Per un soffio il più grande e importante paese dell’America Latina non è tornato sotto il tallone della destra liberista e filo statunitense. Per soli tre punti percentuali, ossia circa tre milioni di voti, la presidente uscente Dilma Rousseff ha battuto il suo sfidante Aecio Neves, arrivato ad un pelo dalla vittoria.

La presidente uscente ha vinto con il 51,64% dei voti, mentre al suo oppositore Neves sono andati il 48,36% dei suffragi. Quello di ieri é il risultato più scarso ottenuto dal Partito dei Lavoratori da quando il metalmeccanico Lula da Silva vinse le presidenziali nel 2002. E, paradossalmente, dodici anni dopo molti dei brasiliani che alla fine hanno deciso di recarsi alle urne e scegliere Rousseff in realtà lo hanno fatto pensando proprio a lui, al presidente operaio e alle mille promesse di riforma e di riscatto sociale, la maggior parte delle quali non mantenute e rimaste lettera morta.
Ma la prospettiva che l’ottava potenza economica del mondo potesse cadere di nuovo sotto il giogo di Washington ha spinto molti a scegliere il ‘male minore’, o a sperare di nuovo che la rinnovata vittoria possa imprimere ad un ormai incolore PT una nuova spinta riformatrice.

L’attuale presidentessa del  Brasile, Dilma Rousseff,ha  ottenuto la maggior quantità di voti nelle elezioni politiche di ieri, domenica 5, ma il vantaggio  non è stato sufficiente per  ottenere la vittoria e si andrà così al ballottaggio, il prossimo 26 ottobre, con il candidato del Partito della Social Democrazia Brasiliana, Aécio Neves.

Con più del 99 % dei seggi scrutati il  Tribunale Superiore Elettorale ha informato che Dilma, candidata del Partito dei Lavoratori  (PT), ha ottenuto il  41,52 % dei voti, Neves il  33,65 % e l’aspirante del Partito Socialista Brasiliano, Marina Silva, ha avuto solo il 21,29 %.

Il risultato è una nuova sorpresa nel convulso scenario politico brasiliano degli ultimi mesi, perchè sino a poche settimane fa tutte le inchieste davano la Silva come la possibile concorrente di Dilma  Rousseff in un ballottaggio, e in alcuni momenti l’avevano collocata alla pari con la Roussef.

Brasilia, 15 set (Prensa Latina) I candidati presidenziali brasiliani aumentano questa settimana i loro impegni in tutto il paese e le mobilitazioni in cerca di voti, quando restano solo 19 giorni, prima delle elezioni generali in questo paese sudamericano.

La presidentessa della nazione, Dilma Rousseff, che cerca la rielezione per il Partito dei Lavoratori (PT), ha difeso l'investimento nell'educazione delle risorse ottenute dallo sfruttamento del petrolio.

L'aumento degli asili nido, degli stipendi migliori per gli insegnanti e garantire la qualità e l'accessibilità di tutti i bambini ed i giovani alle scuole sono stati sottolineati da Rousseff nelle dichiarazioni ai mass media nazionali.

 Tra le altre priorità citate, c’è stata la concessione nel 2015 di 100 mila borse di studio per i giovani che desiderano studiare all'estero, nella cosiddetta seconda fase del programma "Scienza senza frontiere", se venisse rieletta come presidentessa.

 Dilma Rousseff ha ribadito le sue critiche negative contro Marina Silva, sul Partito Socialista Brasiliano (PSB), per la disputa della presidenza, per cambiare idea ogni volta che si sente sotto pressione.

 Ha detto: “chi non ha una posizione definita non può essere presidentessa” ed ha ribadito la necessità di non portare il dibattito politico sul campo personale.

Bogotà, 4 lug (Prensa Latina) I guerriglieri colombiani dell'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), si riuniscono oggi con il governo di Juan Manuel Santos, a cinque decenni della sua creazione, in mezzo ai colloqui esplorativi che preparerebbero la strada per una pace possibile.
Creato il 4 luglio 1964, da un piccolo gruppo di 16 uomini, la seconda forza degli insorti del paese va avanti verso la fine di un conflitto armato che risale a più di mezzo secolo fa, verso la ricerca di una pace con giustizia per tutti, dice.
In una recente dichiarazione, con motivo del cinquantesimo anniversario della sua fondazione, l'ELN ha sottolineato che la sfida di quella giornata di luglio, quando hanno cominciato la lotta a San Vicente de Chucurí, nel dipartimento di Santander, aveva tante aspettative "come quelle che ha ancora oggi, riuscire la pace con giustizia ed equità sociale".

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