Di Atilio A. Boron

(TRADUZIONE A CURA DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE DELLA RETE DEI COMUNISTI)

14 marzo 2012

 

In un giorno come questo, 129 anni fa, moriva serenamente a Londra, a 65 anni d’età, Karl Marx. Ha avuto la stessa sorte di tutti i grandi geni, sempre incompresi dalla mediocrità imperante e dal pensiero legato al potere ed alle classi dominanti. Come Copernico, Galileo, Servet, Darwin, Einstein e Freud, per nominarne solo pochi, è stato vituperato, perseguitato, umiliato.

E' stato ridicolizzato da nani intellettuali e burocrati accademici che non gli arrivavano neanche alle caviglie, da politici compiacenti con il potere di turno ai quali ripugnavano le sue concezioni rivoluzionarie. L’accademia ha fatto molta attenzione a sigillare le sue porte, e né lui né il suo amico ed eminente collega, Friedrich Engels, hanno mai avuto accesso ai chiostri universitari.

Per di più, Engels, di cui Marx avrebbe detto che era “l’uomo più colto d’Europa” non aveva neanche studiato all’università. Invece Marx e Engels hanno prodotto un’autentica rivoluzione copernicana nelle scienze umane e sociali: dopo di loro, malgrado sia difficile separare le loro opere, possiamo dire che dopo Marx, né le scienze umane né quelle sociali sarebbero tornate ad essere quelle di prima.

L’ampiezza enciclopedica delle loro conoscenze, la profondità della loro prospettiva, la loro testarda ricercadelle evidenze che confermavano le loro teorie, hanno fatto sì che Marx, date tante volte per morte le loro teorie e la loro eredità filosofica, sia più attuale che mai.

Il mondo di oggi somiglia in modo sorprendente a quello che lui ed il suo giovane amico Engels avevano pronosticato in un testo stupefacente: Il Manifesto Comunista. Questo sordido mondo di oligopoli rapaci e predatori, di guerre di conquista, degradazione della natura e saccheggio dei beni comuni, di disintegrazione sociale, di società polarizzate e di nazioni separate da abissi di ricchezza, potere e tecnologia, di plutocrazie travestite per sembrare democrazie, di uniformità culturale tarata sull’American way of life, è il mondo che hanno anticipato in tutti i loro scritti.

Per questo sono molti quelli che ormai, nei capitalismi sviluppati, si chiedono se il ventunesimo secolo non sarà il secolo di Marx. Rispondo a questa domanda con un sì senza esitazioni, e già lo stiamo vivendo: le rivoluzioni in marcia nel mondo arabo, le mobilitazioni degli indignati in Europa, la potenza plebea degli islandesi che si scontrano e sconfiggono i banchieri, e le lotte greche contro i sadici burocrati della Commissione Europea, del FMI e della Banca Centrale Europea, il sentiero di polvere dei movimenti Occupy Wall Street che ha coinvolto più di cento città statunitensi, le grandi lotte che in America Latina hanno sconfitto l’ALCA, e la sopravvivenza dei governi di sinistra nella regione, cominciando dall’eroico esempio cubano, sono tante altre dimostrazioni del fatto che l’eredità del grande maestro è più viva che mai.

Il carattere decisivo dell’accumulazione capitalista, studiata da nessun altro come neIl Capitale, era negata da tutto il pensiero borghese e dai governi di questa classe che affermavano che la storia era mossa dalla passione dei grandi uomini, dai credo religiosi, dai risultati di eroiche battaglie o impreviste contingenze della storia. Marx ha tirato fuori l’economia dalle catacombe e, non solo ha segnalato la sua centralità, ma ha anche dimostrato che tutta l’economia è politica, che nessuna decisione economica è scevra di connotazioni politiche.

Anzi, che non c’è sapere più politico e politicizzato di quello dell’economia,  andando contro i tecnocrati di ieri e di oggi che sostengono che i loro piani regolatori e le loro assurde elucubrazioni econometriche obbediscono a meri calcoli tecnici e che sono politicamente neutri. Oggi ormai nessuno crede seriamente a queste favole, neanche i personaggi di destra (anche se si astengono dal confessarlo).

Si potrebbe dire, provocando il sorriso furbetto di Marx dall’aldilà, che oggi sono tutti marxisti però comeMonsieur Jordan, quel personaggio de Il Borghese Gentiluomo di Molière, che parlava in prosa senza saperlo. Perciò quando è esplosa la nuova crisi generale del capitalismo tutti sono corsi a comprare Il Capitale, cominciando dai governanti dei capitalismi metropolitani.

È che la situazione era, ed è, molto grave per stare a perdere tempo con le sciocchezze di Milton Friedman, Friedrich von Hayek o le monumentali stupidaggini degli economisti del FMI, della Banca Mondiale o della Banca Centrale Europea, tanto inetti quanto corrotti e che a causa di entrambe queste cose, non sono stati capaci di pronosticare la crisi che, come uno tsunami, sta spazzando i capitalismi metropolitani. Per questo, per meriti propri e per vizi altrui, Marx è più vivo che mai e il faro del suo pensiero espande una luce ogni volta più chiarificatrice sulle tenebrose realtà del mondo attuale.

"Più che mai è necessario ripensare la nostra America Latina a partire dalle esperienze dei nostri paesi, e le sfide che pongono i processi di integrazione, della crisi e la necessità della stessa trasformazione di questi popoli” Jorge Lara Castro, Ministro degli Esteri del Paraguay.

18 marzo 2012 della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

 

 

Si è svolta sabato  17 marzo ad Asunción, Paraguay, la Riunione ordinaria del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’UNASUR-Unione delle Nazioni Sudamericane, preceduta da tre sessioni del Consiglio dei Delegati e Delegate  che si sono riunite dal mercoledì al venerdì.

Inaugurando la riunione ministeriale, il Ministro degli Esteri del Paraguay Jorge Lara Castro ha detto che la crisi internazionale esistente è conseguenza del potere egemonico di una minoranza su una maggioranza indifesa.

Ci sono milioni di esclusi dalle possibilità economiche e sociali, per questo è necessario superare ogni frammentazione politica e recuperare spazi per preservare le risorse e la cultura latino americana.

Per Jorge Lara Castro è necessario che la "America Latina abbia sufficiente intelligenza e progetti strategici per contribuire al nuovo ordine economico internazionale, e preservare le risorse vitali di cui disponiamo, risorse energetiche, risorse della terra, risorse degli alimenti, risorse dei nostri talenti, e su questa base possiamo continuare a risolvere gradualmente la trasformazione dei nostri paesi, superando queste differenze, queste brecce che abbiamo ereditato e fortificando la capacità e le iniziative dei nostri governi e dei nostri paesi".

Per il Ministro degli Esteri del Paraguay solo l’indipendenza e la sovranità permetteranno ai paesi latinoamericani di coltivare un futuro diverso.

L’Unasur si è consolidata come punto di incontro per le soluzioni dei conflitti  e la difesa degli interessi dei popoli sudamericani davanti alla crisi che colpisce il modello economico neoliberista.

María Emma Mejía, la Segretaria Esecutiva dell’Unasur  nella sua relazione ha sottolineato i progressi fatti nell’ultimo anno in tema di Difesa, Infrastrutture e Telecomunicazioni.

A maggio sarà presentato il Registro Sudamericano delle Spese in Difesa che per la prima volta permetterà di rendere trasparenti le erogazioni dei dodici Stati Membri dell’Unasur.

Ha definito ”una decisione storica” l’approvazione di una Agenda Prioritaria di Progetti di Integrazione (API) che comprende 88 opere di infrastruttura che connetteranno il subcontinente  con un investimento di 15 miliardi di dollari e che sarà conclusa entro il 2022.

Altro fatto concreto, l’approvazione lo scorso 9 marzo da parte dei ministri delle Telecomunicazioni di una tabella di marcia per implementare in un periodo di 18 mesi la “Rete di Connessione Sudamericana per l’Integrazione”, che comprende connessioni in fibra ottica per via terrestre e sottomarina che permetterà di ampliare l’accesso e di ridurre i costi di Internet.

Ha sottolineato anche i progressi nella creazione di un Osservatorio Sudamericano sul problema mondiale della droga e la decisione di creare un’istanza che affronti il tema della Delinquenza Organizzata Internazionale; tema che sarà definito in una riunione dei Ministri della Difesa, della Giustizia e degli Interni che si terrà a Cartagena, Colombia il 3 e 4 maggio.

Come ha sottolineato il venezuelano  Alí Rodríguez Araque, che sostituirà a maggio la colombiana María Emma Mejía nella Segreteria Esecutiva, “L’Unasur persegue giustamente la complementarietà  economica, la cooperazione, la solidarietà, al posto dell’imposizione di condizioni”.

I Ministri degli Esteri dei 12 Stati Membri dell’Unasur  hanno deciso con questa riunione di affrontare congiuntamente le sfide della crisi economica e finanziaria mondiale e di preservare le economie della regione nella rotta della crescita. In una dichiarazione congiunta hanno segnalato che la crescita deve essere coniugata con l’uguaglianza e la giustizia per avanzare nell’integrazione economica,  e per realizzare la piena ed effettiva integrazione politica, economica, sociale, culturale, energetica, ambientale e di infrastruttura della regione è fondamentale consolidare la nuova architettura regionale, utilizzando gli sforzi e i progressi realizzati dai  Consigli Settoriali e Gruppi di Lavoro dell’Unasur.

Questa riunione ha ribadito, inoltre, prese di posizioni politiche su argomenti di importanza fondamentale per il futuro e lo sviluppo dell’integrazione regionale, quali l’occupazione neocoloniale delle Malvinas o l’esclusione di Cuba dall’OEA-Organizzazione degli Stati Americani e il blocco economico contro Cuba.

I cancellieri dei paesi membri di Unasur hanno condannato la presenza militare britannica nelle Isole Malvinas, considerandola contraria alla politica regionale di ricerca di una soluzione pacifica della disputa per la sua sovranità; hanno ribadito il loro ripudio delle attività unilaterali del Regno Unito nella zona che includono anche l’esplorazione e lo sfruttamento di risorse naturali dell’Argentina, così come la realizzazione di esercitazioni militari, violando le risoluzioni dell'ONU; hanno riaffermato il richiamo al Regno Unito affinché, in risposta alla piena disponibilità dell'Argentina a riannodare negoziazioni per mettere fine alla disputa di sovranità – in conformità alle risoluzioni dell’ONU – si decida ad aprire un tavolo di  trattative; hanno sottolineato la disponibilità del governo argentino a raggiungere per via negoziale una soluzione definitiva di questa anacronistica situazione coloniale sul suolo sud-americano.

Da parte sua il Ministro degli Esteri venezuelano, Nicolás Maduro, ha affermato che i paesi partecipanti all’Alba - Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, esigeranno nel Vertice delle Americhe, che si riunirà tra il 14 ed il 15 aprile a Cartagena (Colombia), la cessazione immediata del blocco statunitense contro Cuba.

Maduro ha lamentato, inoltre, l’abituale esclusione di Cuba dal prossimo Vertice delle Americhe per il solito veto degli Stati Uniti e ha sottolineato che l’Alba sta svolgendo consultazioni non solo tra i suoi membri, ma anche tra altre nazioni,  per raggiungere una decisione definitiva sulla presenza al vertice delle Americhe e sulla posizione da assumere.

L’Alba è stata molto chiara in riferimento all’esclusione di Cuba ed esige quello che l’ONU ha già approvato numerose volte, ma che gli Stati Uniti hanno sempre ostacolato ponendo  il veto, ossia che cessino le vessazioni contro Cuba, tra cui il blocco commerciale.

Proprio in questi giorni La Santa Sede ha condannato il blocco statunitense contro Cuba, in una dichiarazione che precede la visita del Papa Benedetto XVI nell’Isola. In una conferenza stampa Federico Lombardi, il portavoce del Vaticano, ha evidenziato come siano le persone coloro che soffrono le conseguenze dell’ingiunzione statunitense di un blocco economico, commerciale e finanziario imposto da più di mezzo secolo. “La Santa Sede non crede che questa sia una misura positiva e utile”.

Riguardo a questa importante riunione, crediamo che sia di grande rilievo l’esortazione del Ministro degli Esteri venezuelano Maduro che reputa auspicabile che tutti gli Stati  dell’America Latina, e non soltanto quelli dell’Alba, abbandonino quell’atteggiamento da colonizzati che ancora qualcuno nutre nei confronti degli Stati Uniti e sappiano scrivere il loro diverso destino fatto di emancipazione, di cooperazione e solidarietà.

Già in precedenza, durante l’XI Vertice dell’ALBA tenutosi a Caracas il 5 febbraio, il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa aveva rivendicato il ruolo dell’ALBA come incontro di popoli e governi che condividono l’idea di un’America Latina e Caraibica come una unica Grande Nazione e che uniti affrontano insieme le sfide del presente e del futuro. E in tale spirito aveva proposto ai paesi dell’ALBA di rivedere la propria partecipazione al 6° Vertice delle Americhe, perché “non ha senso parlare di vertice delle Americhe senza la partecipazione di Cuba”.  

La scorsa settimana Evo Morales a Vienna, dove ha partecipato all'apertura del plenaria della Commissione Stupefacenti dell'ONU per difendere l'uso tradizionale e culturale della foglia di coca, ha affermato “in nome del governo e del popolo boliviano” che “è inammissibile” che gli Stati Uniti non accettino la presenza di Cuba al Vertice delle Americhe ed ha definito tale posizione come “discriminatoria ed antidemocratica”.

Per il Presidente della Bolivia, gli Stati Uniti vogliono imporre di autorità al resto dei paesi del continente il loro veto alla partecipazione di Cuba all’appuntamento in Colombia. Questo atteggiamento per Evo Morales esacerba la posizione antimperialista nei paesi e nei popoli dell’America Latina.

Proprio a ridosso della Riunione dei Ministri degli Esteri, in una conferenza stampa congiunta svoltasi a Sao Paulo (Brasile), sia il cancelliere argentino Hector Timerman che il suo omologo brasiliano Antonio Patriota hanno manifestato il loro proposito che il Vertice delle Americhe di aprile dovrà essere l’ultimo senza la partecipazione di Cuba.

Patriota ha aggiunto che già nel vertice precedente l’allora presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, aveva manifestato la sua intenzione che Cuba partecipasse all’incontro. Il ministro ha ribadito che la presenza dell’isola caraibica all’appuntamento è necessaria affinché “finalmente sia davvero il Vertice delle Americhe.”

Ángela Holguín, il Ministro degli Esteri della Colombia ha segnalato che da parte di diversi paesi, tra i quali Perù, Argentina e Nicaragua è stata avanzata la richiesta che a  Cartagena si parli dell’esclusione di Cuba e del blocco che gli Stati Uniti mantengono contro l’Isola.

Crediamo sia questo un momento molto importante per i paesi dell’America Latina nel cammino che hanno intrapreso consapevolmente e liberamente verso l’autodeterminazione sociale, economica e politica.

L’Unasur, la Celac, l’Alba sono tutte espressioni diverse della volontà del continente latino americano di liberarsi di secoli di colonialismo e di decenni di politiche neoliberiste che lo hanno deprivato, non solo di materie prime, ma soprattutto di dignità, di libertà e di sovranità nazionale; espressioni anche del rifiuto del ruolo di   “patio trasero” degli Stati Uniti.

Tutti i paesi anche se con accenti diversi, anche se alcuni più timidamente come il Perù, e altri più coraggiosamente come i paesi partecipanti dell’Alba, vogliono l’integrazione senza la tutela degli Stati Uniti.

Anche la Chiesa - che ha avuto in America Latina rappresentanti coraggiosi come il Cardinale Romero o i padri della Teologia della Liberazione, ma anche personaggi a dir poco discutibili e vigliacchi come quelli che sono stati complici del potere durante le terribili dittature militari - oggi assume una posizione di critica verso la politica americana di blocco contro Cuba.

Crediamo che nei prossimi mesi si giocheranno partite molto importanti, in America Latina, per la definizione di un nuovo organismo continentale con l’integrazione senza la tutela degli Stati Uniti e nel rispetto della diversità, in un contesto di solidarietà, cooperazione e complementarietà.

 

http://www.alianzabolivariana.org/modules.php?name=News&file=article&sid=8401

http://unasursg.org/index.php?option=com_content&view=article&id=566:secretaria-general-destaca-avances-en-defensa-infraestructura-y-telecomunicaciones&catid=66:noticias-unasur

http://www.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=488648&Itemid=1

http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/03/13/non-piu-vertici-senza-cuba-esigono-i-cancellieri/

http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/03/11/la-bolivia-definisce-inammissibile-lesclusione-di-cuba-dal-vertice-delle-americhe/

http://www.granma.cu/italiano/nuestra-america/9mar-Il%20tema.html

Nasce la ULAN Unione Latinoamericana Agenzie di Notizie. La sua storia inizia nell’ottobre del 2010 a Buenos Aires dove si erano riuniti rappresentanti delle agenzie pubbliche di notizie dell’America Latina per discutere della costruzione di un blocco regionale di produzione informativa. A seguito ci sono stati altri incontri e, alla fine, il 2 e 3 giugno di quest’anno, a Caracas, è nata la ULAN.

A questa Unione partecipano Télam dell’Argentina, ABI della Bolivia, la  Agencia BrasilPrensa Latina di Cuba, l’Agenzia Pubblica di Notizie dell’Ecuador e Sudamerica (ANDES), l’Agenzia Guatemalteca di Notizie (AGN), l’Agenzia di Notizie dello Stato Messicano (Notimex), l’Agenzia d’informazione pubblica del Paraguay (IP) e l’Agenzia Venezuelana die Notizie (AVN).

L’obiettivo dichiarato della ULAN è la promozione della democrazia e della comunicazione in America Latina per arricchire l’integrazione regionale dei popoli. E, di fatto, i paesi che vi collaborano hanno sicuramente politiche e prospettive diverse, ma sono avvicinati dal comune interesse a collaborare in questa Unione perché, come dice Héctor Villarreal,  direttore del messicano Notimex “il legame con agenzie Latinoamericane e caraibiche è di vitale importanza dal punto di vista sociale, geografico ed economico”.

Il 13 dicembre scorso il presidente dell’ULAN, Sergio Fernández Novoa,  ha inaugurato l’inizio della programmazione anche sul primo canale della TV pubblica del Paraguay auspicando, insieme al Ministro dell’Informazione e Comunicazione di quel paese, Augusto Dos Santos, “una comunicazione più plurale, democratica e diversa”.

E, sempre nel campo dell’informazione e delle comunicazioni dell’America Latina, c’è da segnalare che, durante l’illustrazione del bilancio annuale dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), la Segretaria Generale  María Emma Mejía ha presentato la nuova pagina web dell’organizzazione, www.unasursg.org, che mette insieme tutta l’informazione dei Consigli e Istituzioni di questo organismo, le notizie che si pubblicano sulle attività svolte, l’agenda ecc.

La Colombia è stata l’ultimo paese dell’area a ratificare, il 14 novembre scorso a Quito, il legame con quest’altro strumento (UNASUR) che i paesi dell’America Latina si stanno dando per  rafforzare il processo di consolidamento economico/culturale che ormai da qualche tempo stanno portando avanti in maniera unitaria su base regionale, a prescindere dai governi che sono in capo ai singoli stati (e che non si possono certamente dire omogenei tra loro).

Questi paesi credono tutti in un processo d’integrazione che porterà dialogo “produttivo e fruttifero” in tutti i campi, e, durante la ratifica del trattato, la ministra degli esteri colombiana María Ángela Holguín ha apertamente ricordato l’importanza dell’incontro previsto per il 30 novembre a Brasilia (in cui sono stati poi presi accordi e fatti progetti per reti fluviali, viarie e ferroviarie che unificano strutturalmente la regione) ed ha sottolineato che “una sola voce ha più forza”, probabilmente riferendosi anche al fatto che tutto questo crea enormi opportunità di profitto al capitale regionale affrancandolo dallo sfruttamento delle multinazionali statunitensi, giapponesi, ecc. che hanno da sempre fatto il bello e il cattivo tempo.

L’UNASUR, del resto, già da prima della ratifica colombiana stava seguendo un suo percorso di riconoscimenti e consolidamento (è stato approvato il suo stato di Osservatore presso l’Assemblea Generale dell’ONU) e si è data una serie di organismi (Consigli) che coprono parecchi campi:

·       Consejo de Salud Suramericano (CSS) (Salute)

·       Consejo Suramericano de Desarrollo Social (CSDS) (Sviluppo)

·       Consejo Suramericano de Infraestructura y Planeamiento (COSIPLAN) (Infrastrutture e Pianificazione)

·      Consejo Suramericano de Educación, Cultura, Ciencia, Tecnología e Innovación (COSECCTI)(Istruzione, cultura, scienze, tecnologia e innovazione)

·      Consejo Suramericano sobre el Problema Mundial de las Drogas (Problema droghe)

·      Consejo de Defensa Suramericano (CDS) (Difesa)

·      Consejo Suramericano de Economía y Finanzas (CSEF) (Economia e Finanza)

·      Consejo Energético Suramericano (Energie)

Già dal semplice elenco delle materie d’interesse dell’UNASUR, si capisce come questa sia specchio di necessità ed intenzioni ormai definite, determinate e, soprattutto, strategiche da parte di tutti gli Stati dell’area Latino Americana e Caraibica che si stanno riprendendo spazi, risorse e potere che sembravano ormai da tempo ad unico appannaggio degli USA.

Tutti questi organismi, che a vari livelli si sta dando l’area Latino Americana e Caraibica (dalla CELAC all’UNASUR, all’ULAN e l’ALBA) stanno di fatto precludendo il perpetuarsi della politica spudoratamente imperialista degli Stati Uniti del nord America, che, forse anche per questo, stanno ormai palesemente cercando di trasferire la loro influenza imperiale in Asia: non c’è più abbastanza posto per loro nell’ex  “cortile di casa”.

 

http://agenciasulan.org/2011/12/hector-villarreal-america-latina-es-parte-de-nuestra-nacionalidad/http://agenciasulan.org/historia/

http://agenciasulan.org/2011/12/unasur-balance-2011-y-nueva-pagina-web/

http://unasursg.org/index.php?option=com_content&view=article&id=416:una-sola-voz-tiene-mas-fuerza-subrayo-canciller-de-colombia-al-depositar-ratificacion-al-tratado-constitutivo-de-unasur&catid=66:noticias-unasur

a cura della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

 

Lo storico Vertice della CELAC, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, rappresenta uno spartiacque nella vita del continente latino americano, dopo secoli di colonialismo e politiche neoliberiste che hanno spogliato e depredato il continente, non solo delle materie prime, ma anche della libertà e sovranità nazionale soffocata nel sangue dalle dittature militari sostenute e finanziate dagli Stati Uniti, o comunque sottoposta a ogni tipo di pressioni, ingerenze politiche ed economiche da parte di una potenza che ha considerato sempre il continente latino americano il suo “patio trasero”.

La formazione di un nuovo organismo continentale con l’integrazione senza la tutela degli Stati Uniti e nel rispetto della diversità è stato, infatti, uno dei punti sui quali i mandatari riuniti a Caracas sono stati tutti d’accordo: bisogna approfondire l’integrazione in un contesto di solidarietà, cooperazione complementarietà e concertazione politica, come hanno messo in risalto vari leader politici.

Tra gli interventi dei capi di stato che hanno caratterizzato questo vertice, registriamo quello del  Presidente della Bolivia Evo Morales ha manifestato la sua soddisfazione, perché dopo 500 anni di resistenza i paesi storicamente oppressi si sono riuniti per cercare la loro liberazione attraverso l’integrazione. Morales ha sottolineato il fatto che il Vertice sia realizzato “quando il modello neoliberale sembra attraversare una crisi terminale del capitalismo... E’ importante identificare i responsabili della povertà, della diseguaglianza e dell’ingiustizia; dibattere, analizzare e progettare la grande unità dei paesi d’America, senza Stati Uniti, per liberare i nostri popoli”.

Il Presidente cubano Raul Castro nel suo intervento ha denunciato i tentativi delle potenze imperialiste di destabilizzare l'ordine costituzionale nei paesi dell'America Latina e dei Caraibi, ricordando l’interferenza degli USA nel golpe del 2002 in Venezuela, nel tentato colpo di stato in Bolivia nel 2008, nel colpo di stato in Honduras nel 2009 e di nuovo il tentato colpo di stato in Ecuador nel 2010. Tutti questi paesi sono membri dell’Alba. Tutte queste interferenze si sono verificate “in complicità con le organizzazioni imprenditoriali, con i potenti gruppi editoriali e pubblicitari dell’America Latina”. Raul Castro ha affermato, inoltre, che "le politiche imperialiste che hanno distrutto nazioni e massacrato migliaia di civili" devono finire, reclamando un futuro di pace e la sovranità per l’America Latina e i Caraibi.

Il Presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica, per il quale “nessun capitale è più prezioso di quello di andare avanti insieme oltre le differenze”, ha sottolineato che la parola autodeterminazione è sparita dalla lingua delle cancellerie del mondo ricco e che in America Latina e nei Caraibi esiste una lotta tra l’essere e il non essere, e per questo ha sollecitato i governanti a lavorare con tutti i settori della popolazione latinoamericana senza distinzione di classe: “Se non abbiamo  l’appoggio di quelli che vanno a piedi, degli indigeni, dei neri, non avremo la forza necessaria per conseguire la nostra indipendenza”.  Per il Presidente uruguaiano  “La necessità che i paesi dell’America Latina e dei Caraibi si uniscano è imposta dalla natura dei fatti”.

Nella stessa linea, il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha sottolineato che il processo di unità dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi deve essere soggetto soltanto “alla sovranità e agli interessi della nostra comunità”. Ortega ha denunciato il governo degli Stati Uniti, perché non solo esercitano il veto di opporsi a che alcuni organismi concedano crediti e finanziamenti ai popoli anti-imperialisti, ma si sentono anche i proprietari di tutti gli organismi internazionali. Il Presidente del Nicaragua propone anche di identificare quali sono gli elementi che più uniscono e potenziano i gruppi sub-regionali come l’Alba (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America), l’Unasur (dell’Unione delle Nazioni Sud-Americane), il Caricom (Comunità degli Stati Caraibici) o il Petrocaribe (Organizzazione intergovernativa di cooperazione energetica), per applicarli alla Celac: “Sono sicuro che così possiamo convertirla in una potenza”. Daniel Ortega suggerisce alla nascente Comunità degli Stati Latino Americani e Caraibi di guardare alla crisi che colpisce attualmente l’Unione Europea, per non commettere gli stessi errori che hanno originato il caos e per non sottomettere l’unità latino americana al dettato del libero mercato e del capitale finanziario speculativo. “La nostra unità dobbiamo sottometterla ai principi della sovranità”.

Il vertice si è concluso con la presentazione da parte del  Presidente Hugo Chavez  dei comunicati, dei documenti e degli accordi approvati all’unanimità dai 33 paesi  partecipanti, tra i quali emergono “La Dichiarazione di Caracas”, “il Piano di Azione di Caracas 2012”, “Il procedimento per il funzionamento organico della CELAC”, “la Dichiarazione Speciale sulla Difesa della Democrazia nei paesi della CELAC”, un comunicato per il mettere fine al Bloqueo di Cuba imposto da parte degli Stati Uniti ed un comunicato sui legittimi diritti dell’Argentina nella disputa sulla sovranità sulle isole Malvinas.

Nella Dichiarazione di Caracas , documento che definisce la Celac come  “ la più alta espressione della nostra volontà di unità nella diversità”, si possono leggere affermazioni come:

 “è necessario approfondire la cooperazione e l’attuazione di politiche sociali per la riduzione delle diseguaglianze sociali interne al fine di consolidare nazioni capaci di compiere e superare gli obiettivi di sviluppo del millennio”.

è necessario che questo nuovo blocco regionale “si converta in uno spazio che rivendichi il diritto all’esistenza, alla conservazione e alla convivenza di tutte le culture, razze ed etnie che abitano nei paesi della regione, così come il carattere multiculturale dei nostri popoli”;

è necessario unificare gli sforzi per “dar impulso allo sviluppo sostenibile della regione”, per “contribuire con il consolidamento di un mondo pluripolare e democratico, giusto ed equilibrato, e in pace, spogliato dal flagello del colonialismo e dall’occupazione militare.

Tutte affermazioni queste che dovrebbero suonare come musica per le orecchie dei lavoratori europei, sottoposti invece ai diktat della Troika che vorrebbe risolvere la crisi sistemica del modo di produzione capitalistico con le ennesime ed inutili ricette neoliberiste che servono solo a massacrare ed impoverire i soliti noti, cioè la classe lavoratrice.

Sono stati approvati, inoltre, molti documenti tra i quali spiccano la dichiarazione speciale sulla difesa della democrazia e dell'ordine costituzionale dei paesi membri della CELAC; il sostegno alle strategie di sicurezza del Centroamerica; l'eliminazione totale di armi nucleari; il saluto al ventesimo anniversario dell'agenzia brasiliano-argentina di Contabilità e Controllo dei Materiali Nucleari (ABAC);  l'appoggio alla lotta contro il terrorismo, in tutte le sue forme e manifestazioni; la lotta sulla questione mondiale della droga e del narcotraffico.

Ma rivestono un rilievo politico particolare il comunicato sulla fine del Bloqueo contro Cuba e quello sulla legittimità dei diritti dell’Argentina sulle Malvinas, soprattutto perché sono un segnale di discontinuità nei confronti della politica attuata fino ad ora dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) che al riguardo ha sempre mantenuto un atteggiamento di pedissequa accondiscendenza a favore degli interessi statunitensi e contro la sovranità dei popoli latino-americani, meritandosi a pieno l’appellativo di “ministero delle  colonie”.  

Si è manifestata, infatti, la necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro il popolo cubano, al cui benessere provoca danni ingiustificabili e che “ mina la pace e la convivenza tra le nazioni americane”. Si esige inoltre da Washington il rispetto delle successive risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite così come la risposta ai ripetuti appelli che hanno fatto i paesi dell'America Latina e dei Caraibi per porre fine a questo blocco.

Ricordiamo per inciso che in una informativa presentata recentemente dal vice cancelliere cubano, Abelardo Moreno, si è dichiarato che i danni causati dall’imposizione statunitense, fino al 2010, arrivano a 975 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda il comunicato a favore dell’Argentina, si è ribadito il sostegno per i legittimi diritti del paese latino americano nella disputa sulla sovranità delle isole Malvinas, e si è sollecitato che con i governi di Gran Bretagna e Irlanda, nel più breve tempo possibile, si  trovi una "soluzione pacifica e duratura" del conflitto e che i negoziati devono procedere secondo le dichiarazioni fatte dalle Nazioni Unite (ONU).

Per questo è necessario che il Presidente pro tempore della Celac chieda al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la ripresa dei negoziati per risolvere " questa anacronistica situazione coloniale sul suolo americano" questa anacronistica pretesa di continuare lo sfruttamento delle risorse rinnovabili e non rinnovabili del territorio argentino, la cui sovranità è riconosciuta dall’ ONU.

Durante la chiusura del Vertice, il Capo di Stato venezuelano Hugo Chavez  ha consegnato la presidenza pro-tempore della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici al mandatario cileno, Sebastian Piñera, che ha assicurato che è arrivato il tempo dell’America Latina e dei Caraibi. “Lavoreremo con unità e speranza per adempiere il compito assegnatoci”. Il Presidente cileno sarà affiancato dal Venezuela in quanto attuale paese ospitante e da Cuba che ospiterà invece il vertice nel 2013, scelta questa approvata per acclamazione e ulteriore  segno di discontinuità con l’OSA che ha sempre escluso la partecipazione di Cuba.

Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti

 

Fonti

http://www.vermelho.org.br/noticia.php?id_noticia=170165&id_secao=7

http://www.vermelho.org.br/noticia.php?id_noticia=170128&id_secao=9

http://www.celac.gob.ve

http://www.avn.info.ve/contenido/celac-ratifica-declaracion-caracas-voluntad-ntegracion

http://www.avn.info.ve/contenido/celac-condena-bloqueo-estadounidense-al-pueblo-cubano

http://www.avn.info.ve/contenido/celac-respalda-derechos-argentina-sobre-islas-malvinas

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