai loro congiunti in carcere; e, quindi, anche in questo senso, persino a prescindere da una considerazione di merito intorno alla vicenda, si può dire con certezza che in questo caso l'esigenza di un trattamento umano dei detenuti non sia stata salvaguardata adeguatamente. Peraltro, mi sembra anche molto opportuna l'osservazione del consigliere dell'ambasciata cubana, intervenuto nell'incontro, che ha messo in evidenza come la detenzione fin qui sofferta dai cinque sia durata a sufficienza; anche per un giudizio di colpevolezza (ammesso e non concesso, come si suol dire, che gli imputati si possano considerare davvero colpevoli di qualcosa nei confronti degli Stati Uniti, la pena espiata fino ad ora (circa 15 anni) è sufficiente a “lavare” le loro “colpe” di fronte al sistema giudiziario statunitense.

Tutte queste considerazioni sono emerse progressivamente nel dibattito e la mia personale impressione è che questo incontro, su d'un caso così singolare e inquietante come quello affrontato, abbia permesso a persone di origine e di formazione diverse di ritrovarsi autenticamente nella condivisione di un giudizio concorde che unisce le persone di buona volontà, il loro senso comune (il loro buon senso!) rispetto a una vicenda che mi sembra paradigmatica delle contraddizioni del nostro tempo.

Certamente, si potrebbe andare anche oltre, ed è ciò che è stato fatto in alcuni interventi, come quello di don Tarzia sulla storia del rapporto complesso e ricco di momenti significativi tra il governo cubano e la Chiesa cattolica. Un'osservazione obiettiva di una storia ormai lunga e consolidata mette in evidenza come sia necessario andare al di là dei giudizi preconcetti per cogliere la verità e la realtà delle situazioni concrete. La realtà di Cuba oggi, nonostante il pluridecennale embargo statunitense che mirerebbe, oltre che all'indebolimento di uno Stato già povero, all'isolamento di Cuba dal resto del mondo, è invece una realtà positiva, anche agli occhi di un occidentale; Cuba offre l'immagine di una società che mira alla realizzazione concreta di una convivenza nella giustizia, in cui le differenze sociali non assumano le sembianze odiose della nostra società e le disparità economiche siano ricondotte algiusto da parte di uno Stato che si pone come garante della vita dell'intera comunità nazionale.

Ciò avviene, peraltro, in un clima in cui, sul piano religioso, la libertà di espressione popolare è garantita e la storia del rapporto intenso tra Fidel castro e Giovanni Paolo II lo sta a dimostrare; io mi riferirei proprio alla storia di questo rapporto, che ha assunto certamente un forte carattere personale tra due grandi protagonisti della storia novecentesca, ma che ha un significato molto profondo per la società e la cultura del nostro tempo; il rapporto di rispetto, ed anche di simpatia, tra Fidel Castro e Giovanni Paolo sta a dimostrare la possibilità sempre aperta di un incontro tra persone che hanno visioni del mondo diverse, ma, in realtà, non contraddittorie, che hanno un'ansia nel cuore, il desiderio di una vita più giusta, di un “al di là” che rompa i confini della dura realtà attuale, che sperano ancora nell'avvenire – ed anzi hanno una speranza che, sia pure orientata diversamente, può essere messa in comune per un confronto sincero e anche per un agire condiviso. Il caso dei cinque suscita certamente una grande amarezza e un'intensa solidarietà, il desiderio di una revisione delle decisioni prese a loro carico, possibilmente della loro liberazione in tempi brevi; questo caso, ancora di più, spinge chi ne viene a conoscenza a guardare in faccia le contraddizioni del nostro sistema sociale e a cercare un'azione concreta per risolverle, nella prospettiva di una società futura più giusta (è, infatti, la giustizia il vero protagonista - la vittima - di questa vicenda giudiziaria) e più equa economicamente e socialmente.

Questo incontro, in conclusione, secondo me suscita, risveglia, il desiderio di giustizia, la speranza che sta nel cuore di ogni uomo al di là del suo credo: come mi diceva acutamente il parroco di San Luca Evangelista, in fondo, la differenza esistente tra cattolici e comunisti è una diversa trascendenza, e penso che su questa osservazione, di cui si potrebbe fare un'attenta analisi filologica, molto documentata e ricca su una vasta letteratura teologica e politica, si possa adeguatamente concludere che l'incontro della settimana scorsa ha aiutato molte persone a rinforzare una prospettiva esistenziale e di impegno politico e sociale che oggi sarebbe davvero importante diffondere.

Noi viviamo in un tempo in cui la realtà è letteralmente “inventata” da mezzi di comunicazione che si impadroniscono delle coscienze; una generazione come quella dei più giovani tra noi, cresciuta nell'atmosfera artificiale delle nuove tecnologie spersonalizzanti che hanno rotto i legami di solidarietà tra le persone, oggi si trova di fronte alla concretezza dello sfruttamento lavorativo, ma ciò che mi sembra più assurdo è che questa stessa generazione non ha gli strumenti per osservare la propria condizione, per criticare la situazione esistente, per elaborare una coscienza di sé (diciamo pure una coscienza di classe) che è l'unica via per affrontare le contraddizioni del nostro tempo e per orientare adeguatamente un agire politico volto al cambiamento. Episodi dolorosi come quello oggetto del dibattito del 15 scorso, di cui tutti auspichiamo una soluzione positiva, servono anche per suscitare, non solo nei giovani, questa coscienza.

 

 

 

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