Nasce la ULAN Unione Latinoamericana Agenzie di Notizie. La sua storia inizia nell’ottobre del 2010 a Buenos Aires dove si erano riuniti rappresentanti delle agenzie pubbliche di notizie dell’America Latina per discutere della costruzione di un blocco regionale di produzione informativa. A seguito ci sono stati altri incontri e, alla fine, il 2 e 3 giugno di quest’anno, a Caracas, è nata la ULAN.

A questa Unione partecipano Télam dell’Argentina, ABI della Bolivia, la  Agencia BrasilPrensa Latina di Cuba, l’Agenzia Pubblica di Notizie dell’Ecuador e Sudamerica (ANDES), l’Agenzia Guatemalteca di Notizie (AGN), l’Agenzia di Notizie dello Stato Messicano (Notimex), l’Agenzia d’informazione pubblica del Paraguay (IP) e l’Agenzia Venezuelana die Notizie (AVN).

L’obiettivo dichiarato della ULAN è la promozione della democrazia e della comunicazione in America Latina per arricchire l’integrazione regionale dei popoli. E, di fatto, i paesi che vi collaborano hanno sicuramente politiche e prospettive diverse, ma sono avvicinati dal comune interesse a collaborare in questa Unione perché, come dice Héctor Villarreal,  direttore del messicano Notimex “il legame con agenzie Latinoamericane e caraibiche è di vitale importanza dal punto di vista sociale, geografico ed economico”.

Il 13 dicembre scorso il presidente dell’ULAN, Sergio Fernández Novoa,  ha inaugurato l’inizio della programmazione anche sul primo canale della TV pubblica del Paraguay auspicando, insieme al Ministro dell’Informazione e Comunicazione di quel paese, Augusto Dos Santos, “una comunicazione più plurale, democratica e diversa”.

E, sempre nel campo dell’informazione e delle comunicazioni dell’America Latina, c’è da segnalare che, durante l’illustrazione del bilancio annuale dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), la Segretaria Generale  María Emma Mejía ha presentato la nuova pagina web dell’organizzazione, www.unasursg.org, che mette insieme tutta l’informazione dei Consigli e Istituzioni di questo organismo, le notizie che si pubblicano sulle attività svolte, l’agenda ecc.

La Colombia è stata l’ultimo paese dell’area a ratificare, il 14 novembre scorso a Quito, il legame con quest’altro strumento (UNASUR) che i paesi dell’America Latina si stanno dando per  rafforzare il processo di consolidamento economico/culturale che ormai da qualche tempo stanno portando avanti in maniera unitaria su base regionale, a prescindere dai governi che sono in capo ai singoli stati (e che non si possono certamente dire omogenei tra loro).

Questi paesi credono tutti in un processo d’integrazione che porterà dialogo “produttivo e fruttifero” in tutti i campi, e, durante la ratifica del trattato, la ministra degli esteri colombiana María Ángela Holguín ha apertamente ricordato l’importanza dell’incontro previsto per il 30 novembre a Brasilia (in cui sono stati poi presi accordi e fatti progetti per reti fluviali, viarie e ferroviarie che unificano strutturalmente la regione) ed ha sottolineato che “una sola voce ha più forza”, probabilmente riferendosi anche al fatto che tutto questo crea enormi opportunità di profitto al capitale regionale affrancandolo dallo sfruttamento delle multinazionali statunitensi, giapponesi, ecc. che hanno da sempre fatto il bello e il cattivo tempo.

L’UNASUR, del resto, già da prima della ratifica colombiana stava seguendo un suo percorso di riconoscimenti e consolidamento (è stato approvato il suo stato di Osservatore presso l’Assemblea Generale dell’ONU) e si è data una serie di organismi (Consigli) che coprono parecchi campi:

·       Consejo de Salud Suramericano (CSS) (Salute)

·       Consejo Suramericano de Desarrollo Social (CSDS) (Sviluppo)

·       Consejo Suramericano de Infraestructura y Planeamiento (COSIPLAN) (Infrastrutture e Pianificazione)

·      Consejo Suramericano de Educación, Cultura, Ciencia, Tecnología e Innovación (COSECCTI)(Istruzione, cultura, scienze, tecnologia e innovazione)

·      Consejo Suramericano sobre el Problema Mundial de las Drogas (Problema droghe)

·      Consejo de Defensa Suramericano (CDS) (Difesa)

·      Consejo Suramericano de Economía y Finanzas (CSEF) (Economia e Finanza)

·      Consejo Energético Suramericano (Energie)

Già dal semplice elenco delle materie d’interesse dell’UNASUR, si capisce come questa sia specchio di necessità ed intenzioni ormai definite, determinate e, soprattutto, strategiche da parte di tutti gli Stati dell’area Latino Americana e Caraibica che si stanno riprendendo spazi, risorse e potere che sembravano ormai da tempo ad unico appannaggio degli USA.

Tutti questi organismi, che a vari livelli si sta dando l’area Latino Americana e Caraibica (dalla CELAC all’UNASUR, all’ULAN e l’ALBA) stanno di fatto precludendo il perpetuarsi della politica spudoratamente imperialista degli Stati Uniti del nord America, che, forse anche per questo, stanno ormai palesemente cercando di trasferire la loro influenza imperiale in Asia: non c’è più abbastanza posto per loro nell’ex  “cortile di casa”.

 

http://agenciasulan.org/2011/12/hector-villarreal-america-latina-es-parte-de-nuestra-nacionalidad/http://agenciasulan.org/historia/

http://agenciasulan.org/2011/12/unasur-balance-2011-y-nueva-pagina-web/

http://unasursg.org/index.php?option=com_content&view=article&id=416:una-sola-voz-tiene-mas-fuerza-subrayo-canciller-de-colombia-al-depositar-ratificacion-al-tratado-constitutivo-de-unasur&catid=66:noticias-unasur

a cura della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

 

Lo storico Vertice della CELAC, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, rappresenta uno spartiacque nella vita del continente latino americano, dopo secoli di colonialismo e politiche neoliberiste che hanno spogliato e depredato il continente, non solo delle materie prime, ma anche della libertà e sovranità nazionale soffocata nel sangue dalle dittature militari sostenute e finanziate dagli Stati Uniti, o comunque sottoposta a ogni tipo di pressioni, ingerenze politiche ed economiche da parte di una potenza che ha considerato sempre il continente latino americano il suo “patio trasero”.

La formazione di un nuovo organismo continentale con l’integrazione senza la tutela degli Stati Uniti e nel rispetto della diversità è stato, infatti, uno dei punti sui quali i mandatari riuniti a Caracas sono stati tutti d’accordo: bisogna approfondire l’integrazione in un contesto di solidarietà, cooperazione complementarietà e concertazione politica, come hanno messo in risalto vari leader politici.

Tra gli interventi dei capi di stato che hanno caratterizzato questo vertice, registriamo quello del  Presidente della Bolivia Evo Morales ha manifestato la sua soddisfazione, perché dopo 500 anni di resistenza i paesi storicamente oppressi si sono riuniti per cercare la loro liberazione attraverso l’integrazione. Morales ha sottolineato il fatto che il Vertice sia realizzato “quando il modello neoliberale sembra attraversare una crisi terminale del capitalismo... E’ importante identificare i responsabili della povertà, della diseguaglianza e dell’ingiustizia; dibattere, analizzare e progettare la grande unità dei paesi d’America, senza Stati Uniti, per liberare i nostri popoli”.

Il Presidente cubano Raul Castro nel suo intervento ha denunciato i tentativi delle potenze imperialiste di destabilizzare l'ordine costituzionale nei paesi dell'America Latina e dei Caraibi, ricordando l’interferenza degli USA nel golpe del 2002 in Venezuela, nel tentato colpo di stato in Bolivia nel 2008, nel colpo di stato in Honduras nel 2009 e di nuovo il tentato colpo di stato in Ecuador nel 2010. Tutti questi paesi sono membri dell’Alba. Tutte queste interferenze si sono verificate “in complicità con le organizzazioni imprenditoriali, con i potenti gruppi editoriali e pubblicitari dell’America Latina”. Raul Castro ha affermato, inoltre, che "le politiche imperialiste che hanno distrutto nazioni e massacrato migliaia di civili" devono finire, reclamando un futuro di pace e la sovranità per l’America Latina e i Caraibi.

Il Presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica, per il quale “nessun capitale è più prezioso di quello di andare avanti insieme oltre le differenze”, ha sottolineato che la parola autodeterminazione è sparita dalla lingua delle cancellerie del mondo ricco e che in America Latina e nei Caraibi esiste una lotta tra l’essere e il non essere, e per questo ha sollecitato i governanti a lavorare con tutti i settori della popolazione latinoamericana senza distinzione di classe: “Se non abbiamo  l’appoggio di quelli che vanno a piedi, degli indigeni, dei neri, non avremo la forza necessaria per conseguire la nostra indipendenza”.  Per il Presidente uruguaiano  “La necessità che i paesi dell’America Latina e dei Caraibi si uniscano è imposta dalla natura dei fatti”.

Nella stessa linea, il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha sottolineato che il processo di unità dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi deve essere soggetto soltanto “alla sovranità e agli interessi della nostra comunità”. Ortega ha denunciato il governo degli Stati Uniti, perché non solo esercitano il veto di opporsi a che alcuni organismi concedano crediti e finanziamenti ai popoli anti-imperialisti, ma si sentono anche i proprietari di tutti gli organismi internazionali. Il Presidente del Nicaragua propone anche di identificare quali sono gli elementi che più uniscono e potenziano i gruppi sub-regionali come l’Alba (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America), l’Unasur (dell’Unione delle Nazioni Sud-Americane), il Caricom (Comunità degli Stati Caraibici) o il Petrocaribe (Organizzazione intergovernativa di cooperazione energetica), per applicarli alla Celac: “Sono sicuro che così possiamo convertirla in una potenza”. Daniel Ortega suggerisce alla nascente Comunità degli Stati Latino Americani e Caraibi di guardare alla crisi che colpisce attualmente l’Unione Europea, per non commettere gli stessi errori che hanno originato il caos e per non sottomettere l’unità latino americana al dettato del libero mercato e del capitale finanziario speculativo. “La nostra unità dobbiamo sottometterla ai principi della sovranità”.

Il vertice si è concluso con la presentazione da parte del  Presidente Hugo Chavez  dei comunicati, dei documenti e degli accordi approvati all’unanimità dai 33 paesi  partecipanti, tra i quali emergono “La Dichiarazione di Caracas”, “il Piano di Azione di Caracas 2012”, “Il procedimento per il funzionamento organico della CELAC”, “la Dichiarazione Speciale sulla Difesa della Democrazia nei paesi della CELAC”, un comunicato per il mettere fine al Bloqueo di Cuba imposto da parte degli Stati Uniti ed un comunicato sui legittimi diritti dell’Argentina nella disputa sulla sovranità sulle isole Malvinas.

Nella Dichiarazione di Caracas , documento che definisce la Celac come  “ la più alta espressione della nostra volontà di unità nella diversità”, si possono leggere affermazioni come:

 “è necessario approfondire la cooperazione e l’attuazione di politiche sociali per la riduzione delle diseguaglianze sociali interne al fine di consolidare nazioni capaci di compiere e superare gli obiettivi di sviluppo del millennio”.

è necessario che questo nuovo blocco regionale “si converta in uno spazio che rivendichi il diritto all’esistenza, alla conservazione e alla convivenza di tutte le culture, razze ed etnie che abitano nei paesi della regione, così come il carattere multiculturale dei nostri popoli”;

è necessario unificare gli sforzi per “dar impulso allo sviluppo sostenibile della regione”, per “contribuire con il consolidamento di un mondo pluripolare e democratico, giusto ed equilibrato, e in pace, spogliato dal flagello del colonialismo e dall’occupazione militare.

Tutte affermazioni queste che dovrebbero suonare come musica per le orecchie dei lavoratori europei, sottoposti invece ai diktat della Troika che vorrebbe risolvere la crisi sistemica del modo di produzione capitalistico con le ennesime ed inutili ricette neoliberiste che servono solo a massacrare ed impoverire i soliti noti, cioè la classe lavoratrice.

Sono stati approvati, inoltre, molti documenti tra i quali spiccano la dichiarazione speciale sulla difesa della democrazia e dell'ordine costituzionale dei paesi membri della CELAC; il sostegno alle strategie di sicurezza del Centroamerica; l'eliminazione totale di armi nucleari; il saluto al ventesimo anniversario dell'agenzia brasiliano-argentina di Contabilità e Controllo dei Materiali Nucleari (ABAC);  l'appoggio alla lotta contro il terrorismo, in tutte le sue forme e manifestazioni; la lotta sulla questione mondiale della droga e del narcotraffico.

Ma rivestono un rilievo politico particolare il comunicato sulla fine del Bloqueo contro Cuba e quello sulla legittimità dei diritti dell’Argentina sulle Malvinas, soprattutto perché sono un segnale di discontinuità nei confronti della politica attuata fino ad ora dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) che al riguardo ha sempre mantenuto un atteggiamento di pedissequa accondiscendenza a favore degli interessi statunitensi e contro la sovranità dei popoli latino-americani, meritandosi a pieno l’appellativo di “ministero delle  colonie”.  

Si è manifestata, infatti, la necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro il popolo cubano, al cui benessere provoca danni ingiustificabili e che “ mina la pace e la convivenza tra le nazioni americane”. Si esige inoltre da Washington il rispetto delle successive risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite così come la risposta ai ripetuti appelli che hanno fatto i paesi dell'America Latina e dei Caraibi per porre fine a questo blocco.

Ricordiamo per inciso che in una informativa presentata recentemente dal vice cancelliere cubano, Abelardo Moreno, si è dichiarato che i danni causati dall’imposizione statunitense, fino al 2010, arrivano a 975 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda il comunicato a favore dell’Argentina, si è ribadito il sostegno per i legittimi diritti del paese latino americano nella disputa sulla sovranità delle isole Malvinas, e si è sollecitato che con i governi di Gran Bretagna e Irlanda, nel più breve tempo possibile, si  trovi una "soluzione pacifica e duratura" del conflitto e che i negoziati devono procedere secondo le dichiarazioni fatte dalle Nazioni Unite (ONU).

Per questo è necessario che il Presidente pro tempore della Celac chieda al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la ripresa dei negoziati per risolvere " questa anacronistica situazione coloniale sul suolo americano" questa anacronistica pretesa di continuare lo sfruttamento delle risorse rinnovabili e non rinnovabili del territorio argentino, la cui sovranità è riconosciuta dall’ ONU.

Durante la chiusura del Vertice, il Capo di Stato venezuelano Hugo Chavez  ha consegnato la presidenza pro-tempore della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici al mandatario cileno, Sebastian Piñera, che ha assicurato che è arrivato il tempo dell’America Latina e dei Caraibi. “Lavoreremo con unità e speranza per adempiere il compito assegnatoci”. Il Presidente cileno sarà affiancato dal Venezuela in quanto attuale paese ospitante e da Cuba che ospiterà invece il vertice nel 2013, scelta questa approvata per acclamazione e ulteriore  segno di discontinuità con l’OSA che ha sempre escluso la partecipazione di Cuba.

Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

 

Fonti

http://www.vermelho.org.br/noticia.php?id_noticia=170165&id_secao=7

http://www.vermelho.org.br/noticia.php?id_noticia=170128&id_secao=9

http://www.celac.gob.ve

http://www.avn.info.ve/contenido/celac-ratifica-declaracion-caracas-voluntad-ntegracion

http://www.avn.info.ve/contenido/celac-condena-bloqueo-estadounidense-al-pueblo-cubano

http://www.avn.info.ve/contenido/celac-respalda-derechos-argentina-sobre-islas-malvinas

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