Dopo il passaggio del ciclone, lo scorso 20 settembre, il tasso di povertà nell’isola si è incrementato dal 44,3% al 52,3%.Le autostrade e i grandi edifici metropolitani circondati da una splendida natura verdeggiante  occultavano la povertà che sino ad oggi era nascosta in Puerto Rico, ma che oggi ha raggiunto il 52 .3% dopo il passaggio dell’uragano Maria.
«Il fenomeno naturale, ha detto un’alta esecutiva,  ha mostrato con la sua devastazione il vero volto della povertà di quest’isola dei Caraibi, sottoposta al dominio coloniale degli Stati Uniti da 119 anni.
Se esistevano dubbi sulla vera situazione  socio-economica di questa nazione, l’Università di Puerto Rico (UPR), nel suo campus di Cayey (al centro),  ha rivelato che dal passaggio del ciclone, il tasso di povertà si è incrementato dal 44.3% al 52.3%
I dati elaborati dal Centro delle Informazioni sul Censimento  (CIC) della UPR-Cayey, rivelano che il tasso di povertà del 9.0 corrisponde a quelle persone che prima dell’uragano vivevano con entrate vicine alla povertà e che in questi ultimi mesi sono cadute al disotto del livello della povertà.
La realtà è più marcata perchè molte persone che lavoravano prima degli uragani Irma e Maria, che hanno colpito il paese a due settimane di distanza, ora hanno spese più alte e meno entrate, perchè lavorano meno ore per via della mancanza di elettricità  o perchè hanno perso il lavoro.
Il direttore del CIC, José Caraballo, ha riconosciuto che l’uragano  Maria ha accresciuto i livelli di povertà in Puerto Rico per cui è probabile che attualmente almeno la metà del paese viva al di sotto del livello di povertà.
«Nella misura in cui il recupero del paese avanza, più persone perdono entrate o il lavoro ed è possibile che 254.905 persone che avevano un’entrata del 25% - 50% superiore al livello di povertà ne cadano al disotto e questo potenzialmente potrà elevare al 59.8 % il tasso», ha segnalato l’economista.
Distribuendo la popolazione tra le età di 17 o meno, da 18 a 24 , da 25 a 64, e da 65 in poi, Caraballo ha affermato che  il tasso di povertà più alto nel 2016 per uomini e donne era del 57% per la popolazione di 17 anni o meno.
A questo si aggiunge che esiste una disparità nella povertà infantile tra municipi, perché nelle regioni montagnose centrali come  Maricao (82,0 per cento), Barranquitas e Comerío (74,0), similare a Patillas (sud)-, è più alta e diminuisce in quelle più prossime alla capitale del paese, come Toa Alta (35,0), Gurabo e Guaynabo,  con il 37%.
L’economista ha spiegato che anche senza considerare il passaggio degli uragani, la popolazione infantile è la più vulnerabile quando si segrega la povertà per età, ed ha reclamato che come parte del processo di recupero del paese si darà priorità ai municipi dove su dieci bambini sette  o otto vivono in povertà.
Si tratta di bambine e bambini emarginati che reclamano perchè si garantiscano loro le stesse opportunità che hanno i bambini privilegiati.
La realtà di Puerto Rico è totalmente indifesa  pur essendo sotto il dominio della potenza del nord, con un’economia a caduta libera per l’undicesimo anno e un’insufficienza fiscale superiore a 7000 milioni di dollari e un debito pubblico che tocca i 73.000 milioni di dollari. (PL/ Traduzione GM – Granma Int.)

L’Avana, 16 ottobre del 2017

Co. Nicolás Maduro Moros

Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Stimato Nicolás:
Ti felicito per i risultati delle elezioni negli stati. Il Venezuela ha dato un’altra grande lezione di pace, vocazione democrática, coraggio e dignità.
Il legato di Chávez è vivo. Lui e Fidel sarebbero molto orgogliosi di questa vitttoria.
Contate sempre con l’appoggio e la solidarietà di Cuba.

Un abbraccio,

Raúl Castro Ruz
Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba

LA PAZ.-Il presidente boliviano Evo Morales ha detto che il suo sogno è che la Bolivia e l’America Latina diventino un modello per il mondo sradicando la povertà e trasformandosi in un territorio di pace.
Il quotidiano  argentino Página 12  ha pubblicato un’intervista al presidente boliviano, nella quale Morales indica che le sue sfide in Bolivia nei prossimi anni sono sradicare l’estrema povertà, possedere servizi di base al 100% ed essere un modello per il mondo.
Poi ha commentato che il suo desiderio è che l’America Latina e i Caraibi siano un modello per altri continenti, basato nella pace ma con giustizia sociale, una pace con dignità e uguaglianza di diritti.
Il mandatario ha un’ampia agenda che comincia dalle 4 di mattina e termina alla mezzanotte, per poter affrontare le aggressioni economiche, politiche e militari degli Stati Uniti.
Senza dubbio ha segnalato che per evitare tutto questo è necessaria l’unione dei popoli e dei movimenti sociali.
Poi ha ricordato quando gli Stati Uniti avevano pianificato di far sparire la Bolivia (1959), mandando alcuni in Argentina, altri in Cile, Paraguay e Brasile e che furono grandi fomentatori del tentativo di colpo di Stato nel 2008.
«Per questo non mi sono mai pentito d’aver espulso l’ambasciatore degli Stati Uniti», ha sostenuto.
In relazione alla politica di sinistra nel XXI secolo ha affermato, citato da Telesur , che importante è identificare i nemici interni - la destra - ed esterni – l’impero.  
A suo giudizio essere di sinistra in questi tempi è orientare le nuove generazioni.
(Traduzione GM - Granma Int.)

Nazioni Unite, 15 mar (Prensa Latina) Bolivia e Cuba occupano i posti due e tre, rispettivamente, in quanto al percento di donne negli scanni legislativi, secondo una mappa mondiale di partecipazione politica divulgata oggi da ONU-donne e l'Unione Interparlamentare (UIP).   
Il paese sud-americano conta col 53,1% dei posti occupati da donne (69 di 130) e l'isola caraibica col 48,9% (299 di 612), superati solo dal Ruanda, col 61,3% (49 di 80).   
La relazione delle nazioni con un 40% di presenza femminile nel Congresso include inoltre Nicaragua, al quinto posto con 45,7%, Messico, all’ottavo con 42,6%, ed Ecuador, undicesimo con 41,6%.  D’accordo con la mappa presentata dalla segretaria esecutiva di ONU-donne, Phumzile Mlambo-Ngcuka, ed il segretario generale dell'UIP, Martin Chungong, quattro paesi non hanno donne nei loro parlamenti nazionali (Micronesia, Qatar, Vanuatu e Yemen). 
Per regioni, i territori nordici hanno la migliore percentuale di donne legislatrici (41,7), seguiti dalle Americhe (28,1) e dall’Europa (26,3), con gli stati arabi e del Pacifico come quelli di livelli più bassi, 18 e 17,4, rispettivamente.  La presentazione ebbe luogo durante la seconda giornata della 61º Sessione della Commissione della Condizione Giuridica e Sociale della Donna, forum di due settimane, installato lunedì, con temi centrali l’arrivo al potere economico femminile e l'equità di genere. 
 

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