Questo libro della cara amica e compagna Pasqualina Curcio e ‘ la storia politica ed economica di una guerra d ‘ assedio imperialista . Un economia sotto assedio e un assedio militare vero e sullo sfondo l’esplicita ambizione degli imperialismi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea di rovesciare il governo Maduro e l’esperienza chavista socialista bolivariana che ha segnato una netta rottura con l’egemonia imperialista in Venezuela e in America Latina.

Sono anni ormai che L’oligarchia interna e gli imperialismi di Usa e Ue stanno preparando un golpe contro Maduro l’unico Presidente legittimo eletto a stragrande maggioranza dal popolo venezuelano.
Ma l’economia non è solo un problema relativo al ruolo del Venezuela nelle transazioni internazionali. Sull’economia interna pesano sfide estremamente impegnative, ma anche sfide politiche per molti aspetti minacciose e di vero e proprio terrorismo da parte dell ‘oligarchia e degli apparati economici e militari fascisti pagati e sostenuti dagli imperialismi e dalle multinazionali , cioè da tutti i vampiri del petrolio e della democrazia popolare e partecipativa.
Ma Caracas non è sola in questa sfida globale per l’auto determinazione dei popoli: ci sono tra i tanti Cuba , Bolivia , Nicaragua , Siria , India , l’Iran, la Russia e la Cina; e poi ci sono i tanti sinceri progressisti democratici e rivoluzionari nel mondo che rispondono quotidianamente alla falsità della comunicazione deviante e alla barbarie capitalista della società del profitto con il sacrificio del proprio lavoro e del lavoro negato e con l’orgoglio di lottare ogni giorno per un mondo di giusti senza frontiere e senza catene.
Luciano Vasapollo e Rita Martufi
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La guerra militare , psicologica , massmediatica ,accompagnano una tremenda guerra economica sempre più intensa e feroce contro il popolo venezuelano; la guerra espansionista imperialista per distruggere la nostra esperienza rivoluzionaria bolivariana chavista non è terminata, al contrario è stata intensificata.
Le mani che hanno manipolato e distorto i mercati, mirando alla destabilizzazione economica e sociale, e alla sconfitta della rivoluzione bolivariana, si sono rese sempre più visibili.
Stiamo ingaggiando una battaglia eroica. Il popolo venezuelano è combattivo, paziente, democratico e molto cosciente del potere del nemico che sta affrontando, e di quanto vaste e crudeli siano le sue azioni. E’ un popolo che è stato capace di resistere a una guerra che, non essendo convenzionale, ha continuato a mutare, affinando certe armi e creandone e intensificando altre.
I due carissimi amici , il professor Luciano Vasapollo e la dottoressa Rita Martufi, mi hanno onorato del loro interesse nel tradurre e pubblicare il libro in Italia. Questa nuova edizione, e su ciò mi sono trovata d’accordo con Luciano e Rita, ha richiesto vari aggiornamenti e aggiustamenti per L edizione italiana .
Sono davvero pienamente soddisfatta dell’eccellente e minuzioso lavoro che hanno realizzato e a loro sono molto grata per la gentilezza e interesse politico e scientifico e la sempre più viva amicizia .
Sono certa che questo libro possa contribuire anche in italia , nel vivo dell’impero , a dare un contributo di verità rivoluzionaria per difendere la democrazia partecipativa del mio paese e l‘ autodeterminazione di tutti i popoli contro le aggressioni imperialiste .
Pasqualina Curcio Curcio

http://cestes.usb.it/leggi-notizia/articolo/la-mano-visibile-del-mercato-guerra-economica-in-venezuela.html

 

Questa domanda è stata posta da coloro che affermano che Nicolás Maduro è un dittatore, un usurpatore e che il periodo 2019-2025 manca di legittimità. Oppure ripetono semplicemente ciò che sentono?

I 12 paesi riuniti a Lima hanno iniziato a veicolare queste opinioni. Si legge nella sua dichiarazione:” … il processo elettorale condotta in Venezuela il 20 maggio 2018 manca la legittimità per non aver avuto la partecipazione di tutti gli attori politici venezuelani, né la presenza di osservatori internazionali indipendenti, né le garanzie e le norme internazionali necessarie per un processo libero, equo e trasparente.”

I leader dell’opposizione venezuelana, ci riferiamo ai non democratici, ripetono senza sosta, e ovviamente senza discutere, che Maduro è un usurpatore.

In un atto di disperazione, il vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence quando è stato costretto a convocare personalmente la manifestazione dell’opposizione del  23 gennaio, a causa della incompetenza della leadership dell’opposizione, ha insistito e ripetuto che il presidente Nicolas Maduro è un dittatore , usurpatore e illegittimo.

La strategia è chiara, ripeti la menzogna mille volte per renderla vera.

Smontiamo la menzogna:

1. Ci sono state elezioni presidenziali. Si sono tenute il 20 maggio 2018, vale a dire prima del 10 gennaio 2019, momento in cui ai sensi degli articoli 230 e 231 della Costituzione presidenziale 2013-2019 scade. La Costituzione veniva violata se le elezioni si fossero tenute dopo il 10 gennaio 2019 o, peggio ancora, se non si fossero svolte.

2. È stata l’opposizione venezuelana a chiedere l’anticipo delle elezioni. Sono state tenute in maggio e nel mese di dicembre, come tradizionalmente è stato fatto, perché era l’opposizione, nel quadro del dialogo avvenuto nella Repubblica Domnicana, ha richiesto che venissero fatte nel primo trimestre del 2018.

3. In Venezuela, il voto è un diritto, non è un dovere. Da svolgere liberamente, anche se influenzato da alcune organizzazioni politiche non democratiche che hanno chiamato all’astensione, anche se hanno deciso di non partecipare al voto  per rendere illegittimo il processo elettorale, ciò significherebbe ignorare e mancare di rispetto ai 9.389 .056 di persone che hanno deciso di di votare e esercitato il loro diritto al voto democratico.

4. 16 partiti politici hanno partecipato alla competizione elettorale (PSUV), (MSV), (Tupamaro), (UPV), (Podemos), (PPT), (ORA), (MPAC), (MEP), (PCV), (AP), (MAS) (Copei) Hope for Change, (UPP89). In Venezuela non è obbligatorio per tutti i partiti politici partecipare ai processi elettorali. Hanno il pieno diritto di decidere se partecipare o meno. Proprio perché il nostro sistema è democratico. Il fatto che 3 partiti (AD, VP e PJ) abbiano deciso liberamente di non partecipare, non rende illegittimo il processo elettorale.

5. Sono stati nominati 6 candidati: Nicolás Maduro, Henri Falcón, Javier Bertucci, Reinaldo Quijada, Francisco Visconti Osorio e Luis Alejandro Ratti (gli ultimi due hanno deciso di ritirarsi).

6. Maduro ha vinto con un ampio margine. Ha ottenuto 6.248.864 voti, pari al 67,84%; Henri Falcón ha seguito con 1.927.958 pari al 20.93%; Javier Bertucci con 1.015.895 pari al 10.82% e Reinaldo Quijada che hanno ottenuto 36.246 voti, pari allo 0,39% del totale. La differenza tra Maduro e Falcón era di 46,91 punti percentuali.

7. Circa 150 persone hanno seguito il processo elettorale, tra cui 14 commissioni elettorali provenienti da 8 paesi; 2 missioni tecniche elettorali; 18 giornalisti provenienti da diverse parti del mondo; 1 Europarlamentare e 1 delegazione della centrale tecnico-elettorale della Russia.

8. Le elezioni si sono svolte con lo stesso sistema elettorale utilizzato nelle elezioni parlamentari del dicembre 2015, in cui l’opposizione venezuelana ha vinto. Sistema automatizzato e sottoposto a controlli prima, durante e dopo le elezioni. Sistema che garantisce i principi di “un elettore, un voto” perché solo con l’impronta digitale viene sbloccata la macchina per il voto  e garantisce il “segreto del voto”.

9. 18 audit sono stati eseguiti sul sistema automatizzato. I rappresentanti del candidato Henri Falcón hanno partecipato ai 18 audit ed hanno firmato i verbali in cui esprimono il loro accordo con il sistema elettorale. Gli audit sono pubblici e trasmessi in diretta sul canale del Consiglio Nazionale Elettorale. Una volta terminati gli audit, il sistema viene bloccato e l’unico modo per accedervi di nuovo è con l’introduzione simultanea dei codici segreti che ogni organizzazione politica ha a disposizione.

10. Nessuno dei candidati che hanno partecipato al processo elettorale ha contestato i risultati. Non ci sono prove di frode, non hanno presentato alcuna prova o denuncia specifica di frode.

Le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 sono state libere, trasparenti, affidabili, sicure e conformi alla Costituzione e alle leggi, nonostante l’appello anti-democratico all’astensione da parte di un settore della opposizione.

Ce ne sono altri che pretendono di usurpare l’ufficio del Presidente della Repubblica con l’argomento di un presunto vuoto di potere, una ipotesi che non è contemplata nella nostra Costituzione,  e con l’istituzione di un “governo di transizione”, una ipotesi nemmeno prevista nella Magna Carta. Come se ciò non bastasse, intendono esercitare un potere al di fuori dei nostri confini in violazione dell’articolo 18 della Costituzione che stabilisce che è Caracas la sede dei poteri pubblici.

Quindi, i fatti dicono che altri sono usurpatori, illegittimi e antidemocratici.

È illegittimo ed è un tentativo di usurpazione che alcuni settori dell’opposizione pretendano di sostenere se stessi con il sostegno di settori stranieri provenienti dai governi imperialisti, per esercitare un’autorità che né il popolo né la Costituzione danno loro.

Ripetiamo queste verità mille volte.

*economista e giurista venezuelana

 

Perchè il Venezuela è nel mirino – insieme con Cuba ma oggi in modo addirittura più violento e organizzato – degli Stati Uniti e dell’Unione Europea?
“L’imperialismo oggi vuole riconquistare l’America Latina perché in un momento di crisi sistemica è necessario per Usa e Ue appropriarsi di quelle risorse”, ha risposto il professor Luciano Vasapollo, docente di economia alla Sapienza di Roma e delegato del rettore per i rapporti internazionali con l’America Latina, introducendo un affollatissimo seminario che si è tenuto nell’Aula di Archeologia della Facoltà di Lettere. “Trump non è una novità nell’imperialismo americano. Barack Obama è stato quello che aveva definito il Venezuela una minaccia straordinaria alla sicurezza degli Stati Uniti a giustificare la politica di aggressione che oggi vediamo. E’ l’Europa, con la sua tradizione umanista che deve smarcarsi dall’imperialismo di Trump. Non è successo e il Venezuela oggi è sola in questo piano di occupazione in corso”, ha aggiunto il grande intellettuale argentino Atilio Boron, docente di sociologia all’Università di Buenos Aires, relatore all’incontro di studio insieme con l’Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz, che ha ripercorso la vicenda delle sanzioni imposte illegittimamente al suo paese per fermare la rivoluzione pacifica di Chavez.

Al centro delle riflessioni del seminario dunque la guerra economica contro il Venezuela, la decadenza dell’impero nord-americana e l’ascesa di potenze come Cina e India che, ha sottolineato Boron nel suo intervento, entro il 2030 rapresenteranno il 39% del Pil mondiale. “Il tema – ha aggiunto Vasapollo – è che sei paesi (Russia, Cina, India, Turchia, Venezuela e Iran fanno oltre il 50 per cento del pil e della popolazione mondiale. Dunque è possibile oggi lanciare una visione basata sul multipolarismo” che potrebbe affrancare l’economia mondiale dalla schiavitù del dollaro.

“Ad esempio – ha ripreso il professor Boron – la Cina in America Latina è una presenza importantissima. È il primo socio commerciale del Caribe dove ha fatto investimenti molto forti,
ma non ha una presunzione egemonica: in America Latina ci sono oltre 83 basi americane ma la Cina non ha basi militari”.

“A Cuba – ha ricordato in proposito Vasapollo – c’è Guantanamo che non è autorizzata da nessun accordo ma è frutto di una occupazione. E negli altri paesi gli accordi sulle basi gli Usa li hanno fatti con le dittature. In Colombia ben 7 basi sono legalmente riconosciute da in trattato firmato da Uribe e Obama. E la Colombia rinuncia a ispezionarle. Ci sono armi nuclearo? Non lo sappiamo. Il trattato stabilisce che qualunque persona entrata in Colombia per recarsi alle basi non può esssere giudicata dal paese ospitante: è una lesione del diritto internazionale. Uno può entrare in Colombia illegalmente e armato. Ma non è un caso estremo: in Messico è uguale”.

Nell’incontro alla Sapienza si è rilevato che le continue offese al diritto internazionale restano impunite a causa del diritto di veto all’Onu. “La Santa Sede – ha ricordato in proposito Vasapollo – promuove e difende il multilateralismo, una visione in definitiva antimperialista. E le nuove potenze emergenti possono davvero aspirare ad un multipolarismo che appare oggi un fattore decisivo per favorire la pace”.

“L’imperialismo si è rivelato decisivo – ha osservato Boron – contro Dilma Rousseff in Brasile e Cristina Kirkner in Argentina, mentre è fallito il colpo di stato in Bolivia, che volevano dividere in Bolivia Orientale, dove c’è il petrolio, e Bolivia Occidentale con il litio. Proprio la volontà nordamericana di accaparramento delle risorse è il movente di tutti gli attentati all’autodeterminazione dei popoli in America Latina”.

“Il ciclo progressista è in una fase recessiva. Ma – ha quindi assicurato Vasapollo – non comincia una nuova fase capitalista perche’ non hanno nessuna possibile soluzione al problema della forbice sociale che si allarga ovunque”.

“E’ il caso di Cuba la migliore risposta alle menzogne contro il Venezuela. Non c’è un bambino, nonostante 60 anni di blocco, che non venga curato o che non abbia un’istruzione a differenza di tanti altri paesi dell’America Latina”, ha convenuto infine Boron.

http://www.farodiroma.it/imperialismo-e-multipolarismo-il-caso-del-venezuela-al-seminario-della-sapienza-con-boron-rodriguez-e-vasapollo/

“Papa Francesco dovrebbe visitare Argentina e Venezuela nello stesso viaggio, in modo che le contrapposizioni tra il suo paese d’origine (oggi il più repressivo verso le istanze della giustizia sociale) e la patria di Chavez (nel mirino degli Usa e della Unione Europea per essere il paese più avanzato nelle politiche sociali di ridistribuzione) esalti il carattere pastorale e non politico della missione del Pontefice”. A chiederlo, in questa intervista a FarodiRoma, sono Attilio Boron, docente di sociologia all’Università di Buenos Aires, e Luciano Vasapollo, ordinario di economia all’Università La Sapienza. Politologo e direttore del Centro Studi Pled, Boron in questi giorni è a Roma per partecipare ad un convegno sull’America Latina promosso dal Cestes, il centro studi dell’Unione Sindacale di base Usb, sindacato oggi molto forte soprattutto nel pubblico impiego ed affiliato alla Federazione Sindacale Mondiale, e ad un incontro a La Sapienza, organizzato dal professor Vasapollo nella sua qualità di delegato del rettore per i rapporti internazionali con l’America Latina. In tale veste Vasapollo ha incontrato nei giorni scorsi Papa Francesco e l’intervista con FarodiRoma parte proprio dalla figura del primo Pontefice latinoamericano, la cui elezione ha acceso una grande speranza per il continente da cui proviene ma coincide anche con un momento reso particolarmente difficile da una strategia di normalizzazione che sembra mortificare le istanze del multilateralismo delle quali la Santa Sede è autorevole sostenitore.

“Francesco deve venire in Argentina, la gente lo aspetta e non capisce le ragioni dei continui rinvii di questo viaggio. Comprendo che ci sia un conflitto con Macri, la cui politica è totalmente disprezzabile. Ma la presenza di Bergoglio avrebbe un effetto straordinario sui suoi connazionali, sarebbe uno stimolo per tutti quelli che aspettano un cambiamento ma non hanno il coraggio di esporsi. E darebbe ai ragazzi la possibilità di ritrovarsi in un’ideale comune, nella richiesta di un cambiamento non violento a favore della giustizia. L’Argentina è il paese in cui maggiormente i giovani fanno ‘lio’ come lui stesso li ha esortati a fare in quello straordinario incontro con loro a Rio de Janeiro in occasione della Gmg 2013”, spiega Boron sottolineando la “distinzione tra la politica, nella quale rientra il conflitto con Macri sui temi dell’economia e sulla pesante repressione in corso, e il ministero del Papa come capo della Chiesa, che va oltre la dimensione della politica e quella della rivendicazione sociale, anche se giusta e necessaria, in quanto esse rappresentano una lettura comunque limitata delle sue parole e dei suoi gesti”.

Per il sociologo e politologo argentino “rinviare ancora il viaggio nella sua patria, che lo attende ormai da 5 anni, rischierebbe di ingenerare una grande delusione nei ragazzi che in Argentina sostengono la visione della Laudato si'”. “Certo – ammette – ci sono vescovi che non condividono la linea di Bergoglio, ma in tutta l’America Latina è così”.

Secondo il professor Boron, “in un certo senso questo Papa innovatore non è benvenuto per quasi nessun episcopato del Continente”. “Ma io penso – confida – che un Papa innovatore non possa lasciare di lato l’Argentina avendo toccato tanti altri paesi che vivono almeno in parte le stesse contraddizioni e difficolta’: ad esempio è stato in Messico e in Colombia, dove ci sono difficoltà e problemi ugualmente complessi e i vescovi sono in buona parte schierati dall’altra parte rispetto alla visione di Francesco”.

“Il Papa dovrebbe visitare nello stesso viaggio anche il Venezuela”, aggiunge da parte sua il professor Vasapollo, reduce da una missione scientifica nel paese “stretto d’assedio da Stati Uniti e Unione Europea con misure economiche gravi quanto ingiuste perchè penalizzano i più deboli, in primis i bambini malati che non possono essere curati e alimentarsi in modo adeguato, e questo significa innescare un genocidio”.
Vasapollo racconta di aver potuto illustrare personalmente al Papa quanto sta accadendo e riferisce che rispondendogli Francesco ha assicurato le sue preghiere perchè “nel paese possano prevalere la giustizia e la pace”. “Le due facce – spiega l’economista – della campagna madurista. Solo la Germania, dopo la guerra, ha investito una percentuale cosi alta del suo bilancio nelle politiche sociali: tre milioni e mezzo di abitazioni di edilizia sociale, infatti, sono un record assoluto”.

Secondo Vasapollo è “molto poco probabile che possa riuscire il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni democratiche dello scorso 20 maggio perchè da parte dell’opposizione
non c’è unità di visione ma interessi divergenti come possono esserlo quelli delle multinazionali, dei narcos e dell’oligarchia latifondista. Mentre continua però il tentativo di destabilizzare il paese affamando il popolo”. “Si vuole determinare – denuncia – una crisi sociale alla quale contribuiscono le fake news che vengono diffuse a piene mani dai media ma sempre più anche da forze politiche, come accaduto nei giorni scorsi in Italia con la mozione parlamentare annunciata da Fratelli d’Italia, che definisce ‘crisi umanitaria’ i problemi del Venezuela, creati invece artificiosamente dall’esterno per impadronirsi delle sue risorse naturali. E’ una maledizione – rileva Vasapollo – quella di essere la maggior riserva di petrolio del mondo. E il quinto paese per oro, argento, coltam e litio. Mentre l’Orinoco è la maggior riserva di acqua dolce del Caribe. Il tutto – osserva Vasapollo – a appena tre giorni di navigazione da Huston”.

In effetti, ricorda Boron, che teorizza il multipolarismo, “la dottrina imperialista ritiene l’America Latina una dipendenza dell’America del Nord, che dunque se ne occupa come di problemi della ‘sicurezza nazionale’ non in termini di una politica estera rispettosa dell’autodeterminazione dei popoli”. “In Caribe – infatti – ci sono 83 basi militari degli Usa. E l’imperialismo americano in questi anni è stato decisivo, ad esempio, contro Dilma Rousseff in Brasile, nel tentativo di colpo di stato in Bolivia (paese che volevano dividere) e ancora contro Correa in Ecuador, Lugo in Paraguay e Cristina Kirkner in Argentina”.

E in questo memento è in atto un tentativo, indotto ugualmente dall’esterno, di rovesciare Ortega in Nicaragua. “Li’ – spiega – il problema per gli Stati Uniti e’ quello di bloccare la costruzuine del Canale transoceanico che potrebbe modificare completamente i rapporti commerciali ed economici. La costruzione del canale in Nicaragua non è iniziata, ma questa possibilita’ di sviluppo, che risulterebbe decisiva, è inaccettabile per gli Usa che attraverso Panama esercita un controllo di fatto su tutto il movimento commerciale di Caribe”.

“Ci sono – rileva in proposito Vasapollo – due grandi opere che possono cambiare la storia dell’America Latina: il canale in Nicaragua e il Porto di Mariel a Cuba che sarebbe diventato il centro di Caribe”.

In proposito, sia Boron che Vasapollo sottolineano che la Cina in America Latina ha una funzione importantissima. “E’ il primo socio commerciale del Caribe, ha fatto investimenti molto forti, ma non fa paura perchè a differenza degli Usa la Cina non ha basi militari”.

http://www.farodiroma.it/il-sogno-non-irrealizzabile-di-un-viaggio-del-papa-in-argentina-e-venezuela-intervista-con-a-boron-e-l-vasapollo/

 

 

 

 

El sueño (no irrealizable) del viaje de un Papa a Argentina y Venezuela. Entrevista a A. Boron y L. Vasapollo

 

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redazione -

 

30/11/2018

 

 “El Papa Francisco tendria que visitar Argentina y Venezuela en el mismo viaje, de modo que las contraposiciones entre su país de origen (hoy el más represivo hacia las demandas de justicia social) y la patria de Chávez (en la mira de Estados Unidos y de la Unión Europea por ser el país más adelantado en las políticas sociales de redistribución) exalte el carácter pastoral y no político de la misión del Pontífice”. Lo sostienen, en esta entrevista con FarodiRoma, Attilio Boron, profesor de sociología en la Universidad de Buenos Aires, y Luciano Vasapollo, profesor de economía en la Universidad La Sapienza de Roma. Político y director del Centro Estudios Pled, Boron se encuentra en Roma para asistir a una conferencia sobre América Latina patrocinada por Cestes, el centro de estudios del sindicato de base de la Unión Usb,  sindicato actualmente muy fuerte, especialmente en el empleo público y afiliado a la Federación Mundial de Sindicatos, y a una reunión en La Sapienza, organizada por el profesor Vasapollo en su calidad de delegado del Rector para las relaciones internacionales con América Latina. Vasapollo se reunió en los últimos días con el Papa Francisco y la entrevista con FarodiRoma arranca justo con la figura del primer Pontífice latinoamericano, cuya elección ha generado una gran esperanza para el continente del que proviene, pero también coincide con un momento particularmente difícil por una estrategia de normalizacion que parece mortificar las instancias del multilateralismo de las cuales la Santa Sede es influyente partidario.

 

 “Francisco tiene que venir a Argentina, la gente lo espera y no comprende las razones de los continuos aplazamientos de este viaje. Entiendo que haya un conflicto con Macri, cuya política es totalmente despreciable. Pero la presencia de Bergoglio tendría un efecto extraordinario en sus compatriotas, sería un incentivo para todos aquellos que esperan un cambio, pero no tienen el valor de exponerse. Y le daría a la juventud la oportunidad de encontrarse en un ideal común, en la solicitud de un cambio no violento a favor de la justicia. Argentina es el país donde la mayoría de los jóvenes hacen ‘lío’, como él mismo los ha instado a hacer en esa reunión extraordinaria con ellos en Río de Janeiro con motivo de la JMJ 2013”, explica Boron, subrayando la “distinción entre política, que incluye el conflicto con Macri sobre las cuestiones de la economía y la fuerte represión en curso, y el ministerio del Papa como jefe de la Iglesia, que va más allá de la dimensión política y de la reivindicación social, aunque justa y necesaria, ya que representan una lectura en todo caso limitada de sus palabras y gestos”.

 

 Para el sociólogo y politólogo argentino, “posponer el viaje a su tierra natal, que lo ha estado esperando durante 5 años, podría crear una gran decepción en los jóvenes que en la Argentina apoyan la visión del Laudato si'”. “Por supuesto – admite -, hay obispos que no comparten la línea de Bergoglio, pero en toda América Latina es así”.

 

 Según el profesor Boron, “en cierto sentido, este Papa innovador no es bienvenido para casi ningún episcopado del continente”. “Pero creo – nos confía – que un Papa innovador no puede dejar a Argentina de lado luego de haber tocado a tantos otros países que viven por lo menos en parte las mismas contradicciones y dificultades. Por ejemplo, estuvo en México y Colombia, donde hay dificultades y problemas igualmente complejos y los obispos están en gran parte alineados del lado opuesto de la visión de Francisco”.

 

 “El Papa también debería visitar Venezuela en el mismo viaje”, agrega el profesor Vasapollo, quien regresó de una misión científica en el país “asediado por Estados Unidos y la Unión Europea con medidas económicas tan serias como injustas porque penalizan a los más débiles, en primer lugar, los niños enfermos que no pueden curarse y alimentarse adecuadamente, y esto significa desencadenar un genocidio”.

 

 Vasapollo cuenta que pudo explicarle personalmente al Papa lo que estaba sucediendo y dijo que al responderle, Francisco aseguró sus oraciones para que “la justicia y la paz puedan prevalecer en el país”. “Las dos caras – explica el economista – de la campaña madurista. Solo Alemania, después de la guerra, ha invertido un porcentaje tan alto de su presupuesto en políticas sociales: tres millones y medio de viviendas sociales, de hecho, son un récord absoluto”.

 

 Según Vasapollo, “es muy improbable que el intento de subvertir el resultado de las elecciones democráticas del pasado 20 de mayo tenga éxito debido a que en la oposición no hay unidad de visión, sino intereses divergentes como los de las multinacionales, los narcos y la oligarquía latifundista, mientras continúa el intento de desestabilizar el país haciendo pasar hambre al pueblo”. “Se quiere determinar – denuncia – una crisis social a la que contribuyen las noticias falsas que se difunden a manos llenas por los medios de comunicación, pero también cada vez más por las fuerzas políticas, como sucedió en los últimos días en Italia con la moción parlamentaria anunciada por Fratelli di Italia, que define como ‘crisis humanitaria’ los problemas de Venezuela, creados en realidad artificialmente desde el exterior para adueñarse de sus recursos naturales. Es una maldición – señala Vasapollo – ser la reserva de petróleo más grande del mundo. Y el quinto país por oro, plata, coltam y litio, mientras que el Orinoco es la mayor reserva de agua dulce en el Caribe. Todo esto – señala Vasapollo – a tan solo tres días de navegación de Houston”.

 

 De hecho, recuerda Boron, el cual teoriza el multipolarismo, “la doctrina imperialista considera a América Latina como una dependencia de América del Norte, que por lo tanto se ocupa de la misma como de problemas de ‘seguridad nacional’ y no en términos de una política exterior que respete la  autodeterminación de los pueblos “. “En el Caribe, de hecho, hay 83 bases militares de Estados Unidos. Y el imperialismo estadounidense en los últimos años ha sido decisivo, por ejemplo, contra Dilma Rousseff en Brasil, en el intento de golpe de Estado en Bolivia (un país al que querían dividir) y nuevamente contra Correa en Ecuador, Lugo en Paraguay y Cristina Kirchner en Argentina”.

 

 Y en este momento hay un intento, alentado igualmente desde el exterior, para derrocar a Ortega en Nicaragua. “Allí – acota – el problema para los Estados Unidos es bloquear la construcción del Canal Transoceánico que podría cambiar completamente las relaciones comerciales y económicas. La construcción del canal en Nicaragua no ha comenzado, pero esta posibilidad de desarrollo, que sería decisiva, es inaceptable para los Estados Unidos, que a través de Panamá ejerce un control de facto sobre todo el movimiento comercial del Caribe”.

 

 “Hay, en este sentido – hace notar Vasapollo – dos grandes obras que pueden cambiar la historia de América Latina: el canal en Nicaragua y el Puerto de Mariel en Cuba que se convertiría en el centro del Caribe”.

 

 En este sentido, tanto Boron como Vasapollo subrayan que China en América Latina desempeña un papel muy importante. “Es el primer socio comercial del Caribe, ha hecho inversiones muy importantes, pero no da miedo porque, a diferencia de los Estados Unidos, China no tiene bases militares”.

 

 

 

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