8 mag (Prensa Latina) La brigata numero 41 del Contingente Internazionale Specializzato nell'Affrontare Disastri e Grandi Epidemie Henry Reeve, partirà oggi per il Nepal, dove presterà aiuto dopo il terremoto successo in questo paese il passato 25 aprile.  

 
Il gruppo, integrato da 49 collaboratori, di cui 25 medici di diverse specializzazioni, si è preparato in poco tempo, secondo una notizia divulgata nel periodico Granma. Marcia Cobas, vice ministra del Ministero di Salute Pubblica, espresse che in 24 ore gli specialisti e l'equipaggiamento erano già pronti. 
 
Segnalò che portano in Nepal un ospedale di campagna che includerà servizi di un'unità chirurgica, sterilizzazione, unità di cure intensive, possibilità di diagnosi (che include raggi x, laboratorio semiautomatico ed ultrasuoni), oltre aree di visita e servizi di riabilitazione, uno dei lavori più importanti da realizzare nei prossimi giorni. 
 
Cobas ha sottolineato che nei bollettini emessi dai funzionari del Ministero di Relazioni Estere che si trovano nel paese asiatico preparando condizioni per l'arrivo della brigata, si evidenzia che esiste una gran aspettativa nella popolazione del Nepal per l'arrivo dell'ospedale cubano. 
 
Ig/vm

Caracas, 4 mag (Prensa Latina) Ramon Labañino, uno dei Cinque cubani, ha affermato oggi in questa capitale che l'America latina non è oramai il patio posteriore degli Stati Uniti, realtà resa possibile grazie all'opera dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chavez.  

Ci sono molte cose da perfezionare, ma l'unità regionale cresce, ha assicurato Labañino, che è arrivato questo pomeriggio alla Caserma della Montaña insieme all'antiterrorista Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez, dove riposano i resti mortali di Chavez.

Il leader bolivariano è stato uno dei principali propulsori della campagna mondiale per la liberazione dalle carceri statunitensi del citato gruppo, conosciuto internazionalmente come i Cinque.  

Labañino ha affermato che lui ed i suoi compagni avevano un debito con Chavez per tutto l'appoggio che aveva offerto loro.

Ha aggiunto che sono venuti in Venezuela per compierlo e, pertanto, si sentono soldati della Rivoluzione bolivariana.  

Da parte sua, il vicepresidente venezuelano Jorge Arreaza, che ha accompagnato gli antiterroristi nella loro visita al mausoleo, ha sottolineato che per Chavez la causa dei Cinque era quella dell'America Latina. 

Oggi deve essere felice di ricevere qui cinque dei suoi figli, come lo è il presidente Nicolas Maduro, ha osservato.  

La lotta è valsa la pena, è valso la pena torcere il braccio all'impero, ha concluso.  

Ig/tgp    

La decisione del governo statunitense di ritirare Cuba dalla chiamata lista di Stati patrocinatori del terrorismo, oltre a riparare un'ingiustizia, elimina durante il tragitto un scoglio verso la normalizzazione delle relazioni bilaterali.   

Questo mese di aprile il presidente nordamericano, Barack Obama, ha inviato al Congresso una relazione destinata all'esclusione dell'isola da questo elenco unilaterale che elabora annualmente il Dipartimento di Stato.

Benché l'organo legislativo abbia 45 giorni per pronunciarsi sulla Certificazione di Rescissione della designazione di Cuba Stato Patrocinatore del Terrorismo, emessa da Obama, la decisione della Casa Bianca è considerata come un fatto, perché in questa materia la sentenza definitiva ricade sul governo. 

Neanche le pressioni e manovre della congressista repubblicana Ileana Ros-Lehtinen, una delle più acerrime patrocinatrici della politica anticubana a Washington, hanno possibilità di prosperare, secondo quanto ha ammesso la stessa legislatrice la settimana scorsa quando dichiarò: non possiamo interrompere il processo.   

Il capo della Casa Bianca conta, inoltre, con l'appoggio della cittadinanza, secondo i risultati di un'inchiesta recentemente pubblicata da CNN/Opinion Research, secondo la quale il 59% degli statunitensi appoggia la decisione del mandatario. 

Più di tre decadi fa, giusto in marzo del 1982, l'amministrazione dell'allora presidente Ronald Reagan incluse il paese caraibico in questa relazione sotto il pretesto dell'appoggio della Rivoluzione cubana ai movimenti di liberazione in America Latina ed in Africa.   

Fonti negli Stati Uniti segnalano anche che Cuba è stata aggregata alla lista come rimborso per la Fondazione Nazionale Cubano-Americana, assolutamente controrivoluzionaria, per il suo appoggio alla politica di Reagan contro il Nicaragua.

Col passare degli anni ed il cambiamento della congiuntura internazionale, Washington variò il discorso e ricorse a nuove manovre per tentare di giustificare la permanenza della maggiore delle Antille in quella lista, dove ci sono anche Siria, Iran e Sudan.   

Questa posizione si mantenne fino ad ora nonostante il proprio Dipartimento di Stato nordamericano ammettesse nella sua relazione di aprile del 2014 l'inesistenza di informazione che il governo cubano somministri armamento o allenamento a gruppi considerati come terroristi. 

Per Cuba la permanenza in questo elenco ha significato una recrudescenza delle sanzioni che soffre già a causa dell'ingiusto bloqueo imposto dagli Stati Uniti da più di mezzo secolo.   

È bene ricordare che i paesi accusati dal Dipartimento di Stato nordamericano hanno proibite alcune esportazioni, affrontano restrizioni all'assistenza economica ed all'accesso ai mercati finanziari ed ai sistemi di crediti internazionali.

Di lì l'incremento della persecuzione alle transazioni finanziarie verso la nazione caraibica che ha tra gli esempi più recenti la multa enorme di più di otto mila milioni di dollari imposta dagli Stati Uniti contro la banca francese BNP Paribas.   

In un fatto storico, il passato 17 dicembre Washington e L'Avana hanno annunciato l'intenzione di ristabilire relazioni diplomatiche ed avanzare verso la normalizzazione. Benché la maggiore delle Antille non abbia imposto come pre-condizione per il ristabilimento dei vincoli l'uscita dalla lista, sì considera che questo è durante il tragitto una questione di giustizia ed un tema di vitale importanza verso la normalizzazione delle relazioni.

Nel suo recente discorso nel Vertice delle Americhe in Panama, dove Cuba ha partecipato per la prima volta, il presidente Raul Castro salutò l'annuncio del capo della Casa Bianca di avanzare in questo senso.   

“Apprezzo come un passo positivo la recente dichiarazione del presidente Obama che deciderà rapidamente sulla presenza di Cuba in una lista di paesi patrocinatori del terrorismo dove non dovevamo mai stare, perché quando questo ci è stato imposto, risulta che i terroristi erano quelli che mettevamo i morti”, ha detto Raul. 

Inoltre, durante l'ultimo mezzo secolo, pochi paesi come Cuba dovettero affrontare tanti attentati e sabotaggi ordinati o appoggiati dal governo nordamericano.      

Una meticolosa investigazione storica, giuridica e politica rivelò che questi attacchi causarono la morte di 3478 cubani, mentre altri 2099 rimasero inabili. 

Risulta paradossale che uno dei paesi che più ha sofferto in carne propria per atti di terrorismo, si mantenga nella lista unilaterale del Dipartimento di Stato, più ancora quando la nazione caraibica è una delle più solidali del mondo.   

Cuba non è stata mai un paese terrorista. Cuba è stata un paese pacifista e molto solidale col mondo intero. Se gli Stati Uniti l'hanno inclusa in quella lista si sono sbagliati, ha dichiarato recentemente il presidente della Bolivia, Evo Morales.

Nonostante essere un paese bloccato dagli Stati Uniti, negli ultimi 55 anni più di 137 mila lavoratori della salute cubani contribuirono a salvare vite in zone di difficile accesso di 120 paesi del mondo, fatto che è una dimostrazione dell'altruismo della Rivoluzione.   

Carmen Esquivel, editrice capa di Prensa Latina

Il Itolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato indicato per la psoriasi severa, una malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce circa 125 milioni di persone nel mondo.

L’Avana- La Medaglia d’Oro della Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI) è stata assegnata al medicinale Itolizumab, in una cerimonia che ha visto la presenza di Miguel Díaz-Canel, membro del Burò Politico del Partito Comunista di Cuba e primo vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri.

Hanno partecipato anche Elba Rosa Pérez Montoya, membro del Comitato Centrale e ministra di Scienza, Tecnologia e Ambiente (Citma), con altri dirigenti all’incontro realizzato nel memoriale José Martí della capitale, che è stato un riconoscimento ai costanti passi avanti del settore scientifico dell’Isola e alla loro applicazione nella salute pubblica.

“Il Itolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che riconosce l’antigene leucocitario CD6 per il trattamento delle malattie autoimmuni, e in modo specifico la psoriasi”, ha detto la Master in Scienze, María de los Ángeles Sánchez Torres, direttrice dell’Ufficio Cubano della Proprietà Industriale.

“Questo è un prodotto indicato per la psoriasi severa, una malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce circa 125 milioni di persone nel mondo”, ha spiegato. Nuno Pires de Carvalho, direttore della Divisione della Proprietà Intellettuale e Politica di Competenza della OMPI, ha consegnato il premio al dottor Kalet León Monzón, vice direttore generale di Investigazione e Sviluppo del Centro di Immunologia Molecolare, che lo ha ricevuto a nome dei suoi cinque autori principali.

Anche se in America Latina ci sono vari paesi che si dedicano all’investigazione scientifica, in proporzione Cuba è quello che ha ricevuto il maggior numero di Medaglie d’Oro della OMPI, ha commentato Pires de Carvalho in una dichiarazione esclusiva per la AIN, riferendosi al fatto che Cuba ha ottenuto dieci Medaglie d’Oro consegnate da questo organismo specializzato della ONU, creato nel 1967, con sede a Ginevra e con 187 Stati membri.

“Attualmente questo costituisce l’esempio di una nazione che cerca il miglioramento della salute pubblica della sua popolazione” ha detto ancora. il Itolizumab si utilizza in Cuba, Repubblica Popolare della Cina e India, mediante una strategia di commercio che ha implicato la creazione di un’impresa mista, con capacità di produzione nelle quali Cuba ha apportato il suo know-how.

(Traduzione GM – Granma Int.)

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