LA PAZ.-Il presidente boliviano Evo Morales ha detto che il suo sogno è che la Bolivia e l’America Latina diventino un modello per il mondo sradicando la povertà e trasformandosi in un territorio di pace.
Il quotidiano  argentino Página 12  ha pubblicato un’intervista al presidente boliviano, nella quale Morales indica che le sue sfide in Bolivia nei prossimi anni sono sradicare l’estrema povertà, possedere servizi di base al 100% ed essere un modello per il mondo.
Poi ha commentato che il suo desiderio è che l’America Latina e i Caraibi siano un modello per altri continenti, basato nella pace ma con giustizia sociale, una pace con dignità e uguaglianza di diritti.
Il mandatario ha un’ampia agenda che comincia dalle 4 di mattina e termina alla mezzanotte, per poter affrontare le aggressioni economiche, politiche e militari degli Stati Uniti.
Senza dubbio ha segnalato che per evitare tutto questo è necessaria l’unione dei popoli e dei movimenti sociali.
Poi ha ricordato quando gli Stati Uniti avevano pianificato di far sparire la Bolivia (1959), mandando alcuni in Argentina, altri in Cile, Paraguay e Brasile e che furono grandi fomentatori del tentativo di colpo di Stato nel 2008.
«Per questo non mi sono mai pentito d’aver espulso l’ambasciatore degli Stati Uniti», ha sostenuto.
In relazione alla politica di sinistra nel XXI secolo ha affermato, citato da Telesur , che importante è identificare i nemici interni - la destra - ed esterni – l’impero.  
A suo giudizio essere di sinistra in questi tempi è orientare le nuove generazioni.
(Traduzione GM - Granma Int.)

Con una reazione che si manifesta sorprendente e lenta, i mezzi politici colombiani digeriscono oggi la trascendenza del primo passo del disarmo dato dalle FARC-EP mercoledì, senza la presenza della pompa magna della grande stampa.   
Quel giorno nella notte appena alcuni mezzi nazionali diffusero l'annuncio del disarmo in tre tappe presentato dal leader insorto Timoleon Jimenez, alias Tomochenko, nel suo account di Twitter, mentre brillarono per la loro assenza le reazioni del governo e dell'opposizione, e piuttosto predominò un ambiente di chiaro ermetismo. 
 
Fino ad ieri, nel tardo pomeriggio, il nuovo ministro dell'Interno, Guillermo Rivera, è stato chi espresse -senza affermare che fosse la classica posizione ufficiale della Casa di Nariño - che quelli che si aspettavano che l'insorgenza non consegnasse le sue armi, “rimasero delusi” 
 
Il titolare dell’Interno del governo aggregò che questo passo è la dimostrazione che si realizzerà il nuovo programma del disarmo già deciso, fatto che lascia senza argomenti gli oppositori del processo di pace. 
 
Si potrebbe dire che la prima reazione del governo è stata di stupore, perchè tutti si aspettavano che quando sarebbe successo tale passo trascendentale, in prima fila stesse lo stesso presidente Juan Manuel Santos. 
 
Lo stesso Timochenko espresse, annunciando la consegna alla missione dell'ONU di un 30% dell'armamento guerrigliero, che il mandatario non era stato presente a Caño Indio per complicazioni di agenda, ma che le FARC-EP avrebbero compiuto comunque col calendario fissato dalle due parti in quanto alla deposizione delle armi. 
 
Ieri si conobbe anche, da parte dell'Ufficio del Delegato di Pace, Sergio Jaramillo, che era a Florencia, in Caqueta, insieme al Consigliere per il Post-conflitto, Rafael pardo, che ambedue espressero lì -transitando in un taxi - la loro gioia di ricevere la notizia su questo passo iniziale di disarmo concreto. 
 
La fonte commentò che i due funzionari, in compagnia di una delegazione della Norvegia (paese garante del processo di pace), festeggiarono coi loro accompagnatori l'importante passo pattuito dall'insorgenza e dal governo. 
 
La missione delle Nazioni Unite, da parte sua, si limitò a spiegare ieri i passi tecnici che si diedero per collocare ogni fucile degli insorti nei contenitori posizionati in distinte zone rurali transitorie. 
 
In mezzo alla pioggia di commenti al riguardo che appaiono questo venerdì nei mattutino, il membro del Segretariato delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo, Ivan Marquez, informò all'emittente Blu Radio che fino ad ora, le prime armi deposte sommano un totale di 2230 fucili. 
 
Il comandante Marquez, che è stato il capo della squadra negoziatrice delle FARC-EP nei dialoghi de L'Avana, aggiunse che esiste un piano progettato tra l'ONU ed il movimento guerrigliero per deporre tutte le armi, con la cooperazione logistica del Governo e l'appoggio delle Forze Armate Nazionali. 
 
Da parte sua, l'ex capo della delegazione governativa nelle conversazioni della capitale cubana, Umberto de la Calle, si congratulò anche lui per questo primo passo del disarmo, la cui seconda consegna alle Nazioni Unite (un altro 30%) è prevista per il 14 di questo mese ed un'altra finale per il giorno 20 col 40% restante. 
 
Inoltre, in dichiarazioni a Prensa Latina, il senatore Ivan Cepeda, pensò che questa prima consegna di armi all'ONU, a carico delle FARC-EP, è una dimostrazione della volontà ferrea della guerriglia di compiere gli accordi di pace. 
 
Il co-presidente della Commissione di Pace del Congresso, manifestò i suoi desideri che in una delle due consegne di arma ancora da fare, siano presenti in un atto politico di alto simbolismo il presidente Santos ed anche Timochenko. 
 
La più importante guerriglia colombiana ed il governo realizzarono conversazioni a Cuba durante quasi quattro anni, alla ricerca dell'accordo di pace che sottoscrissero in seguito il governante colombiano ed il comandante guerrigliero nel teatro Colon di Bogotà, il 24 novembre dell'anno scorso e che mise fine ad oltre 50 anni di conflitto armato interno. 
 

Nazioni Unite, 15 mar (Prensa Latina) Bolivia e Cuba occupano i posti due e tre, rispettivamente, in quanto al percento di donne negli scanni legislativi, secondo una mappa mondiale di partecipazione politica divulgata oggi da ONU-donne e l'Unione Interparlamentare (UIP).   
Il paese sud-americano conta col 53,1% dei posti occupati da donne (69 di 130) e l'isola caraibica col 48,9% (299 di 612), superati solo dal Ruanda, col 61,3% (49 di 80).   
La relazione delle nazioni con un 40% di presenza femminile nel Congresso include inoltre Nicaragua, al quinto posto con 45,7%, Messico, all’ottavo con 42,6%, ed Ecuador, undicesimo con 41,6%.  D’accordo con la mappa presentata dalla segretaria esecutiva di ONU-donne, Phumzile Mlambo-Ngcuka, ed il segretario generale dell'UIP, Martin Chungong, quattro paesi non hanno donne nei loro parlamenti nazionali (Micronesia, Qatar, Vanuatu e Yemen). 
Per regioni, i territori nordici hanno la migliore percentuale di donne legislatrici (41,7), seguiti dalle Americhe (28,1) e dall’Europa (26,3), con gli stati arabi e del Pacifico come quelli di livelli più bassi, 18 e 17,4, rispettivamente.  La presentazione ebbe luogo durante la seconda giornata della 61º Sessione della Commissione della Condizione Giuridica e Sociale della Donna, forum di due settimane, installato lunedì, con temi centrali l’arrivo al potere economico femminile e l'equità di genere. 
 

L’ indipendentista portoricano è stato trasferito nel suo paese dopo 35 anni e 8 mesi di reclusione nelle prigioni statunitensi.

San Juan -  Le autorità carcerarie statunitensi hanno trasferito ieri 8 febbraio a Puerto Rico il prigioniero politico  Oscar López Rivera,  che ha passato 35 anni e 8 mesi recluso nelle carceri statunitensi, ha scritto il quotidiano portoricano
El Nuevo Día.
Il Responsabile delle Prigioni degli Stati Uniti è stato obbligato a far uscire López Rivera dal complesso carcerario di de Terre Haute (Indiana) e a trasferirlo in una prigione a tempo parziale come parte del processo del suo reinserimento nella società, dopo il cambio nella sentenza.
L’indipendentista  di Puerto Rico aveva chiesto di inviarlo in un’istituzione federale nel suo paese per completare la sentenza, che spirerà il prossimo 17 maggio.
 La sindaco di San Juan ha indicato che López Rivera, che ha compiuto da poco 74 anni, realizzerà un lavoro comunitario  e la sua avvocatessa, Jan Susler, ha detto che Oscar continua ad essere un prigioniero e che si mantengono anche tutte le restrizioni e non solo carcerarie, e che non può parlare con i media di comunicazione.
“È felice, super allegro”, ha detto il 28 gennaio scorso Clarissa López Ramos, al termine di una visita nel carcere di  Terre Haute, dopo che l’ex presidente Barack Obama ha cambiato lo scorso 17 gennaio la sentenza di 70 imposta a suo padre.
Nel 1976, Rivera si era unito alla lotta  clandestina per l’indipendenza del suo paese come membro delle Forze Armate di Liberazione Nazionale – FALN.
Nel 1981 il Buró Federale d’Investigazioni  lo catturò e fu accusato di *cospirazione* per la sua militanza nelle FALN.
( Traduzione GM - Granma Int.)

 

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