L’Avana, 16 ottobre del 2017

Co. Nicolás Maduro Moros

Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Stimato Nicolás:
Ti felicito per i risultati delle elezioni negli stati. Il Venezuela ha dato un’altra grande lezione di pace, vocazione democrática, coraggio e dignità.
Il legato di Chávez è vivo. Lui e Fidel sarebbero molto orgogliosi di questa vitttoria.
Contate sempre con l’appoggio e la solidarietà di Cuba.

Un abbraccio,

Raúl Castro Ruz
Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba

LA PAZ.-Il presidente boliviano Evo Morales ha detto che il suo sogno è che la Bolivia e l’America Latina diventino un modello per il mondo sradicando la povertà e trasformandosi in un territorio di pace.
Il quotidiano  argentino Página 12  ha pubblicato un’intervista al presidente boliviano, nella quale Morales indica che le sue sfide in Bolivia nei prossimi anni sono sradicare l’estrema povertà, possedere servizi di base al 100% ed essere un modello per il mondo.
Poi ha commentato che il suo desiderio è che l’America Latina e i Caraibi siano un modello per altri continenti, basato nella pace ma con giustizia sociale, una pace con dignità e uguaglianza di diritti.
Il mandatario ha un’ampia agenda che comincia dalle 4 di mattina e termina alla mezzanotte, per poter affrontare le aggressioni economiche, politiche e militari degli Stati Uniti.
Senza dubbio ha segnalato che per evitare tutto questo è necessaria l’unione dei popoli e dei movimenti sociali.
Poi ha ricordato quando gli Stati Uniti avevano pianificato di far sparire la Bolivia (1959), mandando alcuni in Argentina, altri in Cile, Paraguay e Brasile e che furono grandi fomentatori del tentativo di colpo di Stato nel 2008.
«Per questo non mi sono mai pentito d’aver espulso l’ambasciatore degli Stati Uniti», ha sostenuto.
In relazione alla politica di sinistra nel XXI secolo ha affermato, citato da Telesur , che importante è identificare i nemici interni - la destra - ed esterni – l’impero.  
A suo giudizio essere di sinistra in questi tempi è orientare le nuove generazioni.
(Traduzione GM - Granma Int.)

Nazioni Unite, 15 mar (Prensa Latina) Bolivia e Cuba occupano i posti due e tre, rispettivamente, in quanto al percento di donne negli scanni legislativi, secondo una mappa mondiale di partecipazione politica divulgata oggi da ONU-donne e l'Unione Interparlamentare (UIP).   
Il paese sud-americano conta col 53,1% dei posti occupati da donne (69 di 130) e l'isola caraibica col 48,9% (299 di 612), superati solo dal Ruanda, col 61,3% (49 di 80).   
La relazione delle nazioni con un 40% di presenza femminile nel Congresso include inoltre Nicaragua, al quinto posto con 45,7%, Messico, all’ottavo con 42,6%, ed Ecuador, undicesimo con 41,6%.  D’accordo con la mappa presentata dalla segretaria esecutiva di ONU-donne, Phumzile Mlambo-Ngcuka, ed il segretario generale dell'UIP, Martin Chungong, quattro paesi non hanno donne nei loro parlamenti nazionali (Micronesia, Qatar, Vanuatu e Yemen). 
Per regioni, i territori nordici hanno la migliore percentuale di donne legislatrici (41,7), seguiti dalle Americhe (28,1) e dall’Europa (26,3), con gli stati arabi e del Pacifico come quelli di livelli più bassi, 18 e 17,4, rispettivamente.  La presentazione ebbe luogo durante la seconda giornata della 61º Sessione della Commissione della Condizione Giuridica e Sociale della Donna, forum di due settimane, installato lunedì, con temi centrali l’arrivo al potere economico femminile e l'equità di genere. 
 

L’ indipendentista portoricano è stato trasferito nel suo paese dopo 35 anni e 8 mesi di reclusione nelle prigioni statunitensi.

San Juan -  Le autorità carcerarie statunitensi hanno trasferito ieri 8 febbraio a Puerto Rico il prigioniero politico  Oscar López Rivera,  che ha passato 35 anni e 8 mesi recluso nelle carceri statunitensi, ha scritto il quotidiano portoricano
El Nuevo Día.
Il Responsabile delle Prigioni degli Stati Uniti è stato obbligato a far uscire López Rivera dal complesso carcerario di de Terre Haute (Indiana) e a trasferirlo in una prigione a tempo parziale come parte del processo del suo reinserimento nella società, dopo il cambio nella sentenza.
L’indipendentista  di Puerto Rico aveva chiesto di inviarlo in un’istituzione federale nel suo paese per completare la sentenza, che spirerà il prossimo 17 maggio.
 La sindaco di San Juan ha indicato che López Rivera, che ha compiuto da poco 74 anni, realizzerà un lavoro comunitario  e la sua avvocatessa, Jan Susler, ha detto che Oscar continua ad essere un prigioniero e che si mantengono anche tutte le restrizioni e non solo carcerarie, e che non può parlare con i media di comunicazione.
“È felice, super allegro”, ha detto il 28 gennaio scorso Clarissa López Ramos, al termine di una visita nel carcere di  Terre Haute, dopo che l’ex presidente Barack Obama ha cambiato lo scorso 17 gennaio la sentenza di 70 imposta a suo padre.
Nel 1976, Rivera si era unito alla lotta  clandestina per l’indipendenza del suo paese come membro delle Forze Armate di Liberazione Nazionale – FALN.
Nel 1981 il Buró Federale d’Investigazioni  lo catturò e fu accusato di *cospirazione* per la sua militanza nelle FALN.
( Traduzione GM - Granma Int.)

 

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