Con una sorta di "remake" della strategia usata durante il golpe dell'11 aprile del 2002, i mezzi di comunicazione della borghesia mettono a tacere tutti i successi della gestione di governo del presidente Nicolás Maduro.

Dal punto di vista mediatico, si sta costruendo una barriera di informazione intorno al governo bolivariano. Negli ultimi mesi, nonostante le difficoltà che si sono presentate a causa del ribasso dei prezzi del petrolio, la Rivoluzione ha condotto un'offensiva sociale ed economica con risultati concreti che dimostrano la disfatta, avvenuta poco per volta, del sabotaggio finanziario ed economico portato avanti da Washington, in complicità con la borghesia parassita nazionale.

I raggiungimenti sono visibili e concreti. Milioni di bambine e bambini ricevono i materiali scolastici, aumenta il numero di pensionate e pensionati, aumenta il salario minimo, cresce anche il salario di medici e docenti, 800 mila persone ricevono abitazione, vengono approvati crediti per progetti gestiti dal Potere Popolare attraverso il Consiglio Federale del Governo, si finanziano progetti socio-produttivi, si inaugurano nuove infrastrutture, si consegnano laptop, tablet per universitari e veicoli. In conclusione, ogni settimana c'è un annuncio importante, ma viene messo a tacere dalla grande stampa commerciale o preso in considerazione solo come nota marginale, come informazione di minore impatto.

La grande stampa, per di più, si impegna a risaltare i crimini della mala vita, le dichiarazioni delle banche straniere che segnalano l'imminente default dell'economia venezuelana o le lamentele della popolazione per le code e la scarsità di alcuni prodotti. Questi fatti ricordano il clima mediatico imposto precedentemente al colpo di stato del 2002.

Si nasconde anche la mobilitazione delle forze rivoluzionarie innanzi all'inizio della campagna elettorale del 6 dicembre, si minimizza l'evento storico della coalizione politica antimperialista consolidata nell'Alleanza Perfetta del Grande Polo Patriottico Simón Bolívar, in una sistematica e per nulla innocente strategia che vuole far credere che il chavismo si trovi debilitato.

La situazione risulta allarmante, si nota ogni volta che ci sono evidenze di una cospirazione internazionale contro la Patria, nella costante pubblicazione di false informazioni da parte delle grandi imprese mediatiche transnazionali attraverso mezze verità ed accuse senza prove contro i dirigenti della Rivoluzione Bolivariana.

 

Falso positivo mediatico: vincoli con il narcotraffico e lo Stato islamico

Questa settimana, il deputato Earle Herrera, presidente della Sottocommissione dei Mezzi di Comunicazione dell'Assemblea Nazionale (AN), ha denunciato la campagna mediatica intrapresa da imprese di informazione internazionali, con repliche mandate in onda sui mezzi nazionali, il cui obiettivo è la diffamazione degli alti funzionari del governo bolivariano e degli integranti delle forze rivoluzionarie nel contesto delle elezioni del 6 dicembre.

Earle Herrera parla di "una sporca guerra mediatica contro il Venezuela. Il segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), si è pronunciato contro il Consiglio Nazionale Elettorale, ugualmente al capo del Comando Sud del governo degli Stati Uniti e degli eurodeputati", tutto ciò come parte della cospirazione globale contro la Patria.

Costantemente, quotidiani di dubbia serietà e con tendenze fasciste, diffondono, attraverso grandi titoli, false informazioni che legano i leaders della Rivoluzione con il narcotraffico, con il gruppo terrorista ISIS (Stato Islamico), con casi di violazione dei diritti umani o con l'insorgenza colombiana. Non c'è dubbio, lo scandalo deve essere di grande impatto internazionale per far sì che la Casa Bianca abbia la scusa perfetta ed applichi il contenuto dell'infame decreto di Obama.

 

Difendere la verità per difendere la Patria

Senza dubbio questo attentato mediatico è il preludio di un'offensiva politica, economica e militare contro la Patria. Come ha segnalato il presidente Nicolás Maduro, chi si rallegra per la "cattiva stampa" che i mezzi di comunicazione internazionale creano contro il Venezuela, non sa che un'aggressione diretta verso il nostro paese si ritorcerebbe su tutti alla stessa maniera, non solo al chavismo, non solo al popolo rivoluzionario.

È ora di intraprendere una crociata in favore della verità in tutti gli ambiti ed in tutti i settori perché si corre il rischio, la minaccia reale, di un'intervento straniero.

Ogni militante, ogni camerata, ogni compatriota, deve convertirsi in comunicatore per divulgare i successi e la realtà della Rivoluzione e del governo bolivariano.

La comunicazione popolare deve affermarsi nei quartieri, nelle comunità, in ogni angolo e spazio pubblico. La Rivoluzione deve recuperare l'egemonia della comunicazione in tutti gli ambiti. Si deve applicare la tesi della guerra su tutto il popolo, anche sul piano informativo.

Non dobbiamo sottostimare nessun canale per poter diffondere la verità. Solo divulgando la verità, combattendo contro la menzogna dei mezzi di comunicazione imperialisti ed evitando la demoralizzazione dei settori della popolazione che possono essere manipolati dalla canaglia mediatica, sarà possibile difendere la nostra sovranità, il nostro futuro e la nostra speranza. Prima di impugnare le armi contro il nemico invasore dobbiamo vincere la battaglia delle idee per affermare l'unità patriottica, bolivariana, chavista ed antimperialista, le forze politiche e sociali umaniste, progressiste, socialiste, per blindare la difesa del nostro territorio e garantire la vera pace.

 

Mercenari della politica

Il sociologo statunitense James Petras, in una recente intervista radiofonica che consideriamo pertinente mettere in luce, ha fatto quest'analisi sul Venezuela:

"Il governo (bolivariano) ha fatto molto negli ultimi 15 anni, ha dato alle classi popolari uno standard di vita molto più alto, ha sviluppato l'accesso al processo educativo, al processo di salute, al processo di costruzione di case popolari. Per questo, molto dipende da quello che avrà maggiore peso, se l'eredità di questi ultimi 15 anni o l'attualità negativa (fa riferimento alle difficoltà generate dalla guerra economica, scarsità di beni ed inflazione incluse). C'è un gioco in corso. I settori popolari maggiormente beneficiati voteranno il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ma i settori che hanno ricevuto benefici, ma non su larga scala ed a lungo termine, potrebbero votare l'opposizione. Intanto la "destra dura", che rappresenta un 35%, sta facendo battaglia contro il 35% compromesso con il governo. Quindi c'è un 30% dell'elettorato che vacilla da una patte o dall'altra.

In questo caso è molto importante per il governo sviluppare in questo mese investimenti sociali e pubblici per cercare di influenzare la popolazione indecisa (…).

Il governo ha molto in gioco. Non si può immaginare un presidente chavista ed un congresso di destra, paralizzerebbe il governo, non si potrebbe legiferare né implementare politiche, sarebbe un conflitto che fermerebbe il processo politico che potrebbe finire con un referendum sulla presidenza. Se vincesse la maggioranza il presidente Maduro, allora, a quel punto, potrebbe introdurre altre misure che approfondiscano il processo (…).

Ci sono tanti pericoli. Dobbiamo tenere in conto che gli Stati Uniti si stanno inserendo nel processo politico, militare, sociale e culturale. Hanno dato molti soldi alle ONG per canalizzare la campagna elettorale per poter guadagnare la maggioranza nel Congresso. Il piano di Washington è lanciare subito un referendum per mandare via il presidente. Hanno un piano, strategia e risorse, e stanno programmando tutto per vedere cosa succede.

Se i risultati saranno misti, cioè, se la destra perdesse per un piccolo margine, un 2 o 3%, mezza dozzina o meno di congressisti, andrebbero a dire che c'è stata la frode e proverebbero a provocare un colpo di stato. Stimo entrando in un periodo di elezioni ma non solo, in quanto Washington sta spingendo su tutti i fronti. Non può tollerare un governo che continui ad essere oppositore, indipendente e nazionalista. È sull'onda dell'aggressione, cerca di combinare vittorie in Argentina, Brasile ed addirittura in Bolivia sta organizzando una campagna contro l'ammenda costituzionale che permetta la rielezione di Evo Morales.

Quindi, all'interno di questa offensiva continentale a cui assistiamo, possiamo immaginare che Washington non sta escludendo la possibilità di portare avanti un golpe civico militare in Venezuela. Quello che faranno sarà dire che c'è stata la frode, accuseranno il governo, creeranno tensioni e manifestazioni cercando di persuadere alcuni militari. Per poter dire che realmente c'è stata la frode faranno intervenire il Potere Giudiziale, se avranno anche lì delle influenze.

Non c'è nessun rispetto da parte di Washington verso i processi politici, stanno improvvisando, ma pianificano e cercano un forma per invertire il processo degli ultimi decenni".

 

La destra sudamericana porta il 6D verso la violenza

Diego Olivera Evia

 

È iniziata la nuova campagna elettorale in Venezuela, la moltitudine chavista si è riversata in strada per difendere la Rivoluzione Bolivariana, il presidente Nicolás Maduro ed i candidati a deputati del partito rivoluzionario. In una nuova tappa della guerra mediatica, in cui l'estrema destra e gli impresari hanno investito milioni di dollari per creare la distorsione dell'economia venezuelana, cercando una rottura istituzionale per creare instabilità e pressione psicologica sul popolo venezuelano, non bisogna lasciarsi ingannare, l'oligarchia e la borghesia cercano il ritorno al passato, alla Quarta Repubblica, agli aggiustamenti macroeconomici ed alla discriminazione sociale, portando il popolo verso la miseria.

Questa realtà in Venezuela non solo è determinata dalla cospirazione interna, è sostenuta anche dai finanziamenti dei governi degli Stati Uniti, attualmente con maggiore aggressività, attraverso il mandato del nobel per la morte Barack Obama il quale non solo ha applicato il decreto imperiale al Venezuela, ma addirittura minaccia il 6 dicembre 2015 con una portaerei in acque territoriali, a cui si sono sommati aerei americani,  violando così la sovranità del Venezuela. Inoltre mantiene in vigore il Piano Tenaglia con le aggressioni di Guyana e della Colombia.

 

Scommessa violenta

In questo contesto di aggressioni in Colombia, si è espressa l'attitudine del presidente Juan Manuela Santos che, successivamente alle conversazioni in Ecuador, con l'Unasur e la Celac, con i mandatari dell'Uruguay e dell'Ecuador, per raggiungere un'uscita negoziata dalla crisi di frontiera, sparisce e cerca scuse per riunirsi con il presidente Maduro in un'azione sospetta nei confronti delle elezioni. Contemporaneamente, il suo compare, oggi concorrente senatore Álvaro Uribe, organizza i gruppi paramilitari per generare violenza in Venezuela, appoggiando e dirigendo Volontà Popolare e Prima Giustizia, per far sì che non raggiungano la maggioranza nelle elezioni dei deputati nell'Assemblea Nazionale (AN).

 

Criticano Almagro

Le recenti posizioni e la campagna anti-venezuelana sviluppata dal Segretario Generale dell'OEA, Luis Almagro, si sommano ad una lettera che dichiara la violazione della sovranità venezuelana in materia di divisione dei poteri attaccando il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Tibisay Lucena, a riguardo della serietà delle elezioni ed il tema dei "diritti umani". Quest'ultima voce fa riferimento alla prigionia di Leopoldo López, un democratico come lui si definisce, che ha realizzato colpi di stato, l'interruzione criminale petrolifera, è padre delle guarimbas ed amico personale del fascista Uribe.

Davanti a questa realtà e coscienti dell'appoggio dei settori del Fronte Amplio (FA) dell'Uruguay alla destra venezuelana, condanniamo la dichiarazione del titolare dell'Economia dell'Uruguay, Danilo Astori, che appoggia la lettera del segretario generale dell'OEA indirizzata alla presidente dell'ente elettorale nazionale, definendola "molto equilibrata ed in difesa degli interessi dei cittadini del Venezuela". Ecco una nuova interferenza del governo dell'Uruguay negli affari interni dei venezuelani.

È bene ricordare che l'importante Centrale Unica dei Lavoratori, il PIT-CNT dell'Uruguay, ha organizzato una grande mobilitazione dei lavoratori uruguaiani in un atto pubblico di massa, il 12 novembre del 2015, nel quale il Segretario Generale di tale Centrale, Marcelo Abdala, ha fatto una forte critica alla nota di Almagro, in reazione alle elezioni parlamentari del 6D in Venezuela.

 

28 novembre 2015

4F - Rivista del PSUV, AÑO 2, N°51

Traduzione di Silvia Orri - Collettivo di ricerca Nuestra-America in Difesa dell'Umanità

Le rivelazioni rispetto ad un'ampia operazione illegale di spionaggio della NSA nordamericana su PDVSA dimostrano fino a che punto gli Stati Uniti desiderano controllare le riserve delle industrie petrolifere del Venezuela.

Le informazione recentemente divulgate secondo l'ex analista della NSA (Agenzia di Sicurezza Nazionale, degli Stati Uniti) Edward Snowden, attraverso Telesur, dimostrano il livello di intromissione di alte autorità nordamericane nella politica interna del Venezuela, che hanno come obiettivo quello di abbattere l'economia nazionale e, in ultima istanza, sconfiggere il processo politico iniziato in 1999 che ha migliorato da differenti prospettive la qualità di vita dei venezuelani.
PDVSA, la sesta industria petrolifera del mondo e che amministra in  nome del Venezuela le maggiori riserve di greggio del pianeta, rappresenta il cuore finanziario della Rivoluzione Bolivariana, posta al servizio dello Stato venezuelano dall'anno 2003, quando un parasabotaggio iniziato per la direzione ereditata dei grandi corporazioni energetiche, cercò senza successo di abbattere il governo di Hugo Chávez. Le attività di cospirazione dei leader finirono con perdite superiori ai 10 mille milioni di dollari, tanto da paralizzare perfino  le operazioni del Complesso Raffinatore di Paraguaná e di El Palito dove si produce una gran percentuale della benzina destinata al mercato locale.
Uno dei grandi successi della nuovo PDVSA, dopo la paralisi petroliera, fu il recupero del "cervello" della statale industria petrolifera, che durante la Quarta Repubblica specialmente durante il secondo governo di Rafael Cladera- fu integrato alla corporazione nord americana SAIC, nella quale si incontravano ex funzionari della CIA.

 

Cammino verso la privatizzazione 

    Sulla base del fatto  che  le attività legate alla tecnologia dell'informazione non erano "critiche" per il funzionamento dell'industria petrolifera e la sua esternalizzazione rappresenterebbe un "risparmio" per PDVSA, il governo di carattere neoliberale di allora indisse una procedura di gara internazionale, alla quale curiosamente sono state invitate solo due corporazioni internazionali, IBM e SAIC. Alla fine,la direzione dell'industria petrolifera statale venezuelana ha deciso per SAIC. Si è confermata allora un' impresa con il nome di Intesa nella quale partecipavano come azionisti PDVSA e SAIC,  la quale probabilmente si sarebbe trasformata in medio termine in una delle maggiori consulenti di tecnologia di informazone in America Latina, obiettivo che in relatà non ha mai raggiunto. Dall'altro lato, tutti i dati strategici di PDVSA, dall'informazione relazionata con le attività di esplorazione e produzione che normalmente le corporazioni multinazionali guidano con zelo estremo, fino al contenuto delle e-mail scambiate dai dipendenti del settore, erano disponibili apertamente per gli impiegati di SAIC che hanno mantenuto forti legami con agenti dell'intelligence nordamericana. All'inizio dello sciopero-sabotaggio petrolifero a dicembre del 2002, il personale di Intesa- raggiunto dall'attività sovversiva- ha paralizzato tutte le attività relazionate con la tecnologia informatica, scollegando in termini reali il "cervello" di PDVSA. Questa strategia ha paralizzato completamente tutte le operazioni dell'impresa petrolifera e in poche settimane ha ridotto praticamente a zero la produzione del paese, producendo perdite multimilionarie per il Venezuela. L'azione di un gruppo di lavoratori petroliferi unito all'azione di consulenti tecnologici esterni guadagnati con il processo bolivariano, ha permesso il recupero graduale dei servizi informatici nell' industria petrolifera statale. Proprio il Presidente Chàvez ha deciso allora  l'uscita di SAIC dalle operazioni tecnologiche di PDVSA,  il cervello della corporazione venezuelana rimane così di nuovo in mani ai suoi lavoratori.  

 

Segue l'intromissione  

Secondo l'informazione divulgata da Edward Snowden attraverso Telesur, nel 2010 i dipendenti della Nasa hanno ricevuto la missione di ottenere  informazioni confidenziali degli alti comandi dell'industria  petrolifera venezuelana. Le due ragioni principali che giustificano questa intromissione illegale è l'appoggio deciso prestato dall'impresa petrolifera venezuelana alle missioni sociali attraverso le quali la Rivoluzione Bolivariana è riuscita a migliorare le condizioni di vita di milioni di venezuelani e dall'altro lato, le grandi riserve di petrolio e gas presenti nel sottosuolo venezuelano, le maggiori dell'emisfero Occidentale. Gli esperti tecnici della NSA avrebbero ottenuto accesso a informazioni private di almeno 10 mila impiegati di PDVSA, includendo proprio il presidente in carica in quel momento, Rafael Ramírez, oggi ambasciatore del Venezuela davanti all'ONU. All'attività illegale hanno partecipato anche impiegati dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, i quali lavoravano congiuntamente con la Nsa, in un'operazione di spionaggio industriale, operazione che prevede pene di prigione nella maggior parte delle nazioni del mondo, Stati Uniti inclusi. Lo scopo  dell'intelligence nordamericana in casi come questo è individuare i "punti deboli" dentro le strutture considerate come non amichevoli, con la finalità di attaccarle in un momento che si considera conveniente. Per le alte sfere del governo degli Stati Uniti, il controllo delle riserve petrolifere del Venezuela rappresenta una questione di carattere strategico, perché sono i maggiori a livello mondiale. La caduta della Rivoluzione Bolivariana e la sua sostituzione con un governo burattino è parte della manovra per raggiungere questo importante obiettivo per la sua politica di "sicurezza" nazionale.


Traduzione Flavia Panetta, Collettivo di ricerca Nuestra America in difesa dell'Umanità

Questa ingerenza profonda è  sempre stata latente nella sua lotta per impadronirsi delle ricchezze venezuelane

 Non è casuale che dall'inizio della Rivoluzione Bolivariana ed il recupero della sovranità industriale petrolifera, l'impero nordamericano pretenda sfacciatamente di mettere le sue mani nel paese con le maggiori riserve energetiche del pianeta,  e questo diviene sempre più necessario per superare la grave crisi economica e finanziaria che ha messo a repentaglio l'egemonia statunitense di fronte a potenze emergenti come Russia e Cina.  Come è accaduto con alcuni paesi del Medio Oriente invasi militarmente, l'obiettivo con il Venezuela è lo stesso: avere il dominio sulle sue risorse energetiche.
Durante l'anno 2015, l' Usa ha acutizzato il suo piano di attacco, e lo scorso 9 Marzo, la Casa Bianca  ha dichiarato la situazione del Venezuela come una "minaccia straordinaria ed inusuale alla sicurezza nazionale e politica estera statunitense", evento che senza dubbio, fa capire che il paese sarà il suo prossimo bersaglio.”   "La violazione dello spazio aereo di un aeroplano DASH 8 della Guardia Costiera degli Stati Uniti, realizzata lo scorso 8 Novembre nel suo percorso per i Caraibi, costituisce una minaccia per la pace dell'America Latina, prendendo in considerazione i desideri che ha Washington di invadere il territorio venezuelano", ha affermato così il Deputato del Partito Socialista Unito del Venezuela, PSUV, e Presidente del Parlamento Latinoamericano, Angelo Rodríguez. Come spiega Angelo Rodrìguez la tendenza invasiva degli Stati Uniti verso il Venezuela è iniziata con un intervento nel sistema elettorale che cerca di generare un “cambiamento” nell' Assemblea Nazionale, facendo si che questa sia subordinata ai suoi interessi. Il Parlamentare aggiunge che nell'arsenale di strategie statunitensi hanno luogo “ alleanze militari tramite pratiche paramilitari e terroristiche, generazione di  crisi finanziarie, organizzazione e dispiegamento di movimenti che tentano di generare un panorama instabile per quel che riguarda la gestione del governo, tutto questo per incrementare in tutte le sue parti la campagna egemonica statunitense”. Tuttavia tutte le sue strategie sono fallite, grazie al processo rivoluzionario “ poiché il Venezuela promuove la pace”, e questo crea notevoli problemi all'impero statunitense nell'attivare nuove operazioni, come ad esempio la violazione del nostro spazio aereo che costituisce una minaccia diretta. Gli Usa sono molto lontani da quel che affermano di proteggere, ovvero i diritti umani, la democrazia, il rispetto della vita e tanti altri argomenti di cui si fa fautore l'impero. Il presidente del Parlamento ha affermato che gli Stati Uniti stanno cercando pretesti per invadere il Venezuela.
Il deputato fa enfasi sul fatto che quest'ingerenza profonda è sempre stata latente “nella sua lotta per impadronirsi delle nostre ricchezze,  ed ora stanno pretendendo  di raggiungere tale obiettivo attraverso il campo politico”,  ha detto.
"Tutta quella pianificazione nordamericana contro il paese richiede per il suo successo un governo subordinato ai suoi interessi", dice il parlamentare, che ha esortato gli organismi internazionali ad attivarsi per respingere una campagna che vada contro la pace venezuelana. Per l'impero nordamericano  la leadership che esercitò Hugo Chávez nel mondo intero è una minaccia che oggi si mantiene in piedi grazie a colui che fu il suo cancelliere per più di sei anni, il presidente Nicolás Maduro.
Organismi come l'Alba, Unasur, Celac, Petrocaribe, riuscirono a  fermare l'egemonia yankee che pretendeva la subordinazione di molti paesi, del nostro continente. L'ex ambasciatore del Venezuela davanti all'OEA, Roy Chaderton, ha affermato che il governo diretto da Barack Obama è il principale aggressore del nostro paese. "La proliferazione dell'odio contro il Venezuela è giornaliera. Siamo stati accerchiati ancor di più da quando abbiamo acquisito una libertà che non hanno altri”, molti sono quelli che in una maniera sfacciata e antidiplomatica intervengono nei nostri affari interni”. Sono aumentate le denunce che il Governo Venezuelano ha portato dinanzi ad organismi internazionali senza avere una vera e propria risposta capace di frenare un possibile attacco imperiale.
Tuttavia, le vittorie sono state morali, come la recente relazione del Consiglio dei Diritti Umani all'interno dell' ONU e l'acclamazione che ricevette il presidente Maduro durante il suo discorso a Ginevra, Svizzera. Il presidente del Parlamento, Angelo Rodríguez, ha affermato che il Venezuela continua a denunciare davanti al mondo intero la sua preoccupazione per la traiettoria del portaerei nucleare USS George Washington che naviga le acque dei Caraibi, e che secondo indiscrezioni dovrebbe arrivare il 6 dicembre nelle acque della Guyana, durante le prossime elezioni.

"Secondo informazioni che trapelano dal Ministero della Difesa, questa nave sarà nelle acque della Guyana il prossimo 6 di dicembre, e questo infiamma gli animi delle autorità perché si sa che l'amministrazione di Barack Obama ha spinto molteplici provocazioni nel 2015, per creare un confronto armato", ha detto. La premessa dell'asse egemonico che deriva dalla Casa Bianca, pretende di minimizzare i grandi sforzi che hanno fatto i governi di sinistra nella nostra America, poiché il suo obiettivo è sopprimere il funzionamento dell'apparato produttivo dei nostri paesi ed impadronirsi delle nostre ricchezze. Perciò oggi prende più rilevanza il prossimo processo elettorale che affronterà il Venezuela il 6 Dicembre che aiuterà a contrastare i due modelli politici, il socialismo della pace, la crescita, l'autodeterminazione dei paesi ed il capitalismo della guerra, la retrocessione e la consegna della nostra Patria.
“Gli Stati Uniti stanno rimanendo senza petrolio. Sono come un vampiro disperato per il petrolio", con questa frase il Comandante Eterno Hugo Chávez riassume l'appetito imperiale verso il nostro tesoro energetico.

 

Traduzione Flavia Panetta, Collettivo di ricerca Nuestra America in difesa dell'Umanità

 

Il governo di Nicolás Maduro ha sofferto aggressività del governo nordamericano che tenta di destabilizzare internamente e isolare esternamente.

Distinte dichiarazioni di ufficiali e di personalità del governo nordamericano in una polifonia da cavernicoli, creata da falsi giornalisti e intellettuali, creatori di gazzettini, ex governanti già dimenticati e formati in bande miserabili, hanno scatenato la più feroce bugiarda e reazionaria campagna contro il Venezuela di Hugo Chávez.

In tempi di elezioni come accade nel caso del Venezuela, negli ultimi giorno la profusione di attacchi ha acquistato tratti torrenziali.

Qualsiasi osservatore che si fermi brevemente a guardare lo scenario del Venezuela, vedrà chiaramente una strategia e un piano indirizzati dai gruppi più primitivi e feroci del governo nordamericano che comprendono due grandi obiettivi: destabilizzare dall’interno e isolare dall’esterno il governo del presidente Nicolás Maduro e in questo modo, assicurare la sua caduta.

Le difficoltà economiche generate dalla caduta delle entrate dal petrolio, che riduce la capacità del paese d’importare alimenti ed anche gli elementi necessari per la produzione interna, unite alla guerra economica rappresentata dalla speculazione e dall’accaparramento dei prodotti, hanno provocato problemi di scarsità e forti pressioni inflazionarie.

La reazione interna ed esterna pensano che sia giunto il momento di “dare un taglio” al processo bolivariano. Il presidente Nicolás Maduro ha affrontato questa situazione con un piano che nell’essenza si propone i mantenere le conquiste sociali e non scaricare sulla popolazione il peso della crisi generata dai problemi dell’ economia.

Il problema politico di fondo delle prossime elezioni del 6 dicembre, radica in una questione basilare: si manterrà un’Assemblea Nazionale con la maggioranza a lato della Rivoluzione Bolivariana o si formerà un Parlamento dedicato ad ostacolare la politica di carattere popolare del nostro Governo?

Le accuse di “frode”, il rifiuto della destra di firmare l’impegno di rispettare i risultati elettorali uniti al vuoto politico e alla mancanza di leaders credibili, generano nell’alleanza di questa gente più dubbi che certezze sulla possibilità di combinare qualcosa nelle elezioni di dicembre.

Giocano a portare il caos nel paese combinando la campagna dei media della destra alle cospirazioni per tentare azioni golpiste, con la feroce campagna scatenata dalla destra internazionale.

Vogliono vincere con le cattive quello che non possono vincere con le buone.

Lavorano per scatenare la violenza in una fuga in avanti, accusando il Governo Bolivariano d’essere dittatoriale, quando è invece obbligato a spiegare le azioni necessarie per mantenere l’ordine interno e la pace, esattamente come stabilisce la Costituzione Bolivariana del Venezuela.

Inoltre il piano imperiale parte da un obiettivo di maggior ampiezza: frenare e gettar via i cambiamenti che avvengono in Nuestra America e le conquiste significative realizzate come riflettono la riduzione della povertà e la crescita economica negli stessi anni in cui il mondo capitalista era scosso da una crisi dalla quale comincia appena ad uscire in questi giorni.

Lo lotta è pianificata così in uno scenario nazionale, ma anche continentale. Quello che succede in Argentina, Brasile o Venezuela, avrà un effetto per tuta la regione e nel mondo.

Questa è la ragione per la quale il nostro popolo con il governo di Nicolás Maduro alla guida, sta chiamando a pronunciarsi dirigenti e organizzazioni popolari, intellettuali, leaders politici e tutti coloro che hanno il senso della decenza, della dignità, dell’amore per la libertà e l’indipendenza delle nostre nazioni, con tutti coloro ch respingono i piani e le azioni violente che vogliono impedire che il popolo venezuelano e in conseguenza Nuestra America avanzi per la via della pace e le trasformazioni democratiche che abbiamo vissuto per più di 15 anni in questa regione che è pacifica, ma degna, orgogliosa delle sue conquiste e della sua indipendenza. (Traduzione Gioia Minuti)

Realizzazione: Natura Avventura

Joomla Templates by Joomla51.com