17 Marzo 2012

 

 

Salutando una moltitudine radunata nel Palazzo di Miraflores in dimostrazione di solidarietà, il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha affermato che l'unità del popolo è l’unica cosa che garantirà la pace nazionale.

"Si respira già la grande vittoria bolivariana del 7 ottobre", ha detto in riferimento alle prossime elezioni presidenziali davanti a migliaia di seguaci concentrati di fronte al balcone del popolo, a sostegno del mandatario che è arrivato ieri sera nel paese dopo avere compiuto per 21 giorni un processo di recupero medico per un'operazione sostenuta a L'Avana, Cuba.

Il capo di Stato ha espresso un ringraziamento speciale al vicepresidente esecutivo Elías Jaua e a tutto il gruppo ministeriale che è stato incaricato dei lavori governativi in questa nazione durante la sua assenza.

"Dopo il successo dell’intervento chirurgico di domenica 26 di febbraio, io ho l’impegno di vivere per continuare a costruire la patria buona, la patria bella", ha esposto.

Riferendosi ai recenti attacchi dell'opposizione contro alcuni ministri e leader del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), ha previsto che "alla destra daremo una bastonata memorabile."

Chávez reconoció que el amor y la unidad en el pueblo ha crecido y sobre esa base instó a neutralizar los reductos de odio atrincherados en algunos sectores nacionales opositores.

Enfatizó que el Gobierno trabaja para todos los venezolanos, especialmente los más necesitados.

Ha assicurato che "la bastonata che daremo alla destra venezuelana il giorno delle elezioni sarà la più grande che si sia data nella storia."

Chávez ha riconosciuto che l'amore e l'unità nel popolo sono cresciuti e su questa base ha sollecitato di neutralizzare le roccaforti dell'odio trincerate in alcuni settori nazionali dell'opposizione.

Ha enfatizzato che il Governo lavora per tutti i venezuelani, soprattutto i più bisognosi.

(da Prensa Latina)

 

 

Il 27 ottobre passerà alla storia del Venezuela come il giorno in cui per la prima volta è stata approvata una legge pensata, germogliata e messa in moto dal movimento popolare.

Si tratta della legge per la regolamentazione e controllo degli affitti delle abitazioni, che, come elemento nevralgico dichiara l’abitare come diritto umano fondamentale.

La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela – fatta nel 1999 dopo l’arrivo di Hugo Chávez al governo – contempla all’articolo 204 la possibilità del procedimento di formazione di leggi d’iniziativa popolare. Sono necessarie le firme di almeno lo 0,1% degli iscritti nel registro elettorale per presentare una proposta di legge.

Data questa opportunità, alcuni movimenti popolari hanno colto l’occasione e nel giugno del 2010 hanno iniziato a lavorare alla redazione di uno strumento legale che provi a combattere le grandi mafie immobiliari e a porre freno agli abusi di molti padroni di casa. La Rete Metropolitana degli inquilini (che fa parte del Movimiento de Pobladores) e i fronti degli Inquilini degli Stati di Mérida, Carabobo e Aragua hanno buttato giù una prima bozza e in gennaio di quest’anno, in un noto incontro del Movimiento de Pobladores con Chávez, il presidente ha benedetto l’iniziativa e li ha incentivati a presentarla. Per di più ha approvato immediatamente un decreto che proibisce gli sfratti arbitrari.

Il 2 febbraio il progetto è sceso in strada alla ricerca delle 17.400 firme necessarie; dopo 10 giorni già se n’erano raccolte 498 mila. Si sono organizzate varie giornate pubbliche di dibattito nelle piazze di tutti gli stati del paese finchè la proposta è arrivata all’Assemblea Nazionale (l’organo parlamentare unicamerale) per continuare il dibattito prima nella Commissione di Amministrazione e Servizi Pubblici e nelle ultime settimane nel recinto.

Ana Marina Rodríguez, referente della Rete Metropolitana degli Inquilini, ha relazionato a Marcha: “La discussione è stata una valanga di partecipazione, di costruzione collettiva, di osservazioni, di apporti, critiche…. È stato commovente vedere il popolo diventare creatore delle sue stesse leggi”.

Diritto Mercanzia

La legge ordina la creazione della Sovrintendenza Nazionale per gli Affitti e le Abitazioni, organismo che s’incaricherà di fissare i prezzi degli immobili e, in base a questi, il giusto valore dei canoni d’affitto; si andrà anche verso l’ispezione e fiscalizzazione degli immobili, a elaborare i contratti tipo e a determinare le infrazioni e le sanzioni. Inoltre, la normativa stabilisce il sostegno giuridico e amministrativo delle inquiline e inquilini per mezzo di un Difensore Pubblico.

“La cosa principale è che la legge dichiara l’abitare come diritto umano – ha sottolineato Rodríguez -. Puntiamo a equilibrare la relazione proprietario-affittuario e colpiamo su un punto centrale: le grandi corporazioni e camere immobiliari, quel grande monopolio che gestisce tutto il mercato degli affitti”.

Anche il deputato governativo Claudio Farías, componente della commissione che ha trattato il tema, ha spiegato le implicazioni del nuovo quadro giuridico: “L’80% del mercato immobiliare è controllato da 12% delle famiglie. Ora si vanno a toccare gli interessi di questi grandi gruppi “multi-affittatori”, si attacca alla radice la logica capitalista della speculazione immobiliare. La legge pone fine alla mercantilizzazione dell’abitare”.

Abbaiano Sancho…

Il progetto ha generato un forte rifiuto da parte della destra politica e imprenditrice del paese. “E’ una legge comunista che distrugge la proprietà”, ha sentenziato, senza eufemismi la deputata María Corina Machado (per di più pre-candidata presidenziale con la sua proposta di “capitalismo popolare”).

Per la portavoce della Rete di Proprietari di Abitazioni in Affitto, María Navarro, la normativa “è punitiva, appoggia l’insolvente e castiga l’uomo lavoratore e risparmiatore che è riuscito ad acquistare due o tre case quali mezzi di sussistenza per la sua famiglia”. Anche Fernando Castro, rappresentante dell’organismo imprenditoriale Federcamere, si è lamentato: “E’ un sequestro della proprietà privata e non somiglia a nessuna legge dei paesi democratici del mondo”.

Tuttavia, solo l’articolo 138 contempla la possibilità di esproprio dell’immobile. Ed è vigente solo per quei proprietari che hanno più di cinque abitazioni che incorrano tre volte nella stessa mancanza.

Circa la posizione delle deputate e deputati d’opposizione, Ana Marina Rodríguez si è pronunciata: “Non potevamo aspettarci nulla di diverso, veramente sarebbe stato preoccupante se avessero applaudito la legge; se i cani abbaiano, stiamo andando per la strada giusta”.

Rodríguez mostra con orgoglio la vittoria popolare: “Quando ci siamo spinti a fare questo sogno ci dicevano che eravamo degli utopisti, che le mafie immobiliari sono troppo potenti, però abbiamo detto <<siamo in rivoluzione, siamo militanti di questo processo e non ci arrendiamo>>. Così siamo riusciti ad essere l’unico paese del mondo con tale avanzamento in materia di diritto abitazionale, anche se non si deve dimenticare che è stato il prodotto della lotta popolare”.

Traduzione a cura della commissione internazionale della RETE dei COMUNISTI 

 

Venezuela, Caracas. Il 23 novembre, a 155 anni dalla morte dell’eroina Manuela Sáenz de Thorne, le donne venezuelane hanno reso omaggio a lei e a tutte le donne che hanno lottato per la liberazione nazionale e per i loro diritti.

Durante le celebrazioni per la promulgazione della legge dei Diritti della Donna a una vita libera dalla violenza, Nancy Pérez, ministra per le Donne e l’uguaglianza di Genere, ha ricordato Manuela Sáenz come personaggio precursore degli attuali processi di emancipazione delle donne. L’ha ricordata soprattutto come una rivoluzionaria che ha lottato, spada alla mano, per la liberazione del suo paese e dell’America latina.

Anche María León, deputata del Partito Socialista Unito del Venezuela, ha sostenuto i meriti di Manuelita nella crescita della coscienza di genere nelle organizzazioni della sinistra.

La "Libertadora del Libertador", compagna del Libertador Simon Bolivar, nata a Quito nel 1797 e morta in Perù nel 1856, è considerata la prima femminista nella storia dell’America Latina.



A cura della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti.

La proiezione del film del regista Oliver Stone “South of the border” all’interno del Festival del Cinema di Venezia è stata l’occasione per far conoscere al grande pubblico le conquiste e le riforme economiche e sociali realizzate negli ultimi anni non solo nel Venezuela di Chavez e a Cuba ma anche nel resto del continente latinoamericano. Un’opera cinematografica di altissimo livello che permetterà al grande pubblico, non solo statunitense, di valutare direttamente alcune delle tappe e delle caratteristiche di un processo d’integrazione e di cambiamento che con grande sforzo governi di varia natura stanno portando avanti per affrancarsi dal dominio coloniale quando non militare del potente e invadente vicino nordamericano. Si tratta di un evento che ha costretto anche la grande stampa italiana - vedi il paginone del Corriere della Sera – a fare i conti con una realtà politico-sociale e con una capacità mediatica dei suoi leader – primo tra tutti Hugo Chavez Frias - che non può più essere taciuta o negata come era avvenuto in passato.

La presentazione del film di Oliver Stone in una sala stracolma che ha accolto il regista e lo stesso presidente del Venezuela con applausi e ovazioni è stata l’occasione per una delegazione della Rete dei Comunisti e della Rivista Nuestra América di incontrare successivamente Hugo Chavez e il suo ministro degli esteri Nicolas Maduro; in entrambi gli incontri la delegazione ha ribadito l’intenzione di lavorare così come in passato allo sviluppo in Italia di un movimento ampio di solidarietà e condivisione con l’esperienza rivoluzionaria bolivariana, con i suoi valori e con i suoi obiettivi; Luciano Vasapollo e Rita Martufi nei confronti con Chavez e con Maduro hanno spiegato di voler continuare sulla strada dell’analisi e della proposta di un modello economico-sociale alternativo ad un capitalismo in crisi così come la rivoluzione bolivariana e quelle intraprese dagli altri popoli della Nuestra América stanno cercando di fare non solo dal punto di vista teorico ma anche nella realtà.

 

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