Felicidades al movimiento internacional de los trabajadores ;que sepamos ser dignos del inmenso legado que Fidel y Chavez dejaron  en nuestras manos.

En estas ultimas semanas està continuando la politica economica de la troika europea (BCE,FMI, COMISION EUROPEA ) de crear en la opinión pública que los Estados están al borde del colapso,y ahora el ataque es directamente contra Italia, y al mismo tiempo se tenta de ocultar la crisis económica general de acumulación del sistema capitalista, el desastre de los mercados crediticios y financieros. Las ultimas decisiones se continuidad de la logica de la politica economica de la Union Europea continuan  creando al mismo tiempo la necesidad de la socialización de las pérdidas del sistema bancario a través del dinero de los impuestos y tasas de los trabajadores, el recorte del Estado Social del bienestar y del costo del trabajo; en  la misma lógica de cuando se iniciaron los procesos de privatización y debía convencerse a todos los ciudadanos que las empresas públicas eran parasitarias y asistidas, y que solo con las privatizaciones se llegaría a la eficacia y a la eficiencia, pero la historia económica ha demostrado lo contrario.

En este sentido es que se interpreta que la acción de la Unión Europea, no dotada de una autónoma capacidad política, impone a los países deficitarios, las mismas reglas de los planes de ajuste estructural que el FMI ha aplicado en los últimos 30 años para hacer “usura” sobre los países de América Latina y condicionar las modalidades del desarrollo. Se hace así jugar ahora en Europa como antes en América Latina, un rol central a las reglas del Banco Mundial además de aquellas del Fondo Monetario Internacional.

De aquí se comprende claramente porqué Alemania controla las variables fundamentales de las politicas economicas financieras y comerciales, en cuanto su crecimiento está centrado en las exportaciones y porqué  necesita el déficit de los países europeos del área mediterránea, los denominados PIGS (Portugal, Italia, Grecia y España) incluida también en diferentes formas Francia, en cuanto la adquisición por parte de Alemania de los títulos de la deuda pública de estos países, representa una forma de inversión del excedente germano acumulado.

Una respuesta concreta , aquello que afirmamos desde tempo en varios de nuestros libros , es que estamos frente a una cuestión política, de correlación de fuerzas ,que en el divenir de la lucha de clase pueda poner a favor del mundo de los trabajadores percursos como programa minimo de fase a partir de conquistas sociales. En primero imponiendo con la lucha lineas de politicas economica que inmediatamente se pongan fuera de la prioridad de las empresas, sino a las prioridades sociales, a la mejora continua de la calidad de vida, a la formación del saber no centrado en la lógica de competitividad de un nuevo darwinismo económico, sino a la valorización preventiva de una nueva calidad del desarrollo socio-economico.

Necesida inmediatamente renforzar el movimiento sindical y social de lucha en Europa ,que son mas o meno 7-8 anos a partir de las propueste del CESTES , nuestro centro de estudio de la Union Sindical de Base- USB, està avanzando  una propuesta de democracia partecipativa economica y politica de roptura y salida del euro y de la Union Europea, con el cambio del sistema monetario y financiero que sea una respuesta conjunta, porque el peso de la periferia europea mediterránea es muy superior a aquél del países considerados en forma individual, donde la capacidad de resistencia y negociación es mucho mayor si se realiza conjuntamente, en particular, si son reforzados estructuralmente con la nacionalización de la banca y de los sectores estratégicos y la nacionalización de tales sectores debería permitir destinar utilidades hacia usos sociales.

Por tanto en tal sentido, el movimiento de los trabajadores no puede y no debe ser elemento cogestor de la crisis, sino encontrar en la misma crisis los elementos para el reforzamiento de su subjetividad enteramente política, que así como la naturaleza económica de la crisis de la cual se ha expresado en precedencia, entrará en crisis solamente si las fuerzas subjetivas del movimiento obrero y de clase sabrán transformar la crisis económica y política en quiebre del sistema de producción capitalista, a través de construcciones de sistemas de relaciones socialistas.

La solución es solo política y está en manos de la subjetividad de la clase trabajadora , capaz de organizarse para salir del modo de producción capitalista.

Felicidades al movimiento internacional de los trabajadores ;que sepamos ser dignos del inmenso legado que Fidel y Chavez dejaron  en nuestras manos. Solamente así nos animamos a decir :

¡Feliz año 2017 y exitos de nuevas victorias  de nuestra revolucion socialista internacionalista!

 

 

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera dell'ambasciatore in Italia della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

La lettera si riferisce ad una assai poco commendevole vicenda italica, tipica di un modo di "far politica" che ha nulla a che vedere con la solidarietà internazionalista e molto con l'ansia di apparire, individuale o di microgruppi. E' più che ovvio, infatti, che nessun soggetto italiano possa pretendere la "rappresentatività unica" dell'attività solidale nei confronti di un paese aggredito dall'imperialismo statunitense. Ed è altrettanto ovvio che qualsiasi forzatura – involontaria o peggio ancora volontaria – dell'unità nella solidarietà non può che danneggiare gli interessi del paese cui viene espressa.

Nella solidarietà internazionalista, infatti, al centro di tutto sta l'interesse del popolo e della rappresentanza politica che si è liberamente scelto. Nessuno "straniero" può pretendere di anteporre le proprie visioni, ambizioni, ansie di protagonismo.

Sappiamo da sempre che, purtroppo, il terreno della solidarietà internazionalista può diventare invece un "campo ambito" per individui o microsoggetti che poco hanno da dire o da fare nel blocco sociale del proprio paese. O anche, in qualche caso, per soggetti assai poco raccomandabili.

 Come sempre, non entriamo in polemiche inutili, o addirittura dannose per una Rivoluzione che difendiamo, come in questo caso. Ogni lettore, ogni compagno, ogni attivista internazionalista, ha qui un gran numero di spunti su cui riflettere.

 

*****

 

LETTERA APERTA AI COMPAGNI DELLA RETE CARACAS CHIAMA

 

Non è un piacere avere delle responsabilità assegnate attraverso una legge. Sfortunatamente, però, l’articolo 17, comma 14 della Legge Organica del Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri obbliga la Missione Diplomatica che dirigo a “INDICARE I MOVIMENTI DI SOLIDARIETÀ NELLO STATO RICETTORE E CANALIZZARE LA LORO INTERAZIONE CON IL VENEZUELA, SOTTO IL COORDINAMENTO DELL’UFFICIO DEL VICEMINISTRO CORRISPONDENTE”. Non è un piacere che tale funzione non venga condivisa con i consolati e nemmeno che queste funzioni di tipo prevalentemente politico siano state attribuite esclusivamente alle Missioni Diplomatiche, lasciano al margine gli uffici consolari.

Non è un piacere perché le responsabilità condivise sono quelle che ci permettono di vivere come collettività. Senza di esse, la convivenza è selvaggia. Noi esseri umani scegliamo deliberatamente tra varie alternative e siamo coscienti che tali scelte avranno delle conseguenze. Per questo, la responsabilità che ne deriva è un onere per la libertà. La responsabilità è un’etica che non distingue tra l’individuale e il collettivo. Ma, in quest’ultimo aspetto, unisce o separa se non viene esercitata con trasparenza o se risulta contaminata da un’azione irrazionale di predominio.

 

Quanto sopra indicato, si riferisce al VI Incontro della Rete Caracas ChiAma, deciso e convocato a Napoli, da un piccolo settore della Red di Napoli, per essere organizzato a Napoli. La decisione doveva essere presa, a livello istituzionale, durante il V Incontro della Rete Caracas ChiAma, tenutosi a Roma. Ma così non è stato, non si è votato e il silenzio è stato interpretato in un modo privo di buon senso. Il silenzio né acconsente né nega, è solo silenzio. Perciò non legittima nessuna frazione della Rete Caracas ChiAma, in nessun luogo d’Italia, a decidere il luogo in cui si realizzerà il nuovo incontro con i movimenti. Qualsiasi decisione presa al di fuori del V Incontro o decisa unilateralmente non è legittima.

Quando non ci sono norme scritte, le abitudini diventano regole. Ma al di là dell’ordine giuridico borghese, l’etica della responsabilità esercitata con trasparenza ed equilibrio, come atto razionale deliberato, non può marginalizzare l’unità di un collettivo che esiste già da tempo e al quale tutti abbiamo dato forza e vigore per mantenerlo senza divisione. Questo, in Italia, rappresenta una rarità, per via dei contrasti permanenti tra individualità o gruppi di ideologia progressista e non progressista.

La Rete Caracas ChiAma porta un nome che la lega direttamente al Venezuela. Si identifica come un collettivo o un gruppo di supporto alla rivoluzione Bolivariana. Bolívar esigeva lealtà. Alcune volte riuscí ad ottenerla, altre volte no. Giustiziò il Libertador della Guyana a causa della sua slealtà. Ma, più che la lealtà, il Libertador venezuelano metteva al primo posto l’unità. Il Comandante Chávez ha ereditato questa concezione Bolivariana e l’ha fatta sua. Prima di lui, la sinistra venezuelana era un insieme di sigle che non comunicavano niente. Soltanto delle foglie morte, degli inutili apparecchi e gusci vuoti. Guidati da leader che, per vanto e autosufficienza, ascoltavano solo se stessi. Grazie alla sua tolleranza, Chávez è riuscito a unire cattolici, protestanti, massoni, socialdemocratici, cristiano-socialisti, ex guerriglieri, ultra-nazionalisti, rappresentanti di sinistra di tutte le fazioni, trotzkisti, anarchici, femministe e una lunga lista di organizzazioni che finiscono in “iste” o in “ismi”.

Il settarismo, l'immaturità, la mancanza di crescita politica, l’orgoglio, l’arroganza e anche “la mancanza di ignoranza”, come il sarcasmo popolare definisce chi si sente superiore agli altri, hanno reso impossibile la convivenza tra i diversi settori politici in Venezuela. “L’unità all'interno delle differenze” o “la convergenza nella diversità”, erano atti sconosciuti. Quando sono stati scoperti, è iniziato a nascere l’ ottimismo nei diversi poli del potere popolare.

Tutto ciò si esprimeva nella contrapposizione tra collettivi, posizioni personali o di gruppo, che non prendevano in considerazione le maggioranze e pretendevano addirittura di imporsi tramite ricatti e con voti truccati. Voltando le spalle all’interesse della collettività si mettevano d’accordo e il settarismo rappresentava un solido sentimento di gruppo che escludeva, divideva e indeboliva fino a far fallire qualsiasi tipo di coraggiosa esperienza di lotta sociale.

Chávez ci ha insegnato a essere tolleranti, ma anche ad essere fedeli e a perseguire l'unità con lo stesso zelo con cui la storia persegue le utopie. Non la fantasia delle utopie ma quel destino comune a cui Marx diede nome. Quel destino che è o è stato identificato come “unità di classe”, come “il socialismo scientifico”, “l’alternativa alla società capitalistica”, “la società di uguali”, “la società giusta” e anche “la maggior somma di felicità possibile”.

In questa lotta, secondo Chávez, la lealtà è un valore che comporta delle conseguenze. Sono necessari l’armonia e il disinteresse materiale, non la vanità o qualsiasi altra cosa di cui il capitalismo si è adoperato mascherandoci da “dirigenti conseguenti e radicali”. In questo modo appaiono i nuovi Che, che guardano dall’alto in basso ai populisti e ai fascisti, perché sono capaci di dissentire dalle verità presuntamente definitive.

La continuità dell’opera ha bisogno di unità. Unità di forze, unità di materiali, di costanza, unità nell’accettare che la verità è molteplice. Siamo esseri umani e sbagliamo. Non è indispensabile essere a capo di qualcosa per costruire ed elaborare un processo che duri tutta la vita, fino alla nostra morte. L’unità è costellata da grandi decisioni. Quelle piccole non posso fungere da ostacolo alle decisioni anteriori. Da qui un concetto di lealtà meno ortografico, meno da dizionario e più vicino al fare rivoluzionario, più pratico, più reale, meno autocratico. Per Chávez la lealtà divenne unità, l’unità necessaria di tutti gli uomini e le donne che avevano come obiettivo costituire un ordine nazionale e internazionale compatibile con la giustizia sociale.

La politica non deve escludere. Deve essere generosa, liberatrice, con spazi per l’espressione di un sentimento solidale. Se c’è qualcosa di Bolivariano nel pensiero e nel modo di agire di Chávez, lo si trova proprio in quest’impegno nel far sedere allo stesso tavolo non solo i socialisti ma anche coloro che sono vicini per storia, cultura, futuro e per un obiettivo comune. I suoi propositi erano l’integrazione, l’armonia sociale e il desiderio di combattere la dispersione allo stesso modo in cui si perseguita un nemico di classe.

Senza pretendere che alcuni compagni italiani, caratterizzati dall’affanno di protagonismo, facciano propri gli strumenti con cui abbiamo costruito in America Latina un movimento pluri o multiculturale, senza una formula chimica che impedisca scientificamente che la materia si separi, senza capsule di cristallo che evitano contaminazioni, senza essere asetticamente puri come quelle persone di razza superiore che si impegnarono nella creazione del nazionalsocialismo, pieni dei nostri errori, accecati e con un primitivismo aborigeno, umilmente umani, chiediamo alla Rete Caracas ChiAma di Napoli di riconsiderare la propria decisione, perché divide, frammenta e rompe l’unità.

Nel caso in cui non venga realizzata la riconsiderazione che, con rispetto, viene richiesta da questa Missione Diplomatica, considerando che la riferita Rete identifica la Repubblica Bolivariana del Venezuela e in virtù dei poteri conferitigli dall’articolo 17, comma 14 della Legge Organica del Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri, ed essendo la Rete Caracas ChiAma un’organizzazione solidale presente nello Stato ricettore composta da alcuni movimenti italiani di solidarietà con la Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, mosso dal solo scopo di convogliare l'interazione di questi movimenti vincolati con il Venezuela, NON AUTORIZZO, in qualità di Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana, la decisione presa da una parte della Rete Caracas ChiAma di convocare il VI Incontro con la sua sola e unica volontà.

Tale decisione, infatti, mette a rischio l’unità dei movimenti di solidarietà che supportano la Rivoluzione Bolivariana e, senza volerlo, potrebbe portare addirittura a contrapposizioni politiche importanti tra funzionari del Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli e funzionari di questa Missione Diplomatica di Roma o Milano, soprattutto tenendo conto che un’impiegata locale del suddetto Consolato, a cui esprimiamo stima e riconoscimento, riveste un ruolo determinante nella direzione e nelle attività della Rete Caracas ChiAma di Napoli.

Non siamo motivati da conflitti regionali attinenti alla sociologia storica della Repubblica Italiana. Crediamo, in modo trasparente, che l’obiettivo fondamentale dei movimenti di solidarietà italiani con la Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia dovrebbe essere quello di crescere e svilupparsi in tutta Italia e non solo a Roma e Napoli. Non pretendiamo sottomettere la rete alle disposizioni di una Missione Diplomatica o Consolare, ma allo stesso modo, rifiutiamo che un settore, un partito, una regione, o un predestinato, utilizzi il nome del nostro paese con finalità che non ci accomunano.

Altre importanti regioni italiane come la Liguria, la Toscana e le città storicamente fondamentali come Livorno, Firenze, Pisa, Milano, Bologna e Torino, non sono dotate di strutture che rispondono agli interessi di una Rete di cui ha bisogno non solo il Venezuela, ma tutta l'America, per poter rispondere alle campagne mediatiche aggressive e per partecipare al dibattito politico e diplomatico che la comunicazione spinge contro la dignità e la resilienza dei paesi che sono stati colonizzati prima dall'Europa e poi dagli Stati Uniti d'America.

Esprimendo tutta la mia più grande stima per il lavoro che la Rete Caracas ChiAma svolge, rinnovando i sensi della mia stima, considerazione e rispetto verso questa e altre reti di solidarietà, vi saluto affettuosamente.

Il 07 dicembre 2016

di Julián Isaías Rodríguez Díaz - Ambasciatore in Italia della Repubblica Bolivariana del Venezuela  

 

La cancelliera venezuelana Delcy Rodriguez, insieme al ministro degli Interni, Giustizia e Pace, Nestor Reverol informarono oggi il corpo diplomatico accreditato in Venezuela dei piani golpisti della destra smascherati dalle autorità della nazione.   
Reverol informò che i corpi di sicurezza del paese hanno impedito un golpe di Stato pianificato dall'opposizione ed occulto dietro la sua convocazione a “La toma de Caracas” il 1° settembre. 
Davanti al gruppo dei diplomatici, il funzionario informò che nel settore Tacagua della parrocchia di Caracas di Sucre, vicino al Palazzo di Miraflores, si localizzò un accampamento di paramilitari dove hanno sequestrato armi ed esplosivi. 
Aggiunse che in questo posto le autorità trovarono un fucile 5-56, usato dai franco tiratori con una mira telescopica di alta precisione e silenziatore con una portata di 1500 metri.   
Reverol indicò che detta arma doveva essere utilizzata per assassinati selettivi nella concentrazione popolare, con l'obiettivo di generare il caos nel paese e dare un golpe di Stato al presidente Nicolas Maduro.   
Il ministro segnalò che tutti i dirigenti dell'estrema destra che furono fermati gli ultimi giorni avevano munizioni, denaro falso e dispositivi elettronici con mappe o altre risorse che evidenziano un piano golpista. 
“Ieri trionfò la pace nella nostra patria, fatto che si ottiene con la coscienza di tutti i venezuelani, e le azioni del governo nella scoperta e nella neutralizzazione di tutti i piani destabilizzanti”, ha concluso il ministro degli Interni. 
 
 

I seguenti firmatari che erano fra gli organizzatori comunicano che non parteciperanno alla manifestazione di solidarietà al Venezuela bolivariano prevista per oggi a Piazza Vidoni alle ore 18.00 come segno di rispetto e cordoglio per Mauro Monciatti, alto funzionario del Consolato italiano a Caracas, ritrovato morto, in circostanze ancora da chiarire, nella sua abitazione nel quartiere di Altamira nella giornata di ieri. Esprimiamo  la nostra vicinanza alla famiglia del nostro connazionale in questa giornata di lutto e dolore.

Pensiamo di rinviare quindi la nostra partecipazione ad altra  manifestazione per la verità, giustizia e solidarietà per il Venezuela bolivariano e contro la guerra economica, mediatica e di ingerenza che subisce ogni giorno.

 

USB
Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell'Umanità
Asia - sindacato inquilini e assegnatari
Associazione La Villetta per Cuba

Comitato Palestina nel cuore

Rete dei Comunisti
Corto Circuito

Coordinamento immigrati USB
Noi Restiamo

Laboratorio europeo per la critica sociale

Associazione Marxista Politica e Classe

L'Antidiplomatico
Contropiano
Cestes
Nuestra America

 

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