Prima che l’intera attenzione mediatica e dell’opinione pubblica fosse fagocitata dal caso della nave della Guardia Costiera italiana ‘Diciotti’ ferma nel porto di Catania con 117 migranti a bordo, nel paese si era acceso un sano dibattito sull’opportunità delle nazionalizzazioni. Tema emerso perché settori  ell’autodefinito governo del cambiamento avevano avanzato l’ipotesi di revocare la connessione delle autostrade alla società controllata dalla famiglia Benetton in seguito al crollo del ponte Morandi a Genova. I settori liberal liberisti sono immediatamente insorti. Agitando anche, a  sproposito, lo spauracchio Venezuela. Insomma, nulla di nuovo per un paese dove il circuito mainstream utilizza quotidianamente fake news  per deformare la realtà e cercare di conformarla ai propri interessi.

Un classico esempio di post-verità.

 

Per questo abbiamo deciso di sentire un parere autorevole. Quello del  professor Luciano Vasapollo, professore di Analisi Dati di Economia  Applicata alla «Sapienza» Università di Roma, Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con i Paesi dell’America Latina e dei  Caraibi; e professore all’Università de La Habana (Cuba) e all’Università «Hermanos Saíz Montes de Oca» di Pinar del Río (Cuba)

 

INTERVISTA

 

Professore, dopo l’immane tragedia di Genova, potrebbe tornare una

stagione di nazionalizzazioni?

 

Siamo ancora una volta di fronte a due modelli di sviluppo che si

scontrano. Uno è lo sviluppo quantitativo basato sullo sviluppismo,

quindi solo sul profitto. Questo crea danni all’uomo e all’ambiente. I

danni si misurano nella maniera in cui vediamo. Facciamo l’esempio del

ponte di Genova: si tratta di una strage di Stato. Mi assumo la

responsabilità piena di questa forte dichiarazione. Una strage

compiuta da quello Stato che ha appoggiato le aziende e le

multinazionali come Benetton che hanno agito come in quel famoso film

‘Prendi i soldi e scappa’. Perché la rete autostradale è stata

costruita con le nostre tasse. Su questa rete ci sarebbe molto da

dire, visto che l’Italia è una grande nave nel Mediterraneo dove ad

esempio il trasporto delle merci si potrebbe fare via mare. Invece si

è sventrato il paese con il sistema autostradale, già dagli anni 50’

con la Democrazia Cristiana, per permettere alla Fiat e all’Iveco

tramite il trasporto su gomma di far soldi.

 

Questo sistema dell'assistenzialismo alle imprese partito negli

anni 50' con i governi di centrodestra e centrosinistra.

L'unica parentesi positiva è stata quelle delle nazionalizzazioni

quando in Italia per cercare di creare un'ammortizzatore sociale

contro lo sviluppo e l'avanzamento del movimento operaio, c'è

stata una redistribuzione del reddito e della ricchezza. Pensiamo al

fatto che oltre al lieve rialzo dei salari diretti e indiretti vi fu

l'importante conquista dello Stato sociale, con la forza del

movimento dei lavoratori. Scuola e sanità gratuita. Insomma, tutto lo

Stato sociale.

 

Parallelamente a questo si è messo in funzione tutto un sistema

'irizzato', quindi un sistema bancario fortemente pubblico,

tutto il sistema energetico con l'ENI, le telecomunicazioni e i

trasporti. Questo passaggio molto importante non vorrei si

dimenticasse perché le nazionalizzazioni hanno funzionato nel nostro

paese. Le nazionalizzazioni hanno reso dei servizi efficienti.

 

 

Poi cosa è accaduto?

 

Poi è successo che il conflitto sociale e la forza del movimento

operaio crescevano e quando l'ammortizzatore dello Stato sociale e

delle nazionalizzazioni non sono più serviti, il grande capitale

nazionale e transnazionale, e quindi anche gli Stati Uniti, hanno

giocato in Italia l'arma del terrorismo e del fascismo. Ricordiamo

la stagione delle stragi impunite, i tentativi di colpo di Stato. Non

c'è un capitalismo buono e uno cattivo. Il capitalismo usa i suoi

strumenti in funzione dei rapporti di forza. Quando i rapporti di

forza erano positivi per i lavoratori il capitale ha dovuto concedere

le nazionalizzazioni e lo Stato sociale, poi ha tentato l'arma

repressiva.

 

Quello che è avvenuto a Genova dimostra che lo sviluppismo quantitativo

questo provoca. Essenzialmente il profitto e la logica che è stata

imputata a Berlusconi, ma che di Berlusconi non è, perché gli artefici

primari sono quelli che hanno voluto l'ingresso nell'Unione

Europea, quindi tutta la diaspora dopo il Partito Comunista. I governi

Prodi, D'Alema e i successivi. I Democratici di Sinistra, il

Partito Democratico e via discorrendo. Che hanno la responsabilità di

aver portato il paese al massacro sociale all'interno

dell'Unione Europea.

 

Qual è la logica che sottende le privatizzazioni?

 

Socializzare le perdite e privatizzare i ricavi. Così è stato fatto

anche con il sistema autostradale. Costruito con le nostre tasse,

dopodiché la gestione è stata data alle multinazionali. Estranee al

settore. Il loro settore produttivo era quello dell'abbigliamento.

Invece Benetton, come tanti altri, vede la rendita. C'è differenza

tra rendita e profitto. Non c'è più bisogno di rischiare per fare

profitto, ma la rendita. Io mi metto al casello, ho una rendita di

posizione, chiunque passa di lì mi paga, altrimenti per fare il tratto

di strada di un'ora ci mette quattro ore. Quindi una rendita

assicurata. Le responsabilità non solo esclusivamente dei

democristiani o di Berlusconi, il PD ha delle responsabilità enormi

perché tutte le concessioni fatte, tutti processi di privatizzazione e

liberalizzazione portano la targa Bersani. A me sinceramente veniva da

ridere quando in campagna elettorale si diceva: esiste un partito di

estrema sinistra, che supera a sinistra il PD sull'asse

Bersani-D'Alema. Quest'ultimo è stato il presidente del

consiglio e il ministro che ha massacrato per gli interessi delle

multinazionali del petrolio. Per portare sull'Adriatico i canali,

le condutture, per aprire le strade alle grandi multinazionali

energetiche. D'Alema ha la responsabilità del bombardamento, del

massacro e del genocidio del popolo jugoslavo. Bersani porta lo

scettro del re delle privatizzazioni in questo paese. Perché a un

certo punto tutte le imprese nazionalizzate le si rendono di proposito

non efficienti - dalle Poste ad Alitalia - per poi procedere con le

privatizzazioni.

 

Quali sono le alternative?

 

Questo è un modello. L'altro modello è quello che vediamo in

Venezuela. Con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti. Un modello

in cui abbiamo uno sviluppo non quantitativo, ma qualitativo, perché

al centro si mette la persona. I governi di Chavez e Maduro invece di

dare l'82% delle rendite petrolifere alle multinazionali del

petrolio e lasciare il 18% al paese, mette a disposizione del

Venezuela l'85% delle rendite. Per le infrastrutture e gli

investimenti sociali. Per una scuola gratuita, per dare al popolo

un'abitazione, il lavoro, un sistema fognario, l'energia

elettrica. Alle multinazionali resta solo il 15%. Nessuna

multinazionale, ENI compresa, decide di andare via dal Venezuela,

pertanto significa che quelle di cui godevano erano super-rendite.

Questo è un sistema di qualità. Basato sulla democrazia economica e

basato sulla democrazia redistributiva. Quella che noi chiamiamo

democrazia socialista dove attraverso le missioni sociali si è cercato

di dare una dignità, un'identità e uno sviluppo autocentrato.

Vedete, sviluppismo quantitativo da una parte, invece tentativo di

avere uno sviluppo autodeterminato, a democrazia economica

partecipativa. Uno sviluppo autocentrato con le decisioni popolari e

la democrazia popolare.

 

In Italia si è creato un clima da stadio dove vi sono due tifoserie che

si affrontano.

 

Non sono un tifoso di calcio. Insegno politica economica

internazionale. Rivendico di essere un marxista. Dove il marxismo non

è soltanto una collocazione politica, ma un metodo scientifico. Poi

sono un dirigente politico, culturale e sindacale. Per cui faccio

riferimento a quelli che sono i programmi e le iniziative portate

dalle organizzazioni alle quali faccio riferimento e mi onoro di

appartenere: dal Cestes dell'USB affiliata alla Federazione

Sindacale Mondiale fino alla Rete dei Comunisti e poi di quella che è

una rete di intellettuali e artisti, marxisti e progressisti, che ho

fondato insieme a molti altri dietro direttiva di Chavez e Fidel

Castro nel 2004.

 

Ora davanti alla scelta di uno sviluppo autodeterminato a democrazia

socialista non è che i capitalisti ti regalano qualcosa. Pertanto

l'attacco al Venezuela è un attacco pesantissimo. Perché dobbiamo

ricordare che il Venezuela è il 5° produttore di petrolio ma il 1°

paese con le maggiori riserve di petrolio. Quindi conquistare il

Venezuela vuol dire conquistare il petrolio. Rimettere le mani

sull'America Latina, dove con tanti colpi di Stato più o meno

bianchi, come contro Dilma Rousseff e Lula in Brasile, quello in

Paraguay, si sta cercando in una fase di guerra espansionistica

economica, quindi di crisi capitalistica, di rimettere le mani sulla

regione. Quindi i provvedimenti presi da Maduro sono i provvedimenti

minimi che avrebbe dovuto prendere per uscire dalla crisi. Quindi

quella che viene chiamata svalutazione del Bolivar, o l'ancoraggio

del Bolivar al Petro, significa cercare semplicemente di sottrarsi

alla speculazione sui mercati di cambio. Perché c'è una

speculazione, una guerra economica che è la guerra commerciale, poi

c'è una guerra finanziaria internazionale, poi una guerra

monetaria sui mercati di cambio. Contro il Venezuela è stato scatenato

tutto questo fino all'attentato a Maduro. Fascisti e

narcotrafficanti contro la Rivoluzione Bolivariana. Per sottrarsi a

tutto questo si prova innanzitutto a legare la moneta alle riserve di

petrolio e non al dollaro o l'euro, quindi alla speculazione e gli

attacchi dell'imperialismo statunitense e di quello

dell'Unione Europea. Guidato da governi di centrosinistra dove il

PD è fonte principale.

 

 

Ha fatto riferimento alle misure implementare da Maduro in Venezuela

per far fronte alla guerra economica e le dure sanzioni statunitensi.

Riusciranno queste a risollevare l’economia venezuelana?

 

Abbiamo la possibilità con delle manovre di uscire fuori dalla tenaglia

della speculazione internazionale. Non sarà facile. I provvedimenti

presi da Maduro sono quelli giusti. Provvedimenti anti-inflattivi, per

la redistribuzione del reddito e delle merci, per rendere il commercio

più autodeterminato, legare la moneta alla criptovaluta Petro invece

che al dollaro o l'euro. Ma se la speculazione internazionale ti

attacca in un momento in cui le rivoluzioni e i paesi progressisti

sono una minoranza senza appoggi internazionali, ovviamente diventa

difficile trovare una soluzione.

 

 

Pertanto a chi afferma, come Casini, che chi vuole le nazionalizzazioni

in Italia vuol dire che vuole rendere il paese come il Venezuela, dico

che ha ragione. Noi che difendiamo non da tifosi, ma da politici che

hanno a cuore le sorti del paese e del popolo, vogliamo processi di

nazionalizzazione in Italia proprio come in Venezuela. Perché

l'unico modello razionale è quello di democrazia economica a

carettere socialista con la pianificazione, e non il cosiddetto

liberoscambio che è il regno estremo del profitto.

 

Intanto continua imperterrita la disinformazione a reti unificate

contro il Venezuela.

 

Approfitto di questa considerazione anche per rispondere a chi ha

pubblicato delle foto dove viene mostrato che per acquistare beni di

prima necessità come un pollo vi è bisogno di una montagna di denaro,

che questa si chiama inflazione. Il problema non è tanto quanto denaro

ci vuole per comprare un pollo, ma la capacità d'acquisto. E la

capacità d'acquisto è intaccata dalla guerra economica che vuole

l'oligarchia venezuelana e le forze reazionarie, imperialiste e

delle multinazionali. Addirittura si è speculato contro il Venezuela

con il terremoto. In Venezuela vi è stato un sisma di potenza 7,3 che

per fortuna non ha prodotto vittime. Ho letto e sentito che si è

affermato come il terremoto abbia colpito un paese già ridotto alla

fame e piegato a causa della dittatura del governo Maduro. Dove

c'è un problema umanitario. Nessuno guarda dentro casa sua.

 

 

Appunto. In Italia?

 

Il nostro governo è molto contraddittorio. Dal punto di vista sociale

si propongono le nazionalizzazioni, anche di settori strategici e

industrie decotte come l'Ilva. Noi sosteniamo questa

nazionalizzazione. Dall'altra parte invece ci sono ministri e

forze di governo eversive, non solo sovversive. Che non hanno a cuore

le sorti del paese né buone relazioni internazionali. Pensate ad

esempio alla nave ferma a Catania dove si stanno commettendo reati

contro il diritto internazionale e addirittura la nostra Costituzione.

Abbiamo settori di governo che si muovono in chiave

anticostituzionale. Se lo facesse un cittadino qualunque sarebbe già

accusato e forse già arrestato. Vedete quant'è contraddittoria

questa fase. Il problema è scegliere da che parte stare.

 

Intanto noi de l’AntiDiplomatico insieme ad altri siamo oggetto di una

campagna infamante.

 

L'AntiDiplomatico e riviste storiche del movimento operaio italiano

che io difendo come Marx XXI, Socialismo 2000, Contropiano, vengono

attaccati e infamati con l'accusa di rossobrunismo, di essere

fascisti, perché vogliono le nazionalizzazioni, uscire dall'euro.

Io penso che Contropiano, un giornale storico della sinistra di classe

come Marx XXI e lo stesso l'AntiDiplomatico dimostrano tutti i

giorni da che parte stare.

 

Noi proponiamo - parlo per me e l’area a cui faccio riferimento -

un'uscita dall'euro che non è certo quella di Salvini,

Casapound o Alba Dorata. Noi individuiamo nella borghesia

transnazionale europea il nemico. Il massacro sociale voluto dai

governi di centrodestra e centrosinistra. Noi vogliamo uscire dalla

gabbia dell'Unione Europea e dell'Euro da sinistra. Con

un'alleanza delle forze popolari, di classe, dell'area

mediterranea e non solo per dare uno sviluppo autodeterminato. Se

questo significa seguire esempi come Cuba o il Venezuela dicessero

quel che vogliono. Noi vogliamo sottrarci alla macchina del profitto

dell'Unione Europea e delle multinazionali. Quindi nulla a che

fare con l'uscita da destra. Davanti all'imperialismo di Stati

Uniti e alla guerra non strizziamo l'occhio a nessuno, ma c'è

una nuova geopolitica dove paesi come l'Iran, la Russia, la Cina,

il Sudafrica giocano il loro ruolo nello scacchiere internazionale.

Nessuno pensa che la Russia di Putin sia l'Unione Sovietica o che

la Cina sia il sol dell'avvenire, però dobbiamo tener conto che

gli Stati Uniti e l'Unione Europea non hanno più la leadership

internazionale perché devono fare i conti con questi paesi. Paesi

sotto sanzione ed embargo come il Venezuela e Cuba fanno bene ad avere

scambi commerciali con soci, non alleati politici, come i cinesi, i

russi, l'India e il Brasile.

 

Poi per favore non si venga a parlare a noi di antifascismo. La nostra

storia politica parla per noi, sin dagli anni 60'. Abbiamo

dimostrato che uno dei nostri valori primari è l'antifascismo

militante. Inoltre tra i fascisti sarebbero da annoverare non solo

quelli che utilizzano la simbologia fascista, ma bensì chi si muove e

opera da fascista, come alcuni settori del governo. Per cui prima di

parlare si guardasse alla contraddizione interna del governo tra i

partiti che vogliono le nazionalizzazioni e altri che invece vogliono

il razzismo, l'estremismo e il fascismo.

 

Quale opposizione per questo governo?

 

Fatemi dire che questo paese non ha opposizione. Perché il PD è il

primo colpevole di tutte le leggi liberticide, le privatizzazioni e le

concessioni alle multinazionali. Questo è un paese che attualmente è

senza governo ed opposizione. L'unica opposizione è quella delle

strade, l'opposizione è quella dei pochissimi mass-media liberi e

indipendenti, e quella di sindacati come l'USB, dei movimenti

sociali e di forze come Potere al Popolo che cercano di organizzarsi e

darsi una prospettiva. Una prospettiva che insieme a Eurostop e altri

movimenti indichiamo nell’uscita da Euro e NATO, per la creazione di

un’ALBA euromediterranea, che abbia come modello l’esperienza

latinoamericana. Quindi nazionalizzazioni, sviluppo autodeterminato e

democrazia economica a carattere socialista.

 

 

 

 

Vogliono impedire che il popolo scelga chi votare?

Sono incarcerato da più di 100 giorni. Fuori la disoccupazione aumenta, più padri e madri non sanno come mantenere le proprie famiglie, e un’assurda politica del prezzo dei combustibili ha causato uno sciopero dei camionisti che ha scombinato il rifornimento delle città brasiliane. Aumenta il numero di persone ustionate mentre cucinano con alcool a causa dell’altro prezzo del gas da cucina per le famiglie povere. La povertà cresce e le prospettive economiche del paese peggiorano ogni giorno.

Bambini brasiliani sono arrestati e separati dalle loro famiglie negli Usa, mentre il nostro governo si umilia davanti al vicepresidente americano. La Embraer (Empresa Brasileira de Aeronáutica S.A.), impresa di alta tecnologia costruita nel corso di decenni, è venduta a un valore così bassi che spaventa anche il mercato.

Un governo illegittimo nei suoi ultimi mesi corre per liquidare quanto più può del patrimonio e della sovranità nazionale: riserve del pré-sal, gasdotti, distributori di energia, petrolchimica, oltre ad aprire l’Amazzonia a truppe straniere. Mentre ritorna la fame, la vaccinazione di bambini crolla, parte del potere giudiziario lotta per conservare il bonus abitazione e, chissà, per ottenere un incremento salariale.

La settimana scorsa, la giudice Carolina Lebbos ha deciso che non posso rilasciare interviste o registrare video come pre-candidato del PT (Partido dos Trabalhadores – Partito dei lavoratori), il maggiore del paese, che mi ha indicato a suo candidato alla Presidenza. Sembra che non sia bastato arrestarmi. Vogliono farmi tacere?

Quelli che non vogliono che io parli, cosa temono che io dica? Cosa sta succedendo oggi con il popolo? Non vogliono che io discuta soluzioni per questo paese? Dopo anni passati a calunniarmi, non vogliono che io abbia il diritto di parlare in mia difesa?

È per questo che voi, i potenti senza voto e senza idee, che avete deposto una presidente eletta, che avete umiliato il paese internazionalmente e che mi avete arresto con una condanna senza prove, con una sentenza che mi manda in prigione per “atti indeterminati”, dopo quattro anni di indagini contro di me e contro la mia famiglia? Avete fatto tutto questo per paura che io dia interviste?

Mi ricordo che la presidente del STF (Supremo Tribunal Federal – Supremo tribunale federale) diceva “cala boca já morreu” (modo di dire brasiliano: sta zitto, è morto!). Mi ricordo del Gruppo Globo (televisione privata monopolistica), che non si preoccupa di questo ostacolo alla libertà di stampa, anzi lo festeggia.

Giuristi, ex capi di Stato di diversi paesi del mondo e anche avversari politici riconoscono l’assurdo del processo che mi ha condannato. Io posso essere fisicamente in una cella, ma sono coloro che mi hanno condannato che sono prigionieri della menzogna che li incatena. Interessi potenti vogliono trasformare questa situazione assurda in fatto politico consumato, impedendomi di concorrere alle elezioni, contro la raccomandazione del Comitato dei Diritti umani della Nazioni Unite.

Io ho già perso tre competizioni presidenziali, nel 1989, 1994 e nel 1998, e ho sempre rispettato i risultati, preparandomi per la elezione successiva.

Io sono candidato perché non ho commesso nessun crimine. Sfido coloro che mi accusano a mostrare prove di quello che ho fatto per trovarmi in questa cella. Perché parlano di “atti d’ ufficio indeterminati” invece di presentare prove di proprietà dell’appartamento di Guarujá, che era di una impresa, dato come garanzia bancaria? Impediranno il corso della democrazia in Brasile con assurdità come questa?

Dico questo con la stessa serenità con cui dissi a Michel Temer che non avrebbe dovuto imbarcarsi in una avventura per deporre la presidente Dilma Rousseff, che se ne sarebbe pentito. I più interessati al fatto che io concorra alle elezioni dovrebbero essere quelli che non vogliono che io sia presiedente.

Vogliono sconfiggermi? Lo facciamo in modo pulito, nelle urne. Discutano proposte per il paese e siano responsabili, soprattutto in questo momento in cui le élites brasiliane corteggiano proposte autoritarie di persone che difendono alla luce del sole l’assassinio di esseri umani.

Tutti sanno che, come presidente, ho esercitato il dialogo. Non ho cercato un terzo mandato quando avevo un indice di rigetto pari solo a quello di approvazione che oggi ha Temer. Ho lavorato perché l’inclusione sociale fosse il motore dell’economia e perché tutti i brasiliani avessero diritto reale, e non solo sulla carta, di mangiare, studiare e avere casa.

Vogliono che le persone dimentichino che il Brasile ha già avuto giorni migliori? Vogliono impedire che il popolo brasiliano – da cui tutto il potere deriva, secondo la Costituzione – possa scegliere chi votare nelle elezioni del 7 ottobre?

Cosa temono? Il ritorno del dialogo, dello sviluppo, del tempo in cui c’è stato meno conflitto sociale in questo paese? Quando l’inclusione sociale ha fatto crescere le imprese brasiliane?

Il Brasile ha bisogno di restaurare la sua democrazia e liberarsi dagli odi che hanno seminato per togliere il PT dal governo, impiantare una agenda di sottrazione dei diritti dei lavoratori e dei pensionati e ripristinare lo sfruttamento sfrenato dei più poveri. Il Brasile ha bisogno di ritrovarsi con sé stesso e di essere di nuovo felice.

Possono incarcerarmi. Possono cercare di farmi tacere. Ma io non cambierò questa mia fede nei brasiliani, nella speranza di milioni in un futuro migliore. Ho la certezza che questa fede in noi stessi contro il complesso del bastardino è la soluzione della crisi che stiamo vivendo.

 * Traduzione a cura di Teresa Isenburg (Comitato Italiano Lula Livre) dell’articolo “Afaste de mim este cale-se” pubblicato su Folha de São Paulo il 19 luglio 2018. In portoghese, “cala-se” significa “taci”, mentre “calice” è il calice: il gioco di parole è evidente.

L’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, resterà in prigione, almeno per ora. Senza dubbio il sistema giudiziario brasiliano difficilmente si recupererà dalla crisi che ha attraversato domenica 8.

Questa è l’opinione della maggioranza dei giuristi in Brasile e anche dei membri della Corte Suprema che hanno criticato l’inazione della presidente di questa istanza massima, Carmen Lucia Antunes.

Le conclusioni sono devastanti, perchè l’episodio, che ha girato attorno alla liberta dell’ex presidente, porta insicurezza e destabilizza la democrazia.

Questo lo ha detto Joaquim Falcao, professore di Diritto della Fondazione Getulio Vargas. «Non so chi ha commesso l’errore Ma so chi ha perso: «La stabilità necessaria per la democrazia», ha indicato clarín.com.

A loro volta i giuristi sostengono che il giudice Rogerio Favreto, del tribunale di seconda istanza di Porto Alegre, era di turno e quindi poteva giudicare se accettava o meno la richiesta di Habeas Corpus.

Nonostante questo il professore d Diritto dell’Universita di San Pablo, Luciano Anderson de Souza, ha messo in discussione l’argomento dato da Favreto: «Perché non aveva fatti nuovi di sorta che giustificassero accettazione da parte dell’istituzione giuridica ».

Il giudice di prima istanza Sergio Moro ha chiamato al telefono la Polizia Federale di Curitiba perché non permette la liberazione del ledaer brasiliano.

«A Moro non competeva questa sentenza e questo pregiudica l’immagine del sistema giudiziario e apporta molta insicurezza», ha precisato l’esperto.

Intanto mentre si cercano dei colpevoli, Lula è sempre recluso e il suo popolo, nelle strade esige la sua liberazione. ( Gm – Granma Int.)

Viva il Messico! Viva Nuestra America!
Dichiarazione della rete in difesa dell'umanità in occasione dell'elezione di Andrés Manuel López Obrador a Presidente del Messico. Ci uniamo alla gioia e alla giusta speranza del popolo messicano con la vittoria che ha conquistato.
La schiacciante vittoria elettorale di André Manuel López Obrador nelle elezioni presidenziali in Messico, è anche la ferma determinazione della gente del paese fratello a realizzare un grande cambiamento di rotta attraverso la politica e le urne.
Si vanno così ad eliminare i vari gravi problemi che hanno sofferto a lungo i messicani, in particolare causati da decenni di politiche neoliberiste: la corruzione, la disuguaglianza e l'ingiustizia sociale, la povertà, la negazione dei diritti alle popolazioni indigene, la violenza sfrenata, l'alienazione della politica estera e le ricchezze del paese.
Questa vittoria segna una pietra miliare nella storia politica dell'America Latina e dei Caraibi, in cui l'ascesa di un governo popolare nella patria di Miguel Hidalgo, Benito Juarez, Emiliano Zapata, Pancho Villa e Lazaro Cardenas sposta la bilancia a favore di lotte popolari e di governi progressisti contro il neoliberismo e per l'unità della nostra America.
López Obrador ha detto che la sua politica estera sarà in difesa della sovranità, indipendenza, non intervento e risoluzione pacifica dei conflitti.
Questo si collega con la Proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come zona di pace concordato dalla Comunità di Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC) nel suo secondo vertice Tenutosi a L'Avana, strumento cruciale per la difesa della pace nella nostra regione.
Ci uniamo alla gioia e alla giusta speranza del popolo messicano con la vittoria che ha conquistato. La pace è il rispetto dei diritti degli altri
Viva il Messico!

Rete di intellettuali, artisti e movimenti sociali in difesa dell'umanità

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Realizzazione: Natura Avventura

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