Perché prima della richiesta di Impeachment contro la presidentessa Dilma Rousseff, la stampa brasiliana, nel 2014, fece prosperare l’idea che nelle caserme stava maturando un colpo di stato?

Joao Pedro Stedile - La stampa e in particolare la TV Globo sono la cassa di risonanza della destra, ciò significa che, hanno la funzione di mantenere costantemente sotto pressione il PT, il governo e soprattutto la presidentessa, Dilma Rousseff. Infatti, Lula per governare ha dovuto fare una coalizione con il PMDB e altri partiti minori, che la Destra e il PSDB hanno sempre cercato di far saltare. D’altra parte l’idea del colpo di stato è un prodotto mediatico che è stato scartato dalla stessa borghesia e dagli impresari perché provocherebbe una reazione popolare non indifferente. Purtroppo nel Brasile ancora esistono le vedove della dittatura che approfittano di tutto per avere un minimo spazio nella stampa e questo avvenne quando il PSDB, il 15 novembre del 2014, organizzò una manifestazione nazionale contro il governo federale. Fu in quest’occasione che alcuni personaggi che, appunto, definirei le ultime vedove sconsolate della dittatura, ne approfittarono per infiltrarsi nel corteo e lanciare programmi golpisti che hanno avuto una grande risonanza nei media che, in questo modo hanno coperto di vergogna tutto il PSDB.

Nello stesso tempo alcuni giornalisti hanno costruito lo “Scoop” scandalistico dando un’inadeguata importanza alle dichiarazioni di alcuni membri del Club Militare di Rio de Janeiro, in realtà tutti ex-ufficiali in pensione, sul ruolo dell’esercito nei momenti di crisi politica. Dichiarazioni che hanno facilitato lo scoop mediatico sull’imminenza del colpo di stato.

Voglio rilevare che oggi, come pure nel 2014 la congiuntura politica è totalmente contraria allo sviluppo di un’azione golpista vera e propria. Inoltre gli industriali i banchieri e la borghesia transnazionale sa che un tentativo di colpo di stato provocherebbe, d’immediato, una rivolta popolare in tutto il Brasile. Loro sanno che una rottura istituzionale è molto pericolosa perché l’instabilità politica farebbe retrocedere l’economia in tutto il Brasile. Per questo oggi la destra sta tentando di paralizzare il governo con l’Impeachment, per arrivare alle elezioni del 2018 con un PT completamente squalificato e un movimento popolare sfiduciato e in rotta con la politica.

 

Com’è possibile responsabilizzare giuridicamente l’attuale presidente dei reati amministrativi commessi da un gruppo di direttori della Petrobras che, tra l’altro facevano affari loschi fin dai tempi di Fernando Henrique? E perché si vuole mettere sullo stesso piano l’impeachment di Dilma Rousseff con quello che esautorò Fernando Collor de Mello?

Joao Pedro Stedile – Vari giuristi costituzionalisti hanno già detto che la richiesta d’impeachment contro Dilma Roussef non ha fondamenti giuridici, poiché lei non può essere responsabilizzata per i reati che altri hanno commesso, soprattutto in passato, in una impresa pubblica come la Petrobras che è una delle quindici imprese petrolifere lider nel mondo, con investimenti realizzati per quasi 40 miliardi di euro, un budget commerciale che oltrepassa 100 milioni di euro, un guadagno di approssimativamente sette o otto milioni di euro divisi tra 800.000 azionisti privati oltre al 55% ancora in mano dello stato.

Un’impresa pubblica che da lavoro all’incirca 87.000 lavoratori e produce diariamente due milioni e mezzo di barili di petrolio e che l’ex presidente Fernando Henrique del PSDB fece di tutto per privatizzarla. Quindi, Il motivo principale di questa richiesta d’impeachment è di natura politica. E,’ in realtà, un tentativo per ribaltare l’elezione di Dilma che è stata eletta dalla maggioranza effettiva del popolo. E’, anche una sordida manovra antidemocratica di chi vuole rimettere in gioco tutto quello che è stato negato al mercato dai governi presieduti da Lula e poi da Dilma Rousseff. Primo fra tutti la privatizzazione della Petrobras e delle altre statali energetiche.

Per questo, la stampa e soprattutto la Globo, per valorizzare l’impeachment contro Dilma Rousseff, fanno comparazioni errate con l’Impeachment che nel 1992 ha destituito Fernando Collor de Mello. Un’altra sporca manovra mediatica, perché Collor fu accusato, personalmente di corruzione, evasione fiscale ed esportazione di valuta.

 

La Polizia Federale ha realizzato l’operazione “Lava Jato” per smontare lo schema della corruzione nella Petrobras e subito la TV Globo ha messo l’etichetta del PT su tutta l’inchiesta . Ciò significa che, la TV Globo avrebbe usato l’inchiesta della Polizia Federale nella Petrobras per aprire la strada alla tesi dell’Impeachment?

Joao Pedro Stedile: Senza dubbio, anche se in alcuni giornali è stato spiegato che questo schema funzionava nella Petrobras fin dai tempi del governo di Fernando Henrique e cioè fin dal il governo del PSDB che iniziò nel 1993 e forse anche prima di lui. La Polizia Federale, dopo lunghe e accurate indagini ha scoperto che si trattava di un sofisticato schema di corruzione messo in piedi da un gruppo di direttori che si avvaleva della complicità di parlamentari di differenti partiti. Un sistema di corruzione che poi si è allargato quando il Congresso ha votato il finanziamento privato dei partiti. E’ giusto che la polizia Federale indaghi fino a fondo per poi la Magistratura Federale condannare tutti i colpevoli. E’ necessario, quindi, ottenere il massimo della trasparenza perché questo scandalo rimette nuovamente in causa, il problema della corruzione come una metodologia del capitalismo, usata per sviare per altri fini le entrate di un’impresa pubblica che, in condizioni normali sarebbero utilizzate dallo Stato per il bene pubblico.

E’ la forzatura della TV Globo e poi della stampa in generale per attribuire il tutto il peso dello scandalo dei direttori corrotti della Petrobras unicamente al PT.

 

Subito dopo l’elezione di Dilma mi dicesti che se il governo non avesse preso subito l’iniziativa e se non avesse realizzato le proposte lanciate dal movimento popolare, il governo sarebbe rimasto imprigionato nei meandri dei compromessi parlamentari per non dire delle trappole ordite dall’opposizione. Purtroppo sembra che avevi ragione. Oggi, quali sono le prospettive per il governo di Dilma Roussef?

Joao Pedro Stedile – Certamente se continua a indietreggiare e se non metterà in moto quei meccanismi e quelle riforme che i movimenti popolari hanno suggerito e per le quali si sono mobilizzati nel secondo turno per eleggerla, i problemi del governo aumenteranno. Infatti, c’è anche un’opposizione che sta a sinistra del governo e che vuole che siano fatte le riforme. Inoltre la situazione economica si è deteriorata, soprattutto in conseguenza di fattori esterni ed anche perché è terminato il ciclo del cosiddetto “neodesenvolvimentismo” (il neosviluppismo promosso dallo Stato).

 

Per otto anni il” Neodesenvolvimentismo” è stata la carta vincente del primo e del secondo governo di Lula. Ci potresti spiegare perché con Dilma non ha funzionato?

Joao Pedro Stedile: - Quando Lula vinse la sua prima elezione nel 2003, immediatamente scrisse la famosa “Carta aos Brasileiros” che, in realtà, era un invito diretto principalmente al settore industriale per far ripartire il paese e tirarlo dalla profonda crisi che il programma neoliberale di Fernando Henrique aveva provocato. Ciò garantì la stabilità politica e quindi, anche quella finanziaria con la scomparsa del vortice inflazionario. Vorrei ricordare che la maggioranza del governo Lula nel Parlamento fu ottenuta perché il PT aveva accettato di fare un governo di coalizione con il PMDB e altri piccoli partiti, molti dei quali differenti dal PT.

Di conseguenza il programma di governo non era più quello idealizzato e promesso dal PT nella campagna elettorale. Fu proprio in funzione di questo che Lula e il PT inventarono il “Neodesenvolvimentismo”, che è un programma di governo neosviluppista che rivalutava il ruolo dello stato per far ripartire l’economia e distribuire reddito nei settori più poveri . In pratica, con questo programma, lo Stato si riappropriava di quelle funzioni che il governo neoliberale di Fernando Henrique aveva depositato nel mercato. C’è da dire che contrariando le aspettative, il programma del neosviluppismo ha permesso al Brasile di tornare a essere la ottava potenza industrial, permettendo, così a tutti i settori della società brasiliana di cogliere benefici. Su questo punto lo stesso Lula ha più volte fatto autocritica sottolineando che i banchieri furono quelli che guadagnarono più di tutti. Io, però voglio aggiungere che anche le transnazionali, in particolare i gruppi legati all’agribusiness, hanno guadagnato moltissimo riuscendo a creare un nuovo monopolio della terra.

 

Vuoi dire che l’agribusiness ha soppiantato la piccola o la media proprietà agricola che era la spina dorsale dell’agricoltura brasiliana?

Joao Pedro Stedile: - Esattamente! In molte regioni del Brasile è avvenuto proprio questo . Per esempio nel settore della canna da zucchero, che è un settore chiave per l’economia agricola brasiliana ed anche per l’affermazione politica di una borghesia nazionale, oggi il 50% di tutta la piantagione e della lavorazione industriale della canna da zucchero sta nelle mani di tre imprese transnazionali: la Cargill, l’ADM e la Bunglue. E tutto questo è stato possibile anche grazie, anche, all’intenso lavoro di manipolazione realizzato dalla TV Globo, la TV Bandeirante e la SBT che tutti giorni, durante anni, hanno fatto credere che l’agro-business è l’unica soluzione capace di garantire la crescita e lo sviluppo in Brasile.

In questo modo sono state fatte leggi che favoriscono esclusivamente l’agribusiness, di modo che le piccole proprietà sono entrate in crisi e rapidamente sono state vendute agli agenti delle transnazionali che oggi, oltre alla produzione della canna da zucchero e soprattutto dell’etanolo controllano fisicamente una parte del territorio brasiliano. Un territorio in cui la natura è stata violentata e parte delle popolazioni espulse, grazie anche alla protezione del potere giudiziario che è ancora un potere per così dire imperiale, che rende impossibili gli espropri per la riforma agraria, impedisce la legalizzazione delle terre indigene e delle terre delle antiche comunità di ex-schiavi chiamate “quilombolas”. Un potere che impedisce perfino l’esproprio delle aziende agricole dove è stato scoperto e denunciato il lavoro schiavizzato, violando in questo senso la Costituzione.

 

In questo scenario abbastanza complesso, l’MST disimpegna un ruolo determinante nell’organizzazione di un movimento di resistenza di ambito popolare definito Frente Brasil Popular. Questo movimento si limiterà a contrastare la Destra per salvare il governo di Dilma Rousseff o cercherà di convincere Dilma e il PT a intraprendere la strada delle riforme?

Joao Pedro Stedile: Siamo arrivati alla costituzione del Frente Brasil Popular dopo un lungo percorso di dialogo con le componenti del movimento popolare che, a partire del 2013, si sono mobilizzate contro la Destra e per il miglioramento delle condizioni di vita attraverso un programma di riforme promesso ma mai realizzato dal governo.

Abbiamo iniziato nel 2014 lavorando l’idea di una Assemblea Costituente per realizzare la Riforma Politica, che è l’elemento centrale di tutte le riforme. Per questo fu realizzata una riunione plenaria nazionale con i rappresentanti di più di 400 movimenti, organizzazioni sindacali, centrali studentesche, partiti tradizionali, pastorali, entità. Con loro abbiamo organizzato in tutto il Brasile più di due mila Comitati Popolari. In seguito abbiamo raccolto otto milioni di firme di elettori per richiedere la convocazione di una Assemblea Costituente.

Per questo nel 2015 si doveva realizzare un plebiscito affinché il popolo brasiliano si manifestasse nei confronti dell’Assemblea Costituente. Guarda caso a metà del 2015 è spuntata fuori la richiesta dell’Impeachment che ha bloccato tutto fino a marzo del 2016. Infatti la richiesta di un’Assemblea Costituente si deve al fatto che questo Congresso non ha i presupposti etici per realizzare una Riforma Politica, soprattutto adesso con i finanziamenti che 117 gruppi economici hanno dato ai partiti. Non si tratta, quindi, di una semplice riforma tecnica che ridefinisce stipendi e forme di finanziamento dei candidati. E’, invece una riforma che vuole rifondare il concetto di democrazia per meglio dialogare con la società il modello autenticamente democratico con cui realizzare le decisioni del popolo che va alle urne. Per questo, la Riforma Politica implica trasformazioni e correzioni soprattutto nel potere giudiziario, nell’attuale monopolio mediatico, nel sistema elettorale e nelle relazioni tra le istituzioni - federali, statali e municipali - e il popolo.

 

Come ha reagito il governo nei confronti del Frente Brasil Popular e che tipo di risposte vi ha dato la presidentessa Dilma Rousseff?

Joao Pedro Stedile: C’è stata una risposta simbolica importante da parte della presidentessa Dilma che ha licenziato il ministro delle Finanze, il neo liberale Levy. E’ un buon inizio e ciò significa che il governo ha capito che il Frente Brasil Popular sta agglutinando non solo chi ha votato per Dilma nel secondo turno, ma anche chi, indipendentemente dalla posizione ideologica, è stanco di questa situazione e vuole un cambiamento effettivo e reale. Per questo il Frente Brasil Popular pretende continuare ad agglutinare il consenso dei brasiliani fino a raggiungere la meta dei 54 milioni, cioè la forza sufficiente e necessaria per promuovere le riforme e di conseguenza prepararsi per il futuro, cioè per le elezioni presidenziali del 2018.

 

* Achille Lollo è corrispondente in Italia del giornale “Brasil De Fato”, articolista internazionale del giornale web “Correio da Cidadania”, Editor del programma TV “Quadrante Informativo”. Collabora con “L’Antidiplomatico” e la rivista “Nuestra America”.

 

Ottobre 2015 : in difesa militante delle rivoluzioni socialiste chavista, cubana, boliviana , per la cultura dell ' autodeterminazione dei popoli contro le guerre espansioniste degli imperialismi USA e UE, per l ' ALBA di una futura umanità, costruire l'ALBA EURO MEDITERRANEA .
Entrevista video en TELESUR MSN sobre da Caracas :
http://a.msn.com/01/es-ve/AAeVTfb?ocid=se

Messico, 4 set (Prensa Latina) Vidulfo Rosales, avvocato dei genitori dei 43 studenti di pedagogia scomparsi in Messico, ha considerato che il dossier che si presenterà la prossima domenica traccia una nuova rotta nelle istruttorie del caso, divulgano oggi mezzi di stampa. 

 
Il Gruppo Interdisciplinare degli Esperti Indipendenti della Commissione Interamericana dei diritti umani presenterà il dossier: “Ayotzinapa. Investigazioni e Prime Conclusioni” che riunisce il lavoro sviluppato in sei mesi nel paese. 
 
In pochi giorni si compierà un anno dalla sparizione forzata dei 43 studenti della Scuola Normale Rurale Raul Isidro Burgos, successa tra la notte del 26 e l'alba del 27 settembre 2014, nel municipio di Iguala, nello stato di Guerrero. 
 
Questo dossier degli esperti segna una nuova rotta in questa investigazione, l'ossigena e dà nuove rotte, segnalò Rosales. 
 
Inoltre, ha detto che i genitori sperano si aprano tre nuove linee di investigazione che catalogano come imprescindibili: una verso l'Esercito, un'altra verso l'ex governatore di Guerrero, Angel Aguirre, ed una verso il circolo politico di Iguala ed i suoi dintormi. 
 
Significò che per i genitori in termini giuridici la verità è ancora in disputa. 
 
Ig/mpg

Martedì 9 giugno si è svolto l’incontro tra le delegazioni della Sapienza e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. La delegazione del Venezuela era composta da Jorge Alberto Arreaza, Vice Presidente Esecutivo della Repubblica Bolivariana del Venezuela; Julian Isaias Rodriguez, ambasciatore presso la Repubblica Italiana; German Mundarain Hernandez, ambasciatore presso la Santa Sede; Gladys Francisca Urbaneja Duran, ambasciatore presso la Fao. 
All’incontro hanno preso parte, per la Sapienza, il rettore Eugenio Gaudio,  il Prorettore agli Affari generali Antonello Biagini, il Prorettore alla Ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico Teodoro Valente, il delegato alla cooperazione Umberto Triulzi e il delegato per i rapporti con l'America Latina e i Paesi Caraibici Luciano Vasapollo. Il Rettore Eugenio Gaudio ha espresso il convincimento che l’università La Sapienza e gli istituti universitari del Venezuela possano avviare importanti forme di collaborazione sul piano della didattica e della ricerca, ed esprime soddisfazione per il livello qualitativo dei rapporti che intercorrono nella convinzione che si possa realizzare un processo di crescita comune.

http://www.uniroma1.it/archivionotizie/incontro-con-la-delegazione-venezuelana

 

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