MER, 29/01/2014 - 11:09

 PROCLAMAZIONE DELL’AMERICA LATINA E DEI CARAIBI COME ZONA DI PACE

 (ORIGINALE FIRMATO DAI CAPI DI STATO E DI GOVERNO DELLA COMUNITA’ DEGLI STATI LATINOAMERICANI E CARAIBICI)

 I Capi di Stato e di Governo della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), riuniti a L’Avana, Cuba, nei giorni 28 e 29 gennaio 2014 nel II vertice, a nome dei loro popoli e interpretando fedelmente i loro desideri ed aspirazioni,

 Ratificando l’impegno dei propri paesi sui Propositi e i Principi consacrati dalla Carta delle Nazioni Unite e dal Diritto Internazionale, e coscienti che la prosperità e la stabilità della regione contribuiscono alla pace e alla sicurezza internazionale,

 Coscienti che la pace è un bene supremo e un desiderio legittimo di tutti i popoli e che preservarla è un elemento sostanziale dell’integrazione dell’America Latina e dei Caraibi e un principio e un valore comune della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC),

 Riaffermando che l’integrazione rafforza la visione di un ordine internazionale giusto, radicato nel diritto e in una cultura di pace che esclude l’uso della forza e dei mezzi non legittimi di difesa, tra cui le armi di distruzione di massa e, in particolare, le armi nucleari,

Il secondo Vertice della CELAC che si terrà a L'Avana: uno spazio di partecipazione per Porto Rico

 Il Primo Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) si è svolto a Santiago del Cile tra il 27 e il 28 gennaio 2013 con la partecipazione di 33 nazioni dell'America Latina e dei Caraibi.

 Questo sforzo per una maggiore unità di tutta la regione si pone in proseguimento con il Vertice dell'Unità dell'America Latina e dei Caraibi tenutosi in Messico il 23 febbraio del 2010 e con il Vertice  Costitutivo della CELAC tenutosi nei giorni 2 e 3 dicembre del 2011 a Caracas, Venezuela. La CELAC rappresenta oggi per l'America Latina ed i Caraibi l'incipiente realizzazione di uno strumento che per decenni i popoli del subcontinente americano hanno rivendicato e desiderato. Oggi comprende ben 590 milioni di uomini e donne distribuiti su una superficie di oltre 20 milioni di chilometri quadrati. Da quando è stato istituito, ai sensi della IIIͣ parte del documento intitolato ¨Le procedure per il funzionamento organico della CELAC¨, a questo organismo spettano "le competenze e il dialogo della Comunità con altri paesi e gruppi regionali"-

Sembravano essersi placate, dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi e gli scontri che avevano scioccato il Brasile, le proteste contro il governo, la corruzione e in particolare lo sperpero di denaro pubblico per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla celebrazione dei mondiali di calcio di quest’anno.  Ma evidentemente si trattava solo di una tregua. A cinque mesi dall’inizio della competizione ieri sera parecchie migliaia di persone sono scese in piazza in varie città del Brasile per dire no ai Mondiali. Non si sono viste le enormi folle del giugno dello scorso anno, e a volte solo poche centinaia di dimostranti, ma comunque la giornata di ieri è il segno che la rabbia e il malcontento covano sotto la cenere.
L’appello degli organizzatori denuncia, tra le altre cose, il moltiplicarsi delle spese previste per il campionato e si schiera contro la corruzione e il nepotismo nella pubblica amministrazione, che ha fatto si che gli appalti per le grandi opere necessarie ai mondiali andassero ad aziende favorite solo perché molto generose con i vari responsabili politici imponendo alla società brasiliana costi più che raddoppiati a fronte di infrastrutture scadenti e inadatte.

27 gennaio 2014
Lo scorso 23 gennaio è stato diffuso un comunicato del Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC Timoleón Jiménez, relativo allo stato del conflitto reale ed alla sua rappresentazione mediatica. In particolare, “Timochenko” denuncia “l'intenzione del governo di presentare all'opinione pubblica nazionale e mondiale una guerriglia assediata e distrutta”, con il duplice obiettivo “di tappare la bocca a Uribe ed al suo seguito, e di alleviare le preoccupazioni dei proprietari terrieri, industriali e finanzieri, così come delle multinazionali che investono nel paese, rispetto al processo dell'Avana”. La propaganda di regime cade nelle più ridicole contraddizione quando contemporaneamente sbandiera “un numero sempre più ridotto di guerriglieri, totalmente demoralizzati sulle possibilità di vittoria”, mentre esponenti del regime “predicano e applicano l'incremento delle proprie truppe e di ogni ordine di risorsa per riuscire a conseguire questa riduzione”.

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